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Gerusalemme/al-Quds-Quds Press e PIC. La polizia di occupazione israeliana mercoledì sera ha arrestato un giovane palestinese e ha aggredito altri mentre protestavano contro la visita del membro estremista della Knesset, Itamar Ben-Gvir, alla piazza Bab al-Amud, nella Città Vecchia di Gerusalemme.

Ben Gvir ha anche visitato il muro di Ribat al-Kurd vicino alla porta Bab al-Hadid della moschea di al-Aqsa. Era accompagnato da altri coloni, incluso il membro della Knesset, Bezalel Smotrich, leader del Partito Sionista Religioso.

Secondo fonti locali, le forze di polizia hanno aggredito diversi giovani che urlavano con rabbia in direzione di Ben-Gvir mentre camminava sotto la scorta della polizia.

Le forze di polizia hanno anche aggredito e detenuto un adolescente nell’area.

Itamar, leader del partito di estrema destra Jewish Power, è noto per i commenti provocatori e le visite ai luoghi sacri musulmani.

Nablus-PIC. Mercoledì mattina, decine di coloni hanno invaso la città di Sebastia, nel nord di Nablus, nella Cisgiordania occupata, con il pretesto di visitare ed eseguire rituali nel sito archeologico.

Il sindaco di Sebastia, Mohamed Azem, ha affermato che decine di coloni hanno preso d’assalto, sotto protezione militare, l’antica area della città.

Azem ha aggiunto che le forze di occupazione israeliane (IOF) hanno isolato l’area e impedito ai residenti locali di utilizzare i sentieri e le strade che conducono ad essa.

Ha sottolineato che il sito storico della città è ripetutamente preso d’assalto da coloni e soldati nel tentativo di imporre un nuovo fatto compiuto e dichiarare il luogo come sito ebraico.

Sebastia è un insieme di resti strutturali ed edifici moderni ed è uno dei più antichi luoghi ininterrottamente abitati della Cisgiordania.

Un tempo era una grande città, sede di civiltà successive dai suoi fondatori arabi cananei ai romani e poi ai suoi moderni abitanti palestinesi.

Sia il grande sito archeologico sopra il paese che il centro storico della città stessa sono ancora affascinanti attrazioni turistiche.

Tuttavia, questa antica città unica è esposta ai tentativi sistematici dello stato di occupazione israeliano e del suo ministero del turismo di cancellazione ed ebraicizzazione della sua storia e identità arabe.

Lo stato di occupazione impedisce, inoltre, alle autorità locali palestinesi di effettuare lavori di restauro o pulizia nel sito storico della città.

Gaza-PIC. Rilasciata da Israele domenica, dopo aver scontato sei anni di carcere, la prigioniera palestinese liberata Nisreen Abu Kamil, 46 anni, ha finalmente potuto entrare nella Striscia di Gaza, mercoledì.

Le autorità israeliane avevano in precedenza negato ad Abu Kamil di attraversare Gaza per ricongiungersi con la sua famiglia.

Tuttavia, Abu Kamil ha deciso di rimanere al valico di frontiera e si è rifiutata di andarsene finché non gli è stato permesso di incontrare la sua famiglia nella Striscia di Gaza.

Nata nella città di Haifa, nel nord della Palestina occupata del 1948, Nisreen Abu Kamil ha un documento d’identità israeliano. Tuttavia, è sposata con un uomo palestinese che vive a Gaza con il quale ha sette figli.

Domenica, Israele ha vietato l’ingresso di Abu Kamil a Gaza dopo il suo rilascio.

Le autorità israeliane hanno arrestato Abu Kamil il 18 ottobre 2015, dopo aver lasciato Gaza attraverso il valico di frontiera di Beit Hanoun-Erez, e l’hanno condannata il 20 ottobre 2018 a sei anni di carcere.

Secondo la sua famiglia, un tribunale israeliano ha accusato Abu Kamil di “false accuse”, compreso il trasferimento di fondi ad Hamas.

Gaza – Palestine Chronicle. Foto di Mahmoud Ajjour

MEMO. Martedì, il primo ministro dell’Autorità palestinese ha accusato Israele di utilizzare i Territori palestinesi come discarica per “rifiuti solidi, chimici ed elettronici”, secondo quanto riferito da Anadolu. Il commento di Muhammad Shtayyeh è giunto durante un incontro a Ramallah con il console generale britannico a Gerusalemme, Diane Corner.

Il funzionario britannico ha consegnato un rapporto finanziato dal Regno Unito sulle politiche contro il cambiamento climatico nei Territori palestinesi occupati, secondo quanto spiegato dall’ufficio di Shtayyeh.

