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Cisgiordania occupata – MEMO. Ad agosto Israele ha arrestato 607 palestinesi nei Territori palestinesi occupati, inclusi 59 bambini e 13 donne.

Una dichiarazione rilasciata dalla Commissione per gli affari dei detenuti, dal Club dei prigionieri palestinesi, dall’Associazione Addameer per il sostegno ed i diritti umani dei prigionieri e dal Centro informazioni Wadi Hilweh di Gerusalemme, afferma che il maggior numero degli arresti ha avuto luogo nella città occupata di Gerusalemme, seguita da Hebron, Betlemme e Jenin.

Hanno aggiunto che agosto è stato testimone di un gran numero di violazioni e crimini commessi dall’occupazione, comprese le esecuzioni sul campo, la politica delle punizioni collettive e campagne d’arresto più organizzate, che sono state accompagnate da gravi violazioni contro i detenuti e le loro famiglie.

Le autorità d’occupazione hanno continuato le loro violazioni e ritorsioni dopo aver trasferito i palestinesi nei centri d’interrogatorio e di detenzione. Le organizzazioni hanno anche registrato varie ferite subite dai detenuti, alcuni dei quali sono stati uccisi dall’esercito d’occupazione.

Hanno aggiunto che a fine agosto c’erano circa 4.650 prigionieri palestinesi nelle carceri dell’occupazione, tra cui 32 donne e circa 180 minorenni, e 743 detenuti amministrativi, tra cui 2 donne e quattro bambini.

Il più alto tasso di arresti nel mese di agosto è stato a Gerusalemme, dove sono stati imprigionati 148 palestinesi, inclusi 30 minorenni e sette donne, seguita da Hebron, con 118, e Betlemme, con 96.

Il numero di ordini di detenzione amministrativa emessi ad agosto è arrivato a 272, di cui 143 nuovi, e 129 rinnovi.

Imemc.org. Di Kathryn Shihadah – Palestine Home. Due settimane fa, un giovane palestinese è stato oggetto di un tentativo di assassinio (fallito) da parte dei soldati israeliani.

Si chiama Mohammad Fadel Tamimi e ha vent’anni. Mentre l’esercito israeliano spara – e spesso uccide – giovani Palestinesi ogni giorno, questo ragazzo in particolare ha una storia alquanto straziante.

Mohammad ha trascorso tutta la vita a Nabi Saleh, un villaggio che per anni ha guidato la resistenza non violenta dei Palestinesi contro l’occupazione israeliana. La famiglia Tamimi guida questa lotta, organizzando proteste, denunciando a livello internazionale e prendendo a modello l’attività di Martin Luther King Jr.

Queste battaglie hanno sempre infastidito Israele, che, di conseguenza, ha usato per anni il suo esercito per tormentare Nabi Saleh e il clan Tamimi.

La storia di Mohammad Tamimi con Israele è epica e straziante. L’incidente di due settimane fa è solo l’ultimo di una serie di eventi inquietanti.

Incidente: 9 giugno 2022.

Giovedì sera 1 settembre Mohammad stava passeggiando con suo fratello tredicenne Laith, quando i soldati israeliani hanno iniziato a sparare contro di loro (avevano già sparato contro Mohammad lo stesso giorno, ferendolo leggermente al braccio e all’addome).

Per dovere di cronaca: Mohammad non stava partecipando ad alcuna protesta, né stava minacciando in alcun modo i militari – stava solo camminando in compagnia di suo fratello più piccolo.

Mohammad è un volto noto – tutti i soldati lo conoscono. Quindi, il fatto che sia stato colpito alla fronte da un proiettile di acciaio rivestito di gomma e suo fratello al braccio (con frattura delle ossa), non è stato per puro caso.

Pensando che ormai Mohammad fosse morto, i soldati hanno iniziato a prenderlo a calci e stavano per portarlo via (una pratica frequente dell’esercito israeliano) quando sono prontamente intervenuti i vicini che avevano sentito gli spari.

Mohammad è stato trasportato d’urgenza in ospedale con il cranio fratturato e una grave emorragia (i proiettili rivestiti di gomma sono più pericolosi di quanto si possa pensare).

Il consiglio del villaggio di Nabi Saleh ha rilasciato una dichiarazione in cui si afferma che l’incidente è stato un “tentativo di assassinio“.

E’ dal giorno del ferimento che non parla, anche se ora è stabile e sembra in grado di riuscire a sentire e capire.

Ho parlato con una parente di Mohammad, mercoledì scorso, sei giorni dopo l’episodio. Mi ha riferito che Mohammad è in grado di fare qualche passo e di usare le mani, ma non ha ancora ripreso a parlare: non si sa ancora se ciò sia dovuto ai danni causati dal proiettile o al trauma psicologico.

Quando le è stato chiesto se qualcuno dell’esercito israeliano avesse contattato la famiglia per discutere di quanto accaduto, la signora ha risposto “No”.

No. E anche se ci provassero, la famiglia e tutti gli abitanti del villaggio si rifiuterebbero [di parlare con loro]. Non si può iniziare un dialogo con qualcuno che cercherà di ucciderti alla prima occasione, o con qualcuno che sta rubando le tue terre e, ovviamente, sta negando la tua esistenza.

Una piccola consolazione.

Una buona notizia in questa calamità è che l’Autorità Palestinese (ANP) coprirà le spese mediche di Mohammad.

I politici pro-Israele criticano spesso la cosiddetta politica Pay-To-Slay attuata dall’Autorità Palestinese, che, secondo loro, offre denaro anche a quei giovani che si offrono volontari per le missioni suicide.

In realtà, però, questa politica è un sistema messo in atto per la sicurezza sociale, necessaria ad una popolazione sottoposta ad una occupazione brutale. Quando le azioni di Israele portano un Palestinese in carcere, in ospedale o al cimitero, l’Autorità Palestinese può intervenire per evitare che la famiglia vada in rovina.

Resta da vedere quanto siano gravi le ferite di Mohammad e se la guarigione potrà essere possibile, ma almeno le spese mediche non obbligheranno la sua famiglia ad indebitarsi fino al collo.

La sparatoria della scorsa settimana è stata solo l’ultima di una serie di eventi sconcertanti che hanno colpito Mohammad in un periodo di sei mesi, tra la fine del 2017 e l’inizio del 2018. Ognuno di essi ha cambiato la sua vita e, tutti insieme, sono stati devastanti.

Primo incidente: 15 dicembre 2017.

