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Tel Aviv – MEMO. La stragrande maggioranza dei cittadini palestinesi di Israele è stata esposta a una o più forme di discriminazione razziale da parte delle istituzioni pubbliche e nei luoghi pubblici, secondo quanto rivelato in un nuovo sondaggio.

Il sondaggio pubblicato dal canale televisivo israeliano Channel 12 ha rivelato che l’83 per cento dei cosiddetti “israeliani arabi” crede che lo stato pratichi “razzismo istituzionale” contro la comunità araba. Due terzi affermano di aver subito discriminazioni all’interno delle istituzioni israeliane.

Anche gli ebrei etiopi hanno subito discriminazioni, specialmente in luoghi pubblici come negozi, luoghi di intrattenimento, autobus ed altri mezzi pubblici, da quanto confermato dagli intervistati.

La discriminazione è evidente nel welfare e negli altri servizi pubblici, così come negli uffici. I cittadini palestinesi e gli ebrei etiopi in Israele hanno subito abusi verbali razzisti in luoghi pubblici.

Betlemme – WAFA. Martedì, un bulldozer dell’esercito israeliano ha sradicato gli ulivi e spianato un terreno palestinese nella cittadina di Wadi Fukin, ad ovest di Betlemme, secondo quanto affermato da un funzionario locale.

Il capo del consiglio di Fukin, Ibrahim al-Hroub, ha affermato che le forze israeliane hanno scortato un bulldozer in un uliveto di 0,4 ettari, appartenente ad una famiglia locale, hanno sradicato 30 ulivi e spianato un boschetto situato in un’area classificata come “terra dello stato”.

Ha aggiunto che il proprietario del boschetto aveva ricevuto un avviso militare tre settimane fa per evacuare il boschetto. Altri due proprietari terrieri nella stessa zona hanno ricevuto avvisi simili due settimane fa.

Gerusalemme/al-Quds – WAFA. Martedì, un tribunale israeliano ha condannato il residente e attivista di Sheikh Jarrah Murad Atiyeh, di 26 anni, a un anno di prigione con accuse segrete, secondo quanto affermato dai membri della famiglia di Atiyeh.

I familiari hanno dichiarato ad un corrispondente di WAFA che Atiyeh, detenuto per la prima volta l’8 agosto del 2021 nella sua casa nel quartiere di Sheikh Jarrah, nella Gerusalemme Est occupata, ed è stato incarcerato altre 22 volte, è stato trattenuto e condannato con accuse segrete. Al suo avvocato è stato anche vietato di parlare del caso con la stampa, a seguito di “un’ordinanza-bavaglio” emessa dal tribunale.

Atiyeh è stato uno degli attivisti più visibili nella battaglia dei residenti palestinesi di Sheikh Jarrah contro i tentativi dei gruppi di coloni ebrei, sostenuti dal loro governo e dai tribunali, di espellere con la forza i residenti palestinesi dalle loro case, con l’intento di impossessarsene e stabilirvi un quartiere ebraico.

La sua famiglia crede che Atiyeh sia stato arrestato per mettere a tacere lui ed altri che manifestano contro i trasferimenti da Sheikh Jarrah e da altri quartieri palestinesi nella Gerusalemme Est come Silwan e Wadi al-Joz.

Traduzione per InfoPal di F.H.L.

WAFA. Secondo Ghassan Daghlas, un attivista locale, martedì coloni israeliani hanno attaccato i pendolari palestinesi che viaggiavano sulle strade della Cisgiordania settentrionale, causando danni alle loro auto.

Ha aggiunto che i coloni hanno lanciato pietre contro i veicoli palestinesi vicino alle cittadine di Burqa e al-Masoudieh, a nord-ovest di Nablus, danneggiando alcuni veicoli e mettendo a rischio la vita dei passeggeri.

I residenti delle due cittadine hanno affrontato i coloni e li hanno costretti a lasciare la zona, ha affermato Ghassan.

(Fonti: Wafa e PIC)

Gaza – MEMO. L’approvvigionamento idrico sotterraneo della Striscia di Gaza sta affrontando una grave crisi a causa dell’aumento dei livelli di salinità e dell’inquinamento, secondo quanto riferito da Anadolu. Il problema è sorto in gran parte dal suo uso eccessivo.

“C’è un alto tasso continuo di caduta del livello delle acque sotterranee nella maggior parte delle aree della Striscia di Gaza”, ha dichiarato ai giornalisti Mazen al-Banna, dell’Autorità per la qualità dell’acqua e dell’ambiente, prima della Giornata mondiale dell’acqua. La giornata ricorre il 22 marzo ed è un’opportunità per sostenere la gestione sostenibile delle fonti d’acqua dolce.

Al-Banna, che dirige l’Unità di pianificazione e sensibilizzazione presso l’Autorità idrica, ha affermato che l’unica falda acquifera costiera di Gaza soddisfa più del 90 per cento del fabbisogno dei residenti del territorio. Ha avvertito che la percentuale di salinità nei pozzi della Striscia di Gaza è raddoppiato, arrivando a livelli che superano gli standard internazionali per l’acqua potabile. Così, il 98 per cento dell’acqua proveniente dai pozzi di Gaza è ora inadatta al consumo umano.

Il funzionario ha anche accusato Israele per l’introduzione di acque reflue nel bacino idrico sotterraneo di Gaza, a causa delle scarse infrastrutture, che inquinano l’acqua potabile.

“Lo Stato d’occupazione israeliano è pienamente responsabile per la crisi idrica nella Striscia di Gaza e per l’esaurimento delle sue acque sotterranee”, ha insistito il funzionario. “Evita il naturale deflusso laterale delle acque lungo i confini orientali, attraverso i suoi pozzi, e impedisce il deflusso delle acque superficiali durante la stagione delle piogge, attraverso le varie valli del territorio”.

Ha affermato che il blocco israeliano su Gaza, praticato dal 2006, rende impossibile l’importazione dei materiali necessari per creare progetti idrici e fognari. Al-Banna ha invitato la comunità internazionale a fare pressione su Israele per revocare l’assedio.

Traduzione per InfoPal di F.H.L.

Palestinechronicle.com/. Di Ramzy Baroud. La guerra Russia-Ucraina, tuttavia, sta ponendo i palestinesi di fronte a una delle loro maggiori sfide di politica estera dal crollo dell’Unione Sovietica.(Da InvictaPalestina.org).

Si sta formando un nuovo gioco geopolitico globale e il Medio Oriente, come spesso accade, ne sarà direttamente influenzato in termini di possibili nuove alleanze e conseguenti modelli di potere. Sebbene sia troppo presto per cogliere appieno l’impatto della guerra Russia-Ucraina in corso sulla regione, è ovvio che alcuni Paesi si trovano in posizioni relativamente solide in termini di sfruttamento delle loro forti economie, posizione strategica e influenza politica. Altri, in particolare attori non statali, come i palestinesi, si trovano in una posizione poco invidiabile.

Nonostante i ripetuti inviti all’Autorità Palestinese da parten dell’amministrazione statunitense Biden e di alcuni Paesi dell’Unione Europea di condannare la Russia in seguito al suo intervento militare in Ucraina il 24 febbraio, l’Autorità Palestinese si è astenuta dal farlo.E’ stato riportato da Axios che l’analista Hani al-Masri  ha dichiarato  che la dirigenza palestinese  è consapevole che condannare la Russia “significherebbe per i palestinesi perdere un importante alleato e sostenitore delle loro posizioni politiche”. Infatti, entrare a far parte del coro occidentale anti-russo isolerebbe ulteriormente una Palestina già isolata, alla disperata ricerca di alleati in grado di bilanciare l’agenda filo-israeliana presso le istituzioni internazionali controllate dagli Stati Uniti, come il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

Dopo il crollo dell’Unione Sovietica e lo smantellamento del Patto di Varsavia alla fine degli anni ’80, alla Russia è stato permesso di svolgere un ruolo, per quanto minore, nell’agenda politica degli Stati Uniti in Palestina e Israele. Ha partecipato, come co-promotore, ai colloqui di pace di Madrid nel 1991 e agli accordi di Oslo del 1993. Da allora un rappresentante russo ha preso parte a tutti i principali accordi relativi al “processo di pace”, tanto che la Russia è stata una delle parti principali del cosiddetto Quartetto per il Medio Oriente che, nel 2016, avrebbe tentato di negoziare una svolta politica  tra il governo israeliano e la dirigenza palestinese.

Nonostante la presenza permanente della Russia al tavolo politico tra Palestina-Israele, Mosca ha svolto una posizione subordinata. È stata Washington a determinare in gran parte lo slancio, il tempo, il luogo e persino i risultati dei “colloqui di pace”. Considerando il forte sostegno di Washington a Tel Aviv, i palestinesi sono rimasti occupati e oppressi, mentre le imprese di insediamento coloniale di Israele sono cresciute esponenzialmente in termini di dimensioni, popolazione e potere economico.

I palestinesi, tuttavia, hanno continuato a vedere Mosca come un alleato. All’interno del Quartetto in gran parte morto e sepolto, che, oltre alla Russia, comprende gli Stati Uniti, l’Unione Europea e le Nazioni Unite, la Russia è l’unica parte coinvolta che, dal punto di vista palestinese, era degna di fiducia. Tuttavia, considerando l’egemonia quasi totale degli Stati Uniti sul processo decisionale internazionale, attraverso i veti alle Nazioni Unite, il massiccio finanziamento dell’esercito israeliano e la pressione incessante sui palestinesi, il ruolo della Russia si è rivelato in definitiva irrilevante, se non simbolico.

Ci sono state eccezioni a questa regola. Negli ultimi anni, la Russia ha cercato di sfidare il suo ruolo tradizionale nel processo di pace come attore politico di supporto, offrendo di mediare non solo tra Israele e l’Autorità Palestinese, ma anche tra i gruppi politici palestinesi, Hamas e Fatah. Utilizzando lo spazio politico che si è presentato in seguito al taglio dei fondi all’Autorità Palestinese da parte dell’amministrazione Trump nel febbraio 2019, Mosca si è avvicinata ancora di più alla dirigenza palestinese.

Da anni sta prendendo forma una posizione russa più indipendente in Palestina e Israele. Nel febbraio 2017, ad esempio, la Russia ha ospitato una conferenza di dialogo nazionale tra rivali palestinesi. Sebbene la conferenza di Mosca non abbia portato a nulla di concreto, ha permesso alla Russia di sfidare la sua vecchia posizione in Palestina e gli Stati Uniti hanno proclamato il ruolo di “onesto mediatore di pace”.

Diffidente nei confronti della violazione da parte della Russia del suo territorio politico in Medio Oriente, il Presidente degli Stati Uniti Joe Biden si è affrettato a ripristinare i finanziamenti del suo governo all’Autorità Palestinese nell’aprile 2021. Il Presidente americano, tuttavia, non ha annullato alcune delle principali concessioni statunitensi a Israele fatte dall’amministrazione Trump, compreso il riconoscimento di Gerusalemme, contrariamente al diritto internazionale, come capitale di Israele. Inoltre, sotto la pressione israeliana, gli Stati Uniti devono ancora riaprire il loro Consolato a Gerusalemme Est, che è stato chiuso da Trump nel 2019. Il Consolato ha svolto il ruolo di missione diplomatica di Washington in Palestina.

L’importanza di Washington per i palestinesi, al momento, si limita al sostegno finanziario. Allo stesso tempo, gli Stati Uniti continuano a svolgere il ruolo di principale benefattore di Israele dal punto di vista finanziario, militare, politico e diplomatico.

Nonostante  i gruppi palestinesi, siano essi islamisti o socialisti, abbiano ripetutamente invitato l’Autorità Palestinese a liberarsi dalla sua quasi totale dipendenza da Washington, la dirigenza palestinese ha rifiutato. Per l’Autorità Palestinese sfidare gli Stati Uniti nell’attuale ordine geopolitico è una forma di suicidio politico.

Ma il Medio Oriente sta cambiando rapidamente. Il disimpegno politico degli Stati Uniti dalla regione negli ultimi anni ha consentito ad altri attori politici, come Cina e Russia, di proporsi lentamente come alternative e alleati politici, militari ed economici.

L’influenza russa e cinese ora si fa sentire in tutto il Medio Oriente. Tuttavia, il suo impatto sugli equilibri di potere nella questione israelo-palestinese, in particolare, rimane in gran parte minimo. Nonostante il suo “strategico snodo verso l’Asia” nel 2012, Washington è rimasta trincerata dietro Israele, perché il sostegno americano a Israele non è più una questione di priorità di politica estera, ma una questione interna americana che coinvolge entrambe i partiti, potenti gruppi di interesse filo-israeliani, la casta sionista e un enorme collegio elettorale cristiano di destra negli Stati Uniti.

