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Cisgiordania. Nella notte tra giovedì e venerdì, le forze di occupazione israeliane (IOF) hanno arrestato otto palestinesi, compresi i parenti stretti dei sei prigionieri che sono riusciti a fuggire da una prigione israeliana altamente fortificata, secondo quanto reso noto da fonti locali e dalla Palestine Prisoner’s Society (PPS).

Muntaser Samour, direttore dell’ufficio del PPS a Jenin, ha affermato che un vasto spiegamento di forza militare israeliana ha fatto irruzione nella città di Arraba, a sud di Jenin, nel nord della Cisgiordania.

I soldati hanno fatto irruzione nelle case appartenenti ai familiari di Mahmoud Ardah, uno dei sei fuggitivi, mettendole sottosopra, e hanno arrestato la sorella di Ardah, Bassema, e i fratelli, Raed e Muhammad.

I soldati hanno anche fatto irruzione a Bir al-Basha, dove hanno nuovamente arrestato due cugini di Yaqoub Mahmoud Qadri, 49 anni, uno dei sei fuggitivi. Uno dei detenuti ha già scontato 12 anni di carcere.

Nel sud della Cisgiordania, i soldati israeliani hanno arrestato un ragazzo di 17 anni dopo averlo brutalmente aggredito negli scontri (*) a Bab Az-Zawiya, nella città di Hebron/al-Khalil.

Scontri (*) sono scoppiati mercoledì sera, dopo che i soldati hanno tentato di disperdere con la violenza una manifestazione in solidarietà con i prigionieri che hanno subito brutali maltrattamenti nelle carceri israeliane.

Sempre nel distretto di Hebron/al-Khalil, fonti hanno confermato un’incursione militare nel campo profughi di al-Arroub, a nord, che ha portato alla detenzione di un bambino di 11 anni.

Nel distretto di Nablus, veicoli militari israeliani hanno preso d’assalto il villaggio di Al-Lubban ash-Sharqiya, a sud, arrestando un palestinese dopo aver fatto irruzione nella sua casa.

Sei prigionieri palestinesi sono riusciti a fuggire dalla prigione di Gilboa, lunedì, durante la notte, attraverso un tunnel in quella che è stata descritta come un’evasione senza precedenti.

Il carcere di Gilboa, costruito nel 2004 durante la Seconda Intifada, è considerato uno dei più impenetrabili di Israele. Gli israeliani l’hanno soprannominato “la cassaforte”.

Cinque dei fuggitivi sono membri del Jihad islamico e l’altro è un membro di Fatah.

(Fonti: WAFA, PIC, Quds Press).

(*) Nel linguaggio militare, gli scontri avvengono tra eserciti o gruppi armati di pari forze. Tra Tsahal, l’esercito israeliano, e la Resistenza o i gruppi di giovani palestinesi che rispondono alle aggressioni dell’occupante israeliano non c’è parità di forze. Pertanto, riportiamo tra virgolette il termine scontri/scontro, per non indurre i lettori meno informati a pensare che in Palestina sia in atto un conflitto/guerra tra attori con eserciti, armamenti e forze paritarie.

Jenin. Giovedì sera le forze di occupazione israeliane (IOF) hanno sparato contro i manifestanti palestinesi vicino al checkpoint militare di al-Jalama ferendo un giovane.

Secondo fonti locali, nei pressi del checkpoint c’è stato uno scontro (*) tra soldati e giovani palestinesi.

Un giovane è stato ferito alla gamba da un proiettile di metallo rivestito di gomma ed è stato trasferito in ospedale.

Uno stato di rabbia si è diffuso nella Palestina occupata contro l’occupazione israeliana in solidarietà con i prigionieri palestinesi, che hanno dovuto affrontare misure punitive dopo l’evasione di Gilboa.

(Fonti: PIC, Wafa e Quds Press)

(*) Nel linguaggio militare, gli scontri avvengono tra eserciti o gruppi armati di pari forze. Tra Tsahal, l’esercito israeliano, e la Resistenza o i gruppi di giovani palestinesi che rispondono alle aggressioni dell’occupante israeliano non c’è parità di forze. Pertanto, riportiamo tra virgolette il termine scontri/scontro, per non indurre i lettori meno informati a pensare che in Palestina sia in atto un conflitto/guerra tra attori con eserciti, armamenti e forze paritarie.

