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Gerusalemme/al-Quds. Due poliziotti israeliani sono stati accoltellati e feriti da un palestinese a Bab el-Amud, nella Gerusalemme occupata, lunedì mattina.

Il canale televisivo israeliano 12 ha affermato che un giovane palestinese ha compiuto l’attacco poi è fuggito dalla scena.

Uno dei poliziotti ha riportato ferite medie e l’altro lievi.

La polizia ha aggredito selvaggiamente giovani palestinesi a Bab el-Amud, dopo l’attacco, secondo quanto riferito da testimoni.
Le forze di occupazione hanno chiuso i cancelli della Città Vecchia e hanno impedito a decine di residenti di raggiungere le loro case e la Moschea di al-Aqsa.

Fonti dei media ebraici hanno affermato che la polizia di occupazione ha arrestato un palestinese di 23 anni, sostenendo che sia l’autore dell’operazione; il quotidiano Times of Israel riferisce che la polizia israeliana ha arrestato l’autore dell’accoltellamento a Gerusalemme, dopo che si era rifugiato nella casa di un parente a Jabal Mukaber.
Il giornale ha citato il fratello del detenuto palestinese secondo il quale “l’incidente è stato un litigio, non un attacco con il coltello”.

(Fonti: PIC, Quds Press, Wafa).

Negev – MEMO. Khalil Musa Musbah, prigioniero palestinese malato cronico, venerdì è stato gravemente maltrattato e picchiato dagli agenti della prigione israeliana di Megiddo, nel Negev.

Detenuto dal 2003, sta scontando una condanna a 20 anni e soffre di numerosi problemi di salute cronici allo stomaco, all’intestino e ai vasi sanguigni.

In seguito agli abusi degli agenti, Musbah è stato trasferito nella prigione centrale di Asqalan, nel sud di Israele, secondo quanto affermato dalla Società per i prigionieri palestinesi (PPS).

Venerdì, il gruppo di monitoraggio della PPS ha invitato tutte le organizzazioni per i diritti umani ed il Comitato internazionale della Croce Rossa a intervenire e garantire l’incolumità di Musbah, aggiungendo che ritiene le autorità d’occupazione israeliane responsabili per qualsiasi deterioramento delle sue condizioni di salute.

Il gruppo ha spiegato che le autorità israeliane commettono regolarmente violazioni flagranti contro i prigionieri palestinesi, inclusa la privazione del diritto all’assistenza sanitaria, alla protezione dalle malattie infettive e alla non discriminazione.

Secondo le ONG palestinesi, ci sono circa 4.600 palestinesi nelle carceri israeliane, inclusi almeno 600 malati.

Bali – PIC. Sabato, il presidente dell’Assemblea nazionale kuwaitiana, Marzouq al-Ghanim, ha chiesto l’espulsione della delegazione israeliana dall’Unione interparlamentare (IPU), dopo che è stato presentato un voto sul ritiro della Russia dall’organizzazione internazionale.

Le dichiarazioni di Ghanim sono giunte durante la riunione di coordinamento del gruppo arabo, alla vigilia della 144ª  conferenza dell’IPU, che si terrà a Bali, in Indonesia, da domenica 20 marzo a giovedì 24 marzo.

“È ingiusto e illogico affrontare la crisi russo-ucraina in un modo completamente diverso dall’approccio alle violazioni commesse dalle forze d’occupazione israeliane”, ha sottolineato il deputato kuwaitiano.

“In un momento in cui, nelle ultime tre settimane, vengono adottate misure rigorose contro potenziali violatori dei diritti umani nel conflitto russo-ucraino, comprese le richieste di cancellare l’adesione della Russia all’IPU, c’è una totale negligenza sulle atrocità commesse da Israele nei Territori palestinesi occupati negli ultimi sei decenni”, ha affermato.

Ribadendo il rifiuto per principio del Kuwait verso ogni forma d’occupazione, ha aggiunto: “Appartengo a un paese che ha vissuto sotto occupazione, 30 anni fa, ed è per questo che dobbiamo essere contro la politica dei doppi standard nei conflitti politici, in particolare quando si tratta di questioni relative ai diritti umani”.

