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Quds Press. Il Club dei Prigionieri palestinesi ha confermato, giovedì sera, che i prigionieri nelle carceri israeliane hanno deciso di continuare la loro lotta che dura ormai da 26 giorni.
L’amministrazione carceraria israeliana ha, infatti, parzialmente ritirato alcune delle sue procedure, in particolare per quanto riguarda le uscite dei prigionieri nel cortile del carcere e ha rifiutato di accettare la richiesta dei prigionieri di Nafha di eliminare i varchi di ispezione elettronica.

Il Club dei Prigionieri ha aggiunto in una dichiarazione ricevuta da Quds Press che “alla luce di tutto ciò, i detenuti hanno informato l’amministrazione penitenziaria che stanno proseguendo le loro azioni di disobbedienza e ribellione contro le regole di detenzione, fino a quando le loro richieste non saranno soddisfatte pienamente e radicalmente, in particolare quella relativa alla questione dei prigionieri della prigione di Nafha.
“Se l’amministrazione carceraria mantiene la sua posizione attuale, i prigionieri annunceranno uno sciopero della fame a tempo indeterminato, il 25 marzo”.

Il Club dei Prigionieri ha sottolineato che “tale posizione è condivisa da tutte le fazioni, rappresentate dal Comitato Supremo nazionale di emergenza per i Prigionieri, che si è formato a seguito delle misure imposte dall’amministrazione carceraria” dopo che sei prigionieri erano stati liberati dal carcere di Gilboa, lo scorso settembre, per poi essere nuovamente detenuti.

Il Club ha chiesto di “continuare le attività a sostegno dei prigionieri nella loro battaglia fino a quando le loro richieste non saranno soddisfatte e di lavorare per sostenerli in modo degno dei loro sacrifici”.
A fine gennaio di quest’anno, i prigionieri nelle carceri israeliane erano circa 4500, tra i quali 34 donne, 180 minorenni e 500 detenuti amministrativi.

PIC. Le prigioniere palestinesi nel carcere di Damon hanno rivelato di essere soggette a maltrattamenti, punizioni e dure condizioni di detenzione.

La denuncia è contenuta in una lettera da loro inviata tramite l’avvocato della Commissione palestinese per gli affari dei detenuti e degli ex detenuti in occasione della Giornata internazionale della donna, che si celebra ogni anno l’8 marzo.

Secondo la lettera, le prigioniere nel carcere di Damon sono private dei diritti fondamentali, tra cui visite familiari, telefonate, cure mediche e bisogni essenziali.

Hanno affermato che alcune di loro soffrono di problemi di salute cronici e necessitano di cure mediche periodiche, soprattutto in assenza di un medico donna in carcere.

Hanno aggiunto che il loro accesso alle cure mediche al di fuori del carcere necessita di un coordinamento preventivo e di una lunga attesa che può durare mesi o anni.

Le prigioniere hanno esortato la Croce Rossa ad assumere un ruolo serio e reale nei confronti delle condizioni dei prigionieri palestinesi, donne e uomini, nelle carceri israeliane.

Negli ultimi mesi, il servizio carcerario israeliano ha intensificato le violazioni contro le detenute privandole dei diritti fondamentali, effettuando ripetute incursioni nelle loro celle, maltrattandole, confiscando i loro averi e multandole per presunta violazione delle regole carcerarie.

Tra le detenute ci sono diverse madri e anziane, oltre a pazienti in condizioni di salute molto difficili e di negligenza medica deliberata, come Israa Jaabis, che soffre di gravi ustioni e necessita di interventi chirurgici.

Di Lorenzo Poli. Breve flashback: golpe del 2014. La verità sui lampi di guerra in Ucraina è tutt’altra e parte da una contestualizzazione diversa rispetto a quella che stanno dando i media guerrafondai e per capire bisogna fare un breve flashback.

Nel 2014 l’Ucraina, ultimo Paese dell’ex-Patto di Varsavia non ancora membro della NATO, aveva per presidente Victor Yushchenko, politico che coltivava buoni rapporti con la Russia, basati su una forte complementarietà sul piano economico e sulla lunga convivenza tra Ucraina e Russia. L’Ucraina all’epoca poteva avere buone relazioni anche con l’UE, in tal modo che il Paese costituisse un cuscinetto di neutralità e di collaborazione tra le due realtà geopolitiche.

Una volta che gli USA di Killary e Obama si erano accertati dell’opposizione del governo democratico, una rottura con Mosca ed un ravvicinamento all’UE e, implicitamente, alla NATO, decisero per un cambio di regime da imporre con le maniere forti. Il Colpo di Stato, inaugurato con le manifestazioni di piazza Maidan, con la mobilitazione di una folla anti-russa e pesantemente infiltrata da elementi neonazisti, portò a prolungate sparatorie sia sui manifestanti che sulle forze dell’Ordine provocando la fuga di Yushcenko.