Gaza. Le fazioni palestinesi a Gaza hanno invitato il popolo palestinese in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza al “venerdì della grande rabbia” in solidarietà con i prigionieri palestinesi.

L’appello è stato lanciato durante un sit-in organizzato giovedì dalle principali fazioni, tra cui Hamas e il Jihad islamico, fuori dal quartier generale della Croce Rossa a Gaza.

In un discorso pronunciato a nome delle fazioni, Jamil Mezher, alto funzionario del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, ha esortato le masse palestinesi a “scatenare la loro rabbia contro l’occupazione” e a “scontrarsi con le sue forze in tutte le aree critiche” per mostrare il loro sostegno ai prigionieri palestinesi.

“Il nostro popolo e la sua resistenza sono con i prigionieri e non li deluderanno né dimenticheranno o ignoreranno la loro sofferenza. Non li lasceranno mai soli e sono pronti a sacrificare il loro sangue per loro e a combattere il mondo intero per loro”, ha dichiarato Mezher.

Ha aggiunto che il popolo palestinese ha iniziato a mobilitarsi sul campo come preludio al lancio di una rivolta popolare globale contro l’occupazione.

Ha avvertito che il popolo palestinese “non rimarrà a guardare” e risponderà all’escalation di Israele se questo persisterà nel suo attacco criminale ai prigionieri nelle sue carceri.

(Fonti: Quds Press e PIC)

Ramallah. La prigioniera palestinese recentemente rilasciata Anhar Al-Deek ha dato alla luce suo figlio Alaa.

Anhar è stata rilasciata il 2 settembre dopo una campagna di massa sui social media che chiedeva che le fosse permesso di uscire di prigione per dare alla luce suo figlio.

Israele ha ceduto e l’ha rilasciata a condizione che rimanga agli arresti domiciliari e paghi una cauzione di 40.000 shekel (12.500 dollari).
La venticinquenne Al-Deek è della cittadina di Kafr Ni’ma, a ovest di Ramallah, ed è stata imprigionata per cinque mesi con l’accusa di aver tentato di eseguire un attacco con il coltello vicino a un avamposto di insediamento illegale, tuttavia, non è stato ancora pronunciato alcun verdetto contro di lei.

"I was battered severely even though I said that I was pregnant."

Anhar al Deek, who was recently released in her ninth month of pregnancy, says she was interrogated and subjected to solitary confinement during her detention in an Israeli jail pic.twitter.com/rfbkyEeukB

— TRT World (@trtworld) September 7, 2021

Al-Deek era preoccupata che le dure condizioni della prigione non sarebbero state adatte per il suo parto, soprattutto perché cesareo.

Anhar Al Deek recently released from Israeli prison after massive public pressure gives birth to baby boy.

It's not a crime to to want your family members close by when giving birth. Mabrouk. ❤💖💞 https://t.co/DDP8GuSQAB

— Bint (@PalBint) September 9, 2021

(Fonte: The Palestine Chronicle, MEMO, WAFA, Social Media)

(Foto: QNN)

Gaza – MEMO. Prodotta a Khan Yunis, nel sud della Striscia di Gaza, la barca è lunga circa 21 metri e larga tra i 4 ed i 6 metri. Si spera che sarà pronta per salpare entro pochi mesi se dovessero essere disponibili tutti gli strumenti necessari per il suo completamento.

Finanziata dalla Fondazione Beit al-Khair, la nave ha dovuto superare numerosi ostacoli, non ultimo l’assedio in corso da parte di Israele, e ciò significa che le materie prime necessarie per il suo completamento non sono sempre disponibili.

Video.

Khaled Alwan, l’appaltatore palestinese che supervisiona il progetto, ha affermato che la barca dovrebbe fornire reddito a 15 famiglie. “Se la barca sarà completata, 15 pescatori di diverse famiglie lavoreranno su di essa ogni anno […].

“All’inizio ho esitato ad accettare questo progetto, a causa della mancanza di capacità, attrezzature e grandi macchine per tagliare il legno.

“Il legno d’eucalipto è essenziale nella costruzione dello scafo della barca, ma la sua disponibilità a Gaza è scarsa, quindi l’abbiamo cercato fino a quando non abbiamo raggiunto la quantità necessaria, insieme ad altri tipi di legno”.