“Con tutto il rispetto verso di Lei ed il gruppo di stati europei, la presidenza dell’IPU dovrebbe rappresentare tutti gli Stati membri, non solo il blocco europeo”, ha detto Ghanim, rivolgendosi al presidente dell’IPU, Duarte Pacheco.

Gerusalemme occupata/al-Quds – PIC e Quds Press. Il Movimento islamico nella Gerusalemme occupata ha esortato i cittadini palestinesi, provenienti da tutti i Territori occupati, a intensificare la loro presenza nella moschea di al-Aqsa, soprattutto durante il mese del Ramadan.

In una dichiarazione rilasciata sabato, il Movimento islamico ha affermato che una serie di feste e celebrazioni ebraiche coincidono quest’anno con i giorni del Ramadan, il che necessiterà un’intensa presenza di fedeli musulmani nella moschea di al-Aqsa per sventare qualsiasi tentativo dei coloni di invaderla.

Il Movimento ha anche applaudito le famiglie palestinesi di as-Sawahira e Jebel Mukabber, nella Gerusalemme Est, per la loro decisione di non rispondere agli ordini del comune israeliano che le obbligavano a demolire le loro case a proprie spese.

Il Movimento ha sottolineato che tale posizione dovrebbe essere sostenuta e diffusa in tutta la città santa.

Traduzione per InfoPal di F.H.L.

Gerusalemme occupata/al-Quds – PIC. La scorsa settimana 682 coloni hanno invaso la moschea di al-Aqsa, sotto protezione della polizia, secondo quanto affermato dal sito web al-Qastal News.

Ai coloni è stato permesso di invadere la moschea e di visitare i suoi cortili, tra le restrizioni all’ingresso e al movimento imposte ai musulmani.

I coloni hanno invaso la moschea in gran numero, principalmente mercoledì e giovedì, durante il festival di Purim, ha detto al-Qastal.

Coloni estremisti hanno anche cercato più di una volta, negli ultimi giorni, di portare gli attrezzi di Purim, fischietti compresi, alla moschea, e alcuni di loro hanno recitato preghiere indossando abiti religiosi durante i loro tour nel luogo sacro islamico.

In un incidente correlato avvenuto sabato, la polizia israeliana ha impedito a diversi cittadini palestinesi della Cisgiordania di entrare nella moschea di al-Aqsa.

Secondo fonti locali, gli agenti di polizia hanno vietato ai cittadini, che sono arrivati in autobus da diverse aree della Cisgiordania, di entrare nella moschea per pregare.

Traduzione per InfoPal di F.H.L.

Gerusalemme/al-Quds. Sabato mattina, nei pressi della Città Vecchia di Gerusalemme occupata, un giovane palestinese è stato gravemente ferito da proiettili sparati dalle forze israeliane dopo aver accoltellato un colono.

Secondo i media ebraici, l’incidente è avvenuto all’incrocio tra la strada al-Thuri e la strada al-Khalil/Hebron.

Canale 12 israeliano ha riferito che un colono di 35 anni è stato leggermente ferito in un attacco con il coltello a Gerusalemme ed è stato trasferito all’ospedale Shaare Zedek.

L’accoltellatore, un uomo di 20 anni, è stato colpito dagli agenti di polizia che si trovavano nella zona e poi è stato portato in ospedale in gravi condizioni.

La tensione è aumentata, nelle ultime settimane, dopo che nove palestinesi sono stati uccisi in violenti raid della polizia e dei militari in Cisgiordania e nel Negev.

(Fonti: PIC, Wafa e Quds Press).

Cisgiordania. Violenti scontri (*) sono scoppiati in diverse aree della Cisgiordania dopo che le forze di occupazione israeliane (IOF) hanno represso le marce settimanali contro il colonialismo.

Nel distretto di Nablus, sono scoppiati scontri dopo che le IOF e coloni hanno preso d’assalto diverse città e villaggi.

I soldati hanno attaccato le proteste contro gli insediamenti di Jabal Sobeih, nella città di Beita, che hanno portato allo scoppio di violenti scontri. Le IOF hanno sparato lacrimogeni e proiettili di metallo rivestiti di gomma.

Un giovane è stato ferito da proiettili di metallo ricoperti di gomma, mentre decine di altri hanno sofferto per l’inalazione di gas lacrimogeni.

