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Jenin-Quds Press. Oggi, giovedì, le forze di occupazione hanno fatto saltare in aria la casa della famiglia di Diaa Hamarsheh, nella città di Yabad, a sud-ovest di Jenin (nel nord della Cisgiordania), l’autore della sparatoria nell’insediamento di “Bnei Brak” vicino a Tel Aviv.

Le forze di occupazione hanno fatto irruzione a Yabad e fatto saltare in aria la casa della famiglia Hamarsheh, che consisteva in due piani e una stanza sul tetto, dopo averla assediata ed evacuata dai suoi residenti. Hanno anche arrestato il padre, Ahmed Hamarshe. Gli abitanti della città si sono opposti alle forze di occupazione che hanno preso d’assalto la città, da ieri sera, e che hanno sparato contro di loro proiettili letali provocando la morte del giovane, Bilal Kabha, e il ferimento di altri sei, oltre a decine di casi di soffocamento.

La demolizione è avvenuta dopo che la cosiddetta Corte di giustizia israeliana ha respinto una petizione presentata dalla famiglia di Diaa Hamarsheh e da organizzazioni per i diritti umani contro la decisione dell’esercito israeliano.
Hamrasheh effettuò un attacco a fuoco il 29 marzo 2022 nell’insediamento di “Bani Brak”, nel centro della Palestina occupata nel 1948, provocando l’uccisione di cinque coloni.

Betlemme-Quds Press. Questa mattina, giovedì, il prigioniero palestinese liberato Ayman Muhaisen, 29 anni, è stato ucciso dalle forze di occupazione israeliane durante i loro assalto al campo profughi di al-Dheisheh, a sud-est della città di Betlemme (a sud della Cisgiordania).

Testimoni hanno riferito a Quds Press che un grande spiegamento di forze dell’esercito di occupazione ha preso d’assalto il campo e che decine di giovani le hanno affrontate. Sono scoppiati scontri violenti, durante i quali l’occupazione ha sparato pesantemente, ferendo Muhaisen con proiettili letali al petto. Il giovane è morto all’ospedale governativo di Beit Jala.

Testimoni hanno riferito che quattro giovani uomini sono stati feriti dai proiettili israeliani e decine di altri sono rimasti soffocati dai gas lacrimogeni lanciati dai soldati israeliani.

Molte case sono state perquisite e due giovani, Abdullah Ramadan (30 anni), un prigioniero liberato, e Issa Shadi Maali (20 anni), sono stati arrestati, per fare pressione sul fratello Gad affinché si arrendesse.
Poche ore prima, un altro ragazzo, Bilal Awad Kabha, 24 anni, è stato ucciso e altri sei sono rimasti feriti con proiettili letali, durante gli scontri con le forze di occupazione nella città di Ya’bad, distretto di Jenin (Cisgiordania settentrionale).

Gaza-PIC e Quds Press. Mercoledì, le forze di occupazione israeliane (IOF) hanno attaccato diverse case palestinesi vicino alla barriera di confine nel nord della Striscia di Gaza assediata.

Secondo fonti locali, le IOF hanno sparato con le mitragliatrici e lanciato lacrimogeni contro le case nell’area di an-Na’aima, a est della città di Beit Hanoun, nel nord di Gaza.

Secondo quanto riferito, nessuno è rimasto ferito nell’attacco.

Le aree di Gaza lungo il confine con la Palestina occupata nel 1948 sono regolarmente prese di mira dall’esercito israeliano. I precedenti attacchi delle IOF hanno ucciso e ferito diversi abitanti di Gaza e impedito agli agricoltori di lavorare nelle loro terre.

MEMO. Un’ONG araba ha documentato 148 violazioni israeliane dei diritti contro i giornalisti palestinesi nei Territori palestinesi occupati, a maggio, secondo quanto riferito dall’agenzia stampa Anadolu.

In una dichiarazione rilasciata mercoledì, il Comitato di sostegno ai giornalisti ha affermato che il mese di maggio ha assistito ad un’ondata di attacchi ai giornalisti palestinesi da parte delle forze israeliane e dei coloni.

Ha definito gli attacchi come “un tentativo di impedire ai giornalisti palestinesi di coprire gli attacchi israeliani contro i palestinesi ed i loro luoghi santi”.