Secondo Shtayyeh, le maggiori sfide ambientali che i palestinesi devono affrontare sono le colonie israeliane e i loro rifiuti. Ha sottolineato che Israele non solo continua a controllare le risorse naturali della Palestina, ma utilizza anche la terra palestinese come discarica.

Il primo ministro ha aggiunto che il rapporto britannico sottolinea le difficoltà causate dall’occupazione israeliana e l’importanza di garantire la capacità dei palestinesi di utilizzare le risorse naturali nei Territori occupati, in particolare acqua e terre, condizione essenziale se vogliono affrontare le sfide del cambiamento climatico.

L’ANP si prepara a partecipare alla conferenza sui cambiamenti climatici in programma in Scozia, dal 31 ottobre al 12 novembre.

Traduzione per InfoPal di F.H.L.

Gerusalemme occupata/al-Quds – PIC-Quds Press. Oltre 9 mila ulivi sono stati distrutti in Cisgiordania dall’agosto del 2020, secondo quanto rivelato dal Comitato internazionale della Croce Rossa (CICR) in una dichiarazione rilasciata di recente.

Con la stagione della raccolta delle olive in corso, l’agenzia umanitaria ha invitato Israele a garantire un accesso sicuro, tempestivo e adeguato per i palestinesi ai loro uliveti nella Cisgiordania occupata.

Il CICR ha riferito che Israele ha distrutto più di 9.300 ulivi in Cisgiordania tra agosto 2020 e agosto 2021.

“Per anni, il CICR ha osservato un picco stagionale di violenza da parte dei coloni israeliani, residenti in alcuni colonie e avamposti in Cisgiordania, nei confronti degli agricoltori palestinesi e delle loro proprietà, nel periodo che precede la stagione della raccolta delle olive, nonché durante la stagione del raccolto stesso, a ottobre e novembre”, ha affermato Els Debuf, capo della missione del CICR a Gerusalemme.

“Gli agricoltori subiscono anche atti di molestie e violenza che hanno come obiettivo impedire un raccolto di successo, per non parlare della distruzione delle attrezzature agricole o dello sradicamento e dell’incendio degli ulivi. Questa è una preoccupazione importante che continuiamo a condividere con le autorità in carica”, ha aggiunto.

La violenza dei coloni contro i palestinesi e le loro proprietà è routine in Cisgiordania, mentre le autorità d’occupazione raramente prendono provvedimenti.

Martedì, un gruppo di coloni ha sradicato 900 alberelli di ulivo ed albicocchi e ha rubato i raccolti di olive nel villaggio di Sebastia, Nablus, nella Cisgiordania occupata.

Ogni anno, ad ottobre, la raccolta delle olive costituisce una fonte fondamentale di sostentamento per migliaia di famiglie palestinesi.

Con oltre 12 milioni di ulivi piantati in quasi metà dei terreni agricoli della Cisgiordania, l’olio d’oliva non è solo fondamentale per la sicurezza alimentare dei palestinesi, ma è anche una parte importante della loro economia di esportazione.

Ginevra – MEMO e Wafa. Martedì, il rappresentante della Palestina alle Nazioni Unite ha affermato che le “politiche coloniali sul campo” di Israele mirano a rendere “impossibile la soluzione a due stati”.

“Israele insiste sulla sua occupazione illegale. Questo diventa molto chiaro attraverso le sue politiche coloniali sul campo […]”, ha detto Riyad Mansour durante una riunione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, tenutasi per discutere la situazione in Medio Oriente e le violazioni israeliane. “Israele è guidato solo dai suoi desideri coloniali, e questo è stato chiarito ripetutamente attraverso le sue politiche e pratiche che violano il diritto internazionale, infliggendo enormi sofferenze al popolo palestinese”.

Ha aggiunto che lo stato d’Apartheid crede che la parte finale del suo piano sarà la resa dei palestinesi.

La necessità, ha affermato il diplomatico palestinese, è di un approccio collettivo basato su precedenti risoluzioni adottate dal Consiglio di Sicurezza. Ha insistito sul fatto che dobbiamo lavorare tutti a livello nazionale e internazionale per raggiungere una soluzione pacifica. “Cominciamo con il dissuadere le misure unilaterali ed illegali [di Israele] e cerchiamo i possibili modi per offrire protezione internazionale ai palestinesi”.