Un gruppo di militari si aggirava (illegalmente) in una villa vuota a Nabi Saleh. L’esercito israeliano, pesantemente armato, è una presenza costante nel villaggio – per ricordare ai residenti che sono sempre sotto costante controllo.

Quel giorno Mohammad Tamimi, 15 anni, e alcuni amici si sono incuriositi: Mohammad ha sbirciato oltre un muro per vedere cosa stessero facendo i soldati. Quando hanno visto la sua testa a pochi metri di distanza, gli hanno sparato.

Il proiettile è entrato vicino al naso di Mohammad e si è conficcato nella parte posteriore del cranio; il ragazzo perdeva molto sangue. Un’ambulanza della Mezzaluna Rossa è accorsa.

All’inizio i soldati hanno bloccato l’ambulanza (cosa che l’esercito israeliano fa spesso), ma alla fine Mohammad è riuscito a raggiungere l’ospedale.

I medici hanno dovuto rimuovere parte del cranio a causa di una grave infiammazione che aveva colpito il cervello, estraendo i frammenti di proiettile.

“Lo schiaffo che si è sentito in tutto il mondo”.

Pochi istanti dopo la sparatoria, sua cugina Ahed ha sentito la notizia. Furiosa, ha urlato contro un soldato israeliano (pesantemente armato, come al solito) che si aggirava nella sua proprietà e gli ha dato “lo schiaffo che è stato sentito in tutto il mondo” – uno schiaffo innocuo, ma che si è trasformato in un incubo per le pubbliche relazioni di Israele.

I politici israeliani (che non hanno commentato assolutamente a proposito del proiettile sparato direttamente al volto) hanno invece dichiarato che lo schiaffo di Ahed “danneggia l’onore dell’esercito e dello Stato di Israele”; e hanno pertanto suggerito che “trascorra il resto dei [suoi] giorni in prigione”, dichiarando che “avrebbe dovuto ricevere un proiettile, almeno uno nella rotula”.

In seguito, Ahed sarebbe stata colpita da cinque capi d’accusa per aggressione e avrebbe scontato una pena di otto mesi.

A quanto pare, il soldato israeliano che aveva sparato al volto di suo cugino, al contrario, non ha dovuto affrontare nessuna conseguenza.

Secondo incidente: 26 febbraio 2018.

Due mesi dopo, verso la mezzanotte, durante un raid nel villaggio di Nabi Saleh, Mohammad Tamimi e altri nove giovani Palestinesi (cinque dei quali, compreso Mohammad, minorenni) sono stati arrestati per presunto lancio di pietre.

I suoi genitori hanno pregato la polizia di rinviare l’arresto di qualche settimana, poiché avrebbe dovuto sottoporsi ad un intervento chirurgico per la ricostruzione del cranio. Ma i suoi inquisitori sono rimasti completamente indifferenti. A questo punto, i suoi genitori hanno chiesto ai militari di fargli almeno assumere i medicinali, altrimenti avrebbe rischiato morire, e loro hanno risposto che, se fosse morto, non sarebbe stato un problema.

Dopo essere stato sottoposto ad un duro interrogatorio (il ragazzo afferma di essere stato picchiato), Mohammad ha “confessato” di essersi procurato da solo la grave ferita alla testa, a causa di un incidente in bicicletta.

Il giorno dopo, un alto dirigente militare israeliano ha esultato su Facebook: “Meraviglia delle meraviglie. Oggi il ragazzo stesso ha confessato… che a dicembre si è ferito la testa mentre andava in bicicletta”.

I media israeliani e americani si sono accorti subito dell’inganno. Lo stesso giorno in cui è apparso il post su Facebook, il Washington Post ha pubblicato un articolo intitolato “Come la ferita al cervello di un adolescente palestinese, provocata da un proiettile di gomma, durante la notte si è trasformata in un incidente in bicicletta”; Ha’aretz ha pubblicato un pezzo intitolato “Come l’esercito israeliano è riuscito a far confessare ad un adolescente, a cui avevano sparato in testa, che era caduto da una bicicletta”.

In poco tempo, il medico di Mohammad ha reso pubblici dei documenti, tra cui una radiografia del cranio con il proiettile conficcato all’interno. Anche una trentina di testimoni oculari hanno confermato che gli avevano sparato.

Come mi ha detto un altro parente di Mohammad, l’esistenza stessa di Mohammad è una vergogna per Israele, un promemoria costante del fatto che i suoi militari sparano ai bambini.

I leader israeliani hanno inventato la storia della bicicletta per contrastare la verità e, anche se (quasi) nessuno ci crede, Israele è riuscito almeno a salvare la faccia.

Beh, non proprio del tutto.

Terzo incidente: 20 maggio 2018.

I soldati israeliani hanno rapito nuovamente Mohammad una mattina di maggio, circa cinque mesi dopo la sparatoria e tre mesi dopo la “confessione” della bicicletta.

Nessuno nel villaggio ha assistito al rapimento. Quando è scomparso, la famiglia ha temuto che fosse caduto e si fosse ferito. L’intero villaggio lo ha cercato, senza però trovarlo.

Intorno alle 23 – alcune ore dopo la rottura del digiuno di Ramadan che il giovane avrebbe dovuto trascorrere con la sua famiglia e per prendere le sue medicine – Mohammad è ricomparso.

L’intelligence israeliana, infatti, aveva informato uno dei medici di Mohammad che il ragazzo sarebbe stato nuovamente arrestato una volta guarito.

Gli anni “tranquilli”.

Sono passati poco più di quattro anni dall’episodio accaduto a Mohammad. La sua vita è cambiata per sempre. Come ha spiegato un parente, ha problemi di concentrazione e a volte perde la capacità di parlare. Non può andare avanti senza farmaci.

Un’associazione del Sudafrica ha raccolto fondi per consentire a Mohammad di sottoporsi ad un intervento di chirurgia ricostruttiva. L’intervento ha contribuito enormemente a migliorare il suo aspetto, ma continua ad avere difficoltà su molti fronti.

Mohammad ha provato a svolgere diversi lavori semplici, ma i suoi problemi di salute li hanno resi tutti impossibili.

Nonostante questo, partecipa regolarmente alle proteste di Nabi Saleh contro l’occupazione.

Si mette davanti a tutti, obbligando i soldati israeliani a guardarlo e a ricordare ciò che hanno fatto. Non permetterà mai loro di dimenticare che sparano ai bambini.

