Infopal

News agency on Palestine and Middle East
Subscribe to feed Infopal Infopal

Qudspress.com. Sabato 14 novembre, l’Autorità palestinese ha commentato la decisione delle autorità israeliane di aumentare le ore di assalto quotidiano alla Moschea di Al-Aqsa da parte di coloni ebrei, come “una misura pericolosa che mira a creare divisione nella moschea”.

Ciò è avvenuto, secondo una dichiarazione del ministero degli Affari Esteri palestinese, dopo che le autorità di occupazione hanno deciso di prolungare il tempo consentito la sera, ai coloni, per invadere la moschea di Al-Aqsa, inizialmente di mezz’ora, a un’ora e mezza.

Il ministero ha affermato: “La decisione di prolungare il tempo per prendere d’assalto la moschea di Al-Aqsa, imposto da Israele, rappresenta un pericoloso aumento dell’aggressività ufficiale di Israele, volta a ebraicizzare Gerusalemme e a creare divisione all’interno del Nobile Santuario”.

Il ministero degli Esteri palestinese ritiene che la decisione “sia un invito ufficiale a intensificare le aggressioni alla Sacra Moschea e un appello all’estremismo e alla violenza”.

Il ministero ha invitato la comunità internazionale e le organizzazioni delle Nazioni Unite, “a intraprendere azioni urgenti per fermare queste violazioni e a non limitarsi a condannarle”.

Ha anche chiesto al mondo arabo e islamico “di assumersi le proprie responsabilità nel proteggere Al-Aqsa e i luoghi sacri islamici e cristiani a Gerusalemme”.

Sabato scorso, il Mufti di Gerusalemme e dei Territori palestinesi, shaykh Muhammad Hussein, in un’intervista con la radio ufficiale Voice of Palestine, ha lanciato un avvertimento “sull’estrema gravità della decisione di Israele, stato di occupazione, di prolungare il periodo di incursione dei coloni iad Al-Aqsa”.

Ha aggiunto che la decisione “danneggia lo status quo religioso, legale e storico di Al-Aqsa”.

Il Dipartimento islamico di Awqaf, a Gerusalemme, ha rivelato che le forze di occupazione israeliane hanno deciso di prolungare di mezz’ora il periodo delle incursioni quotidiane dei coloni nella moschea di Al-Aqsa. Ha inoltre affermato che le incursioni mattutine ad Al-Aqsa avranno luogo dalle 7.00 del mattino, ora locale, e termineranno alle 10.30, mentre la sera inizieranno a mezzanotte e mezza e termineranno alle 2.00, in seguito all’aggiunta di mezz’ora.

Traduzione per InfoPal di Sara Origgio

Gerusalemme-PIC e Quds Press. Martedì mattina decine di coloni hanno invaso i cortili del complesso di al-Aqsa scortati dalla polizia. Hanno preso parte alla visita diversi studenti di istituti ebraici, che hanno eseguito alcune preghiere prima di radunarsi nell’area orientale del luogo sacro islamico.

Lunedì sera, agenti di polizia israeliani hanno invaso la sala di preghiera Bab al-Rahma, sempre nella moschea di al-Aqsa.

Testimoni hanno riferito che quattro ufficiali hanno fatto irruzione nella sala di preghiera di Bab al-Rahma e hanno scattato foto ai fedeli musulmani.

La moschea di al-Aqsa è esposta a quotidiane invasioni da parte di coloni e forze di polizia israeliane, al mattino e al pomeriggio, tranne il venerdì e il sabato.

 

Ramallah-Wafa. Nove donne membri dell’Associazione degli avvocati palestinesi (PBA) hanno lanciato giovedì 12 novembre la prima rete professionale di avvocatesse in Cisgiordania, secondo la missione di polizia dell’Unione Europea per i Territori palestinesi (EUPLO COPPS).

La rete è progettata per promuovere lo sviluppo professionale e personale delle donne palestinesi nella professione legale. L’iniziativa è sostenuta dal capo della PBA, Jawad Obeidat, con il pieno supporto di EUPOL COPPS.

“Incoraggio l’empowerment delle donne avvocatesse e di questa rete e desidero vedere più donne nella professione, nonché nel consiglio di amministrazione della PBA”, ha detto Obeidat. “Spero che il futuro capo della PBA sarà un avvocato donna”.

La rete è stata lanciata nell’ambito di un seminario a Ramallah, facilitato dalla PBA e dall’EUPOL COPPS.

EUPOL COPPS ha fornito supporto continuo per il processo di costruzione della rete professionale di avvocati palestinesi donne, ad esempio organizzando corsi di formazione alla leadership al fine di aumentare la rappresentanza delle donne nelle posizioni di comando. Si pensa che una rappresentanza più equa e diversificata avrà un’influenza positiva sui diritti degli imputati e sull’accesso alla giustizia. Reti professionali e programmi di monitoraggio aiutano, inoltre, i propri membri a creare fiducia e ad andare avanti professionalmente.

“Una rappresentanza equilibrata di uomini e donne nel sistema legale e delle pari opportunità avvantaggiano la magistratura nel suo insieme”, ha affermato Giovanni Galzignato, capo della sezione Stato di diritto presso l’EUPOL COPPS, durante l’evento di lancio. “È importante potenziarsi a vicenda condividendo conoscenze ed esperienze. Siete tutti modelli ispiratori per avvocati più giovani e farete posto a più donne nella professione e come leader “, ha continuato, rivolgendosi al gruppo.