Gli sviluppi furono drammatici: le disorganizzate bande armate neonaziste assaltarono le regioni russofone nell’Est del Paese in quanto centri fondamentali produttivi-industriali per l’economia del Paese. Poi le bande neonaziste si costituirono in battaglioni come il Battaglione Azov, composto da ultranazionalisti di estrema destra, che si infiltrarono e vennero incorporati nella Guardia Nazionale Ucraina. Le popolazioni russofone di quelle regioni rifiutavano sia il colpo di Stato etero-diretto, sia il tentativo di far assumere all’Ucraina il ruolo di avamposto UE-USA-NATO contro la Russia. In seguito si costituirono in Repubbliche Popolari autonome e furono vittime di una costante e spietata aggressività delle milizie paramilitari neonaziste finanziate dal governo ucraino dedite alla pulizia etnica in nome di xenofobia e razzismo russofobo.

Ed è così che nacquero le Repubbliche Popolari di stampo socialista e antifascista, quelle di Doneck (il cui territorio si trova all’interno dell’Oblast’ di Doneck formalmente parte dell’Ucraina) e di Lugansk (il cui territorio si trova all’interno dell’Oblast’ di Lugansk, anch’esso formalmente parte dell’Ucraina).

La Repubblica Popolare di Doneck si è autoproclamata il 7 aprile 2014, mentre la Repubblica Popolare di Lugansk il 28 aprile 2014. Entrambe le loro autorità politiche dichiararono l’indipendenza unilaterale dall’Ucraina il 12 maggio 2014 a seguito di un referendum non riconosciuto né dalla comunità internazionale né dal governo centrale ucraino, il quale considerò le Repubbliche come «territorio temporaneamente occupato da gruppi armati illegali e truppe della Federazione Russa»[1]. Quindi quelli che, tra il 22 e il 23 febbraio venivano definiti dai media occidentali “carrarmati russi”, in realtà erano i carrarmati della resistenza antifascista del Donbass russofono autonomo.

Si tratta di Repubbliche che cercano la loro indipendenza da sempre, proponendo anche una diversa visione di società (cosa che simbolicamente disturba molto la NATO, in quanto residui politici dell’URSS). Non a caso le Repubbliche del Donbass, stando alle loro Costituzioni del 2014, sono degli Stati democratici, di diritto e sociali il cui potere legislativo è fondato sul Consiglio del Popolo.

Nel frattempo in Ucraina particolarmente feroce fu la repressione dei golpisti verso gli oppositori politici (socialisti, comunisti, pacifisti, forse antifasciste e pacifiste) che sfociò nella Strage di Odessa avvenuta il 2 maggio 2014 in cui centinaia di persone e militanti di sinistra vennero bruciati vivi ed abbattuti una volta rifugiati nella Casa dei Sindacati. La strage avvenne ad opera di neonazisti e nazionalisti ucraini portando alla morte di 46 persone nel seminterrato della Casa dei Sindacati. Tra i morti anche Vadim Papura, 17 anni, giovane comunista, studente al primo anno dell’Università Nazionale di Odessa Mechnikov, attivista del Komsomol e del Partito Comunista d’Ucraina.

Nonostante ciò, i nostri media sensibili “a random” al tema dei diritti umani, non hanno mai ricordato questa strage. Il colpo di stato nazista del 2014 in Ucraina fu applaudito da tutti i governi occidentali, in modo trasversale da esponenti della destra liberale e della “sinistra” neo-liberal. Andrij Parubij fondatore del Partito Social-Nazionale d’Ucraina, di stampo neonazista, venne a Roma e fu ricevuto con tutti gli onori da Laura Boldrini, allora Presidente della Camera (in copertina, foto con Boldrini).

L’inizio della guerra voluto dall’Ucraina.

Sull’Ucraina, la voce imperialista occidentale è stata falsa fin dal primo giorno. Mentre vi era un generale silenzio stampa dei media occidentali, tra il 21 e il 23 febbraio la guerra è iniziata con i bombardamenti dell’esercito ucraino in territorio russofono. Un gruppo di sabotaggio e di ricognizione ucraino è stato scoperto alla mattina del 21 febbraio sul territorio russo e, per l’evacuazione d’emergenza dei sabotatori dal territorio ucraino, sono entrati due veicoli blindati delle forze armate ucraine che sono stati distrutti dall’esercito russo, mentre i cinque sabotatori sono rimasti uccisi. Nel frattempo un missile lanciato dal territorio ucraino ha distrutto un valico di frontiera nel territorio russo nella regione del Lorstof. Sono state delle vere e proprie provocazioni del governo ucraino con il fine di spingere la Russia a difendere i russofoni del Donbass.

Tra il 20 e il 21 febbraio le truppe ucraine hanno continuano a bombardare per tutta la notte il territorio della Repubblica Popolare di Donetsk (DPR) inclusa la città principale dell’autoproclamata repubblica. Ad affermarlo, riferisce la Tass, la missione della DPR presso il Centro congiunto per il controllo e il coordinamento (JCCC).

Gli attacchi sono iniziati alle 2.16 ora di Mosca e hanno preso di mira l’insediamento di Staromikhailovka, alla periferia occidentale di Donetsk. Si tratta del sesto bombardamento nell’area dalla mezzanotte russa. Colpiti anche gli insediamenti di Zaytsevo Yuzhnoye e Spartak, bersagli di colpi di mortaio.