Mansour ha fatto un’altra richiesta per una conferenza internazionale, sotto gli auspici del Quartetto internazionale, che coinvolga entrambe le parti, al fine di raggiungere la pace. L’Autorità Palestinese ha anche chiesto alle Nazioni Unite di mettere insieme una forza internazionale per proteggere i palestinesi dalla violenza israeliana.

Nel 2014, i colloqui di pace tra le autorità d’occupazione israeliane e i palestinesi si sono interrotti, perché Israele ha fatto marcia indietro sulle sue promesse, tra cui lo stop all’espansione delle colonie ed il rilascio dei prigionieri di vecchia data. Inoltre, gli israeliani hanno sostanzialmente rinnegato la soluzione a due Stati, che molti osservatori ritengono ormai morta.

Traduzione per InfoPal di F.H.L.

Gaza-MEMO. Gaza ha tenuto la sua prima gara di canottaggio utilizzando piccole barche da pesca e non le normali imbarcazioni utilizzate in tali competizioni, a causa delle limitazioni dell’assedio.

Uomini e donne hanno partecipato alla gara di un chilometro in doppio e nella gara di 250 metri in singolare organizzata dalla Federazione delle barche a remi nella Striscia di Gaza.

L’assedio all’enclave, imposto dalle forze di occupazione israeliane dal 2007, ha reso indisponibili le barche a remi, e i concorrenti hanno dovuto utilizzare piccoli pescherecci leggeri per prendere parte alla gara.

Anche gli sciatori d’acqua ei surfisti hanno dato sfoggio delle loro abilità durante l’evento.

(Foto: Mohammad Asada, MEMO)

Gaza-MEMO. Le forze di difesa israeliane (IDF) hanno ordinato la chiusura di numerosi siti e strade vicino alla Striscia di Gaza, temendo un’improvvisa escalation di tensione e attacchi dall’enclave assediata, secondo quanto riferito dai media locali.

“Gli ingressi al Black Arrow Monument, Givat HaPa’amon, Giv’at Nizmit, Garden of the Fallen, and the Lone Rider Hillsono tutti bloccati”, ha detto l’IDF.

Secondo Ynet News, la decisione è stata presa dopo una “valutazione della situazione” ma, in questa fase, non sono state emanate linee guida speciali per i coloni israeliani che vivono vicino al confine nominale con Gaza. Tuttavia, sono state messe in atto restrizioni di viaggio.

La ragione di queste misure, ha spiegato il sito di notizie, è la decisione del governo israeliano di non rispettare le richieste del Movimento di resistenza islamica palestinese, Hamas, durante i colloqui indiretti, mediati dall’Egitto.

Israele ha condotto un’offensiva militare di 10 giorni contro i palestinesi nella Striscia di Gaza, a maggio, che ha causato la morte di oltre 260 persone, tra cui 67 bambini e 40 donne. Altre centinaia sono state ferite e le case e le infrastrutture di base sono state distrutte.

Quando l’offensiva è terminata, i palestinesi a Gaza hanno sospeso le loro legittime attività di resistenza dopo essere stati avvisati dai mediatori egiziani, del Qatar e delle Nazioni Unite che Israele avrebbe allentato il suo assedio di 15 anni e avrebbe concesso una sovvenzione umanitaria da Doha nel territorio. Tuttavia, Israele non ha mantenuto la sua promessa, sebbene, sotto la pressione della resistenza palestinese, abbia parzialmente allentato l’assedio e consentito parte del sostegno finanziario del Qatar a Gaza.

(Foto: strade chiuse a Gaza, 28 agosto 2020 [Mohammed Asad/Middle East Monitor])

Gaza-PIC. Le autorità israeliane hanno negato martedì alla prigioniera palestinese Nasrin Abu Kamil, che è stata recentemente rilasciata da una prigione israeliana, di entrare a Gaza per riunirsi con la sua famiglia.

Nasrin Abu Kamil aveva ricevuto in precedenza una telefonata dal suo avvocato che la informava che poteva entrare nella Striscia di Gaza a determinate condizioni israeliane.

Tuttavia, le è stato impedito di attraversare il checkpoint di Beit Hanoun verso la Striscia di Gaza assediata.

Nata nella città di Haifa, nel nord della Palestina occupata del 1948, Nasrin Abu Kamil ha un documento d’identità israeliano. Tuttavia, è sposata con un uomo palestinese che vive a Gaza con il quale ha sette figli.

“Cinque giorni prima del mio rilascio, ho inviato una lettera chiedendo di tornare a Gaza”, ha detto la donna di 47 anni. “Ma loro (le autorità israeliane) hanno detto che non c’è coordinamento”.

