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Qalqilya – PIC. Mercoledì, un giovane palestinese è stato ferito dalle forze d’occupazione israeliane (IOF) nel sud di Qalqilya.

Secondo fonti locali, le IOF hanno aperto il fuoco contro il giovane mentre camminava in una zona vicino alla colonia di Oranit, costruita su terre annesse alla città palestinese di Azzun Atma.

Testimoni hanno affermato che il giovane ha riportato una ferita da proiettile ed è stato portato d’urgenza in ambulanza verso un ospedale palestinese, senza fornire ulteriori informazioni.

Betlemme – PIC. Mercoledì, decine di studenti palestinesi sono rimasti asfissiati durante scontri scoppiati con le forze d’occupazione israeliane (IOF) nella Cisgiordania occupata meridionale.

Testimoni hanno riferito che i soldati delle IOF hanno represso una marcia organizzata dagli studenti della scuola Tuqu, a Betlemme, nel 16° anniversario della morte del presidente palestinese Yasser Arafat.

Le IOF hanno sparato proiettili di gomma  gas lacrimogeni contro i manifestanti, e diversi palestinesi hanno avuto problemi respiratori. Tutte le vittime sono state trattate sul campo.

Traduzione per InfoPal di F.H.L.

E.I. La Palestina in immagini: ottobre 2020.

Le forze israeliane hanno ucciso due palestinesi nella Cisgiordania occupata nel mese di ottobre.

Il 5 ottobre i militari hanno sparato uccidendo Samir Hamidi, 28 anni, vicino alla città di Tulkarm, nel nord della Cisgiordania. I militari hanno affermato che Hamidi faceva parte di un gruppo che lanciava molotov ai soldati vicino a un checkpoint.

Hamidi è il quinto palestinese – tra cui due bambini – ucciso quest’anno per presunto maneggiamento di bottiglie molotov.

Durante il 2018 l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani ha dichiarato, nel contesto della Grande Marcia del Ritorno di Gaza, che il lancio di molotov “non sembra costituire minaccia imminente alla vita o poter causare lesioni mortali che potrebbero giustificare l’uso della forza letale”.

L’eccessivo uso della forza è una caratteristica nota dell’occupazione militare israeliana della Cisgiordania e della Striscia di Gaza.

Altra caratteristica nota è l’uso della punizione collettiva.

Israele sta trattenendo il corpo di Hamidi, impedendo alla sua famiglia di procedere alla sepoltura. La più alta corte del paese ha stabilito che è legale, per i militari, confiscare i resti di palestinesi che si presume abbiano attaccato cittadini o soldati israeliani.

Israele è l’unico paese al mondo che confisca i cadaveri per una questione politica in quella che i gruppi per i diritti umani dicono sia una forma di punizione collettiva.

(Nella foto: agricoltori palestinesi selezionano i datteri appena raccolti durante il raccolto annuale a Deir al-Balah, nel centro della Striscia di Gaza, il 7 ottobre. Immagine di Mohammed Zaanoun ActiveStills).

Ragazzo ucciso.

Il 24 ottobre, le forze israeliane hanno ucciso Amer Snobar, 16 anni, e poi hanno mentito sulle circostanze della morte del ragazzo, dicendo che aveva perso conoscenza ed era caduto.

L’adolescente stava aiutando un amico a spostare un’auto in panne vicino al villaggio di Turmusaya, a nord della città di Ramallah in Cisgiordania, quando sono arrivati ​​i soldati israeliani, secondo quanto sostenuto da Defense for Children International Palestine.

Sec”ondo il gruppo per i diritti umani “l’amico è riuscito a fuggire a piedi verso degli alberi vicini, divenendo testimone oculare dell’omicidio di Snobar”.

Secondo il testimone oculare “Snobar è stato circondato dalle forze israeliane e preso in una stretta soffocante prima di essere picchiato e ucciso dalle forze israeliane”.

Snobar probabilmente è morto per asfissia, hanno detto i medici a Defense for Children International Palestine. Il gruppo per i diritti ha aggiunto che “il rapporto dell’autopsia iniziale ha anche rilevato notevoli contusioni e ferite sul torace e sulla zona addominale di Snobar”.

Cinque minori palestinesi – tra cui Amer Snobar – sono stati uccisi finora dai soldati israeliani in Cisgiordania, quest’anno.

Circa 30 palestinesi sono stati uccisi dai soldati e dalla polizia israeliani nel 2020 o sono morti per le ferite riportate in precedenza. Due israeliani, uno di loro un soldato, sono stati uccisi dai palestinesi nello stesso periodo.

La raccolta delle olive è iniziata all’inizio di ottobre e, come accade ogni anno, i coloni israeliani in Cisgiordania hanno violentemente interrotto questo fondamento dell’economia e della cultura palestinese.

Al 19 ottobre, 23 agricoltori palestinesi sono stati feriti e più di 1000 ulivi sono stati bruciati o danneggiati in altro modo dai coloni israeliani.

Israele spiana i terreni di Gaza.

Nel frattempo, a Gaza, le forze israeliane hanno spianato i terreni all’interno del territorio, distruggendo raccolti e sistemi di irrigazione con lo scopo dichiarato di distruggere i tunnel scavati dai gruppi della resistenza palestinese.

Gruppi di resistenza nel territorio, che si trova sotto assedio punitivo dal 2007, hanno lanciato razzi contro Israele in tre occasioni nel mese di ottobre, senza causare feriti. Israele ha effettuato un attacco aereo su Gaza dopo uno di quegli incidenti.

L’Organizzazione mondiale della sanità ha dichiarato, a fine ottobre, che le autorità sanitarie di Gaza hanno segnalato carenze critiche di forniture di laboratorio per i test COVID-19.

Gaza ha visto una media di quasi 475 casi di COVID-19 al giorno nel mese di ottobre. La fascia costiera assediata ha avuto la maggior parte dei casi attivi nei Territori palestinesi occupati durante il mese.

Le restrizioni sul coronavirus sono state allentate a Gaza, ad eccezione delle aree che hanno segnalato un aumento del numero di casi positivi. Moschee, mercati e scuole sono stati parzialmente riaperti.

Più di 65.000 casi di COVID-19 sono stati confermati in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza, dove 555 persone sono morte a causa della malattia, al primo di novembre.

(Foto: un manifestante palestinese scaglia una pietra contro una jeep militare israeliana durante gli scontri incorsi durante una manifestazione settimanale contro l’esproprio di terra palestinese da parte di Israele nel villaggio di Kfar Qaddum, vicino alla città di Nablus in Cisgiordania, il 2 ottobre. Oday Daibes APA immagini).

(Foto: 3 ottobre: palestinesi passano davanti a un murale a tema coronavirus nella città di Gaza. Immagine di Mohammed Zaanoun ActiveStills).

(Nella foto: Tawfiq Shanaa esegue canzoni tradizionali palestinesi accompagnandosi con l’oud nel campo profughi di Rafah a Rafah, nel sud della Striscia di Gaza, il 3 ottobre.  Immagine di Mahmoud Ajjour APA).

(Nella foto: il primo ministro dell’Autorità Palestinese, Mohammed Shtayyeh, offre le condoglianze a shaykh Nawaf Al-Ahmad Al-Jaber Al-Sabah, emiro del Kuwait, per la morte dell’emiro Shaykh Sabah Al-Ahmad Al-Jaber Al-Sabah, a Kuwait City il 4 ottobre. Quest’ultimo è morto all’età di 91 anni alla fine di settembre dopo aver governato il paese del Golfo per 14 anni. Immagini dell’Ufficio del Primo Ministro).