Secondo l’ONG, le violazioni israeliane sono composte da arresti, intimidazioni, spari di colpi d’arma da fuoco, aggressioni verbali e fisiche ed incidenti con veicoli.

Ha detto che, a maggio, 11 giornalisti sono stati arrestati dalle forze israeliane in Cisgiordania, mentre la detenzione di altri cinque è stata prorogata senza processo.

“Le forze israeliane, in collaborazione con i coloni, hanno interrotto il lavoro di 61 giornalisti ed istituzioni dei media mentre coprivano le violazioni israeliane nelle città di Gerusalemme, Hebron e Jenin”, ha aggiunto.

L’ONG ha anche osservato che gli account sui social media di 11 giornalisti palestinesi sono stati sospesi per presunte violazioni delle regole di pubblicazione.

Il mese scorso, la giornalista di Al-Jazeera Shireen Abu Aqleh, 51 anni, è stata uccisa a colpi d’arma da fuoco mentre copriva un’incursione militare israeliana nella città di Jenin, in Cisgiordania.

Funzionari palestinesi ed Al-Jazeera hanno detto che è stata uccisa dalle forze israeliane.

Gerusalemme/al-Quds – MEMO. Martedì, facebook ha bloccato la pagina dell’agenzia Quds Press senza preavviso, secondo quanto affermato dall’agenzia di notizie.

L’azione di Facebook arriva pochi giorni dopo che l’agenzia ha dato notizia sugli attacchi israeliani nella moschea di al-Aqsa e le azioni razziste dei coloni durante la Marcia della bandiera, secondo quanto affermato da Quds Press in una nota. L’agenzia ha aggiunto che la mossa è un tentativo di annullare la narrazione palestinese e concedere uno spazio più ampio alle fonti israeliane.

Nel corso degli anni, Facebook ha ripetutamente rimosso le pagine delle organizzazioni giornalistiche palestinesi. Anche Instagram è stato accusato di mettere a tacere le voci palestinesi, disattivando i post sulla Palestina.

Quds Press ha invitato Facebook a revocare la sua decisione, sottolineando che il sito web dell’agenzia continuerà a fornire contenuti mediatici, in attesa della creazione di nuove pagine, perché la battaglia di sensibilizzazione condotta dalle organizzazioni mediatiche palestinesi non si fermerà.

Nel 2019, Facebook ha cancellato la pagina del Palestine Information Center (PIC) con una mossa che fa parte della sua guerra ai contenuti palestinesi sui social network, secondo quanto affermato dal sito di notizie

La direzione del sito ha affermato che Facebook non ha fornito loro alcun preavviso prima di eliminare la pagina, che aveva quasi cinque milioni di follower.

Gerusalemme occupata/al-Quds – PIC. Gruppi ed attivisti della società civile palestinese hanno lanciato un appello chiedendo di intensificare la presenza palestinese alla moschea di al-Aqsa, venerdì.

L’appello invita i palestinesi in Cisgiordania e all’interno della Linea Verde a dirigersi verso la Gerusalemme occupata e recitare la preghiera del venerdì ad al-Aqsa.

Ciò è avvenuto pochi giorni dopo che i coloni hanno realizzato provocatoriamente la Marcia della bandiera nella Città Vecchia della Gerusalemme occupata.

Settimane di proteste e raid delle forze israeliane su al-Aqsa si sono trasformate in scontri diffusi nei Territori palestinesi occupati.

Nonostante i timori di un’escalation, i palestinesi hanno affermato che la loro continua presenza ad al-Aqsa è imperativa.

Traduzione per InfoPal di F.H.L.

Jenin-Quds Press. Mercoledì sera, un giovane palestinese, Bilal Awad Kabha, 24 anni, è stato ucciso e altri sono rimasti feriti da proiettili letali durante scontri con l’esercito di occupazione israeliano nella città di Yabad (a sud-ovest di Jenin).

Secondo testimoni, le forze israeliane hanno preso d’assalto la città di Ya’bad e hanno schierato cecchini sui tetti delle case a Jenin.

I soldati dell’occupazione hanno sparato proiettili letali e lacrimogeni contro i cittadini e le loro case, provocando tre feriti, secondo fonti locali.

