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PIC. Mercoledì sera, a Yafa, la polizia israeliana ha arrestato un giovane palestinese per un presunto attacco con il coltello verso un uomo israeliano.

La dichiarazione della polizia afferma che il giovane, originario della Cisgiordania, è sospettato di aver accoltellato un uomo israeliano a Yafa.

Secondo fonti mediche, un israeliano di 40 anni è stato accoltellato e portato in ospedale in condizioni “moderate”.

I parenti dell’unico sopravvissuto al disastro della funivia italiana, un bambino di sei anni, il 14 settembre ha presentato una petizione al Tribunale di Tel Aviv affinché il piccolo sia riconsegnato loro, dopo che il nonno, sospettato di rapimento,  lo aveva portato in Israele. E’ quanto haf riferito un canale televisivo israeliano secondo la Reuters.

I genitori di Eitan Biran, suo fratello minore e altre 11 persone sono morte nell’incidente avvenuto nel nord Italia a maggio.

Il bambino era stato assegnato da un tribunale italiano alla zia paterna, Aya Biran, nel nord Italia. Sabato, il nonno materno, Shmuel Peleg, è andato a prenderlo per un viaggio programmato in anticipo, ma non sono mai tornati, ha detto la zia ai giornalisti.

I media italiani hanno affermato che hanno attraversato il vicino confine con la Svizzera e che hanno volato con un jet privato fino a Tel Aviv.

Channel 13 israeliano ha detto che la famiglia del bambino in Italia ha presentato un appello al Tribunale della famiglia di Tel Aviv per il suo ritorno. Ulteriori dettagli non sono immediatamente disponibili. Un portavoce del tribunale ha rifiutato di commentare.

Gli avvocati di Peleg hanno riconosciuto in una dichiarazione che ha portato il bambino in Israele. Hanno detto che Peleg aveva “agito d’impulso” perché era preoccupato per la salute di suo nipote, dopo essere stato escluso dai procedimenti legali relativi alla custodia del bambino.

Una fonte legale ha affermato che i pubblici ministeri della città di Pavia, nel nord Italia, hanno aperto un’indagine per rapimento. L’ufficio del pubblico ministero ha rifiutato di commentare.

L’avvocato Armando Simbari, che sta aiutando la zia paterna nel caso, si è detto fiducioso  di riavere il bambino.

“Sappiamo che ci sono strumenti legali per riportare indietro un bambino che è stato portato via dalla sua casa in questo modo… Ci sono norme internazionali… firmate da Israele…”, ha detto.

I media israeliani hanno riferito che la zia materna di Eitan, Gali Peleg, che aveva chiesto l’adozione lo scorso agosto.

Il ministro degli Esteri italiano Luigi Di Maio ha affermato: “Stiamo indagando su quanto accaduto e agiremo di conseguenza .

I magistrati stanno ancora indagando sul perché la funivia, che collegava la cittadina settentrionale di Stresa, sulle rive del Lago Maggiore, al vicino monte Mottarone, sia precipitata al suolo.

(Fonte: MEMO).

(Foto: relitto della cabina coperta da un telone, il 26 maggio 2021, sulle pendici della vetta del Mottarone, sopra Stresa, Piemonte [MIGUEL MEDINA/AFP via Getty Images]).

Traduzione per InfoPal di Edy Meroli

Betlemme – MEMO. Due terzi dei detenuti palestinesi in una struttura di detenzione israeliana nella colonia di Etzion, a sud di Betlemme, nella Cisgiordania meridionale, sono minorenni, secondo quanto rivelato mercoledì dalla Commissione per gli affari dei detenuti ed ex-detenuti.

La commissione ha affermato che ci sono 24 minorenni palestinesi nella struttura di detenzione di Etzion, cioè due terzi del numero totale di detenuti. La maggioranza è stata sottoposta a varie forme di tortura – sia fisica che psicologica – durante la detenzione e l’interrogatorio.

Ha aggiunto che sono stati picchiati, gettati a terra e calpestati, e colpiti con il calcio del fucile su tutto il corpo, e sono anche stati tenuti per diverse ore in una struttura dell’esercito ammanettati e senza cibo prima di essere portati in prigione.

Ci sono attualmente 39 palestinesi detenuti presso la struttura di Etzion, secondo quanto affermato dalla commissione.

Ramallah – PIC. Il detenuto palestinese Basel Shawamreh è in gravi condizioni di salute in ospedale, secondo quanto affermato dalla commissione palestinese per gli affari dei detenuti.

Un tribunale israeliano ha esteso la detenzione di Shawamra fino a domenica, per ulteriori indagini.

Basel Shawamra, 17 anni, è stato ferito con 5 proiettili sparati da poliziotti israeliani nella stazione centrale degli autobus di Gerusalemme ovest, con l’accusa di aver cercato di realizzare un accoltellamento.

Gerusalemme occupata/al-Quds. Mercoledì, le autorità d’occupazione israeliane hanno imposto una chiusura completa alla Cisgiordania e alla Striscia di Gaza, in occasione della festa ebraica dello Yom Kippur.

La chiusura è iniziata a mezzogiorno di mercoledì e termina a mezzanotte di giovedì, secondo quanto affermato da un portavoce dell’esercito israeliano.

Questa è la seconda chiusura imposta ai Territori palestinesi occupati questo mese. La prima è avvenuta lunedì scorso, e martedì prossimo ce ne sarà un’altra, anch’essa a causa delle festività ebraiche.

(Fonti: Quds Press e PIC).

Traduzione per InfoPal di F.H.L.

Tel Aviv – MEMO. Mercoledì, i prigionieri palestinesi nelle carceri israeliane hanno cancellato uno sciopero della fame che stavano pianificando di iniziare venerdì, dopo che il Servizio carcerario israeliano (IPS) ha accettato le loro richieste, che includevano la fine della punizione collettiva imposta loro in seguito alla fuga di sei prigionieri dalla prigione di Gilboa la scorsa settimana, secondo quanto affermato dalla Società per i prigionieri palestinesi (PPS).