(Nella foto: Maher al-Akhras, in sciopero della fame per protestare contro la sua detenzione senza accusa né processo da parte di Israele dalla fine di luglio, in un ospedale della città israeliana di Rehovot il 6 ottobre. Oren Ziv ActiveStills).

(Nella foto: i sostenitori palestinesi della fazione della resistenza Jihad islamico twittano con l’hashtag “Ci incontreremo a Gerusalemme” a Gaza City il 6 ottobre. Immagini dell’APA di Mohammed Salem).

(Foto: un agricoltore palestinese impollina il frutto del drago in una fattoria a Beit Hanoun, nel nord di Gaza, il 6 ottobre. Mahmoud Ajjour APA immagini).

(Nella foto: combattenti delle Brigate al-Quds, l’ala armata del Jihad islamico, prendono parte a una parata militare a Khan Younis, nel sud della Striscia di Gaza, il 10 ottobre. Ashraf Amra APA immagini).

(Nella foto: un palestinese cerca di spegnere un incendio scoppiato dopo che i soldati israeliani hanno sparato gas lacrimogeni durante una manifestazione contro un nuovo insediamento israeliano costruito sulle terre di Beit Dajan, vicino alla città di Nablus, nel nord della Cisgiordania, il 9 ottobre. Oren Ziv ActiveStills).

(Nella foto: i genitori di un pescatore detenuto dall’Egitto chiedono il rilascio del figlio, a Deir al-Balah, nel centro della Striscia di Gaza, il 10 ottobre. La marina egiziana ha ucciso due fratelli e ne ha arrestato un terzo mentre pescavano al largo della costa di Gaza il mese scorso. Immagini Yasser Quds APA).

(Nella foto: soldati israeliani lanciano gas lacrimogeni contro i palestinesi che osservano la preghiera del venerdì durante una manifestazione contro un nuovo insediamento costruito sulle terre di Beit Dajan, vicino alla città di Nablus, nel nord della Cisgiordania, il 9 ottobre. Oren Ziv ActiveStills).

(Nella foto: veicoli militari israeliani spianano terreni agricoli all’interno di Gaza, al confine con Israele, Khan Younis, striscia di Gaza meridionale, 13 ottobre. Ashraf Amra APA immagini).

(Nella foto: scolari palestinesi giocano nel cortile di una scuola nel villaggio di Jibna, in Cisgiordania, vicino a Hebron, il 25 ottobre. La scuola si trova nell’Area C, oltre il 60% della Cisgiordania sotto il pieno controllo militare israeliano. Israele demolisce regolarmente le strutture palestinesi costruite senza i permessi militari che vengono raramente rilasciati, comprese le scuole costruite con gli aiuti internazionali. Israele ha demolito o sequestrato 21 strutture di aiuto finanziate da donatori a settembre: le demolizioni nel complesso sono aumentate durante la pandemia di coronavirus. Immagini di Mosab Shawer APA).

(Nella foto: una donna palestinese litiga con i soldati della polizia di frontiera israeliana mentre i militari si preparano a demolire la sua casa e il suo capannone a Yatta, a sud della città di Hebron, in Cisgiordania, il 18 ottobre. Israele non consente lo sviluppo palestinese nell’Area C, oltre il 60% della Cisgiordania sotto il pieno controllo militare e civile israeliano. Immagini di Mosab Shawer APA).

(Nella foto: fedeli palestinesi in una moschea della città di Gaza dopo la riapertura dei luoghi santi ai fedeli in seguito alla chiusura per COVID-19, il 18 ottobre. Immagini dell’APA di Mohammed Salem).

(Nella foto: una donna nella città di Gaza, il 18 ottobre, mostra un’immagine dei membri della famiglia durante un incontro con Ahmed Bahar, deputato del Consiglio legislativo palestinese con le famiglie dei migranti palestinesi scomparsi in seguito al naufragio delle imbarcazioni avvenuto quattro anni prima. Il 3 novembre 2016, circa 240 persone morirono dopo che due imbarcazioni di migranti si capovolsero al largo delle coste libiche. Si stima che quasi 5.000 persone morirono durante il tentativo di attraversare il Mar Mediterraneo quell’anno. Mahmoud Ajjour APA immagini).

(Nella foto: una bambina palestinese aiuta la sua famiglia a raccogliere olive a Jabaliya, nel nord della Striscia di Gaza, il 20 ottobre. Immagini dell’APA di Mohammed Salem).

(Foto scattata il 20 ottobre che mostra attrezzature di perforazione israeliane utilizzate per cercare tunnel di infiltrazione lungo il confine Gaza-Israele a est di Khan Younis, nel sud della Striscia di Gaza. Ashraf Amra APA immagini).

(Nella foto: palestinesi tengono una veglia nella città di Ramallah in Cisgiordania per sostenere Maher al-Akhras, in sciopero della fame per protestare contro la sua detenzione senza accusa né processo da parte di Israele, il 21 ottobre. Ahmad Al-Bazz ActiveStills).

(Nella foto: il 22 ottobre, i soldati israeliani perquisiscono i raccoglitori di olive palestinesi ai cancelli agricoli lungo la barriera israeliana nel villaggio di Falamya, in Cisgiordania. Israele utilizza tali cancelli per limitare l’accesso degli abitanti dei villaggi alle loro terre richiedendo permessi rilasciati dai militari. I cancelli vengono aperti solo due volte al giorno per 15 minuti durante la vendemmia. Ahmad Al-Bazz ActiveStills).

(Nella foto: un’aula viene utilizzata per distribuire libri di testo in una scuola gestita dall’UNRWA, l’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi, a Deir al-Balah, nel centro della Striscia di Gaza, nel mezzo della pandemia di coronavirus, il 22 ottobre. Ashraf Amra APA immagini).

(Nella foto: Palestinesi protestano contro i cambiamenti negli aiuti alimentari forniti dall’UNRWA, l’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi, nel campo profughi di Nuseirat, nel centro della Striscia di Gaza, il 22 ottobre. Ashraf Amra APA immagini).

(Nella foto: dipendenti dell’UNRWA a Gaza City preparano aiuti alimentari da distribuire alle famiglie dei rifugiati, per non utilizzare un centro delle Nazioni Unite, nel mezzo della pandemia di coronavirus, il 24 ottobre. Mahmoud Ajjour APA immagini).

(Nella foto: un coltivatore di canna da zucchero lavora nella sua terra nella zona orientale della città di Gaza, vicino alla barriera costruita da Israele, il 24 ottobre. Israele fa regolarmente fuoco sui contadini che lavorano le loro terre all’interno di una “zona cuscinetto” mal definita all’interno del confine di Gaza con Israele. Mohammed Zaanoun ActiveStill).

(Nella foto: un artista palestinese dipinge un murale critico nei confronti del presidente francese Emmanuel Macron nel campo profughi di Nuseirat, nel centro della Striscia di Gaza, il 28 ottobre, per protestare contro la pubblicazione di caricature del Profeta da parte di una rivista francese e contro l’annuncio di Macron alla “riforma” dell’Islam. Le controverse osservazioni di Macron sono arrivate in seguito alla decapitazione, in Francia,  di un insegnante che ha mostrato le caricature agli studenti durante una lezione sulla libertà di parola. Ashraf Amra APA immagini).

(Nella foto: studenti palestinesi indossano maschere protettive mentre le scuole riaprono parzialmente durante l’epidemia di COVID-19, Deir al-Balah, nel centro della Striscia di Gaza, il 28ottobre. Ashraf Amra APA immagini).