Per questo, a quanto pare, il suo nome (così come quello di Shireen Abu Aqleh) è entrato nella lista di Israele delle persone da eliminare.

Un paio di anni fa, un soldato aveva informato Mohammad che Israele lo avrebbe cercato per ucciderlo. All’inizio di giugno di quest’anno ci hanno riprovato.

Quarto incidente: 9 giugno 2022.

I soldati israeliani sparano a Mohammad Tamimi alla fronte.

Ma Mohammad Tamimi si rifiuta di morire.

Traduzione per InfoPal di Aisha T. Bravi

Gaza – PIC. Un consorzio di media palestinesi, attivisti per i diritti umani e ONG ha lanciato una campagna per porre fine al blocco israeliano sulla Striscia di Gaza.

Questa campagna è iniziata nei giorni scorsi quando Gaza è entrata nel 16esimo anno di un blocco soffocante che ha colpito tutti i suoi settori vitali (sociali, economici e umanitari).

Gli organizzatori di questa campagna hanno evidenziato gli impatti catastrofici del blocco su Gaza, inclusa la conseguente grave carenza di forniture di base, come cibo e carburante.

Hanno anche affermato che l’assedio israeliano ha impedito a Gaza di migliorare la sua economia a lungo termine e ha chiaramente influenzato l’accesso della popolazione all’istruzione, all’assistenza sanitaria, all’acqua pulita e ad altri servizi vitali.

Lo stato israeliano impose il blocco a Gaza dopo che Hamas vinse le elezioni legislative, nel gennaio 2006. A metà del 2007 vennero imposte maggiori restrizioni e sanzioni dopo che Hamas prese il pieno controllo dell’enclave costiera.

L’esercito israeliano ha anche effettuato ripetuti attacchi militari contro Gaza, comprese quattro operazioni principali, provocando la diffusa interruzione della sua economia e produzione, la distruzione di gran parte delle sue infrastrutture e strutture economiche e la morte ed il ferimento di migliaia di civili disarmati.

Gaza-PIC e Quds Press. Nella mattina di lunedì, le forze di occupazione israeliane (IOF) hanno effettuato un’incursione in un’area di confine nella Striscia centrale di Gaza.

Secondo fonti locali, diversi bulldozer corazzati, scortati dai carri armati Merkava, sono avanzati da una postazione militare in un’area agricola a est della città di Deir al-Balah, nel centro di Gaza.

Durante il sorvolo dei droni, i macchinari pesanti hanno iniziato a creare cumuli di terra e livellare e scavare parti di terreno agricolo che si trova a diversi metri dalla recinzione di confine.

Le aree di confine di Gaza sono ripetutamente esposte alle incursioni militari israeliane e agli attacchi armati, che rappresentano violazioni degli accordi di cessate il fuoco mediati tra la resistenza palestinese e Israele.

Gli agricoltori di Gaza si lamentano del fatto che tali incursioni militari israeliane e gli attacchi al confine causano sempre danni considerevoli ai loro raccolti e impediscono loro di lavorare le loro terre.

Gaza-PIC e Quds Press. Lunedì mattina, le forze di occupazione israeliane (IOF) hanno attaccato i pescatori palestinesi e le loro barche al largo della Striscia di Gaza assediata, costringendoli a tornare a terra. Le IOF hanno fatto uso di gas velenosi.

Secondo fonti locali, le cannoniere israeliane hanno circondato diversi pescherecci al largo delle coste di Khan Yunis e Rafah, nel sud di Gaza, e hanno aperto il fuoco contro di loro.

Un attacco simile ai pescatori è avvenuto anche al largo della costa di Beit Lahia, nel nord di Gaza.

Di recente, c’è stato un forte aumento delle aggressioni ai pescatori da parte della marina di occupazione israeliana nelle acque di Gaza.

Mosca – PIC. Una delegazione di alto livello di Hamas, guidata dal capo del suo ufficio politico Ismail Haniyah, è arrivata sabato nella capitale russa, Mosca, per tenere colloqui con il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov ed altri alti funzionari.

Haniyah è stato accompagnato da alcuni membri dell’ufficio politico, tra cui il suo vice Saleh al-Aruri.

Secondo il consulente per i media di Haniyah, Taher an-Nunu, questa visita durerà diversi giorni e comporterà colloqui con funzionari russi sulle relazioni bilaterali tra Hamas e Russia e su diverse questioni relative alla causa palestinese.

Nunu ha detto che le due parti discuteranno una serie di sviluppi regionali ed internazionali ed il loro impatto sulla causa palestinese.

La visita della delegazione di Hamas a Mosca ha avuto luogo mentre le relazioni russo-israeliane stanno assistendo ad una crescente tensione a causa della guerra in Ucraina.

Ramallah – PIC e Quds Press. La Commissione palestinese per gli affari dei detenuti ed ex-detenuti ha lanciato l’allarme: il prigioniero malato di cancro Nasser Abu Hamid potrebbe morire in qualsiasi momento. Ha ritenuto il servizio penitenziario israeliano (IPS) pienamente responsabile per il deterioramento delle sue condizioni di salute.

Il portavoce della Commissione, Hasan Abd Rabbo, ha detto che il prigioniero Abu Hamid non ha ricevuto le dosi di chemioterapia negli ultimi due mesi perché il suo corpo è diventato molto debole e non risponde più ai farmaci antitumorali.

Giovedì scorso, la Società per i prigionieri palestinesi ha detto che un nuovo rapporto medico ha affermato che Abu Hamid “sta morendo”.

Da parte sua, la Società Wa’ed per i detenuti ed ex-detenuti ha affermato che l’amministrazione dell’ospedale Assaf Harofeh ha negato qualsiasi responsabilità medica per la vita di Abu Hamid e ha raccomandato il suo rilascio per trascorrere i suoi ultimi giorni con la sua famiglia.

Abu Hamid, un 49enne del campo profughi di al-Am’ari, a Ramallah, è in prigione dal 2002, scontando una condanna a sette ergastoli ed altri 50 anni di carcere. Ha quattro fratelli in prigione che stanno anch’essi scontando l’ergastolo.

Qualche mese fa, il prigioniero soffriva di un grave problema ai polmoni, ma l’IPS ha ritardato il suo trasferimento in ospedale e ha trascurato il suo problema.

All’epoca, la Commissione per i detenuti ha ritenuto l’IPS pienamente responsabile per la vita del prigioniero Abu Hamid e ha fatto appello alle organizzazioni internazionali per intervenire per farlo liberare e porre fine alle sue sofferenze.

