Infopal

News agency on Palestine and Middle East
Subscribe to feed Infopal Infopal

Cisgiordania – MEMO e PIC. Domenica, il governo israeliano ha approvato i finanziamenti per ristrutturare alcune sezioni del Muro dell’Apartheid, che isola la Cisgiordania da Israele, secondo quanto affermato dall’ufficio del primo ministro Naftali Bennet.

Secondo la dichiarazione, i ministri hanno approvato all’unanimità lo stanziamento di 30 milioni di shekel (93 milioni di dollari statunitensi) per migliorare una sezione di 40 chilometri del Muro dell’Apartheid.

“Combatteremo il terrore con tutti gli strumenti a nostra disposizione e vinceremo”, ha twittato Bennett dopo la riunione di gabinetto.

“La barriera sarà composta da cemento, dispositivi di protezione e componenti tecnologici aggiuntivi”, ha affermato il ministero della Difesa in una nota.

Secondo la dichiarazione, il ministero della Difesa ha affermato che il muro “sarà alto fino a 9 metri e sostituirà la recinzione che è stata costruita circa 20 anni fa”, sottolineando che prevede di iniziare i lavori nelle prossime settimane.

Il defunto primo ministro Yitzhak Rabin suggerì l’erezione del muro negli anni ’90, ma i lavori iniziarono solo durante la Seconda Intifada, nel 2000.

Sono stati completati solo 708 chilometri del muro, che rappresentano il 62 per cento dell’intero progetto.

Nel 2004, la Corte internazionale di giustizia (ICJ) emise un parere consultivo secondo cui la costruzione di una barriera nel Territorio palestinese occupato è illegale, affermando che tale costruzione dovrebbe essere interrotta e che Israele dovrebbe risarcire eventuali danni causati. Israele non ha intrapreso alcuna azione al riguardo e ha continuato ad espandere la struttura.

(Foto: palestinesi durante una protesta contro il muro di separazione e gli insediamenti ebraici nel villaggio di Bil’in a Ramallah, in Cisgiordania, il 1 aprile 2022. [Issam Rimawi – Agenzia Anadolu]).

Traduzione per InfoPal di F.H.L.

“Ecco perché sull’Ucraina il giornalismo sbaglia. E spinge i lettori verso la corsa al riarmo”: lo sfogo degli ex inviati in una lettera aperta. “Basta con buoni e cattivi, in guerra i dubbi sono preziosi”.
Undici storici corrispondenti di grandi media lanciano l’allarme sui rischi della narrazione schierata e iper-semplicistica del conflitto: “Viene accreditato soltanto un pensiero dominante e chi non la pensa in quel modo viene bollato come amico di Putin”.

L’ex inviato del Corriere Massimo Alberizzi: “Questa non è più informazione, è propaganda. I fatti sono sommersi da un coro di opinioni”.

Toni Capuozzo (ex TG5): “Sembra che sollevare dubbi significhi abbandonare gli ucraini al massacro, essere traditori, vigliacchi o disertori. Trattare così il tema vuol dire non conoscere cos’è la guerra”.

“Osservando le televisioni e leggendo i giornali che parlano della guerra in Ucraina ci siamo resi conto che qualcosa non funziona, che qualcosa si sta muovendo piuttosto male”. Inizia così l’appello pubblico di undici storici inviati di guerra di grandi media nazionali (Corriere, Rai, Ansa, Tg5, Repubblica, Panorama, Sole 24 Ore), che lanciano l’allarme sui rischi di una narrazione schierata e iper-semplicistica del conflitto nel giornalismo italiano (qui il testo integrale sul quotidiano online Africa ExPress).