Dall’inizio di quest’anno, l’esercito di occupazione israeliano prende d’assalto la città di Jenin e il suo campo quasi ogni giorno, per arrestare i palestinesi “ricercati”.

Cisgiordania occupata – MEMO. Il ministero della Difesa israeliano ha in programma di portare avanti un controverso progetto coloniale nell’area E1 della Cisgiordania occupata, dopo che, a gennaio, il governo aveva ritirato il piano a causa delle pressioni internazionali, secondo quanto riferito dai media.

L’Amministrazione civile dell’esercito israeliano, che autorizza i lavori di costruzione nella Cisgiordania occupata, ha pubblicato martedì l’agenda per un incontro del 18 luglio per discutere le obiezioni ai progetti che hanno ricevuto una prima approvazione, con due piani nell’E1 per un totale di 3.412 unità abitative, le uniche sul registro, secondo quanto riferito dal Times of Israel.

Il progetto E1 è stato approvato per la prima volta dal governo dell’ex-primo ministro Benjamin Netanyahu nel 2012, e poi sospeso per circa otto anni a causa di una pressione internazionale significativa.

Le case sarebbero state costruite ad est della colonia di Ma’ale Adumim, nel mezzo della Cisgiordania occupata, interrompendo la contiguità tra i quartieri palestinesi di Gerusalemme Est e le città palestinesi di Ramallah e Betlemme.

Tuttavia, settimane dopo, sullo sfondo di un’elezione parlamentare, Netanyahu ha tolto il piano dall’agenda.

La fase successiva del processo di pianificazione richiede che l’Alta sottocommissione per la pianificazione dell’Amministrazione civile ascolti le obiezioni contro i progetti, che sono state presentate da un gran numero di avvocati palestinesi insieme a diversi gruppi israeliani per i diritti.

Le udienze sono state ritardate a causa dei ripetuti cicli elettorali. Nell’agosto dello scorso anno si sono tenute due sessioni, ma l’ultima – che era prevista per gennaio – è stata rimossa dall’ordine del giorno.

L’agenda del ministero della Difesa è stata pubblicata poche settimane prima che Joe Biden facesse la sua prima visita in Israele come presidente degli Stati Uniti, e settimane dopo che Israele aveva presentato i piani per costruire circa 4.500 unità coloniali nella Cisgiordania occupata, suscitando l’ira di Washington.

Gerusalemme occupata/al-Quds – PIC e Quds Press. Mercoledì mattina, l’autorità d’occupazione israeliana (IOA) ha sfollato una famiglia palestinese dopo averne demolito la casa nel distretto di al-Issawiya, nella Gerusalemme Est, con il pretesto della mancanza di licenze edilizie.

Secondo fonti locali, bulldozer israeliani scortati dalle forze di polizia hanno preso d’assalto il quartiere di al-Madares, a al-Issawiya, e hanno ridotto in macerie la casa di Hatem Abu Rayala.

La casa era già stata demolita diverse volte in precedenza. La prima demolizione è avvenuta nel 1999.

Il proprietario della casa ha cercato più volte di ottenere una licenza edilizia, ma inutilmente, e ha dovuto pagare più volte sanzioni economiche per evitare l’arresto. Tuttavia, una volta ha scontato una pena in carcere per il mancato pagamento di una delle multe.

I gerosolimitani non hanno altra scelta che costruire senza licenza perché non ci sono mappe strutturali che rispondano al naturale aumento del loro numero.

L’IOA impone anche restrizioni edilizie ai nativi palestinesi a Gerusalemme e rende difficile per loro ottenere licenze di costruzione.

Si ritiene che la sistematica demolizione, da parte di Israele, delle case palestinesi nella Gerusalemme occupata abbia lo scopo di distruggere psicologicamente le famiglie gerosolimitane nel tentativo di costringerle a trasferirsi dalla città santa.

Traduzione per InfoPal di F.H.L.

Visione TV. Chi comanda davvero l’Ucraina? Zelensky è un leader carismatico o una marionetta nelle mani di altri soggetti? In questa intervista Franco Fracassi ci racconta chi davvero governa con pugno d’acciaio l’Ucraina, con quali mezzi ha raggiunto il potere e quali finalità porta avanti. E il quadro che ne esce è sconvolgente.