Diversi palestinesi sono stati feriti anche nella vicina città di Beit Dajan dopo che le IOF hanno soppresso la marcia settimanale contro gli insediamenti.

Scontri simili sono scoppiati nella città di Qaryut, a sud-est di Nablus, presa d’assalto dalle IOF e dai coloni. Diversi cittadini palestinesi sono rimasti feriti durante l’attacco dei coloni.

A Qalqilya, decine di cittadini palestinesi hanno sofferto per l’esposizione ai gas lacrimogeni durante gli scontri con i soldati delle IOF nella città di Kafr Qaddum.

Secondo fonti locali, le IOF hanno attaccato la marcia settimanale contro gli insediamenti di Kafr Qaddum e hanno sparato sui partecipanti raffiche di lacrimogeni e proiettili di metallo rivestiti di gomma mentre raggiungevano l’ingresso chiuso a ovest della città.

I giovani locali hanno affrontato i soldati e hanno scagliato pietre contro di loro.

I residenti di Kafr Qaddum hanno iniziato a organizzare marce settimanali nel 2011 per protestare contro le attività degli insediamenti israeliani e l’accaparramento di terre e per chiedere, in particolare, la riapertura della strada meridionale del loro villaggio, che è stata bloccata dalle IOF per lunghi anni. Si tratta della principale via di comunicazione con la vicina città di Nablus.

L’esercito israeliano ha bloccato la strada dopo aver ampliato l’insediamento illegale di Kedumim, nel 2003, costringendo i residenti locali a prendere una tangenziale per recarsi a Nablus, dilatando il tempo di spostamento da 15 a 40 minuti, secondo quando denunciato da B’Tselem.

(Fonti: PIC, Quds Press e Wafa).

(*) Nel linguaggio militare, gli scontri avvengono tra eserciti o gruppi armati di pari forze. Tra Tsahal, l’esercito israeliano, e la Resistenza o i gruppi di giovani palestinesi che rispondono alle aggressioni dell’occupante israeliano non c’è parità di forze. Pertanto, riportiamo tra virgolette il termine scontri/scontro, per non indurre i lettori meno informati a pensare che in Palestina sia in atto un conflitto/guerra tra attori con eserciti, armamenti e forze paritarie.

Gaza-PIC. Venerdì pomeriggio le forze di occupazione israeliane (IOF) hanno aperto il fuoco contro contadini e pastori palestinesi lungo i confini della Striscia di Gaza.

Durante l’attacco sono state lanciate anche bombe lacrimogene, riferiscono fonti locali.

I contadini palestinesi sono stati costretti a lasciare le loro terre in seguito all’aggressioni israeliana.

Un simile attacco con armi da fuoco è stato segnalato anche a est della città di al-Qarara, a nord-est di Khan Yunis, nel sud della Striscia di Gaza.

Ucraina, Palestina – Palestine Chronicle. In una lunga intervista con Palestine Deep Dive (PDD), Mark Seddon discute con il giornalista di spicco e autore palestinese, Ramzy Baroud, sulla crisi in corso in Ucraina vista attraverso gli occhi del popolo palestinese.

Nell’esaminare ciò che sembra emergere sulla scena geopolitica globale, Baroud ha messo in evidenza l’ipocrisia della comunità internazionale, così come dei media mainstream, nella loro risposta all’invasione militare dell’Ucraina da parte della Russia rispetto alla loro risposta, o mancanza di risposta, a 74 anni di occupazione israeliana della Palestina.

“Le persone hanno il diritto di difendersi dall’occupazione militare, punto. In qualsiasi circostanza, indipendentemente dalla natura geopolitica di quel conflitto e indipendentemente da chi vi è coinvolto”, ha affermato Baroud.

“Siamo ancora sepolti in questa massiccia dicotomia in cui noi palestinesi non possiamo nemmeno protestare senza essere accusati di essere anti-israeliani o anti-statunitensi, o contro questo o quello, rispetto a quanto sta accadendo in Ucraina nel giro di poche ore. In effetti, [era così] anche prima dell’invasione. Quando le forze russe si stavano ammassando al confine tra Russia e Ucraina, le condanne provenivano da tutta Europa, da tutto il Nord America. Ovviamente, dobbiamo affrontare la realtà che la comunità internazionale non ha standard equi e giusti nella sua visione dei conflitti internazionali”.