Ha spiegato che la barca ha anche bisogno di “un generatore elettrico, un motore, reti da pesca, pezzi di ricambio ed altre attrezzature”. Le autorità d’occupazione israeliane impediscono a queste attrezzature di entrare nella Striscia di Gaza assediata, ha aggiunto.

I palestinesi sono capaci di fabbricare barche, ha sottolineato, “ma la continuazione dell’embargo israeliano e le sue ripercussioni minano queste opportunità e privano il settore della pesca di rinnovamento. Questa barca può rimanere una struttura in legno ancorata in riva al mare se Israele dovesse rifiutarsi di far entrare i materiali necessari nella Striscia”.

Secondo l’Associazione palestinese dei pescatori di Gaza, ci sono circa 4 mila pescatori che danno lavoro a circa 50 mila dipendenti.

La professione è stata ritenuta pericolosa dalle organizzazioni per i diritti umani a causa delle aggressioni israeliane nei confronti dei pescatori in mare.

Solo l’anno scorso, le forze d’occupazione israeliane hanno attaccato pescatori palestinesi al largo della Striscia di Gaza in almeno 320 occasioni. L’Unione dei comitati per il lavoro agricolo (UAWC) ha riportato 63 attacchi in più rispetto all’anno precedente. Israele ha anche chiuso del tutto la zona di pesca per 16 giorni, ad agosto.

Ramallah – PIC. Giovedì, il Comitato internazionale della Croce Rossa ha reso noto alle famiglie dei prigionieri palestinesi che il Servizio carcerario israeliano (IPS) ha cancellato le visite fino alla fine di settembre, a causa della recente fuga di sei detenuti dalla prigione di Gilboa.

I carcerieri dell’IPS, sostenuti da unità militari speciali israeliane, hanno lanciato una brutale repressione sui prigionieri palestinesi, specialmente nelle prigioni di Negev, Ofer, Gilboa e Ramon.

In risposta, i detenuti palestinesi nelle prigioni in questione hanno dato fuoco a diverse celle.

L’IPS ha imposto diverse punizioni contro i prigionieri palestinesi, specialmente nel carcere di Gilboa, dopo che 6 prigionieri sono riusciti a fuggire dal carcere scavando un tunnel.

A questo proposito, il Movimento dei prigionieri palestinesi nelle carceri israeliane ha annunciato una ribellione contro le punizioni.

Diverse proteste hanno avuto luogo in tutte le città palestinesi a sostegno dei prigionieri.

Gaza – Palestine Chronicle. Per anni, le famiglie palestinesi hanno tenuto una veglia settimanale all’interno o all’esterno della sede della Croce Rossa nella Città di Gaza, per protestare contro la detenzione e chiedere la libertà dei loro cari all’interno delle carceri israeliane.

Madri, padri e, a volte, intere famiglie si univano a queste veglie, portando foto incorniciate e poster dei loro figli e figlie. Ma dall’ultimo scambio di prigionieri tra la Resistenza di Gaza ed Israele, nel 2011, non ci sono state buone notizie degne di essere riportate. Israele continua a detenere quasi 5 mila prigionieri palestinesi, tra cui 40 donne e 200 minorenni.

Ma lunedì è stato diverso. Le famiglie che partecipano a questo raduno regolare, spesso avvolto dal dolore e che si conclude tra lacrime e preghiere, hanno avuto motivo di festeggiare, questa volta.

Sei prigionieri palestinesi, la maggior parte dei quali scontano l’ergastolo per aver resistito all’occupazione israeliana, sono evasi lunedì mattina dalla prigione di Gilboa, nel nord di Israele, dopo aver scavato un tunnel, secondo i rapporti israeliani.

I prigionieri evasi hanno trascorso mesi, o forse anni, a scavare il tunnel che li ha portati a fuggire durante la notte. La loro fuga non è stata rilevata fino a poche ore dopo, quando l’esercito israeliano ha iniziato una ricerca su vasta scala per i prigionieri.

È vero, la notizia non cambierà l’attuale equazione, in cui Israele continua a detenere decine di palestinesi ogni settimana, ma per queste famiglie di Gaza, il coraggio di questi sei prigionieri dà loro la speranza che tutto sia possibile e che la libertà possa essere raggiunta. Quindi, a differenza delle veglie precedenti, le famiglie qui avevano qualcosa di allegro di cui parlare.

