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Gerusalemme/al-Quds-PIC e Quds Press. Centinaia di palestinesi hanno preso parte alla preghiera del Fajr (alba) del venerdì nella moschea di al-Aqsa nonostante le restrizioni israeliane.

Le forze israeliane hanno istituito una serie di posti di blocco militari all’ingresso della Gerusalemme occupata, prima dell’alba, impedendo l’accesso agli autobus che trasportano i fedeli della Cisgiordania.

Fin dalle prime ore dell’alba, centinaia di palestinesi si sono radunati alle porte di Al-Aqsa per pregare, confermando i legami spirituali dei palestinesi con il luogo sacro e respingendo l’ordine del tribunale israeliano di consentire la preghiera silenziosa ebraica nella moschea di al-Aqsa.

I palestinesi hanno anche lanciato appelli per intensificare la presenza alla moschea di al-Aqsa in risposta alla sentenza senza precedenti della corte israeliana su al-Aqsa.

Nel frattempo, migliaia di palestinesi, comprese le famiglie, hanno eseguito le preghiere dell’alba nella moschea Ibrahimi ad al-Khalil.

I gruppi palestinesi hanno precedentemente chiesto di intensificare la presenza nei luoghi santi palestinesi in risposta alla politica sistematica di giudaizzazione israeliana.

I palestinesi hanno anche avvertito dei tentativi di Israele di imporre il pieno controllo sul sito e cancellare la natura islamica e storica della moschea.

Middle East Monitor. Di Adnan Abu Amer. Con la progressiva ripresa delle operazioni della resistenza palestinese in Cisgiordania, i servizi di sicurezza e l’esercito di Israele sono sempre più preoccupati per quello che considerano un allarmante risveglio delle cellule della resistenza.

Di fronte ai recenti attacchi armati in Cisgiordania i servizi di sicurezza israeliani si interrogano sulla possibilità di mantenere la ferrea stretta imposta sulla Cisgiordania. Al momento all’interno del sistema di sicurezza israeliano prevale la convinzione che sono ormai finiti i tempi di relativa calma in Cisgiordania, almeno per l’imminente futuro.

Israele si rende conto che l’infrastruttura della resistenza non è stata completamente scoperta e che essa molto probabilmente consiste di piccoli nuclei che sono cresciuti e disseminati in un’area relativamente estesa nelle città, campi e paesi della Cisgiordania.

La nuova infrastruttura militare di Hamas in Cisgiordania è completamente diversa dalla tradizionale infrastruttura organizzativa basata su relazioni strette modellate su famiglia, clan, amicizia, luoghi di residenza e di lavoro, conoscenze di lunga data. I membri delle cellule non hanno più bisogno di incontrarsi, perché gli attivisti del movimento nel nord della Cisgiordania ricevono armi o istruzioni dai dintorni di Gerusalemme, e viceversa. Pertanto al momento Israele si concentra più sul lavoro di intelligence che su quello operativo, in quanto gli ambiti dell’attuale infrastruttura di Hamas non sono ancora del tutto chiari per la sicurezza israeliana.

Israele sostiene che le direttive dei capi di Hamas vengono trasmesse ai livelli successivi in Cisgiordania vuoi indirettamente, tramite il movimento di Gaza, o direttamente, e che talvolta ciò avviene in incontri mediante messaggi criptati. Questa è una grave minaccia per la sicurezza che l’esercito israeliano si trova ad affrontare.

Questo significa che la campagna israeliana a Gerusalemme e Jenin che mirava a colpire la pluriennale infrastruttura delle forze di resistenza non è completamente riuscita, perché oltre alle attività militari a Gaza, Hamas ha stabilito non da ieri un’infrastruttura organizzativa in Cisgiordania sotto la guida dei suoi alti dirigenti. L’obiettivo è di avere una forza di combattimento radicata nella zona.

Ciò dimostra che la serie di blitz portati avanti da esercito e apparati di sicurezza a Jenin e Ramallah nelle ultime settimane non erano di routine, non solo per le dimensioni e il numero di vittime, ma per le ripercussioni sul futuro della sicurezza sul terreno. Questi blitz sono una risposta alle esistenti tensioni a Gaza, agli attacchi offensivi in Cisgiordania e all’evasione di prigionieri dalla prigione di Gilboa.

La sicurezza israeliana ha fatto trapelare che si sarebbe già iniziato ad addestrare elementi armati, nonchè a tentare di produrre materiale esplosivo all’interno delle case. I membri delle cellule sono abitanti delle zone di Ramallah e Jenin, dove Hamas possiede già una solida infrastruttura, e dove l’Autorità Nazionale Palestinese e le sue forze di sicurezza stanno incontrando difficoltà operative.