Dopo le 3.00 ora di Mosca, secondo la missione, ci sarebbero stati altri sei bombardamenti, e altri due attacchi avrebbero colpito Dokuchayevsk e Yelenkovka alle 4.25 e alle 4.37 ora locale.

Il 19 febbraio, la Repubblica di Lugansk avrebbe subito una cinquantina di attacchi da parte delle truppe di Kiev in violazione del cessate il fuoco, secondo la missione locale presso il Centro congiunto per il controllo e il coordinamento (JCCC). Gli attacchi hanno preso di mira – riferisce la Tass – 27 aree residenziali.

In quei giorni, due civili della Repubblica Popolare di Lugansk (abitata da popolazione russa) sono rimasti uccisi nel tentativo delle forze speciali ucraine di sfondare nel vicino villaggio di Pionerskoye, a sette chilometri dal confine con la Russia. Altri bombardamenti d’artiglieria ci sono stati su Donetsk, la più grande città della Repubblica Popolare di Donetsk, colpendo anche le scuole. In precedenza, le truppe ucraine hanno aperto il fuoco dei mortai in diverse aree popolate della repubblica e, secondo i primi rapporti, il bombardamento avrebbe preso di mira anche le città di Dokuchayevsk, Oktyabr, Sosnovskoye, Aleksandrovka e Spartak. Successivamente, è stato riferito che anche i villaggi di Petrovskoye, Staromikhailovka e Kommunarovka sono stati bombardati dalle forze ucraine.

Dopo queste operazioni di pulizia etnica in Donbass da parte ucraina, le Repubbliche Popolari hanno chiesto il riconoscimento russo delle Repubbliche. Cosa che Putin ha fatto.                                                          

La propaganda occidentale non vedeva l’ora di trovare il casus belli giustificatore per dare inizio alla nuova guerra imperialista e, a quanto pare, il riconoscimento delle Repubbliche Popolari del Donbass è stato un buon pretesto.

Il riconoscimento delle Repubbliche Popolari del Donbass da parte di Putin

In coro tutti i governi delle forze europee hanno manifestato il loro disgusto per il riconoscimento delle Repubbliche Popolari del Donbass. “Voglio esprimere la mia più ferma condanna per la decisione del governo russo di riconoscere i due territori separatisti del Donbass. Si tratta di una inaccettabile violazione della sovranità democratica e dell’integrità territoriale” dell’Ucraina. A dirlo è nientepopodimeno che Mario Draghi, storico “difensore della sovranità”, soprattutto quando si è trattato di mandare in fallimento la Grecia con contratti falsati dalle grandi banche d’affari come JP Morgan e Goldman Sachs (per questo che Cossiga lo definì “vile affarista”). Queste dichiarazioni le ha rilasciate in apertura del suo discorso all’insediamento di Franco Frattini al Consiglio di Stato: “Sono in costante contatto con gli alleati – ha aggiunto – per trovare una soluzione pacifica alla crisi ed evitare una guerra nel cuore dell’Europa. La via del dialogo resta essenziale, ma stiamo già definendo nell’ambito dell’Unione Europea misure e sanzioni nei confronti della Russia”.

Il riconoscimento delle Repubbliche Popolari del Donbass russo da parte di Putin è stata una mossa per la pace e, tra qualche mese, sarà ancora più chiaro. Il riconoscimento dell’indipendenza del Donbass e il dispiegamento in esso, oggetto di continui attacchi da parte dell’esercito ucraino e delle forze paramilitari neonaziste, dell’esercito russo sono state misure di de-escalation e di riduzione di pericoli di guerra estesa, oltre che di salvaguardia di popolazioni a rischio di persecuzioni etniche.

Nei fatti Putin ha già delimitato il terreno della contesa e le “sanzioni mirate” Ue sono riconoscimento oggettivo di questa delimitazione. Così come il virare in positivo delle Borse europee e non solo. 

Poi dobbiamo fare un esercizio di memoria: il fronte di chi vuole l’integrità Ucraina è lo stesso che ha spinto per la disintegrazione della Jugoslavia. Gli USA stanno tirando la corda con i francesi e i tedeschi e l’Italia rimane a fare la pedina del gioco militare. L’esercito ucraino si manterrà entro il confine del Donbass? La Russia può avere la forza militare di mantenerlo (sempre che la Nato non intervenga) ma non ha forza economica e politica per tenere il territorio. Liberarsi della NATO ai confini è impossibile per la Russia e la NATO non è affatto intenzionata a lasciar in pace l’Ucraina.

In tutto ciò una parte del Donbass non è territorio a sovranità ucraina dal 2014 e chiede di essere riconosciuto dai russi. Klimov, vicepresidente commissione esteri del consiglio Federazione Russa ha dichiarato che la Russia riconosce le Repubbliche Donetsk e Lugansk nei confini attuali non in quelli rivendicati (che sarebbero molto più larghi). Putin non ha previsto alcuna “annessione”, ma si è solo limitato a riconoscere questi territori in quanto abitati da russofoni. Non si tratta di una decisione stramba, bensì del proseguimento della dottrina Medvedev, chiamata “dottrina dei piedi rossi”, ovvero quella dottrina enunciata nell’agosto 2008 dall’allora presidente russo Dmitry Medvedev sulla scia del conflitto russo-georgiano che stabilì che la Russia proteggerà tutti i suoi cittadini, ovunque si trovino. Nulla di strano, a meno che non si sia a conoscenza di questi fatti, rendendo più facile una mistificazione del casus belli.