“Noi la guerra l’abbiamo vista davvero e dal di dentro: siamo stati sotto le bombe, alcuni dei nostri colleghi e amici sono caduti”, esordiscono Massimo Alberizzi, Remigio Benni, Toni Capuozzo, Renzo Cianfanelli, Cristiano Laruffa, Alberto Negri, Giovanni Porzio, Amedeo Ricucci, Claudia Svampa, Vanna Vannuccini e Angela Virdò. “Proprio per questo – spiegano – non ci piace come oggi viene rappresentato il conflitto in Ucraina, il primo di vasta portata dell’era web avanzata. Siamo inondati di notizie, ma nella rappresentazione mediatica i belligeranti vengono divisi acriticamente in buoni e cattivi. Anzi buonissimi e cattivissimi“, notano i firmatari. “Viene accreditato soltanto un pensiero dominante e chi non la pensa in quel modo viene bollato come amico di Putin e quindi, in qualche modo, di essere corresponsabile dei massacri in Ucraina. Ma non è così. Dobbiamo renderci conto che la guerra muove interessi inconfessabili che si evita di rivelare al grande pubblico. La propaganda ha una sola vittima: il giornalismo”.
“L’opinione pubblica spinta verso la corsa al riarmo” – Gli inviati, come ormai d’obbligo, premettono ciò che è persino superfluo: “Qui nessuno sostiene che Vladimir Putin sia un agnellino mansueto. Lui è quello che ha scatenato la guerra e invaso brutalmente l’Ucraina. Lui è quello che ha lanciato missili provocando dolore e morte. Certo. Ma dobbiamo chiederci: è l’unico responsabile? Noi siamo solidali con l’Ucraina e il suo popolo, ma ci domandino perché e come è nata questa guerra. Non possiamo liquidare frettolosamente le motivazioni con una supposta pazzia di Putin”. Mentre, notano, “manca nella maggior parte dei media (soprattutto nei più grandi e diffusi) un’analisi profonda su quello che sta succedendo e, soprattutto, sul perché è successo”. Quegli stessi media che “ci continuano a proporre storie struggenti di dolore e morte che colpiscono in profondità l’opinione pubblica e la preparano a una pericolosissima corsa al riarmo. Per quel che riguarda l’Italia, a un aumento delle spese militari fino a raggiungere il due per cento del Pil. Un investimento di tale portata in costi militari comporterà inevitabilmente una contrazione delle spese destinate al welfare della popolazione. L’emergenza guerra – concludono – sembra ci abbia fatto accantonare i principi della tolleranza che dovrebbero informare le società liberaldemocratiche come le nostre”.
Alberizzi: “Non è più informazione, è propaganda” – Parole di assoluto buonsenso, che tuttavia nel clima attuale rischiano fortemente di essere considerate estremiste. “Dato che la penso così, in giro mi danno dell’amico di Putin”, dice al fattoquotidiano.it Massimo Alberizzi, per oltre vent’anni corrispondente del Corriere dall’Africa. “Ma a me non frega nulla di Putin: sono preoccupato da giornalista, perché questa guerra sta distruggendo il giornalismo. Nel 1993 raccontai la battaglia del pastificio di Mogadiscio, in cui tre militari italiani in missione furono uccisi dalle milizie somale: il giorno dopo sono andato a parlare con quei miliziani e mi sono fatto spiegare perché, cosa volevano ottenere. E il Corriere ha pubblicato quell’intervista. Oggi sarebbe impossibile“. La narrazione del conflitto sui media italiani, sostiene si fonda su “informazioni a senso unico fornite da fonti considerate “autorevoli” a prescindere. L’esempio più lampante è l’attacco russo al teatro di Mariupol, in cui la narrazione non verificata di una carneficina ha colpito allo stomaco l’opinione pubblica e indirizzandola verso un sostegno acritico al riarmo. Questa non è più informazione, è propaganda. I fatti sono sommersi da un coro di opinioni e nemmeno chi si informa leggendo più quotidiani al giorno riesce a capirci qualcosa”.
Negri: “Fare spettacolo interessa di più che informare” – “Questa guerra è l’occasione per molti giovani giornalisti di farsi conoscere, e alcuni di loro producono materiali davvero straordinari“, premette invece Alberto Negri, trentennale corrispondente del Sole da Medio Oriente, Africa, Asia e Balcani. “Poi ci sono i commentatori seduti sul sofà, che sentenziano su tutto lo scibile umano e non aiutano a capire nulla, ma confondono solo le acque. Quelli mi fanno un po’ pena. D’altronde la maggior parte dei media è molto più interessata a fare spettacolo che a informare”. La vede così anche Toni Capuozzo, iconico volto del Tg5, già vicedirettore e inviato di guerra – tra l’altro – in Somalia, ex Jugoslavia e Afghanistan: “L’influenza della politica da talk show è stata nefasta”, dice al fattoquotidiano.it. “I talk seguono una logica binaria: o sì o no. Le zone grigie, i dubbi, le sfumature annoiano. Nel raccontare le guerre questa logica è deleteria. Se ci facciamo la domanda banale e brutale “chi ha ragione?”, la risposta è semplice: Putin è l’aggressore, l’Ucraina aggredita. Ma una volta data questa risposta inevitabile servirebbe discutere come si è arrivati fin qui: lì verrebbero fuori altre mille questioni molto meno nette, su cui occorrerebbe esercitare l’intelligenza”.
Capuozzo: “In guerra i dubbi sono preziosi” – “Sembra che sollevare dubbi significhi abbandonare gli ucraini al massacro, essere traditori, vigliacchi o disertori”, argomenta Capuozzo. “Invece è proprio in queste circostanze che i dubbi sono preziosi e l’unanimismo pericolosissimo. Credo che questo modo di trattare il tema derivi innanzitutto dalla non conoscenza di cos’è la guerra: la guerra schizza fango dappertutto e nessuno resta innocente, se non i bambini. E ogni guerra è in sè un crimine, come dimostrano la Bosnia, l’Iraq e l’Afghanistan, rassegne di crimini compiute da tutte le parti”. Certo, ci sono le esigenze mediatiche: “È ovvio che non si può fare un telegiornale soltanto con domande senza risposta. Però c’è un minimo sindacale di onestà dovuta agli spettatori: sapere che in guerra tutti fanno propaganda dalla propria parte, e metterlo in chiaro. In situazioni del genere è difficilissimo attenersi ai fatti, perché i fatti non sono quasi mai univoci. Così ad avere la meglio sono simpatie e interpretazioni ideologiche”. Una tendenza che annulla tutte le sfumature anche nel dibattito politico: “La mia sensazione è che una classe dirigente che sente di avere i mesi contati abbia colto l’occasione di scattare sull’attenti nell’ora fatale, tentando di nascondere la propria inadeguatezza. Sentire la parola “eroismo” in bocca a Draghi è straniante, non c’entra niente con il personaggio”, dice. “Siamo diventati tutti tifosi di una parte o dell’altra, mentre dovremmo essere solo tifosi della pace”.


Telesurtv.net/. Il blocco del canale YouTube dell’ente statale rende difficile la diffusione delle informazioni e l’accesso libero, ha osservato Roskomnadzor (Servizio federale per la supervisione delle telecomunicazioni, delle tecnologie dell’informazione e dei mass media della Federazione Russa). 
Le autorità russe hanno accusato inoltre, sabato scorso, la piattaforma video YouTube, che appartiene alla società americana Google, di aver bloccato il canale della Duma (Parlamento) a causa del conflitto in Ucraina e di aver promesso ritorsioni.
Il presidente della camera bassa, Viacheslav Volodin, ha dichiarato che il canale YouTube “Duma TV” è stato bandito e ha denunciato che dietro tale provvedimento c’è la Casa Bianca.