L’ex detenuta ha spiegato che ai suoi sette figli e ad altri parenti non è stato permesso di farle visita durante il suo periodo in carcere e ha fatto appello a “tutti coloro che possono fare qualcosa” per aiutarla a tornare dalla sua famiglia a Gaza.

“Voglio tornare dai miei figli e da mio marito”, ha supplicato Abu Kamil, insistendo sul fatto che non vuole restare da nessun’altra parte.

“Chiedo al mondo intero, e a chiunque abbia una coscienza, di verificare il mio caso e di fornirmi qualsiasi aiuto per vedere i miei figli”, ha detto. “Questo mi renderà felice”.

Abu Kamil è arrivata lunedì sera ad Hebron/al-Khalil, nel sud della Cisgiordania, dopo che la sua richiesta di entrare a Gaza è stata respinta. Lì è stata accolta da ex prigionieri.

 Jacobin. Di Daniel Finn. (Da Zeitun.info). La scrittrice Sally Rooney viene attaccata per aver aderito alla campagna di Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni (BDS) contro Israele. La posizione di Rooney a favore dei diritti dei palestinesi è coraggiosa e opportuna, merita tutto il nostro appoggio.

Un articolo pubblicato ieri da Forward [storico sito di notizie della comunità ebraica USA, ndtr.] ha dato il via a una serie di notizie che sostengono che l’autrice irlandese Sally Rooney ha rifiutato di consentire che il suo ultimo romanzo venga tradotto in ebraico. Ma Forward non ha presentato nessuna prova che Rooney si sia opposta al fatto che il suo libro venga pubblicato in lingua ebraica: coerentemente con i principi della campagna di Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni (BDS) Rooney ha rifiutato l’offerta di un contratto di traduzione con la casa editrice israeliana Modan.

La dichiarazione di Rooney pubblicata oggi lo specifica chiaramente:

“I diritti di traduzione in ebraico del mio nuovo romanzo sono ancora disponibili, e se riesco a trovare un modo per vendere questi diritti che sia compatibile con le linee guida del boicottaggio istituzionale del movimento BDS sarò molto contenta e orgogliosa di farlo. Nel frattempo vorrei esprimere ancora una volta la mia solidarietà con il popolo palestinese nella sua lotta per la libertà, la giustizia e l’uguaglianza.”

Modan pubblica libri in collaborazione con il ministero della Difesa israeliano. È esattamente il tipo di impresa a cui pensa la campagna BDS quando chiede di boicottare le istituzioni culturali israeliane che sono “complici della continuazione dell’occupazione israeliana e della negazione dei diritti fondamentali dei palestinesi.

In precedenza Rooney aveva dato il suo appoggio alla scrittrice anglo-pakistana Kamila Shamsie quando rifiutò di far pubblicare le sue opere in Israele. La lettera aperta in appoggio a Shamsie, firmata da Rooney e da altri scrittori, tra cui Arundhati Roy e J. M. Coetzee, arrivò dopo che la città tedesca di Dortmund le aveva tolto un premio letterario a causa della sua adesione alla campagna BDS.

Shamsie espose le sue ragioni in termini molto simili a quelli di Rooney:

“Sarei molto contenta di essere pubblicata in ebraico, ma non conosco nessun editore (di romanzi) in ebraico che non sia israeliano, e mi risulta che non ci sia nessun editore israeliano che non abbia legami con lo Stato. Non voglio oltrepassare la linea rossa stabilita dalla società civile palestinese, che ha chiesto a chi voglia cambiare la situazione di non collaborare con organizzazioni che siano in qualche modo complici dello Stato di Israele.”

Contro l’impunità.

L’articolo di Gitit Levy-Paz su Forward che ha scatenato la polemica contiene alcuni dei soliti argomenti degli oppositori del BDS:

“La decisione di Rooney mi ha sorpresa e rattristata. Sono ebrea e israeliana, ma sono anche una studiosa di letteratura che crede nel potere universale dell’arte. Rooney ha scelto un percorso che è un’anatema per l’essenza artistica della letteratura, che può aiutare come via d’accesso alla comprensione di culture differenti, per visitare nuovi mondi e metterci in contatto con la nostra stessa umanità.”