Dopo il riconoscimento di Putin delle Repubbliche Popolari di Lugansk e di Doneck, dal 22 febbraio, l’esercito ucraino ha intensificato le offensive sul territorio del Donbass contro le infrastrutture pubbliche e civili strategicamente importanti come la Centrale idroelettrica di Lugansk, che ancora oggi non è chiaro se sia stata attaccata con mezzi d’artiglieria o con droni con esplosivi. Nelle prime ore del mattino del 22 febbraio le forze armate ucraine hanno bombardato il villaggio di Spartak, esattamente come era successo il 21 febbraio.

Le azioni USA per la Guerra in Ucraina.

Nel frattempo, i soldati USA stanziati in Polonia hanno dato inizio alle esercitazioni vicino al confine con l’Ucraina e le linee aeree scandinave e svizzere hanno sospeso i voli da e per Kiev dal 21 febbraio. L’intelligence russa ha sostenuto che i servizi segreti occidentali stiano reclutando segretamente militanti da inviare nel Donbass. La priorità sarebbe data a chi ha esperienze in operazioni di combattimento in Medioriente, mentre la CIA e l’MI6 (Military Intelligence, Sezione 6) sarebbero i servizi più attivi nel lavoro di reclutamento che, secondo le fonti, si svolgerebbero in Bosnia Erzegovina, Albania e Kosovo e per i quali verrebbero offerti dai 2.000 ai 3.000 dollari al mese. Esattamente come nel 2014, l’attacco dell’Occidente alla Russia, passa per l’Ucraina, coinvolgendo un intero popolo in una guerra alle porte del continente che, nel lontano 2012, vinse il “Premio Nobel per la Pace”.

Il 24 febbraio 2022 tutti i media occidentali a reti unificate hanno parlato di “invasione russa” dell’Ucraina senza che mai abbiano menzionato gli 8 anni di guerra in Donbass, le pulizie etniche nei confronti delle popolazioni del Donbass e le recenti e molteplici provocazioni ucraine nel territorio autoproclamato autonomo per provocare la reazione russa.

[1] https://zakon.rada.gov.ua/laws/show/254-viii#Text

Tel Aviv – Palestine Chronicle. L’ambasciatore ucraino in Israele, Yevgen Korniychuk, ha espresso “delusione” per la notizia che “rifugiati ucraini venivano detenuti all’arrivo in Israele”, secondo quanto riferito dal quotidiano israeliano The Times of Israel.

“Siamo rimasti delusi ieri dalla decisione del ministro degli interni [Ayelet Shaked], che ha spiegato che [Israele] non permetterà ai rifugiati ucraini di venire in Israele”, ha detto Korniychuk in una conferenza stampa a Tel Aviv.

Ukraine's Ambassador to Israel, Yevgen Korniychuk,
says tens of Ukrainians who came to stay with family + friends are being held at [Ben Gurion] — and being required to deposit several thousand shekels as *guarantees* that they'll eventually leave Israel.https://t.co/zFGi8qdXLc

— Marian Houk (@Marianhouk) March 2, 2022

Il quotidiano israeliano ha anche riferito che l’ambasciatore “ha espresso sgomento per il fatto che Israele continui a rifiutarsi di fornire elmetti e giubbotti militari tanto necessari per la protezione civile e militare”.

“Ha anche parlato degli ucraini che hanno aiutato gli ebrei durante l’Olocausto, dicendo che Israele dovrebbe ora aiutare anche i suoi connazionali”.

Israeli headed for border killed in Ukraine in apparent case of mistaken identity https://t.co/zC679aaGbT

— Haaretz.com (@haaretzcom) February 28, 2022

Secondo quanto riferito, negli ultimi giorni centinaia di migliaia di ucraini sono fuggiti dalla guerra. Alcuni di loro hanno cercato di raggiungere Israele per stare con altri membri della famiglia. Invece, si sono ritrovati “arrestati all’aeroporto Ben Gurion”, secondo il Times of Israel, che ha citato Korniychuk ed un avvocato che rappresenta i rifugiati.

“Secondo l’avvocato, gli ucraini che hanno richiesto rifugio sono attualmente detenuti in una sezione dell’aeroporto prima del controllo passaporti, in modo tale che Israele li considera non ancora formalmente entrati nel Paese”.

“Questa è la decisione dello Stato di Israele e non siamo riusciti ad intervenire […]”, ha detto Korniychuk. “Ma facciamo appello alla vostra umanità per comprendere i bisogni della nostra gente. Non stanno scegliendo dove alloggiare e alcuni di loro stanno arrivando […] perché hanno parenti o amici qui, disposti a prendersi cura di loro. Non stiamo parlando di lavoratori illegali”.

Valle del Giordano – WAFA. Un’area nella Valle del Giordano occupata, trasformata dalle autorità israeliane in una riserva naturale alcuni anni fa, sta per diventare una nuova colonia, secondo quanto affermato giovedì da un funzionario palestinese locale.