E’ ormai evidente che Hamas sta cercando di creare un’infrastruttura armata attiva in Cisgiordania con l’obiettivo di attirare l’esercito in grosse operazioni nel cuore delle principali località dei Territori, mettendo così in cattiva luce l’Autorità Nazionale Palestinese ed il suo apparato di sicurezza per la loro collaborazione con Israele.

A dispetto di tutto ciò, non è ancora chiaro se l’esercito israeliano sia completamente riuscito a neutralizzare l’infrastruttura della resistenza a seguito delle sue recenti operazioni delle ultime settimane, specialmente nella recente serie di raid. Comunque sia, nell’esercito resta il timore che la capacità di penetrazione di Hamas in Cisgiordania possa crescere ulteriormente, non solo sul piano militare, ma anche politico ed educativo, e che la Striscia di Gaza e la Cisgiordania possano trasformarsi in due arene per un unico fronte, con il movimento di Hamas che le controlla e guida in base ai propri interessi e alla propria ideologia.

La preoccupazione israeliana per l’escalation delle operazioni di resistenza in Cisgiordania coincide con il 16^ anniversario del ritiro di Israele dalla Striscia di Gaza, il che contribuisce alla diffusione dell’ipotesi israeliana che se, in seguito a qualche accordo con l’Autorità Nazionale Palestinese, ci sarà un analogo ritiro da alcune parti della Cisgiordania, si verificheranno allora in Cisgiordania dei cambiamenti simili a quelli avvenuti a Gaza, e in quel caso Israele si troverà presto esposta alla minaccia di lanci di razzi dalla Cisgiordania verso le città di Kfar Saba, Petah Tikva e i dintorni di Tel Aviv.

Traduzione dall’inglese per Zeitun.info di Stefania Fusero

Tel Aviv – MEMO. Nonostante sia stato etichettato come uno “stato d’Apartheid”, che “promuove e perpetua la supremazia ebraica”, il ministro degli Interni israeliano Ayelet Shaked ha insistito sul fatto che la situazione attuale è “migliore per tutti”, rifiutando la creazione di uno stato palestinese.

Shaked, membro d’estrema destra del parlamento israeliano e rappresentante del partito Yamina, ha rilasciato le osservazioni in un’intervista al The National durante la sua prima visita negli Emirati Arabi Uniti, all’inizio della settimana, dove ha incontrato la sua controparte e vice-primo ministro, Sheikh Saif Bin Zayed al Nahyan.

“La situazione attuale è la migliore per tutti”, ha detto Shaked, aggiungendo: “È meglio mantenerla così”. Secondo quanto riferito, la 45enne ministra della Giustizia ha spiegato che c’è consenso tra i partiti di destra, sinistra e centro per non affrontare la questione della fine dell’occupazione e del conflitto con Israele.

“Crediamo nella pace economica per migliorare la vita dei palestinesi e creare zone industriali reciproche. Ma non [crediamo in] uno stato con un esercito, sicuramente”, ha spiegato Shaked, citando quello che molti credono sia l’obiettivo a lungo termine delle leggi israeliane, ossia quello di neutralizzare le preoccupazioni globali sul sequestro di terre palestinesi da parte di Israele e di mettere a segno la pulizia etnica attraverso iniziative economiche.

Shaked, che è una feroce oppositrice della soluzione a due stati, ha respinto l’idea con la narrativa propagandistica molto familiare usata da Israele per giustificare la sua occupazione senza fine. “Sappiamo in prima persona che da ogni territorio in cui ci ritiriamo, sorgerà un’organizzazione terroristica”, ha affermato. “E’ successo nel sud del Libano, dove Hezbollah governa, finanziato dall’Iran, e ha migliaia di missili puntati su Israele”.

Ha anche messo da parte la terribile situazione umanitaria di Gaza, senza menzionare che le due milioni di persone nella Striscia, la maggior parte delle quali sono rifugiati espulsi da Israele, sono sotto un assedio paralizzante dal 2007.

“Quando ci siamo ritirati da Gaza, la gente diceva che sarebbe stato un’altra ‘Monaco’, ma sappiamo cosa è successo lì. Hamas ha preso il controllo della città, trasformandola in uno stato terrorista. Non ripeteremo più questo esperimento”, ha detto Shaked, spegnendo ogni speranza per uno Stato palestinese.

Ad aprile, l’organizzazione per i diritti umani Human Rights Watch (HRW) si è unita ad una serie di altri importanti gruppi per dichiarare che Israele sta commettendo crimini d’Apartheid e persecuzione. In precedenza, il gruppo israeliano per i diritti umani B’Tselem aveva classificato Israele come uno stato di “Apartheid” che “promuove e perpetua la supremazia ebraica tra il Mar Mediterraneo ed il fiume Giordano”.

