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Posto di blocco militare di Qalandiya (Foto: Tamar Fleishman, The Palestine Chronicle).

Gerusalemme/al-Quds – The Palestine Chronicle. Di Tamar Fleishman. Mentre mi trovavo al checkpoint militare di Qalandiya, ho visto un’auto privata che aspettava da molto tempo. Dato che era strano vedere un veicolo privato in quella corsia, che di solito è utilizzata dagli autobus pubblici, ho deciso di avvicinarmi.

L’autista mi ha detto che proveniva dal quartiere di Kufr Aqab, Gerusalemme Est, e che stava trasportando il suo bambino di 1 anno, che era ferito. Non è chiaro come il bambino abbia subito le ferite.

Era perfettamente a conoscenza delle rigide procedure militari israeliane, quindi ha notificato il suo arrivo alle autorità dell’esercito israeliano. Avevano promesso di autorizzare il suo passaggio e di aprirgli il cancello. Tuttavia, non hanno mantenuto la promessa.

La madre era seduta nella parte posteriore dell’auto, tenendo in braccio il suo bambino. Il padre era sempre più arrabbiato e preoccupato.

“Ci vogliono morti prima di aprire il cancello”, ha detto.

Mi sono fermata accanto alla macchina e ho aspettato con loro.

Quando il cancello si è finalmente aperto, l’auto ha potuto procedere per alcuni metri solo per essere nuovamente fermata per un altro controllo.

Continuavo a guardarli da lontano, pensando a tutte le volte in cui ho dovuto assistere al completo disprezzo dei soldati israeliani per le vite dei palestinesi.

Traduzione per InfoPal di F.H.L.

Jenin-Quds Press (PIC, Wafa e MEMO). Oggi, giovedì, il ministero della Salute palestinese ha annunciato la morte di Uday Trad Salah, 17 anni, della città di Kafr Dan, a ovest di Jenin (nella Cisgiordania settentrionale).
Fonti locali hanno affermato che il ragazzo aveva riportato gravi ferite alla testa ed era stato portato all’ospedale governativo Khalil Suleiman. Altri tre giovani sono rimasti feriti, uno dei quali si trova in condizioni critiche, mentre le forze di occupazione hanno impedito alle ambulanze di entrare nella città.

Le fonti hanno sottolineato che “un grande dispiegamento di forze dell’esercito di occupazione ha preso d’assalto la città di Kafr Dan, all’alba di oggi, e ha chiuso i suoi ingressi, tra spari di proiettili letali, gas e bombe sonore. I soldati si sono appostati sui tetti di case ed edifici e hanno allestito squadre di cecchini, che hanno portato allo scoppio di scontri tra i giovani e le forze di occupazione”.

Ha aggiunto che “le forze di occupazione hanno fatto irruzione nelle case delle famiglie dei due martiri, Ahmed e Abdel Rahman Abed, che sono stati uccisi ieri vicino al posto di blocco militare di al-Jalama, a nord di Jenin, e hanno preso le misure delle loro case e sottoposto le loro famiglie a un’interrogatorio, prima di arrestare alcuni loro parenti”.
Una massiccia protesta è stata lanciata davanti all’ospedale governativo e ha sfilato per le strade della città; i partecipanti hanno denunciato i crimini dell’occupazione e hanno chiesto un aumento della resistenza contro di essa.

Con l’uccisione di Salah, il numero di vittime, dall’inizio del 2022, è salito a 149, delle quali 34 a Jenin.
Le forze di occupazione assaltano quasi quotidianamente la città di Jenin e il suo campo, in una campagna lanciata dallo scorso Ramadan, chiamata “Le onde che si infrangono” per contrastare l’aumento della resistenza e delle operazioni di guerriglia nella Cisgiordania settentrionale.

Gerusalemme/al-Quds-PIC e Quds Press. Mercoledì mattina e nel pomeriggio, decine di coloni, scortati dalle forze di polizia, hanno invaso la moschea di al-Aqsa nella Gerusalemme occupata.