Mutaz Bisharat, del governatorato di Tubas, ha riferito che i coloni hanno iniziato giovedì ad allestire tende e stalle nell’area di Bayyoud, 400 metri a est della comunità di Ein al-Hilweh, nella Valle del Giordano settentrionale, su un terreno che le autorità d’occupazione israeliane avevano dichiarato alcuni anni fa come riserva naturale.

L’installazione di tende e capannoni su questa terra è un preludio alla costruzione di una nuova colonia nella zona, ha affermato.

Israele spesso dichiara aree nei Territori occupati come riserve naturali o zone di addestramento militare per impedire ai palestinesi di svilupparle, mentre alla fine trasforma le aree in colonie.

Nablus – PIC. Giovedì mattina, diversi coloni hanno invaso siti archeologici nel nord di Nablus, nella Cisgiordania occupata.

Il sindaco di Sebastia, Mohamed Azem, ha riferito che due veicoli che trasportavano coloni sono entrati negli antichi siti nella cittadina di Sebastia e nell’area di al-Massoudiya, che fa parte della cittadina di Burqa.

Secondo Azem, l’esercito israeliano ha chiuso l’ingresso dell’area archeologica di al-Massoudiya a metà dicembre 2021, a seguito di un’operazione letale avvenuta nel sito evacuato dell’avamposto di Homesh.

Funzionari locali hanno ripetutamente avvertito rispetto ad un piano israeliano per imporre il proprio controllo sui siti archeologici di Sebastia e Massoudiya, accusando il governo israeliano di aver stanziato milioni di shekel per sequestrare siti storici palestinesi in Cisgiordania, in collaborazione con il consiglio delle colonie.

Traduzione per InfoPal di F.H.L.

Gerusalemme occupata/al-Quds – PIC. Giovedì mattina, decine di coloni hanno invaso la moschea di al-Aqsa, nella Gerusalemme occupata, sotto la pesante protezione della polizia israeliana.

Fonti locali hanno affermato che 186 coloni, donne comprese, hanno invaso al-Aqsa e hanno recitato delle preghiere nei suoi cortili.

Nel frattempo, Hamas ha chiesto di intensificare la presenza palestinese nella moschea di al-Aqsa questo venerdì.

Hamas ha esortato il popolo palestinese a Gerusalemme, in Cisgiordania e nei territori palestinesi occupati a mobilitarsi e partecipare alle preghiere dell’Alba presso la moschea.

Al-Aqsa è esposta quotidianamente alle invasioni da parte dei coloni e delle forze di polizia, al mattino e al pomeriggio, tranne il venerdì e il sabato.

Traduzione per InfoPal di F.H.L.

Cisgiordania-Quds Press. Fonti dei media ebraici hanno rivelato che le autorità di occupazione hanno deciso di istituire un’unità speciale, la cui missione è monitorare la costruzione palestinese nell’Area C nella Cisgiordania occupata.

Il sito web israeliano Ynet ha riportato oggi, giovedì, che si prevede che il ministro dell’Interno Gideon Saar e il ministro della Difesa Benny Gantz informeranno l’Alta Corte di giustizia dell’istituzione di un’unità di polizia criminale che lavora contro la costruzione “illegale” (senza un permesso da parte delle autorità di occupazione ) nell’Area C.

Ha osservato che la nuova unità sarà in grado di avviare procedimenti penali e perseguire chiunque, compresi i capi dei consigli municipali e di villaggio, in cui l’edificio è stato costruito illegalmente.

Il sito web ha sottolineato che la capacità dello stato ebraico di adottare misure legali sarà limitata in alcuni casi, specialmente quando il sindaco o il consiglio del villaggio palestinese vive nell’area A o B, dove non è sotto il controllo israeliano.

L’Area C costituisce circa il 60 per cento della Cisgiordania ed è sotto il pieno controllo israeliano, mentre i palestinesi affermano che essa fa parte della Cisgiordania e che non può esistere stato palestinese senza di essa.

Nell’ultimo anno, le forze di occupazione hanno demolito più di 250 case palestinesi (case, tende e baracche) e più di 450 edifici palestinesi (stalle, magazzini, negozi e altro) con il pretesto della mancanza di licenza, oltre ad aver notificato l’ordine di demolizione a più di 350 case e altri edifici.

Gerusalemme/al-Quds. Giovedì mattina, un colono è stato accoltellato e ferito da un palestinese, vicino al posto di blocco militare di Hizma, a nord della Gerusalemme occupata, mentre l’aggressore è riuscito a fuggire.

Il sito web di notizie israeliano, Walla, ha riferito che un palestinese ha attaccato un colono ebreo sulla quarantina con un oggetto appuntito, ferendolo al collo.

Il sito web ha scritto che il colono è stato trasferito all’ospedale Shaarei Tzedek, nella Gerusalemme occupata, e che forze di occupazione hanno avviato una campagna di rastrellamento alla ricerca dell’autore dell’accoltellamento, che è riuscito a fuggire dal luogo.
Walla ha sottolineato che i servizi di sicurezza ritengono che l’autore dell’accoltellamento è la stessa persona che ieri ha compiuto un altro attacco, ferendo un colono nella parte superiore del corpo.
Ha spiegato che questa è la seconda volta, nelle ultime 24 ore, che viene eseguita un’operazione di accoltellamento contro i coloni nella stessa zona.