Traduzione per InfoPal di Chiara Parisi

Gerusalemme-PIC e Quds Press. Lunedì le forze di occupazione israeliane (IOF) hanno demolito una serie di strutture commerciali di proprietà palestinese nella città di Anata, nel nord-est di Gerusalemme.

Il sindaco di Anata Taha al-Rifa’iy ha detto che i bulldozer scortati da molte truppe hanno preso d’assalto la strada principale sul lato orientale della città e hanno demolito due strutture commerciali.

L’IOF ha anche demolito con i bulldozer un’altra struttura commerciale utilizzata come mercato ortofrutticolo e una grande struttura con le sue pareti usata per la vendita di auto di recupero e delle loro parti.

Durante le demolizioni, le IOF hanno bloccato lo svincolo della città di Anata, portando a un intenso aumento del traffico in entrambe le direzioni della strada.

Recentemente, le IOF hanno anche demolito un autolavaggio nella stessa zona della città.

Ramallah – WAFA. Israele è in una corsa contro il tempo per creare un fait accompli in Palestina, prima che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump lasci il posto, secondo quanto affermato lunedì dal primo ministro Mohammad Shtayyeh.

“Sembra esserci un piano di aggressione intensivo e crescente per le prossime 10 settimane in una corsa contro il tempo per creare un nuovo fait accompli, prima che Donald Trump lasci la Casa Bianca il 21 gennaio”, ha affermato Shtayyeh all’inizio della riunione settimanale del gabinetto, tenutasi a Ramallah.

Il Primo Ministro ha fatto riferimento ad una serie di nuovi progetti di colonie israeliane nei territori occupati come prova di questa corsa.

“Guardiamo con preoccupazione i frequenti rapporti sui nuovi progetti coloniali nella Gerusalemme araba e in Cisgiordania, che mirano a circondare e soffocare i quartieri arabi palestinesi ed impedire l’interazione tra loro ed il resto della Cisgiordania, isolando completamente la città di Gerusalemme”, ha detto.

Shtayyeh ha affermato che il governo israeliano è in una corsa contro il tempo per legalizzare gli avamposti delle colonie costruite sulla terra palestinese, autorizzando 1700 unità coloniali già costruite e costruendo nuove strade e tangenziali per soli coloni nel nord e nel sud della Cisgiordania.

Gaza – MEMO. Domenica, Hamas ha criticato fortemente gli Emirati Arabi Uniti dopo aver ricevuto un capo di una colonia israeliana, insieme ai propri coloni.

In una dichiarazione, il movimento ha affermato: “Ricevere il capo del consiglio delle colonie in Cisgiordania negli Emirati Arabi Uniti (EAU) e firmare accordi economici con lui rappresenta l’appoggio attuale verso le attività coloniali nella Cisgiordania occupata”.

Hamas ha aggiunto: “Crediamo che i crescenti legami tra gli Emirati Arabi Uniti ed i gruppi di coloni nella Cisgiordania occupata aumentino la capacità dell’occupazione israeliana di mettere in atto i suoi piani di annessione coloniale”.

“La collaborazione degli Emirati Arabi Uniti con i gruppi di coloni viola tutte le risoluzioni della Lega Araba che richiedono il boicottaggio di tutte le forme di attività di colonizzazione”.

Hamas ha concluso: “È vergognoso che diversi paesi e parti internazionali insistano nel boicottare le colonie israeliane mentre gli Emirati Arabi Uniti non risparmiano nessuno sforzo nello sviluppare le relazioni con l’establishment sionista israeliano”.

La scorsa settimana, i media israeliani hanno riferito che una delegazione di israeliani provenienti da colonie nella Cisgiordania occupata ha incontrato uomini d’affari degli Emirati a Dubai, per discutere di opportunità commerciali e di cooperazione.

Questo avviene un mese dopo che gli Emirati Arabi Uniti e il Bahrein hanno firmato accordi di normalizzazione con Israele.

Gaza – Palestine Chronicle. La “peggiore crisi finanziaria” mai affrontata dall’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi (UNRWA) potrebbe portare ad un “disastro” nella Striscia di Gaza e all’insicurezza in Libano, ha avvertito il direttore dell’organizzazione.

Fondata nel 1949, l’Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l’occupazione dei profughi palestinesi nel Vicino Oriente (UNRWA) gestisce scuole e fornisce servizi sanitari de altri aiuti umanitari a circa 5,7 milioni di palestinesi con lo status di rifugiato.

“Non è dell’interesse di nessuno vedere le scuole sospese […], i servizi sanitari sospesi (a Gaza), in un momento in cui le persone sono colpite dalla pandemia”, ha dichiarato all’AFP il direttore dell’agenzia, Philippe Lazzarini.

“Sarebbe un disastro totale”, ha aggiunto, in un’intervista avvenuta domenica in videoconferenza.

La scorsa settimana, Lazzarini ha annunciato che l’UNRWA ha dovuto affrontare una carenza di finanziamenti di 70 milioni di dollari, che ha messo a repentaglio la sua capacità di pagare gli stipendi completi del personale a novembre e dicembre.