Come previsto, sono stati portati grandi piatti di baklava ed i passanti sono stati invitati ad unirsi alla celebrazione. In questa giornata, le madri non hanno pianto, ma hanno pregato per la sicurezza dei prigionieri evasi e perché anche i loro figli possano presto essere liberi.

(Traduzione per InfoPal di F.H.L.)

Cisgiordania – MEMO. Le forze d’occupazione israeliane (IOF) hanno esteso le nuove chiusure imposte in Cisgiordania, secondo quanto affermato mercoledì in una dichiarazione dell’esercito.

La chiusura, imposta in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza, sarebbe dovuta terminare mercoledì sera, ma a causa della caccia all’uomo scatenata contro i sei prigionieri palestinesi fuggiti dal carcere israeliano di massima sicurezza all’inizio di questa settimana, è stata prorogata fino a sabato.

“Nel tentativo di localizzare i prigionieri fuggiti, è stato deciso di estendere la chiusura generale”, afferma la nota dell’esercito, aggiungendo: “la revoca della chiusura sarà soggetta ad una valutazione della situazione”.

I valichi per il trasferimento delle merci nella Cisgiordania occupata saranno riaperti come previsto, tuttavia tutti gli altri valichi rimarranno chiusi ed i palestinesi potranno attraversarli solo “in circostanze speciali o mediche e su base umanitaria”.

I servizi di sicurezza e d’intelligence israeliani sono stati coinvolti nella più grande caccia all’uomo, da lunedì, quando sei prigionieri palestinesi sono fuggiti dalla prigione di massima sicurezza di Gilboa, attraverso un tunnel che hanno scavato usando utensili da cucina.

Traduzione per InfoPal di F.H.L.

MEMO. Martedì, le forze di occupazione israeliane (IOF) hanno imposto nuove restrizioni di sicurezza nel governatorato palestinese di Jenin, nel nord della Cisgiordania, e hanno convocato il padre ed il fratello di uno dei detenuti palestinesi che sono evasi dal carcere di massima sicurezza di Gilboa all’inizio della stessa giornata.

Fouad Kahamji e suo figlio Majd, padre e fratello di Iham, evaso dalla prigione di Gilboa, sono stati convocati dalle forze di occupazione israeliane.

Testimoni hanno dichiarato che è stata schierata una divisione di fanteria israeliana nella piana di Marj ibn Amer, nelle vicinanze del Safi Horse Club, con i soldati dell’occupazione che controllavano le carte d’identità dei Palestinesi nell’area.

I testimoni hanno aggiunto che le forze di occupazione hanno usato veicoli con targhe palestinesi durante l’incursione.

Sei prigionieri palestinesi sono evasi dalla prigione di massima sicurezza di Gilboa nel nord di Israele nelle prime ore di martedì. Si reputa che abbiano scavato un tunnel per uscire dalla prigione, costruita nel 2004 per i prigionieri palestinesi “più pericolosi”.

I prigionieri vengono tutti da Jenin e sono: Munadil Nafayat, 26 anni, di Yaabad; Mahmoud e Mohammad al-Arida, entrambi di Arraba; Iham Kahamji, 35 anni, di Kufr Dan; e Yaqoub Qadiri, 49 anni, di Deir al-Basha. Stanno tutti scontando l’ergastolo. Il sesto prigioniero si chiama Zakaria Zubeidi, imprigionato nel 2019 anche se non è stato condannato per nessun reato.

Traduzione per InfoPal di Giovanni Bilanci

Cisgiordania-Quds Press. Mercoledì, 100 palestinesi sono rimasti feriti dalle forze di occupazione israeliane (IOF) durante la repressione delle manifestazione di solidarietà con i prigionieri, nelle aree di Hawara e Beita, a Nablus, secondo quanto riferito dalla Mezzaluna Rossa Palestinese.

La Mezzaluna Rossa ha reso noto che 89 palestinesi sono stati feriti a Nablus da candelotti lacrimogeni, nove da proiettili di metallo rivestiti di gomma, una persona da proiettili letali e un’altra cadendo.

Mercoledì sera, nella maggior parte delle città della Cisgiordania, si sono svolte proteste di solidarietà con i prigionieri palestinesi nelle carceri dell’occupazione israeliana, alcune delle quali si sono trasformate in scontri al checkpoint di Hawara, a sud di Nablus, e Beit El, a est di Ramallah, oltre a Hebron e Betlemme.