Tel Aviv – MEMO. Lunedì, il ministro della Difesa israeliano Benny Gantz ha chiesto al governo di esaminare la possibilità di classificare come fuori legge due gruppi di coloni d’estrema destra e di inserirli nella lista di terroristi. Durante una riunione del suo partito “Blu e Bianco”, Gantz ha detto che sa che la questione della definizione di gruppi come “La Familia” e “Lehava” come gruppi terroristici viene presentata alle forze di sicurezza.

Sostenitori dei due gruppi sono stati filmati mentre intonavano insulti razzisti contro i palestinesi durante la Marcia della bandiera tenutasi domenica nella Gerusalemme occupata. Secondo i funzionari israeliani, tuttavia, i crimini d’odio razzisti a cui hanno assistito nel fine settimana sono stati commessi da un “piccolo pugno” di partecipanti alla Marcia della bandiera.

Tuttavia, i partecipanti includevano sostenitori dell’organizzazione Kach, che è considerata fuorilegge in Israele, così come La Familia e Lehava. Tutte sono note per aver commesso i cosiddetti crimini del “Price Tag” contro i palestinesi nei Territori occupati.

I sostenitori di queste organizzazioni estremiste non solo hanno cantato slogan razzisti a Gerusalemme, ma hanno anche attaccato i residenti e le case palestinesi nella Città Vecchia, scritto frasi razziste sui negozi palestinesi e attaccato i giornalisti, il tutto mentre erano sotto la protezione della polizia israeliana.

Pechino – WAFA. Lunedì, la Cina ha affermato che la ragione alla base dei ricorrenti conflitti tra Israele e Palestina è l’assenza dell’attuazione della soluzione a due stati e la lunga negazione del legittimo appello del popolo palestinese per la creazione di uno stato indipendente.

La comunità internazionale dovrebbe avere un maggiore senso d’urgenza e lavorare per una rapida ripresa dei colloqui di pace tra Palestina e Israele, sulla base della soluzione a due Stati, in modo da raggiungere una soluzione globale, giusta e duratura per la questione palestinese […], ha affermato il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Zhao Lijian, durante la conferenza stampa del ministero.

Zhao ha sottolineato che la Cina è profondamente preoccupata per la tensione in corso tra Palestina e Israele, in particolare a Gerusalemme.

Ha osservato che le parti interessate dovrebbero agire in conformità con le risoluzioni pertinenti delle Nazioni Unite, rispettare e mantenere lo status quo storico dei luoghi santi di Gerusalemme ed evitare di intraprendere qualsiasi azione unilaterale e provocatoria che cambi lo status quo storico dei luoghi santi.

Traduzione per InfoPal di F.H.L.

Ramallah – WAFA. Khalil Awawdeh, 40 anni, della cittadina di Idna, nel sud della Cisgiordania, ha raggiunto martedì i tre mesi di sciopero della fame per richiedere la sua libertà.

Awawdeh è stato arrestato da Israele il 27 dicembre 2021 e condannato a sei mesi di detenzione amministrativa.

Per porre fine alla sua incarcerazione senza accusa né processo, basata su prove segrete, Awawdeh, sposato e padre di quattro bambine – la più grande di 9 anni – ha deciso tre mesi fa di iniziare uno sciopero della fame fino a quando non avrà riottenuto la libertà.

Attualmente, fonti affermano che lui stia soffrendo un grave deterioramento della sua salute a causa del lungo digiuno.

Awawdeh è uno dei due detenuti amministrativi palestinesi in Israele che sono attualmente in sciopero della fame per riconquistare la loro libertà.

L’altro è Raed Rayyan, 27 anni, della cittadina di Beit Deqqo, a nord-ovest di Gerusalemme, ed è arrivato martedì a 55 giorni di sciopero della fame. È stato arrestato il 3 novembre 2021 e poi messo in detenzione amministrativa per sei mesi.

La politica israeliana ampiamente criticata di detenzione amministrativa ha lo scopo di mettere a tacere gli attivisti politici palestinesi e limitare la loro libertà il più a lungo possibile.