Shaked ha anche affermato che il leader palestinese Mahmoud Abbas non è un partner con il quale cercare una pace genuina. “Mahmoud Abbas non ha tenuto le elezioni perché ha paura di perdere contro Hamas. Se ci saranno elezioni… Hamas prenderà il potere”, ha affermato Shaked.

Lodando la controversa normalizzazione della relazione degli Emirati Arabi Uniti con Israele, Shaked ha dichiarato: “Tutti hanno visto i benefici della pace [tra gli Emirati Arabi Uniti ed Israele], principalmente a livello economico, turistico e tecnologico”.

Non è chiaro cosa ne pensi Abu Dhabi delle osservazioni di Shaked. Nonostante la normalizzazione, gli Emirati Arabi Uniti hanno mantenuto pubblicamente il sostegno alla creazione di uno stato palestinese e hanno giustificato l’accordo di normalizzazione affermando che aiuterebbe a porre fine all’occupazione israeliana della Palestina.

Il Cairo – MEMO. Le autorità egiziane si sono impegnate ad aumentare gli scambi commerciali ed i viaggi con Gaza, e a mantenere aperto il Valico di Rafah, da domenica, secondo quanto riportato giovedì dal quotidiano libanese al-Akhbar.

Altri materiali da costruzione, tra cui ferro ed una fornitura di “grandi quantità di merci”, saranno importati a Gaza attraverso il Valico di Rafah.

Inoltre, secondo quanto riferito, sarà consentita anche l’esportazione di merci da Gaza verso i mercati esterni, compresi prodotti agricoli, artigianato e mobili.

Una delegazione di alto livello di Hamas è al Cairo da domenica. Sono stati effettuati colloqui con il capo dell’intelligence egiziana, Abbas Kamel, e sono state discusse diverse questioni, tra cui quella dello scambio di prigionieri e l’allentamento dell’assedio israeliano su Gaza, che dura da 15 anni, secondo quanto affermato da una fonte di Hamas.

La delegazione ha ricevuto anche un impegno dall’Egitto per consentire ai commercianti palestinesi di attraversare il Valico di Rafah e permettere loro di entrare al Cairo, attraverso il coordinamento svolto dalla Camera di commercio e dal ministero degli Interni di Gaza e dalle autorità egiziane.

Secondo al-Akhbar, l’Egitto prevede di installare dispositivi di monitoraggio elettronico al Valico di Rafah per prevenire il contrabbando di armi ed articoli con duplice uso nella Striscia di Gaza, come parte di un accordo raggiunto dal presidente egiziano, Abdel Fattah al-Sisi, ed il primo ministro israeliano, Naftali Bennett.

Il Valico di Rafah è il principale punto di ingresso ed uscita per due milioni di palestinesi che vivono a Gaza. Israele ha imposto un assedio alla Striscia dal 2007, che l’Egitto ha appoggiato chiudendo anche il proprio confine con i gazawi.

Persone, merci ed addirittura beni di prima necessità, come cibo e carburante, sono limitati, lasciando i palestinesi a Gaza con solo poche ore di elettricità al giorno e nessun accesso al mondo esterno.

Traduzione per InfoPal di F.H.L.

PIC. Il prigioniero palestinese Miqdad al-Qawasma ha dichiarato che continuerà il suo sciopero della fame fino al raggiungimento della libertà nonostante il grave deterioramento della sua salute.

Al-Qawasma, che è in sciopero della fame da 80 giorni, ha dichiarato mercoledì di essere pronto a sacrificare la sua vita per incontrare la sua famiglia e i suoi cari.

Al-Qawasmeh, che è stato trasferito nell’unità di terapia intensiva dell’ospedale Kaplan a causa di un grave peggioramento delle sue condizioni di salute, ha promesso di continuare lo sciopero della fame fino alla fine della sua detenzione amministrativa illegale – senza accusa né processo – per un periodo di tempo indeterminato.

“Non mangerò né prenderò vitamine fino alla fine della mia detenzione amministrativa. Potrei anche smettere di bere acqua”, ha detto.

La sua famiglia è stata autorizzata a fargli visita, mercoledì, dopo che è entrato in una fase pericolosa per la sua vita.

La famiglia ritiene l’autorità di occupazione israeliana pienamente responsabile della vita di Al-Qawasma e ha lanciato un appello ai gruppi internazionali per i diritti umani affinché intervengano per salvarlo prima che sia troppo tardi.

Nablus – IMEMC. Giovedì, soldati israeliani hanno ferito e rapito un palestinese, dopo che le IOF hanno attaccato diversi residenti che difendevano le loro terre, mentre i bulldozer militari stavano sradicando la vegetazione, vicino a Nablus, nel nord della Cisgiordania.