I soldati hanno usato proiettili letali, di metallo rivestiti di gomma e lacrimogeni per disperdere i manifestanti palestinesi, mentre questi hanno dato fuoco a pneumatici e lanciato pietre contro gli aggressori.

Sempre mercoledì, prigionieri palestinesi hanno dato fuoco alle loro celle nelle carceri del Negev e Ramon, in risposta alle misure punitive imposte dalle autorità carcerarie nei loro confronti, a seguito della fuga di sei prigionieri dalla prigione di Gilboa, lunedì, attraverso un tunnel che avevano scavato.

La Commissione per gli affari dei prigionieri e degli ex prigionieri palestinesi ha riferito che il movimento nazionale dei prigionieri nelle carceri dell’occupazione ha annunciato mercoledì una mobilitazione generale e una ribellione, nel caso in cui le misure repressive e punitive prese nei loro confronti fossero continuate per il terzo giorno consecutivo.

Mercoledì all’alba, le autorità carcerarie israeliane hanno iniziato a imporre misure “punitive” collettive contro i detenuti in varie prigioni.

Il Club dei prigionieri ha affermato in una nota che tali misure hanno incluso il trasferimento di circa 16 prigionieri nella prigione del Negev.

Ha aggiunto che le autorità di occupazione “hanno bloccato la ricezione dei canali TV nella prigione, hanno trasferito cinque prigionieri, leader del Jihad islamico, in centri per le indagini e hanno avviato perquisizioni nella maggior parte delle prigioni”.

La prigione di Gilboa si trova nella valle di Beit She’an (a nord della Palestina occupata) ed è chiamata la “cassaforte di ferro” per la sua fortificazione e le misure di sicurezza adottate al suo interno.

Jenin-PIC e Quds Press. Il ministero della Salute palestinese ha annunciato mercoledì che un palestinese è stato ferito alla testa dalle forze di occupazione israeliane (IOF) durante gli scontri (*) ad Arraba, nel sud di Jenin, tra i soldati e i giovani palestinesi. Le IOF avevano hanno fatto irruzione nella cittadina per arrestare alcuni parenti dei fuggitivi dalla prigione di Gilboa.

Le IOF hanno lanciato incursioni su larga scala e campagne in tutta la Cisgiordania alla ricerca di sei prigionieri palestinesi che sono riusciti a evadere dalla prigione di Gilboa scando un tunnel.

(*) Nel linguaggio militare, gli scontri avvengono tra eserciti o gruppi armati di pari forze. Tra Tsahal, l’esercito israeliano, e la Resistenza o i gruppi di giovani palestinesi che rispondono alle aggressioni dell’occupante israeliano non c’è parità di forze. Pertanto, riportiamo tra virgolette il termine scontri/scontro, per non indurre i lettori meno informati a pensare che in Palestina sia in atto un conflitto/guerra tra attori con eserciti, armamenti e forze paritarie.

Ramallah – WAFA. Il tasso di analfabetismo tra la popolazione palestinese di 15 anni ed oltre, in Palestina, è sceso al 2,5% nel 2020 – uno dei tassi più bassi al mondo -, secondo quanto affermato mercoledì dall’Ufficio centrale di statistica palestinese (PCBS).

Secondo l’Istituto di statistica dell’UNESCO, il tasso di analfabetismo tra le persone di età pari o superiore a 15 anni nell’Asia occidentale e nell’Africa settentrionale era del 19,7% nel 2019 – 14,3% tra i maschi, e 25,4% tra le femmine. Nello stesso anno, il tasso è sceso al 13,5%, tra la stessa fascia d’età, con il 10,7% tra i maschi e 17,0% tra le femmine.

I tassi di analfabetismo tra la popolazione palestinese (di età pari o superiore a 15 anni) sono scesi, nel periodo 1997-2019, dal 13,9% al 2,5%. Più specificamente, c’è stato un calo, dal 7,8% nel 1997, all’1,2% nel 2020, tra i maschi, e dal 20,3% al 3,8% tra le femmine, durante lo stesso periodo, secondo quanto affermato dal PCBS in occasione della Giornata internazionale dell’alfabetizzazione.

Facendo un’analisi regionale, il tasso di analfabetismo è sceso dal 14,1%, nel 1997, al 2,8%, nel 2020, in Cisgiordania, e dal 13,7%, nel 1997, al 2,0%, nel 2020, nella Striscia di Gaza.