WAFA ha riferito che i prigionieri stavano pianificando di iniziare uno sciopero della fame venerdì, che avrebbe coinvolto tutti i 4.500 palestinesi detenuti in Israele.

L’IPS ha implementato misure punitive contro tutti i prigionieri in seguito alla notizia che la scorsa settimana sei palestinesi erano fuggiti dalla prigione di massima sicurezza di Gilboa. Le autorità carcerarie hanno fatto irruzione nelle celle, aggredito i detenuti, spostandoli in altre carceri, separandoli, isolandone alcuni e negando loro alcuni diritti, comprese le visite dei familiari e l’acquisto di generi di prima necessità.

Quattro dei sei fuggitivi sono stati catturati, mentre due restano a piede libero.

Hadfnews.ps. La nostra patria araba, secondo la visione coloniale, appare come una regione di dominio e sfruttamento, non come la casa di una grande nazione, una terra per la sua storia e un luogo per i sogni delle sue generazioni future.

Tale visione coloniale è strettamente legata alle decine di progetti che sono stati lanciati nella regione araba e le aree adiacenti. Riguarda gli interessi e le esigenze delle potenze coloniali, il loro desiderio di dominare il mondo e le risorse per svilupparsi in esso, interrompendo qualsiasi progetto di equo scambio di benefici e risorse tra i popoli del mondo; interrompendo qualsiasi progetto che affronti i temi dell’energia, delle sue linee di approvvigionamento, delle risorse naturali e della posizione geografica, come strumenti per un progetto indipendente dei popoli arabi. Le risorse sono state confiscate, saccheggiate e alle nazioni arabe è stato impedito di controllarle. In seguito, ogni progetto di integrazione o comunicazione araba o scambio con i vicini e il mondo è stato collegato al ruolo centrale dell’entità sionista.

Sono state scelte le forze del colonialismo e dello sfruttamento e i loro alleati. Si è cercato di cambiare il volto della regione legando i suoi popoli, realtà e strutture all’entità sionista, facendo di questa il centro di ogni progetto nella regione: gas, olio, connettività terrestre e marittima, iniziative reciproche. Questi disegni rimangono ingabbiati, fondati sul profilo centrale e dominante dell’entità sionista.

Il problema qui non è l’odio per gli arabi e la loro riluttanza ad assimilarsi e integrarsi, o l’apparire di una componente nuova o diversa. Questa regione è sempre stata un crogiolo di diversità che ne hanno arricchito l’identità e ne hanno esaltato la funzione. Tuttavia, la natura del progetto sionista, la sua composizione e il suo progetto nell’ambito di una visione anti-coloniale della regione, soprattutto il fatto che la sua esistenza è pura aggressione contro il diritto del popolo arabo palestinese, sono tutti fattori che rendono irrealizzabili questi piani, in quanto non sono altro che varianti della stessa intenzione. Si cerca la resa dei popoli arabi agli invasori, la garanzia della loro eterna sottomissione, e la loro rinuncia alle opportunità di libertà, indipendenza e costruzione del futuro.

Lo sviluppo e l’investimento proporzionato delle risorse della regione araba sta all’esatto opposto del progetto coloniale, la cui punta di diamante è il progetto sionista. L’obiettivo di qualsiasi processo di sviluppo è garantire una vita e un futuro migliori ai popoli, non metterli in condizioni di dipendenza e sfruttamento, sottraendo loro le risorse, il loro potere decisionale e la dignità. L’obiettivo di impiantare l’entità sionista nel cuore di questa regione non è separato dal tentativo di sfruttare la posizione geografica della Palestina nel cuore del mondo arabo e della regione. Questo tentativo fa parte del suo fondamentale compito coloniale, militare, aggressivo, punta di diamante dell’invasione.

L’olio, il gas, la terra, il cielo… appartengono agli arabi. Non c’è posto per chi vuole colonizzarli e non ha senso l’esistenza del colonizzatore, qualunque sia il nome di chi cerca di introdurlo, per addomesticare i popoli a favore della sua egemonia. Il futuro degli arabi si realizzerà solo quando investiranno le risorse, le capacità e le energie di questa grande nazione, in un suo attuale ruolo storico e per il futuro dell’umanità, secondo una visione che tenda ad abbracciare gli altri popoli. No a invasori, tiranni, assassini, e criminali di guerra…

Non ci può essere commercio, investimento e niente in comune tra la nazione di Omar Al-Mukhtar, George Habash, Gamal Abdel Nasser, Suleiman Al-Halabi, Wadih Haddad, Abu Ali Mustafa e le pistole assassine dei colonialisti; niente da spartire con chi saccheggia interi paesi, bande di morte e di sterminio che hanno ucciso popoli di questo pianeta; niente da spartire con chi ha creato condizioni di vita vicine alla schiavitù per milioni di persone. La maggior parte degli abitanti della terra, indipendentemente dalle loro razze, stanno ancora vacillando sotto il suo tallone.