Ghassan Daghlas, un funzionario palestinese che controlla le attività coloniali di Israele nella Cisgiordania settentrionale, ha affermato che i soldati, accompagnati da bulldozer, hanno invaso le terre nell’area di Wad Yasouf, tra le cittadine di as-Sawiya e al-Lubban ash-Sharqiya, e hanno iniziato a sradicare la vegetazione.

Daghlas ha aggiunto che i soldati hanno aggredito un palestinese, identificato come Nael Oweisa, ferendolo alla testa, prima di rapirlo.

Vale la pena ricordare che i soldati ed i coloni hanno iniziato a sradicare la vegetazione nelle terre palestinesi per costruire strade per soli ebrei che conducono alle colonie nell’area.

Il Cairo-Arab48.com. I mediatori egiziani non sono stati in grado di mettere d’accordo i rappresentanti israeliani e di Hamas durante i colloqui indiretti su un potenziale scambio di prigionieri, secondo quanto riferito oggi da fonti israeliane.

Il quotidiano israeliano in lingua ebraica Maariv ha riferito che una fonte israeliana vicina ai colloqui ha affermato che le due parti non sono riuscite a raggiungere un accordo per quanto riguarda lo scambio di prigionieri.

Al-Arabiya TV di Dubai ha riferito mercoledì che Israele ha rifiutato la richiesta di Hamas di rilasciare 1.000 prigionieri palestinesi in cambio del rilascio dei quattro israeliani detenuti dalla resistenza palestinese a Gaza.

I quattro israeliani – due dei quali sono soldati, Hadar Goldin e Oron Shaul – vennero catturati durante l’offensiva israeliana di 51 giorni contro l’enclave costiera assediata, nel 2014. Più di 2.260 palestinesi furono uccisi e più di 11.000 feriti.

Domenica, alti dirigenti di Hamas da Gaza e dall’estero si sono recati ​​al Cairo per incontrare i funzionari dell’intelligence egiziana, incluso il capo dell’intelligence Abbas Kamel, per discutere la questione dello scambio di prigionieri e l’allentamento dei 15 anni di assedio israeliano di Gaza.

Ynet News ha riportato una fonte a conoscenza dei colloqui secondo cui l’invito alla leadership di Hamas di andare al Cairo era probabilmente inteso a mettere il movimento sotto pressione per un compromesso sullo scambio, dopo che Israele aveva informato l’Egitto che avrebbe rifiutato le richieste.

Maariv ha ribadito che non c’è stata alcuna svolta sui temi attualmente in discussione al Cairo. Ha sottolineato che i mediatori egiziani “stanno facendo molti sforzi per consolidare il cessate il fuoco a Gaza”.

Gli egiziani stiano lavorando per un allentamento dell’assedio e un aumento della quantità di merci che entrano a Gaza attraverso il valico di Rafah. Credono che ciò rafforzerà la loro posizione regionale e internazionale con gli americani.

(Foto: il funzionario palestinese Issam al-Daalis (C) dell’ufficio politico di Hamas, al confine di Rafah con l’Egitto, nel sud della Striscia di Gaza, il 3 ottobre 2021. KHATIB/AFP tramite Getty Images]).

Gerusalemme/al-Quds-PIC e Quds Press. Mercoledì, coloni hanno preso possesso di un appartamento che appartiene a un cittadino palestinese nel quartiere di Wadi al-Rababa, nel distretto di Silwan, a Gerusalemme est.

Secondo il Wadi Hilweh Information Center, i coloni hanno fatto irruzione nell’appartamento sotto la protezione della polizia e hanno iniziato a installare una porta di ferro sulle scale d’ingresso.

Negli ultimi mesi, coloni hanno preso possesso di due case nel quartiere di Wadi Hilweh a Silwan dopo che i loro proprietari gerosolimitani, secondo quanto riferito, le hanno vendute al gruppo di coloni Ateret Cohanim.

Gerusalemme/al-Quds-PIC e Quds Press. Giovedì mattina, un gruppo di coloni ha eseguito le “preghiere silenziose” nella moschea di al-Aqsa, sotto la massiccia protezione della polizia.

Una delle guardie di al-Aqsa ha affermato che decine di coloni hanno preso d’assalto la Moschea di al-Aqsa, attraverso la Porta di al-Magharba, e hanno effettuato tour provocatori.

Mercoledì, un tribunale israeliano ha stabilito che la preghiera silenziosa degli ebrei nel complesso della moschea di al-Aqsa a Gerusalemme occupata non è un “atto criminale”.

Ciò è avvenuto in risposta a un appello presentato dal rabbino Aryeh Lippo contro il divieto della polizia di visitare il sito islamico.