Il tasso di analfabetismo varia notevolmente tra i gruppi di età. La fascia di età dai 65 anni in poi registra il tasso più alto, mentre il più basso è registrato tra la fascia di età dei 30-44 anni.

Nel 2020, il tasso di analfabetismo tra le persone di oltre 65 anni ha raggiunto il 25,5% (43,1 mila). Il tasso era di circa il 2,5% (15,8 mila) tra la fascia di 45-64 anni; lo 0,9% (8,3 mila) tra la fascia di 30-44 anni e lo 0,8% (11,2 mila) tra i giovani di 15 -29 anni.

Nello stesso anno, il tasso di analfabetismo ha raggiunto il 3,2% nelle località rurali (15,1 mila persone), il 2,5% nei campi profughi (6,6 mila) ed il 2,4% (56,7 mila) nelle aree urbane.

I dati del ministero dell’Istruzione mostrano che il numero di centri di alfabetizzazione in Palestina, per l’anno scolastico 2019/2020, era di 81: 56 centri in Cisgiordania e 25 nella Striscia di Gaza. Il numero totale di studenti iscritti in questi centri era di 1.247, tra i quali 695 maschi e 552 femmine.

Traduzione per InfoPal di F.H.L.

Jenin – MEMO e Wafa. Nella notte tra martedì e mercoledì, le forze d’occupazione israeliane hanno arrestato diversi membri delle famiglie dei sei prigionieri palestinesi fuggiti dalla prigione di massima sicurezza di Gilboa, nel nord di Israele, all’inizio di questa settimana.

Secondo la Società per i prigionieri palestinesi, i soldati israeliani sono entrati e hanno perquisito le case palestinesi ad Arabbuna, a nord della città occupata di Jenin, in Cisgiordania, da dove provengono i fuggitivi. Hanno arrestato quattro membri della famiglia di Mahmud Ardah, che è stato descritto dai media israeliani come la mente della fuga.

Soldati israeliani pesantemente armati hanno anche arrestato Yacoub Infaat, il padre di un altro fuggitivo, dopo aver fatto irruzione nella sua casa a Ya’bad, ad ovest di Jenin.

La detenzione di un funzionario del ministero della Salute palestinese ha spinto il ministro Mai al-Kaila a condannare la sua detenzione e l’interrogatorio della sua famiglia.

“L’occupazione israeliana infligge deliberatamente violenza al popolo palestinese in violazione delle norme, delle leggi e delle convenzioni internazionali”, ha affermato al-Kaila. Ha invitato tutte le organizzazioni per i diritti umani ad intervenire senza indugio per garantire il rilascio del funzionario.

Lunedì, le autorità d’occupazione israeliane hanno annunciato che sei detenuti palestinesi sono evasi dalla prigione di massima sicurezza di Gilboa, nel nord del paese. I rapporti hanno affermato che hanno usato utensili da cucina primitivi per scavare un tunnel dalla loro cella attraverso il quale sono fuggiti.

Come risposta, Israele ha lanciato una massiccia caccia all’uomo e ha rafforzato la presenza delle sue forze a Jenin. I servizi di sicurezza dell’Autorità Palestinese starebbero collaborato alla ricerca dei fuggitivi.

I gruppi per i diritti affermano che ci sono 4.850 prigionieri palestinesi detenuti da Israele, compresi donne e bambini, che affrontano maltrattamenti e condizioni difficili.

Hebron/al-Khalil – MEMO e Wafa. Le forze d’occupazione israeliane hanno vietato ai musulmani di pregare nella moschea Ibrahimi, nella città occupata di Hebron, in Cisgiordania, mentre gli ebrei celebrano il loro nuovo anno.

La decisione è stata condannata da funzionari palestinesi, che hanno descritto la mossa come un attacco ai diritti umani fondamentali ed una violazione della libertà di culto.

Il direttore della moschea Ibrahimi, Sheikh Hafthi Abu Sneinah, ha dichiarato che le forze israeliane hanno negato ai palestinesi l’accesso al luogo sacro e ai suoi cortili, mentre i coloni si stavano preparando per celebrare la festa del capodanno ebraico, Rosh Hashanah.

“Un flagrante affronto ai sentimenti di arabi e musulmani, una grave violazione alla libertà di culto ed una palese violazione delle carte e delle convenzioni internazionali sui diritti umani”, ha affermato Ahmad Tamimi, capo del Comitato esecutivo del dipartimento per i diritti umani dell’Organizzazione per la liberazione della Palestina.