231 coloni sono entrati nella moschea in diversi gruppi attraverso la Porta al-Maghariba e ne hanno visitato i cortili.

Durante i loro giri nel luogo sacro islamico, i coloni hanno ricevuto lezioni dai rabbini sul presunto monte del tempio e alcuni di loro hanno eseguito preghiere.

Nel frattempo, la polizia di occupazione israeliana ha imposto restrizioni ai movimenti e all’ingresso ai fedeli musulmani ai cancelli della moschea di al-Aqsa.

La moschea di al-Aqsa è esposta quotidianamente, al mattino e al pomeriggio tranne il venerdì e il sabato, all’invasione da parte di coloni e di forze di polizia.

Di recente, gruppi ebraici estremisti hanno incitato i loro seguaci a prendere d’assalto in massa il complesso di al-Aqsa, alla fine del mese in corso, per celebrare le festività religiose, spingendo personalità e attivisti gerosolimitani a esortare i loro compatrioti a intensificare la loro presenza nel luogo sacro islamico, nei prossimi giorni, per proteggerlo dall’invasione prevista.

Gerusalemme/al-Quds – MEMO e Quds Press. La famiglia del prigioniero palestinese Abdullah Barghouti gli ha fatto visita martedì in una prigione israeliana, per la prima volta da quando è stato rapito nel 2003.

Non sono stati forniti dettagli su chi lo abbia visitato, ma le fonti hanno affermato che la visita è durata 45 minuti. Alla famiglia è stato permesso di parlargli solo da dietro una barriera di vetro usando un citofono e non sono stati in grado di abbracciarlo.

Barghouti è stato condannato a 67 ergastoli con l’accusa di aver orchestrato molti attacchi della resistenza che hanno causato la morte di israeliani.

Nel marzo del 2003, le forze speciali israeliane hanno rapito Barghouti mentre stava portando la sua unica figlia in un ospedale palestinese nella città di al-Bireh, in Cisgiordania.

Nel frattempo, anche la famiglia del prigioniero giordano Thaer al-Louzi gli ha fatto visita dopo che per quattro anni gli era stato vietato di vederlo. Gli era stata concessa solo una visita di dieci minuti, tuttavia è stata prorogata dopo aver minacciato di iniziare uno sciopero della fame.

L’anno scorso, un tribunale israeliano ha condannato il prigioniero giordano a 19 anni con l’accusa di aver attaccato israeliani nella città di Eilat nel 2018.

Tel Aviv – MEMO. Martedì, diversi genitori ebrei hanno impedito a tre educatrici di entrare nell’asilo nido in cui lavorano a causa della loro identità palestinese, secondo quanto riferito da Haaretz.

La direttrice dell’asilo nido nel sobborgo Holon di Tel Aviv, gestito dall’organizzazione femminile Na’amat, si è sentita minacciata dai genitori e ha premuto il pulsante d’emergenza. Le tre donne palestinesi gerosolimitane sono tornate a casa e hanno detto che non sarebbero più andate al lavoro.

“È una vergogna e una disgrazia”, ​​ha affermato il presidente nazionale di Na’amat, Hagit Pe’er. “Proteggeremo il diritto di tutti i nostri dipendenti a lavorare indipendentemente dal loro background o religione. È sorprendente che sia necessario chiarirlo nello Stato di Israele nel 2022”.

Il personale dell’asilo nido, ha spiegato Haaretz, ha condannato il comportamento dei genitori ebrei e ha affermato che avrebbero scioperato, mercoledì, per protestare contro questa “vergogna, disgrazia e razzismo”.

I genitori si sono riuniti e hanno impedito alle lavoratrici palestinesi di entrare nell’asilo dopo un post sulla pagina Facebook municipale di Holon, in cui si diceva che la madre di un bambino che frequenta la struttura aveva dichiarato che i nuovi educatori non parlano ebraico. Il post affermava anche che le educatrici non sono né accreditate né valutate e che le famiglie non erano state informate che erano state assunte donne arabe.