I palestinesi, popolo, dirigenza e partiti politici, hanno poca fiducia o fede in Washington. Infatti, gran parte della discordia politica tra i palestinesi è direttamente legata a questa stessa questione. Purtroppo, allontanarsi dal campo statunitense richiede una forte volontà politica che l’Autorità Palestinese non possiede.

Dall’ascesa degli Stati Uniti come unica superpotenza mondiale oltre tre decenni fa, la dirigenza palestinese si è completamente riorientata per far parte del “nuovo ordine mondiale”. Il popolo palestinese, tuttavia, ha guadagnato poco dalla scelta strategica della sua guida politica. Al contrario, da allora la causa palestinese ha subito numerose perdite: settarismo e disunione in Patria, e una visione politica regionale e internazionale confusa, da qui l’allontanamento degli storici alleati della Palestina, inclusi molti Paesi africani, asiatici e sudamericani.

La guerra Russia-Ucraina, tuttavia, sta ponendo i palestinesi di fronte a una delle loro maggiori sfide di politica estera dal crollo dell’Unione Sovietica. Per i palestinesi, la neutralità non è un’opzione in quanto quest’ultima è un privilegio che può essere ottenuto solo da coloro che possono muoversi nella polarizzazione globale usando la propria influenza politica. La dirigenza palestinese, a causa delle sue scelte egoistiche e alla mancanza di una strategia collettiva, non ha tale influenza.

Il buon senso impone che i palestinesi debbano sviluppare un fronte unificato per far fronte ai massicci cambiamenti in atto nel mondo, cambiamenti che alla fine produrranno una realtà geopolitica completamente nuova.

I palestinesi non possono permettersi di farsi da parte e fingere di essere magicamente in grado di resistere alla tempesta.

Ramzy Baroud è giornalista ed editore di The Palestine Chronicle. È autore di cinque libri. Il suo ultimo è “Queste catene saranno spezzate: storie palestinesi di lotta e sfida nelle carceri israeliane” (Clarity Press, Atlanta). Baroud è un ricercatore senior non residente presso il Centro per l’Islam e gli Affari Globali (CIGA), Università Zaim di Istanbul (IZU).

Traduzione di Beniamino Rocchetto per Invictapalestina.org

(Foto: Kremlin, via Wikimedia Commons).

A cura dei Giovani Palestinesi d’Italia. È di questi giorni infatti il report dell’Associazione di supporto ai diritti umani e ai prigionieri in collaborazione con il centro internazionale per i diritti umani della prestigiosa facoltà di legge di Harvard, una missione congiunta per appurare le responsabilità dello stato sionista contro la popolazione palestinese.

Il documento è stato redatto a seguito di un appello della commissione d’inchiesta delle Nazioni Unite, indipendente e internazionale, per i crimini di occupazione israeliani nelle aree sottoposte al controllo del regime sionista, e vede la luce dopo un anno di attenta analisi del fenomeno.

Certo i crimini del sedicente stato di Israele sono noti da anni, ma resta importante l’adesione di questa istituzione a una commissione di inchiesta. Così facendo, infatti, il prestigio dell’ateneo accende i riflettori su una situazione che si protrae da decenni ma che spesso in Occidente è relegata ai margini del dibattito politico e mediatico. L’università americana ha indagato, insieme a una comunità eterogenea ma preparata di accademici e giuristi, sui crimini sionisti e ha confermato quanto noto da anni: gli abusi delle autorità sioniste sono sistematici, mirati e organizzati, atti ad annichilire lo spirito e a stroncare l’identità stessa del popolo palestinese. Pertanto anche Harward conferma le dichiarazioni già di B’Tsleem, Amnesty International, nonché di milioni di alleati e degli stessi palestinesi (i quali sono sempre ignorati quando si tratta di parlare di Palestina): il cosiddetto stato di Israele è, in realtà, un regime coloniale di abuso e apartheid.

Il mondo accademico e della legge ha parlato. È tempo, ora, che siano i governi a rispondere al grido di un popolo oppresso.

(Grazie a K.M. per l’articolo e a @drew_ric per la grafica).

Visione TV. Intervista a Fulvio Grimaldi. False Flag dall’11/9 a Mariupol.

https://visionetv.it/zelenski-gli-occidentali-ci-hanno-tradito-dietro-il-sipario-talk-show/

Abbiamo esaminato quanto sta succedendo e potrà succedere in Ucraina e nel resto del mondo, al di là delle manipolazioni della criminalità politico-mediatica molto bene organizzata (CPMMBO).

Fulviogrimaldi.blogspot.com. Dall’11 settembre a Mariupol.

People reading fake news stock illustration

Nota sull’ultima provocazione, in Ucraina, di una coalizione di 27 Stati Canaglia che, intera, o per segmenti, ha lanciato e condotto tutte le guerre d’aggressione e tutte le provocazioni (False Flag) dal 1945 ad oggi.

Il bombardamento dell’ospedale di Mariupol e il suo cosciente travisamento si inserisce in una fedina penale da cui sgocciola il sangue di 50 milioni di morti, una ventina di Stati violentati, altrettanti e più popoli decimati, le fondamentali capacità di intendere e volere annientate.

Si passa dagli attentati di Gladio (preparati nelle basi USA di Camp Darby e Capo Marrargiu), al terrorismo interno in Italia, da Pearl Harbour, nel quale si sacrificano uomini e navi USA per giustificare l’attacco al Giappone, all’11 settembre, trampolino per lanciare lo Stato di Polizia, un progressivo  genocidio e una dozzina di guerre. E’ solo l’inizio, l’alba di un nuovo mezzo secolo che della False Flag farà il più efficace strumento di de-cerebrazione e dominio. Strumento dell’obnubilazione credulona indotta, le massicce armate di morti viventi della Stampa.

Prima guerra in Europa: Kosovo, strage di Racak allestita dai gangster dell’UCK sotto direzione di un generale USA, William Walker, facendo passare 45 suoi milizani UCK caduti in combattimento per vittime civili dei serbi. A Walker  gli albanesi del Kosovo hanno eretto una statua, di bronzo come la di lui faccia. Jugoslavia, il presidente fascistoide della Bosnia Erzegovina fa scomparire da Srebrenica un gran numero di cittadini, si inventa una strage di Srebrenica attribuita ai soldati di Mladic e Karadzic (patrioti innocenti tuttora in carcere all’Aja), serbi che difendevano la Federazione dall”aggressione  Nato. 11 settembre 2001, i neonazistoidi Neocon, dopo averlo annunciato come auspicabile, attribuiscono l’attacco alle Torri Gemelle e al Pentagono a 19 viveur sauditi, incapaci di pilotare perfino un deltaplano, ma autori della grandiosa operazione di acrobazia aviatoria e il crollo, simultaneo e a piombo, delle torri all’incendio di una modesta quantità- di kerosene.

Qualcuno diceva “Je ne suis pas Charlie”.

Andiamo avanti. In Occidente, USA, Europa, soprattutto negli Stati più forti e autonomi, Francia e Germania (in Italia non vale la pena), si scatena per un paio d’anni il terrorismo stragista di Al Qaida e di altre sigle jihadiste. Attentati affidati a elementi adeguatamente formati nelle carceri e perlopiù uccisi, durante o subito dopo l’operazione. Poi questa andata di terrore va in risacca e scompare di botto, rimpiazzato da altre, tipo virus, che prolunghino la paura e agevolino misure repressive destinate a restare. Società ri-disciplinate con un occhio alla preziosa lezione degli anni ’30, ma presentata alla platea come virtuose e democratiche.

La Nato si ricompatta e richiama anche da pizza e mandolino, in vista di quanto gli USA vanno facendo accadere in questi giorni in direzione Russia. Analoghe iniziative erano già state affidate ai jihadisti per  giustificare l’intervento stragista contro Libia, Siria, Somalia, Yemen e la destabilizzazione continuata dell’Afghanistan. Analogo mandato viene conferito alle narcoguerriglie in Myanmar.

Tralasciamo il ricordo delle provocazioni che sono state messe in campo, con decisivo concorso delle ONG dei diritti umani, come praticati  per disposizione di George Soros.

Mariupol.

Reggimento Azov. Quando i nazisti si occupano di Mariupol.

Per non tornare a quanto tutti sanno e tutti dimenticano e inducono a dimenticare – il colpo di stato nazista-statunitense a Maidan, il genocidio strisciante dei russi democratici del Donbass, il piazzamento di basi, truppe, missili sui confini della Russia nell’Est europeo, nei Balcani e nel Mar Nero – veniamo all’oggi russo-ucraino che tanto esalta e pretende di turbare organi e società dei 27 Stati Canaglia.

Superiamo con un balzo anche il gigantesco, e a volte grottesco, menzognificio che accompagna la vicenda ucraina fin dal golpe del 2014, a forza di edifici sventrati siriani, videogiochi americani, eroismi difensivi  e combattimenti strada per strada che non ci vengono mostrati, nemmeno tramite cellulari, esibizione di lacrimanti e rantolanti russofobie, apparizione di un presidentuccolo chiaramente affetto da sostanze psicotropiche, che proclama o vittoria,  o morte, milionate di profughi in fuga dalla miseria, più che da stermini russi.

E soffermiamoci sul presunto capolavoro degli specialisti a corto di idee dell’apparato False Flag. A partire dalle centrali nucleari prese dai russi per evitare, appunto, provocazioni (tipo l’incendio su uno stabile adiacente alla centrale di Zaporizhzhia provocato da un razzo tirato dai militari ucraini) che, nonostante continui logicamente a essere gestita dal personale solito, sotto i russi diventa una minaccia planetaria. E a  concludere in queste ore con lo schiamazzo assordante della delinquenza politico-mediatica guerrafondaia sulla città di Mariupol nel Donbass russofono.

Siamo abituati da anni di manipolazioni dell’oligarchia giornalistica a neutralizzare la parte del nostro cervello a cui fa capo la logica conquistata fin dai tempi di Omero ed Eraclito e che ha addirittura contaminato, pur nei di lui limiti metafisici, il buon S. Tommaso D’Aquino. Componente cerebrale addirittura annichilita dalla casta virologica che ci ha circonfuso negli ultimi due anni (ora sostituita da quella dei generali, e ci si chiede se sia un ulteriore sprofondamento) facendoci passare per logico il del tutto illogico e irrazionale. Come del resto detta il progetto per il nuovo essere nel Nuovo Ordine Mondiale.

Dunque, l’antica base dell’evoluzione biologica ci mostra che chi vuole annullare la sovranità dell’essere umano e il suo rapporto salutare con il mondo circostante, deve annullare la logica, alla maniera come è stato fatto, nel biennio salvifico, per riuscire a sottomettere tutti all’inoculazione di sostanze nocive e a comportamenti che si presentano benefattori e invece ci conducono a rovina e morte. Eravamo dunque preparati a farci inoculare anche Mariupol, rovesciata come un calzino.

E’ città di russi assediata da russi, intervenuti nella regione in cui unità militari naziste, corpo militare principale e politico della governance nata dal colpo di Stato, stavano da otto anni sterminando russi (14.000) delle repubbliche dissidenti e ora avevano fatto partire un attacco da soluzione finale.

Il comando russo offre coirridoi umanitari per salvaguardare la popolazione dai rischi derivati dalla contesa per la città. Ma, uno, i miliziani nazisti dei reggimenti Azov che “difendono” la città, dissuadono dall’uso del corridoi facendo saltare in aria un palazzetto, fatto attribuito a un missile russo. E, due, causano il crollo dei ponti che superano il fiume e sono l’indispensabile passaggio per i corridoi umanitari. La logica dell’evidenza ti fa capire che si vogliono far restare i cittadini nelle case, scudi umani, in modo da rendere ai russi imbarazzante e punitiva la prospettiva di una strage di civili nella battaglia per la città.

L’illogicità dell’arsenale di disumanizzazione creato da coloro che operano su molti piani, invece, ti convince che è logico, anzi naturale, per un esercito che arriva per porre fine a un massacro di otto anni, spararsi sulle gonadi. Come? Lo direbbe la logica estirpata:  provocando la mondializzazione della russofobia innescata in tutti i 27 Stati canaglia, offrendo garanzie umanitarie e poi cannoneggiandone i fruitori. Effetto illogicamente voluto: l’alienazione dei paesi e continenti non ancora affetti da patologie russofobe, Russia compresa, e l’incoronazione definitiva di campioni del razzismo russofobo, da “il manifesto”, a Paolo Mieli ed Enrico Mentana e a coloro che vogliono abbattere le statue di Dostoevskij, bandire dall’etere Tschaikovsky, eliminare dal consesso felino occidentale gli infami gatti russi.