(Quds Press e PIC).

Cisgiordania. Due giovani palestinesi sono rimasti feriti, all’alba giovedì, dopo che le forze di occupazione israeliane (IOF) hanno preso d’assalto la città di Nablus e si sono scontrate con i giovani locali.

Secondo fonti locali, due giovani sono stati feriti da proiettile delle IOF.

Testimoni hanno riferito che i combattenti della resistenza hanno risposto e hanno aperto il fuoco contro le IOF a Nablus.

Due giovani sono stati rapiti durante le incursioni in diverse aree di Nablus.

Le IOF ha anche preso d’assalto Jenin, due giovani sono stati rapiti e un’auto è stata bruciata.

Nel nord di Ramallah, le IOF hanno invaso il villaggio di Kobar e hanno rapito un giovane dalla sua casa prima che i giovani locali lanciassero bombe molotov contro i loro veicoli al momento del loro ritiro.

Le IOF hanno anche preso d’assalto la città di Abu Shukhaydam nel nord-ovest di Ramallah e rapito diversi giovani.

Ad al-Khalil/Hebron, le IOF hanno rapito un giovane dalla sua casa.

(Fonti: PIC, Quds Press e Wafa).

Gaza – MEMO. Le richieste dei palestinesi che cercano di lasciare o entrare nella Striscia di Gaza attraverso il valico di Erez, controllato da Israele, vengono respinte dal governo israeliano se i documenti presentati sono intitolati “Stato della Palestina”.

Tarabin Asana, 60 anni, ha cercato di visitare Gaza dopo la morte del padre. Tuttavia, l’ufficiale di collegamento militare israeliano con i palestinesi, noto come Coordinatore delle attività governative nei territori (COGAT), ha rifiutato di approvare la sua richiesta a causa del titolo sul modulo etichettato come “Stato di Palestina”.

Secondo Haaretz, la risposta che ha ricevuto evidenzia che Israele non accetta documenti dallo “Stato di Palestina”. I funzionari hanno detto che “dovrebbero essere presentati documenti leggibili che non hanno questa intestazione o un suo equivalente in nessuna lingua”.

In un altro caso, l’organizzazione israeliana per i diritti umani Gisha ha presentato una petizione al tribunale distrettuale di Gerusalemme, e ha chiesto il permesso per una residente di Gaza ed i suoi tre figli di visitare il marito, che verrà sottoposto a un intervento chirurgico potenzialmente letale in Cisgiordania. Durante un’udienza in tribunale, il governo israeliano ha incaricato Gisha di presentare al COGAT un documento medico ufficiale rilasciato dal ministero della Salute palestinese che provi le condizioni critiche del marito. Tuttavia, il governo ha insistito sul fatto che il documento poteva essere presentato solo tramite il Comitato per gli affari civili palestinesi a Gaza, poiché “Israele non trasferisce documenti con l’intestazione ‘Stato di Palestina’”.

Haaretz ha affermato che in seguito a una serie di casi simili, il Centro Hamoked per la difesa dell’individuo ha contattato il capo del COGAT al valico di Erez, chiedendo che ponesse fine a questa pratica.

“Il diritto dei residenti della Striscia di Gaza a una vita familiare è ridotto alle circostanze più eccezionali: un matrimonio, una grave malattia o il funerale di un parente”, ha sottolineato il direttore esecutivo di Hamoked, Jessica Montell. “Ma anche in momenti così delicati, l’esercito maltratta le persone che hanno bisogno dell’approvazione e si rifiuta di consentire loro di partecipare al funerale della madre o della sorella, solo perché sul documento che dimostra l’urgenza della visita compare un logo che infastidisce i soldati. È un comportamento oltraggioso e del tutto illegittimo”.

In risposta, la COGAT ha affermato di essere stata contattata solo di recente sulla questione che sarebbe stata “presa in considerazione e risolta dai funzionari competenti, come è consuetudine”.

Kiev – WAFA. Decine di studenti e di membri della comunità palestinese che sono in fuga dall’Ucraina in guerra, sono bloccati ai confini con la Polonia. Essi si sono lamentati con l’ambasciatore palestinese in Ucraina, Hashem Dajani, della lunga attesa, chiedendo di accelerare il loro ingresso in Polonia mentre cercano di tornare a casa.

Dajani ha visitato i palestinesi bloccati, principalmente studenti, per verificare le loro condizioni mentre aspettano di essere ammessi in Polonia.

Hanno parlato della loro sofferenza e del loro sgomento per la lunga attesa alla frontiera, chiedendo di fare pressione sulle autorità polacche affinché consentano loro di entrare nel Paese per poter tornare a casa.

L’ambasciatore ha incontrato i funzionari di frontiera e li ha esortati ad accelerare l’ingresso dei palestinesi e ad assicurarsi che siano al sicuro.

Gaza – PIC. Mercoledì, le forze d’occupazione israeliane (IOF) hanno arrestato un commerciante palestinese mentre cercava di attraversare il valico di frontiera di Beit Hanun (Erez), nel nord della Striscia di Gaza.