“Ogni giorno riceviamo nuovi dipendenti e non informiamo i genitori quando inizia il loro lavoro e qual è il loro stato”, ha sottolineato Pe’er. “Questo incidente è razzismo per eccellenza. Non accetteremo tale condotta in alcun modo”.

Quds Press. Lunedì 12 settembre una delegazione del ministero dell’Interno dell’Autorità Palestinese (ANP) si è recata a Gaza per completare le procedure necessarie per il rilascio del passaporto biometrico palestinese ai residenti della Striscia.

Il responsabile delle Relazioni pubbliche e dell’Informazione del ministero dell’Interno dell’Autorità Palestinese ha dichiarato: “Questa delegazione guidata dal Sottosegretario provvederà al rilascio del passaporto biometrico alla popolazione di Gaza dopo gli ultimi procedimenti necessari”.

Il sottosegretario al ministero dell’Interno, Youssef Harb, ha affermato che “il passaporto biometrico palestinese faciliterà lo spostamento dei nostri cittadini attraverso i vari punti di entrata e uscita della Striscia”.

Harb ha sottolineato che è “sicuro e non falsificabile. Renderà meno difficoltosi i nostri spostamenti in tutto il mondo, poiché rientra negli standard dell’Organizzazione per l’aviazione civile internazionale delle Nazioni Unite. Esso contiene una serie di dati che potranno essere scansionati e letti in tutto il mondo”.

Il passaporto viene letto attraverso dispositivi elettronici senza che siano necessari i tradizionali controlli per il timbro sul passaporto. Al suo interno è presente un microchip che contiene tutti i dati del titolare del documento e viene letto elettronicamente presso gli aeroporti e i varchi di frontiera. Esso contribuirà a ridurre i tempi di attesa e agevolerà la circolazione dei passeggeri palestinesi negli aeroporti.

Traduzione per InfoPal di G.B.

Il comandante dell’esericto israeliano Aviv Kohavi. Foto: JIM WATSON/AFP

Middle Est Monitor. (Da Zeitun.info). Media locali hanno riferito che il capo di stato maggiore delle forze armate israeliane Aviv Kohavi ha dichiarato che circa 1500 ricercati palestinesi sono stati arrestati nella Cisgiordania occupata e centinaia di attacchi sono stati sventati finora come parte dell’operazione ‘Rompere l’onda’, che è stata iniziata alla fine di marzo.

Durante una riunione militare Kohavi ha aggiunto che l’incremento delle operazioni ha origine nella inefficacia dei meccanismi di sicurezza della Autorità Nazionale Palestinese (ANP) che causa la mancanza di controllo in certe aree della Cisgiordania.

“Come sempre, anche di fronte a questo cambiamento della situazione, il nostro compito è proteggere i cittadini di Israele e la nostra missione è di contrastare il terrorismo. Raggiungeremo ogni città, quartiere, vicolo, casa o scantinato per quello scopo. La nostra attività continuerà e siamo preparati ad intensificarla secondo le necessità”, è stato citato dal Times of Israel.

“La nostra attività continuerà e siamo preparati ad incremementarla in base alle necessità” ha aggiunto.

Traduzione dall’inglese per Zeitun.info di Gianluca Ramunno.

Tel Aviv – The Palestine Chronicle. Gli studios della Marvel, una società di produzione cinematografica e televisiva statunitense fondata da un uomo d’affari israelo-statunitense, è stata attaccata per aver promosso le politiche brutali di Israele e l’omicidio dei palestinesi.

La Marvel ha annunciato che il film in uscita “Captain America: New World Order” sarà caratterizzato da un personaggio chiamato Sabra. Sabra, che sarà interpretata dall’attrice israeliana Shira Haas, è un supereroe israeliano che lavora per il Mossad ed è apparso per la prima volta in un fumetto di Hulk nel 1980.

#MarvelStudios's decision to #introduce #Israeli superhero #Sabra in 'Captain America: New World Order' leaves #MCU fans furious.