Il deficit colpisce 28 mila membri del personale – per lo più i propri rifugiati – in tutta la Cisgiordania occupata da Israele, oltre alla Gerusalemme Est, la Striscia di Gaza, il Libano e la Giordania.

La situazione è particolarmente critica nella Striscia di Gaza, un’enclave palestinese di due milioni di persone dove il tasso di disoccupazione è superiore al 50 per cento e dove la crisi del Coronavirus ha portato le autorità a tagliare i salari del settore pubblico.

“Questa popolazione dipende interamente dall’assistenza internazionale”, ha affermato Lazzarini, avvertendo che la sospensione dei programmi dell’UNRWA potrebbe avere un impatto economico e di sicurezza “devastante”.

Gaza, con una popolazione di 2 milioni di abitanti, è sotto un embargo israeliano ermetico dal 2006, quando il gruppo palestinese Hamas vinse le elezioni legislative democratiche nella Palestina occupata. Da allora, Israele ha condotto numerosi bombardamenti e diverse guerre, che hanno provocato la morte di migliaia di palestinesi.

PIC, Quds Press e Wafa. Nella notte tra domenica e lunedì, le forze di occupazione israeliane (IOF) hanno preso d’assalto varie zone della Cisgiordania e di Gerusalemme. Diversi palestinesi sono stati arrestati.

Gerusalemme. Fonti locali hanno riferito che decine di poliziotti israeliani hanno condotto un addestramento militare alla periferia di al-Issawiya, nella Gerusalemme occupata, prima di dirigersi al campo militare a ovest della città. Hanno anche preso d’assalto la Città Vecchia e condotto addestramento nella zona.

Dopo che la polizia israeliana ha invaso al-Issawiya sono scoppiati scontri, durante i quali le IOF hanno sparato lacrimogeni, soffocando molti palestinesi, che sono stati soccorsi sul campo.

La polizia israeliana ha chiuso gli ingressi del quartiere di Al-Sawana, in mezzo a un ampio dispiegamento di forze.

Ha arrestato Obadah Nidal Dandis, 25 anni, nel quartiere di Wadi Qaddum, a Silwan. Mahmoud al-Salaymeh e un’altra ragazza sono stati arrestati mentre attraversavano il checkpoint di Qalandia, a nord di Gerusalemme. La polizia israeliana ha chiuso il checkpoint causando un ingorgo.

Testimoni hanno affermato che la polizia israeliana ha sparato in aria e ha arrestato una ragazza che aveva cercato di entrare a piedi nel passaggio delle auto al checkpoint di Qalandia.

Nella città di Anata, le IOF hanno arrestato Musa Jamal Salama dopo aver fatto irruzione nella sua casa.

A Ramallah, veicoli dell’esercito israeliano hanno preso d’assalto la città di Kober e hanno circondato diverse case, tra cui quella di Yahya Al-Barghouti e Mu’taz Zebar, che sono stati poi arrestati.

Fonti locali hanno sottolineato che l’arresto di Moataz Zebar è avvenuto due giorni dopo il suo matrimonio. Le IOF hanno cercato di arrestarlo alcuni giorni fa sostenendo che era ricercato insieme a suo zio Raed Zebar con l’accusa di aver in programma attacchi di resistenza.

I soldati hanno anche fatto irruzione nella città orientale di Nazlet Bani Zaid e nelle fattorie Nubani e si sono fermati in diverse strade.

A Tulkarem, fonti locali hanno riferito che le IOF hanno inseguito, dall’alba di lunedì, i lavoratori palestinesi diretti ai loro posti di lavoro in Israele, attraverso i varchi nel muro dell’apartheid.

Avichai Adrai, il portavoce delle IOF, ha detto che questa settimana l’esercito chiuderà i varchi, che dispiegherà rinforzi militari, impedirà ai palestinesi di entrare in Israele e arresterà chiunque li attraversi e imporrà loro multe.

I soldati continuano le loro campagne quotidiane di arresti.

Palestine Chronicle, MEMO. Il Coordinatore speciale delle Nazioni Unite per il Processo di pace in Medio Oriente, Nickolay Mladenov, domenica ha espresso preoccupazione per la decisione israeliana di costruire nuove unità di insediamento tra Gerusalemme e la Cisgiordania occupata.
In una dichiarazione, Mladenov ha affermato:

“Sono molto preoccupato per la decisione delle autorità israeliane, ieri, di aprire la procedura di gara di appalto per la costruzione di Givat Hamatos.

“Se costruito, consoliderebbe ulteriormente un anello di insediamenti tra Gerusalemme e Betlemme nella Cisgiordania occupata”.

‘Race against Time’: #Israel’s #Settlement Expansion Sends Clear Message to the #Biden Administration https://t.co/LhirJhfz90 via @PalestineChron #Jerusalem pic.twitter.com/6dny2GVm0s

— The Palestine Chronicle (@PalestineChron) November 16, 2020

Mladenov ha anche sottolineato che “ciò danneggerebbe in modo significativo le prospettive di un futuro Stato palestinese contiguo e il raggiungimento di una soluzione negoziata a due stati basata sulle linee del 1967, con Gerusalemme come capitale di entrambi gli stati”.