Il Roskomnadzor ha chiesto, dunque, alla società americana di ripristinare immediatamente l’accesso YouTube al canale televisivo DumaTV. 
“Gli Stati Uniti vogliono avere il monopolio sulla diffusione delle informazioni (…) Non possiamo permetterlo”, ha detto sul suo account Telegram. 

“Duma TV” è un’organizzazione autonoma senza scopo di lucro, ed è dedicata al lavoro della camera bassa del Parlamento, le sue pagine sui social network e sul sito web trasmettono incontri in diretta della Duma di Stato, video e commenti dei deputati. La Duma russa ha fatto notare di essere preparata al blocco e ha sottolineato che sta attivamente sviluppando la sua attività su altre piattaforme, come RuTube e Telegram.

“Google rispetta tutte le sanzioni applicabili e le leggi sulla conformità commerciale. Se scopriamo che un account viola i termini di servizio, adotteremo le misure appropriate”, ha detto sabato il servizio stampa di Google a Interfax in risposta a una domanda sulle sanzioni al canale. 

Nei giorni scorsi il regolatore russo delle comunicazioni, Roskomnadzor, ha vietato la distribuzione nel Paese della pubblicità del colosso tecnologico Google e dei suoi prodotti, a causa di “numerose violazioni” della legge da parte del suo servizio video YouTube in relazione all’operazione militare speciale in Ucraina.

Traduzione di Lorenzo Poli

Genova. A cura dell’Absppodv. L’Associazione ABSPP ODV sta lavorando per sostenere i vari progetti di beneficienza per il mese di Ramadan, con lo slogan “Con il tuo contributo diamo speranza”.

ABSPP ODV, che assegna la maggior parte dei suoi aiuti alla popolazione palestinese, nell’ambito dell’Organizzazione del Ramadan 2022 consegnerà i suoi aiuti alle famiglie più povere.

Durante il mese sacro di Ramadan vengono distribuiti il pasto caldo dell’iftar (pasto di rottura del digiuno giornaliero, ndr), pacchi viveri, la quota mensile di sostegno agli orfani, la zakat al-Fitr alle famiglie indigenti.  

Intervenendo nell’ambito dell’Organizzazione del Ramadan 2022, il presidente dell’Associazione con tutto lo staff e le squadre dei volontari continueranno a consegnare gli aiuti e la zakat offerte dai donatori ai bisognosi durante il mese di Ramadan.

Il nostro progetto per il Ramadan, che portiamo avanti regolarmente ogni anno, quest’anno sta dando priorità alle persone in situazioni molto critiche, soprattutto a causa della pandemia degli ultimi due anni. Data l’esperienza negli anni passati, cercheremo di distribuire pacchi viveri garantendo loro la possibilità di avere il cibo necessario. Un pacco viveri contiene circa 16 prodotti di prima necessità.

Il Ramadan, per i musulmani, rappresenta il mese dell’unità e della fratellanza nel quale la famiglia si riunisce al momento della rottura del digiuno, perciò ci impegniamo ad andare incontro alle necessità delle famiglie attraverso un nutrimento sano e sicuro.

I donatori potranno fare offerte attraverso il sito online dell’Associazione absppodv.org o direttamente nelle varie sedi dell’associazione.

ABSPP odv: Via Bolzaneto, 78/R-16162-Genova

ufficio +39 010 7411692, +39 010 7413479, info@abspp.org

Jenin – PIC. 200 palestinesi del Governatorato di Jenin, nel nord della Cisgiordania, sono stati arrestati dalle forze d’occupazione israeliane (IOF) nel primo trimestre del 2022, la metà dei quali a marzo, secondo quanto affermato sabato dalla Società per i prigionieri palestinesi.

“Le IOF hanno intensificato le campagne d’arresto in diverse cittadine e nel campo profughi di Jenin, e hanno arrestato palestinesi di età compresa tra i 18 ed i 35 anni”, ha sottolineato la società in un comunicato stampa, aggiungendo che la maggior parte di essi è stata aggredita durante l’arresto.

Circa 4.500 palestinesi sono detenuti nelle carceri israeliane, distribuiti tra 23 prigioni e centri di detenzione israeliani. Sono soggetti ad abusi, violazioni e attacchi brutali, secondo quanto affermato dalle istituzioni che si occupano degli affari dei prigionieri.

Jenin-Quds Press, Wafa e PIC. Domenica sera, le forze di occupazione israeliane (IOF) hanno sparato e ferito un adolescente palestinese, Muhammad Hussein Zakarneh, 17 anni, nel quartiere orientale di Jenin.

Il ministero della Salute palestinese ha confermato che il giovane è stato colpito da un proiettile delle IOF nel bacino. Tuttavia, lunedì mattina, fonti mediche palestinesi ne hanno annunciato il decesso.

L’adolescente era stato ferito ieri, domenica, da membri delle unità speciali israeliane, che si erano infiltrate nella zona industriale di Jenin e avevano preso di mira un veicolo con a bordo i fratelli di Raad Hazem (autore dell‘operazione di Tel Aviv).

Le IOF stavano inseguendo la madre e i fratelli di Raad sparando all’auto che li trasportava, secondo il racconto del padre di Raad, Fathi Hazem.

“I soldati israeliani hanno aperto il fuoco contro un’auto che trasportava due dei fratelli di Raad”, ha detto il portavoce delle IOF.