Una fonte dell’autorità palestinese ai valichi di frontiera ha affermato che il commerciante, Wa’el Taha Matar, è stato il primo mercante ad essere arrestato a Beit Hanun dall’inizio di quest’anno. Le IOF ne avevano arrestato sei allo stesso valico nel 2021.

La fonte ha detto che Matar aveva ottenuto un permesso israeliano per recarsi in Cisgiordania, ma l’intelligence israeliana lo ha interrogato al valico e poi lo ha detenuto.

Traduzione per InfoPal di F.H.L.

Nablus – PIC. Un giovane palestinese è stato gravemente ferito, martedì sera, quando le forze d’occupazione israeliane (IOF) hanno aperto il fuoco contro di lui e altri, durante i violenti scontri con i giovani locali nella cittadina di Burqa, a nord-ovest di Nablus.

Secondo fonti locali, un giovane identificato come Ahmed Saif ha riportato ferite da proiettile alla coscia, all’addome e alla schiena a seguito degli scontri all’ingresso principale della cittadina.

Il giovane è stato portato d’urgenza all’ospedale an-Najah in condizioni critiche.

Una jeep blindata delle IOF è stata incendiata da bombe molotov lanciate da giovani locali di Burqa contro i veicoli militari.

Traduzione per InfoPal di F.H.L.

Quds Press. Issam Younis, capo del Centro al-Mizan per i diritti umani presso Gaza, ha affermato che “l’anno passato è stato il peggiore per quanto riguarda i diritti umani in Palestina e particolarmente nella Striscia di Gaza”.

Durante una conferenza stampa a Gaza avvenuta mercoledì 23 febbraio, Younis ha chiesto che “la comunità internazionale persegua rapidamente i responsabili dei crimini contro i palestinesi in modo che non si sottraggano a una possibile pena”.

L’attivista per i diritti umani ha precisato che il rapporto annuale che monitora lo stato dei diritti umani e sociali nella Striscia di Gaza è “importante e scioccante”, rilevando che la Striscia è sotto stretto assedio da 15 anni.

Younis ha aggiunto: “Gaza è una terra occupata, i suoi residenti sono protetti dal diritto internazionale e (Israele) è ancora il paese occupante, perciò si devono rispettare le norme che regolano il rapporto tra la popolazione civile con le loro proprietà e la potenza occupante”.

Ha sottolineato che “le infrastrutture sanitarie si stanno ulteriormente deteriorando a causa delle severe restrizioni imposte dall’occupazione contro pazienti e individui, ostacolando l’ingresso di medicinali di fondamentale importanza per la pandemia di Covid”.

Younis ha sottolineato che “la situazione economica ha causato un aumento senza precedenti dei tassi di disoccupazione e di insicurezza alimentare per la maggior parte della popolazione”.

Inoltre ha avvertito che l’aggressione israeliana a Gaza dello scorso maggio “ha causato l’uccisione di vite innocenti a causa dei bombardamenti di case e torri residenziali, con l’obiettivo specifico di causare danni ai civili”.

Younis ha rilevato che le autorità israeliane hanno adottato il sistema dell’apartheid, sottolineando che “i civili palestinesi stanno pagando un prezzo pesante per non ritenere l’occupazione responsabile di tali pratiche”.

Ha rivolto un appello per un’indagine contro l’occupazione in merito alla politica d’assedio imposta alla Striscia di Gaza e per i crimini commessi durante la recente aggressione.

Younis ha parlato anche del protrarsi della divisione interna, sottolineando che “ha causato la frammentazione del sistema politico palestinese, danneggiando l’unità geografica e politica della popolazione”.

Infine ha fatto una serie di proposte politiche, tra cui “indire elezioni immediate, porre fine alla divisione, affidare nuovamente la responsabilità all’esecutivo per le proprie politiche e ripristinare la centralità della causa nazionale e dei diritti umani in generale”.

Le autorità di occupazione hanno imposto un costante assedio alla Striscia di Gaza, in seguito alla vittoria del Movimento di Resistenza Islamico “Hamas” alle elezioni legislative del 2006, limitando in modo significativo l’ingresso di carburante, la fornitura di elettricità e di molti generi alimentari di base.

Traduzione per InfoPal di G.B.

Cisgiordania. Nella notte tra martedì e mercoledì, le forze israeliane (IOF) hanno arrestato 37 palestinesi in molteplici incursioni in Cisgiordania, secondo fonti locali e della sicurezza.

Le fonti hanno detto che le forze israeliane hanno arrestato 13 palestinesi, tra cui un padre e suo figlio, dopo aver fatto irruzione e perquisito le loro case nella città di Silat al-Harithiya, a nord-ovest della città di Jenin, nella Cisgiordania settentrionale.

Nel distretto di Nablus, le forze israeliane hanno arrestato un cittadino nella cittadina di Beita.

Soldati armati si sono presentati in una casa nel villaggio di Tell, a sud-est della città, l’hanno perquisita e alla fine hanno prelevato uno studente universitario.