Nablus-PIC. Un’orda di coloni ha attaccato, domenica sera, una casa palestinese nella città di Beit Furik, a est di Nablus, nella Cisgiordania occupata.

Il funzionario locale Ghassan Daghlas ha affermato che i coloni hanno attaccato la casa di Saddam Hanani, nell’area as-Sahel, e ne hanno rotto le finestre.

Daghlas ha anche affermato che gli stessi coloni hanno frantumato i finestrini di un’auto parcheggiata nella zona, e hanno sparato lacrimogeni contro i residenti e le case locali.

Fanatici ebrei compiono attacchi e crimini contro i palestinesi e le loro proprietà quasi quotidianamente, in Cisgiordania e a Gerusalemme. Tuttavia, le forze dell’ordine israeliane evitano di perseguirli.

Gerusalemme/al-Quds-PIC e Wafa. Domenica sera le autorità municipali israeliane della Gerusalemme occupata hanno costretto una donna palestinese ad autodemolire la propria casa nel quartiere di Batn al-Hawa, a Silwan.

Fonti locali hanno affermato che il comune israeliano ha costretto Nisreen Abu Tayeh a demolire la casa in quanto costruita “senza il permesso israeliano”.

La casa ospitava Nisreen Abu Tayeh, vedova, e i suoi quattro figli.

Abu Tayeh è stata costretta ad abbattere la casa di famiglia per evitare le pesanti tasse di demolizione israeliane.

Nablus – PIC. Domenica, decine di coloni estremisti hanno allestito un nuovo avamposto su una fascia di terra vicino alla cittadina di Qusra, nel sud di Nablus, mentre altri hanno iniziato ad espandere la colonia di Avigayil, nella Yatta orientale.

Secondo fonti locali, i coloni hanno creato un nuovo avamposto su un pezzo di terra sul monte Khareji, nel sud-est di Qusra, e lo hanno circondato con filo spinato.

I coloni hanno costruito una strada che collega la colonia di Migdalim con il monte Khareji, vicino a Qusra, dove qualche tempo fa avevano eseguito dei livellamenti del terreno.

Ad Hebron/al-Khalil, un altro gruppo di coloni ha iniziato a svolgere lavori di costruzione per espandere l’avamposto di Avigayil, costruito su un terreno sequestrato.

Recentemente, l’amministrazione civile dell’esercito d’occupazione israeliano ha iniziato a portare avanti un piano per legalizzare circa 40 colonie, comprese alcune esistenti e altre che saranno stabilite in seguito in Cisgiordania.

Negli ultimi anni, almeno 50 colonie, che occupano oltre 24 mila ettari di terra (circa il sette per cento dell’Area C della Cisgiordania) sono state costruite dal movimento coloniale Amana.

Secondo il gruppo per i diritti umani Peace Now, ci sono circa 666 mila ebrei che vivono in 145 grandi colonie e 140 avamposti nella Cisgiordania occupata, tra cui Gerusalemme Est.

Tutte le colonie e gli avamposti israeliani sono illegali secondo il diritto internazionale.

Traduzione per InfoPal di F.H.L.

Jenin – Quds Press, PIC e WAFA. Hamad Mustafa Abu Jelda, 24 anni, è morto sabato sera a causa delle ferite causategli da proiettili israeliani durante un’incursione militare su Jenin, nel nord della Cisgiordania occupata, martedì scorso, secondo quanto affermato da fonti mediche.

Centinaia di palestinesi hanno partecipato al suo funerale, sfilando attraverso la città mentre gridavano slogan che denunciavano i continui crimini israeliani contro il popolo palestinese.

Abu Jelda era un ex-prigioniero israeliano e aveva trascorso 2 anni e mezzo in prigione. Era sposato e aspettava il suo primo figlio.

Palestinechronicle.com/. Di Roger Van Zwanenberg. Come meglio comprendere la guerra in Ucraina? Perché questa guerra è così importante per la lotta palestinese? Come dare un senso a tutto ciò esaminando il quadro generale?

In apparenza, la guerra in Ucraina sembra avere ben poco a che fare con il popolo palestinese e la sua lotta, negli ultimi 75 anni. Spero di convincervi che gli interessi della Palestina sono legati a questa guerra violenta e inaspettata.

Negli ultimi 78 anni, dagli accordi di Bretton Woods nel 1944, gli Stati Uniti hanno dominato il mondo in qualità di prima potenza mondiale. Così, quando gli Stati Uniti hanno deciso che una delle loro principali priorità globali era quella di sostenere l’esistenza di Israele con un ingente sostegno finanziario e tecnico annuale, il popolo palestinese si è trovato di fronte non solo Israele, ma anche gli Stati Uniti, che hanno preso la loro terra. Se e quando gli Stati Uniti si ritireranno da questa posizione, la posizione del governo israeliano sarà inalienabile, con conseguenze per la Palestina che a questo punto sono difficili da concettualizzare.

Se la Russia dovesse prevalere e l’alleanza cinese-russa svilupparsi, i partner di Russia e Cina avranno una nuova gamma di scelte, come illustrerò di seguito. Il mondo sarà strutturalmente alterato e l’alleanza israelo-statunitense fortemente indebolita. Questa guerra è quindi importante per la lotta palestinese.

Per comprendere quanto sopra, iniziamo ad esaminare la guerra ucraina in termini di lotta per la supremazia globale. Il primato americano è stato profondamente minacciato dall’alleanza tra Cina e Russia. Per spiegarlo utilizzo la nozione di Zbigniew Brzezinski di “imperativi geostrategici statunitensi”, in primo luogo la necessità di controllare l’Eurasia. Dal punto di vista degli Stati Uniti, la guerra è il mezzo attraverso il quale la Russia sarà sconfitta e poi suddivisa in una serie di piccoli Stati più gestibili. Spiego perché l’Eurasia è così vitale per gli Stati Uniti e come l’Ucraina sia uno Stato cardine in questo mix.

La Russia, dall’altra parte, è ben consapevole delle intenzioni degli Stati Uniti. Ecco che la sua esistenza futura è minacciata. L‘obiettivo degli Stati Uniti è quello di finalizzare la sconfitta dell’Unione Sovietica, completando la disgregazione in mini Stati più piccoli dopo il fallimento dell’Unione Sovietica nel 1989/90.

La lotta per l’Ucraina è quindi al centro del sistema di potere globale; per la Russia è prima di tutto una lotta per la sopravvivenza e per rimanere politicamente ed economicamente indipendente.