#Israel to Build Over 1,000 #Settlement Units in #EastJerusalem https://t.co/4TAQfgwvxh via @PalestineChron pic.twitter.com/v0YpuqRPjo

— The Palestine Chronicle (@PalestineChron) November 16, 2020

L’inviato dell’ONU ha ribadito:

“La costruzione di insediamenti è illegale ai sensi del diritto internazionale e invito le autorità a invertire questo passo”.

Peace Now, organizzazione che monitora gli insediamenti israeliani, domenica ha avvertito che le autorità israeliane hanno indetto una gara d’appalto per la costruzione di 1.257 unità di insediamento tra Gerusalemme est occupata e Betlemme.

(Nella foto: l’inviato speciale ONU per il Processo di pace in Medio Oriente, Nikolai Mladenov. Immagine di Mohammed Asad, via MEMO).

MEMO, Palestine Chronicle, social network. Domenica, Israele ha pubblicato una gara d’appalto per la costruzione di 1.257 case negli insediamenti coloniali nella Gerusalemme est occupata, secondo quanto riportato da media locali.

Il sito web di notizie di Walla ha riferito che le nuove unità di insediamento saranno costruite nell’insediamento di Givat HaMatos, a Gerusalemme est, che fu occupata da Israele durante la guerra del 1967.

Israel advances construction plans of more than 1,200 new homes in illegal East Jerusalem settlement https://t.co/sLtQxV675O pic.twitter.com/Lv2iEnwk1t

— Al Jazeera English (@AJEnglish) November 15, 2020

Nel 2014, Israele congelò la decisione di costruire 2.600 unità abitative nello stesso insediamento a causa della pressione internazionale.

Non ci sono stati commenti delle autorità palestinesi sul piano di costruzione israeliano.

Giovedì scorso, le autorità israeliane hanno approvato la costruzione di 108 unità abitative nell’insediamento di Ramat Shlomo, a Gerusalemme est.

‘Race against Time’: #Israel’s #Settlement Expansion Sends Clear Message to the #Biden Administration https://t.co/LhirJhfz90 via @PalestineChron #Jerusalem pic.twitter.com/qJQgTdEnfR

— The Palestine Chronicle (@PalestineChron) November 15, 2020

Secondo il quotidiano Haaretz, il governo israeliano prevede di approvare migliaia di unità di insediamento a Gerusalemme est come passo anticipato prima dell’insediamento di Joe Biden alla presidenza USA, il 20 gennaio.
Biden e la sua vice, Kamala Harris, hanno dichiarato nella loro campagna elettorale che avrebbero rispettato la soluzione dei due stati per risolvere il conflitto israelo-palestinese, una soluzione che contraddice l’attività degli insediamenti israeliani e i piani israeliani di annettere parti della Cisgiordania occupata.

La Cisgiordania, compresa Gerusalemme Est, è considerata un “territorio occupato” dal diritto internazionale, rendendo così illegali tutti gli insediamenti israeliani.

 

Palestine Chronicle. Israele e gli Emirati Arabi Uniti hanno raggiunto un accordo che dovrebbe portare alla “piena normalizzazione dei rapporti” tra la nazione araba e Israele.

Una delegazione di coloni israeliani, provenienti da insediamenti illegali nella Cisgiordania occupata, ha incontrato uomini d’affari degli Emirati Arabi Uniti a Dubai per discutere le opportunità di commercio e cooperazione, secondo quanto rivelato dai media israeliani la settimana scorsa.

La delegazione dei coloni è arrivata negli Emirati Arabi Uniti domenica 8 novembre, per una visita di cinque giorni. Alla guida della delegazione Yossi Dagan, il capo del Consiglio degli insediamenti che ha avuto il compito di rappresentare gli insediamenti nella Cisgiordania occupata del nord.

“Gli uomini d’affari hanno ascoltato i coloni parlare delle esigenze specifiche della regione e con loro hanno affrontato il tema della cooperazione, in particolare nei settori dell’agronomia e della desalinizzazione dell’acqua”, ha riferito Ynet News.

Secondo Dagan, “Gli Emirati Arabi Uniti sono un Paese avanzato, in prima linea nello sviluppo e negli investimenti, ed è un grande onore poter stringere legami commerciali e industriali con loro”. Come riportato dal Jerusalem Post, Dagan avrebbe poi scritto sulla sua pagina Facebook: “Prossimamente – esportazione diretta dalla Samaria [sic] agli Emirati Arabi Uniti!”

Dal canto suo Yusuf Beidon, uomo d’affari emiratino, ha affermato che l’opportunità di incontro “è stata un onore”, “soprattutto dopo la firma dell’accordo di pace con Israele. Questo è un momento emozionante per tutti noi, ringraziamo Dio per i nostri leader che ci hanno permesso di arrivare fin qui”.

In un rapporto sulla Jewish Press, Beidon ha poi aggiunto: “Non avrei mai creduto di poter assistere a un momento del genere nella mia vita. Noi, fratelli e sorelle di entrambe le parti, di Israele e Dubai, seduti allo stesso tavolo. È un grande onore”.

Secondo il diritto internazionale, gli insediamenti ebraici costruiti nei Territori palestinesi occupati costituiscono una violazione del diritto internazionale e sono considerati illegali.