(Nella foto: palestinesi su sedia a rotelle protestano contro un ordine israeliano di bloccare la costruzione di un impianto sportivo per loro nella città di Salfit, in Cisgiordania, il 28 ottobre. ImmaginiAPA di Shadi Jarar’ah).

Traduzione per InfoPal di Stefano Di Felice

E.I. Di Ali Abunimah. I messaggi di congratulazione da parte dei leader stranieri per il neoeletto presidente Biden sono sotto gli occhi di tutti, dal momento che Donald Trump, ancora oggi, si oppone ai risultati delle elezioni statunitensi annunciati sabato, che lo vedono uscirne sconfitto.

Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha preso tempo, in attesa che altri leader mondiali riconoscessero la vittoria di Joe Biden e di Kamala Harris.

Ma alla fine, domenica, si è unito agli altri. “Joe, abbiamo avuto una lunga e sincera relazione personale per circa 40 anni e ti conosco come un grande amico di Israele,” ha scritto Netanyahu in un tweet rivolto al presidente eletto Biden e alla vicepresidente Harris.

“Non vedo l’ora di lavorare con entrambi per rafforzare ulteriormente la speciale alleanza tra Stati Uniti e Israele”.

Congratulations @JoeBiden and @KamalaHarris. Joe, we’ve had a long & warm personal relationship for nearly 40 years, and I know you as a great friend of Israel. I look forward to working with both of you to further strengthen the special alliance between the U.S. and Israel.

— Benjamin Netanyahu (@netanyahu) November 8, 2020

Si è trattato, senza alcun dubbio, di un momento imbarazzante per Netanyahu data la stretta identificazione con l’ultranazionalista e populista suprematista bianco, Donald Trump, le cui politiche sono state un segno distintivo anche di Netanyahu.

Tuttavia, il primo ministro israeliano può dormire sonni tranquilli, potendo contare sull’impegno incondizionato di Biden nei confronti di Israele.

Infatti, nel 1986 Biden affermò, di fronte al Senato, che Israele è “il miglior investimento da 3 miliardi di dollari che abbiamo mai fatto”. “Se non ci fosse un’Israele, gli Stati Uniti d’America dovrebbero inventarne uno, per proteggere i nostri interessi nella regione”.

Ed è un argomento su cui ritorna più e più volte. “Israele è l’unica grande forza che l’America ha in medio oriente”, disse Biden in un’intervista nel 2007. “Quando era un giovane senatore dicevo, ‘Se fossi un ebreo sarei un sionista’”, aggiungeva nella stessa intervista. “Sono un sionista, non c’è bisogno di essere ebrei per essere sionisti”.

Litigi tra amanti.

L’amore di Biden per Israele è sopravvissuto a tutto, inclusa una pubblica umiliazione portata avanti dal governo di Netanyahu nel 2010, quando il neoeletto presidente era vicepresidente dell’amministrazione Obama.

Con lo scopo di mettere in imbarazzo Biden, Israele avrebbe calcolato il momento esatto in cui dare l’annuncio della creazione di una nuova colonia nella Gerusalemme Est occupata, facendo combaciare la dichiarazione con la visita di Biden ad Israele, al tempo in missione speciale per tentare di far avanzare gli accordi di “pace” promossi dall’amministrazione Obama.

Eppure, fu tutto presto dimenticato.

Israele ha continuato indisturbato a costruire insediamenti nei Territori palestinesi occupati, durante il mandato di Obama, così come aveva fatto durante l’amministrazione George W. Bush.

Non solo, ma poiché Israele aveva ucciso in media 11 bambini palestinesi durante gli attacchi a Gaza nell’estate 2014, l’amministrazione Obama-Biden lo ha rifornito di munizioni.

Il vero amico non lascia che l’altro finisca i missili quando sta bombardando una popolazione rifugiata, impoverita ed indifesa, che vive rinchiusa in un ghetto.

Durante i 51 giorni di attacco, Israele ha ucciso più di 2200 palestinesi.

L’amministrazione Obama-Biden è inoltre intervenuta per impedire ai palestinesi di ottenere giustizia per i crimini di guerra israeliani, alla Corte penale internazionale.

Quindi, riassumendo, chiunque speri in qualcosa di diverso, dovrebbe prepararsi ad una grossa delusione.

Biden condivide le politiche di Trump.

Biden ha già approvato alcune delle politiche filo-israeliane firmate da Trump. Ha accolto con favore gli accordi di normalizzazione che l’amministrazione Trump ha mediato tra Israele, Emirati Arabi Uniti e Bahrain. Biden si è inoltre impegnato a non spostare l’ambasciata americana da Gerusalemme a Tel Aviv.

Anche la Harris ha una lunga storia di sostegno a Israele.

Today I met with Senator @KamalaHarris of California. We discussed the potential for deepening cooperation in water management, agriculture, cyber security, and more. I expressed my deep appreciation for America's commitment to Israel's security. pic.twitter.com/L5qdcgwWG0

— Benjamin Netanyahu (@netanyahu) November 20, 2017

Eppure, c’è un lieve cambio di toni.

In un’intervista pre-elezioni, Kamala Harris ha promesso che l’amministrazione Biden avrebbe ripristinato gli aiuti umanitari per i palestinesi, tagliati da Trump, e avrebbe riaperto il consolato americano nella Gerusalemme Est.

Il ripristino degli aiuti agli ospedali della Gerusalemme Est o per l’agenzia dei rifugiati, UNRWA, sarebbe davvero utile – poiché sarebbero entrambi di sostegno ai palestinesi che più ne hanno bisogno.

Purtroppo, anche nella migliore delle ipotesi, si tratterebbe comunque di un ritorno allo status quo, in cui i palestinesi vengono tenuti in vita con gli aiuti, mentre Israele continua a rubare loro la terra, violando i loro diritti e senza mai essere punito.

“Io e Joe crediamo fermamente nell’importanza di ogni palestinese e di ogni israeliano e lavoreremo duramente per assicurarci che i palestinesi e gli israeliani vivano in eguale libertà, sicurezza, prosperità e democrazia”, ha detto la Harris.

“Siamo impegnati in una soluzione a due stati per Israele e la Palestina e ci opporremo a qualsiasi avanzamento unilaterale che minacci tale obbiettivo. Inoltre, ci opporremo alle annessioni e agli insediamenti espansivi”, ha aggiunto Kamala.

Anche non considerando l’appoggio alla soluzione a due stati, che ormai non ha ragion d’essere, non c’è motivo per prendere sul serio queste dichiarazioni.

I Democratici hanno sempre affermato di opporsi alle politiche israeliane di insediamento e di sostenere una soluzione a due stati, ma otto anni di amministrazione Obama-Biden hanno dimostrato che quanto dicono non si traduce mai in azioni concrete.

Nella sua autobiografia pubblicata nel 2018, Ben Rhodes, il vice-consigliere per la sicurezza nazionale sotto l’amministrazione Obama-Biden, ha fedelmente difeso il suo capo contro le accuse che lo definivano troppo preoccupato degli interessi dei palestinesi.

Rhodes scrive che i critici che hanno accusato Obama di essere non sufficientemente filo-israeliano “ignorano il fatto che [Obama] non abbia fatto nulla di tangibile per i palestinesi”.

Record di aiuti.

In effetti, uno degli atti finali dell’amministrazione Obama-Biden è stato quello di premiare la follia degli insediamenti e i massacri di Israele con il più grande pacchetto di aiuti militari della storia – con un minimo di 38 miliardi di dollari in 10 anni. Ora, secondo The Jerusalem Post, “Israele intende contattare la nuova amministrazione di Joe Biden nei prossimi mesi per discutere di un nuovo piano di aiuti militari a lungo termine”.