Il bilancio delle vittime dei proiettili delle IOF, domenica, è di tre palestinesi uccisi: il giovane Muhammad Ali Ghoneim (21 anni), Ghada Ibrahim Sabatin (47 anni), entrambi del governatorato di Betlemme, e Maha al -Zaatari (24 anni) di Hebron.

Betlemme-PIC e Quds Press. Un giovane palestinese, Mohammed Ghunaim, 21 anni, è stato ucciso dalle forze di occupazione israeliane (IOF) nella città di al-Khader, nel sud di Betlemme, domenica notte. Si tratta della terza vittima della giornata.

Fonti locali hanno affermato che Ghunaim è stato colpito da un proiettile alla schiena ed è stato portato d’urgenza all’ospedale Yamama di al-Khader, ma tutti gli sforzi per salvargli la vita sono stati vani.

Cisgiordania-Quds Press e PIC. Un gruppo di coloni ha attaccato veicoli palestinesi sulla strada tra Jenin e Nablus, nel nord della Cisgiordania.

Il funzionario locale Ghassan Daghlas ha riferito che i coloni hanno scagliato pietre contro le auto sulla strada vicino al sito evacuato della colonia di Homesh, costruita su un terreno palestinese di proprietà privata nella Cisgiordania occupata, prima di essere smantellata nel 2005.

Daghlas ha aggiunto che nessuno è rimasto ferito nell’attacco dei coloni, che ha causato diversi danni ad alcune auto.

Nel frattempo, i coloni hanno anche aggredito i cittadini palestinesi nel quartiere di Tel Rumeida, nella zona centrale di Hebron/al-Khalil, e hanno ostacolato il loro accesso alle proprie case.

Cisgiordania occupata – PIC. Almeno 11 cittadini palestinesi hanno subito ferite e altri 24 sono stati arrestati nella notte tra sabato e domenica, quando le forze d’occupazione israeliane (IOF) hanno lanciato una campagna su larga scala in Cisgiordania.

Secondo il ministero della Salute palestinese, tre giovani uomini sono rimasti feriti durante un raid delle IOF a Jenin. Uno di loro ha sofferto gli effetti dell’inalazione dei gas lacrimogeni, un altro è rimasto ferito da schegge alle estremità superiori ed il terzo ha riportato una ferita da proiettile all’addome.

Altri otto giovani hanno subito diverse ferite a seguito di violente incursioni delle IOF a Tulkarem e Gerico.

Le IOF hanno anche rapito quattro giovani, dopo aver preso d’assalto il quartiere orientale di Jenin, nella stessa mattinata.

Fonti locali hanno riferito che decine di soldati ed agenti in borghese, a bordo di oltre 30 veicoli militari, hanno preso d’assalto il quartiere, fatto irruzione in diverse case e rapito quattro giovani.

In precedenza, un gran numero di truppe israeliane ha effettuato incursioni nella cittadina di Ya’bad, a sud di Jenin, e ha rapito nove giovani dalle loro case.

Testimoni hanno detto che diversi soldati a piedi ed altri a bordo di veicoli sono entrati nella cittadina, mentre altri rinforzi militari sono stati inviati al checkpoint di Dotan, situato nelle vicinanze.

Durante la campagna delle IOF a Ya’bad, i combattenti della resistenza hanno aperto il fuoco contro i soldati e decine di giovani locali hanno lanciato pietre e bottiglie contro di essi. Secondo quanto riferito, quattro giovani sarebbero rimasti feriti durante gli scontri.

Le IOF hanno anche invaso le aree nel nord di Tulkarem, nel nord di Nablus e del campo profughi di Balata, e hanno rapito tre giovani.

A Gerico, due giovani sono stati rapiti ed altri quattro sono rimasti feriti con munizioni letali, a seguito di una campagna delle IOF nel campo profughi di Aqabat Jabr.

Sei cittadini sono stati arrestati durante le campagne delle IOF nella cittadina di Dura al-Qari’a, ad est di Ramallah, nella cittadina di Marah Rabah, a sud di Betlemme, e nella città di Gerusalemme.

Fonti locali a Tulkarem hanno riferito che quattro cittadini sono rimasti feriti in una serie di attacchi israeliani in diverse aree della città, senza fornire ulteriori dettagli.

All’alba, tre operai palestinesi sono rimasti feriti dopo essere stati inseguiti dalle IOF vicino al muro dell’Apartheid, a Qalqilya, nel nord della Cisgiordania.

Fonti locali hanno affermato che soldati in borghese, già dispiegati nella zona, hanno inseguito diversi lavoratori mentre cercavano di entrare in Israele (Palestina occupata nel 1948) attraverso i buchi della recinzione, e ne hanno aggrediti tre.

Sabato sera, diversi cittadini hanno sofferto gli effetti dell’esposizione ai gas lacrimogeni durante gli scontri con le IOF nella cittadina di Husan, ad ovest di Betlemme.

Secondo quanto riferito, le IOF hanno arrestato un giovane con bisogni speciali durante gli scontri.

Cisgiordania occupata – PIC. Un anziano palestinese è stato ferito, sabato sera, da un gruppo di coloni estremisti che lo ha aggredito mentre stava pascolando il suo bestiame nella sua terra, nella Tulkarem orientale.

Un cittadino locale ha spiegato che un gruppo di coloni armati ha picchiato duramente Mahmoud Faqha, 80 anni, mentre si trovava con il suo bestiame su un suo terreno nella cittadina di al-Hafasi, vicino a Kafr al-Labad e alla colonia di Einav.

Ha aggiunto che l’anziano pastore è stato portato all’ospedale Thabet Thabet, a Tulkarem, e successivamente all’ospedale Rafidia, a Nablus, dopo aver riportato diverse fratture facciali e contusioni.