Com’è che ho potuto mettere insieme questi fatti e considerazioni? Qualche cittadino russo di Mariupol, non so se a nuoto, in barca, o in mongolfiera, è riuscito a superare il fiume dei ponti esplosi di Mariupol e a raccontarci queste sue esperienze. Non è credibile? Non meno del “manifesto”, di Paolo Mieli, Enrico Mentana, o Sergio Mattarella. 

Date un’occhiata a questi qua sotto. Bravi giornalisti in oggetto. Bravi grilletti parlanti del pensiero unico con 110 in deontologia corrente.

https://www.fanpage.it/esteri/centrali-nucleari-in-ucraina-laiea-zaporizhzhia-e-chernobyl-non-trasmettono-piu-dati/

https://www.fanpage.it/ ………

Wafa e MEMO. Decine di organizzazioni internazionali, reti per i diritti umani, accademici e ricercatori di quarantacinque paesi hanno chiesto alle Nazioni Unite e all’Occidente di sanzionare Israele per la sua occupazione della Palestina e il suo regime di apartheid.

Il segretario generale dell’International Academic Campaign against Occupation and Apartheid, Ramzi Odeh, ha affermato che 67 organizzazioni internazionali e gruppi per i diritti umani, oltre a 279 accademici e ricercatori, hanno aggiunto i loro nomi alla richiesta di sanzioni.

Odeh ha osservato che la mossa riflette il sostegno globale alle giuste richieste del popolo palestinese. Ha denunciato i doppi standard occidentali sulla questione palestinese rispetto alla risposta alla crisi in Ucraina.

Il funzionario della campagna ha affermato che la dichiarazione formale sarà presentata alla riunione del Consiglio per i diritti umani nella sua 49a sessione a Ginevra, che affronterà la questione dell’occupazione israeliana e degli attacchi in corso da parte dello Stato contro il popolo palestinese. Una lettera sarà inviata anche ai rappresentanti dell’UE, alle ambasciate e agli uffici di rappresentanza in Palestina.

(Foto: palestinese tiene un cartello con la scritta in inglese “Boicottaggio, disinvestimento, sanzioni” come parte di una protesta, l’8 giugno 2013, vicino all’insediamento ebraico di Bat Ayin e al villaggio di Surif, in Cisgiordania, a ovest di Hebron. [HAZEM BADER/AFP tramite Getty Images]).

Presentiamo ai nostri lettori tre interessanti articoli di approfondimento sulla crisi Ucraina-Russia (USA,NATO): 1) Caccia alle streghe in Ucraina contro giornalisti, attivisti e politici di sinistra; 2) Chi è davvero Zelensky?; 3) Non-paper «Sullo sviluppo delle armi biologiche USA in Ucraina» preparato dal ministero della Difesa della Russia.

I. Pressenza.com. Di Oleg Yasinsky. Caccia alle streghe in Ucraina contro giornalisti, attivisti e politici di sinistra.


II. https://www.facebook.com/roberto.vallepiano/posts/10159748425246624.

Di Roberto Vallepiano. Chi è davvero Zelensky?

Chi è davvero il comico ucraino divenuto beniamino della stampa occidentale e decantato come un’eroe sulle copertine dei nostri settimanali e nei nostri Telegiornali?Chi è il personaggio che sabato scorso si è palesato in divisa militare comparendo in diretta a Firenze tra gli applausi e le ovazioni della piazza dei Pacifisti a mano armata del PD?Sappiamo che nasce nel 1978 da una famiglia di origini ebraiche e che la sua prima lingua non è l’ucraino, ma il russo.Sceglie la carriera di attore e comico, fonda il 𝗞𝘃𝗮𝗿𝘁𝗮𝗹 𝟵𝟱 𝗦𝘁𝘂𝗱𝗶𝗼 e produce la Telenovela “Sluha Narodu” (Servitore del Popolo) in cui lo stesso Zelensky interpreta l’uomo qualunque che stanco della corruzione politica che imperversa in Ucraina, viene inaspettatamente eletto presidente.Pare che a Igor Kolomoyskyi – potente uomo d’affari dal triplo passaporto ucraino, cipriota e israeliano, fiduciario degli USA e principale oligarca di Ucraina – guardando la popolare telenovela venga la magnifica idea di trasformare la fiction in realtà e di far interpretare all’attore comico Zelenzky la parte del Presidente non soltanto in video ma anche nella realtà.Subito dopo Zelensky annuncia la fondazione di un partito che porta lo stesso nome della popolare telenovela: “Servitore del popolo” e, all’apice della sua popolarità televisiva, annuncia la propria candidatura alle elezioni presidenziali dell’anno successivo.Da quel momento la sua società, la Kvartal 95, registrerà un anomalo flusso di finanziamenti, gestiti attraverso società off-shore con sedi in paradisi fiscali, per un ammontare di 𝟰𝟬 𝗺𝗶𝗹𝗶𝗼𝗻𝗶 𝗱𝗶 𝗱𝗼𝗹𝗹𝗮𝗿𝗶.Il principale sovvenzionatore della campagna di Zelensky è proprio il discusso oligarca Kolomoyskyi, proprietario di 𝗣𝗿𝗶𝘃𝗮𝘁𝗕𝗮𝗻𝗸, la più importante banca in Ucraina, coinvolta in diversi casi di bancarotta fraudolenta e investimenti illeciti.

𝗜𝗴𝗼𝗿 𝗞𝗼𝗹𝗼𝗺𝗼𝘆𝘀𝗸𝘆 𝗲̀ 𝘀𝘁𝗮𝘁𝗼 𝘂𝗻𝗼 𝗱𝗲𝗶 𝗽𝗿𝗶𝗻𝗰𝗶𝗽𝗮𝗹𝗶 𝗳𝗶𝗻𝗮𝗻𝘇𝗶𝗮𝘁𝗼𝗿𝗶 𝗱𝗶 𝗮𝗹𝗰𝘂𝗻𝗶 𝗱𝗲𝗶 𝗴𝗿𝘂𝗽𝗽𝗶 𝗽𝗮𝗿𝗮𝗺𝗶𝗹𝗶𝘁𝗮𝗿𝗶 𝗻𝗲𝗼𝗻𝗮𝘇𝗶𝘀𝘁𝗶 𝗲𝗱 𝘂𝗹𝘁𝗿𝗮-𝗻𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗮𝗹𝗶𝘀𝘁𝗶 che nel 2014 hanno prodotto il colpo di stato che ha rovesciato il legittimo governo del Presidente Janukovic innescando 8 anni di instabilità e guerra civile nella regione.Nell’Aprile del 2019 Zelensky appena eletto Presidente provvede subito a distribuire incarichi governativi ai soci della sua società, la Kvartal 95.Ivan Bakanov, già Amministratore Delegato della società, diventa il capo dei Servizi Segreti, mentre il Vice Direttore Serhiy Shefir diventa il portavoce ufficiale del presidente.L’oligarca Igor Kolomoysky, padrino e finanziatore di Zelensky, ha forti interessi economici sul Donbass, motivo per cui il suo esercito privato di organizzazioni neonaziste, in parte inquadrate nell’Esercito ucraino, dal 2015 𝗵𝗮 𝘀𝘁𝗲𝗿𝗺𝗶𝗻𝗮𝘁𝗼 𝗰𝗶𝗿𝗰𝗮 𝟭𝟲 𝗺𝗶𝗹𝗮 𝗿𝘂𝘀𝘀𝗼𝗳𝗼𝗻𝗶 𝗻𝗲𝗹 𝘀𝗶𝗹𝗲𝗻𝘇𝗶𝗼 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗰𝗼𝗺𝘂𝗻𝗶𝘁𝗮̀ 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗿𝗻𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗮𝗹𝗲. Questo è anche il motivo per cui Zelensky alle trattative di pace rifiuta le richieste russe di riconoscimento delle Repubbliche Popolari del Donbass  ed è disposto a continuare la guerra con ogni mezzo, cercando in tutti i modi di coinvolgere la NATO e allargarla al resto d’Europa.In base a quanto emerso nei Pandora Papers e riportato dal “𝗧𝗵𝗲 𝗚𝘂𝗮𝗿𝗱𝗶𝗮𝗻” 𝗱𝗲𝗹 𝟯 𝗼𝘁𝘁𝗼𝗯𝗿𝗲 𝟮𝟬𝟮𝟭, Zelensky detiene quote azionarie di tre società off-shore, ha legami con diversi oligarchi da cui riceve finanziamenti illeciti e introiti miliardari ed è coinvolto direttamente in un giro di armi e soldi ai neonazisti. Alla luce di ciò e del suo 𝗱𝗶𝗰𝗵𝗶𝗮𝗿𝗮𝘁𝗼 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗿𝗲𝘀𝘀𝗲 𝗮 𝗳𝗮𝗿 𝗮𝗱𝗲𝗿𝗶𝗿𝗲 𝗹’𝗨𝗰𝗿𝗮𝗶𝗻𝗮 𝗮𝗹𝗹𝗮 𝗡𝗔𝗧𝗢, piazzando basi missilistiche americane ai confini della Russia, invocando la no-fly zone e l’uso della bomba atomica, viene da chiedersi se il presidente ucraino sia davvero l’eroe che i mass media europei stanno rappresentando. Ci domandiamo se i politici e i mezzi di informazione occidentali si rendano davvero conto di quale grumo di affarismo e corruzione si celino dietro questo turpe personaggio e di quanto ci stiano facendo rischiare nell’assecondare i deliri bellici di questo faccendiere squilibrato.

III. Roma.mid.ru/it/press-centre/. Non-paper «Sullo sviluppo delle armi biologiche USA in Ucraina» preparato dal ministero della Difesa della Russia
Dopo il 2014 nel territorio dell’Ucraina è stata dispiegata, con il supporto finanziario e organizzativo degli Stati Uniti, una rete di oltre 30 laboratori biologici impegnati in lavori di ricerca sullo studio di malattie letali, in particolare agenti patogeni e virus estremamente pericolosi. I lavori sono stati svolti su ordine della Direzione del Ministero della Difesa degli Stati Uniti per la riduzione delle minacce alla difesa (DTRA).

L’attività di ricerca ha riguardato tre aree principali:

– Secondo quanto afferma il Pentagono veniva monitorata la situazione biologica nelle presunte aree di spiegamento dei contingenti militari dei paesi membri della NATO.

– Su base regolare si effettuava la raccolta e l’esportazione negli Stati Uniti dei ceppi di microrganismi pericolosi.

– Si svolgevano lavori di ricerca per lo studio dei potenziali agenti di armi biologiche, specifici di una determinata regione, che hanno focolai naturali e possono essere trasmessi all’uomo.