“Discuteremo di un nuovo pacchetto e di un nuovo programma”, ha detto al giornale un alto funzionario israeliano. “Il nuovo piano dovrà tenere in conto le nuove e mutevoli minacce e le sfide che dobbiamo affrontare nel medio oriente”. In altre parole, Israele prevede di aumentare le richieste ai contribuenti statunitensi.

#Israel plans to reach out to the @JoeBiden administration in the coming months to begin discussing the formulation of a new long-term #military aid plan for the @IDF.

Report by @yaakovkatzhttps://t.co/IY9WIx4xAc

— The Jerusalem Post (@Jerusalem_Post) November 8, 2020

Ogni volta che entra in campo una nuova amministrazione, ci sono una sequenza di speculazioni e ottimismo fuori luogo su chi nominerà e cosa farà per rilanciare il “processo di pace”.

Nessuno dovrebbe essere distratto da questi giochi di società.

Le parole di benvenuto di Netanyahu per Biden sono sincere, perché sa che il presidente americano entrante farà tutto il possibile per Israele, proprio come ogni Democratico e ogni Repubblicano prima di lui.

Traduzione per InfoPal di Sara Origgio

Ramallah – WAFA. L’Agenzia palestinese di informazioni WAFA ha affermato in un rapporto rilasciato domenica che ha documentato 17 violazioni commesse dalle IOF contro giornalisti ed altre istituzioni mediatiche che lavorano nei territori palestinesi occupati nel mese di ottobre.

Ha affermato in un rapporto sulle violazioni israeliane contro i giornalisti che queste aggressioni includono uso di munizioni letali, pallottole di gomma e gas lacrimogeni, oltre alle aggressioni fisiche dirette e gli arresti.

WAFA ha affermato che sei giornalisti sono stati feriti dalle IOF ad ottobre, mentre altri nove sono stati arrestati o presi di mira dai soldati israeliani, ma non feriti.

Gli attacchi da parte delle IOF e dei coloni contro i giornalisti che lavorano nei territori occupati sono molto comuni e raramente sono perseguiti criminalmente nei tribunali israeliani.

Gerusalemme Est – MEMO. La costruzione di una funivia controversa inizierà mentre le autorità israeliane stanno preparando i lavori di scavo nella Gerusalemme Est occupata, nonostante le proteste dei palestinesi.

Secondo il Times of Israel, il direttore del progetto Shmulik Tzabari ha dichiarato che gli scavi inizieranno entro metà novembre.

La scorsa settimana, l’Autorità per lo sviluppo di Gerusalemme, responsabile per l’attuazione del progetto della funivia, ha approvato lo sradicamento degli alberi sul monte Sion e lo spostamento delle infrastrutture, comprese acqua, fognature e telecomunicazioni, dal percorso previsto della funivia.

La funivia, lunga 1,4 chilometri, trasporterà circa 3.000 turisti e fedeli all’ora dalla parte occidentale di Gerusalemme alla Città Vecchia orientale, in circa quattro minuti.

La corsa finirà al “centro visitatori” Kedem, a Silwan, un quartiere palestinese dove la presenza dei coloni si è intensificata negli ultimi tempi, tra gli sfratti di palestinesi ed una presenza repressiva delle forze d’occupazione.

Israele occupò Gerusalemme Est nella Guerra dei Sei Giorni del 1967 e successivamente l’ha annessa, rivendicando l’intera città come capitale con una mossa non riconosciuta dalla comunità internazionale.

Tel Aviv – MEMO. L’apparato di sicurezza israeliano spera che l’elezione di Joe Biden a presidente degli Stati Uniti aiuti Tel Aviv a ripristinare il coordinamento della sicurezza con l’Autorità palestinese, secondo quanto riferito lunedì dal quotidiano Maariv.

Il documento ha citato alti funzionari dell’apparato di sicurezza israeliano che affermano che “fino ad oggi non esiste un coordinamento di sicurezza tra i servizi di sicurezza palestinesi e l’esercito israeliano, l’amministrazione civile e lo Shin Bet”, aggiungendo che Israele non si aspetta un cambiamento radicale nella politica dell’ANP su questo tema.

Tuttavia, secondo il giornale, si stima che quando Biden entrerà in carica, il presidente dell’Autorità Palestinese Mahmoud Abbas accetterà di ricevere entrate fiscali da Israele e riprenderà il coordinamento della sicurezza.

“In tutti i casi, l’apparato di sicurezza non si aspetta un cambiamento radicale e ritiene che la situazione della sicurezza si stabilizzerà gradualmente, ma solo dopo la ripresa delle relazioni tra gli Stati Uniti e l’Autorità palestinese”, ha aggiunto.

Nel frattempo, Israel Hayom ha riferito che Tel Aviv è preoccupata per la ripresa delle pressioni internazionali su di essa per fare concessioni ai palestinesi.

Il giornale cita fonti israeliane che affermano che “una simile politica statunitense ritarderebbe gli sforzi per persuadere i paesi sunniti moderati a rendere pubbliche le loro relazioni con Israele”.

“L’apparato di sicurezza israeliano concorda sull’importanza degli accordi di alleanza e sulla normalizzazione delle relazioni con gli stati del Golfo”, ha affermato il giornale, aggiungendo che la leadership politica israeliana ritiene che questi accordi abbiano portato ad un importante cambiamento strategico nella regione, nel togliere la condizione sine qua non della risoluzione della questione palestinese per permettere che i paese arabi possano normalizzare i legami con Tel Aviv.

Abbas ha interrotto il coordinamento della sicurezza con Israele dopo che il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha annunciato un piano per annettere vaste aree della Cisgiordania occupata, comprese Gerusalemme Est e la Valle del Giordano.

Gaza – WAFA. Martedì, l’esercito israeliano si è infiltrato nel confine di Gaza, a est della città di Deir al-Balah, nella Striscia di Gaza centrale, e ha spianato dei terreni agricoli, secondo quanto affermato da WAFA.

Ha affermato che veicoli militari israeliani e bulldozer sono avanzati per decine di metri ad est della città, hanno spianato i terreni agricoli al confine e hanno eretto cumuli di terra mentre sparavano fumogeni.

Quattordici anni dopo il “disimpegno” israeliano da Gaza, Israele mantiene ancora il controllo sui suoi confini terrestri, l’accesso al mare e lo spazio aereo.

Due milioni di palestinesi vivono nella Striscia di Gaza, che è sottoposta ad un embargo israeliano punitivo e paralizzante da 12 anni, oltre ai ripetuti attacchi che hanno danneggiato pesantemente gran parte delle infrastrutture locali.

PIC, Wafa e Quds Press. Il prigioniero palestinese malato di cancro, Kamal Abu Wa’er, 46 anni, è morto martedì in detenzione israeliana a seguito di un forte peggioramento delle sue condizioni di salute e della negligenza medica.

Abu Wa’er, della città di Qabatiya, nel distretto di Jenin, soffriva di cancro alla gola. Venne imprigionato nel 2003 e condannato a più ergastoli per resistenza all’occupazione.

Abu Wa’er è stato il primo prigioniero palestinese in detenzione israeliana ad essere risultato positivo al COVID-19 (coronavirus), ma in seguito si era ripreso dal virus.

Il decesso di Abu We’ar porta a 226 il numero dei prigionieri palestinesi morti nelle carceri israeliane dal 1967.