Here's why! pic.twitter.com/FyblnM1XBN

— The Palestine Chronicle (@PalestineChron) September 13, 2022

“L’inquietante storia delle origini del personaggio è incentrata sulla morte di un bambino palestinese, utilizzando una serie di stereotipi razzisti e anti-musulmani e raffigurazioni disumanizzanti dei palestinesi, il tutto mentre glorifica la violenza militare israeliana”, secondo quanto affermato dall’Istituto per la comprensione del Medio Oriente (IMEU), ONG con sede negli Stati Uniti.

After #DC's move to cast an ex-IOF soldier to play Wonder Woman, #Marvel follows the lead with the pro-"Israel" propaganda, introducing a Mossad agent, #Sabra, to the #MCU in one of their upcoming movies. pic.twitter.com/iuUjASfo82

— Al Mayadeen English (@MayadeenEnglish) September 12, 2022

“Il personaggio della Marvel, Sabra, è un insensibile promemoria delle atrocità commesse da Israele nei confronti dei diritti umani”, ha continuato IMEU, poiché questo mese ricorre il 40° anniversario del massacro di Sabra e Shatila, quando migliaia di civili palestinesi e libanesi furono brutalmente assassinati.

Israel’s Marvel superhero Sabra has many powers, including demolishing Palestinian homes with her mind and assassinating Palestinian children with her laser beam eyes pic.twitter.com/5mye32ZH7f

— Matthew (@MatthewJohn666) September 10, 2022

La Marvel Studios è una società di produzione cinematografica e televisiva statunitense sussidiaria dei Walt Disney Studios. Produce film dell’universo cinematografico della Marvel, basati sui personaggi che appaiono nelle pubblicazioni della Marvel Comics. Il suo fondatore, presidente e CEO è Avi Arad, un uomo d’affari e produttore cinematografico israelo-statunitense.

Traduzione per InfoPal di F.H.L.

Gaza – MEMO. Il movimento di resistenza islamica palestinese, Hamas, ha sottolineato lunedì che i prigionieri di guerra israeliani detenuti a Gaza non saranno rilasciati se non con un accordo di scambio, secondo quanto riferito da Al Watan Voice.

Commentando le dichiarazioni del primo ministro israeliano Yair Lapid e del ministro della Difesa Benny Gantz, secondo le quali non sarebbero stati rilasciati ulteriori permessi ai lavoratori palestinesi a Gaza se non dopo il rilascio dei soldati israeliani, il portavoce di Hamas, Ismail Ridwan, ha dichiarato: “La questione dei prigionieri non ha nulla a che fare con altri problemi”.

Ridwan ha ribadito che il rilascio dei prigionieri israeliani avverrà solo quando i prigionieri palestinesi saranno liberati dalle carceri israeliane.

“Hamas non può rinunciare alla questione dei prigionieri palestinesi nelle carceri israeliane”, ha detto Ridwan, invitando l’occupazione israeliana a soddisfare le condizioni della resistenza palestinese per garantire il rilascio dei soldati israeliani.

Ridwan ha sottolineato che il suo movimento “non può essere ricattato attraverso la questione dei prigionieri perché questa è una questione nazionale”.

Traduzione per InfoPal di F.H.L.

Gerusalemme/al-Quds-Imemc. Martedì sera, Israele ha rilasciato la giornalista palestinese incarcerata, Lama Ghosha, dopo averle imposto restrizioni, compresi gli arresti domiciliari e averla esclusa dai social media.

Ghosha dovrà ancora partecipare a un’udienza in tribunale, prevista per domenica 18 settembre, e dovrà rimanere confinata a casa sua per dieci giorni, oltre ad essere esclusa dai social media, fino a quando non verrà emessa una sentenza definitiva.

La sua liberazione condizionale è arrivata dopo che il suo avvocato ha impugnato una decisione che la rinviava fino alla prossima udienza in tribunale.

Il suo avvocato, Nasser Odah, ha affermato che il tribunale ha deciso di lasciarla agli arresti domiciliari a condizione di non utilizzare i social media e con una cauzione di 15.000 dollari.