L’altra faccia della medaglia del primato americano: la lotta imperiale per mantenere il controllo del sistema di cambio del dollaro USA. L’ascesa globale americana è stata e rimane dipendente dal controllo del sistema di cambio internazionale del dollaro.

L’accordo Cina-Russia e la volontà di commerciare a livello globale in yuan e rubli minacciano il cuore della potenza mondiale americana. Le sanzioni imposte dall’inizio della guerra avevano lo scopo di indebolire e distruggere l’economia russa. Ora è chiaro che questa politica non ha funzionato e potrebbe rimbalzare in Europa e negli Stati Uniti con l’impennata dei prezzi globali del petrolio e del gas.

La posta in gioco in questa guerra non può essere sottovalutata. Nessuna delle due parti può permettersi di perdere.

Come capire meglio la guerra in Ucraina? Questa è la fase iniziale di una nuova lotta per la supremazia mondiale.

La geopolitica e la guerra in Ucraina nel 2022.

La guerra in Ucraina è importante per tutti gli abitanti del pianeta. Per l’America e la Russia è una guerra esistenziale, e nessuno dei due può permettersi di perdere o addirittura negoziare la pace. Spero di illustrare il perché. Per gli ucraini è una questione di vita o di morte, ovviamente. Per l’Europa e soprattutto per la Germania potrebbe essere la fine della crescita economica almeno per alcuni anni e l’esito potrebbe essere anche peggiore, soprattutto per i più poveri.

Per gran parte del Sud del mondo, che comprende ampie zone dell’Asia, i paesi del Medio Oriente, e forse anche più in generale, le conseguenze della guerra potrebbero portare alla bancarotta gli Stati Nazione o peggio come già avviene, nello Sri Lanka. Oppure per alcuni, come la Cina e l’India, potrebbe portare a un rapido sviluppo. E, nel caso della Cina, un ulteriore conflitto con gli Stati Uniti e i loro Stati vassalli. Nessuno su questo pianeta sarà immune da questa guerra. Questo articolo illustrerà tali questioni in modo più approfondito.

Zbigniew Brzezinski è forse il più influente geo-stratega che ha fornito consulenza al governo statunitense negli ultimi anni. Nel suo eccellente lavoro The Grand Chess Board: American Primacy and its Geostrategic Imperative (lett. La grande scacchiera: il primato americano e il suo imperativo geo-strategico) [1], l’autore è chiaramente uno dei grandi e influenti analisti americani della nostra era, che è stato in grado di vedere il quadro generale della politica mondiale con una visione di dominio globale americano. [2]

Sono stato influenzato dagli articoli di numerosi scrittori e organizzazioni contemporanei, che vedono una parte del quadro che si sta delineando ogni giorno. Tra questi, i lavori della Commissione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa, relativi alla decolonizzazione della Russia di Casey Michel, di Marco D’Eramo sulla Germania, di Noam Chomsky analista di spicco, di Richard Falk e di una serie di altri scrittori con importanti spunti non disponibili dai media quotidiani. Ho anche fatto affidamento sul mio lavoro Wealth and Power: Global Transformation and Destruction (lett. Ricchezza e potere: Trasformazione e distruzione globale) (1492- 2020), che mi ha fornito una visione globale della storia e dello sviluppo nel nostro mondo di oggi.

L’obiettivo americano è che la Russia venga sconfitta, o che la sua economia crolli, e il continente russo venga poi smembrato in una serie di Stati più piccoli e controllabili, non diversamente dall’Ucraina stessa, come è successo all’Africa, agli imperi ottomano e austroungarico e quasi alla Cina nel 1900. L’attuale desiderio dell’impero americano di dividere la Russia in entità più piccole sorvegliabili sarà legittimato da criteri nazionalistici e linguistici simili.

Eurasia, Ucraina e l’ascesa della Cina: perché gli Stati Uniti non possono permettersi di perdere la guerra in Ucraina?

Negli ultimi 40 anni, l’ascesa della Cina come potenza mondiale in competizione con gli Stati Uniti si è fatta strada anno dopo anno. Ora, con l’alleanza della Cina con la Russia, il dominio degli Stati Uniti a livello globale è minacciato in modo vitale. Brzezinski è stato molto chiaro su questo pericolo.

The Grand Chess Board di Brzezinski inizia con la tesi di Harold Mackinder del 1905: “chi comanda il cuore del Paese governerà il mondo”.

Il concetto di “cuore del Paese” di Mackinder era ciò che lui definisce Eurasia, la parte del mondo tra la Germania e la Cina, rispettivamente a ovest e a est dell’Asia. Brzezinski ha aggiornato la teoria di Mackinder per illustrare perché questa teoria fosse ancora corretta, così come per quale motivo ciò che Mackinder chiamava Eurasia fosse così vitale per il controllo da parte della potenza leader mondiale, gli Stati Uniti: “…. L’Eurasia … un potenziale risveglio della potenza americana” (pagina 39).

“Se Mosca mantiene il controllo sull’Ucraina con i suoi 52 milioni di persone e le sue grandi risorse… La Russia conserva automaticamente i mezzi per diventare un potente Stato imperiale che abbraccia l’Europa e l’Asia. La perdita dell’indipendenza dell’Ucraina avrebbe conseguenze immediate per l’Europa centrale, trasformando la Polonia nel perno geopolitico sulla frontiera orientale dell’Europa unita”. (Pagina 46)

L’umiliazione russa.

Nel 1991, i veterani della scuola di Chicago, veri credenti del capitalismo del libero mercato, furono attirati a Mosca. Questo ha portato rapidamente a storie strazianti di fame e povertà, nella nuova Russia il PIL è sceso del 66%.

Lo status della Russia come seconda potenza mondiale è finito con l’ascesa della Cina. La Russia è stata enormemente impoverita dalla dissoluzione dell’Unione Sovietica nel 1991 e dal rapido declino dell’economia. Da quel declino è sorto un nuovo ordine mondiale attraverso la creazione di nuovi Stati nazionali relativamente piccoli e deboli a ovest e a sud. Molti ormai, a trent’anni di distanza, hanno uno stretto riavvicinamento con la NATO e l’Unione Europea. (Vedi Nezavisimaya Gazete, giugno 1996, citato da Brzezinski, pagina 51).