Traduzione a cura di Mouna Fares per ParalleloPalestina


Gaza-MEMO. Di Motasem A Dalloul. L’inizio del nuovo anno scolastico nella Striscia di Gaza assediata ha visto presentarsi alle lezioni poco meno di 300 mila studenti di età compresa tra i sei e i 17 anni; più di 20 mila frequentano per la prima volta la scuola, spesso in aule sovraffollate. Nonostante la difficile situazione a Gaza e le ripetute offensive militari israeliane, i bambini di Gaza generalmente amano andare a scuola.Tuttavia, ci sono centinaia di ragazzini che si alzano presto ogni giorno, ma non vanno a scuola. Vagano per le strade in cerca di lavoro per guadagnare un po’ di soldi per le loro famiglie. Mahmoud Al-Borsh, 13 anni, è uno di loro. Esce di casa alle 6 del mattino tutti i giorni e non torna fino alle 18 senza nemmeno i soldi per comprare il sapone necessario per lavare i suoi vestiti.”Mi alzo appena sento il sole nel cielo, mi preparo per il lavoro ed esco”, mi ha detto. “Non sempre so dove andare, ma comincio dai sacchi della spazzatura e dai bidoni della zona vicino a casa mia”. Il suo lavoro lo vede cercare rottami metallici e plastica. È molto difficile e lavora tutto il giorno, finendo spesso con solo 10 shekel ($ 3) in tasca. È anche molto pericoloso, perché i rottami metallici potrebbero essere stati usati per contenere sostanze chimiche e liquidi dannosi.Nei territori occupati i rifiuti domestici non vengono smaltiti in contenitori separati. Tutto va in un sacchetto di nylon e messo alla porta per essere raccolto dagli addetti alle pulizie. Ecco perché decine di giovani come Mahmoud Al-Borsh escono di casa presto, per controllare i sacchetti prima che arrivi la squadra delle pulizie. Molti poi seguono il camion della spazzatura fino alla discarica e cercano oggetti vendibili lì.Secondo l’Ufficio centrale di statistica palestinese, nel 2018 quasi 5000 su 372600 bambini di età compresa tra i 10 e i 17 anni lavoravano a Gaza. Quasi 2000 bambini lavoravano part-time prima o dopo la scuola.

Al-Borsh sfida il caldo e la congestione del traffico per andare al lavoro quando gli altri bambini vanno a scuola. “Sono triste quando vedo gli altri bambini andare a scuola, perché spero che un giorno potrò unirmi a loro. Tuttavia, sono molto felice di poter guadagnare un po’ di soldi per il cibo per la mia famiglia”. Ci sono dieci persone nella sua famiglia immediata, quindi qualunque cosa porti a casa è la benvenuta.Tuttavia, sta perdendo le speranze sulle sue prospettive di istruzione. “Come posso imparare a leggere e scrivere dopo aver perso tutte le lezioni primarie e preparatorie?” Inoltre, ha sentito parlare di qualcuno che ha studiato ingegneria informatica all’università e ora vende mais bollito per strada. A che serve l’istruzione quando poi non ci sono posti di lavoro, sotto l’assedio di Gaza guidato da Israele?Il commerciante di rottami, metallo e plastica, Abu Yahya mi ha detto che ogni giorno compra oggetti da almeno 50 bambini. “Sono tutti in età scolare”.Le difficili condizioni di vita, ha spiegato, hanno spinto questi bambini a trovare qualsiasi tipo di lavoro, anche se non ci guadagnano molto. “Il massimo che possono aspettarsi”, ha detto Abu Yahya, “è probabilmente 15 shekel (4,50 dollari) al giorno. Ma per una famiglia che vive al di sotto della soglia di povertà e ha un disperato bisogno di cibo, questo è un contributo importante al bilancio”.

Ho cercato l’ingegnere informatico menzionato da Al Borsh e l’ho trovato sulla corniche lungo il Mediterraneo. Si chiama Hamdi Lubbad e ha 26 anni. Ha studiato ingegneria informatica in una delle università di Gaza, ma non è riuscito a trovare un lavoro, quindi vende mais bollito per mantenere la sua famiglia.”Dopo aver completato la mia laurea, ho passato due anni a cercare lavoro senza riuscirvi”, ha spiegato. “Avevo bisogno di un lavoro per procurare cibo e medicine per mia madre, che ha il cancro. Così ho pensato a questo carrello. Lo uso per vendere mais bollito in estate e sahlab, una bevanda calda palestinese, in inverno”.

Lubbad commercia sotto il nome di “The Engineer”: non vuole che la gente pensi che sia ignorante. Per lui è importante che sappiano che è un ingegnere e che la vendita di mais non è la sua opzione di lavoro preferita. La maggior parte delle persone capirà che il blocco israeliano imposto dal 2007 è responsabile della mancanza di opportunità di lavoro.Secondo Lubbad, lui non è l’unico laureato ad avere un lavoro sulla corniche. Ha contato decine di venditori di mais, elettrodomestici, sigarette, bevande calde o fredde e così via. “Le persone come noi non hanno bisogno di molti soldi per avviarsi in attività così piccole”, ha aggiunto.

“La disastrosa situazione economica nella Striscia di Gaza è il risultato diretto dell’assedio israeliano”, ha affermato Mohammad Abu Jayyab, caporedattore del quotidiano Al-Eqtisadiyeh. “La disoccupazione è a livelli record”. L’intera situazione, ha avvertito, è quasi “irreparabile”.L’aiuto umanitario internazionale, ha sottolineato, è per le emergenze, non a lungo termine. “Dopo un paio di settimane, le famiglie hanno bisogno di cose diverse dal cibo. Hanno bisogno di vestiti, elettrodomestici, riparazioni domestiche, elettricità, acqua: cose che non vengono offerte da donatori e associazioni di beneficenza”.

Il parlamentare Jamal Al-Khodari è il capo del Comitato Popolare contro l’assedio israeliano a Gaza. Mi ha detto che più dell’85 per cento delle famiglie palestinesi a Gaza soffre di insicurezza alimentare. “Vivono sotto la soglia di povertà ufficiale e non hanno nulla a casa da mangiare o da bere pochi giorni dopo aver ricevuto buoni pasto da enti di beneficenza internazionali”. Inoltre, come ha osservato il viceministro del lavoro a Gaza, Ihab Al-Ghussein. “Ci sono 270 mila professionisti e laureati che cercano lavoro nella Striscia di Gaza”. I neolaureati si uniscono alla ricerca di quei lavori precari alla fine di ogni anno accademico.Tutti e tre – Abu Jayyab, Al-Khodari e Al-Ghussein – hanno ribadito che Israele deve porre fine all’assedio imposto a Gaza. In caso contrario, l’enclave assediata affronterà una situazione economica e sociale ancora più disastrosa, e nessuno sa dove ci porterà. Non possiamo dire di non essere stati avvertiti.

Traduzione per InfoPal di Michele Di Felice

Video.