MEMO. Di Ramzy Baroud. La Corte Suprema israeliana ha deciso che la regione palestinese di Masafer Yatta, sulle colline meridionali di Hebron, dovrà essere interamente occupata dall’esercito israeliano e che la popolazione locale, composta da oltre 1.000 Palestinesi, dovrà essere espulsa. La sentenza del tribunale emessa il 4 maggio non è stata affatto una sorpresa. In effetti, l’occupazione militare di Israele non viene attuata soltanto dai soldati armati, ma anche attraverso complesse strutture politiche, militari, economiche e legali, tutte rivolte all’espansione degli insediamenti ebraici illegali e alla lenta – e talvolta nemmeno tanto lenta – espulsione dei Palestinesi.

Quando i Palestinesi affermano che la Nakba (Catastrofe), che ha portato alla pulizia etnica della Palestina nel 1948 e all’istituzione dello stato di Israele sulle sue rovine, è un progetto incompiuto e ancora in corso, intendono esattamente questo. La pulizia etnica dei Palestinesi da Gerusalemme est e le infinite sofferenze dei beduini palestinesi nel Naqab, e ora a Masafer Yatta, sono tutte testimonianze di questa realtà.

Tuttavia, Masafer Yatta è un caso particolare ed unico. Infatti, per quanto riguarda Gerusalemme Est occupata, ad esempio, Israele ha affermato in modo fallace e anti-storico che la città è la capitale eterna e indivisa del popolo ebraico. Ha combinato la sua narrazione infondata con l’azione militare sul campo, seguita da un processo sistematico che ha lo scopo di far aumentare la popolazione ebraica espellendo gli abitanti nativi della città. Nozioni come la Grande Gerusalemme e strutture legali e politiche, come quella del Piano Regolatore di Gerusalemme del 2000, hanno contribuito a trasformare la maggioranza palestinese, una volta assoluta a Gerusalemme, in una minoranza in costante calo.

Nel Naqab, gli obiettivi di Israele furono già messi in atto nel 1948 e poi di nuovo nel 1951. Il processo di pulizia etnica degli indigeni è in atto ancora oggi.

Sebbene Masafer Yatta faccia parte dello stesso progetto coloniale, la sua unicità deriva dal fatto che si trova nell’Area C della Cisgiordania occupata. Nel luglio 2020, è sembrato che Israele abbia deciso di rinviare il suo piano di annessione di quasi il 40% della Cisgiordania, forse temendo una ribellione palestinese e una condanna internazionale non gradita. Tuttavia, il piano è continuato a tutti gli effetti.

L’annessione in blocco di vaste aree della Cisgiordania dovrebbe presupporre anche che Israele diventi responsabile del benessere di intere comunità palestinesi che vi abitano. In quanto stato coloniale, però, Israele vuole la terra ma non la gente. Secondo i calcoli di Tel Aviv, l’annessione senza l’espulsione della popolazione potrebbe condurre ad un incubo demografico, da cui la necessità per Israele di reinventare il suo piano di annessione. L’annessione de jure forse è stata rinviata, ma de facto è proseguita, catalizzando pochissima attenzione politica e mediatica a livello internazionale.

La decisione del tribunale israeliano riguardante Masafer Yatta, che è già stata eseguita con l’espulsione della famiglia Najjar l’11 maggio scorso, è un passo importante verso l’annessione dell’Area C. Se Israele può sfrattare senza alcun ostacolo i residenti palestinesi da 12 villaggi, oltre 1.000 persone, si possono prevedere altre espulsioni di questo tipo, non solo a sud di Hebron, ma in tutti i Territori palestinesi occupati.

Gli abitanti palestinesi del villaggio di Masafer Yatta e i loro rappresentanti legali sanno bene che non è possibile ottenere una vera giustizia dal sistema giudiziario israeliano. Ciononostante, continuano a combattere la guerra legale nella speranza che una combinazione di fattori, tra cui la solidarietà in Palestina e le pressioni dall’esterno, possa alla fine costringere Israele a ritardare il suo progetto di distruzione e giudaizzazione dell’intera regione.

Tuttavia, sembra che gli sforzi palestinesi in corso dal 1997 stiano fallendo. La decisione della Corte Suprema israeliana si basa sull’idea errata e assolutamente bizzarra che i Palestinesi di quell’area non potessero dimostrare di appartenervi prima del 1980, quando il governo israeliano decise di trasformare l’area in Firing Zone 918.