Nel corso dell’operazione speciale delle Forze Armate della Federazione Russa, i dipendenti di questi laboratori, fedeli allo stato e di sentimenti patriottici, hanno consegnato alla parte russa documenti che evidenziano come gli americani abbiano in tutto fretta ripulito le tracce del programma biologico militare in corso in Ucraina, finanziato dal Ministero della Difesa degli Stati Uniti. Quindi, è emerso che a partire dal 24 febbraio dell’anno corrente il Ministero della Salute dell’Ucraina ha dato un ordine di distruggere completamente i bioagenti nei laboratori. Questo fatto conferma che Washington e Kiev temevano seriamente che gli esperti russi avessero ottenuto prove inconfutabili del lavoro pratico mirato ad intensificare le proprietà patogene dei microrganismi utilizzando metodi di biologia sintetica. Ciò, a sua volta avrebbe smascherato la sistematica violazione da parte dell’Ucraina e degli Stati Uniti della Convenzione internazionale sulla proibizione delle armi biologiche e tossiche, come più volte segnalato da Mosca.
A questo proposito di grande interesse risulta il progetto che reca il nome in codice UP-4. Scopo di questo studio era identificare le malattie degli uccelli più pericolose per l’uomo che hanno il massimo potenziale per destabilizzare in tempi molto limitati la situazione epidemiologica in una particolare regione. Un altro compito era di studiare le rotte migratorie degli uccelli per determinare quelle che attraversano il territorio della Russia e in misura minore colpiscono i paesi europei. A favore di questa versione si registrano, tra l’altro, la cattura intenzionale di uccelli sul territorio russo con successivo trasporto nel territorio dell’Ucraina e tracciamento del loro percorso di ritorno. Inoltre, nel corso dell’attività, gli scienziati hanno individuato i luoghi con la maggiore concentrazione degli uccelli, dove sarebbe possibile infettare l’intero stormo con un agente patogeno particolarmente pericoloso.
Lo svolgimento di tali studi può indicare che i biologi militari americani e ucraini intendevano utilizzare gli uccelli come mezzi di trasporto di armi di distruzione di massa. Quest’approccio è uno dei metodi di guerra più sconsiderati, disumani e altamente irresponsabili. Infatti, lanciando una tale «arma vivente», i suoi creatori ne perderebbero inevitabilmente il controllo su di essa e l’epidemia in pochi giorni potrebbe non solo diffondersi in tutto lo spazio post-sovietico, ma anche colpire l’Europa Occidentale. Particolarmente preoccupante è che esperimenti simili al progetto UP-4 sono in corso in prossimità di aree densamente popolate di paesi europei considerati alleati degli Stati Uniti, la cui sicurezza, tuttavia, è palesemente trascurata dai «partner» americani.
Altri documenti ottenuti dal Ministero della Difesa della Federazione Russa mostrano che gli scienziati ucraini hanno regolarmente donato campioni di biomateriali alle persone e organizzazioni straniere interessate. I campioni inviati includono non solo portatori di malattie (pulci, ecc.), ma anche il siero del sangue di rappresentanti del gruppo etnico slavo. Questo fatto indica che gli specialisti dei laboratori biologici americani in Ucraina hanno condotto uno studio sull’impatto degli agenti patogeni sull’uomo tenendo conto dei fattori razziali ed etnici. Ciò può indicare l’interesse del Pentagono nello sviluppo di armi biologiche selettive rivolte a determinati gruppi etnici (armi «etniche»).
Inoltre, i documenti confermano che la Germania sta svolgendo il suo programma biologico militare in Ucraina. L’obiettivo è quello di studiare il potenziale di malattie letali, come la febbre emorragica Crimea-Congo, nelle condizioni dell’Europa Orientale.
Pertanto, nell’ambito di questo lavoro, l’Istituto tedesco di medicina tropicale di B.Nocht ha cooperato con il Centro per la salute pubblica del Ministero della salute dell’Ucraina il quale si è impegnato a fornire campioni di sangue del gruppo etnico slavo da diverse regioni del paese. Inoltre, specialisti tedeschi hanno regolarmente visitato gli ospedali ucraini di Kiev, Kharkov, Odessa e Leopoli dove hanno personalmente constatato le peculiarità del decorso delle malattie nella popolazione locale. Il progetto è stato finanziato dal Ministero degli Esteri tedesco e dal Bundeswehr.
Le azioni tedesche, precedentemente sconosciute al grande pubblico, costituiscono una minaccia pari a quella degli esperimenti biologici statunitensi e richiedono uno studio dettagliato.
La divulgazione di documenti sulle attività dei biolaboratori statunitensi in Ucraina ha prodotto un effetto devastante nello spazio internazionale dell’informazione. Il vicesegretario di Stato Americano V. Nuland, in un’audizione al Congresso, è stata costretta ad ammettere l’esistenza di laboratori biologici americani in Ucraina, ma ha negato le accuse di aver sviluppato i tipi proibiti di armi di distruzione di massa. In questo contesto, il Ministro degli Esteri Cinese Wang Yi ha espresso seria preoccupazione per la natura disumana del programma biologico militare americano e ha chiesto a Washington di divulgare informazioni sui suoi obiettivi, compiti e contenuti. Ha anche proposto di organizzare ispezioni internazionali sugli impianti del programma biologico militare statunitense. I media conservatori americani chiedono l’immediata chiusura di tutti i biolaboratori statunitensi all’estero. La delegazione russa al Consiglio di Sicurezza dell’ONU ha sollevato la questione dell’opportunità di un’indagine internazionale sul programma biologico militare americano.
I documenti pubblicati testimoniano innegabilmente lo sviluppo di un nuovo tipo di arma biologica da parte degli Stati Uniti nei laboratori ucraini.
L’attività biologica militare degli Stati Uniti in Ucraina viola la Convenzione sulla proibizione dello sviluppo, della produzione e dello stoccaggio di armi biologiche e tossiche ed è una minaccia diretta alla sicurezza biologica non solo della Russia, ma anche degli stati dell’Europa Centrale ed Orientale.

Il Comitato Superiore di Emergenza per i prigionieri palestinesi nelle carceri israeliane ha invitato il popolo palestinese a sostenere le iniziative di protesta che dovrebbero iniziare il 25 marzo.

Il comitato ha sottolineato, in una dichiarazione rilasciata lunedì, l’intenzione dei prigionieri di intraprendere uno sciopero della fame collettivo e aperto a partire dal 25 marzo per protestare contro le misure punitive israeliane.

Il comitato ha inoltre invitato il popolo palestinese “a ribellarsi a sostegno della giusta battaglia dei prigionieri contro l’oppressione israeliana”.

Il Movimento nazionale dei prigionieri aveva precedentemente dichiarato che si stava preparando per uno sciopero della fame di massa in tutte le carceri israeliane, sottolineando che la lotta dei prigionieri palestinesi sarebbe continuata fino a quando non avessero ripristinato pienamente i loro diritti.

“La rivolta delle carceri ha iniziato ad affrontare le misure repressive che il servizio carcerario israeliano ha perseguito contro i prigionieri”, ha affermato il Movimento.

4.500 prigionieri palestinesi si trovano attualmente nelle carceri israeliane, tra cui 34 donne, 180 minori e circa 500 detenuti amministrativi.

(Fonti: PIC e Quds Press).

Gaza – MEMO. Mentre infuria il conflitto tra Ucraina e Russia, una donna ucraina della città centrale di Vinnytsia è fuggita nella Striscia di Gaza, insieme al marito palestinese, in cerca di sicurezza, secondo quanto riportato dall’agenzia stampa Anadolu.

Victoria Roger, 21 anni, ha dichiarato che la sua città è stata ridotta in macerie dall’inizio della guerra, costringendola a trasferirsi con suo marito, Ibrahim Saidam, a Gaza.

La coppia, entrambi studenti universitari, è sposata da due anni e mezzo.

“Abbiamo lasciato i nostri amici e la nostra famiglia e non sappiamo nulla di dove si trovino”, ha dichiarato Roger all’agenzia Anadolu.

Roger è preoccupata per la sua sicurezza a Gaza, sapendo che l’enclave bloccata è soggetta agli assalti israeliani. Tuttavia, riconosce che il territorio palestinese è ora più sicuro dell’Ucraina.

“Mio marito è un palestinese della Striscia di Gaza. A causa del bombardamento russo, non abbiamo avuto altra scelta che trasferirci da dove proviene mio marito, cioè Gaza”, ha detto.

Mentre decidere di lasciare il suo paese è stato “un po’ difficile”, Roger, una studentessa di farmacia del quarto anno, ha detto di provare “una sorta di sollievo” nel trovarsi nella famiglia di suo marito.

Ha anche ringraziato i residenti nel suo nuovo quartiere per la loro “calorosa accoglienza” e spera che entrambi i popoli di Gaza e dell’Ucraina vivano una vita felice e sicura.

Suo marito, Saidam, ha descritto la situazione a Vinnytsia come “spaventosa” e “molto devastante”, simile a quella che ha vissuto durante i vari attacchi israeliani a Gaza.

Studente di medicina del quarto anno, Saidam desidera tornare con la moglie in Ucraina non appena la guerra finirà, per vedere la famiglia di sua moglie e per completare gli studi.

Gaza – PIC. Basem Naim, alto funzionario di Hamas, ha accusato i paesi occidentali di praticare “doppi standard e valori” a spese del popolo palestinese.

“Non è mai stato abbastanza per il mondo occidentale essere coinvolto nell’ingiustizia fatta ai palestinesi attraverso la pratica del silenzio e della complicità con l’occupazione israeliana. […] Sono doppi standard e valori, a nostre spese”, ha scritto Naim, lunedì, su Facebook.

Il funzionario di Hamas stava commentando una foto che mostrava il rappresentante dell’Unione Europea in Palestina, Sven Kuhn von Burgsdorff, con in mano un cartello a sostegno dell’Ucraina mentre era in piedi tra bambini palestinesi, che hanno partecipato alla maratona internazionale che si è tenuta venerdì a Bethle.

“Nonostante sette decenni di persecuzioni e ingiustizie, il nostro popolo palestinese è il popolo più sensibile sulla Terra, che mostra solidarietà con le persone oppresse e indifese, indipendentemente dalla loro religione, colore ed etnia”, ha affermato.

“Chi ha permesso a questo funzionario europeo di trarre vantaggio da un’attività sportiva palestinese, tenuta a rivendicare la nostra stessa libertà, per esprimere la sua opinione politica personale su una questione spinosa e complessa che non è legata all’evento?”, ha aggiunto Naim.

Ha sottolineato che il funzionario europeo avrebbe dovuto usare un cartello per sostenere la richiesta di libertà ed indipendenza dei palestinesi, o per chiedere di punire lo stato d’occupazione israeliano e di ritenere responsabili i suoi criminali di guerra.

Traduzione per InfoPal di F.H.L.

Hebron/al-Khalil – MEMO e Wafa. Domenica, le forze d’occupazione israeliane hanno fatto irruzione nella moschea Ibrahimi, nella città occupata di Hebron/al-Khalil, in Cisgiordania, e sono salite sul suo tetto.

Il direttore della moschea, Ghassan al-Rajabi, ha dichiarato: “Improvvisamente, le forze d’occupazione israeliane hanno fatto irruzione nella moschea Ibrahimi, sono salite al piano di sopra e hanno impedito ai fedeli palestinesi di entrarvi”.

Rajabi ha aggiunto: “Quest’aggressione fa parte di una serie di violenze quotidiane perpetrate dalle forze d’occupazione israeliane e dai coloni ebrei.

“Da gennaio, le autorità d’occupazione israeliane stanno effettuando lavori di costruzione all’ingresso della moschea per installare un ascensore per aiutare i coloni ad accedervi facilmente”.

Ha continuato condannando l’aggressione israeliana al luogo sacro islamico, che è elencato dall’UNESCO come sito del patrimonio palestinese.

Traduzione per InfoPal di F.H.L.

Gerusalemme/al-Quds – PIC. Lunedì, coloni hanno confiscato una casa palestinese nel distretto di Silwan, nella Gerusalemme est, dopo che il suo proprietario l’avrebbe “concessa” al gruppo di coloni “Ateret Cohanim“.

La casa, che apparteneva a un cittadino palestinese di nome Moataz Halisi, è uno dei due appartamenti situati nella zona di Bab al-Maghariba, a Silwan, secondo quanto affermato dal Centro informazioni Wadi Hilweh.

Diversi coloni hanno invaso la casa sotto scorta della polizia, al mattino, e hanno iniziato a installare telecamere di sicurezza, grate di protezione alle finestre e filo spinato sulle pareti.

L’anno scorso, gli israeliani hanno sequestrato molte case palestinesi a Silwan dopo che il gruppo di coloni Ateret Cohanim è riuscito, come sempre, attraverso diversi mezzi subdoli, a mettere le mani su di esse.

Ateret Cohanim è un gruppo ebraico ed un istituto religioso sostenuto dal governo, situato nel quartiere musulmano della Città Vecchia di Gerusalemme. Lavora attivamente per ebraicizzare la città santa ed espellere gli autoctoni – i palestinesi di Gerusalemme – dalle loro case.

Le attività di ebraicizzazione di Israele sono iniziate nel distretto di Silwan e nelle sue aree vicine, nel 1996, quando il quartiere ebraico di Ma’ale Hazeitim è emerso come una piccola colonia sul Monte degli Ulivi, nella Gerusalemme Est, all’interno del quartiere arabo di Ras al-Amud.

Nel 2004, Ateret Cohanim ha iniziato ad aggiudicarsi decisioni dei tribunali israeliani che le hanno consentito di sequestrare case e proprietà palestinesi e di sfollare le famiglie locali a Silwan e in altri quartieri della città santa.

MEMO. Di Mustafa B Mheta. La notizia che gruppi terroristici siriani come Tahrir Al-Sham, l’ex gruppo di Jabhat Al-Nusra, siano entrati in Ucraina per combattere l’esercito russo a nome dell’esercito ucraino neonazista, è molto confusa. Siamo stati portati a credere per anni che le potenze occidentali guidate dagli Stati Uniti stiano combattendo il terrorismo in tutto il mondo, eppure qui abbiamo un gruppo di noti terroristi che sostanzialmente si uniscono all’Occidente dalla parte dell’Ucraina contro la Russia.