MEMO. Di Ramzy Baroud. Venticinque anni prima che venisse fondata Israele sulle rovine della Palestina storica, un leader ebreo sionista russo, Ze’ev Jabotinsky, sosteneva che lo stato ebraico in Palestina poteva sopravvivere solo se si trovasse “dietro un muro di ferro” difensivo. Jabotinsky parlava in senso figurato, ma i leader sionisti che seguirono abbracciarono i suoi insegnamenti e, alla fine, trasformarono l’idea del muro di ferro in una tangibile realtà. Israele e Palestina sono oggi sfigurate da muri infiniti, fatti di cemento e ferro, che zigzagano dentro e intorno ad una terra che doveva invece rappresentare l’inclusione, l’armonia spirituale e la convivenza.

A poco a poco, sono emerse nuove idee riguardo alla “sicurezza” di Israele, come “fortezza Israele” e “villa nella giungla”, una metafora ovviamente razzista, usata ripetutamente dall’ex-primo ministro israeliano Ehud Barak, che raffigura falsamente Israele come un’oasi di armonia e democrazia in mezzo al caos e alla violenza del Medio Oriente. Affinché la “villa” israeliana rimanesse prospera e pacifica, secondo Barak, lo stato doveva fare ben più che mantenere il suo vantaggio militare, doveva garantire che il “caos” non violasse i perimetri della perfetta esistenza di Israele.

La “sicurezza” per Israele non è, quindi, soltanto vista attraverso le lenti militari, politiche e strategiche. Se così fosse, l’uccisione di un cecchino israeliano, Barel Hadaria Shmuel, da parte di un palestinese nei pressi della recinzione che separa Israele da Gaza sotto assedio, il 21 agosto scorso, avrebbe dovuto essere considerata come il costo prevedibile e razionale di una guerra perpetua e dell’occupazione militare.

Inoltre, un cecchino dell’esercito morto contro oltre 300 Palestinesi disarmati uccisi da cecchini dovrebbe, in termini di calcoli militari approssimativi, sembrare un prezzo ”ragionevole” da pagare in senso puramente militare. Ma il linguaggio usato dai funzionari e dai media israeliani dopo la morte di Shmuel – il cui lavoro includeva l’uccisione e la mutilazione di giovani Palestinesi – indica che il senso di sconforto di Israele non è legato alla presunta tragedia di una vita persa, ma alle aspettative irrealistiche che l’occupazione militare e la “sicurezza” possano coesistere, che l’uno possa garantire l’altro.

Gli israeliani vogliono poter uccidere, senza essere uccisi a loro volta; sottomettere e occupare militarmente i Palestinesi senza la minima resistenza, armata o meno. Vogliono imprigionare migliaia di Palestinesi senza la minima protesta o anche la più elementare messa in discussione del sistema giudiziario militare di Israele. Eppure queste fantasie coloniali, che hanno soddisfatto e guidato il pensiero dei successivi leader sionisti e israeliani a partire da Jabotinsky, funzionano solo in teoria.

Di volta in volta, la resistenza palestinese si è presa gioco dei miti sulla sicurezza di Israele. I gruppi di resistenza a Gaza sono cresciuti in modo esponenziale nelle loro capacità, sia nell’impedire all’esercito israeliano di entrare e mantenere posizioni nella Striscia di Gaza, sia nel colpire città e paesi israeliani. L’efficacia di Israele nel vincere le guerre e nel mantenere le sue conquiste è stata fortemente ostacolata a Gaza, così come i suoi sforzi sono stati ripetutamente vanificati anche in Libano, negli ultimi due decenni.

Anche il sistema di difesa missilistico Iron Dome – un “muro di ferro” di tipo diverso – è stato un fallimento in termini di capacità di intercettare razzi palestinesi fabbricati in maniera grossolana. Il professor Theodore Postol del Massachusetts Institute of Technology (MIT) ha sostenuto che la percentuale di successo del sistema è “drasticamente inferiore” rispetto a quanto riportato dal governo e dall’esercito israeliano.

Anche la “villa” israeliana è stata compromessa dall’interno quando la rivolta popolare palestinese del maggio 2021 ha dimostrato che i cittadini arabi palestinesi nativi di Israele rimangono una parte organica della più ampia comunità palestinese. La violenza inflitta dalla polizia e dai militanti di destra, che molte comunità arabe all’interno di Israele hanno dovuto sopportare per aver preso una posizione morale a sostegno dei loro fratelli nella Gerusalemme occupata, in Cisgiordania e a Gaza, ha dimostrato che la presunta “armonia” all’interno della “villa” di Barak era una costruzione fragile che si è frantumata in pochi giorni.

Ciononostante, Israele si rifiuta ancora di accettare ciò che è ovvio e ovviamente inevitabile; un paese che esiste solo grazie a “muri di ferro” e alla forza militare non potrà mai trovare la vera pace, e subirà sempre le conseguenze della violenza che infligge agli altri.

Una lettera pubblica diffusa dal capo di stato maggiore dell’esercito israeliano, Aviv Kochavi, il 4 settembre in risposta alle numerose critiche pubbliche per l’uccisione del cecchino, ha evidenziato ulteriormente una delle principali cause di frattura nazionale di Israele.  “La disponibilità a sostenere una perdita di vite umane è cruciale per la resilienza nazionale”, ha detto Kochavi, “e questa resilienza è vitale per la continuazione della nostra stessa esistenza”. La sua affermazione ha fatto suonare campanelli d’allarme in tutto il paese, scatenando polemiche a livello politico.

Il tutto è stato aggravato dalla notizia che sei prigionieri palestinesi erano evasi dal carcere israeliano di massima sicurezza di Gilboa, il 6 settembre. Mentre i Palestinesi celebravano l’audace fuga, Israele sprofondava in un’altra grave crisi della “sicurezza”. Questa singola azione dei combattenti palestinesi per la libertà che cercano di sfuggire al gulag israeliano, che manca dei requisiti minimi di giustizia e di stato di diritto, è stato trattato dai media israeliani come se il crollo stesso dello stato di sicurezza fosse imminente. La cattura di quattro dei fuggitivi è servita ben poco per modificare questa realtà.