Commentando il voto dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, che ha visto 35 Stati membri, tra cui Sud Africa, India e Cina, astenersi dal condannare le azioni della Russia, Baroud ha detto: “Penso che la geopolitica abbia molto a che fare con ciò […]. Per fare un esempio, sono stato in Africa, di recente, ho visitato diversi paesi e ho acquisito familiarità con la lotta politica in corso. (…) I paesi africani sono molto, molto attenti alla natura della lotta in atto in Africa. Il Sudafrica, la Nigeria, l’Algeria e altri paesi non vogliono che ciò accada. Vogliono un mondo bipolare più equilibrato”.

Alla domanda sulla possibilità di una nuova Guerra Fredda in Europa, con una rinascita del Movimento dei Non Allineati, Baroud ha detto: “Penso che sia molto possibile. Certo, comprendiamo che ci sono tanti pezzi in movimento, ma davvero, se si raggiungesse una situazione di stallo, in altre parole, se la NATO non riuscisse a farsi strada in Ucraina e nell’Europa orientale, ed una sorta di compromesso venisse preso, [ciò] incoraggerà sicuramente altri paesi ad iniziare a negoziare [per se stessi] un nuovo contratto politico”.

Riguardo ai doppi standard attualmente mostrati dai politici e dai media occidentali, Baroud ha detto: “Penso che dobbiamo rivisitare i termine ‘doppio standard’ e ipocrisia. Semplicemente non riescono nemmeno a raccontare metà della storia su quanto sta accadendo in Palestina. Ciò che l’Occidente, gli statunitensi stanno condannando in questo momento riguardo all’azione militare della Russia è esattamente ciò che Israele ha fatto […] in Palestina ogni singolo giorno. [È esattamente] cosa sta succedendo nello Yemen. Questi milioni di poveri muoiono di fame, combattono il colera, affrontano bombe che cadono su di loro”.

Baroud ha continuato a criticare la censura dei social media sui contenuti filo-palestinesi e a descrivere i doppi standard da parte delle istituzioni internazionali, come la Corte penale internazionale, la FIFA o il Comitato olimpico internazionale.

Nell’evidenziare il razzismo insito nella copertura mediatica occidentale sull’Ucraina, Baroud ha aggiunto: “Questa è davvero la mentalità del razzista. So che questo è un termine che le persone usano con molta attenzione, ma se questo non è vero e proprio razzismo, non so cosa lo sia. Il problema di una mentalità razzista è che non vedi mai la tua colpa e la proietti sempre su qualcun altro”.

Traduzione per InfoPal di F.H.L.

Washington – WAFA. Oltre 500 dipendenti di Google hanno firmato una petizione a sostegno di una collega ebrea, la quale sarebbe stata licenziata per aver protestato contro un accordo di partnership con l’esercito ed il governo israeliani, secondo quanto affermato dal Lost Angeles Times in un recente rapporto.

Ariel Koren, product marketing manager di Google for Education, ha criticato la sua azienda per aver firmato un contratto da 1,2 miliardi di dollari con Israele chiamato Project Nimbus, una grande impresa di Google e Amazon Web Services per fornire servizi cloud all’esercito e al governo israeliani.

“Subito dopo aver contribuito ad organizzarci contro i contratti non etici (e 2 giorni dopo essere tornata dalla mutua), Google mi ha concesso 17 giorni per impegnarmi a trasferirmi a San Paolo, altrimenti perderò il lavoro. Oltre 500 lavoratori hanno presentato una petizione, ma @Google non ha ancora revocato l’atto di ritorsione”, ha twittato.

RIGHT after I helped organize against unethical contracts (& 2 days after returning from #disability leave), Google gave me 17 days to commit to moving to Sao Paulo—or else lose my job. Over 500 workers have petitioned, but @Google has yet to rescind the act of retaliation. pic.twitter.com/P9iOMaUbse

— Ariel Koren (@ariel_koko) March 15, 2022

Centinaia dei suoi colleghi hanno firmato una petizione che accusa Google di “ritorsione ingiusta” contro Koren per il suo attivismo pro-Palestina.