Il 15 settembre, Israele ed Emirati Arabi Uniti hanno raggiunto un accordo che dovrebbe portare alla “piena normalizzazione delle relazioni” tra la nazione araba e Israele. Un accordo che ha visto la mediazione del presidente degli Stati Uniti Donald Trump.

L’accordo è considerato un duro colpo agli sforzi palestinesi volti a isolare Israele a livello regionale e internazionale e a porre fine, così, all’occupazione militare e al sistema simile all’apartheid messo in atto nella Palestina occupata.

Traduzione per InfoPal di Sara Zuccante

PIC. Domenica le forze carcerarie israeliane hanno fatto irruzione nelle celle del carcere di Shata e hanno confiscato apparecchi elettrici, provocando tensioni con i prigionieri palestinesi.

Secondo l’Asra Media Office, le forze dell’unità Masada hanno saccheggiato le celle dei prigionieri palestinesi, sequestrato tutte le loro apparecchiature elettriche.

Recentemente, un certo numero di prigionieri palestinesi nel carcere di Shata è risultato positivo al COVID-19, tra i timori per la vita degli anziani e di quelli con problemi di salute cronici.

Lo scorso aprile, le Nazioni Unite hanno invitato Israele a non discriminare migliaia di prigionieri palestinesi esposti ad alto rischio al COVID-19 e a rilasciare i più vulnerabili, in particolare donne, bambini, anziani e persone con condizioni mediche preesistenti.

“Attualmente ci sono più di 4.520 prigionieri palestinesi, inclusi 183 bambini, 43 donne e 700 detenuti con condizioni mediche preesistenti nelle carceri israeliane. Rimangono pericolosamente vulnerabili nel contesto dell’attuale diffusione del virus e del relativo aumento del numero di velocità di trasmissione in Israele”, aveva affermato un gruppo di esperti dei diritti umani delle Nazioni Unite.

Tel Aviv – Palestine Chronicle. Le autorità d’occupazione israeliane hanno deciso di trattenere il corpo di un prigioniero palestinese che è morto in carcere la scorsa settimana, a causa di negligenza medica, secondo quanto affermato dalla Commissione per gli affari dei prigionieri ed ex-prigionieri palestinesi.

Kamal Abu Wa’ar, 46 anni, di Qabatiya, nel nord della Cisgiordania, è morto martedì, spingendo l’organizzazione per i diritti palestinesi ad accusare le autorità israeliane di trascurare la salute dei prigionieri e di non fornire loro le cure mediche adeguate.

Il portavoce della commissione, Hasan Abed Rabbo, ha dichiarato a WAFA che le autorità israeliane hanno rifiutato la richiesta del suo team legale per consegnare il corpo di Abu Waar alla sua famiglia per una corretta sepoltura e, quindi, lo stanno ancora trattenendo.

Abed Rabbo ha affermato che Abu Waar è l’ottavo prigioniero palestinese morto mentre era in prigione e di cui Israele sta ancora trattenendo il cadavere.

Ha chiesto alla Croce Rossa e ad altre organizzazioni umanitarie internazionali di intervenire e far sì che Israele rilasci i corpi dei prigionieri palestinesi morti, affinché vengano seppelliti dalle loro famiglie.

Israele detiene i corpi dei palestinesi per usarli come merce di scambio in futuri colloqui con le organizzazioni palestinesi.

Valle del Giordano – Palestine Chronicle. Sabato, le autorità israeliane hanno ordinato a diverse famiglie palestinesi nella regione settentrionale della Valle del Giordano di lasciare le loro case e fare posto alle esercitazioni militari nell’area.

Muataz Besharat, che monitora le violazioni israeliane nell’area, ha dichiarato a WAFA che l’esercito israeliano ha consegnato avvisi a diverse famiglie, ordinando loro di lasciare le loro case per diversi giorni la prossima settimana per far posto all’addestramento.

La Valle del Giordano copre un’area di circa 1,6 milioni di dunam (1.600 km2) e costituisce circa il 30% del totale della Cisgiordania occupata. Secondo un precedente rapporto del governo, la Valle comprende circa 280 mila dunam di terra arabile, 50 mila dei quali sono ancora utilizzati dai palestinesi e 27 mila da coloni.

La maggior parte della Valle del Giordano è sotto il pieno controllo militare israeliano, nonostante si trovi all’interno della Cisgiordania. Nel frattempo, almeno il 44% del territorio totale nella Valle del Giordano è stato appropriato dalle forze israeliane per scopi militari ed esercitazioni di addestramento.

Gerusalemme occupata – PIC. Domenica mattina, decine di coloni, scortati dalle forze di polizia, hanno invaso la moschea di al-Aqsa, nella Gerusalemme occupata.

Secondo fonti locali, decine di coloni sono entrati nella moschea in gruppi e hanno visitato i suoi cortili sotto la protezione della polizia.

Testimoni oculari hanno riferito di aver visto alcuni coloni eseguire preghiere ebraiche durante i loro tour nel luogo sacro islamico.

La moschea di al-Aqsa è quotidianamente invasa da parte di coloni e forze di polizia, al mattino e al pomeriggio, tranne il venerdì e il sabato.

La polizia israeliana chiude la Porta di al-Maghariba, utilizzata dagli ebrei per entrare nella moschea, alle 10:30, dopo che i coloni hanno completato le loro visite mattutine nel luogo sacro. Più tardi nel pomeriggio, lo stesso cancello viene riaperto per i tour pomeridiani dei coloni.