La decisione senza precedenti è stata fortemente condannata dagli Europei per la Fondazione al-Quds.

La Fondazione ritiene la decisione come una nuova escalation dell’occupazione israeliana per imporre lo status quo ad al-Aqsa, che aggiungerà solo ulteriore tensione nella regione, ha aggiunto la Fondazione.

Anche il portavoce del movimento di Hamas, Hazem Qassem, ha definito la mossa “un’aggressione flagrante contro la moschea di al-Aqsa”.

La sentenza, ha aggiunto, è anche “un passo nel cammino della divisione temporale e spaziale della Moschea in palese violazione di tutte le leggi e le norme umane”.

Negli ultimi anni, il numero di fedeli ebrei che pregano in silenzio sul sito è aumentato, nonostante l’accordo di vecchia data che vieta la pratica tra le autorità giordane che sovrintendono al complesso e il governo israeliano.

Dal canto suo, la Giordania, che gestisce il Waqf islamico di Gerusalemme – o dotazione – dal 1948, ha condannato la decisione, sottolineando che il Waqf detiene l’unica autorità legale per amministrare gli affari di al-Aqsa.

Nel frattempo, il ministero degli Esteri palestinese ha affermato che “la decisione senza precedenti costituisce una flagrante aggressione contro la benedetta moschea di al-Aqsa”.

MEMO. Hamas e l’Egitto hanno concordato di rafforzare il cessate il fuoco in corso tra la resistenza palestinese e l’occupazione israeliana.

Le due parti hanno anche concordato di accelerare la ricostruzione della Striscia di Gaza, che ha subito enormi distruzioni durante l’ultima offensiva israeliana, a maggio.

Una delegazione di alto livello di Hamas è al Cairo da domenica. Secondo fonti dell’agenzia turca Anadolu, si sono svolti colloqui con il capo dell’intelligence egiziana, Abbas Kamel, e sono state discusse diverse questioni per quanto riguarda le intese sul cessate il fuoco, accelerando il processo di ricostruzione e allentando il blocco.

Secondo le fonte, l’Egitto si è impegnato a compiere ulteriori passi per migliorare la situazione economica a Gaza e consentire l’ingresso di merci attraverso il valico di Rafah.

Si sono svolte anche discussioni su un possibile scambio di prigionieri tra la resistenza palestinese e Israele, ma non hanno compiuto progressi significativi.

Con oltre due milioni di persone, la Striscia di Gaza è sotto l’assedio israeliano dal 2007.

(Foto: il funzionario palestinese Issam al-Daalis (C) dell’ufficio politico di Hamas si trova fuori dalla sala VIP al confine di Rafah con l’Egitto, nel sud della Striscia di Gaza, il 3 ottobre 2021, mentre una delegazione di Gaza si reca in Egitto per colloqui. [DETTO KHATIB/AFP tramite Getty Images]).

Tel Aviv – MEMO. I ministri israeliani hanno chiesto la rimozione dal web di un videogame che permette ai giocatori di entrare nei panni dei membri della resistenza per liberare la Palestina.

Knights of the al-Aqsa Mosque vede i giocatori sperimentare la vita come combattenti della resistenza palestinese e lavorare per porre fine all’occupazione della Palestina.

Creato dal palestinese-brasiliano Nidal Najm, il gioco si ispira all’esperienza di lotta di suo padre quando faceva parte della resistenza palestinese in Libano, negli anni ’80.

Ahmed, il personaggio del gioco, è uno studente palestinese che è stato tenuto in carcere per cinque anni dall’occupazione israeliana. Israele ha ucciso tutti i membri della sua famiglia in un attacco aereo e lui, dopo aver lasciato la prigione, ha deciso di vendicare la loro morte. Per fare ciò, si unisce ai Cavalieri della Moschea di al-Aqsa.

Il capo del partito Jewish Power, il parlamentare Itamar Ben Gvir, ha chiesto al governo israeliano di intervenire per fermare la diffusione di quello che ha definito come “gioco antisemita”.

“I ministeri degli Affari esteri e della Giustizia devono fare uno sforzo ed intervenire con le autorità brasiliane per impedire la diffusione di questo gioco, che incita all’omicidio”, ha affermato.

La famiglia di Nidal viene dal villaggio di al-Qubab, distretto di Ramle. Furono costretti a lasciare la loro casa durante la Nakba del 1948, e si trasferirono in Libano. Successivamente, si spostarono in Brasile, dopo l’invasione israeliana del Libano nel 1982. Nidal è nato e cresciuto in Brasile, e ha studiato matematica all’Università Federale di Amapá.

Ramallah – WAFA. Il presidente Mahmoud Abbas ha ricevuto martedì il presidente del gruppo della Banca mondiale, David Malpass, presso la sede presidenziale a Ramallah.