La conclusione di Brzezinski è stata: “Lo scenario più pericoloso sarebbe una grande coalizione di Cina, Russia e forse Iran” (pagina 55). Esattamente quello che è successo. È ora chiaro che a Washington si è giunti alla conclusione che il primato americano può essere ottenuto solo con la sconfitta della Russia e la sua disgregazione in tante entità nazionali più piccole. In altre parole, la continuazione del processo iniziato nel 1990, ma non del tutto completato.

Ucraina, oro e dollaro statunitense.

Il dollaro statunitense è la valuta del commercio mondiale dal 1944. La comprensione di questo sistema è una delle componenti principali che determinano l’attuale enigma con l’Ucraina.

Oggi ogni Paese del mondo ha bisogno di dollari per commerciare al di fuori dei propri confini. Gli Stati Uniti hanno avuto denaro quasi infinito da prestare, a differenza di tutti gli altri Paesi del mondo, gli Stati Uniti non hanno bisogno di creare un surplus commerciale. Questo punto non può essere sottolineato oltre. Questa è la logica che spinge gli americani a fare di tutto per preservare e mantenere lo status quo finanziario globale. Il controllo della valuta commerciale mondiale è l’essenza stessa dell’essere la prima potenza mondiale. Qualsiasi Paese o organizzazione che abbia cercato di evitare di utilizzare dollari statunitensi negli accordi commerciali mondiali è stato severamente punito.

Ora i cinesi, insieme a Russia e Iran, stanno consapevolmente preparando nuovi sistemi di pagamento. Il sistema di pagamento interbancario transfrontaliero della Cina elude il sistema di cambio del dollaro statunitense, gli Stati Uniti, e il programma di pagamenti SWIFT. Il nuovo sistema russo di trasferimento dei messaggi finanziari è il loro sistema di scambio del rublo.

Questi sistemi finanziari di scambio, che hanno smesso di usare i dollari statunitensi, sono il mantello rosso per il toro. Gli Stati Uniti hanno risposto all’invasione russa dell’Ucraina rubando i 300 miliardi di dollari russi nel loro sistema SWIFT, custoditi nelle banche americane. Finora, le molte nazioni del Sud hanno assecondato questi nuovi sistemi russi e cinesi di commercio e scambio di denaro. Quello che i libri di testo non ti dicono è che molte nazioni e le persone che usano i dollari USA trovano il sistema opprimente. La possibilità di prendere in prestito in altre valute e di operare senza il Fondo Monetario Internazionale si sta finora rivelando interessante.

La guerra in Ucraina è ora una parte fondamentale della lotta americana per mantenere il ruolo di potenza finanziaria mondiale. Se gli americani non riuscissero a vincere e a spartirsi la Russia, il nuovo sistema di pagamenti al di fuori del sistema di cambio del dollaro statunitense avrebbe buone possibilità di successo. Se ciò dovesse accadere, il potere americano nel mondo diminuirebbe notevolmente e la sicurezza di Israele sarebbe fortemente minacciata. Questo scenario offrirà nuove importanti opportunità per i palestinesi nel loro complesso e per i loro politici, in particolare.

– Roger Van Zwanenberg è il fondatore e presidente del Pluto Educational Trust, ente di beneficenza registrato nel Regno Unito. È anche amministratore delegato di Pluto Journals, una piccola azienda che pubblica 21 riviste accademiche internazionali. Ha contribuito con questo articolo per The Palestine Chronicle.

Note di chiusura.

[1] Basic Books, 1997

[2] Brzezinski era un democratico, consigliere di Jimmy Carter nel 1988, ed è stato il leader che ha intrappolato i sovietici in Afghanistan sostenendo l’invasione dei Mujaheddin con armi statunitensi con il supporto dei servizi segreti pakistani. L’influenza di Brzezinski sulla politica estera statunitense è stata smisurata; ha consigliato a Barack Obama di sostenere Madeline Albright, Victoria Nuland e Anthony Blinken.

[3] Un piccolo numero di studiosi negli Stati Uniti ha scritto in modo critico sul sistema del commercio mondiale basato sul dollaro, la valuta internazionale del mondo. Michael Hudson è forse il primo a scrivere, con il suo libro Super Imperialism: The Economic Strategy of the American Empire (lett. Super imperialismo: La strategia economica dell’impero americano), datato 1972. Da allora, Hudson ha continuamente aggiornato la sua teoria. Ho usato un suo recente articolo, tratto dal suo American Diplomacy as Tragic Drama (lett. La diplomazia americana come un tragico dramma). Oggi sono numerosi gli autori che seguono la scia di Hudson, tra cui Medea Benjamin e Nicolas Davies, ATO e A War Foretold (Una guerra annunciata) ed Eve Ottenberg con The West Can’t Stop Pillaging Other Countries Bank Accounts (lett. L’Occidente non riesce a smettere di saccheggiare i conti banchi bancari di altri paesi).

(Nella foto: l presidente dell’ANP, Mahmoud Abbas (a destra) con il presidente russo Vladimir Putin. Il Cremlino, tramite Wikimedia Commons).

Traduzione per InfoPal di Rachele Manna

Gaza – The Palestine Chronicle. Areej Asaliya, 10 anni, ha perso l’occhio durante l’ultima offensiva israeliana sulla Striscia di Gaza assediata.

Stava giocando sul tetto della sua casa nel campo profughi di Jabaliya quando un potente attacco aereo israeliano ha colpito il suo quartiere.

Il Palestine Chronicle ha fatto visita ad Areej, alla sua famiglia e ai suoi compagni di classe pochi giorni dopo il suo ritorno a scuola.

“Ho paura del futuro”, ha dichiarato Areej ai media locali a Gaza. “La mia vita non sarà più la stessa. Non riesco a giocare con i miei amici come una volta, perché soffro e ho già dovuto sottopormi a diversi interventi chirurgici”.

Il padre di Areej, Ayoub, era ancora sotto shock mentre parlava ai giornalisti dei momenti immediatamente successivi all’incidente.

“Quando siamo arrivati ​​in ospedale, l’occhio destro di Areej era in pessime condizioni. Mi sono subito reso conto che mia figlia aveva perso l’occhio”, ha detto.

Ayoub ci ha aggiunto che Areej sta lottando contro dolore emotivo e fisico. Ha invitato la comunità internazionale a denunciare i crimini di guerra israeliani.

L’ultima offensiva israeliana sulla Striscia ha ucciso 49 palestinesi, inclusi 17 bambini.