Purtroppo, la difesa palestinese si è basata in parte su documenti dell’epoca giordana e su registri ufficiali delle Nazioni Unite che riferivano di attacchi israeliani contro diversi villaggi di Masafer Yatta nel 1966. Il governo giordano, che amministrava la Cisgiordania fino al 1967, ha risarcito alcuni dei residenti per la perdita delle loro case di pietra – quindi non si trattava di tende – animali e altre proprietà distrutte dall’esercito israeliano. I Palestinesi hanno cercato di utilizzare queste prove per dimostrare la loro presenza, non come persone nomadi, ma come comunità con solide radici in queste zone. Questo non è stato sufficiente per convincere la corte israeliana, che ha privilegiato le argomentazioni dell’esercito di occupazione rispetto ai diritti della popolazione indigena.

Le zone di fuoco israeliane occupano quasi il 18% dell’area totale della Cisgiordania. È uno dei tanti stratagemmi utilizzati dal governo israeliano per rivendicare in modo pseudo-legale la terra palestinese e, alla fine, per rivendicarne anche la proprietà legale. Molte di queste zone di fuoco sono situate nell’Area C e tramite queste Israele si appropria formalmente della terra palestinese con il supporto delle autorità giudiziarie.

Ora che l’esercito israeliano è riuscito ad acquisire Masafer Yatta – una regione che copre un’area dai 32 ai 56 km2 – sulla base di pretesti del tutto inconsistenti, diventerà molto più facile garantire la pulizia etnica di molte comunità simili in varie parti della Palestina occupata.

Mentre le discussioni e la copertura mediatica del piano di annessione di Israele in Cisgiordania e nella Valle del Giordano si sono in gran parte placate, lo stato coloniale si sta ora preparando ad una annessione graduale. Invece di annettere il 40% della Cisgiordania tutto insieme, Israele sta annettendo separatamente piccole porzioni di terra e regioni, come Masafer Yatta. Alla fine Tel Aviv collegherà tutte queste aree annesse, attraverso tangenziali riservate ai soli coloni ebrei, alle più grandi infrastrutture degli insediamenti ebraici in Cisgiordania.

Questa strategia alternativa non solo consente a Israele di evitare le critiche internazionali, ma permette anche allo stato coloniale di annettere terre palestinesi espellendo progressivamente i Palestinesi. In questo modo, gli squilibri demografici saranno evitati prima ancora che si verifichino.

Quel che sta accadendo a Masafer Yatta non è solo il più vasto piano di pulizia etnica condotto da Israele dal 1967, ma dovrebbe anche essere considerato come il primo passo di un progetto molto più ampio teso all’appropriazione illegale di terre, alla pulizia etnica e all’annessione di massa autorizzata. Non si deve permettere ad Israele di riuscire nel suo intento a Masafer Yatta. Se realizzasse il successo, il suo progetto originario di annessione di massa diventerebbe una realtà in brevissimo tempo.

(Nella foto: attivisti israeliani, stranieri e palestinesi si scontrano con le forze di sicurezza durante una manifestazione contro lo sgombero dei villaggi palestinesi per far posto a una zona di addestramento militare israeliano, sulle colline meridionali di Yatta, a sud della città di Hebron, in Cisgiordania, il 20 maggio 2022. [HAZEM BADER/AFP tramite Getty Images]).

Traduzione per InfoPal di Aisha T. Bravi

Hebron/al-Khalil-PIC e Quds Press. Mercoledì mattina, una giovane donna palestinese, Ghofran Harun Warasnah, 31 anni, giornalista, è stata ferita a morte dalle forze di occupazione israeliane (IOF) all’ingresso del campo profughi di al-Arroub, vicino al complesso dell’insediamento “Gush Etzion”, tra Betlemme e al-Khalil/Hebron.

Secondo le informazioni del ministero della Salute palestinese, Warasnah, della provincia di Hebron, è stata colpita al petto da un proiettile (che le è penetrato dal lato sinistro, sotto l’ascella, ed è uscito dal lato destro) ed è stata portata d’urgenza in ospedale in un’ambulanza della Mezzaluna Rossa, ma è stata dichiarata morta da lì a poco.