Mentre i coloni si trovano all’interno della moschea, vengono imposte restrizioni per l’entrata dei fedeli musulmani negli ingressi che conducono alla moschea, e le loro carte d’identità vengono confiscate fino a quando non lasciano il luogo sacro.

Gaza-PIC e Quds Press. Domenica all’alba, l’aviazione e l’artiglieria israeliane hanno effettuato attacchi sulla Striscia di Gaza assediata.

Un aereo da guerra israeliano ha lanciato due missili contro un’area vicino all’aeroporto distrutto di Gaza, a est di Rafah.

Ha anche riferito che l’artiglieria israeliana ha bombardato due postazioni della resistenza nel nord di Gaza e nel quartiere orientale di al-Zeitoun.

Non ci sono stati feriti.

L’esercito israeliano ha affermato che i suoi attacchi su Gaza erano “in risposta” al lancio di razzi diretti contro la città meridionale di Ashdod e la città centrale di Rishon Letzion.

Haifa-Wafa. Il 13 ottobre, alcuni bulldozer militari israeliani hanno percorso circa 300 metri all’interno della Striscia di Gaza, danneggiando gravemente migliaia di metri quadrati di terreni agricoli e distruggendo raccolti e sistemi di irrigazione.

Secondo il Centro per i diritti umani Al Mezan con sede a Gaza, questo è il danno più grave che un’incursione militare israeliana ha causato ai terreni coltivati di Gaza dal 2014 a questa parte. Il ministero dell’agricoltura di Gaza ha riferito che almeno 10 fonti di reddito di agricoltori sono state danneggiate a causa dell’incursione, con danni stimati ai terreni agricoli e ai raccolti per oltre 32.000 dollari.

In risposta, Gisha (centro legale per la libertà di movimento), Al Mezan e Adalah (il centro legale per i diritti delle minoranze arabe in Israele) hanno inviato una lettera urgente al ministro della Difesa israeliano, al procuratore generale e alla Procura generale militare, con la quale chiedono di interrompere immediatamente la distruzione dei terreni nella Striscia di Gaza, un’indagine sulle recenti incursioni e un risarcimento ai contadini di Gaza per i danni, stando a quanto riportato venerdì da Adalah in un comunicato stampa.

Da anni, l’esercito israeliano conduce regolarmente invasioni via terra nella Striscia di Gaza. Secondo le Nazioni Unite, i militari hanno condotto 42 incursioni a Gaza tra gennaio e il 19 ottobre di quest’anno. Dal 2014, Israele ha anche condotto irrorazioni aeree di erbicidi all’interno di Gaza per sgombrare i terreni e distruggere la vegetazione adiacente alla recinzione perimetrale. Durante questo periodo, i contadini palestinesi hanno vissuto nella costante paura di vedere danneggiate le loro fonti di sostentamento.

Israele ha continuato a mettere in atto queste azioni distruttive anche in occasione della crisi sanitaria globale del COVID-19 e delle relative preoccupazioni per la situazione finanziaria e la sicurezza alimentare, agendo in diretta violazione del suo obbligo di proteggere i diritti umani dei civili a Gaza, che vivono sotto il suo controllo.

In risposta a una richiesta presentata da Gisha ai sensi del Freedom of Information Act, l’esercito israeliano aveva detto in precedenza che le incursioni erano necessarie per “esigenze operative il cui scopo è proteggere la sicurezza”.

Parlando a nome delle tre organizzazioni per i diritti umani, l’avvocato di Gisha Muna Haddad sottolinea che tali esigenze non giustificano i danni apportati ai terreni agricoli di Gaza.

“Queste operazioni distruttive violano il diritto israeliano e internazionale, e l’esercito israeliano non ha l’autorità di svolgerle. Mettono in pericolo la vita, l’integrità fisica e le proprietà degli agricoltori e, di conseguenza, violano in modo sproporzionato e grave i loro diritti più fondamentali, inclusi i diritti alla dignità, alla proprietà privata e al sostentamento”, ha detto Haddad.

 Traduzione per InfoPal di Stefania Solivardi

Gaza- PCHR Palestinian Centre for Human Rights. Rapporto settimanale sulle violazioni israeliane dei diritti umani nei Territori Palestinesi Occupati. 05-11 novembre 2020

  • Un Palestinese con cancro alla gola è morto nelle carceri israeliane.
  • 6 civili palestinesi sono stati feriti, tra cui 3 minori, per uso eccessivo della forza da parte delle IOF in Cisgiordania e un pescatore a Gaza.
  • 6 attacchi a fuoco sono stati riportati contro terreni agricoli e altri 2 contro pescherecci nella Striscia di Gaza orientale e occidentale.
  • Nelle 96 incursioni delle IOF in Cisgiordania, compresa Gerusalemme Est occupata: 94 civili sono stati arrestati, inclusi 9 minori e 2 donne (di cui una giornalista).
  • Le IOF hanno fatto irruzione in un ospedale a Tulkarm e hanno sparato bombe sonore al suo interno, portando la paura tra i pazienti e le squadre mediche 
  • Le IOF hanno demolito una casa e un autolavaggio a Gerusalemme e un’officina di alluminio a Hebron.
  • Le IOF hanno stabilito 70 checkpoint militari temporanei in Cisgiordania dove hanno arrestato 3 civili palestinesi

Sommario.