Di L.P. InfoPal. Sono bastati pochi giorni dalla vittoria che già la propaganda mediatica del mainstream ha santificato il duo Biden-Harris. Non hanno ancora fatto niente che già la loro storia è agiografia, ricca di aspettative, ricca di retorica enfatica manichea su come il “bene” abbia vinto sul “male” (Trump). La vulgata dello “zio buono d’America” sta invadendo le pagine Facebook di opinionisti da tastiera ma anche di attivisti di ogni tipo con tanto clamore per la sconfitta di Trump, senza però analizzare e riflettere razionalmente su ciò che andremo incontro. Se analizziamo hegelianamente la storia degli USA nel suo complesso non si può dire che Trump è stato il peggiore Presidente degli USA, perché i Presidenti degli USA sono stati tutti, senza distinzione alcuna, dei nemici della democrazia, della giustizia sociale, della pace e dei diritti umani. Non si può dire che Trump sia stato meglio di Obama, come non si può dire che Obama era meglio di Trump, come non si può nemmeno pensare che la Clinton sarebbe stata la giusta alternativa a Trump. E, come sempre, non potremo dire lo stesso per Biden anche per quanto riguarda i diritti civili.
Sebbene i media in questi giorni l’abbiano fatto passare come un paladino dei diritti, la sua storia dice esattamente il contrario, dimostrandosi una vera e propria trottola in grado di sostenere tutto e il suo contrario.
Nel 1981, votò un emendamento costituzionale, che non passò, per consentire agli Stati di ribaltare la Roe v. Wade, la legge che consente l’aborto negli USA, e poi improvvisamente, nel 1982, votò contro lo stesso emendamento costituzionale. Sempre nel 1981 votò per porre fine al finanziamento federale per l’aborto per le vittime di stupro e incesto. Dal 1976, Biden ha sostenuto l’Hyde Amendment, una disposizione legislativa che vietava l’uso dei fondi federali per pagare l’aborto tranne che per salvare la vita della donna, o se la gravidanza deriva da incesto o stupro. All’improvviso, dal 6 giugno 2019, Biden ha annullato il suo sostegno all’emendamento e ora ne sostiene l’abrogazione.
Nel 2003, Biden votò per la Partial-Birth Abortion Ban Act, “legge sul divieto di aborto per nascite parziali del 2003”, ma improvvisamente nel 2007, si oppose alla sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti che confermava questa legge nel caso Gonzales v. Carhart. Difese la sua opposizione, dicendo che si opponeva “al ragionamento del tribunale per la sentenza, non alla decisione stessa”. Nel 2006 dichiarò, in un’intervista: “Non vedo l’aborto come una scelta e un diritto. Penso che sia sempre una tragedia”, ma ora afferma che prenderebbe in considerazione la possibilità di codificare Roe v. Wade nella legge federale nel caso in cui la sentenza fosse annullata dalla Corte Suprema degli Stati Uniti.
Improvvisamente, dal 20 giugno 2019 Biden ha fatto dichiarazioni contro la pena di morte, sostenendone l’abolizione e incentivando gli stati ad abbandonarla. Però, prima del 2019, l’aveva sempre sostenuta e fu tra i relatori del Violent Crime Control and Law Enforcement Act nel 1994 che includeva, nel Titolo VI, il Federal Death Penalty Act il quale a sua volta introduceva 60 nuovi reati di pena di morte ai sensi di 41 statuti capitali federali. La pena di morte, con questa legge, venne estesa per crimini relativi ad atti di terrorismo, per omicidio di un ufficiale delle forze dell’ordine federali, per sparatorie in auto con conseguente morte, per uso di armi di distruzione di massa con conseguente morte, per furti d’auto con conseguente morte e, udite udite, per “omicidi legati ai diritti civili”.

Il Violent Crime Control and Law Enforcement Act ha formato più agenti di polizia, aumentato le pene detentive, costruito più prigioni, incentivato le incarcerazioni di massa prolungate che hanno avuto un forte impatto sulle minoranze afroamericane.
Infatti per quanto sia stato fatto passare come sostenitore di alcuni temi di Black Lives Matter in campagna elettorale, Biden non ha radicalmente preso posizione sulle rivendicazioni nere in questi mesi. All’indomani dell’uccisione di George Floyd, Black Lives Matter ha avviato dei dibattiti politici sull’abolizione dei dipartimenti di polizia e Biden si è dichiarato, nel giugno 2020, totalmente in disaccordo. Sempre a giugno Biden consigliava alla polizia americana di sparare alle gambe piuttosto che al torace, mentre i media neo-con affermavano che lui si opponeva agli omicidi da parte della polizia.
In qualità di senatore, Biden ha forgiato a lungo rapporti profondi con gruppi di polizia ed è stato uno dei principali fautori della Carta dei Diritti degli Agenti di Polizia che è stata sostenuta dai sindacati di polizia ma osteggiata dai vertici. Come candidato alla presidenza del 2020, Biden è stato criticato da sinistra per la sua proposta di raddoppiare la spesa federale per i programmi di polizia, che vuole incrementare fino a 300 milioni di dollari. Eppure, durante il funerale di George Floyd, ha parlato di “giustizia razziale” e nel settembre 2020 ha condannato il “razzismo istituzionale negli Stati Uniti e la violenza della polizia contro le comunità afroamericane”. Sembra un ossimoro, ma non lo è.
Nel 1986 votò il Firearm Owners Protection Act, che rivedeva in senso restrittivo le normative che consentivano a un individuo o a una attività largo spazio d’azione nella produzione e nell’importazione di armi da fuoco e munizioni. Un disegno di legge sostenuto dalla National Rifle Association (NRA), lobby bellica e grande sponsor di Trump e dei movimenti sovranisti d’estrema destra, con il fine di detenere sempre di più il monopolio delle armi.
Eppure, pochi anni dopo, Biden sostenne il Brady Handgun Violence Prevention Act del 1993, che ha stabilito periodi di attesa di cinque giorni per l’acquisto di armi e controlli dei precedenti personali e, nonostante questa legge non risolvesse il problema della diffusione delle armi negli USA, si fece nemico la NRA che invece puntava sempre più ad una liberalizzazione delle armi. Questo però gli permise il sostegno della Brady Campaign, organizzazione per prevenire la violenza armata che ha approvato la sua campagna presidenziale per le elezioni 2020.