Tel Aviv – MEMO. Gli accordi energetici dell’Unione Europea con Israele violano le politiche e gli obblighi del blocco ai sensi del diritto internazionale, secondo quanto affermato dal Comitato nazionale palestinese di BDS (BNC). Il comitato è la più ampia coalizione della società civile palestinese che lavora per guidare e sostenere la campagna di Boicottaggio, disinvestimento e sanzioni (BDS).

Smascherando quella che si dice sia “l’ipocrisia energetica dell’UE”, la BNC la denuncia per non aver costantemente rispettato la “clausola territoriale degli accordi con Israele” del sindacato. Il BNC sostiene che l’UE viola la clausola territoriale promuovendo e finanziando accordi e progetti energetici con lo Stato d’Apartheid.

Il 10 dicembre 2012 il Consiglio per gli Affari esteri dell’UE sul processo di pace in Medio Oriente ha dichiarato che “tutti gli accordi tra lo Stato di Israele e l’UE devono indicare in modo inequivocabile ed esplicito la loro inapplicabilità ai territori occupati da Israele nel 1967, ovvero le Alture del Golan, la Cisgiordania, compresa Gerusalemme Est, e la Striscia di Gaza”.

Questa clausola è stata riaffermata a giugno, quando l’UE, l’Egitto e Israele hanno firmato un memorandum d’intesa (MoU) sulla cooperazione relativa al commercio, al trasporto e all’esportazione di gas naturale nell’Unione Europea. Interrogata dai parlamentari europei sull’assenza di una clausola territoriale nel MoU, la Commissione ha chiarito la posizione dell’UE.

“All’UE è severamente vietato, anche nell’attuazione di uno strumento non vincolante, agire in un modo che equivarrebbe a riconoscere l’occupazione illegale israeliana”, ha affermato la Commissione, aggiungendo che ciò “[…] comporta che le forniture israeliane di gas naturale secondo l’attuazione del memorandum d’intesa potrebbero non provenire da risorse stanziate dai territori palestinesi occupati da Israele”.

Il BNC afferma che in pratica l’UE sta concedendo riconoscimento e assistenza all’occupazione illegale israeliana, cercando di facilitare l’accesso europeo all’energia israeliana basata sul gas fossile, attraverso le sue varie iniziative. Israele ha sequestrato il combustibile fossile attraverso il saccheggio e lo sfruttamento delle risorse naturali palestinesi nei Territori palestinesi occupati, comprese le riserve di terra, acqua e gas, sostiene il BNC.

“L’UE sta chiudendo un occhio sul fatto che tali importazioni di gas israeliano si basano sull’appropriazione e sullo sfruttamento del mare adiacente alla Striscia di Gaza occupata”, ha afferma il BNC, commentando l’importazione europea di gas israeliano dall’impianto GNL dell’Egitto, che è al centro del MoU firmato a giugno. I palestinesi detengono diritti sovrani sulle risorse naturali dell’acqua e sui fondali marini.

Un’altra violazione della sovranità palestinese è l’oleodotto Ashkelon-Al Arish. Il gas israeliano raggiunge l’Egitto attraverso il gasdotto Ashkelon-Al Arish, un gasdotto di 90 chilometri che attraversa il Mar Mediterraneo a 13 miglia nautiche dalla costa di Gaza, violando i diritti sovrani palestinesi, sottolinea il BNC. “Ai palestinesi non è stato chiesto il permesso né hanno offerto le dovute tasse di transito per l’uso di questo gasdotto nelle loro acque”, ha affermato il gruppo.

Il BNC prosegue affermando che il gasdotto è una delle ragioni del blocco marittimo disumano e criminale imposto dall’Apartheid israeliano ai palestinesi a Gaza, e invita le altre nazioni a smascherare “l’ipocrisia energetica dell’UE”.

Traduzione per InfoPal di F.H.L.

Cisgiordania – MEMO. L’Autorità Palestinese ha intensificato le “campagne d’arresti arbitrari e di torture” di palestinesi, “in parallelo ad altre campagne delle forze d’occupazione israeliane”, secondo quanto riferito dall’Organizzazione araba per i diritti umani nel Regno Unito (AOHR) in un comunicato stampa.

L’organizzazione ha aggiunto che gli arresti avvengono di notte e che le pratiche che hanno luogo contemporaneamente agli arresti sono simili a quelle israeliane. Comprendono le perquisizioni domiciliari, l’intimidazione ai residenti e la distruzione del contenuto delle abitazioni che sono state perquisite.

“Dall’inizio dell’anno, le forze di sicurezza dell’ANP hanno continuato la loro campagna di arresti nella città, prendendo di mira in particolare attivisti e giornalisti”, si legge.

Il gruppo per i diritti umani ha sottolineato che molti detenuti sono stati sottoposti a gravi torture e “trattamenti degradanti”, in particolare quelli che sono stati trasferiti nella famigerata prigione di Gerico, chiamata “Mattatoio”, dove vengono utilizzati i più atroci mezzi di tortura.

La dichiarazione aggiunge che dall’inizio dell’anno la città di Jenin ed il campo profughi ad essa collegato sono stati presi di mira dalle forze israeliane, con 30 palestinesi – compresi bambini – uccisi e diverse case demolite. Ciò, ha aggiunto AOHR, avviene “con l’accettazione delle forze dell’ANP di stanza sul posto”.

Traduzione per InfoPal di F.H.L.

Cisgiordania-PIC e Quds Press. Diversi palestinesi sono rimasti feriti, due dei quali con proiettili letali, mentre un terzo è stato arrestato, venerdì sera, quando un gruppo di coloni ha attaccato la cittadina di Sinjel, a nord-est di Ramallah, sotto protezione militare.

Testimoni hanno riferito che i coloni hanno aggredito i residenti locali nei loro terreni agricoli minacciati di confisca e hanno causato danni a 6 veicoli.

L’attacco dei coloni è stato effettuato sotto la protezione delle forze di occupazione israeliane, portando allo scoppio di scontri.

Durante gli scontri le truppe israeliane hanno sparato lacrimogeni e proiettili letali, ferendo due giovani con colpi di arma da fuoco e altri con proiettili di metallo rivestiti di gomma.

Altre decine hanno sofferto per l’inalazione di gas lacrimogeni, mentre tre giovani sono stati aggrediti con il calcio dei fucili.

Le fonti hanno precisato che durante i fatti è stato arrestato anche un giovane.

Nel frattempo, un veicolo militare israeliano è stato dato alle fiamme dopo essere stato preso di mira con una bottiglia molotov durante gli scontri scoppiati nella città di Azzun, a Qalqilia.