Questo nobile discorso sul “potere universale dell’arte” va a discapito di qualunque impegno riguardo alle forme molto specifiche di oppressione che i palestinesi sperimentano per mano di Israele. Una lettera aperta pubblicata all’inizio dell’anno da intellettuali palestinesi e appoggiata da parecchie personalità di alto profilo, tra cui Sally Rooney, ha esplicitato alcuni dettagli che Levy-Paz ha omesso di citare:

“I palestinesi sono aggrediti e uccisi impunemente da soldati e civili israeliani armati… Il maggio scorso il governo israeliano ha commesso l’ennesimo massacro a Gaza bombardando in modo indiscriminato e continuo i palestinesi nelle loro case, uffici, ospedali e in strada. Il bombardamento di Gaza è parte di un modello intenzionale e ripetuto per cui intere famiglie vengono uccise e infrastrutture locali distrutte. Ciò serve a esacerbare condizioni che sono già invivibili in uno dei luoghi più densamente popolati del pianeta… Inquadrare ciò come una guerra tra due parti uguali è falso e fuorviante. Israele è la potenza coloniale. La Palestina è colonizzata. Non si tratta di un conflitto: è apartheid.”

Gli oppositori della campagna BDS sostengono che “prende di mira unicamente” Israele in modo sospetto e presumibilmente antisemita. Levy-Paz offre un tipico esempio di tale insinuazione:

“Il boicottaggio, soprattutto se culturale, è una delle chine più pericolose. L’implementazione dei boicottaggi nel passato ha portato ad atrocità da cui qualunque persona nobile si dissocerebbe. Non è sempre ricordato, ma tra i primi passi presi dal regime nazista in Germania ci fu l’avvio di un boicottaggio dei negozi ebraici.”

Ovviamente ci sono stati infiniti esempi di boicottaggi che non hanno portato ad alcun risultato indesiderato, per non parlare di “atrocità da cui qualunque persona nobile si dissocerebbe”. Ma Levy-Paz invoca la memoria del nazismo piuttosto che l’esempio molto più pertinente della campagna contro l’apartheid sudafricano, che il movimento BDS prende esplicitamente a modello.

In quanto studiosa di letteratura, Levy-Paz conosce senza dubbio le tecniche retoriche disoneste esemplificate dal discorso funebre di Marco Antonio nella tragedia di Shakespeare Giulio Cesare. Marco Antonio non viene per lodare Cesare, ma per seppellirlo; Levy-Paz non viene per accusare Rooney di antisemitismo, ma per suggerire sottilmente che dovrebbe riconsiderare le sue azioni:

“Non sto suggerendo che Rooney sia antisemita, o che criticare Israele rappresenti automaticamente antisemitismo. Ma, dato l’incremento dell’antisemitismo negli ultimi anni, soprattutto in Europa, il tempismo della sua scelta è pericoloso.”

In realtà la società civile palestinese ha lanciato l’appello al BDS perché gli Stati Uniti e altri Paesi fanno di Israele un’eccezione con un livello di appoggio militare, economico e diplomatico senza precedenti. Nella sua dichiarazione Rooney ha spiegato che lei stava “rispondendo all’appello della società civile palestinese, compresi tutti i sindacati palestinesi e quelli degli scrittori”, un punto fondamentale che viene invariabilmente ignorato da quanti accusano i sostenitori del BDS di prendere di mira in modo selettivo Israele.

I boicottaggi da parte di privati cittadini e associazioni servono a controbilanciare il rifiuto di lungo termine da parte dei governi di imporre anche solo sanzioni minime contro Israele per la sua negazione dei diritti dei palestinesi, o persino di ritirare il loro appoggio attivo all’occupazione. I sostenitori di Israele non si oppongono alle critiche in quanto tali: quelle che considerano totalmente inaccettabili sono le critiche sostenute da un’azione efficace.

Una minaccia strategica.

Questa prassi di fare di Israele un’eccezione e accordargli totale impunità si estende persino alla campagna BDS in sé. Nel 2019 entrambe le camere del Congresso USA hanno votato il sostegno alla “Legge per combattere il BDS” di Marco Rubio [senatore della Florida dell’estrema destra repubblicana, ndtr.], descritta da un critico come “una legge che sembra scritta dal Comitato Centrale del Likud.”

La legge autorizza misure punitive contro quanti si impegnino in attività “intese a penalizzare, danneggiare economicamente o limitare in altro modo i rapporti commerciali con Israele o persone che commerciano in Israele e in territori controllati da Israele con lo scopo di obbligare il governo di Israele ad azioni politiche, o imporgli posizioni politiche.” Si aggiunge a una serie di leggi anti-BDS a livello statale già in vigore ovunque negli Stati Uniti.