La giornalista è stata imprigionata il 4 settembre, dopo che truppe israeliane hanno preso d’assalto e perquisito la sua casa nel quartiere di Sheikh Jarrah, nella Gerusalemme occupata, e le hanno confiscato telefono e computer.

Lama, sposata e madre di due figli, sta studiando per il Master in giornalismo presso la Birzeit University vicino alla città di Ramallah, nella Cisgiordania centrale.

Tel Aviv – MEMO. Un’azienda israeliana ha fornito sistemi anti-droni all’Ucraina attraverso la Polonia, secondo quanto rivelato lunedì dai media israeliani.

Secondo il sito web di notizie israeliano Zman Yisrael, una fonte dell’azienda ha affermato che l’attrezzatura viene venduta alla Polonia per aggirare il rifiuto di Israele di vendere armi avanzate all’Ucraina.

L’azienda israeliana, secondo il giornale, ha riferito della vendita del sistema anti-drone al ministero della Difesa israeliano, dicendo che l’acquirente era la Polonia. L’azienda sembrava non sapere che la Polonia era solo un mediatore e stava trasferendo il sistema in Ucraina.

Il sistema anti-drone, che può intercettare e distruggere i veicoli aerei senza pilota, è classificato dal ministero della Difesa israeliano come “tecnologia difensiva avanzata” e come tale non può essere venduto all’Ucraina.

Tuttavia, ha affermato il quotidiano, il governo israeliano non sembrava disposto a ostacolare l’accordo.

Dall’inizio della guerra russa in Ucraina, Israele ha rifiutato di vendere a Kiev sistemi offensivi e difensivi avanzati, temendo che ciò danneggerebbe le sue “sensibili relazioni” con Mosca.

Israele ha dispiegato il sistema antidroni lungo i confini con il Libano e intorno alla Striscia di Gaza per minare qualsiasi potenziale attacco di droni effettuato da Hezbollah libanese o dalla resistenza palestinese a Gaza.

Gerusalemme/al-Quds-Wafa. Martedì, le autorità israeliane hanno emesso ordini contro 15 famiglie palestinesi di espulsione dalle loro abitazioni situate tra le cittadine di Bir Nabala e Beit Hanina, a nord-ovest di Gerusalemme.

Il supervisore generale dell’Organizzazione al-Baydar per la difesa dei diritti dei beduini, Hassan Mleihat, ha affermato che le forze israeliane hanno fatto irruzione nell’area e hanno consegnato diversi ordini per espellere le famiglie della tribù beduina Kaabneh in quello che sembra essere un tentativo di impossessarsi della loro terra.

Ha sottolineato che tali ordini di espulsione fanno parte della politica di pulizia etnica delle autorità israeliane a favore dei coloni, in particolare a Gerusalemme.

Ha invitato le organizzazioni per i diritti umani e le istituzioni internazionali ad assumere le loro responsabilità nella difesa dei residenti di queste comunità e a fornire tutto il supporto possibile per consolidare la loro presenza nell’area.

(Foto: Bir Nabala. https://www.palestineremembered.com/GeoPoints/Bir_Nabala_915/ar/index.html).

Jenin. Quds Press (PIC e Wafa). Il ministero della Salute palestinese ha annunciato la morte di due giovani palestinesi, all’alba di oggi, mercoledì, a seguito di uno scontro armato nelle vicinanze del valico di al-Jalama, a nord di Jenin (nel nord della Cisgiordania).

La cittadina di Kafrdan, a ovest di Jenin, è in lutto per Ahmed Ayman Abed, 23 anni, e Abdel Rahman Hani Abed, 24 anni: fonti locali hanno indicato che Ahmed Abed lavorava come elemento dei servizi segreti militari palestinesi, notizia che è stata poi confermata dal Canale ebraico Kan.

Il portavoce dell’esercito di occupazione ha affermato che “sono stati identificati due sospetti nell’area del muro di giuntura, vicino al checkpoint di al-Jalama, e una forza dell’esercito ha circondato due uomini armati, e con loro è avvenuto un violento scontro che ha portato alla loro morte”.