I gruppi demonizzati dagli Stati Uniti, come Daesh e Al-Qaeda, sono i gruppi terroristici più odiati e pericolosi al mondo; l’idea comune è che il “mondo libero” deve combatterli e distruggerli. All’indomani degli attacchi dell’11 settembre, l’allora presidente degli Stati Uniti George W. Bush dichiarò al mondo: “O siete con noi o con i terroristi”; uno o l’altro, nessuna via di mezzo. Gruppi terroristici designati sono diventati il ​​nemico pubblico numero uno dall’oggi al domani.

Ora vediamo gli Stati Uniti e i loro alleati occidentali che lasciano liberamente passare i terroristi designati per andare in Ucraina a combattere contro i russi. Perché questi combattenti non vengono detenuti e portati alla Corte penale internazionale? Ipocrisia non è una parola troppo dura per descrivere ciò che sta accadendo, il che scredita l’intero mantra della “guerra al terrore” che l’Occidente canta da due decenni.

È una sfida alla logica combattere i terroristi quando ti fa comodo e usarli quando ti fa ancora più comodo. Gruppi come Daesh e Jabhat Al-Nusra sono ben noti per la loro crudeltà in Siria, al punto che la loro pretesa di essere rappresentativi della fede dell’Islam è messa in dubbio dai musulmani. Sono stati ripudiati da quasi tutti i leader musulmani, indipendentemente dal ramo dell’Islam a cui appartengono. Devono essere fermati e portati davanti alla Corte penale internazionale dell’Aia; non ci sono ragioni o scuse perché ciò non accada. Eppure… eccoli lì in Ucraina, che combattono dalla stessa parte dell’Occidente.

Ciò rafforza l’argomento avanzato da molti accademici musulmani secondo cui gli Stati Uniti e l’Occidente hanno creato Al-Qaeda e Daesh per fare il loro lavoro sporco nel mondo musulmano. Vedere Jabhat Al-Nusra in Ucraina dà credito a questa ipotesi e alla convinzione che il gruppo abbia poco, se non nulla, a che fare con l’Islam. Questo punto di vista viene poi accreditato dai rapporti secondo cui nei campi di tali gruppi sono stati trovati alcol, droghe e altri materiali sovversivi, tutti “haram” – proibiti – nell’Islam.

Un giorno la verità verrà fuori e il mondo dovrà ammettere che siamo stati ingannati fin dall’inizio nel credere che queste organizzazioni terroristiche siano “islamiche”. Quello sarà il giorno in cui il progetto internazionale sull’islamofobia sponsorizzato dallo stato crollerà e sarà smascherato per quello che è veramente.

Per cosa stanno combattendo i terroristi di Jabhat Al-Nusra in Ucraina? Prevedono di istituire un califfato al fianco dei neonazisti del posto? Tutto dà l’impressione che coloro che hanno creato tali gruppi, che sono stati ampiamente utilizzati in Libia, Iraq e Siria per effettuare un cambio di regime, stiano esaurendo le idee e non sappiano più cosa fare con la loro progenie terroristica. La probabile previsione è che questi combattenti alla fine si stabiliranno nel cuore dell’Europa e diventeranno una spina nel fianco degli stessi governi europei che per primi si sono impegnati alla loro creazione. I polli torneranno al pollaio.

Come è stato ampiamente affermato da quando i russi sono entrati in Ucraina, l’ipocrisia occidentale è stata smascherata nell’Europa orientale. I palestinesi che resistono alla brutale occupazione militare di Israele sono abitualmente descritti come “terroristi” dagli stessi paesi che elogiano la resistenza dei cittadini ucraini contro le forze russe. In effetti, gli stati occidentali stanno persino incoraggiando i propri cittadini ad andare in Ucraina per sostenere la resistenza. La retorica razzista e anti-islamica è ora dominante, senza vergogna.

Ora abbiamo gruppi terroristici che hanno ottenuto il via libera da paesi che dovrebbero arrestarli. Questo indica disprezzo per il diritto internazionale e la giustizia. Come ci si può aspettare di vedere la giustizia sulla scena mondiale quando l’Occidente tira i fili e sposta i pali quando e dove fa comodo ai propri interessi? Quando le etichette di “terroristi” vengono usate arbitrariamente e tutti coloro che non piacciono a questo governo o a quel regime vengono liquidati come individui o gruppi “terroristi”, allora le parole perdono significato e impatto. Quando tutti sono terroristi, nessuno lo è.

Il mondo è sconvolto dall’incapacità dell’Occidente di distinguere tra giusto e sbagliato, tra buono e cattivo. La fiducia nel sistema giudiziario internazionale è stata danneggiata, forse irreparabilmente. Osserviamo con quanta rapidità le sanzioni sono state imposte alla Russia e ai russi, applicate loro in pochi giorni. Eppure sette decenni dopo la pulizia etnica della Palestina e i crimini di guerra e contro l’umanità in corso di Israele, le sanzioni contro lo stato dell’apartheid non sono mai stati all’ordine del giorno, né tantomeno imposti. La condanna occidentale del terrorismo non ha più alcun significato reale; è pura vanità placare cittadini sempre più creduloni. A luta continua, la lotta continua.

(Foto: una protesta contro gli attacchi russi all’Ucraina a Londra, Regno Unito, il 12 marzo 2022 [Raşid Necati Aslım/Anadolu Agency]).

Traduzione per InfoPal di Stefano Di Felice

A cura di L.P. – per InfoPal. Dal 2014, da ben 8 anni, l’Unione Europea finge che in Ucraina non ci sia un conflitto armato a scapito dei cittadini del Donbass da parte dello stesso governo ucraino, esattamente come appoggia silenziosamente l’espansione della NATO “verso Est”. Come può essere credibile ora che mobilita armi e uomini sotto la bandiera della pace e in difesa del popolo ucraino? Ma, soprattutto, questa guerra è in difesa di cosa? Dell’integrità e della sovranità dell’Ucraina (Paese non aderente alla NATO, ma che la NATO spinge affinchè vi aderisca)? No. Esattamente come per la Guerra in Jugoslavia, l’obiettivo è l’espansione ad est della NATO, ma c’è in palio molto di più. Di seguito riproponiamo una parte dell’approfondimento riguardante la storia dei 15 bio-laboratori americani presenti sul territorio ucraino.

Il 3 marzo 2022, il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov, durante la conferenza stampa nel giorno del secondo round di trattative tra la delegazione russa e quella ucraina in Bielorussia, oltre a parlare delle attuali evidenti tensioni, ha rilasciato anche una breve nota anche sui famosi laboratori biologici Usa installati in Ucraina dopo il golpe del 2014. “Abbiamo informazioni secondo le quali il Pentagono sarebbe preoccupato per la situazione dei laboratori militari statunitensi a Kiev e Odessa, perché potrebbero perderne il controllo”, ha precisato Lavrov. https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-lavrov_il_pentagono__preoccupato_di_perdere_il_controllo_dei_laboratori_militari_di_odessa_e_kiev/45289_45424/

Rileggiamo, dunque, un po’ di Storia per capire quanto siano importanti strategicamente questi laboratori per gli USA.

Il 14 aprile 2020, i deputati del popolo di “Opposition Platform – For Life” Viktor Medvedchuk e Renat Kuzmin hanno inviato richieste a quattro leader del Paese: il presidente Zelensky, il primo ministro Shmygal, il capo dell’SBU Bakanov e il ministro della Sanità Stepanov. 

In un appello ai media serbi e bulgari, è stato riferito che gli Stati Uniti hanno più di 400 laboratori batteriologici in tutto il mondo, di cui almeno 15 in Ucraina. 

Il 23 aprile 2020 l’ambasciata degli Stati Uniti in Ucraina ha riconosciuto la presenza di laboratori biologici in Ucraina sotto il controllo del Pentagono. 

L’ammissione dei diplomatici è arrivata dopo la lettera aperta di alcuni deputati sulla minaccia che questi centri di ricerca rappresentavano per gli ucraini. Tuttavia, gli americani hanno più volte negato la pericolosità affermando che il lavoro scientifico era svolto esclusivamente per scopi pacifici. E il fatto che potessero rappresentare una “minaccia”, come al solito, bollato come “disinformazione russa”. 

Eppure bisogna fare un passo indietro per capire l’origine di questi bio-laboratori. Il 29 agosto 2005, il ministero della Salute dell’Ucraina e il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti hanno firmato un accordo “riguardante la cooperazione nell’area della prevenzione della proliferazione di tecnologia, agenti patogeni e competenze che potrebbero essere utilizzate nello sviluppo di armi biologiche”.

I laboratori sono esclusivamente americani e sono finanziati dal Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti. I laboratori si trovavano a Odessa, Vinnytsia, Uzhgorod, Lvov (tre), Kiev (tre), Kherson, Ternopol, e vicino alla Crimea e Lugansk.

Il programma ucraino-americano per lo studio di oggetti biologici pericolosi è controllato da una delle strutture del Pentagono, la Defense Threat Reduction Agency (DTRA). In 16 anni, i biologi militari statunitensi sono riusciti a ottenere un successo significativo. Secondo il vice ad interim del progetto, Joseph Pennington, l’Ucraina ha ricevuto più di 200 milioni di dollari dal Pentagono per creare una rete di laboratori biologici. Il denaro è andato all’apertura di 15 laboratori biologici in tutto il Paese per lavorare sullo studio e la valorizzazione dei patogeni e delle malattie più pericolose.
Ad esempio, a Kharkiv, così come nei laboratori biologici di Kiev, Odessa e Lviv, sono stati condotti studi sulla siero-prevalenza agli hantavirus tra i militari sani delle forze armate ucraine (un progetto nell’ambito del codice UP-8). Gli Stati Uniti hanno intitolato il compito per i loro subappaltatori ucraini come “La diffusione del virus della febbre emorragica della Crimea-Congo (virus GLCC) e degli hantavirus in Ucraina e la potenziale necessità di una diagnosi differenziale nei pazienti con sospetta leptospirosi”.

Nell’ambito di questo studio, i biologi hanno condotto esperimenti sui militari ucraini, ricevendo campioni di sangue di oltre 4 mila soldati delle forze armate ucraine. Durante gli esperimenti, alcuni soggetti sono morti e altri sono finiti con gravi conseguenze per la salute. Queste informazioni mediche sono state trasferite a scienziati militari negli Stati Uniti.

La componente scientifica del progetto è stata guidata dalla professoressa Colleen Jonsson, direttrice del Center for Biomedical Sciences dell’Università del Tennessee. Da parte statunitense, hanno partecipato anche Gregory Glass dell’Institute of Emergent Pathogens dell’Università della Florida, Gregory Mertz del Center for Global Health dell’Università del New Mexico, Scott Howard del Center for Biomedical Sciences dell’Università del Tennessee. La gestione generale del programma è stata svolta dai rappresentanti di DTRA (AUU) Gavin Braunstein e Brandt Siegel.

(…) I deputati hanno notato che il funzionamento dei biolaboratori americani in Ucraina ha preso il via durante la presidenza di Viktor Yushchenko e la premiership di Yuliya Tymoshenko – 29 agosto 2005. A quel tempo, sono stati firmati accordi di cooperazione tra il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti e il ministero della Sanità dell’Ucraina per la prevenzione delle tecnologie di proliferazione (crescita del tessuto corporeo per divisione cellulare), agenti patogeni e altre competenze che potrebbero essere utilizzate per lo sviluppo di armi biologiche.

“In effetti, il lavoro nei laboratori viene svolto nell’ambito del programma di esperimenti biologici. Il budget è di 2,1 miliardi di dollari ed è finanziato dalla US Defence Threat Reduction Agency. Anche il Centro scientifico e tecnico in Ucraina, un’organizzazione internazionale finanziata dalle autorità americane e il cui personale ha l’immunità diplomatica, è stato coinvolto in questa attività. Questa organizzazione è impegnata nel finanziamento di progetti per la creazione di armi di distruzione di massa”, hanno scritto Medvedchuk e Kuzmin.

Inoltre, i deputati sottolinearono che dopo il lancio dei bio-laboratori in Ucraina ci furono diversi focolai di malattie infettive.

“Quindi, a Ternopol nel 2009 c’era un virus che causava la polmonite emorragica. Le vittime furono 450 ucraini. Nel 2011, un’epidemia di colera in Ucraina – 33 persone morirono. Tre anni dopo, i malati di colera erano già 800, un altro anno dopo più di 100 casi a Nikolaev.