Le mura di ferro di Israele stanno cadendo a pezzi e la fortezza si sta sgretolando, non solo perché i Palestinesi non smettono mai di resistere, ma anche perché la mentalità militarista con cui Israele è stato concepito, costruito e sostenuto è stata un fallimento fin dall’inizio.

Il problema di Israele è che la sua fortezza militare è stata costruita con gravi difetti di progettazione che non sono mai stati corretti e nemmeno affrontati. Nessuna nazione sulla terra può godere di sicurezza, pace e prosperità a lungo termine a spese di un’altra nazione, finché quest’ultima non cessa la sua lotta per la libertà. E’ possibile che i primi sionisti non avessero tenuto conto del fatto che la resistenza palestinese potesse durare così a lungo e che il testimone della lotta per la libertà potesse passare da una generazione all’altra. Israele deve accettare questa realtà inevitabile perché fino a quando e a meno che non abbandoni le sue infinite e folli fantasie di “sicurezza”, non potrà mai esserci una vera pace nella Palestina occupata, né per i Palestinesi occupati e oppressi, né per gli occupanti israeliani.

Traduzione per InfoPal di Aisha. T. Bravi

(Foto: Palestinesi si arrampicano in cima al controverso muro di separazione israeliano tra Bil’in, vicino a Ramallah, in Cisgiordania, e l’insediamento israeliano di Modiin Ilit, durante una manifestazione contro gli insediamenti nell’area, il 17 febbraio 2017 [ABBAS MOMANI/AFP via Getty Images]).

MEMO. Il primo ministro israeliano Naftali Bennett ha descritto il suo incontro con il presidente egiziano Abdel Fattah Al-Sisi come “molto importante e molto positivo” prima di lasciare la località turistica di Sharm Al-Sheikh, nel mar Rosso, per tornare in Israele, lunedì.
“Abbiamo discusso una serie di questioni riguardanti lo Stato, la sicurezza e gli affari economici, nonché i modi per approfondire ulteriormente le relazioni e rafforzare gli interessi di entrambe le nazioni”, ha spiegato Bennett. “Israele sta iniziando ad aprirsi ulteriormente ai suoi vicini regionali”.
Il trattato di pace firmato tra Israele ed Egitto nel 1979 continua a essere il fondamento della sicurezza e della stabilità in Medio Oriente, ha aggiunto. Inoltre, Bennett ha ringraziato el-Sisi per l’importante ruolo dell’Egitto nella regione, soprattutto nel mantenimento della stabilità e della sicurezza nella Striscia di Gaza.
Anche gli sforzi egiziani per trovare una soluzione per gli israeliani detenuti nell’enclave assediata sono stati elogiati dal primo ministro. Quattro israeliani sono detenuti a Gaza, inclusi due soldati catturati dalla resistenza palestinese durante l’offensiva militare contro il territorio nel 2014.
L’incontro “caldo” è durato tre ore, ha detto il portavoce di Bennett Matan Sidi alla radio dell’esercito israeliano.

Traduzione per InfoPal di L.P.

(Foto: il primo ministro israeliano Naftali Bennett incontra il presidente egiziano Abdel Fattah Al-Sisi a Sharm El-Sheikh, in Egitto, il 13 settembre 2021 [Israeli Government Press Of. (GPO)/Agenzia Anadolu])

Gaza – MEMO. Il ministero della Salute palestinese a Gaza ha dichiarato lunedì di aver ricevuto 50 mila dosi di vaccino contro il Covid-19 scadute inviate dall’Autorità palestinese a Ramallah, collocando la responsabilità di ciò su Israele.

Secondo il ministero, i vaccini Sputnik sono entrati a Gaza attraverso il valico di Karm Abu Salem e sono stati verificati prima di essere liberati per l’uso. “Dopo aver controllato e testato i vaccini, abbiamo scoperto che erano scaduti”, hanno detto i funzionari. “Quindi, è stato deciso di distruggere l’intera spedizione”.

La dichiarazione ha ribadito che tutti i vaccini attualmente disponibili sono validi e sicuri poiché vengono conservati e utilizzati correttamente. È stata la mancanza di un’adeguata conservazione da parte degli israeliani a far sì che le dosi di Sputnik passassero la data di scadenza prima di raggiungere Gaza. “Israele ha anche ostacolato la consegna del vaccino”, ha aggiunto il ministero.

Ha concluso invitando gli organismi sanitari e assistenziali nazionali ed internazionali a lavorare con urgenza per fornire dosi di vaccino ai palestinesi nella Striscia di Gaza, che da quindici anni è sotto un rigido blocco israeliano.

Traduzione per InfoPal di F.H.L.

Toronto – Palestine Chronicle. Il gruppo per i diritti digitali CitizenLab ha scoperto una vulnerabilità che ha permesso alla società di spyware israeliana NSO Group di impiantare potenzialmente il suo malware Pegasus su ogni dispositivo iPhone, Mac ed Apple Watch.

CitizenLab ha rivelato la vulnerabilità lunedì, una settimana dopo averla scoperta analizzando il telefono di un attivista saudita, che era stato infettato dal malware. La scoperta è stata annunciata al pubblico poco dopo che Apple ha lanciato un aggiornamento per correggere la vulnerabilità.

NEW REPORT

FORCEDENTRY: NSO Group iMessage Zero-Click Exploit captured in the Wildhttps://t.co/IrtsNRVPGS

— Citizen Lab (@citizenlab) September 13, 2021

La vulnerabilità ha consentito ai client del gruppo NSO di inviare file dannosi camuffati come file “.gif” al telefono di un bersaglio, che quindi sfrutterebbe “una vulnerabilità di overflow di numeri interi nella libreria di rendering delle immagini di Apple” e che lascerebbe il telefono aperto all’installazione dell’ormai famigerato malware “Pegasus” del gruppo NSO.

Crucial hearing in Supreme Court today in the #Pegasus cases.