In una nota, l’esercito israeliano ha affermato che la giovane donna “aveva cercato di accoltellare i soldati israeliani, prima che le sparassero e la neutralizzassero, e la ferissero gravemente”, osservando che non ci sono stati feriti tra i soldati o i coloni.

La Mezzaluna Rossa palestinese ha confermato che le forze di occupazione hanno ostacolato l’arrivo e il lavoro dei suoi equipaggi nel trasporto di una ragazza ferita da proiettili letali, e che è stata consegnata loro dopo circa 20 minuti. La giovane è stata trasferita all’ospedale Al-Ahly di Hebron”.

Fonti dei media hanno affermato che Warasnah si era laureata alla Facoltà di Giornalismo dell’Università di Hebron e lavorava per diverse organizzazioni di media palestinesi.
Il Comitato a sostegno dei giornalisti ha dichiarato: “Warasna era una giornalista e una prigioniera liberata, che è stata arrestata dalle autorità di occupazione nel gennaio 2022 ed era stata rilasciata all’inizio di aprile”.

L’Associazione Benefica di Solidarietà con il Popolo Palestinese in Italia -Abspp -ha concluso la sua missione umanitaria nei campi profughi in Libano.
La campagna è iniziata dal campo  Al-Jalil, nella Beqa’, con la visita alla clinica e con la giornata medica gratuita, della quale hanno beneficiato oltre 80 malati, più della metà dei quali bambini, con la fornitura gratuita degli esami e dei farmaci necessari.

Nello stesso campo è stato organizzato un incontro con gli anziani e i responsabili per capire quali sono i problemi che devono affrontare nella casa di riposo, che segue più di 100 anziani: l’Abspp ha subito risposto fornendo loro le richieste basilari.

La delegazione ha proseguito la sua missione dirigendosi verso il campo Al-Aramel, dove ha distribuito pacchi viveri a tutte le famiglie, regali e vestiti a tutti i bambini del campo e dell’area circostante.

Nella seconda giornata, nella mattinata di venerdì, i membri del Parlamento italiano presenti nella delegazione, hanno incontrato l’ambasciatore italiano a Beirut per ascoltare e conoscere la situazione dei profughi palestinesi in Libano e i problemi che devono affrontare e per chiedere all’Ambasciata italiana di sostenere i profughi contribuendo a sostenere i progetti di sviluppo. La delegazione si è recata poi presso la sede dell’UNRWA per capire il suo ruolo e le ragioni della riduzione dei servizi e delle ripercussioni di ciò sulle condizioni dei profughi palestinesi, soprattutto alla luce delle crisi che stanno affliggendo l’Agenzia e il cui prezzo è pagato dal settore sanitario, dell’istruzione e dell’assistenza ai profughi palestinesi nei campi del Libano.

La delegazione ha, inoltre, avuto un incontro presso l’ambasciata palestinese a Beirut per ascoltare le diverse fazioni e le forze palestinesi sulla situazione nei campi e sul rapporto con lo stato e i partiti in Libano.

Venerdì sera è stato dedicato al campo di Burj al-Barajneh, e attraverso l’istituzione partner in Libano, la Humanitarian Relief for Development Society, presso la sua sede principale, dove decine di famiglie erano in attesa, sono stati distribuiti pacchi viveri e regali agli orfani, in un’atmosfera di allegria. I bambini si sono esibiti in balli e canti folcloristici palestinesi con l’obiettivo di sensibilizzare sul patrimonio palestinese e diffondere speranza e gioia tra i rifugiati.

L’ultimo giorno è stato nel nord del Libano, precisamente nei campi di Beddawi e di Nahr al-Bared, dove si è tenuta la cerimonia di consegna dei diplomi per le classi della terza elementare. La delegazione ha partecipato a questo clima pieno di gioia e ha ribadito l’importanza di proseguire sulla strada dell’istruzione. Nella stessa istituzione partner le famiglie aspettavano di ricevere i pacchi viveri e i bambini di ricevere i regali. Terminata la distribuzione, la delegazione è tornata a Beirut per incontrare i funzionari di alcune istituzioni mediche e civili e il Direttore generale per la difesa dei diritti dei profughi. Hanno rivolto delle richieste all’Italia, amica dei palestinesi, affinché  si muova per dare al rifugiato il diritto di proprietà, di un lavoro e di una vita dignitosa. I deputati italiani si sono impegnati a dare seguito a tutte queste richieste e lavorare per esaudirle.
L’Abspp ringrazia tutti coloro che hanno contribuito ai progetti dell’associazione a sostegno dei bisognosi.
Associazione Benefica di Solidarietà con il Popolo Palestinese in Italia, 31/05/2022