Gerusalemme occupata/al-Quds – PIC. Giovedì, un tribunale israeliano ha prolungato la detenzione di una giornalista palestinese della Gerusalemme occupata, Lama Ghosheh, per cinque giorni con l’accusa di “istigazione” attraverso i social media.

È la quarta volta che la detenzione di Ghosheh è prolungata, dal suo arresto avvenuto nel fine settimana.

Il marito di Ghosheh, Yassin Sobeih, ha dichiarato ai media locali che lei sta affrontando accuse di incitamento attraverso post su Facebook, cosa che lei nega.

Domenica scorsa, le forze israeliane hanno spaventato i suoi figli durante un’incursione d’arresto nella casa di famiglia a Sheikh Jarrah, Gerusalemme, e hanno danneggiato la sua residenza. Il laptop e lo smartphone di Ghosheh sono stati sequestrati durante l’arresto.

Ghosheh è madre di due bambini, Karmel, cinque anni, e Qais, tre anni. È giornalista e attualmente lavora come ricercatrice presso il Museo Palestinese di Birzeit, a nord di Ramallah, e sta facendo un master in studi israeliani.

Gerusalemme occupata – PIC. Migliaia di fedeli palestinesi hanno raggiunto la moschea di al-Aqsa nella Gerusalemme occupata e hanno celebrato la preghiera del venerdì nei suoi cortili, in mezzo alle rigide misure israeliane.

Fonti gerosolimitane affermano che 60 mila fedeli musulmani hanno celebrato la preghiera del venerdì nella moschea di al-Aqsa.

Fin dalle prime ore, la polizia israeliana è stata dispiegata nelle strade di Gerusalemme e ha impedito ai palestinesi della Cisgiordania di accedere alla moschea per celebrare le preghiere. Tuttavia, migliaia di fedeli sono riusciti ad entrare nel luogo santo.

Al mattino presto, migliaia di persone hanno pregato nel luogo sacro, nonostante le restrizioni israeliane.

Migliaia di palestinesi si sono radunati ai cancelli della moschea di al-Aqsa mentre si recavano per assistere alla preghiera dell’alba, rafforzando i legami spirituali dei palestinesi con il luogo santo.

Gaza – The Palestine Chronicle. Qizan Abu Rashwan è una delle aree più emarginate della Striscia di Gaza. Nella zona risiedono quasi 11 mila persone, che vivono per lo più in condizioni di povertà, a volte prive della maggior parte dei servizi di base.

Qizan Abu Rashwan non ha alcun collegamento ad una rete elettrica. Non c’è un sistema fognario e nemmeno l’accesso all’acqua è garantito.

Nella zona c’è solo una scuola elementare poco attrezzata, quindi i bambini non hanno accesso ad un’istruzione adeguata.

Ecco perché lo Youth Stars Center è stato lanciato nel 2017 come iniziativa della comunità per aiutare a porre rimedio ad alcuni di questi problemi. Nel 2019 hanno ricevuto una licenza dal ministero della Gioventù e dello sport di Gaza, diventando così un’organizzazione ufficiale.

Le attività del Centro vanno dall’istruzione di base agli alunni di varie fasce d’età, alla fornitura di provviste e cibo alle comunità povere.

Il Centro comprende anche una sezione speciale per le donne, il cui obiettivo principale è la lotta all’analfabetismo tra la popolazione femminile della zona.

Tra le attività del Centro, ci sono diversi programmi di intrattenimento e sport per bambini, tra cui una squadra di calcio, interamente sponsorizzata dal quotidiano palestinese con sede negli Stati Uniti The Palestine Chronicle.

Nonostante i loro successi, il Centro continua a lottare contro la mancanza di fonti di finanziamento consistenti, necessarie per consentire ai volontari di portare avanti i vari programmi.

Tel Aviv – The Palestine Chronicle. Un demografo israeliano ha avvertito che la popolazione ebraica attualmente rappresenta meno del 47% di tutti coloro che vivono ad ovest del fiume Giordano, secondo quanto riportato dal Times of Israel la scorsa settimana.

Arnon Soffer, professore di geografia all’Università di Haifa, ha detto alla radio dell’esercito israeliano che ci sono 7,45 milioni di ebrei ed altri insieme a 7,53 milioni di arabi israeliani e palestinesi che vivono in quella che ha definito la “Terra d’Israele”, il che significa Israele, la Cisgiordania e la Striscia di Gaza”, secondo quanto affermato dal Times of Israel.

An important piece by Dr Ramzy Baroud on how recent actions taken by Israel presents damning evidence that the Nation-State law was the mere preface of a long period of institutional racism, aimed at winning a one-sided demographic war against 🇵🇸'ians.https://t.co/WZxpvhjRDw pic.twitter.com/DYNCdDIpqe

— @DublinActivist #SaveMasaferYatta 🇮🇪 🇵🇸🗝🍉 (@dublinactivist) November 8, 2020

Pertanto, la proporzione ebraica è rimasta “tra il 46% ed il 47% del totale”, ha affermato.

Soffer ha anche spiegato che la popolazione araba è in media molto più giovane e sta crescendo più velocemente.

“I funzionari israeliani spesso si riferiscono alla crescente popolazione palestinese come a una ‘bomba demografica’, sviluppando così politiche statali per garantire la crescita costante dei cittadini ebrei del paese a spese delle comunità arabe palestinesi”, ha aggiunto il giornalista palestinese ed editore di The Palestine Chronicle Ramzy Baroud.

Israel’s demographic war on Palestine intensifies https://t.co/FzH50csj8C pic.twitter.com/xGlK9T7Ad2

— Mondoweiss (@Mondoweiss) July 15, 2021

“Ricercatori palestinesi hanno sostenuto che il numero di palestinesi in Palestina/Israele ha già superato quello degli ebrei israeliani, un’affermazione che è stata spesso negata da Israele. La ricerca di Soffer è una rara ammissione che la cosiddetta ‘guerra demografica’ di Israele è stata perduta”, ha aggiunto Baroud.

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Informazioni sul Fronte Palestina

Per sviluppare un lavoro di classe nel sostegno alla lotta di liberazione della Palestina e degli altri popoli oppressi e aggrediti dall'imperialismo, oltre alle sterili e dannose concezioni del pacifismo e dell'equidistanza tra aggressori e aggrediti che hanno in gran parte contribuito ad affossare il movimento contro la guerra nel nostro paese negli ultimi anni, si è deciso di fondare l'organismo nazionale Fronte Palestina.

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