Last week, the Centre had sought time to file affidavit.

A bench led by CJI to hear the cases post 10.30 AM.

Follow this thread for live updates.#pegasussnoopgate pic.twitter.com/8mjV3LK7n4

— Live Law (@LiveLawIndia) September 13, 2021

L’exploit è noto come vulnerabilità “zero-click”, il che significa che l’utente di destinazione non dovrebbe cliccare su nessun collegamento o file sospetto per evitare l’accesso del malware sul proprio dispositivo.

Sebbene la maggior parte dei dispositivi Apple sia vulnerabile, secondo i ricercatori, non tutti quelli colpiti dallo spyware sono stati violati in questo modo. La NSO Group ha venduto l’uso del suo malware a clienti in tutto il mondo, che hanno utilizzato lo strumento per spiare i telefoni di politici, giornalisti, attivisti e leader aziendali rivali.

BIG NEWS: Do you own an Apple product? UPDATE IT NOW. New zero-click NSO Group #Pegasus spyware has been infecting iPhones, Macs, Watches. This is the Holy Grail of surveillance capabilities and you are vulnerable until you update. https://t.co/GktK822Zo2

— Nicole Perlroth (@nicoleperlroth) September 13, 2021

La notizia dell’esistenza del malware è stata diffusa per la prima volta all’inizio dell’estate da Amnesty International e Forbidden Stories, una testata investigativa francese, e riportata da una serie di giornali partner. Tra gli accusati di utilizzare il malware israeliano ci sono i governi di Azerbaigian, Bahrain, Kazakistan, Messico, Marocco, Ruanda, Arabia Saudita, Ungheria, India ed Emirati Arabi Uniti (EAU).

Un elenco trapelato ha suggerito che fino a 52 mila nomi sono stati contrassegnati come possibili obiettivi per la sorveglianza da parte dei clienti del gruppo NSO e, secondo quanto riferito, circa un decimo di questi obiettivi è stato sorvegliato di fatto. Pegasus ha concesso ai clienti l’accesso a chiamate, messaggi, foto e file e ha permesso loro di accendere segretamente le fotocamere ed i microfoni dei telefoni.

.@RahulGandhi had rightly said that #Pegasus snooping is an issue of TREASON. The Govt cannot cite 'national security' and run away from questions, scrutiny. pic.twitter.com/qtm7a46Zhw

— Ruchira Chaturvedi (@RuchiraC) September 13, 2021

Il gruppo NSO non ha commentato l’ultima ricerca di CitizenLab, pubblicata solo un giorno prima della presentazione anticipata dell’iPhone 13 da parte di Apple.

Ramallah – WAFA. Secondo fonti della sicurezza palestinesi, martedì le forze israeliane hanno arrestato almeno 23 palestinesi, compreso il padre di un bambino malato di cancro, provenienti da varie parti dei Territori occupati.

Le fonti hanno affermato che le forze israeliane hanno arrestato nove palestinesi dal distretto di Hebron, nel sud della Cisgiordania.

Uno dei nove detenuti è stato identificato come Hijazi Qawasmeh, 37 anni, padre di quattro figli, tra i quali Ahmad, di 11 anni, malato di cancro.

Un’immagine diventata virale sui social media mostra Hijazi che saluta il figlio malato di cancro, mentre soldati israeliani armati fino ai denti fanno irruzione nella sua casa, nel cuore della notte, a Hebron, e lo portano via.

I soldati hanno anche fatto irruzione e saccheggiato il negozio di Hijazi nella cittadina di al-Eizariya, ad est di Gerusalemme.

Altri sei dei nove detenuti sono stati identificati come residenti delle cittadine di Dura e Deir Samet, nonché di Kureisa, Beit al-Rush al-Fauqa e Deir al-Asal al-Fauqa, ad ovest e sud-ovest di Hebron. Tra i detenuti ci sono anche un padre e suo figlio.

Altri due dei nove detenuti includevano un ex-prigioniero di 36 anni, del villaggio di Sair, a nord-est di Hebron.

Nel distretto di Betlemme, le fonti hanno confermato un’incursione militare israeliana nel villaggio di Harmala, ad est della città di Betlemme, che ha portato all’arresto di una persona.

A Gerusalemme, la polizia israeliana ha brutalmente aggredito ed arrestato altri due palestinesi nelle vicinanze di Bab Hutta, che conduce al complesso della moschea di al-Aqsa.

A Ramallah e nel distretto di al-Bireh, veicoli militari israeliani hanno invaso la città di al-Bireh, dove i soldati hanno arrestato tre persone dopo aver perquisito le loro case.

I soldati hanno rubato una grossa somma di denaro dalla casa di uno dei detenuti.

In un raid simile nel villaggio di Kafr Ein, a nord-ovest di Ramallah, i soldati hanno arrestato una persona.

Sempre nel distretto di Ramallah, nella notte tra lunedì e martedì, i soldati hanno fatto irruzione a Nilin, e hanno arrestato due ragazzini di 14 e 16 anni.

Nel distretto di Salfit, dei militari hanno invaso la cittadina di Kifl Haris, a nord, e hanno arrestato tre palestinesi per poi rilasciarli, diverse ore dopo.

Uno dei detenuti è stato identificato come un avvocato, che è stato picchiato e successivamente portato d’urgenza in ospedale.

Nel frattempo, un altro palestinese è stato arrestato mentre si trovava in Israele. È stato identificato come residente della cittadina di al-Jalamaa, a nord di Jenin.

Questi arresti fanno parte di una campagna di ricerca su larga scala, di irruzione nelle case e di interrogatorio dei residenti della cittadina di Yabad e del villaggio di al-Jalama, ad ovest e a nord della città di Jenin, come parte della massiccia caccia all’uomo in corso per due degli evasi dal carcere israeliano che restano ancora in libertà.

Sempre nello stesso distretto, nella notte tra lunedì e martedì i soldati israeliani hanno arrestato un altro palestinese nelle vicinanze del checkpoint di Salem.

Traduzione per InfoPal di F.H.L.