Il presidente Abbas ha espresso gratitudine a Malpass per gli sforzi della Banca Mondiale a sostegno dello sviluppo, dei progetti infrastrutturali e del rafforzamento delle istituzioni in Palestina.

Ha affermato l’impegno della Palestina per lo sviluppo istituzionale, in linea con i principi di stato di diritto, trasparenza e buon governo, rivelando che sono stati recentemente emanati diversi decreti legge, come la Legge per le società e la Legge sulla regolamentazione del settore delle telecomunicazioni, al fine di promuovere gli investimenti e lo sviluppo.

Ha sottolineato la sua intenzione di fornire un supporto continuo per migliorare lo sviluppo palestinese e gli sforzi di costruzione delle istituzioni.

Il presidente Abbas ha informato Malpass e la delegazione che lo accompagnava sugli ostacoli allo sviluppo e al progresso economico palestinese, in particolare le pratiche dell’occupazione israeliana e il declino degli aiuti esteri.

Ha rinnovato l’impegno dello Stato di Palestina per l’attivismo politico e le risoluzioni delle Nazioni Unite come percorso per porre fine all’occupazione israeliana e portare avanti il progetto per la ricerca della libertà e dell’indipendenza del popolo palestinese.

Malpass ha affermato che la Banca Mondiale continua a mantenere la politica di sostegno allo sviluppo, alle infrastrutture e alla creazione delle istituzioni palestinesi. Ha espresso al contempo l’apprezzamento per l’insieme delle leggi palestinesi a sostegno dello sviluppo e degli investimenti, che avranno un impatto positivo sulla crescita economica e sullo stimolo in molti settori.

Ha sottolineato che continuerà a realizzare incontri con il primo ministro Mohammad Shtayyeh e le autorità palestinesi competenti, e si terrà al passo con i progetti attuati in Palestina.

Hebron/al-Khalil – WAFA. Mercoledì, le autorità d’occupazione israeliane hanno ordinato ad un palestinese residente nel villaggio di Laseifer, a Masafer Yatta, nel sud della Cisgiordania, di fermare la costruzione della sua casa, con il pretesto della mancanza di permessi, secondo quanto affermato da un attivista locale.

Il coordinatore del Comitato per la resistenza al muro e alle colonie, Rateb Jabour, ha dichiarato

che le forze israeliane hanno consegnato a Mahmoud Abu Qbeita una notifica ordinandogli di interrompere i lavori nella sua casa, nel villaggio adiacente alla colonia di Beit Yatir.

I soldati, secondo Jabour, hanno anche scattato foto a diverse case e tende nel villaggio di Susya, a Masafer Yatta, sollevando preoccupazione per l’imminente demolizione di queste strutture.

Masafer Yatta è un insieme di quasi 19 frazioni che fanno molto affidamento sull’allevamento come principale fonte di sostentamento.

Situata nell’Area C della Cisgiordania, sotto il pieno controllo amministrativo e militare israeliano, l’area è soggetta a ripetute violazioni israeliane da parte di coloni e soldati nel tentativo di costringere i palestinesi a lasciarla.