Dopo essere stato precursore di molte leggi repressive verso gli immigrati, nel 2006 Biden votò il Secure Fence Act, che autorizza e parzialmente finanzia la costruzione di recinzioni del Muro Messicano, con la solita scusa di “combattere il traffico di droga transfrontaliero”. Nonostante ciò, alla faccia della coerenza, Biden ha criticato la promozione dell’estensione del Muro Messicano da parte di Trump poiché, secondo lui, il contrabbando attraverso i porti di ingresso legali è il modo più efficace in cui il mercato nero della droga entra negli USA, attraverso “tunnel di confine, navi semi-sommergibili e tecnologia aerea”. A tal proposito, durante la campagna elettorale, ha proposto maggiore sicurezza lungo il confine e nei porti di ingresso attraverso la tecnologia e le infrastrutture con il supplemento di telecamere, sensori a raggi X su larga scala e torri d’avvistamento con un coordinamento tra le agenzie federali USA, messicane e canadesi. Militarizzazione dei confini che però viene coperta dalla sua più “pacifica” proposta di sostenere un percorso verso la cittadinanza per gli immigrati privi di documenti attualmente negli Stati Uniti.
Durante la campagna elettorale 2020, Biden ha pubblicato il “Biden Plan for Securing Our Values as a Nation of Immigrants”, in cui si impegna a “proteggere il nostro confine, garantendo la dignità dei migranti e sostenendo il loro diritto legale di chiedere asilo (…) far rispettare le nostre leggi senza prendere di mira le comunità, violare il giusto processo o fare a pezzi le famiglie, (…) garantire che i nostri valori siano esattamente al centro delle nostre politiche di immigrazione e applicazione” e creare un “sistema di immigrazione equo e umano”. Anche questo un ossimoro rispetto alle sue posizioni di sempre e quello che ha proposto al confine messicano, che però trovano consenso in opposizione alle politiche di separazione familiare attuate dall’amministrazione Trump nei confronti della popolazione messicana che hanno portato alla segregazione di bambini messicani in disumane gabbie metalliche.
Nel 1996, Biden votò a favore del Defense of Marriage Act (DOMA) che vietava al governo federale di riconoscere qualsiasi matrimonio tra persone dello stesso sesso, vietando agli individui in tali matrimoni l’eguale protezione ai sensi della legge federale e consentendo agli stati di fare lo stesso. Nel 2004 cambiò idea e, in Senato, Biden criticò fortemente i Repubblicani al Congresso per aver adottato un emendamento costituzionale che vietava il matrimonio tra persone dello stesso sesso. Nel 2013, quando Biden era vicepresidente degli USA, con la United States v. Windsor, una storica causa sui diritti civili delle coppie omosessuali, la Corte Suprema degli Stati Uniti ritenne incostituzionale la Sezione 3 del DOMA, legge sostenuta da Biden che negava il riconoscimento federale dei matrimoni tra persone dello stesso sesso. Da qua in poi Biden diventerà un sostenitore dei diritti Lgbt a tal punto da sostenere, durante la sua campagna elettorale, una legislazione per vietare la discriminazione contro le persone transgender e per combattere i crimini d’odio contro le persone LGBT.
Sembra quasi che tutta la carriera di Biden sia stata attraversata da ossimori, contraddizioni dovute a cambi di opinioni velocissimi e contrapposti anche a distanza di pochi anni, soprattutto in materia di diritti umani e civili. Tra questi ovviamente anche le posizioni ferree e mai rinnegate sulla militarizzazione del confine messicano. Eppure gli è stato assegnato un punteggio di approvazione del 60% dalla American Civil Liberties Union (ACLU) che riflette un record di voto misto su questioni di diritti civili. Questi sono solo piccole informazioni che mettono in luce chi sia veramente Joe Biden e quali casacche abbia cambiato sui diritti civili e quante prese di posizione diverse o uguali abbia preso in contesti molto ben diversi. Ora sarà il suo operato a parlare e quale futuro sarà riservato per i diritti civili.

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Palestine Chronicle. Il capo di Hamas, Ismail Haniyah, ha esortato il nuovo presidente eletto degli Stati Uniti, Joe Biden, a ritirare il cosiddetto “accordo del secolo” firmato dal presidente uscente Donald Trump, secondo quanto riportato da Anadolu.

In una dichiarazione, Haniyah ha chiesto all’amministrazione Biden di annullare il riconoscimento di Gerusalemme come capitale di Israele e di spostare l’ambasciata americana dalla città santa.

“L’accordo del secolo” considera Gerusalemme come “indiscussa capitale israeliana” e riconosce la sovranità di Israele su gran parte della Cisgiordania.

L’accordo, che ha suscitato una pioggia di condanne da parte dei palestinesi, prevede la creazione di uno stato palestinese sotto forma di bantustan, collegato da ponti e tunnel.

Haniyah ha esortato Biden “a modificare le politiche sleali che vanno contro il nostro popolo [palestinese] e che hanno reso gli Stati Uniti un partner [di Israele] nell’oppressione e nell’aggressione”.

Il leader Hamas ha proseguito invitando la nuova amministrazione americana a “rispettare la volontà del popolo palestinese e le scelte democratiche del paese e ad astenersi dalle politiche di pressione su popoli e paesi della regione, per il solo fine di normalizzare i rapporti con l’occupazione [israeliana]”.

Traduzione per InfoPal di Sara Origgio.

 

MEMO e Agenzie. E’ morto Saeb Erekat, il Segretario Generale del Comitato Esecutivo dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina, con COVID-19, secondo quanto annunciato dal Centro Medico dell’Università Hadassah di Israele e dal movimento palestinese di Fatah.

Il funzionario veterano dell’OLP ha contratto il coronavirus l’8 ottobre, le sue condizioni sono diventate critiche dieci giorni dopo ed è stato trasferito in terapia intensiva dove è stato posto sotto ventilazione meccanica.

Erekat soffriva di una serie di problemi medici e aveva subito un trapianto di polmone nel 2017 presso l’Inova Fairfax Hospital nel nord della Virginia, negli Stati Uniti, dopo una grave malattia respiratoria.

Sono stati annunciati tre giorni di lutto nei Territori palestinesi, con bandiere a mezz’asta. In una nota, il presidente palestinese Mahmoud Abbas ha dichiarato: “La nazione palestinese ha perso un uomo che era in prima linea nella lotta per i diritti del popolo palestinese, ha combattuto in ogni arena locale e internazionale e ha portato il nome della Palestina in ogni possibile fase mondo”.

Erekat era nato nel 1955 nella cittadina palestinese di Abu Dis, nella Gerusalemme occupata. Conseguì la laurea in Relazioni internazionali nel 1977, il master in Scienze politiche nel 1979 e il dottorato in Studi sulla pace e sui conflitti presso la Bradford University nel 1983.

Nel 1991, fu nominato dal defunto presidente dell’OLP e di Fatah Yasser Arafat come vice capo della delegazione negoziale palestinese alla Conferenza di pace di Madrid e continuò a svolgere un ruolo nei colloqui di pace tra l’OLP e l’occupazione nel 1992 e 1993 che portarono alla firma degli accordi di Oslo.

Erekat rimase un importante funzionario dell’Autorità Palestinese (ANP) e dell’OLP dopo la morte di Arafat, diventando uno dei più stretti consiglieri dell’attuale presidente Mahmoud Abbas. Nel 2005 fu nominato capo del dipartimento negoziale dell’OLP.

In numerose occasioni era stato suggerito come possibile presidente dell’ANP, dopo le dimissioni di Abbas.

Erekat non fu mai imprigionato nelle carceri israeliane e chiese costantemente una soluzione pacifica al conflitto israelo-palestinese.

MEMO. Domenica il primo ministro Benjamin Netanyahu si è congratulato con il nuovo presidente eletto degli Stati Uniti, Joe Biden, augurandosi una forte alleanza tra i due paesi, anche se quest’ultima potrebbe essere ostacolata a causa delle differenti visioni politiche sull’Iran e la Palestina, riferisce Reuters.

“Congratulazioni @JoeBiden e @KamalaHarris. Joe, abbiamo avuto una lunga e sincera relazione personale per circa 40 anni e ti conosco come un grande amico di Israele. Non vedo l’ora di lavorare con entrambi per rafforzare ulteriormente la speciale alleanza tra USA e Israele”, ha scritto Netanyahu sul suo profilo Twitter, in cui c’è ancora la fotografia con il presidente in carica Donald Trump.