“Territori controllati da Israele” è un eufemismo per terra palestinese che Israele ha occupato dal 1967. Ciò dimostra che gli oppositori del BDS non contrastano la campagna semplicemente perché riguarda Israele nella sua interezza. Quando Ben & Jerry’s [nota ditta produttrice di gelati USA, ndtr.] ha annunciato che non avrebbe più venduto i suoi gelati nelle colonie della Cisgiordania, c’è stata una violenta reazione da parte del governo israeliano e dei suoi sostenitori statunitensi, con minacce di ritorsioni contro l’impresa e la sua casa madre Unilever.

I dirigenti israeliani considerano le colonie illegali come parte integrante a tutti gli effetti del loro Stato. Non hanno alcuna intenzione di smantellare queste colonie o il congegno repressivo di controllo sui palestinesi che l’associazione israeliana per i diritti umani B’Tselem ha descritto come una forma di apartheid. Per questa ragione reagiscono in modo così aggressivo al minimo accenno di pressione, per quanto modesto sia.

Questa è la reale “china pericolosa” che Israele e i suoi sostenitori hanno in mente. Se lo Stato perde l’accesso a qualcosa, qualunque cosa, perché continua ad opprimere i palestinesi, ciò stabilisce un precedente in base al quale le azioni potrebbero avere delle conseguenze. Oggi può essere una traduzione di Beautiful World, Where Are You [Dove sei, mondo stupendo, ultimo romanzo di Rooney, ndtr.] o la scomparsa di una vaschetta di gelato con i biscotti; domani potrebbe essere un veto USA alle Nazioni Unite, o l’ultimo aereo da guerra ipertecnologico.

Detto così sembra quasi comico, ma questo ragionamento spiega perché Israele ha etichettato la campagna BDS come una minaccia strategica. La pesante ostilità contro il BDS è un ambiguo omaggio alla sua importanza. Illustri personalità che, come ha fatto Sally Rooney, affrontano una simile ostilità per appoggiare la campagna meritano il nostro appoggio incondizionato.

Daniel Finn è redattore di Jacobine. È autore di One Man’s Terrorist: A Political History of the IRA [Terrorista solitario: una storia politica dell’IRA].

Traduzione dall’inglese per Zeitun.info di Amedeo Rossi.

(HAY ON WYE, UNITED KINGDOM – MAY 28: Sally Rooney, novelist, at the Hay Festival on May 28, 2017 in Hay on Wye, United Kingdom. Photo by David Levenson/Getty Images).

Gerusalemme/al-Aqsa-PIC e Quds Press. Decine di coloni, scortati dalle forze di polizia, hanno invaso la moschea di al-Aqsa, nella Gerusalemme occupata, mercoledì mattina.

Secondo fonti locali, almeno 111 coloni al mattino sono entrati in gruppi nella moschea attraverso la porta di al-Maghariba e ne hanno visitato i cortili sotto la protezione della polizia.

Testimoni hanno riferito di aver visto alcuni coloni eseguire preghiere o rituali durante i loro tour nel luogo sacro islamico.

La moschea di al-Aqsa è esposta all’invasione quotidiana da parte dei coloni e delle forze di polizia, al mattino e al pomeriggio, tranne il venerdì e il sabato.

In un altro contesto, martedì migliaia di fedeli musulmani hanno partecipato ad attività celebrative per commemorare il Mawlid (compleanno) del profeta Muhammad all’interno del complesso della moschea di al-Aqsa, tra le restrizioni di movimento israeliane.

Alcune delle attività di Mawlid alla moschea di al-Aqsa includevano canti e poesie islamiche in lode del Profeta, storie profetiche, lezioni religiose e distribuzione di dolci tra i fedeli.

Tel Aviv – MEMO. Il ministro degli Esteri israeliano, Yair Lapid, ha dichiarato martedì di aver concordato con i suoi ministri omologhi di USA, EAU e India di istituire un forum per la cooperazione economica, secondo quanto riportato dall’agenzia stampa Anadolu.

Lapid ha pubblicato un tweet, affermando che lui ed i suoi colleghi si sono incontrati in una riunione virtuale e “hanno deciso di istituire un forum internazionale per la cooperazione economica”.

I quattro ministri “hanno discusso delle possibilità di progetti infrastrutturali congiunti in un’ampia gamma di settori”, ha aggiunto.

Il segretario di Stato USA, Antony Blinken, ha confermato l’incontro virtuale con Lapid, il ministro degli Esteri indiano, Subrahmanyam Jaishankar, ed il ministro degli Esteri degli Emirati, Abdullah bin Zayed al-Nahyan, affermando di aver discusso “problemi comuni di preoccupazione nella regione e a livello globale”.

Lunedì, Lapid ha incontrato Jaishankar a Gerusalemme, dove entrambi hanno deciso di riprendere i colloqui su un accordo bilaterale di libero commercio.