Ramallah-Wafa. Il primo ministro Mohammad Shtayyeh ha dichiarato martedì 28 settembre che l'ultimo rapporto della Conferenza delle Nazioni Unite sul commercio e lo sviluppo (UNCTAD)sulla Palestina conferma che l'occupazione israeliana è la causa principale delle difficoltà economiche in Palestina e che porre fine all'occupazione rappresenta l'unico modo per raggiungere uno sviluppo sostenibile. "Il rapporto dell'UNCTAD conferma che l'occupazione è la causa delle difficoltà economiche presenti in Palestina ed è il principale ostacolo a tutti gli sforzi di sviluppo, poiché ruba le risorse nazionali", ha comunicato Shtayyeh a WAFA.   "Il governo palestinese sopporta pesanti fardelli in un momento in cui ha un controllo limitato su territorio, risorse e confini e si assume anche tutti gli obblighi finanziari di cui il nostro popolo ha bisogno ovunque si trovi, a Gaza e in Cisgiordania, compresa Gerusalemme, e nei campi profughi in Libano e Siria", ha aggiunto.   Shtayyeh ha sottolineato che la fine dell'occupazione e l'istituzione dello stato palestinese entro i confini del 1967, con Gerusalemme come sua capitale, aumenterebbero le possibilità di sviluppo sostenibile, e non la continuazione dello status quo e il miglioramento delle condizioni di vita sotto l'occupazione.   Nel suo rapporto, l'UNCTAD ha considerato l'occupazione israeliana e le sue pratiche sul campo la causa di tutti i problemi che affliggono l'economia palestinese, mentre la pandemia di Coronavirus, nonostante le sue ripercussioni, non ha aggiunto nulla ai problemi economici già presenti nei Territori Palestinesi Occupati.   Il coordinatore degli aiuti al popolo palestinese dell'UNCTAD, Mahmoud al-Khafif, e il funzionario per gli affari economici dell'organizzazione, Mutasim al-Aqra, hanno affermato che la pandemia da Coronavirus ha avuto gravi conseguenze su tutti i paesi del mondo, "tuttavia in Palestina le circostanze sono diverse. Il nostro messaggio principale è questo: il fattore chiave che danneggia l'economia palestinese è proprio l'occupazione".   Al-Khafif e al-Aqra hanno presentato il rapporto annuale dell'UNCTAD sull'economia palestinese per l'anno 2020 durante una conferenza stampa tenuta via Zoom da Ginevra e ospitata dall'Istituto di ricerca sulla politica economica palestinese "MAS" a Ramallah.   I due funzionari hanno affermato che la situazione era pessima già prima della pandemia e che, nel mentre, continuava a peggiorare poiché le autorità di occupazione israeliane non hanno fermato i loro piani di annessione, insediamenti, assedio e ostacolo alla circolazione di persone e merci.   Hanno accusato Israele di essere responsabile di aver privato il governo palestinese della capacità di affrontare la pandemia e fornire i servizi medici necessari e le misure di ripresa economica trattenendo i fondi di liquidazione palestinesi per più di sei mesi nel 2020.   Traduzione per InfoPal di Rachele Manna

Ramallah – PIC. L’amministrazione carceraria israeliana del Negev tiene in isolamento 14 prigionieri palestinesi da più di un mese, in condizioni di detenzione crudeli.

Mercoledì, l’Autorità per gli affari dei prigionieri palestinesi ha rivelato in un comunicato stampa che i 14 prigionieri sono tenuti in isolamento in condizioni di detenzione molto difficili.

Il comunicato ha specificato che ai prigionieri in isolamento vengono i dati i materassi (senza coperte) solo per dormire, a mezzanotte, e sono ritirati alle 6 del mattino, aggiungendo che restano ammanettati tutto il giorno.

Ha affermato che ai 14 prigionieri sono negate anche le cure mediche, sebbene alcuni di loro soffrano di problemi di salute, aggiungendo che sono negati loro vestiti nuovi da quando sono stati messi in isolamento.

Ciò avviene nell’ambito delle punizioni collettive israeliane che sono state imposte ai prigionieri palestinesi in seguito alla fuga di sei detenuti da Gilboa, il mese scorso.

Si stima che nelle carceri israeliane siano detenuti 4.650 palestinesi, tra cui 200 minorenni, 40 donne e 520 prigionieri amministrativi.

Il Cairo-PIC. Una delegazione di alto livello del Movimento Hamas, guidata dal capo del suo ufficio politico, Ismail Haniyah, ha tenuto un incontro, martedì, con il capo dell’intelligence egiziana, Abbas Kamel, al Cairo.

Le due parti hanno discusso molte questioni importanti, inclusi gli sviluppi politici e sul campo, le relazioni bilaterali e gli sforzi per sanare la spaccatura nazionale nell’arena palestinese e riorganizzare la causa palestinese, nonché la situazione a Gaza e le violazioni israeliane nella Gerusalemme occupata.

Durante l’incontro, la leadership di Hamas ha ribadito il suo apprezzamento all’Egitto per il suo grande ruolo di sostegno nei confronti del popolo palestinese e della sua causa nazionale e per la sua determinazione nel mantenere i contatti con il Movimento.

La delegazione di Hamas comprende il capo dell’ufficio politico Ismail Haniyah e i capi del Movimento Yehya Sinwar (Gaza), Saleh al-Aruri (Cisgiordania) e Khaled Mishaal (estero), oltre ad altri membri dell’ufficio politico.

Gerusalemme/al-Quds. Wafa, PIC e Quds Press. Secondo quanto riportato da fonti locali, mercoledì le autorità di occupazione israeliane hanno demolito una casa palestinese nel quartiere di Silwan, a Gerusalemme est.

Il membro del Comitato per la difesa della terra di Silwan, Fakhri Abu Diyab, ha affermato che la polizia israeliana ha preso d’assalto Ein Lawza e l’ha isolata, impedendo ai commercianti locali di aprire i loro negozi.

La polizia ha poi scortato un bulldozer nell’area, dove macchinari pesanti hanno abbattuto una casa a un piano appartenente a Mohammad Matar, per “costruzione senza licenza”.

Matar ha dovuto autodemolire parti della sua casa, lo scorso agosto, con lo stesso pretesto.