Fonti locali hanno indicato che i combattenti della resistenza si sono travestiti da soldati e sono entrati nel posto di blocco di al-Jalama, dopodiché hanno preso d’assalto un ufficio con un certo numero di soldati all’interno e hanno sparato contro di loro. In un primo momento l’esercito di occupazione non aveva ammesso il ferimento di suoi militari, ma il membro della Knesset Itamar Ben Gvir ha augurato “la guarigione dei soldati feriti”, in un tweet sul suo account Twitter.
Più tardi, l’esercito israeliano ha annunciato l’uccisione di un ufficiale nei suoi ranghi, a seguito di uno scontro armato con i combattenti della resistenza vicino al checkpoint di al-Jalama.

La radio dell’esercito israeliano ha riferito che è stato deciso di chiudere il valico di al-Jalama al traffico veicolare fino a venerdì mattina, mentre i lavoratori e le merci potranno attraversarlo come di consueto.

Con la morte dei due giovani, il numero delle vittime palestinesi dall’inizio dell’anno è salito a 151, dei quali cui 100 in Cisgiordania e 51 nella Striscia di Gaza, secondo il ministero della Salute palestinese.
Dall’inizio di quest’anno, secondo dati palestinesi e israeliani, sono aumentati notevolmente gli atti di resistenza contro le forze di occupazione nelle città della Cisgiordania e nella Gerusalemme occupata.

Gerusalemme/al-Quds – MEMO. Le autorità d’occupazione israeliane nella Gerusalemme occupata hanno bandito un alto funzionario dalla moschea di al-Aqsa per assicurarsi che sia vuota per i coloni durante le festività religiose. La denuncia è stata presentata lunedì dal vicedirettore generale del Dipartimento per i beni religiosi islamici di Gerusalemme, Sheikh Najeh Bakirat.

“L’occupazione israeliana sta lavorando per svuotare la moschea di al-Aqsa dalle sue figure religiose e amministrative”, ha dichiarato Bakirat al Al-Resalah dopo che domenica gli è stato consegnato un ordine militare che gli vietava di entrare nella moschea per sei mesi. Questo, ha detto, è il 29° ordine del genere emesso dalle autorità d’occupazione dal 2003. “È una delle politiche razziste ed estremiste di Israele”.

Non sorprende che Sheikh Bakirat abbia rifiutato l’ordine. “Rimarremo nella moschea di al-Aqsa e continueremo a proteggerne i cancelli. Questo non è il primo e mi aspetto che non sarà l’ultimo. Tutti gli ordini precedenti hanno rafforzato i miei forti legami con la moschea di al-Aqsa”.

Allo stesso tempo, ha affermato che tali misure vengono imposte per scopi politici, con le elezioni generali israeliane previste per novembre.

In seguito all’emissione dell’ordine, un gran numero di forze d’occupazione israeliane hanno fatto irruzione nella casa di Bakirat, a Sur Baher, nella Gerusalemme Est occupata, ma non lo hanno trovato.

Traduzione per InfoPal di F.H.L.

Gerusalemme/al-Quds – MEMO. Le forze d’occupazione israeliane hanno commesso 3.940 crimini nella Gerusalemme occupata dal 1° gennaio di quest’anno, secondo quanto rivelato dal Palestine Information Center in un rapporto pubblicato lunedì. Il numero dei crimini dello stato d’occupazione contro i palestinesi nella città è aumentato notevolmente nel 2022.

Il rapporto ha rilevato che nel solo mese di aprile sono state commesse 1.299 violazioni, inclusa l’uccisione deliberata di sei palestinesi a Gerusalemme ed il ferimento di altri 1.114, tra cui donne e bambini.

Durante il periodo di riferimento dal 1 gennaio al 31 agosto 2022, il centro ha affermato che 34.117 coloni ebrei hanno fatto irruzione nella moschea di al-Asa, rispetto ai 28.013 nello stesso periodo dell’anno scorso. Tutte le colonie sono illegali secondo il diritto internazionale.