Nablus – PIC. Martedì mattina, decine di coloni hanno devastato diversi ulivi nel nord-ovest di Nablus, e hanno costruito una strada sterrata vicino alla colonia di Shavei Shomron.

Il funzionario locale Ghassan Daghlas ha affermato che gli agricoltori locali si sono recati, al mattino, nei loro campi, nell’area che era stata recintata alcuni anni fa dall’esercito israeliano, per scoprire che decine di alberi erano stati tagliati.

Daghlas ha aggiunto che gli israeliani hanno anche costruito una strada vicino alla colonia di Shavei Shomron.

Lunedì, i coloni hanno dato fuoco ad aree di terra coltivata nella cittadina di Burqa, a nord di Nablus.

Secondo fonti locali, un gruppo di ebrei ha incendiato terreni agricoli nell’area di al-Manshara, vicino alla colonia evacuata di Homesh, edificata su terre appartenenti al villaggio di Burqa, nel nord-ovest di Nablus, prima di essere smantellata nel 2005.

Più tardi, i residenti si sono precipitati nella zona per cercare di spegnere l’incendio.

All’inizio dello stesso giorno, hanno devastato un uliveto, abbattuto alberi e rubato frutti.

Fonti locali hanno affermato che i coloni hanno distrutto oltre 100 ulivi nel villaggio di Jalud, a sud-est di Nablus, aggiungendo che hanno anche rubato olive e spruzzato prodotti chimici su molti alberi.

Dall’inizio dell’attuale stagione della raccolta delle olive, i coloni hanno distrutto e bruciato decine di ulivi in ​​tutta la Cisgiordania.

La violenza dei coloni raggiunge il picco ogni stagione del raccolto, quando i palestinesi hanno bisogno di accedere alla loro terra per raccogliere le olive.

Ogni anno, il gruppo per i diritti umani B’Tselem documenta decine di incidenti in cui i coloni aggrediscono agricoltori palestinesi, rubano olive e distruggono alberi, attrezzature agricole e strumenti di lavoro.

Tali crimini avvengono davanti ai soldati israeliani, che sono sempre presenti nelle aree vicine, scortando i coloni o osservandoli da lontano.

Gaza – PIC. Nasrin Abu Kamil, prigioniera palestinese appena liberata, è arrivata lunedì a Hebron, in attesa del permesso israeliano di entrare nella Striscia di Gaza. “Altre ex-detenute stanno ospitando Abu Kamil nelle loro case, fino a quando non le sarà permesso di partire per Gaza”, affermano i rapporti locali.

Abu Kamil ha dichiarato a Radio al-Quds che si trova a Hebron da quando è stata rilasciata. Ha sottolineato di essere stata informata che le autorità d’occupazione stanno “esaminando” la sua richiesta di permesso.

“È devastante che altri prigionieri siano ancora detenuti nelle carceri israeliane”, ha aggiunto. “Le detenute nella prigione di Damon hanno iniziato uno sciopero della fame a sostegno di altri prigionieri. Sono determinate a lottare per i loro compagni di cella”.

In conclusione, Abu Kamil ha espresso la speranza che ci sarà un accordo di scambio di prigionieri, concordato tra le autorità d’occupazione e Hamas.

Nablus – MEMO e Wafa. Martedì mattina, un numeroso gruppo di coloni ha dato fuoco ad un terreno agricolo palestinese nella cittadina di Burqa, in Cisgiordania, a nord di Nablus..

Secondo Ghassan Daghlas, che monitora le attività delle colonie israeliane in quell’area, i coloni hanno dato fuoco alle fattorie palestinesi vicino alla colonia di Homesh. I nativi palestinesi sono riusciti a spegnere gli incendi, ma non prima che questi causassero immensi danni ai raccolti e agli alberi. Burqa e le cittadine vicine sono presi di mira dai coloni che vivono illegalmente in Cisgiordania.

Nelle ultime settimane, in concomitanza con l’inizio della stagione della raccolta delle olive, sono stati registrati diversi gravi attacchi incendiari da parte di coloni israeliani nei Territori occupati. La scorsa settimana, coloni estremisti hanno sradicato 900 ulivi ed albicocchi e hanno rubato raccolti di olive nel villaggio di Sebastia, sempre vicino a Nablus. Inoltre, hanno sradicato 70 alberi a Masafer Yatta, a sud di Hebron, in Cisgiordania.