La polizia ha anche fatto irruzione nel quartiere di al-Bustan, a Silwan, dove ha ordinato a tre palestinesi di demolire le loro case, costruite prima che Israele occupasse la Cisgiordania, nel giugno 1967.

Abu Diyab ha messo in guardia contro i tentativi delle autorità di occupazione di abbattere diversi quartieri di Silwan, a sud del complesso della moschea di Al-Aqsa, come mezzo per imporre il pieno controllo su Gerusalemme.

Mentre la municipalità di occupazione israeliana rifiuta di consentire ai palestinesi di costruire o restaurare i loro edifici a Silwan, i coloni spesso sono in grado di ricostruire gli edifici che rilevano e di ampliarli con il consenso del comune israeliano di Gerusalemme ovest.

Attualmente centinaia di case di proprietà palestinese in diverse aree di Silwan, ma principalmente nelle aree di Batn al-Hawa, Wadi Hilweh e al-Bustan, sono minacciate di demolizione da parte del comune israeliano per costruzione senza permesso.

Tuttavia, i palestinesi credono che gli ordini di demolizione facciano parte di un piano di pulizia etnica israeliano su larga scala inteso a svuotare Silwan dei suoi residenti palestinesi per poi trasferirvi i coloni israeliani e trasformarla nella “città di David”.

El-Bireh-Press e PIC. Lunedì, le autorità di occupazione israeliane hanno rilasciato la giornalista palestinese Bushra Al-Tawil, dopo averla tenuta in detenzione amministrativa per 11 mesi nella prigione di Damon.

Lo scorso novembre, l’esercito israeliano aveva arrestato Al-Tawil al checkpoint di al-Jalama, a nord di Jenin.

La ventisettenne Al-Tawil, di el-Bireh, nel nord della Cisgiordania, è un giornalista e attivista palestinese che scrive sui prigionieri palestinesi detenuti da Israele.

Le forze di occupazione l’avevano arrestata l’8 novembre 2020, dopo averla precedentemente rilasciata nell’accordo “Wafa al-Ahrar” del 2011.

E’ la figlia del leader di Hamas, Jamal al-Tawil, che ha portato avanti uno sciopero della fame nelle prigioni dell’occupazione per 29 giorni, come mezzo di pressione sulle autorità di occupazione per liberare sua figlia e porre fine alla sua detenzione amministrativa.
Il leader Jamal Al-Tawil ha trascorso un totale di 16 anni nelle prigioni israeliane e sua moglie è stata arrestata l’8 febbraio 2010 e rilasciata il 1 febbraio 2011 dopo aver trascorso un anno in carcere.
Il leader di spicco del movimento di Hamas “Gerusalemme è il nostro tempo” si è candidato alle elezioni legislative, che sono state rinviate per decisione presidenziale dopo che erano previste per il 22 maggio scorso.
Jamal Al-Tawil è stato sindaco di Al-Bireh tra il 2008 e il 2012.

L’occupazione sta detenendo 25 giornalisti e professionisti dei media nelle sue carceri, 10 dei quali sono già stati condannati.

Gerusalemme/al-Quds-PIC. Mercoledì mattina, decine di coloni ebrei hanno preso d’assalto la moschea di al-Aqsa, nella Gerusalemme occupata, sotto la massiccia protezione della polizia.

Fonti locali hanno affermato che il gruppo “Donne per il tempio” ha condotto decine di coloni nel luogo sacro attraverso la porta di Al-Maghareba, a sud-ovest del complesso della moschea.

Nell’ultimo mese, che ha visto una serie di occasioni religiose ebraiche, 6.117 coloni hanno preso d’assalto la moschea di al-Aqsa.

Gaza-PIC e Quds Press. Le forze di occupazione israeliane (IOF) di stanza nelle torri di guardia ai confini orientali della Striscia di Gaza mercoledì hanno aperto il fuoco contro i contadini palestinesi mentre lavoravano la loro terra.

Fonti locali hanno affermato che navi israeliane hanno aperto il fuoco contro i pescatori palestinesi mentre pescavano al largo della costa di al-Sudaniya e al-Waha, a nord-ovest della Striscia di Gaza e al largo della costa centrale e della città occidentale di Gaza.

Non sono stati riportati feriti negli attacchi.

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Per sviluppare un lavoro di classe nel sostegno alla lotta di liberazione della Palestina e degli altri popoli oppressi e aggrediti dall'imperialismo, oltre alle sterili e dannose concezioni del pacifismo e dell'equidistanza tra aggressori e aggrediti che hanno in gran parte contribuito ad affossare il movimento contro la guerra nel nostro paese negli ultimi anni, si è deciso di fondare l'organismo nazionale Fronte Palestina.

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