Gerusalemme/al-Quds. Martedì mattina, 257 coloni estremisti hanno invaso la moschea di al-Aqsa, nella Gerusalemme occupata, secondo quanto riportato da fonti locali.

I coloni sono entrati nella moschea in gruppi, attraverso la porta al-Maghariba e hanno visitato i suoi cortili sotto scorta della polizia.

Diversi hanno anche eseguito rituali o preghiere durante i loro tour nel luogo sacro islamico, principalmente nella sua zona orientale.

(Fonti: Quds Press e PIC)

PIC. Il Movimento dei prigionieri palestinesi ha annunciato la decisione di “difendere i propri diritti e la propria dignità” lanciando uno sciopero della fame di massa, a tempo indeterminato, a partire da venerdì, con lo slogan “La battaglia per difendere il diritto”.

Tale passo avverrà nell’ambito del crescente attacco a cui i prigionieri palestinesi sono esposti da parte dei carcerieri israeliani, specialmente dopo l’operazione di fuga da Gilboa e il nuovo arresto di quattro dei sei fuggitivi.

Il primo gruppo in sciopero della fame comprenderà 1.380 prigionieri di diverse carceri e inizierà venerdì: 400 si trovano nel penitenziario di Ramon, 300 a Ofer, 200 a Nafha, 200 a Megiddo, 100 a Gilboa, 80 a Eshel, 50 a Shita e 50 a Hadarim.

Altri prigionieri si uniranno allo sciopero della fame in seguito, specialmente martedì 21 settembre.

Il Movimento dei prigionieri ha affermato di aver preparato un piano per una graduale escalation nei prossimi giorni e ha deciso di sciogliere tutti i comitati di regolamentazione delle fazioni che rappresentano i prigionieri nelle carceri israeliane.

Il Movimento ha delineato gli obiettivi che cercherà di raggiungere attraverso questa battaglia:

  1. porre fine alla politica di repressione, abusi e trasferimenti arbitrari, nonché alle pene imposte a centinaia di prigionieri; trasferire quelli in isolamento nelle sezioni regolari e ripristinare le precedenti condizioni di detenzione come erano prima del 5 settembre;
  2. porre fine alla politica di carcere amministrativo arbitrario e all’estensione dei periodi di detenzione; consentire alle famiglie di incontrare i detenuti attraverso le barriere a rete; installare telefoni pubblici nelle carceri; garantire ai detenuti i loro bisogni attraverso i commissari, com’era in uso prima dell’emanazione della legge Shalit, che consentiva l’ingresso di scorte di cibo, tra cui verdure, frutta e carne, e permetteva ai prigionieri di ricevere vestiti dalle loro famiglie in visita.

Ci sono circa 4.850 prigionieri palestinesi nelle carceri israeliane, tra cui 43 donne e 225 bambini.

Cisgiordania. Il numero di ebrei americani che si sono trasferiti in insediamenti nella Cisgiordania occupata illegalmente da Israele è aumentato drammaticamente, secondo dati recenti del Central Bureau of Statistics di Tel-Aviv.

Dei 2.296 cittadini statunitensi che sono emigrati in Israele lo scorso anno, 191 si sono trasferiti in insediamenti illegali. Ciò rappresenta un aumento di quasi tre volte rispetto all’anno precedente, quando meno del tre per cento si era stabilito in territorio palestinese.

Muna Al-Kurd whose house stolen by yakub

#freemunaalkurd pic.twitter.com/OGq6A4WxOY

— dnsnndd (@mkaiahnzb) June 6, 2021

Gli ebrei americani hanno anche maggiori probabilità di stabilirsi nei Territori occupati rispetto agli ebrei di altre parti del mondo. Mentre rappresentavano poco più del dieci percento di tutti i nuovi arrivati ​​in Israele, lo scorso anno, ora sono quasi un terzo di coloro che hanno deciso di stabilirsi in Cisgiordania.

Tale disparità è dovuta al fatto che la comunità ebraica americana è più ortodossa e tende a mantenere posizioni suprematiste di destra, come, ad esempio, l’idea coloniale che tutti i territori dal fiume Giordano al Mar Mediterraneo siano stati concessi agli ebrei da Dio.

My latest: Muna is #Palestine, Yakub is #Israel: the untold story of Sheikh Jarrah https://t.co/mJpoWq0MGd pic.twitter.com/mB5TJscncK

— Ramzy Baroud (@RamzyBaroud) May 16, 2021

La brutale realtà dell’acquisizione della terra palestinese da parte di coloni ebrei in arrivo dagli Stati Uniti ha attirato l’attenzione internazionale all’inizio di quest’anno, quando un israeliano nato in America, Yaakov Fauci, è stato filmato mentre cercava di sfrattare la famiglia palestinese El-Kurd dalla loro casa a Sheikh Jarrah, quartiere di Gerusalemme Est occupata.

(Foto: un insediamento ebraico illegale nella Cisgiordania occupata. Oren Ziv, tramite ActiveStills.org).

(Fonti: Palestine Chronicle, MEMO, social media)

Palestine Chronicle e Wafa. Zakaria Zubeidi, uno dei quattro combattenti palestinesi arrestati dalle forze di occupazione israeliane dopo la loro fuga dal carcere di Gilboa, è stato ricoverato in ospedale a causa del brutale pestaggio a cui è stato sottoposto durante l’arresto.

Hasan Abed Rabbo, portavoce della Commissione per gli Affari dei detenuti palestinesi, ha dichiarat all’agenzia giornalistica WAFA che Zubeidi, 46 anni, ha subito forti percosse su entrambi i lati del viso ed è stato portato al Rambam Medical Center di Haifa, dopo un peggioramento delle sue condizioni fisiche, per un trattamento medico.

Rabbo ha affermato che nessuno degli avvocati della Commissione è stato in grado di visitare i quattro prigionieri per verificare le loro condizioni di salute, e le uniche informazioni disponibili finora sono arrivate solo attraverso l’Agenzia di sicurezza israeliana (Shin Bet).