I palestinesi affermano che le autorità di occupazione consentono agli israeliani di continuare i loro attacchi senza conseguenze, come parte degli sforzi ufficiali per intensificare la costruzione di colonie nei Territori occupati. In risposta all’ultimo incendio doloso, il primo ministro dell’Autorità palestinese, Mohammad Shtayyeh, ha chiesto alle Nazioni Unite di inviare funzionari per monitorare gli attacchi dei coloni contro i palestinesi nella Cisgiordania occupata e a Gerusalemme.

“Il terrorismo dei coloni israeliani contro i palestinesi nella Cisgiordania occupata – che stanno raccogliendo i loro raccolti di olive – non spaventerà gli agricoltori, perché sono [loro] i veri proprietari della terra”, ha affermato Shtayyeh. Ha invitato le Nazioni Unite a creare un database dei coloni coinvolti in questi atti di terrorismo, per poterli perseguire legalmente.

Circa 650 mila israeliani vivono attualmente nella Cisgiordania occupata, sparsi in 164 colonie e 124 avamposti. Secondo il diritto internazionale, tutte le colonie nei Territori palestinesi occupati sono illegali.

Traduzione per InfoPal di F.H.L.

Hebron/al-Khalil-PIC. Il prigioniero palestinese Miqdad al-Qawasmeh, un 24enne di Hebron/al-Khalil, è entrato nel 90º giorno del suo sciopero della fame per protestare contro la sua detenzione amministrativa, senza incriminazioni o processi.

Secondo la Società dei prigionieri palestinesi, le condizioni di salute del prigioniero Qawasmeh hanno raggiunto una fase pericolosa e potrebbe morire da un momento all’altro.

Più di 20 giorni fa, il prigioniero Qawasmeh è stato trasferito nell’unità di terapia intensiva dell’ospedale Kaplan a causa di un forte peggioramento delle sue condizioni di salute, secondo quanto riportato da una fonte della famiglia.

La fonte ha aggiunto che Miqdad è determinato a continuare il suo sciopero della fame nonostante il rifiuto israeliano di porre fine alla sua detenzione amministrativa o di fissare una data per il suo rilascio.

La sua famiglia ha ritenuto l’autorità di occupazione israeliana pienamente responsabile della vita di Miqdad e ha lanciato un appello ai gruppi internazionali per i diritti umani affinché intervengano per salvarlo prima che sia troppo tardi.

Valle del Giordano-PIC. L’esercito israeliano ha bandito per diversi giorni il preside della scuola al-Malih, nella Valle del Giordano settentrionale.

Il funzionario locale Moataz Bisharat ha affermato che l’esercito israeliano ha costretto Jaafar Faqha, il preside della scuola, a firmare un impegno scritto a stare lontano dalla scuola per 10 giorni dopo essere stato convocato e interrogato per circa cinque ore.

L’esercito israeliano aveva dichiarato più volte l’intenzione di demolire la scuola nel 2020 e durante l’anno in corso.

Hebron/al-Khalil-PIC e Quds Press. Lunedì sera, le forze di occupazione israeliane (IOF) hanno demolito una casa palestinese nella zona di Farsh al-Hawa, a ovest di Hebron/al-Khalil, con il pretesto della mancanza di licenza.

Secondo fonti locali, le forze israeliane hanno preso d’assalto Farsh al-Hawa con i bulldozer e hanno abbattuto una casa a due piani appartenente all’avvocato Iyyad Amro.

Le IOF hanno anche demolito i muri intorno alla casa e un pozzo d’acqua.

Gerusalemme/al-Quds-PIC e Quds Press. Lunedì pomeriggio, la polizia di occupazione israeliana ha rapito una ragazza palestinese con l’accusa che avesse tentato di eseguire un’operazione di accoltellamento nei pressi di un insediamento illegale nel nord di Gerusalemme.

La polizia israeliana ha affermato che una ragazza palestinese si è avvicinata all’ingresso principale dell’insediamento di Har Adar e ha brandito un coltello prima che i soldati la arrestassero.

Fonti palestinesi affermano che i soldati hanno arrestato una ragazza non identificata dopo aver aperto il fuoco contro di lei.

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Informazioni sul Fronte Palestina

Per sviluppare un lavoro di classe nel sostegno alla lotta di liberazione della Palestina e degli altri popoli oppressi e aggrediti dall'imperialismo, oltre alle sterili e dannose concezioni del pacifismo e dell'equidistanza tra aggressori e aggrediti che hanno in gran parte contribuito ad affossare il movimento contro la guerra nel nostro paese negli ultimi anni, si è deciso di fondare l'organismo nazionale Fronte Palestina.

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