Nel gennaio 2016, 20 soldati sono morti a causa di un virus simil-influenzale a Kharkov e più di 200 sono stati ricoverati in ospedale. Due mesi dopo, 364 morti sono stati registrati in Ucraina. “La ragione? L’influenza suina dello stesso ceppo di influenza che ha portato alla pandemia globale nel 2009”, affermano Medvedchuk e Kuzmin.
Sottolineano, inoltre, che nel 2017 a Nikolaev ci fu un focolaio di epatite A. Nell’estate dello stesso anno c’erano focolai simili di infezione a Zaporozhye e Odessa, e in autunno – a Kharkov.

“Nel 2010-2012 (cioè, già sotto Yanukovych ) il governo ucraino avviò controlli per assicurarsi che i laboratori rispettassero tutte le misure di sicurezza. Di conseguenza, furono identificati una serie di disturbi legati a ceppi di infezioni pericolose.

Poi i deputati scrissero che nel 2013 il presidente Viktor Yanukovych aveva abbandonato la cooperazione con gli Stati Uniti. Ma già nel 2014 Petro Poroshenko aveva ripreso. “È probabile che Yanukovich abbia perso il potere con la partecipazione attiva del governo degli Stati Uniti proprio a causa del suo rifiuto di cooperare con il Pentagono”, suggerirono i deputati di “Opposition Platform – For Life”.

In conclusione, sottolineano, “È possibile che le attività segrete e opache di soggetti estranei pericolosi sul territorio dell’Ucraina abbiano il compito di testare le azioni di virus e batteri sui corpi degli ucraini” e chiedendo alla leadership dell’Ucraina chiarimenti.

L’argomento dei laboratori biologici statunitensi in Ucraina non è nuovo, e Kuzmin lo ha pilotato direttamente per un certo numero di anni.

“È noto che la Convenzione di Ginevra del 1972 vieta la produzione di armi batteriologiche, e per questo motivo l’esercito americano non le produce negli Stati Uniti. Perché? Perché ci sono così tanti siti di test eccellenti nel mondo come l’Ucraina o la Georgia, dove qualsiasi virus mortale può essere prodotto e testato sulla popolazione locale? Basta solo creare un laboratorio militare, dargli un nome innocuo, come “Stazione epidemiologica sanitaria”, e assegnargli un supervisore…”, ha scritto Renat Kuzmin su Facebook nel 2018.

Ha menzionato questo argomento in relazione alle rivelazioni dell’ex ministro della Sicurezza di Stato della Georgia Igor Giorgadze. Nel 2018, infatti ha dichiarato che l’American Lugar Center a Tbilisi, ha testato su cittadini georgiani il farmaco “Sovaldi” prodotto dalla società americana “Gilead Sciences”, 73 volontari morirono.

La risposta dell’Ambasciata degli Stati Uniti in merito ai bio-esperimenti in Ucraina.

Il 22 aprile 2020 l’ambasciata americana in Ucraina ha risposto all’appello di Kuzmin. La risposta non era rivolta personalmente ai deputati del popolo, ma alla “disinformazione russa” in generale. L’Ambasciata ha confermato che i programmi biologici in Ucraina sono supervisionati dal Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti, che di per sé è già notevole. Tuttavia, secondo i diplomatici, il Pentagono lavora in Ucraina insieme al governo di Kiev. L’obiettivo è “garantire la conservazione sicura di agenti patogeni e tossine minacciose nelle istituzioni pubbliche”, in modo che possano essere effettuati studi pacifici e lo sviluppo di vaccini.

“Stiamo anche lavorando con i nostri partner ucraini per sviluppare la capacità dell’Ucraina di rilevare focolai causati da agenti patogeni pericolosi prima che rappresentino una minaccia per la sicurezza o la stabilità”, scrive l’ambasciata degli Stati Uniti in Ucraina.

I diplomatici sottolineano che i loro sforzi congiunti aiutano a garantire che gli agenti pericolosi non cadano nelle mani sbagliate e elencano le specifiche agenzie ucraine con cui interagiscono:

  • Ministero della Sanità dell’Ucraina;
  • Servizio statale per la sicurezza alimentare e la protezione dei consumatori dell’Ucraina;
  • Accademia Nazionale delle Scienze Agrarie;
  • Ministero della Difesa dell’Ucraina.

Gli americani ci dicono che il programma di riduzione della minaccia biologica del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti sta lavorando con i paesi partner per combattere la minaccia di epidemie (intenzionali, accidentali o naturali) delle malattie infettive più pericolose del mondo. Tra questi partner c’è l’Ucraina.

Riguardo a ciò che viene fatto specificamente nei laboratori, i diplomatici scrivono in modo molto evasivo: vengono effettuate “partnership di ricerca” e “misure di sorveglianza biologica“. Ma alcune descrizioni dei progetti includono:

  • Valutare i rischi dei virus potenzialmente trasportati dagli uccelli migratori che sorvolano l’Ucraina;
  • Monitoraggio della febbre emorragica (Vi ricorda niente?) Crimea-Congo e degli hantavirus in Ucraina e della potenziale necessità di diagnosi nei pazienti con sospetta leptospirosi;
  • Controllare la diffusione della peste suina africana (PSA) nei suini domestici e nei cinghiali in Ucraina; studiare il genoma, condurre la sorveglianza biologica della PSA e la valutazione del rischio regionale sul campo.

Poi gli americani danno alcune informazioni più interessanti. Vale a dire che hanno modernizzato molti laboratori del ministero della Sanità dell’Ucraina e del Servizio statale per la sicurezza alimentare e la protezione dei consumatori. E proprio nel 2019 hanno iniziato a costruire due laboratori a Kiev e Odessa.

Un’altra parte della cooperazione americano-ucraina è la lettera di mentoring scientifico. Cioè, i rappresentanti degli Stati Uniti insegnano ai colleghi ucraini a preparare pubblicazioni per ricevere ulteriori sovvenzioni.
Nel 2016, secondo l’ambasciata degli Stati Uniti, l’Ucraina si è unita alla “sorveglianza delle malattie in Oriente” americana. Oltre all’Ucraina, il gruppo della regione europea comprende Azerbaigian, Georgia e Kazakistan. L’Ambasciata ha anche ricordato che il Centro di Scienza e Tecnologia in Ucraina (STCU), menzionato da Kuzmin nella sua richiesta, è un’organizzazione intergovernativa che è stata istituita già nel 1993. Ora include l’Azerbaigian, l’Unione Europea, la Georgia, la Moldavia e l’Uzbekistan, oltre all’Ucraina e agli Stati Uniti. In conclusione, gli americani scrivono che tale cooperazione americano-ucraina è necessaria per “la pace e la prosperità globali riducendo i rischi associati alle armi chimiche, biologiche, radiologiche e nucleari”.

Cos’altro si sa dei laboratori statunitensi in Ucraina.

Ci sono poche informazioni sui laboratori biologici americani in Ucraina su Internet. Un tempo, i siti web bulgari e serbi scrivevano su di loro – Renat Kuzmin faceva riferimento ai loro dati nella sua richiesta.

Così, i giornalisti bulgari hanno pubblicato una mappa dei laboratori in Ucraina.

I giornalisti hanno anche pubblicato documenti da cui risulta che il Pentagono ha finanziato laboratori a Kharkov e Dnepropetrovsk (ex servizio sanitario ed epidemiologico regionale). Uno di loro ha ricevuto $ 1,5 milioni e l’altro – $ 2 milioni dal 2010 al 2012.

C’era anche un accordo tra Ucraina e Stati Uniti datato 29 agosto 2005 nell’archivio del sito web del Dipartimento di Stato. Riguarda la cooperazione nel prevenire la diffusione di tecnologie, agenti patogeni ed esperimenti che potrebbero essere utilizzati nella produzione di armi biologiche.
Il trattato fu firmato dal Pentagono e dal ministero della Sanità dell’Ucraina, che a quel tempo era guidato da Nikolay Polishchuk. Ci sono molte cose interessanti nel documento. Ad esempio, afferma che il ministero della Sanità avrebbe dovuto inviare al Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti copie di agenti patogeni pericolosi a seguito di ricerche condotte nei laboratori ucraini.

Le parti hanno inoltre convenuto di mantenere segrete le informazioni sui risultati delle loro attività. E se considerati segreti dal Pentagono, lo diventano automaticamente in Ucraina.

Al contrario, se l’Ucraina secreta qualsiasi informazione, deve essere disponibile per gli americani.

Allo stesso tempo, l’accordo richiede di coinvolgere il minor numero possibile di persone in questo progetto – “ridurre al minimo il numero di persone che hanno accesso a informazioni ad accesso limitato“.

Interessanti informazioni sono disponibili anche sul Centro Scientifico Internazionale, di cui l’Ambasciata ha parlato e che sovrintende ai laboratori ucraini. Secondo i documenti, i suoi dipendenti sono protetti nientemeno che dall’immunità diplomatica.

Cioè, sembra essere una struttura molto importante in Ucraina per gli Stati Uniti.

Tuttavia, il fatto stesso che tali accordi esistano non è ancora la prova che agenti patogeni pericolosi siano prodotti o testati sugli ucraini nei laboratori. Ma perché gli americani aprono così tanti laboratori e investono un sacco di soldi – mentre avvolgono questo argomento con un velo di segretezza?
E anche sotto gli auspici del dipartimento militare degli Stati Uniti.

Il giornalista Yury Tkachev dà la sua spiegazione.

“Questi laboratori studiano il comportamento di agenti patogeni pericolosi in determinate condizioni regionali, tenendo conto di fattori climatici, demografici e di altro tipo.

Questi studi possono essere chiamati studi a duplice uso: da un lato, sono davvero importanti per valutare le minacce della diffusione di una malattia (la stessa febbre Crimea-Congo) e nello sviluppare raccomandazioni per combatterla. D’altra parte, i risultati dello studio possono essere utilizzati nello sviluppo di armi batteriologiche per l’uso in una particolare regione “, ha scritto Yury Tkachev sul suo canale Telegram.

Il capo dell’ambasciata degli Stati Uniti in Ucraina, Kristina Kvien, ha deciso di prendere parte alla titanica battaglia delle autorità del Dipartimento di Stato contro “la disinformazione russa in tutto il mondo”. Sul sito web dell’Ambasciata, ha pubblicato un articolo intitolato “Dobbiamo tutti combattere contro la disinformazione”.

Ci concentreremo su una questione di vitale importanza per i nativi che sono istruiti dalla Grande Sorella Bianca. In particolare, sul “falso sui Biolab americani in Ucraina”“Molte storie false che attaccano le relazioni dell’Ucraina con l’Occidente e le sue riforme provengono direttamente da fonti russe. Come è stato affermato in un recente rapporto del Dipartimento di Stato intitolato “Principali elementi della disinformazione e della propaganda russa”, il Cremlino cerca regolarmente di seminare discordia nelle società occidentali, compresa l’Ucraina, indebolire le istituzioni occidentali, promuovere voci marginali e minare i nostri ideali democratici. Non è un caso che di recente abbiamo visto che l’antica disinformazione russa – e le vere e proprie bugie – sui “biolab segreti americani” è stata rilanciata contemporaneamente in Georgia e Ucraina – due paesi democratici che stanno attuando riforme e sviluppando stretti legami con l’Occidente.

Che cos’è esattamente la “disinformazione”, lo considereremo di seguito. Ma quanto è russa?

Nella prima metà dell’attuale decennio, la pubblicazione settimanale di Kiev “2000” ha condotto un’indagine giornalistica relativa a questi laboratori. Nel 2012, furono annunciati i primi risultati di questa indagine ad almeno cinque ministri del governo Azarov e una buona decina di deputati del Partito delle Regioni allora al potere.

È stato pianificato di basare uno dei laboratori nella regione di Kharkov. E anche allora, i residenti del centro distrettuale di Merefa, alla disperata ricerca di una risposta dalle amministrazioni statali ucraine (da quelle presidenziali a quelle locali) alle loro lettere che chiedevano di fermare la creazione di un laboratorio microbiologico nella città, si sono rivolti al Console della Federazione Russa: “Sul territorio della nostra città, si stanno svolgendo lavori per la progettazione e la costruzione di un laboratorio di riferimento centrale del 3° livello di pericolo… La costruzione è finanziata dal Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti… Chiediamo la vostra assistenza nel quadro della cooperazione diplomatica per impedire la costruzione di un CRL a 75 km dal confine della Federazione Russa. Per un virus, questa non è una distanza, non ha barriere”. La risposta della Federazione Russa è ancora sconosciuta.