Avendo collaborato con Trump per quattro anni, Netanyahu sarà probabilmente messo alla prova da qualsiasi attenuazione di Biden delle severe politiche di Trump sull’Iran e sulla Palestina. Biden si è impegnato, in campagna elettorale, a ripristinare l’accordo nucleare iraniano del 2015 – dal quale Trump si è ritirato. Altro impegno è quello di un’opposizione della Casa Bianca agli insediamenti israeliani in territorio occupato, terre su cui i palestinesi rivendicano la sovranità.

Successivamente, Netanyahu ha ringraziato Trump in un tweet: “Grazie @realDonaldTrump per l’amicizia che hai mostrato ad Israele e a me personalmente. Grazie per aver riconosciuto Gerusalemme e il Golan, per aver resistito all’Iran, per gli storici accordi di pace e per aver portato l’alleanza israelo-americana a livelli senza precedenti”.

Il messaggio di Netanyahu è arrivato diverse ore dopo che molti leader mondiali si erano già congratulati con il democratico Biden; ciò si spiega con il rifiuto di Trump di concedere la vittoria all’avversario e la decisione di portare avanti delle azioni legali contro i risultati elettorali, a suo dire, truccati. Uno dei portavoce di Netanyahu ha deciso di non rispondere alla richiesta di commentare il ritardo. Dani Dayan, ex console israeliano a New York, ha detto che il ritardo del primo ministro nel congratularsi con il nuovo presidente è stata una decisione precauzionale.

“C’è un presidente alla Casa Bianca che non ha ancora accettato la sconfitta e i cui desideri giocano sicuramente un ruolo importante nel processo decisionale di un capo dello stato; Trump rimarrà seduto alla Casa Bianca per ancora due mesi e mezzo”, ha detto Dayan alla Army Radio.

I legami particolarmente stretti dell’ala destra di Netanyahu con Trump hanno fatto seguito a dei rapporti difficili ed aspri con il predecessore Barack Obama, che alcuni critici sostengono abbia alienato i DEM e compromesso il supporto bipartisan statunitense a Israele.

Michael Oren, ambasciatore di Netanyahu a Washington quando Obama era presidente, prevede forti legami con Biden. “Saranno in disaccordo sul processo di pace e, di certo, sull’accordo iraniano del nucleare ma credo che la loro amicizia sia solida”.

Il mercato azionario israeliano ha risposto positivamente alla vittoria di Biden. Sia l’indice del blue-chip Tel Aviv 35 e il più ampio TA-125 sono aumentati dello 0,3% negli scambi mattutini.

Tuttavia, tra gli israeliani, Trump ha guadagnato una popolarità travolgente e molti potrebbero esseri delusi per la sconfitta. “Credo che il problema sia che Biden non porterà avanti politiche dure o forti tanto quanto quelle di Donald Trump”, ha detto Aaron Morali, uno studente di Tel Aviv. “Ha reso davvero difficile per gli iraniani avere un piano nucleare invece credo che in Biden troveranno qualcuno meno determinato e sono davvero molto, molto preoccupato per ciò che accadrà”.

(Foto: Getty Img and MEMO).

Traduzione per InfoPal di Sara Origgio.

Ramallah – PIC. Il Servizio carcerario israeliano ha trasferito lunedì il prigioniero Muhammad Zaghir, in sciopero della fame, dalla prigione nel deserto del Negev all’isolamento nella prigione di Ohlikdar Beer Sheba.

La Società per i prigionieri palestinesi ha dichiarato in un comunicato stampa che il 33enne prigioniero di al-Khalil, attivista per i diritti umani ed ex-prigioniero, ha iniziato il suo sciopero 20 giorni fa, in rifiuto della sua detenzione amministrativa.

Zaghir è stato arrestato lo scorso aprile. È sposato e ha tre bambini.

La Società per i prigionieri palestinesi ha ritenuto le autorità israeliane d’occupazione (IOA) pienamente responsabili per la vita di Zaghir. Ha invitato le istituzioni internazionali per i diritti umani a porre fine al continuo uso da parte dell’IOA della politica di detenzione amministrativa arbitraria contro centinaia di cittadini palestinesi.

L’IOA continua a detenere circa 350 detenuti amministrativi palestinesi nelle sue prigioni.

Istambul – PIC. Domenica, la conferenza elettronica del Baitul Maqdis Pioneers si è conclusa dichiarando il rifiuto della normalizzazione delle relazioni con Israele, creando numerosi progetti e sottolineando l’importanza di al-Quds e della moschea di al-Aqsa nel conflitto in corso nella regione.

La conferenza si è svolta per due giorni, sotto lo slogan “al-Quds è una fede… la normalizzazione è un tradimento”, su invito della coalizione globale a sostegno di al-Quds e della Palestina.

I partecipanti hanno discusso diversi argomenti e si sono concentrati sul ruolo della nazione islamica nel sostenere la fermezza del popolo palestinese, per cercare di fermare la distruzione della causa palestinese, confrontando lo “Accordo del secolo” ed opponendosi alla normalizzazione delle relazioni arabo-israeliane.

I delegati hanno confermato nel comunicato finale il proprio rifiuto verso la normalizzazione, in tutte le sue forme.

I partecipanti hanno chiesto di far luce sulla sofferenza dei prigionieri palestinesi nelle carceri dell’occupazione israeliana.

Hanno sottolineato che il “nemico sionista” sta assistendo ad un significativo ritiro e disintegrazione interna, il che richiede alla nazione islamica di sviluppare una visione strategica integrata, un piano solido e l’unità per affrontare lo stato israeliano ed i suoi crimini.

Hanno affermato che la Cisgiordania è parte integrante della “terra santa” della Palestina e non si deve arrendere. Tutti i progetti coloniali israeliani e le soluzioni che mirano alla liquidazione della causa palestinesi saranno rifiutati, hanno aggiunto.

Hanno sottolineato che l’elezione di un nuovo presidente per la Casa Bianca non farà una grande differenza a livello strategico per quanto riguarda la causa palestinese. Non c’è differenza tra un presidente democratico e uno repubblicano, perché gli Stati Uniti d’America sostengono sempre l’entità sionista, hanno aggiunto.

Ramallah – WAFA. Il primo ministro Muhammad Shtayyeh ha affermato questo lunedì che Israele deve scegliere tra la soluzione a due Stati o diventare un melting pot demografico.

Le colonie israeliane nei territori palestinesi occupati sono il nemico della pace, ha affermato all’inizio della riunione settimanale del gabinetto tenutasi a Ramallah. “Il governo d’occupazione israeliano deve fermare i suoi piani coloniali, e smettere di sequestrare le nostre terre e costruirvi migliaia di unità coloniali”, ha affermato Shtayyeh.

Il numero di coloni nei territori palestinesi, compresa Gerusalemme, ha superato i 750 mila abitanti e costituiscono il 25% della popolazione totale della Cisgiordania, ha affermato, aggiungendo che “è tempo che Israele scelga tra la soluzione a due stati oppure diventare un melting pot demografico”, facendo osservare che per la prima volta dal 1948, i palestinesi nella Palestina storica hanno superato in numero gli ebrei israeliani di oltre 250 mila persone.

Il Primo Ministro ha invitato i paesi europei ed il resto del mondo a fare un passo verso la rottura dello status quo ed il riconoscimento dello stato della Palestina per costringere Israele a fermare i suoi piani coloniali, di annessione, di demolizione di case, di ebraicizzazione della Gerusalemme occupata e dell’isolamento di Gaza.

“Il mondo è tenuto a sostenere la libertà del nostro popolo, porre fine all’occupazione e convincere Israele a pagare il prezzo della sua continua aggressione contro il nostro popolo”, ha affermato.