La Città Vecchia di Hebron ospita la Moschea Ibrahimi, nota agli ebrei come “Grotta dei Patriarchi”. È stata classificata come patrimonio mondiale dell’UNESCO in Palestina nel 2017.

Si ritiene che la moschea sia il luogo di sepoltura dei profeti Abramo, Isacco e Giacobbe e delle loro mogli, ed è sacra sia per i musulmani che per gli ebrei. È un luogo di tensione da decenni, anche perché le autorità d’occupazione israeliane hanno occupato sempre più spazio nella sala di preghiera centrale per l’uso da parte dei coloni.

In totale, più di 200 mila palestinesi vivono a Hebron, rispetto alle poche centinaia di coloni che non solo sono completamente armati, ma sono anche protetti da una massiccia presenza dell’esercito israeliano.

Traduzione per InfoPal di F.H.L.

Gerusalemme/al-Quds-Quds Press e PIC. Mercoledì mattina, decine di coloni hanno invaso il complesso della moschea di al-Aqsa, nella Gerusalemme occupata, sotto la protezione della polizia israeliana.

Secondo fonti locali, i coloni sono entrati nel sacro sito islamico attraverso la porta al-Maghariba, hanno effettuato una visita provocatoria nel complesso di al-Aqsa prima di uscire attraverso la porta di al-Silsila.

I coloni hanno ascoltato lezioni sul presunto Tempio e hanno eseguito rituali all’interno del sacro sito islamico.

I gruppi del tempio ebraico hanno esortato i coloni a irrompere in massa nel complesso di al-Aqsa come parte della celebrazione del nuovo anno ebraico.

Gerusalemme/al-Quds-Quds Press e PIC. Mercoledì, la polizia israeliana ha sparato candelotti lacrimogeni contro cittadini palestinesi nella città di Silwan, nella Gerusalemme occupata.

Fonti locali hanno affermato che diversi cittadini hanno sofferto di problemi respiratori a causa del lancio di gas lacrimogeni da parte della polizia.

Hanno aggiunto che la polizia ha anche sparato granate assordanti contro i gerosolimitani durante gli scontri scoppiati nella città.

Cisgiordania occupata – MEMO. Il gruppo per i diritti umani “Lawyers for Justice” fa pressioni sul primo ministro dell’Autorità palestinese (ANP), Mohammad Shtayyeh, per discutere delle libertà nella Cisgiordania occupata.

Secondo l’agenzia di stampa Safa, le domande riguardano le campagne di convocazione e detenzione condotte contro gli attivisti palestinesi dai servizi di sicurezza dell’ANP, senza ordinanze giudiziarie.

“Cosa ne dici, Shtayyeh, delle detenzioni che sono state documentate dall’annuncio dello stato d’emergenza?”, ha chiesto il gruppo.

Ha ribadito che i casi sono stati registrati presso i tribunali come violazioni relative allo stato di emergenza, mentre i detenuti sono indagati sulla loro affiliazione ed opinione politica, e persino sull’attivismo sociale e sull’assistenza ai poveri.

Il gruppo ha affermato di aver documentato 70 violazioni relative alle detenzioni politiche dall’omicidio dell’attivista Nizar Banat, avvenuto alla fine di giugno. Il gruppo ha sottolineato che queste detenzioni sono state eseguite in violazione della libertà d’espressione, poiché gli arrestati chiedevano giustizia per Banat e la sua famiglia.

Traduzione per InfoPal di F.H.L.

Gerusalemme occupata/al-Quds – MEMO. Lunedì, il mufti palestinese Mohammad Hussein ha messo in guardia sulle incursioni israeliane nella moschea di al-Aqsa e nella città vecchia di Gerusalemme durante le festività ebraiche. La dichiarazione del mufti è arrivata in risposta alle richieste di gruppi ebraici per l’entrata in massa dei loro seguaci ad al-Aqsa, il terzo luogo più sacro dell’Islam, durante il periodo delle festività.

“Queste richieste sono una pericolosa escalation intesa a cambiare lo status quo del luogo santo, [che attualmente è riconosciuto solo] come luogo di culto solo per i musulmani”, ha affermato il Mufti Mohammad. “[le richieste] Sono state realizzate nel contesto della frenetica campagna del governo d’occupazione israeliano per ebraicizzare la città santa di Gerusalemme”.