Nel 2018, in relazione alle rivelazioni dell’ex ministro della Sicurezza di Stato della Georgia (non della Federazione Russa, si prega di notare) sulle attività di Biolabs vicino a Tbilisi, il tema dei Biolabs americani in Ucraina è stato nuovamente sollevato dal politico ucraino Renat Kuzmin. Già nel 2020, Medvedchuk ha iniziato a lavorare attivamente per scoprire la natura di questi laboratori. Il Vice Assistente Segretario di Stato per l’Europa e l’Asia, George Kent, non ha escogitato niente di meglio che dire che “il politico ucraino preferito di Putin ha introdotto la disinformazione russa nel gioco in Ucraina” riguardo ai “Biolab americani”. Ma l’unica ragione della preoccupazione di Medvedchuk era la mappa pubblicata in … Bulgaria (un paese della NATO, riveliamolo ai diplomatici americani) della posizione dei bio-laboratori in Ucraina.

Dopo aver chiuso la domanda sull’”origine russa” della “disinformazione”, ne analizzeremo l’essenza. Bene, apriamo il contratto tra il ministero della Sanità dell’Ucraina e – attenzione – il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti, in base al quale sono stati costruiti questi laboratori “ucraini” (“modernizzati”). In esso, l’obiettivo finale della “collaborazione” era quello di “collegare i laboratori ucraini a un unico sistema online per il monitoraggio delle malattie”. Ma nel 2013, si è scoperto che il ministero della Sanità dell’Ucraina non era “collegato” a questo programma. “Per quanto riguarda la creazione di un sistema di integrazione elettronica per monitorare la diffusione delle malattie infettive, ad esempio, il ministero della Sanità ci ha spiegato che il Ministero non ha nulla a che fare con esso”, ha scoperto l’esperto di “2000” Anton Sergienko. “Un sistema elettronico straniero introdotto nelle agenzie governative trasmette dati epidemiologici agli Stati Uniti, e il ministero della Sanità al riguardo è completamente fuori dal giro. In che modo ciò è conforme alle disposizioni della legge “sulla sicurezza delle informazioni nei sistemi di informazione e di telecomunicazione”, che prevede un sistema completo di protezione di tali informazioni?”.

In effetti, stavamo parlando del fatto che, secondo il contratto “arancione” del 2005, il ministero della Sanità dell’Ucraina è obbligato a inviare al Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti ceppi di agenti patogeni che appariranno a seguito della ricerca in queste strutture. Questi risultati sono segreti. Ma questo segreto militare è, per così dire, “unilaterale”: se i risultati sono considerati segreti dal Pentagono, lo diventano automaticamente in Ucraina. Ma se è considerato segreto dall’Ucraina – allora per tutti tranne che per il Pentagono.

Il ministero della Sanità ucraino afferma che Black & Veatch Special Projects Corp. era l’appaltatore statunitense per i “laboratori ucraini”. Ma fino a che punto questa azienda si occupa solo di “costruzione e assemblaggio“?

Un piccolo legame: il 15 settembre 2013, il cittadino statunitense Anthony Bors, alla guida di una jeep Ford Escape con targhe diplomatiche dell’ambasciata degli Stati Uniti, ha avuto un incidente a Kiev. Quando la polizia stradale è arrivata sulla scena, l’americano non si trovava da nessuna parte. Bors lasciò le chiavi dell’auto, una copia della sua patente e una procura per guidare l’auto, e scomparve. Il direttore dell’ufficio di Kiev di Black & Veatch è venuto a prendere l’auto. Su quali basi i comuni cittadini statunitensi hanno viaggiato in Ucraina in auto dell’ambasciata (e, quindi, sotto la copertura dell’immunità diplomatica)? Inoltre, 3 mesi e mezzo prima dell’incidente, il periodo di accreditamento per Black & Veatch in Ucraina era scaduto. Tuttavia, secondo “2000”, le sue attività sono state condotte in modo informale (tre decine di dipendenti dell’azienda “erano in vacanza a proprie spese”). “E come non ricordare che per condurre attività di intelligence nei paesi ospitanti, gli americani usano spesso la copertura diplomatica: passaporti, carte di accreditamento, auto di ambasciate, consolati, ecc.”, Sergienko ha scritto: “Oltre ad Anthony Bors, le auto con targhe diplomatiche statunitensi sono talvolta guidate dai suoi connazionali – gli stessi ‘lavoratori biologici’ con ‘Black & Veatch’ di Matthew Webber (Vice Presidente della società) e sua moglie, Gary Plum (il cosiddetto manager, amante della pornografia infantile e del sesso di gruppo in ufficio), meno spesso B. Oumete, B. Brooks e simili”.

A questo punto, Yanukovich finalmente si è degnato di interessarsi alla questione dei bio-laboratori “modernizzati“. Il 17 luglio 2013, il primo vice-ministro dello Sviluppo economico dell’Ucraina A. Maksyuta ha informato l’Ambasciata degli Stati Uniti che il servizio veterinario non poteva consentire l’introduzione di laboratori in funzione per una serie di motivi. In breve, gli americani, sentendosi come padroni a pieno titolo, hanno semplicemente martellato sulla questione degli standard di costruzione. In altre parole, durante l’era Yushchenko, la parte ucraina – dalla leadership del ministero della Sanità agli stessi capi dei laboratori – non sapeva cosa esattamente veniva “modernizzato”, come e, soprattutto, per quali scopi.

Non tutti hanno sopportato questo negli anni arancioni. Così, quando il direttore del laboratorio veterinario di Lugansk si rifiutò di firmare l’atto di accettare il lavoro da un subappaltatore americano, l’ambasciatore Tefft andò personalmente a Lugansk. In risposta alla protesta del direttore del laboratorio veterinario di Lvov, il subappaltatore ha modificato i codici sulle serrature, in modo che nessuno dei dipendenti potesse entrare nella stanza “modernizzata”. Pertanto, l’intero piano del laboratorio era inaccessibile ai legittimi proprietari. Tuttavia, in alcuni luoghi, in violazione delle norme edilizie, ha introdotto spudoratamente elementi come “laboratorio per gli ospiti”…

Nel 2013 sono stati rivelati anche i fatti di corruzione nelle attività del pool di appaltatori, subappaltatori ed esperti. E questo è ciò che è stato registrato nella trascrizione del processo: “Quando qualcuno del ministero della Sanità era interessato agli affari del progetto americano, ha immediatamente causato una reazione negativa da parte degli americani sotto forma di uno scandalo a livello dell’ambasciata degli Stati Uniti in Ucraina e di alti funzionari dello stato”.

Pertanto, quando gli “alti funzionari” in Ucraina sono stati sostituiti, il contratto con il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti non è stato esteso. “L’accordo era segreto, nessuno lo sapeva”, ricorda oggi l’ex primo ministro Nikolay Azarov. “E tutti gli ucraini che hanno partecipato alla sua conclusione hanno firmato un accordo di non divulgazione. Quando siamo saliti al potere nel 2010, abbiamo scoperto da una lettera informativa del ministero della Sanità che tali laboratori esistono nel nostro paese e operano. Successivamente, il ministero della Sanità è stato incaricato di fornire informazioni complete. Nel periodo 2010-2011, il ministero della Sanità ha scritto senza successo lettere per richiedere l’accesso. Alla fine, sotto pressione, loro (gli americani) hanno permesso l’accesso tecnico a due o tre laboratori: solo per guardare i corridoi, la ventilazione e così via. Non hanno fornito informazioni specifiche. Seguì la corrispondenza e, all’inizio del 2013, si decise di inviare una nota agli americani sulla risoluzione dell’accordo… Una lettera del genere è stata inviata, è seguito uno scambio di opinioni, ci siamo offerti di avviare negoziati ed è scoppiato un colpo di stato”.

Le accuse russe di un programma di ricerca di laboratorio sulle “guerre biologiche” finanziato e amministrato dagli Stati Uniti in Ucraina hanno portato a speculazioni dilaganti sulla natura di questi laboratori finanziati dal Pentagono. L’insistenza dei russi sul fatto di avere prove di un tale programma di armi biologiche è diventata un grosso ostacolo ai negoziati diplomatici tra Russia e Ucraina in Bielorussia. Il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov ha dichiarato che “il Pentagono ha costruito due laboratori di guerra biologica e hanno sviluppato agenti patogeni a Kiev e a Odessa”. Ecco i documenti che l’Ambasciata degli Stati Uniti in Ucraina ha ripulito dai laboratori di “riduzione delle minacce biologiche” (link https://www.scribd.com/document/563184081/Ukraine-Embassy-Documents-on-Biological-Threat-Reduction-Program#from_embed). Sembrerebbe che gli USA, invece di difendere i “civili” stiano difendendo i loro investimenti “bio-bellici”.

Le spese del Dipartimento della Difesa, così come elencate per alcuni laboratori ucraini, sono riportate di seguito:

  • Laboratorio diagnostico di Dnipropetrovsk (1.935.557 dollari)
    • Laboratorio diagnostico veterinario regionale statale di Dnipropetrovsk ($)
    • Laboratorio diagnostico di Kharkiv ($ 1.638.375)
    • Laboratorio regionale di diagnostica veterinaria di Luhansk ($ 1.746.312)
    • Laboratorio diagnostico di Leopoli ($ 1,927,158)
    • Laboratorio Regionale Diagnostico Veterinario di Leopoli ($1,734,971)
    • Vinnytsia Oblast Laboratory Center ($ 1,504,840)
    • Centro di laboratorio della regione di Zakarpartska (1.920.432 $)
    • Istituto di Medicina Veterinaria dell’Accademia Nazionale delle Scienze Agrarie ($ 2.109.375,23) 

https://beckernews.com/here-are-the-documents-the-u-s-embassy-in-ukraine-scrubbed-on-biological-threat-reduction-labs-44315/

Di seguito il link dell’ambasciata che conferma l’esistenza e il programma: https://ua.usembassy.gov/embassy/kyiv/sections-offices/defense-threat-reduction-office/biological-threat-reduction-program/

Riferimenti:

– https://www.defense.gov/Multimedia/Photos/igphoto/2002876272
– https://www.state.gov/05-606
– https://www.state.gov/wp-content/uploads/2019/02/05-829-Ukraine-Weapons.pdf

qui l’articolo completo

https://www.databaseitalia.it/gli-stati-uniti-hanno-finanziato-attraverso-le-fondazioni-di-george-soros-lo-sviluppo-di-armi-biologiche-in-ucraina-proprio-accanto-al-confine-russo/?fbclid=IwAR0PotNp8VseO6ohMN8uvwI_uTCTtYhpwdhGc_i-KPQrLwBjN3b59cSkTNY

Gerusalemme/al-Quds-PIC. Domenica, decine di cittadini palestinesi del quartiere di Jabel Mukaber, a Gerusalemme est, hanno partecipato a un sit-in contro le demolizioni di case davanti alla sede del municipio israeliano nella città santa occupata.

I partecipanti hanno scandito slogan condannando le pratiche “razziste” di Israele contro di loro, in particolare, e in altre aree della città santa, in generale.

Portavano cartelli in arabo ed ebraico chiedendo di fermare la demolizione delle case a Gerusalemme e impegnandosi a rimanere saldi sulla loro terra.

Uno dei cittadini, la cui casa è minacciata di demolizione, ha affermato che questo è stato il quinto sit-in organizzato negli ultimi mesi davanti all’edificio del comune israeliano per protestare contro le pratiche di demolizione e sfollamento nei quartieri di Gerusalemme est.

“Abbiamo partecipato al sit-in per consegnare un messaggio chiaro in cui si afferma che non demoliremo le nostre case con le nostre mani, come richiesto dal municipio di occupazione, né consentiremo ai suoi macchinari di demolirle”, ha affermato.

Secondo l’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari nei Territori palestinesi (OCHA), tra il 25 gennaio e il 7 febbraio 2022, le autorità israeliane hanno demolito 175 proprietà palestinesi a Gerusalemme est.

Middle East Eye. Di Azad Essa. Non si può permettere a Israele di strumentalizzare il conflitto Russia-Ucraina per consolidare la propria ‘superiorità demografica’ nella Palestina storica.

I pogrom cominciarono prima che il fumo si dissolvesse e i morti della Prima Guerra Mondiale fossero sepolti. 

Gli ebrei, bloccati nella guerra civile che dal 1918 dilagò nell’impero russo, furono oggetto di almeno mille pogrom. Furono incolpati della Prima Guerra Mondiale e della rivoluzione russa del 1917. Furono accusati di ammassare cibo e ricchezze. Furono vessati e picchiati nelle loro case, aggrediti sessualmente in strada e, in centinaia di occasioni, messi in fila e ammazzati.