Le forze di occupazione israeliana (IOF) hanno continuato a commettere crimini e violazioni a più livelli contro i civili palestinesi e le loro proprietà, inclusi raid nelle città palestinesi caratterizzati da uso eccessivo della forza, aggressioni, abusi e attacchi ai civili. Questa settimana, Kamal N. Abu-Wa’ar, un palestinese di 46 anni imprigionato da Israele negli ultimi 17 anni, è stato dichiarato morto martedì sera, 10 novembre 2020, allo Shamir Medical Center in Israele. Il defunto Abu-Wa’ar, originario del villaggio di Yabad vicino a Jenin, soffriva di cancro alla gola e la sua salute era in costante peggioramento da oltre un anno. Abu-Wa’ar è il secondo prigioniero a morire nelle carceri israeliane quest’anno.

La morte di Abu-Wa’ar ha gettato luce sul generale declino delle condizioni di vita di migliaia di Palestinesi nelle carceri israeliane e rivela la portata della misura punitiva che Israele adotta spudoratamente contro di loro; vale a dire negligenza medica, poiché le autorità israeliane ritardano a fornire le cure mediche necessarie e non concedono i farmaci di cui abbisognano centinaia di prigionieri con malattie croniche e pericolose. Si tratta di una grave violazione dei doveri dell’autorità di occupazione di fornire condizioni di detenzione umane e un’assistenza sanitaria ai sensi delle disposizioni della Quarta Convenzione di Ginevra, in particolare agli articoli 85 e 125.

Le IOF hanno anche continuato a mantenere la politica di demolizione, confisca e livellamento di case e proprietà palestinesi per i suoi progetti di espansione degli insediamenti in Cisgiordania.

Questa settimana, il PCHR ha documentato 180 violazioni della legge internazionale per i diritti umani e del diritto internazionale umanitario (DIU) da parte delle IOF e dei coloni nei Territori Palestinesi Occupati. Va sottolineato che le limitazioni, dovute alla pandemia di coronavirus, hanno limitato la mobilità degli operatori sul campo della PCHR e la possibilità di acquisire la documentazione; pertanto, le informazioni contenute in questo rapporto sono solo una parte delle continue violazioni delle IOF.

Attacchi a fuoco dell’IOF e violazione del diritto all’integrità fisica:

Sette civili palestinesi, compresi 3 minori, hanno riportato ferite per uso eccessivo della forza da parte delle IOF in Cisgiordania e un pescatore a Gaza. Anche questa settimana, le IOF hanno fatto irruzione all’ospedale Dr. Thabet Thabet a Tulkarem, nel nord della Cisgiordania; hanno sparato bombe sonore al pronto soccorso terrorizzando pazienti e personale medico oltre a provocare danni.

Nella Striscia di Gaza, sono stati segnalati sei attacchi a fuoco delle IOF contro terreni agricoli nella Striscia di Gaza orientale e altri due contro pescherecci, nella Striscia di Gaza occidentale.

Raid delle IOF e arresti di civili palestinesi: le IOF hanno compiuto 96 incursioni in Cisgiordania, inclusa Gerusalemme est occupata. Queste incursioni hanno compreso anche assalti a civili abitazioni e attacchi a fuoco, atterrendo i civili e attaccando molti di loro. Durante le incursioni di questa settimana, sono stati arrestati 94 Palestinesi, tra cui 9 minori e 2 donne (una è giornalista). A Gaza, le IOF hanno condotto un’incursione a Gaza centro-orientale.

Traduzione per InfoPal di Edy Meroli

Amman-WAFA. Le forze israeliane, le guardie di sicurezza private e i coloni hanno lanciato una media di circa 10 attacchi al mese ad asili e scuole, personale e strutture in Cisgiordania, tra gennaio 2018 e giugno 2020, ha rivelato giovedì un nuovo rapporto del Consiglio norvegese per i rifugiati (NRC) – il Raided and Razed: Attacchi all’istruzione in Cisgiordania.

Nell’arco di 30 mesi sono 296 gli attacchi all’istruzione palestinese, avvenuti in 235 incidenti differenti, perpetrati da parte delle forze israeliane o dai coloni e dalle guardie di sicurezza private degli insediamenti.

Le forze israeliane sono, di fatto, responsabili di tre attacchi su quattro. Questi includono le incursioni dei soldati nelle scuole, molestie, arresti e aggressioni sui bambini, non solo nelle scuole ma anche ai posti di controllo. Vengono sparati colpi contro ragazzini e viene impedito agli insegnanti e agli studenti di raggiungere le proprie scuole. A tutto ciò si aggiungono le demolizioni totali di scuole e la confisca di attrezzature – molte delle quali vengono finanziate dall’Unione Europea e dai governi europei.

“Israele, in quanto stato occupante, ha fallito nell’assicurare ai bambini palestinesi un sicuro accesso all’educazione. Le forze militari israeliane hanno praticamente impedito ai bambini di studiare e hanno demolito delle scuole costruite per comunità vulnerabili in Cisgiordania”, ha affermato il Segretario generale del NRC, Jan Egeland. “Le politiche e le pratiche di Israele hanno creato attorno alle scuole della Palestina un ambiente di costante terrore che traumatizza i bambini, infrangendo, inoltre, l’obbligo ai sensi del diritto internazionale di non compiere attacchi contro l’istruzione”.