“Purtroppo, il caso di Ariel è coerente con la pericolosa storia di ritorsioni dei lavoratori di Google che ha fatto notizia negli ultimi anni, e in particolare contro coloro che si esprimono contro i contratti che consentono la violenza dello stato contro le persone emarginate”, afferma la petizione.

“La leadership di Google si sta ingiustamente vendicando contro la nostra collega e membro di DropNimbus, Ariel Koren, per aver parlato di come il contratto del Project Nimbus di Google con l’esercito israeliano consentirà violazioni dei diritti umani dei palestinesi”, ha aggiunto.

Koren lavora per Google da circa sei anni e ha guidato gli sforzi di marketing per Google for Education, il braccio dell’azienda che crea strumenti tecnologici per le classi e gli educatori in America Latina. Ha vissuto a Città del Messico per due anni prima di essere autorizzata a lavorare a San Francisco, dove vive il suo partner, all’inizio della pandemia.

Google ha affermato di aver indagato sull’incidente e di non aver trovato prove di ritorsioni contro Koren.

Traduzione per InfoPal di F.H.L.

Cisgiordania – MEMO. Per la prima volta in cinque anni Israele non chiuderà i valichi della Cisgiordania ai palestinesi durante le vacanze di Purim, iniziate mercoledì sera, secondo quanto riferito dai militari.

Le chiusure sono una pratica standard durante la festa nazionale ebraica di Purim, in quella che i militari affermano essere una misura preventiva.

Le misure israeliane comprendono la chiusura di tutte le strade principali, la creazione di posti di blocco militari e l’intensificazione della presenza dell’esercito, nonché la chiusura di tutti i valichi intorno alla Striscia di Gaza, rafforzando ulteriormente l’assedio.

I militari affermano che tutte queste azioni abusive e oppressive contro i palestinesi siano necessarie come mezzo per “assicurare le celebrazioni dei coloni”.

Tuttavia, in una dichiarazione fornita al Jerusalem Post, l’Unità del portavoce dell’esercito ha affermato: “Secondo una valutazione della sicurezza della situazione […], è stato deciso di non imporre una chiusura generale alla Giudea e alla Samaria [Cisgiordania occupata] e di non chiudere i valichi verso la Striscia di Gaza durante le vacanze di Purim”.

“La decisione sarà riesaminata durante le vacanze, alla luce di eventi e sviluppi”, ha aggiunto la nota.

Il Purim viene celebrato ogni anno il 14 del mese ebraico di Adar, che generalmente cade nel tardo inverno o all’inizio della primavera.

La decisione di non imporre una chiusura è stata presa a seguito di una riunione tra l’esercito d’occupazione, il servizio israeliano d’intelligence – lo Shin Bet – ed i soldati, durante la quale hanno accolto la raccomandazione, accettata anche dal ministro della Difesa Benny Gantz.

Libano-Safa e MEMO. Il Palestinian Return Centre (PRC) si è detto preoccupato per le condizioni dei bambini rifugiati in Libano.

Intervenendo alla 49ª riunione del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite, il rappresentante del gruppo ha spiegato le difficoltà economiche e sociali che devono affrontare i bambini palestinesi rifugiati in Libano e ha chiesto un aiuto urgente.

“I bambini palestinesi profughi in Libano stanno soffrendo a causa delle dure condizioni economiche, aggravatesi a causa della pandemia di Covid-19 e della chiusura delle scuole per più di un anno”, ha spiegato. “Vivono e lavorano in condizioni molto difficili e sono soggetti a maltrattamenti e sfruttamento”.

Il RPC ha sottolineato che l’Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e il lavoro per i rifugiati palestinesi (UNRWA) ha registrato più di 60.000 bambini tra i rifugiati palestinesi in Libano. La maggior parte non può frequentare le scuole libanesi.

Secondo le statistiche, il tasso di povertà tra i rifugiati è del 73%. Questo ha spinto i bambini a cercare lavoro per aiutare le loro famiglie.

Il RPC ha chiesto al Consiglio per i diritti umani di lavorare per sostenere i bambini rifugiati palestinesi e adottare misure urgenti per soddisfare i loro bisogni.

(Foto: bambini rifugiati in un campo in Libano, 3 gennaio 2021 [Agenzia Mahmut Geldi/Anadolu]).