Allo stesso tempo, l’occupazione israeliana ha emesso 89 ordini di espulsione contro attivisti palestinesi e dipendenti del Dipartimento per i beni religiosi islamici di Gerusalemme.

Il rapporto ha anche registrato la detenzione di Israele di 1.455 palestinesi nella città. Inoltre, sono stati registrati almeno 19 casi di espansione delle colonie, tra cui esproprio di terreni, distruzione di fattorie e costruzione di nuove case coloniali.

Le autorità d’occupazione israeliane hanno demolito 71 case a Gerusalemme e hanno emesso ordini di demolizione contro altre decine.

Jenin-PIC. Martedì mattina, un gruppo di combattenti della resistenza palestinese ha preso di mira un veicolo militare israeliano vicino al checkpoint di Jalamah, a Jenin, nel nord della Cisgiordania occupata.

Secondo fonti locali, i combattenti della resistenza hanno aperto il fuoco contro un veicolo di un ingegnere dell’esercito israeliano vicino al checkpoint, provocandogli gravi danni.

Immediatamente dopo la sparatoria, le forze israeliane hanno chiuso il checkpoint di Jalamah, intensificando la loro presenza nell’area e lanciando una caccia all’uomo.

Nelle ultime 48 ore si sono verificati almeno 36 attacchi della resistenza contro obiettivi israeliani, comprese tre operazioni armate che hanno preso di mira veicoli israeliani e ferito tre soldati o coloni.

Secondo un recente rapporto pubblicato dal Palestine Information Center, lo scorso agosto si sono verificati 832 atti di resistenza nei Territori palestinesi occupati, in risposta ai crimini e alle violazioni quotidiane di Israele in Cisgiordania e Gerusalemme.

Gerusalemme occupata/al-Quds – MEMO. L’Associazione degli studiosi palestinesi ha affermato domenica che “l’aumento dei complotti contro la moschea di al-Aqsa rende necessario mobilitare il sostegno”.

Nella dichiarazione, l’associazione ha sottolineato l’importanza di un’azione urgente per insegnare alla gente la necessità di sostegno e protezione della moschea di al-Aqsa, di Gerusalemme e della Palestina.

L’associazione ha invitato gli studiosi a realizzare un incontro urgente per decidere cos’è necessario per sostenere la moschea di al-Aqsa e discutere come metterla in cima alla loro agenda, sottolineando che i pericoli che al-Aqsa deve affrontare sono “molto gravi”.

La dichiarazione arriva mentre gli israeliani di destra si preparano a compiere un’irruzione di massa nella moschea alla fine di questo mese, durante il capodanno ebraico. I gruppi di coloni hanno affermato che pagheranno i costi di trasporto delle persone che desiderano unirsi all’assalto al luogo sacro dei musulmani il 26-27 settembre.

Gerusalemme/al-Quds – PIC. Lunedì mattina, l’autorità d’occupazione israeliana (IOA) ha consegnato avvisi di demolizione contro decine di case palestinesi nel distretto di Issawiya, nella Gerusalemme Est.

Mohammed Abul-Hems, membro del Comitato di azione di Issawiya, ha affermato che un equipaggio del comune israeliano, scortato da agenti di polizia, ha preso d’assalto la cittadina e ha fotografato le strade ed una serie di strutture e case.

Abul-Hems ha aggiunto che l’equipaggio municipale ha affisso avvisi amministrativi di demolizione su muri e porte di decine di case.

I gerosolimitani non hanno altra scelta che costruire senza licenza perché non ci sono mappe strutturali che rispondano al naturale aumento del loro numero.

L’IOA impone anche restrizioni edilizie ai nativi palestinesi a Gerusalemme e rende loro difficile ottenere licenze di costruzione.

Si ritiene che la demolizione sistematica da parte di Israele delle case palestinesi nella Gerusalemme occupata abbia lo scopo di distruggere psicologicamente le famiglie gerosolimitane, nel tentativo di costringerle a trasferirsi dalla città santa.