Fonti hanno aggiunto che altri due sono stati arrestati sempre dal distretto di Nablus,

I veicoli militari hanno preso d’assalto Qalqiliya, dove i soldati hanno arrestato un cittadino dopo averne saccheggiato la casa.

Nella Cisgiordania meridionale, decine di soldati hanno invaso la cittadina di Husan, a ovest di Betlemme, dove hanno arrestato altri 16 e perquisito violentemente le loro case.

Soldati hanno arrestato altri quattro dal distretto di Hebron/al-Khalil, nel sud della Cisgiordania.

Uno dei detenuti è stato identificato come residente della città, un altro come avvocato della città di Dura e un altro vive nel campo profughi di al-Fawwar.

Le forze israeliane fanno irruzione nelle case palestinesi quasi quotidianamente, in tutta la Cisgiordania, con il pretesto della caccia ai “ricercati”, scatenando scontri con i nativi.

Tali aggressioni, che si svolgono anche in aree sotto il pieno controllo dell’Autorità Palestinese, sono condotte senza bisogno di un mandato di perquisizione, ogni volta e ovunque l’esercito lo scelga, in base ai suoi ampi poteri arbitrari.

Secondo la legge militare israeliana, i comandanti dell’esercito hanno piena autorità esecutiva, legislativa e giudiziaria su oltre 3 milioni di palestinesi che vivono in Cisgiordania. I palestinesi non hanno voce in capitolo su come viene esercitata tale autorità.

(Fonti: Wafa, Quds Press e PIC)

Di Mohammad Hannoun/ABSPP. E’ in corso una missione umanitaria dell’Abspp odv tra i campi profughi palestinesi e siriani nel sud della Turchia e nord della Siria, per far fronte all’emergenza invernale. Sono due gli obiettivi di questa missione: 1) sostituire le vecchie tende dei campi, danneggiate da neve e temporali, con delle nuove, e consegnare materassi, coperte e pacchi viveri, per dare un po’ di conforto e dignità alle famiglie dei profughi palestinesi e siriani. 2) Inaugurare i lavori di costruzione di un villaggio con case per trasferirvi i profughi dai campi. Abbiamo già acquistato il terreno e ora dobbiamo avviare i lavori. Entro sei mesi sarà tutto pronto per accogliere le famiglie che ora vivono nei campi.

Altre info: https://www.absppodv.org/diario-missiione-invernale-nelnord-della-siria-2021-2022/

Hebron/al-Khalil. Due giornalisti sono stati feriti da proiettili di metallo ricoperti di gomma e decine di cittadini sono rimasti asfissiati dall’inalazione di gas lacrimogeni dopo che le forze di occupazione israeliane (IOF) hanno fatto irruzione nell’area di Bab al-Zawiya di al-Khalil/Hebron, martedì sera.

Scontri (*) sono scoppiati quando i soldati hanno represso violentemente una marcia a favore dei prigionieri in città.

Il fotoreporter Abdel Mohsen Shalaldeh è stato colpito da un proiettile di metallo rivestito di gomma alla mano, mentre il suo collega, Mosab Shawar, è stato colpito al piede. Entrambi sono stati portati in ospedale per le cure.

La manifestazione attaccata dalle IOF era a sostegno delle proteste dei prigionieri palestinesi in rifiuto delle misure punitive del servizio carcerario israeliano.

4.500 prigionieri palestinesi sono attualmente rinchiusi nelle carceri israeliane, tra cui 34 donne, 180 minorenni e circa 500 detenuti amministrativi.

(Fonti: PIC, Quds Press e Wafa).

(*) Nel linguaggio militare, gli scontri avvengono tra eserciti o gruppi armati di pari forze. Tra Tsahal, l’esercito israeliano, e la Resistenza o i gruppi di giovani palestinesi che rispondono alle aggressioni dell’occupante israeliano non c’è parità di forze. Pertanto, riportiamo tra virgolette il termine scontri/scontro, per non indurre i lettori meno informati a pensare che in Palestina sia in atto un conflitto/guerra tra attori con eserciti, armamenti e forze paritarie.

Betlemme. Martedì sera, il ministero della Salute palestinese ha comunicato che un uomo palestinese è stato ucciso dalle forze di occupazione israeliane (IOF) vicino a Beit Fajjar, a Betlemme, nel sud della Cisgiordania.

I soldati hanno ucciso a colpi di arma da fuoco Ammar Shafiq Abu Afifa vicino alla città di Beit Fajar, nei pressi dell’insediamento di Migdal Oz.

Afifa risiedeva nel campo profughi di al-Aroub, nel nord di al-Khalil/Hebron.

Martedì, le IOF hanno ucciso due palestinesi durante un’incursione nel nord della Cisgiordania.

(Fonti: Quds Press e PIC).

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Informazioni sul Fronte Palestina

Per sviluppare un lavoro di classe nel sostegno alla lotta di liberazione della Palestina e degli altri popoli oppressi e aggrediti dall'imperialismo, oltre alle sterili e dannose concezioni del pacifismo e dell'equidistanza tra aggressori e aggrediti che hanno in gran parte contribuito ad affossare il movimento contro la guerra nel nostro paese negli ultimi anni, si è deciso di fondare l'organismo nazionale Fronte Palestina.

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