Gli storici stimano che entro il 1921 furono uccisi più di 100.000 ebrei ucraini. I pogrom contro di loro ebbero parecchie conseguenze per l’Europa e gli ebrei nel resto del mondo.

Nel suo nuovo libro In the Midst of Civilised Europe: The Pogroms of 1918-1921 and Onset of the Holocaust [Nel cuore della civile Europa: i pogrom 1918-1921 e l’inizio dell’Olocausto], ed. Metropolitan Bookslo storico di Chicago Jeffrey Veidlinger sostiene che la febbrile violenza inflitta agli ebrei in Ucraina agli inizi degli anni ’20 rappresentò un precedente della brutalità degli anni che seguirono.

Nonostante la lunga storia della persecuzione contro gli ebrei in Europa, la spudorata violenza contro gli ebrei nei pogrom dopo la Prima Guerra Mondiale fu un’anticipazione dell’Olocausto vent’anni dopo nella Germania nazista. In altre parole gli assassini di massa approvata dallo Stato con Adolf Hitler ebbero come precedenti parecchi massacri di dimensioni minori per mano di persone comuni e degli eserciti che combattevano i bolscevichi.

Comunque i pogrom contro gli ebrei ucraini ebbero un altro effetto a catena. 

Una patria ebraica.

Essi nutrirono la necessità di creare una patria ebraica che divenne estremamente possibile quando, durante la Prima Guerra Mondiale i britannici, subentrarono agli ottomani in Palestina.

I profughi ucraini in Israele, quello stesso popolo appena sfuggito oggi a guerra, fame e occupazione straniera, si trasformeranno da un giorno all’altro in coloni e colonizzatori.

Sumaya Awad e Annie Levin in Palestine: A Socialist Introduction [Palestina: un’introduzione socialista](ed. Haymarket Books), scrivono che la dichiarazione di Balfour [ministro degli Esteri britannico che impegnò l’impero a favorire un “focolare ebraico” in Palestina, ndtr.] nel 1917 fu “il primo riconoscimento ufficiale delle colonie sioniste”. Il sostegno britannico a una patria ebraica affrettò il trasferimento di migliaia di emigranti ebrei nella Palestina occupata dalla Gran Bretagna.

Fra il 1921 e il 1923 circa 40.000 ebrei ucraini si diressero in Palestina come coloni e colonizzatori. 

L’arrivo dei profughi ebrei rese permanenti le tensioni con i nativi palestinesi che si videro strappare via la propria terra da sotto i piedi. Catalizzò una serie di schermaglie fra le due comunità, la più conosciuta delle quali fu quella di Giaffa nel 1921, durante la quale furono uccisi 48 palestinesi e 47 ebrei. 

 Il sionismo, come altri progetti coloniali, era fondato sulla disumanizzazione degli indigeni palestinesi. Per gli ebrei fuggiti dall’Ucraina e altrove la Palestina era loro e perciò deserta, e, ove abitata da palestinesi, non civilizzata.

Veidlinger scrive che gli ebrei ucraini erroneamente tracciano paralleli fra la resistenza palestinese alla colonizzazione delle loro case e le persecuzioni subite in Europa.

 Veidlinger afferma: “Nonostante le numerose differenze fra le rivolte in Palestina e i pogrom in Ucraina, non ultima l’elevato numero di morti arabi, che stavano a indicare scontri letali più che pogrom, l’idea che la violenza nella Terra Santa fosse solo un altro pogrom fu alla base di un mito che finì per caratterizzare l’ala destra del movimento sionista”. 

Con l’avvento della Germania nazista negli anni ’30 e poi con la Seconda Guerra Mondiale l’emigrazione ebraica in Palestina diventò ancora più “urgente”, anche perché altri Paesi, come gli USA, limitavano l’immigrazione ebraica.

Si stima che i nazisti massacrarono 17 milioni di persone, fra cui ebrei, russi, polacchi, rom, gay, disabili. E anche se, secondo il quotidiano israeliano Haaretz, i sionisti cooperarono con i nazisti tedeschi, l’Olocausto diventò il più importante attestato della legittimità di Israele. 

Il giornalista australiano Anthony Lowenstein scrive: “I nazisti uccisero sei milioni di ebrei e i leader sionisti, con a capo (David) Ben-Gurion, videro l’opportunità unica di sfruttare le sofferenze degli ebrei per ottenere la simpatia del mondo e fondare una patria ebraica”.

Rifugiati ebrei ucraini 2.0.

A pochi giorni dall’invasione russa dell’Ucraina alla fine di febbraio 2022, poco più di un secolo dopo i pogrom in Ucraina, il governo israeliano ha invitato gli ebrei ucraini a fare aliyah, cioè a emigrare nella Terra Santa.

L’hanno chiamata “Operazione Israele garantisce” (Arvut Yisrael), fondata sulla Legge israeliana del ritorno che garantisce agli ebrei di ogni parte del mondo la cittadinanza automatica in base alla loro religione.

Come durante la Seconda Guerra Mondiale non sono solo gli ebrei ad affrontare la calamità della guerra in Europa orientale. Tutti i 44 milioni di abitanti dell’Ucraina stanno affrontando una minaccia esistenziale mentre l’esercito russo attacca con truppe di terra e terrificanti bombardamenti aerei.

In 12 giorni sono sfollati più di 2 milioni di ucraini. “Noi chiediamo agli ebrei in Ucraina di immigrare in Israele, la vostra casa,” ha detto il ministro israeliano per la Aliyah e l’integrazione. Anche il primo ministro Naftali Bennett ha descritto lo Stato di Israele come “un rifugio per ebrei in pericolo”.

“Questa è la nostra missione. Noi compiremo anche questa volta la nostra sacra missione,” ha detto Bennett.

Con perfetto tempismo la sezione per le colonie dell’Organizzazione sionista mondiale (OSM) ha detto che avrebbe costruito abitazioni temporanee per coloro che scelgono di compiere il viaggio. Anche Pnina Tamano-Shata [del partito di centro-destra Blu e Bianco e prima etiope a ricoprire un ruolo di governo, ndtr.], ministra israeliana per l’Immigrazione e l’Integrazione, ha detto che i destini degli ebrei in Israele e di quelli della diaspora sono “intrecciati”.

“Quando la decisione del governo verrà approvata i membri del dipartimento per le colonie sono in grado di metterla immediatamente in atto,” dice Yishai Merling a capo della divisione colonie dell’OSM.

E aggiunge: “I combattimenti in corso in Ucraina e l’incertezza richiedono allo Stato di Israele di prepararsi in funzione dell’assorbimento degli immigrati dall’Ucraina. Israele deve prendersi la responsabilità delle comunità ebraiche che vivono là. È quello che Israele ha fatto in passato ed è quello che lo Stato ebraico deve fare oggi.”

Da rifugiati a coloni.

In base all’ultimo calcolo almeno 467 ebrei ucraini hanno compiuto il viaggio verso Israele come fecero i loro compatrioti un secolo fa.

Le stime variano, ma secondo parecchie fonti ci sono circa 40.000 persone in Ucraina che si considerano ebrei, incluso il presidente Volodymyr Zelensky. Ce ne potrebbero essere quattro volte tante di origine ebraica e che quindi hanno diritto all’aliyah.

Ayelet Shaked, ministra degli Interni israeliana, questa settimana ha detto che circa 100.000 ebrei ucraini potrebbero arrivare nel Paese e diventare cittadini.

Agli ebrei ucraini, in fuga da guerra e caos in Ucraina, verrà ora dato rifugio, cibo e protezione e chiesto di vivere su terre prese ai palestinesi. Alcuni potrebbero vivere su terre sottratte di recente, note come colonie illegali nei territori palestinesi occupati in violazione del diritto internazionale.

Secondo la divisione colonie dell’OSM i nuovi arrivati saranno collocati in colonie sulle alture del Golan occupato, nel Negev, ad Arava [sul confine sud tra Israele e la Giordania, ndtr.], nella Valle delle Sorgenti e nella valle del Giordano [in Cisgiordania, ndtr.].

Alcune famiglie si sono già spostate a Nazareth Illit (ora Nof Hagalil), su terre sottratte negli anni ’50 alla vicina città di Nazareth, parte di un più vasto tentativo di “ebraizzare” e soffocare lo sviluppo e la crescita palestinese nella regione. All’epoca la zona era prevalentemente abitata da palestinesi.

Altre potrebbero spostarsi in terre precedentemente rubate ed edificate sui villaggi oggetto di pulizia etnica quando Israele fu creato nel 1948 nella Palestina storica. Circa 750.000 palestinesi furono espulsi nel 1948 per far posto allo Stato di Israele.

E come i loro predecessori giunti un secolo fa, si impregneranno del credo sionista secondo cui la terra era vuota e che i palestinesi cacciati nel 1948, di cui circa cinque milioni languono ancora in campi profughi o che vivono in zone diverse del mondo e sono impossibilitati a ritornare alle proprie case o che stanno vivendo come dei prigionieri nella Gaza soggetta a blocco, sono minacce alle loro esistenze di ebrei.

Non un gesto umanitario.

In altre parole le stesse persone che sono appena fuggite da guerra, fame e occupazione straniera oggi si trasformeranno in un batter d’occhio in coloni. Semplicemente si inseriranno nel sistema israeliano di segregazione istituzionalizzata e discriminazione conosciuto come apartheid.

Non fraintendetemi: gli ucraini stanno pagando il prezzo di una guerra fra due fragili imperi in lotta per dominio e potenza. 

Ma anche in questo momento di emergenza globale in cui vanno intentate azioni immediate per salvare vite civili in Ucraina non c’è assolutamente motivo per far pagare ai palestinesi i costi di questo conflitto.

Non si può permettere a Israele di strumentalizzare il conflitto Russia-Ucraina per popolare la terra palestinese con altri ebrei per consolidare quello che Lana Tatour, docente di colonialismo e diritti umani alla University of New South Wales a Sydney, descrive come “superiorità demografica”.

Assorbire ebrei da tutto il mondo non è un gesto umanitario, è una politica strategica. Rafforza Israele come patria ebraica.Ma allora, dopo un secolo, chi stiamo prendendo in giro?

Israele è sopravvissuto ed è prosperato come Stato coloniale di insediamento e ha costruito la propria legittimità e credibilità come democrazia liberale nonostante le sue politiche razziste perché, fin dall’inizio, Gran Bretagna, Francia e in particolare gli USA non hanno mai riconosciuto i palestinesi come importanti o persino come esseri umani.

Le opinioni espresse in questo articolo appartengono all’autore e non riflettono necessariamente la politica editoriale di Middle East Eye.

Azad Essa.

Azad Essa, giornalista esperto di Middle East Eye,vive a New York. Dal 2010 al 2018 ha lavorato perl’edizione in inglese di Al Jazeera occupandosi dell’Africa meridionale e centrale. È l’autore di The Moslems are Coming [Arrivano i musulmani] (Harper Collins India) e Zuma’s Bastard [Il bastardo di Zuma] (Two Dogs Books). 

(Foto: l’arrivo di profughi ebrei ucraini il 6 marzo. Foto AFP).

Traduzione dall’inglese per Zeitun.info di Mirella Alessio

Negev/Naqab-Quds Press. La scorsa notte, una milizia ebraica ha aggredito un autista di autobus palestinese nella città di Rahat, nel Negev (Palestina occupata nel sud nel 1948), e ha cercato di bruciare il suo veicolo mentre si trovava all’interno.
Secondo i media locali, un gruppo estremista ha intercettato un veicolo guidato da Salah Abu Zayed (48 anni) e gli ha spruzzato gas lacrimogeni direttamente in faccia, provocandogli l’asfissia, e ha tentato per appiccare il fuoco al veicolo mentre era a bordo.
Le fonti hanno spiegato che Abu Zayed stava guidando l’autobus vicino a Givat Ze’ev, e ha sentito gli estremisti dire: “Un arabo, bruciamo il suo veicolo”; successivamente, il gruppo ha iniziato a lanciare pietre contro l’autobus.

Abu Zayed è stato ferito e portato in ospedale.

Di recente, centinaia di israeliani si sono uniti alla cosiddetta “Compagnia Bar’el”, una milizia armata ebraica costituita da un attivista del partito “Otzma Yehudit” (di estrema destra), rappresentato nel parlamento israeliano, la Knesset, da Itamar Ben Gvir.
Secondo il quotidiano ebraico Haaretz, la polizia di occupazione israeliana sostiene l’insediamento della milizia con il pretesto di “salvare il Negev dal problema dell’insicurezza personale”.

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