Non è la prima volta che Faqha viene aggredito dai coloni. Lui ed i membri della sua famiglia sono stati più volte esposti agli attacchi israeliani, che cercano di costringerli a lasciare le loro terre.

“L’anziano è stato attaccato barbaramente dai coloni terroristi, che praticano atti terribili contro il nostro popolo con l’obiettivo di costringerlo a lasciare la sua terra per poi sequestrarla”, ha affermato Muayyad Shaaban, capo della Commissione per la resistenza alla colonizzazione e al muro, durante la sua visita a Faqha in ospedale.

Ha affermato che tali attacchi non riusciranno a dissuadere il popolo palestinese dal continuare la sua lotta contro lo stato d’occupazione ed i suoi coloni, e ha esortato le masse palestinesi in Cisgiordania a rimanere salde sulle proprie terre, coltivarle e resistere a qualsiasi lotta israeliana per appropriarsene.

Traduzione per InfoPal di F.H.L.

Gerusalemme occupata/al-Quds – PIC. Un agente di polizia israeliano ha brutalmente aggredito un bambino palestinese nella cittadina di Beit Hanina, nella Gerusalemme occupata, prima di arrestarlo.

Gli attivisti hanno condiviso sui social media un video di un poliziotto israeliano che aggredisce un bambino di 10 anni, sabato.

Il video mostra il poliziotto israeliano sdraiato su un bambino che urla.

Nel frattempo, la polizia israeliana ha impedito ai fedeli palestinesi di entrare nella moschea di al-Aqsa dopo le preghiere di Tarawih, celebrate sabato sera, nel tentativo di impedire la loro permanenza nel luogo sacro fino al mattino successivo, in modo da facilitare le invasioni mattutine dei coloni nella moschea.

Traduzione per InfoPal di F.H.L.

Hebron/al-Khalil-Quds Press e PIC. Domenica sera, una giovane donna palestinese è stata uccisa da soldati israeliani vicino alla moschea Ibrahimi, ad al-Khalil/Hebron, dopo un presunto attacco con il coltello.

Fonti media israeliane hanno affermato che un soldato israeliano è stato ferito al collo e alla spalla nel tentativo di accoltellamento.

Il ministero della Salute palestinese ha detto di essere stato informato della morte della giovane. Si tratta della seconda palestinese uccisa domenica per mano delle forze di occupazione israeliane: una donna di 47 anni è freddata dai soldati israeliani a Betlemme.

Betlemme-PIC e Quds Press. Una donna di 47 anni, Ghada Ibrahim Ali Sabatin, è stata uccisa dalle forze di occupazione israeliane (IOF) nel villaggio di Hosan, a ovest di Betlemme, a mezzogiorno di domenica.

Secondo testimoni, i soldati delle IOF hanno sparato contro la donna palestinese mentre camminava per strada.

La donna è stata ferita e portata in un veicolo privato all’ospedale di Beit Jala per le cure. Tuttavia, il ministero della Salute palestinese ha affermato che Sabatin, aveva perso molto sangue ed è morta per la grave ferita alla coscia subito dopo il suo arrivo in ospedale.

Haifa-WAFA. Adalah – Il Centro legale per i diritti delle minoranze arabe in Israele ad Amman, in Giordania, ha dichiarato alla Commissione d’inchiesta internazionale indipendente delle Nazioni Unite sui Territori palestinesi occupati, compresa Gerusalemme est, e in Israele (CoI-OPTI), che quest’ultimo pratica la segregazione razziale nei confronti dei cittadini palestinesi di Israele.

Il direttore generale di Adalah, Hassan Jabareen, e gli avvocati Nareman Shehadeh-Zoabi e Adi Mansour, insieme al presidente dell’Alto comitato di follow-up per i cittadini arabi di Israele, Mohammed Barakeh, hanno presentato una panoramica storica al CoI-OPTI con suggerimenti per indagare sulle cause profonde del conflitto, tra cui la Nakba del 1948 (la catastrofe), sui profughi palestinesi, sulla massiccia confisca di terre ai palestinesi, sul continuo divieto al ricongiungimento familiare palestinese, sulla discriminazione sistematica nella distribuzione delle risorse statali, che approfondisce il divario tra i cittadini ebrei e palestinesi di Israele, e sulle restrizioni alla partecipazione politica.

Adalah ha constatato l’esistenza di leggi discriminatorie, come la legge sullo stato-nazione ebraico, la Legge del Ritorno, la legge sulla proprietà degli assenti e altro ancora. Inoltre, ha presentato le principali violazioni dei diritti umani contro i cittadini palestinesi di Israele durante gli eventi del maggio 2021. Queste violazioni includono l’estrema brutalità della polizia contro i manifestanti, la riluttanza di Israele a indagare e perseguire i responsabili di ferimenti e uccisioni – sia la polizia che i cittadini ebrei israeliani – e la collusione della polizia con israeliani di estrema destra che hanno incitato, sui social media, ad atti di violenza contro i cittadini palestinesi di Israele in città arabo-ebraiche.

Adalah ha sottolineato che Israele sta utilizzando due sistemi distinti di applicazione della legge, basati esclusivamente sull’affiliazione etnica e nazionale, con conseguente discriminazione sistematica contro i cittadini palestinesi di Israele. Ha, inoltre, presentato dichiarazioni di incitamento della leadership politica israeliana durante gli eventi del maggio 2021, mentre Mohammed Barakeh ha ricordato l’appello dell’Alto Comitato di follow-up per la protezione internazionale dei cittadini palestinesi di Israele.