Traduzione per InfoPal di Chiara Parisi

Ramallah. Giovedì sono scoppiati violenti scontri (*) tra le forze di occupazione israeliane (IOF) e gli autoctoni palestinesi di Budros, a nord-ovest di Ramallah, e di al-Bireh.

Fonti locali hanno affermato che le IOF hanno preso d’assalto Budrus e il quartiere di Jabel at-Tawil a al-Bireh e si sono scontrati con i giovani locali.

Le IOF hanno sparato proiettili letali, granate stordenti e lacrimogeni contro i giovani. Non ci sono stati feriti.

(Fonti: PIC, Wafa, Quds Press).

(*) Nel linguaggio militare, gli scontri avvengono tra eserciti o gruppi armati di pari forze. Tra Tsahal, l’esercito israeliano, e la Resistenza o i gruppi di giovani palestinesi che rispondono alle aggressioni dell’occupante israeliano non c’è parità di forze. Pertanto, riportiamo tra virgolette il termine scontri/scontro, per non indurre i lettori meno informati a pensare che in Palestina sia in atto un conflitto/guerra tra attori con eserciti, armamenti e forze paritarie.

Al-Khalil/Hebron. Giovedì le forze di occupazione israeliane (IOF) hanno chiuso la Città Vecchia di al-Khalil/Hebron e hanno attaccato i cittadini palestinesi con granate assordanti.

Fonti locali hanno affermato che le IOF hanno preso d’assalto la piazza del municipio, bloccato la Città Vecchia e costretto i negozianti a chiudere le loro attività, e hanno sparato granate assordanti per costringere tutti i cittadini a lasciare rapidamente l’area.

I residenti locali hanno accusato l’esercito israeliano di aver tentato, attraverso tali pratiche, di limitare la presenza di cittadini palestinesi nella Città Vecchia e di costringere i negozianti, in particolare, a lasciare l’area per far posto ai coloni.

(Fonti: PIC, Quds Press e Wafa).

Cisgiordania. Violenti scontri sono scoppiati nella città di Silwan, nella Gerusalemme occupata, a seguito dell’invasione delle forze di polizia israeliane nella tarda serata di giovedì.

Fonti locali hanno riferito che durante gli scontri è stato bruciato un palo, montato con telecamere di sorveglianza utilizzate dalla polizia israeliana per monitorare i cittadini locali nel quartiere di Bir Ayoub.

Le autorità di occupazione israeliane sono solite installare telecamere di sorveglianza nelle strade di Gerusalemme, con l’obiettivo di limitare e monitorare i movimenti e la vita quotidiana dei palestinesi.

Scontri simili sono stati segnalati al checkpoint di Qalandia, a nord della Gerusalemme occupata.

Durante gli scontri, giovani nativi hanno dato fuoco a pneumatici di gomma.

Nel frattempo, un veicolo militare israeliano è stato preso di mira dopo aver fatto irruzione in al-Khalil/Hebron, in Cisgiordania. Fonti locali hanno riferito che il veicolo militare è stato attaccato mentre passava vicino a un insediamento ebraico, costruito illegalmente a sud della città.

I giovani palestinesi hanno anche lanciato pietre contro le forze israeliane e i veicoli dei coloni mentre passavano vicino al campo profughi di Al-Aroub, a nord di al-Khalil/Hebron.

Lanci di pietre sono stati segnalati vicino all’insediamento di Ma’ale Levona, costruito illegalmente a sud di Nablus.

Stime israeliane e palestinesi indicano che ci sono circa 650.000 coloni negli insediamenti in Cisgiordania, inclusa Gerusalemme occupata, che vivono in 164 colonie e 116 avamposti.

Secondo il diritto internazionale, tutti gli insediamenti israeliani nei Territori palestinesi occupati sono considerati illegali.

(Fonti: PIC, Quds Press e Wafa).

Tel Aviv – MEMO. I servizi carcerari israeliani hanno utilizzato le restrizioni COVID-19 come strumento contro i detenuti palestinesi, e molti di loro hanno denunciato la negligenza medica deliberata e la mancanza di misure serie per arginare la diffusione dell’epidemia nelle carceri, secondo quanto affermato in un rapporto pubblicato di recente dalla Società per i prigionieri palestinesi (PPS).