L’11 settembre, organizzazioni legali e per i diritti umani hanno chiesto al Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR) un intervento immediato per visitare i quattro prigionieri palestinesi arrestati, la scorsa settimana, dalle forze di occupazione dopo la loro evasione dal carcere israeliano di Gilboa.

Traduzione per InfoPal di Giovanni Bilanci

MEMO. Domenica, l’Associazione degli studenti palestinesi ha criticato i colloqui con Israele e ha respinto la normalizzazione dei legami con lo stato d’occupazione, sottolineando che “la resistenza è la scelta migliore”.

Durante una conferenza intitolata “Resistance Liberates and Oslo Devastates” tenutasi a Gaza, il capo dell’organizzazione, il dottor Nasim Yassin, ha dichiarato: “Questa partecipazione su larga scala di nobili ed elite è la prova che la scelta della resistenza è legittima e che scommettere sui negoziati è uno spreco di tempo”.

I colloqui di pace tra Israele ed i palestinesi fallirono nel 2014, quando l’occupazione rifiutò di sospendere l’espansione delle colonie in Cisgiordania, di rilasciare i prigionieri palestinesi incarcerati da più tempo e non si impegnò a favore della soluzione a due stati.

Yassin ha chiesto all’Autorità Palestinese (ANP) nella Cisgiordania occupata di fare marcia indietro sugli accordi firmati con l’occupazione e di “fare accordi con i palestinesi a Gaza, di migliorare le loro vite e le loro condizioni”.

Traduzione per InfoPal di F.H.L.

Gerusalemme-al-Quds – WAFA. Lunedì, l’Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso ed il lavoro per i rifugiati palestinesi nel Vicino Oriente (UNRWA) ha reso omaggio a Loay Elbasyouni, membro del team palestinese di energia ed elettricità della NASA, un ex-studente dell’UNRWA, secondo quanto affermato in un comunicato stampa.

Nell’aprile 2021, l’elicottero della NASA che Loay ha aiutato a ingegnerizzare ha completato il suo primo volo su Marte. Questa storica impresa è il risultato di sette anni di duro lavoro di Loay e del resto del team della NASA.

Ex-studente dell’UNRWA di Beit Hanoun, Gaza, Elbasyouni lasciò la Striscia assediata nel 1998 per proseguire gli studi negli Stati Uniti.

La Seconda Intifada iniziò subito dopo, ed il conseguente assedio israeliano sulla Striscia impedì a Loay di vedere la sua famiglia per 10 anni, tra il 2002 e il 2012. Il continuo assedio limita il suo accesso e rende impossibile per la sua famiglia di visitarlo negli Stati Uniti e festeggiare i suoi successi.

Evidenziando il successo di Loay nel suo recente discorso alla 156a riunione del Consiglio della Lega degli Stati arabi, il commissario generale dell’UNRWA, Phillipe Lazzarini, ha dichiarato: “I risultati di Loay sono impressionanti e sono un riconoscimento di un mix di brillantezza e coraggio che possiede. Lasciare Gaza da giovane e non poter vedere la sua famiglia per anni non ha impedito a Loay di realizzare il suo sogno: è andato da Gaza alla NASA! Che ispirazione per migliaia di giovani e rifugiati. Il cielo è davvero il limite per le speranze ed i sogni per questa prossima generazione di artisti, scienziati e tutto il resto”.

L’UNRWA attualmente offre istruzione a più di 286.645 studenti in 278 scuole dell’Agenzia in tutta Gaza.

Dalla sua fondazione, l’UNRWA ha laureato due milioni di studenti rifugiati palestinesi. Attraverso la sua rete di 711 scuole e otto centri di formazione professionale, l’Agenzia continua a fornire istruzione a più di 540 mila studenti e giovani rifugiati palestinesi in tutto il Medio Oriente.

Gaza – PIC. Il Movimento dei prigionieri palestinesi ha concesso al Servizio carcerario israeliano (IPS) fino a venerdì prossimo per rinunciare alle misure repressive contro i prigionieri nelle sue carceri, avvertendo che adotterà misure di protesta di massa se le sue violazioni dovessero andare avanti.

Tali dichiarazioni sono state pronunciate durante un sit-in a favore dei prigionieri, organizzato lunedì da fazioni palestinesi fuori dalla sede della Croce Rossa nella Città di Gaza, con la partecipazione di ex-detenuti e gruppi per i diritti umani.

Rivolgendosi ai partecipanti, l’alto funzionario del Fronte Democratico, Ibrahim Mansour, ha affermato che “i prigionieri palestinesi sono esposti a punizioni di massa che violano tutte le leggi e le norme internazionali”.

Mansour ha trasmesso un messaggio del Movimento dei prigionieri nelle carceri israeliane, che afferma che la leadership dei prigionieri ha concesso al servizio carcerario fino a venerdì prossimo, 17 settembre, per revocare le misure repressive prese nei loro confronti a seguito dell’evasione di Gilboa.

Ha aggiunto che i prigionieri inizieranno una lotta a tempo indeterminato a partire da venerdì se i carcerieri israeliani non dovessero rispondere alla loro richiesta.

Ha sottolineato la necessità di un massiccio sostegno popolare verso tutti i prigionieri palestinesi che sono sotto attacco israeliano.

Da parte sua, l’alto funzionario di Hamas, Mushir al-Masri, ha descritto la questione dei prigionieri come una priorità assoluta per il popolo palestinese, affermando che la resistenza farà l’impossibile per ottenere la loro libertà.

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Informazioni sul Fronte Palestina

Per sviluppare un lavoro di classe nel sostegno alla lotta di liberazione della Palestina e degli altri popoli oppressi e aggrediti dall'imperialismo, oltre alle sterili e dannose concezioni del pacifismo e dell'equidistanza tra aggressori e aggrediti che hanno in gran parte contribuito ad affossare il movimento contro la guerra nel nostro paese negli ultimi anni, si è deciso di fondare l'organismo nazionale Fronte Palestina.

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