Tel Aviv – MEMO. Israele ha adottato una politica di negligenza medica contro i prigionieri palestinesi e questo ha portato a “uccisioni lente” nelle carceri israeliane, secondo quanto affermato in un nuovo rapporto.

Il Club dei prigionieri palestinesi sottolinea che “73 prigionieri sono stati uccisi nelle carceri dell’occupazione a causa della politica di negligenza medica (uccisione lenta), dal 1967”.

Nel rapporto, il PPC ha affermato che “il crimine di negligenza medica o l’uccisione lenta, insieme alla politica della tortura, sono le politiche più importanti che portano alla morte dei prigionieri”.

Ha avvertito che “circa 600 prigionieri malati nelle carceri dell’occupazione a cui sono state diagnosticate malattie negli ultimi anni stanno affrontando condizioni di salute difficili, tra le quali circa 200 soffrono di malattie croniche e potrebbero morire in qualsiasi momento”.

L’organizzazione ha osservato che “l’amministrazione carceraria fa affidamento sul ritardo del trasferimento dei prigionieri malati agli ospedali per le visite mediche e questa politica è lo strumento principale che utilizza per uccidere i prigionieri malati”.

Ha aggiunto che “la maggior parte dei prigionieri a cui è stato diagnosticato un cancro o un tumore è stata sottoposta a dure indagini, e alcuni di loro sono stati colpiti dall’occupazione prima o durante il loro arresto, e sono stati tenuti in isolamento per anni, o in carceri considerate le peggiori in termini di condizioni di detenzione. La maggior parte di questo gruppo di prigionieri è tra i più anziani, in carcere da più di 20 anni”.

“Alcuni di coloro che sono morti e a cui era stato diagnosticato un cancro hanno visto peggiorare le proprie condizioni di salute prima della diagnosi. L’amministrazione della prigione informa deliberatamente i prigionieri delle loro condizioni una volta che hanno raggiunto uno stadio avanzato”.

Traduzione per InfoPal di F.H.L.

Gerusalemme/al-Quds – WAFA. Funzionari musulmani hanno lanciato l’allarme sulle gravi ripercussioni delle violazioni, da parte di fanatici ebrei, della santità e dello status quo della moschea di al-Aqsa, il terzo luogo più sacro dell’Islam, situato nella Città Vecchia della Gerusalemme occupata.

Funzionari del Dipartimento per i beni religiosi islamici di Gerusalemme, che sovrintende i luoghi santi dei musulmani nella città, hanno affermato che sono in aumento le provocazioni dei fanatici che invadono quotidianamente la moschea di al-Aqsa con la protezione ed il consenso della polizia.

Hanno aggiunto che i fanatici spesso eseguono rituali religiosi nonostante il divieto di tali attività, che violano lo status quo dell’intero complesso della moschea di al-Aqsa in quanto luogo sacro puramente musulmano (ai non musulmani non è consentito svolgere alcuna attività religiosa rituale nei suoi locali).

L’avvertimento è arrivato mentre gli ebrei progettano di suonare lo shofar, un antico corno, nei locali della moschea di al-Aqsa durante il capodanno ebraico, il 26 settembre, e hanno già chiesto alla Corte suprema israeliana il permesso.

Vogliono anche portare nel complesso musulmano scialli e libri di preghiera, nonché fronde di palma e altre piante utilizzate durante le imminenti festività del Sukkot, che inizieranno a metà ottobre.

Lunedì, il rabbino Yehuda Glick ha suonato un corno mentre si trovava nella moschea, nello stesso momento in cui altri hanno ballato e cantato ad alta voce e recitato preghiere nei cortili di al-Aqsa.

I musulmani temono che Israele voglia consentire agli ebrei di utilizzare il luogo santo musulmano per le loro preghiere e dividerlo tra musulmani ed ebrei, come è avvenuto con la moschea Ibrahimi nella città occupata di Hebron, nella Cisgiordania meridionale.

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