Lo studioso islamico ha sottolineato che Israele sta ebraicizzando la città e vuole dividere temporalmente e spazialmente la moschea di al-Aqsa. “L’intenzione finale è quella di impedire ai musulmani di raggiungere la moschea”, ha spiegato.

Per questo motivo, ha detto, i musulmani devono essere sempre presenti ad al-Aqsa per minare i tentativi degli ebrei israeliani di profanarla e cambiarne lo status. Il mufti ha invitato i musulmani di tutto il mondo a fare il possibile per proteggere la moschea di al-Aqsa e Gerusalemme dal complotto per ebraicizzarla.

Le organizzazioni ebraiche estremiste stanno cercando di distruggere tutto all’interno di al-Aqsa e costruirvi un tempio ebraico. Approfittano delle festività ebraiche per esortare i loro fedeli ad andare al luogo sacro musulmano nel tentativo di cambiarne lo status attuale e, alla fine, prenderne il controllo. La polizia israeliana fornisce protezione ai fanatici ebrei che entrano nella moschea di al-Aqsa.

Traduzione per InfoPal di F.H.L.

Tel Aviv – MEMO. L’Autorità penitenziaria israeliana ha imposto alcune punizioni ai detenuti palestinesi, secondo quanto avvertito martedì mattina dall’Ufficio informazioni sui prigionieri, aggiungendo che ciò potrebbe portare ad una “grave escalation” delle tensioni nelle carceri.

Le autorità carcerarie israeliane hanno ridotto ad un’ora il tempo che i prigionieri possono trascorrere fuori e il numero massimo di detenuti che possono trovarsi nel cortile della prigione allo stesso tempo. Hanno anche chiuso il negozio dei prigionieri, da cui acquistano beni di prima necessità, compreso il sapone, e hanno trasferito i prigionieri che sono membri del movimento del Jihad islamico in diverse carceri.

Le visite di familiari ed avvocati sono state vietate, secondo quanto affermato dall’Autorità per gli affari dei prigionieri dell’Organizzazione per la liberazione della Palestina.

L’Ufficio informazioni per i prigionieri ha sottolineato che “le carceri sono sull’orlo di una pericolosa escalation alla luce delle punizioni imposte dall’amministrazione penitenziaria ai detenuti”.

Il portavoce dell’Autorità per gli affari dei prigionieri, Hassan Abd Rabbo, ha confermato che le autorità d’occupazione hanno trasferito tutti i prigionieri dalla prigione di Gilboa verso diverse altre carceri, mettendoli in isolamento.

Queste misure arrivano dopo che sei detenuti palestinesi, cinque dei quali erano membri del Jihad islamico, sono fuggiti da una prigione di massima sicurezza israeliana.

Video

MEMO. Ad agosto, le forze di occupazione e i coloni israeliani hanno commesso 2.063 violazioni contro i palestinesi, uccidendo otto persone compreso un bambino, secondo quanto riportato dall’ufficio dei media palestinesi nella Cisgiordania occupata.

Il rapporto cita vittime come Imad Ali Dwaikat, Diaa al-Din al-Sabarini, Raed Abu Seif, Amjad Hussainiya, Nour Jarrar, Saleh Ammar, Raed Rashid e Imad Hashash che era minorenne.

Circa 455 civili sono stati feriti in 103 sparatorie da parte delle forze di occupazione e dei coloni e in 53 attacchi dei coloni.

Il rapporto ha documentato 110 raid nelle case dei cittadini e 323 incursioni in varie aree della Cisgiordania e della Gerusalemme occupata, durante le quali le forze di occupazione hanno arrestato 377 palestinesi, mentre sono stati eretti 340 posti di blocco temporanei e permanenti.

Nello stesso periodo, circa 2.309 israeliani hanno preso d’assalto la moschea di Al-Aqsa, mentre il numero di attacchi a luoghi di culto e luoghi santi ha raggiunto i 28.

Secondo il rapporto, l’occupazione ha demolito 42 case, oltre a decine di altre destinate alla demolizione. Il numero di proprietà distrutte, inclusi negozi, capannoni agricoli, caserme e altro, ha raggiunto le 95 strutture e 38 proprietà sono state confiscate ai loro proprietari.

Le aree di Nablus, Hebron e Gerusalemme sono le più esposte alle violazioni israeliane.

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