“Il problema più grave è che le autorità israeliane stanno cercando di convertire tali azioni da temporanee a permanenti. Tutte queste misure sono violazioni dei diritti dei prigionieri”, ha affermato Amani Sarahneh, portavoce della PPS.

Quando, a novembre del 2020, erano stati segnalati più di 100 casi di COVID-19 tra i prigionieri, gli ex-detenuti avevano raccontato che le guardie carcerarie israeliane sputavano dai tetti e nei luoghi comuni (del carcere).

“Le autorità israeliane tengono più di sei detenuti in ogni cella […], il che comporta un rischio maggiore di diffusione del COVID-19 tra di loro, in particolare perché sono in contatto con i carcerieri, a loro volta in contatto con l’esterno”, afferma il rapporto.

Sarahneh ha sottolineato che il processo di vaccinazione ha anche dovuto affrontare molte sfide a causa dei funzionari israeliani che si sono pubblicamente rifiutati di somministrare il vaccino ai prigionieri.

“Queste misure hanno imposto un doppio isolamento contro i detenuti, che hanno influenzato tutti gli aspetti della loro vita, nella comunicazione tra di loro e con i loro parenti, e ha ostacolato qualsiasi lotta collettiva possibile”, ha aggiunto.

Il rapporto della PPS ha inoltre aggiunto che decine di palestinesi sono detenuti in centri che non soddisfano le condizioni minime di dignità umana.

“Le forze [israeliane] hanno anche continuato a torturare i detenuti sotto custodia della polizia, usando metodi psicologici e fisici. In alcuni casi, l’epidemia è stata usata per far pressione e terrorizzare i prigionieri, oltre alle già tragiche condizioni nei centri di detenzione”, ha detto Sarahneh.

Il rapporto afferma che i prigionieri sono tenuti in celle molto umide, dove non arriva sole e non circola l’aria, creando così un terreno fertile per la diffusione di malattie. Le celle sono inoltre prive di materiale per la pulizia e ai detenuti è negata la possibilità di fare la doccia o di prendere i vestiti.

Il rapporto afferma che i palestinesi nei Territori occupati hanno sofferto gravemente durante la pandemia, poiché oltre 66 mila persone hanno smesso di lavorare nel 2020, e il numero della forza lavoro è sceso da 951 mila a 884 mila.

I Territori palestinesi hanno segnalato finora 579.744 casi di COVID-19, con 5.316 morti, secondo i dati riportati da worldmeters.info.

Tel Aviv – MEMO. Martedì, l’ambasciatore degli Stati Uniti in Israele, Tom Nides, ha ribadito la sua posizione contraria alle colonie e ha insistito sul fatto che i palestinesi sono i più interessati all’autodeterminazione.

Parlando durante un evento online ospitato da Americans for Peace Now, Nides ha affermato che i palestinesi non possono essere “comprati” con piani che chiedono loro di rinunciare alla sovranità politica.

“Non possiamo fare cose stupide che ci impediscano una soluzione a due stati”, ha detto candidamente. “Quello che voglio dire è che non possiamo permettere agli israeliani di far crescere le colonie nella Gerusalemme Est o in Cisgiordania. Sono un po’ polemico su questo, inclusa l’idea della crescita delle colonie, che mi fa infuriare quando fanno cose che peggiorano solo la situazione nella Gerusalemme Est e in Cisgiordania”.

Secondo il Jerusalem Post, Nides è stato chiaro riguardo ai suoi sforzi per fermare il piano E1, sottolineando che gli Stati Uniti vi si oppongono da molto, poiché credono che danneggerebbe la fattibilità di una risoluzione a due stati del conflitto.

“È un’area molto importante che, [se costruita], potrebbe escludere ogni possibilità di capitale per i palestinesi”.

Nel frattempo, Nides ha affermato che “mentirebbe” se dicesse che è possibile evitare “che ogni singola casa venga costruita. Non posso fermare tutto, solo per essere chiari”.

Il giornalista del Jerusalem Post Herb Keinon ha criticato l’ambasciatore per aver affermato che la costruzione di unità coloniali nei Territori occupati lo “fa infuriare”, mentre il pagamento degli stipendi dell’Autorità Palestinese alle famiglie dei “terroristi” palestinesi è semplicemente “problematico”.