Mohammed Barakeh ha sottolineato i pericoli della legge sullo stato-nazione ebraico, che rafforza la supremazia e il razzismo da parte di ebrei, in particolare la sua prima clausola che prescrive che tutta la Palestina è la patria storica del popolo ebraico. Questa legge costituisce l’apartheid moderno, che unisce decenni di apartheid israeliano alla demolizione di più di 500 villaggi e allo sfollamento del popolo palestinese.

Ha anche espresso profonda preoccupazione per il fatto che le autorità israeliane distribuiscono armi ai gruppi di coloni di destra, soprattutto dopo che il primo ministro ha invitato i cittadini a prendere le armi e a usarle contro i palestinesi nelle strade.

Il CoI-OPTI è stato istituito da una risoluzione del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite (HRC) adottata il 27 maggio 2021, sullo sfondo degli eventi di aprile-maggio 2021 nei TPO, anche a Gerusalemme est, e in Israele. I tre commissari a capo del CoI sono Navi Pillay (Sud Africa), Miloon Kothari (India) e Chris Sodoti (Australia).

La risoluzione dell’HRC ha istituito una “Commissione d’inchiesta internazionale in corso e indipendente per indagare nel Territorio palestinese occupato, inclusa Gerusalemme est, e in Israele, tutte le presunte violazioni e abusi del diritto internazionale dal 13 aprile 2021”. Il CoI è stato incaricato di riferire all’HRC e all’Assemblea Generale.

Il CoI differisce in modo significativo dalle precedenti commissioni d’inchiesta indipendenti delle Nazioni Unite. In primo luogo, il suo mandato include i TPO e Israele, per la prima volta, consentendo al CoI di affrontare le violazioni dei diritti umani perpetrate contro i cittadini arabo-israeliani in Israele. In secondo luogo, il CoI non è vincolato nel tempo; è un CoI in corso che esaminerà tutti i sospetti di violazioni del diritto internazionale e umanitario da parte di Israele commesse fino al 13 aprile 2021 e dal 13 aprile 2021 in poi. In terzo luogo, l’HRC ha anche conferito al CoI un mandato ampio per esaminare tutte le cause profonde alla base delle tensioni ricorrenti, dell’instabilità e del protrarsi del conflitto, inclusa la discriminazione e la repressione sistematiche basate sull’identità nazionale, etnica, razziale o religiosa.

Adalah ha aggiunto di accogliere con favore l’istituzione della Commissione d’inchiesta delle Nazioni Unite, “che consente a un organismo indipendente delle Nazioni Unite di esaminare, per la prima volta in modo approfondito, le cause profonde del conflitto e le gravi violazioni dei diritti umani commesse contro i palestinesi su entrambi lati della Linea Verde. Ci sono ampie prove che Israele persegue pratiche razziste contro tutti i palestinesi sotto il suo controllo, pratiche contrarie alle norme del diritto internazionale che non hanno posto nel mondo. Ora che Israele ha sancito costituzionalmente la supremazia ebraica, ai sensi della legge sullo stato-nazione ebraico, c’è un obbligo morale di difendere i diritti umani di tutti i palestinesi da discriminazione e repressione sistematiche basate sull’identità nazionale, etnica, razziale o religiosa

Adalah ha aggiunto: “Ci sono ampie prove che Israele persegue pratiche razziste contro tutti i palestinesi sotto il suo controllo, pratiche contrarie alle norme del diritto internazionale. Ora che Israele ha sancito costituzionalmente la supremazia ebraica, ai sensi della legge sullo stato-nazione ebraico, c’è l’obbligo morale di difendere i diritti fondamentali di tutti i palestinesi, compresi quelli che detengono la cittadinanza israeliana”.

Traduzione per InfoPal di Chiara Parisi

Telesurtv.net. Lavrov ha sottolineato che quando sono stati pubblicati gli eventi di Bucha, le truppe russe avevano già lasciato la città tre giorni prima.

Il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, ha denunciato che gli eventi accaduti nella città di Bucha rappresentano una provocazione che cerca di ostacolare i negoziati in corso con l’Ucraina per porre fine al conflitto.
Allo stesso tempo, ha affermato che l’esercito russo non ha nulla a che fare con le uccisioni di civili a Bucha: “Qual è la causa di questa provocazione ovvia e bugiarda la cui veridicità non può essere confermata? Siamo disposti a pensare che la causa sia il desiderio di trovare un pretesto per vanificare i negoziati in corso”, ha affermato.
Lavrov ha spiegato che i media occidentali hanno iniziato a mostrare i cadaveri a Bucha per accusare le truppe russe, proprio nel momento in cui si è saputo dell’andamento dei negoziati tra Mosca e Kiev.
“Per la prima volta, la parte ucraina ha messo su carta la sua disponibilità a dichiarare il suo Stato neutrale, non allineato e non nucleare e per la prima volta ha dichiarato la sua disponibilità a rifiutarsi di schierare armi di stati stranieri sul suo territorio e di condurre esercitazioni sul suo territorio con la partecipazione di personale militare straniero, salvo il consenso di tutti i paesi garanti di questo trattato, il futuro trattato, speriamo, inclusa la Russia”, ha affermato Lavrov.

Il ministro degli Esteri ha confermato che quando sono state pubblicate le foto di Bucha, le truppe russe avevano già lasciato la città, “tre giorni dopo che i nostri militari hanno lasciato la città di Bucha, la provocazione di cui stiamo parlando è stata organizzata lì”, ha aggiunto.
“La parte russa è pronta a lavorare onestamente e sistematicamente al tavolo dei negoziati. Ma se la delegazione ucraina continua a dichiarare che sono necessari ulteriori passi da parte nostra, continua a rifiutarsi anche di discutere i compiti di de-nazificazione e smilitarizzazione, e il ripristino dei diritti della lingua russa”, ha affermato il ministro degli Esteri russo.