Incoraggiati dalla retorica ultra-nazionalista, i coloni israeliani hanno preso d’assalto scuole e presso a sassate scuolabus, danneggiando e vandalizzando le proprietà scolastiche. Nablus e Hebron sono state particolarmente colpite e insieme rappresentano circa l’80% di tutti gli episodi registrati a danno dell’istruzione, compiuti da coloni o da guardie di sicurezza private degli insediamenti nel periodo in esame.

Il dodicenne Mahmoud, che frequentava la scuola secondaria Burin, a Nablus, è stato colpito alla testa da un lacrimogeno sparato dai soldati nel cortile della scuola, quando i coloni armati si sono riuniti fuori dall’edificio scolastico il 2 febbraio dello scorso anno.

“Non ho visto il lacrimogeno arrivare perché c’era troppo fumo e non riuscivo ad aprire gli occhi. E non respiravo bene”, ha detto Mahmoud, che è stato ospedalizzato in seguito all’incidente. “Mi ha colpito in testa e ho incominciato a sanguinare”.

In 41 attacchi le autorità israeliane hanno demolito, confiscato o messo a rischio di demolizione strutture scolastiche, proprietà, attrezzature e materiali. Le comunità di beduini/pastori dell’Area C della Cisgiordania – sotto il totale controllo di Israele – sono state particolarmente danneggiate da questi attacchi. Le autorità israeliane ordinano regolarmente uno stop ai lavori e danno ordini di demolizione, sequestrano materiali e radono al suolo le scuole insieme ad altre strutture utilizzate a scopi educativi, inclusi i progetti di aiuto umanitario finanziati da donatori.

Haitham, 12 anni, di Jabal Al-Baba ha spiegato la ragione per cui non esiste una scuola nella sua comunità, situazione che lo costringe a camminare tra la polvere e il fango per 30 minuti ogni giorno per raggiungerne una: “L’esercito di occupazione non ci consente di avere una scuola. L’abbiamo costruita ma è stata demolita. La costruiremo di nuovo. Anche se l’esercito la demolisce, noi la ricostruiremo”.

Nel frattempo, se Israele dovesse ufficialmente annettere parti della Cisgiordania al proprio territorio, in totale violazione delle leggi internazionali, aggraverebbe la già fragile condizione delle scuole, tagliando fuori dal sistema scolastico più di 18.000 studenti, danneggiando la loro educazione, oltre a danneggiare gli insegnanti e il personale, secondo quanto affermato dall’Organizzazione norvegese per i diritti.

L’NRC ha esortato Israele a rispettare l’obbligo di non attaccare gli scolari e l’istruzione e ha invitato gli altri governi a fare pressione su Israele affinché questo rispetti le regole internazionali e assicuri un accesso all’istruzione sicuro per i bambini palestinesi.

Traduzione per InfoPal di Sara Origgio

 

 

Betlemme-Wafa. Il Kairos Palestine, la Palestinian Christian Initiative, ha espresso “grande apprezzamento” per la posizione recentemente assunta dalla Chiesa di Norvegia sul sionismo cristiano, ha riportato giovedì un comunicato stampa.

“Il consiglio, lo staff e gli amici i Kairos Palestine hanno accolto con gioia e profonda gratitudine le dichiarazioni della Conferenza episcopale della Chiesa di Norvegia riguardo il sionismo cristiano, rilasciata il 30 ottobre 2020. Facciamo le nostre congratulazioni alla Chiesa di Norvegia per essere stata leader tra le chiese globali su questa importante questione”, ha detto in una nota.

“Attraverso il nostro documento Kairos Palestine 2009, A Moment of Truth, i cristiani palestinesi hanno pregato le chiese di tutto il mondo di ‘non utilizzare la teologia come strumento per giustificare le ingiustizie che subiamo’. Applaudiamo quindi l’audace dichiarazione dei vescovi che identifica il sionismo cristiano come ‘teologicamente inaccettabile e incompatibile con i diritti umani’”, ha aggiunto.

“L’impegno preso durante la conferenza è di ‘continuare a cercare un dialogo con gli ebrei su come, in quanto credenti, possiamo contribuire ad una pace in questa terra’, la Chiesa di Norvegia è un esempio per le chiese di tutto il mondo dell’importanza di un serio dialogo interreligioso e del fatto che la critica al sionismo non è né anti-semitica, né da interpretare come critica al giudaismo”, ha detto Kairos Palestine.

Traduzione per InfoPal di Sara Origgio

Pagine

Informazioni sul Fronte Palestina

Per sviluppare un lavoro di classe nel sostegno alla lotta di liberazione della Palestina e degli altri popoli oppressi e aggrediti dall'imperialismo, oltre alle sterili e dannose concezioni del pacifismo e dell'equidistanza tra aggressori e aggrediti che hanno in gran parte contribuito ad affossare il movimento contro la guerra nel nostro paese negli ultimi anni, si è deciso di fondare l'organismo nazionale Fronte Palestina.

PalestinaRossa newsletter

Resta informato sulle nostre ultime news!

Subscribe to PalestinaRossa newsletter feed

Accesso utente