Keinon ha aggiunto che almeno “Nides ha riconosciuto che i palestinesi non sono senza colpa”, quando ha dichiarato a Americans for Peace Now: “A proposito, nemmeno i palestinesi sono perfetti. Voglio essere chiaro su questo”.

Traduzione per InfoPal di F.H.L.

Gaza – PIC. Giovedì mattina, l’autorità d’occupazione israeliana (IOA) ha spruzzato erbicidi tossici su terreni agricoli vicino alla recinzione di confine a est della Striscia di Gaza.

Gli agricoltori locali di diverse aree di Gaza hanno riferito che gli aerei israeliani hanno spruzzato sostanze chimiche tossiche su vasti tratti di terra coltivati con grano, orzo, mais, gombo, molokhia (foglie di iuta) e altre colture, affermando che lo spray chimico ha causato danni diffusi ai raccolti.

Gli agricoltori hanno affermato che la misura israeliana ha causato loro pesanti perdite finanziarie e avvelenato l’ambiente.

Di tanto in tanto e con pretesti fragili, l’IOA spruzza deliberatamente con sostanze tossiche le aree agricole nella parte orientale di Gaza e distrugge ampi tratti di terra coltivata.

Traduzione per InfoPal di F.H.L.

Gerusalemme occupata/al-Quds – PIC. Mercoledì, l’autorità d’occupazione israeliana (IOA) ha iniziato a demolire un vasto tratto di terra nella cittadina di Beit Safafa, nella Gerusalemme Est, per costruire un nuovo quartiere per ebrei composto da 2.500 unità abitative nella colonia di Givat Hamatos.

Fonti locali hanno affermato che l’operazione con i bulldozer ha portato alla luce un sito archeologico nella zona, aggiungendo che l’IOA ha sequestrato questa terra ai sensi della legge sulla proprietà delle persone assenti.

La legge dell’assente è utilizzata dallo stato d’occupazione come principale strumento legale per impossessarsi di proprietà e vasti appezzamenti di terra appartenenti ai rifugiati palestinesi in patria e all’estero.

A questo proposito, Khalil al-Tufakji, capo del Dipartimento di mappe della Società degli studi arabi nella Gerusalemme occupata, ha descritto il nuovo progetto coloniale a Beit Safafa come “l’applicazione pratica di ciò che accadrebbe ai quartieri palestinesi della città santa”.

Tufakji ha dichiarato alla stampa che questo nuovo quartiere ebreo si sarebbe unito ad altre colonie che già circondano Beit Safafa, come preludio alla costruzione di ulteriori strade e avamposti nell’area e all’interno dei quartieri palestinesi di Gerusalemme, sottolineando che l’IOA è già penetrata nella città con diverse strade per coloni.

Ha affermato anche che questo progetto di alloggi per ebrei fa parte di cinque piani che sono stati approvati all’inizio dell’anno in corso per costruire 3.557 case coloniali nella città santa.

Gerusalemme/al-Quds. Giovedì, una moltitudine di coloni, scortati dalle forze di polizia, hanno invaso il complesso di al-Aqsa, nella Gerusalemme occupata.

Secondo fonti locali, decine di coloni sono entrati nel complesso della Moschea, divisi in gruppi, attraverso la Porta al-Maghariba, e ne hanno visitato i cortili.

Durante i loro giri nel luogo sacro islamico, i coloni hanno ascoltato lezioni dei rabbini sul presunto Monte del Tempio e alcuni di loro hanno eseguito preghiere.

Nel frattempo, la polizia di occupazione israeliana ha imposto restrizioni di movimento ai fedeli musulmani nei cortili della Moschea di al-Aqsa e ai suoi ingressi e cancelli.

Un giovane palestinese, residente nella città di Umm al-Fahm nella terra occupata nel 1948 (Israele), è stato arrestato da agenti di polizia israeliani durante la sua presenza mattutina ad al-Aqsa.

Il complesso di al-Aqsa è esposto quotidianamente, al mattino e al pomeriggio, tranne il venerdì e il sabato, all’invasione da parte dei coloni e delle forze di polizia israeliane.

(Fonti: Quds Press, PIC e Wafa).

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