Cisgiordania-PIC e Wafa. Domenica notte e lunedì all’alba, le forze di occupazione israeliane (IOF) hanno lanciato una campagna di incursioni e arresti in varie zone della Cisgiordania e Gerusalemme

Le pattuglie delle IOF hanno preso d’assalto la strada di Jaffa e l’area circostante il campo profughi di Al-Ain, a ovest di Nablus.

Testimoni hanno riferito che i soldati israeliani hanno fatto irruzione in un negozio e hanno confiscato oggetti dall’interno in presenza del proprietario, che è stato arrestato.

A Qalqilya, i soldati delle IOF hanno sparato granate stordenti e lacrimogeni nell’area vicino al muro di separazione a Jayyus, a nord-est di Qalqilya.

A Tulkarem, le IOF hanno arrestato Imad Fahmi Ammar, 38 anni, dopo aver fatto irruzione nella sua casa nella città di Qaffin, a nord di Tulkarem, e hanno sequestrato il suo telefono personale e una somma di denaro.

Le IOF sono entrate in una biblioteca nel complesso di Al-Ashqar, nella piazza Marire Thabet Thabet a Tulkarem e l’hanno perquisita. Sono scoppiati scontri tra i giovani palestinesi e i soldati israeliani che hanno sparato lacrimogeni. Non sono stati riportati feriti.

Le aree del campo profughi di Jalazun e della città di Dura al-Qara’, a nord di Ramallah, sono state testimoni di un’incursione delle IOF.

Ad al-Khalil/Hebron i soldati israeliani hanno arrestato i due fratelli Musab e Salah Al-Zughayer dopo aver fatto irruzione nelle loro case.

Le IOF hanno arrestato l’ex prigioniero Muhammad Shahin e Muayad Walid Amr di Dura, a sud-ovest di al-Khalil/Hebron, dopo aver fatto irruzione e perquisito le loro case.

Fonti locali hanno affermato che le IOF hanno arrestato due palestinesi di Beit Ta’amer, a est di Betlemme, e hanno sequestrato il veicolo di uno di loro.

Tre fratelli sono stati anche arrestati dopo che le IOF hanno fatto irruzione nella casa dei loro parenti nel villaggio.

Le fonti hanno sottolineato che le IOF hanno arrestato un giovane dopo aver fatto irruzione nella casa dei suoi parenti nel campo di Aida, a nord di Betlemme.

A Gerusalemme, i servizi segreti dell’occupazione israeliana hanno preso d’assalto la casa del presidente del Silwan Club, Marwan Al-Ghoul, e gli hanno consegnato una convocazione in caserma, per martedì, nella stanza 4 del centro di Al-Maskobiya.

Nablus-PIC e Quds Press. A Nablus, domenica notte, le IOF hanno arrestato la giornalista e ex prigioniera Bushra Jamal Al-Tawil al checkpoint di Tiar, sulla strada di Yitzhar. Tawil è stata portata al campo di Hawara, a sud di Nablus.

Le IOF avevano rilasciato Tawil alla fine dello scorso luglio, dopo che aveva trascorso 8 mesi nelle carceri israeliane.

Tawil venne arrestata per la prima volta nel 2011 e condannata a 16 mesi. Trascorse sei mesi e venne rilasciata nell’accordo di scambio dei prigionieri “Wafa Al-Ahrar”, nel dicembre 2011. Poi, venne nuovamente arrestata nel luglio 2014 e condannata a dieci mesi di prigione, prosecuzione della sua precedente detenzione prima dell’accordo di scambio dei prigionieri.

Il terzo arresto avvenne nel novembre 2017 e le fu comminato un periodo di detenzione amministrativa di otto mesi. L’ultimo arresto risale al 10 dicembre 2019.

La famiglia di Tawil è oggetto di arresti arbitrari da parte delle IOF: i genitori sono stati arrestati diverse volte in passato e suo padre ha trascorso un totale di 14 anni nelle carceri dell’occupazione. Anche sua madre venne arrestata l’8 febbraio 2010 e rilasciata l’1 febbraio 2011.

 

PIC. Domenica un tribunale israeliano ha emesso una condanna a 10 mesi di carcere contro il giornalista palestinese Hamdallah Mardawi, della città di Hableh, nel sud di Qalqilya.

Il padre di Mardawi ha affermato che la sentenza del tribunale è stata emessa a seguito di diverse udienze e ha spiegato che suo figlio è stato fatto prigioniero il 23 settembre all’incrocio di Allenby (Karama) con la Giordania dopo essere tornato dalla Malesia dove ha conseguito un master in pubbliche relazioni e media.

Ha aggiunto che i servizi segreti israeliani hanno trasferito suo figlio al centro di interrogatorio di Petah Tikva subito dopo il suo arresto al valico e hanno esteso la sua detenzione diverse volte.

Quds Press. Venerdì 6 novembre, una delegazione di rappresentati di 14 stati europei ha visitato un complesso residenziale palestinese distrutto dall’esercito di occupazione israeliano lo scorso martedì, nel nord della Cisgiordania occupata.

Lo ha riferito l’ufficio del rappresentante dell’Unione Europea in Palestina, Sven Kuhn von Burgsdorf, commentando la visita della delegazione ad “Hummus Al-Buqiaa”, un complesso residenziale palestinese ad est della città di Tubas, che è stato distrutto martedì dall’esercito israeliano lasciando senza casa 85 persone.

La delegazione comprende i capi missione e i rappresentanti dei paesi dell’Unione Europea provenienti da Austria, Belgio, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Italia, Malta, Paesi Bassi, Polonia, Svezia e Regno Unito.

Nella dichiarazione, Burgsdorf descrive il provvedimento israeliano come “la più grande demolizione dell’ultimo decennio nell’Area C e in Cisgiordania” osservando che “i tre quarti dei residenti della comunità, compresi 41 bambini, hanno perso la casa”.

Viene inoltre sottolineato che “alcuni degli edifici demoliti (nel complesso residenziale) sono stati finanziati dall’Unione Europea e dai suoi stati membri”.

“Questi tipi di demolizioni hanno un impatto devastante soprattutto sui bambini, sulle donne e sulle famiglie, essendo infatti in palese violazione del diritto internazionale e dei diritti umani fondamentali”, ha affermato Burgsdorf venerdì.

Il rappresentante ha aggiunto che “tali azioni non solo costituiscono una violazione degli obblighi di Israele in quanto potenza occupante, ma sollevano anche parecchi interrogativi sulla reale volontà di Israele di raggiunger la soluzione a due Stati”. Burgsdorf ha inoltre continuato dicendo che “per quanto riguarda le strutture umanitarie finanziate dall’Unione Europea che sono state demolite, smantellate o confiscate da Israele, rinnoviamo l’appello come Unione Europea a restituirle o a risarcirle”. L’uomo ha inoltre esortato “le autorità israeliane a fermare la demolizione degli edifici palestinesi”.

L’Unione Europea, ed i suoi Stati membri, inviano aiuti ai palestinesi dell’area C, territorio che costituisce circa il 61% della Cisgiordania, in conformità col II accordo di Oslo del 1995. Nelle ultime settimane, i rappresentanti dei paesi europei hanno visitato diverse aree e comunità palestinesi che sono state demolite da Israele o minacciate di demolizione.

Dall’inizio di quest’anno, secondo un recente censimento delle Nazioni Unite, le autorità israeliane hanno demolito 689 strutture in Cisgiordania, comprese quelle nella città di Gerusalemme, e di conseguenza 869 palestinesi sono rimasti sfollati.

Traduzione per InfoPal di Sara Origgio

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