Traduzione a cura di Lorenzo Poli.

Gaza- Palestine Chronicle. Foto e testo di Mahmoud Nasser. Wadi Gaza, anche conosciuto come la Valle di Gaza, fu colonizzata da antiche civiltà già 5 mila anni fa. Questo rende Gaza una delle città più antiche della terra. La fonte dell’acqua della Valle sono le montagne di Hebron e la sua destinazione finale è il Mar Mediterraneo, nella Striscia di Gaza.

Immondizia accumulata nel punto in cui il Wadi incontra il Mar Mediterraneo. (Campo profughi di Nuseirat settentrionale, Gaza. 12 marzo 2022).

Wadi Gaza, situata al centro della Striscia, è l’unica zona umida di Gaza. La Valle ha una lunghezza di 9 chilometri, mentre la sua larghezza varia a seconda della zona. La zona umida di Wadi è un’importante area ecosistemica nella densamente popolata Gaza.

Un piccolo stagno si forma dove il Wadi incontra il mare. (Campo profughi di Nuseirat settentrionale, Gaza. 12 marzo 2022).

Nel 1999 Wadi Gaza venne dichiarata area protetta.

Uccelli volano sopra l’arida Wadi Gaza durante una giornata piovosa. (Campo profughi di Nuseirat settentrionale, Gaza. 12 marzo 2022).

La Valle, tuttavia, sta rapidamente perdendo gran parte della sua acqua a causa della decisione israeliana di creare bacini idrografici, impedendo così al Wadi di correre completamente verso la Striscia. Di conseguenza, ciò ha messo in pericolo la flora e la fauna del Wadi.

Una sezione del Wadi vicino al Mar Mediterraneo. (Gaza, 12 marzo 2022).

Inoltre, la rapida urbanizzazione e la mancanza di pratiche di conservazione hanno contribuito all’attuale situazione.

I rifiuti vengono scaricati sulle rive del Wadi Gaza vicino al Mediterraneo. (Gaza, 12 marzo 2022).

Il degrado e l’aridità del Wadi Gaza sono una preoccupazione di diverse organizzazioni locali e internazionali. Di recente, il governo norvegese ha finanziato un progetto per il ripristino e la riabilitazione del Wadi Gaza.

Una parte del Wadi che incontra il Mar Mediterraneo. (Nuseirat settentrionale, Gaza. 19 marzo 2022).

Questo progetto, una volta completato, dovrebbe proteggere notevolmente il Wadi. Secondo il piano, l’area diventerà un parco naturale per i residenti della Striscia di Gaza, che tuttora dispongono di spazi verdi e aree naturali molto limitati.

Il lato orientale di uno dei ponti che collegano il Governatorato di Gaza ed il Governatorato di Mezzo. (Gaza, 23 marzo 2022).

Secondo il Programma di sviluppo delle Nazioni Unite (UNDP), l’agenzia esecutiva del progetto, un piano generale completo per il Wadi assicurerà che venga pulito, riabilitato, rinverditi, recintato e protetto.

Un accampamento beduino circondato da cumuli di rifiuti smaltiti. (Campo profughi di Nuseirat settentrionale, Gaza. 23 marzo 2022).

Per quanto sia importante far rivivere e restaurare il Wadi, altrettanto importante è ciò che accadrà dopo, in termini di protezione e mantenimento a beneficio delle generazioni attuali e future.

Un ponte costruito sul Wadi Gaza per collegare sia il Governatorato di Gaza che il Governatorato di Mezzo. Il ponte è stato distrutto durante la guerra israeliana a Gaza nel 2014 ed è di nuovo in piedi. (Gaza, 23 marzo 2022).

La rinascita del Wadi garantirà molti benefici economici e sociali. La vita delle comunità circostanti migliorerà grazie alla costruzione di nuove strutture ricreative, che a loro volta creeranno nuove opportunità di lavoro attraverso le varie attività del progetto.

Una prospettiva diversa del ponte costruito sul Wadi Gaza per collegare sia il Governatorato di Gaza che il Governatorato di Mezzo. (Gaza, 23 marzo 2022).

Per la popolazione di Gaza, la rinascita del Wadi è un progetto molto necessario.

Il lato occidentale di uno dei principali ponti sul Wadi Gaza che collega il Governatorato di Gaza con il Governatorato di Mezzo. In lontananza si può vedere la principale centrale elettrica di Gaza. (Gaza, 23 marzo 2022).

Attraverso di essa, si possono creare posti di lavoro, le comunità possono prosperare e, cosa più importante, la gente di Gaza avrà accesso a un po’ di natura per alleviare il peso della vita quotidiana sotto assedio e occupazione.

Ramallah – WAFA. Diversi veicoli palestinesi sono stati danneggiati nella notte di venerdì, in una nuova ondata di attacchi di coloni israeliani in Cisgiordania, secondo quanto affermato da fonti locali e di sicurezza.

Nella Cisgiordania centrale, i coloni, sotto la protezione militare, si sono radunati nella strada Ein Ayyoub, vicino alla cittadina di Kharbatha Bani Harith, ad ovest di Ramallah, intercettando e lanciando pietre contro i pendolari palestinesi, ferendone alcuni.

Oltre 20 coloni hanno attaccato un veicolo che viaggiava sulla strada Nablus-Ramallah, vicino alla cittadina di Silwad, ad est di Ramallah, colpendolo con pietre e bottiglie vuote e danneggiandolo, come riportato da Hatem Dhiyab, residente di Kafr Ra’i, distretto di Jenin.