absppodv.org

Gerusalemme/al-Quds – MEMO. Il popolo palestinese distruggerà “le illusioni ed i sogni di sovranità del nemico su Gerusalemme”, ha affermato lunedì il membro dell’Ufficio politico di Hamas, Ezzt al-Resheq.

“L’immagine che il nemico si sta creando riguardo alla sovranità su Gerusalemme è la stessa che espone le sue delusioni e ne dimostra la fragilità”, ha affermato al-Resheq in una nota.

“Il popolo palestinese dissiperà le delusioni ed i sogni di sovranità del nemico sulla città occupata di Gerusalemme”.

Il leader di spicco di Hamas ha continuato: “Quest’immagine dimostra al mondo che il governo d’occupazione israeliano, l’esercito ed i coloni non sono altro che ladri e non possono sventolare la [loro] bandiera senza la protezione di migliaia di soldati pesantemente armati”.

Concludendo la sua dichiarazione, ha detto: “La bandiera dei pirati è un pezzo di stoffa che non ha alcun significato. Mostra un’illusione ed un sogno che presto andranno in frantumi. Tuttavia, la bandiera della Palestina rimarrà alta nel cielo di Gerusalemme – la capitale della Palestina”.

Traduzione per InfoPal di F.H.L.

Nablus – PIC. Lunedì, i coloni hanno iniziato a costruire un nuovo avamposto coloniale sul terreno della cittadina di Jalud, a sud di Nablus, in Cisgiordania.

Secondo Ghassan Daghlas, responsabile per il fascicolo delle colonie nel nord della Cisgiordania, dopo aver spianato le aree circostanti alla colonia di Ahiya, stabilita sulla terra della cittadina di Jalud e dopo aver preparato l’infrastruttura, i coloni hanno allestito sette case mobili, in preparazione per la nuova colonia.

Daghlas ha aggiunto che il nuovo avamposto è a pochi metri dalla periferia di Jalud.

Traduzione per InfoPal di F.H.L.

Gaza-PIC e Quds Press. Martedì sera, la marina israeliana ha arrestato 8 pescatori palestinesi al largo della costa di Rafah, nel sud della Striscia di Gaza.

Zakaria Bakr, coordinatore dell’Unione dei comitati dei pescatori, ha dichiarato in una nota, che la marina israeliana ha arrestato 8 pescatori palestinesi dopo aver confiscato la loro barca a tre miglia dalla costa.

La marina israeliana aggredisce quotidianamente i pescatori palestinesi nella Striscia di Gaza e talvolta li ferisce o addirittura li uccide, o ruba le loro attrezzature e le loro barche.

Secondo il ministero dell’Agricoltura palestinese, 4.000 pescatori palestinesi utilizzano 1.300 barche per lavorare nell’industria della pesca nel mare di Gaza.

Gerusalemme/al-Quds-PIC e Quds Press. Martedì, decine di coloni hanno invaso la moschea di al-Aqsa, nella Gerusalemme occupata, sotto la stretta protezione della polizia israeliana.

203 coloni, tra cui il rabbino Yehuda Glick, sono entrati nella moschea in diversi gruppi attraverso la Porta al-Maghariba e hanno visitato i suoi cortili sotto la sorveglianza della polizia.

La polizia di occupazione ha imposto restrizioni di movimento ai fedeli musulmani agli ingressi e ai cancelli della moschea di al-Aqsa.

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Informazioni sul Fronte Palestina

Per sviluppare un lavoro di classe nel sostegno alla lotta di liberazione della Palestina e degli altri popoli oppressi e aggrediti dall'imperialismo, oltre alle sterili e dannose concezioni del pacifismo e dell'equidistanza tra aggressori e aggrediti che hanno in gran parte contribuito ad affossare il movimento contro la guerra nel nostro paese negli ultimi anni, si è deciso di fondare l'organismo nazionale Fronte Palestina.

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