Nel distretto di Nablus, gli israeliani hanno danneggiato veicoli vicino alla colonia di Yitzhar, costruita sulle terre di un gruppo di abitanti della cittadina, a sud di Nablus, rompendo il parabrezza di diverse auto.

Attacchi simili sono stati confermati vicino all’ingresso di Beit Furik, ad est di Nablus, provocando danni.

Nel distretto di Betlemme, un gruppo di coloni ha bloccato la strada Gerusalemme-Hebron, nota anche come strada 60, vicino al blocco di colonie di Gush Etzion.

Dall’inizio di quest’anno fino al 21 marzo, i coloni hanno effettuato 128 attacchi in Cisgiordania, 113 dei quali hanno causato danni a proprietà e, secondo le Nazioni Unite, in 15 incidenti i palestinesi sono rimasti feriti.

La violenza dei coloni contro i palestinesi e le loro proprietà è routine in Cisgiordania e raramente è perseguita dalle autorità israeliane.

Questi atti di violenza includono incendi di proprietà e moschee, lancio di pietre, sradicamento di raccolti e ulivi, attacchi a case vulnerabili, tra le altre cose.

Ci sono oltre 700 mila israeliani che vivono nelle colonie in Cisgiordania e nella Gerusalemme Est.

Gerusalemme/al-Quds. Venerdì sera le forze di polizia israeliane hanno brutalmente attaccato cittadini palestinesi nelle vicinanze di Bab al-Amud, nella città occupata di Gerusalemme.

La Società palestinese della Mezzaluna Rossa ha affermato, in una nota, che i suoi equipaggi hanno trasportato due feriti durante l’attacco israeliano a Bab al-Amud, uno di loro è stato trasferito in ospedale per le cure.

Agenti israeliani sotto copertura hanno arrestato due giovani uomini a Bab al-Amud, dopo averli picchiati duramente.

Migliaia di palestinesi hanno eseguito le preghiere della sera nella moschea di al-Aqsa nonostante le restrizioni israeliane all’accesso dei palestinesi al luogo sacro.

Dopo la preghiera, i fedeli si sono radunati nei cortili del complesso e hanno cantato slogan a favore della resistenza e contro l’occupazione, tenendo in mano una grande foto del leader delle Brigate Al-Qassam, Muhammad ad-Deif.

Nella mattina del primo venerdì del mese sacro del Ramadan, 80.000 fedeli palestinesi hanno eseguito la preghiera dell’alba presso la moschea di al-Aqsa, nella Gerusalemme occupata, nonostante le rigide misure israeliane.

(Fonti: Quds Press e PIC).

Gerusalemme occupata/al-Quds – PIC. “L’autorità carceraria israeliana ha trasferito il prigioniero Khalil Awawdeh dalla prigione di Ofer alla clinica della prigione di Ramle”, secondo quanto affermato giovedì sera dal Centro Handala per gli affari dei detenuti ed ex-detenuti.

“Awawdeh è in sciopero della fame da 36 giorni e la sua salute è peggiorata”, ha aggiunto.

Awawdeh, 40 anni, è in detenzione amministrativa dal dicembre 2021. È un ex-prigioniero e aveva partecipato allo sciopero della fame di massa del 2012, iniziato dai prigionieri palestinesi nelle carceri israeliane.

Traduzione per InfoPal di F.H.L.

Gaza – PIC e MEMO. “3 mila su 8 mila pazienti nella Striscia di Gaza sono morti a causa del blocco nell’enclave imposto da Israele”, secondo quanto dichiarato giovedì dal ministero della Salute della Striscia di Gaza.

“Il blocco imposto all’enclave costiera sta privando gli ospedali di Gaza di infrastrutture strategiche e i suoi pazienti di cure adeguate. Stiamo cercando di provare a curare i pazienti, nonostante il numero crescente di popolazione”, ha spiegato.

“Il ministero sta facendo un grande sforzo per […] affrontare i fattori ambientali che causano molte malattie derivanti dall’inquinamento, come cancro, malattie respiratorie e ictus”, ha affermato il ministero in una nota.

Il ministero ha lanciato un appello al mondo affinché fornisca servizi sanitari migliori per i pazienti di Gaza con cancro e malattie del sangue.

“15 anni d’embargo israeliano su Gaza l’hanno trasformata in un hot spot di inquinamento che minaccia la salute degli abitanti di Gaza”, ha sottolineato.

“Israele priva i pazienti di Gaza del 47% degli elementi essenziali, del 21% dei materiali di consumo medici e del 60% delle forniture di laboratorio. Il 40% dei pazienti a Gaza viene privato della possibilità di cercare cure all’estero, e ciò ha causato la morte di centinaia di persone negli ultimi 15 anni”, ha aggiunto.

Giovedì, in concomitanza con la Giornata mondiale della salute, il ministero ha organizzato un tour per le istituzioni ed i centri per i diritti umani nell’ospedale dell’amicizia turco-palestinese di Gaza, dedicato alla cura dei malati di cancro.

Traduzione per InfoPal di F.H.L.

Pagine

Informazioni sul Fronte Palestina

Per sviluppare un lavoro di classe nel sostegno alla lotta di liberazione della Palestina e degli altri popoli oppressi e aggrediti dall'imperialismo, oltre alle sterili e dannose concezioni del pacifismo e dell'equidistanza tra aggressori e aggrediti che hanno in gran parte contribuito ad affossare il movimento contro la guerra nel nostro paese negli ultimi anni, si è deciso di fondare l'organismo nazionale Fronte Palestina.

PalestinaRossa newsletter

Resta informato sulle nostre ultime news!

Subscribe to PalestinaRossa newsletter feed

Accesso utente