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Gaza. Lunedì, le forze di occupazione israeliane hanno istituito posti di blocco intorno alla Striscia di Gaza, temendo che i sei prigionieri palestinesi fuggiti da un carcere di massima sicurezza durante la notte possano tentare di attraversare il territorio costiero, secondo quanto ha riferito l’agenzia di stampa Sama.

I media israeliani hanno riportato che entrare a Gaza non è facile a causa del “muro di sicurezza”, tuttavia sottolineano che alcuni palestinesi sono stati in grado di violare il muro e passare. Si prevede inoltre che catturare i fuggitivi, o ucciderli, porterà a ritorsioni da parte dei gruppi di resistenza palestinesi a Gaza e in Libano.

Yedioth Ahranoth ha detto che la pianificazione e la preparazione per la fuga avrebbero richiesto mesi o addirittura anni. L’operazione non si è limitata alla vera e propria fuga dal carcere, dato che gli evasi sapevano che l’area circostante e la Cisgiordania occupata sarebbero stati per loro territorio pericoloso.

Le ipotesi sulle vie di fuga includono il supporto esterno e la possibilità di prendere ostaggi per contrattare un passaggio sicuro in un altro paese.

(Foto: Agenti di polizia israeliana durante indagini sulla fuga di sei prigionieri palestinesi dalla prigione di Gilboa durante la notte del 6 settembre 2021 [Amir Levy/Getty Images].

(Fonti: MEMO, Sama, web)

MEMO e SAFA. La polizia israeliana ha arrestato più di 2.800 palestinesi cittadini israeliani, da maggio a settembre. Sono stati arrestati dopo essere scesi in piazza per protestare contro l’offensiva israeliana che ha ucciso oltre 250 persone a Gaza.

Secondo l’avvocato Khaled Zabarqeh, 40 degli arrestati sono stati incriminati nei tribunali israeliani. Trentacinque sono ancora in carcere.

Zabarqeh ha detto che i detenuti sono stati interrogati sulle loro attività a maggio. Le accuse contro di loro includono “uccisione di ebrei” o “partecipazione a scontri con la polizia israeliana e cittadini ebrei”. Difficilmente gli incriminati otterranno brevi pene detentive.

“L’incitamento da parte dei media israeliani e il fallito attacco dei militanti ebrei ai cittadini arabi israeliani sono stati pianificati a livello politico per seminare il caos all’interno della comunità durante l’offensiva israeliana su Gaza”, ha spiegato. “Quindi, stiamo affrontando una grande campagna destinata a punirci per questo”. Lo scopo del caos e del panico è spaventare i cittadini arabi israeliani in modo che possano essere facilmente controllati dalle forze di sicurezza in futuro.

Il politico arabo Mazen Ghanayim ha sottolineato che la maggior parte dei detenuti ha un’età compresa tra i 17 e i 21 anni e che Israele ha paura che la disuguaglianza tra arabi ed ebrei in Israele possa essere una ragione per cui questi giovani si ribellano contro l’occupazione israeliana. “Ecco perché stanno conducendo campagne di terrore e cercando di traumatizzare i nostri giovani in modo che non vengano coinvolti in alcuna attività per i diritti umani e civili in futuro”, ha detto Ghanayim a Safa.

(Foto: Palestinesi organizzano una manifestazione alla Porta di Damasco il 19 giugno 2021 a Gerusalemme [Mostafa Alkharouf/Agenzia Anadolu]).

Gaza-PIC e Quds Press. Nella notte tra lunedì e martedì, l’aviazione da guerra israeliana ha lanciato attacchi aerei contro i siti della resistenza nel sud della Striscia di Gaza assediata.

Aerei da guerra hanno bombardato un sito della resistenza a ovest di Khan Yunis, e nell’area si è verificata una forte esplosione.

Successivamente, anche un altro sito della resistenza a ovest di Khan Yunis è stato preso di mira con due missili.

Secondo quanto riferito, i siti hanno subito danni, ma non sono state segnalate vittime.

Nel frattempo, l’artiglieria israeliana ha sparato munizioni traccianti che hanno illuminato il cielo sopra il valico di frontiera di Beit Hanoun (Erez), nel nord di Gaza.

L’esercito israeliano ha affermato di aver colpito siti a Khan Yunis, nel sud della Striscia, dopo che ordigni esplosivi hanno innescato tre incendi vicino alle comunità israeliane al confine con Gaza.

Tel Aviv – MEMO. Il commercio tra Israele e gli stati arabi è aumentato considerevolmente, quest’anno, dalla normalizzazione delle relazioni iniziata lo scorso anno, secondo quanto rivelato dall’Ufficio centrale di statistica dello stato d’occupazione. Diversi accordi bilaterali su investimenti, turismo, voli diretti, sicurezza e telecomunicazioni sono stati firmati in seguito ai cosiddetti accordi di Abraham, nonostante l’opposizione dei palestinesi.

Nuovi dati citati da Yonatan Gonen, funzionario del ministero degli Esteri israeliano, mostrano che il commercio, nei primi sette mesi del 2021, è aumentato del 234% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Nel frattempo, le statistiche mostrano che il commercio con gli Emirati Arabi Uniti è cresciuto da 50,8 milioni di dollari USA, tra gennaio e luglio 2020, a 613,9 milioni di dollari USA nello stesso periodo di quest’anno.

Wow, take a look at the following data.

The scope of trade between #Israel and countries in the Middle East and North Africa grew significantly (234%) in the first seven months of 2021 compared to the same period in 2020.

The benefits of peace. pic.twitter.com/Vh9bJSmGrN

— Yonatan Gonen (@GonenYonatan) September 3, 2021

Da quando è stato firmato un accordo di normalizzazione, lo scorso settembre, le banche israeliane, degli Emirati ed altre società, hanno firmato accordi di cooperazione. Sono stati, inoltre, creati voli diretti tra i paesi.

Secondo i dati pubblicati su Twitter da Gonen, descritti come i “benefici della pace”, il commercio con il Marocco è passato da 14,9 milioni dollari USA a 20,8 milioni di dollari USA, mentre quello con la Giordania è aumentato quest’anno, da 136,2 milioni a 224,2 milioni di dollari. Le cifre dell’Egitto sono aumentate da 92 milioni a 122,4 milioni. Secondo l’ex-inviato della Casa Bianca Avi Berkowitz, questo è “solo l’inizio”.

Gli accordi di normalizzazione dello scorso anno, firmati da Emirati Arabi Uniti e Bahrain, seguiti da Sudan e Marocco, sono stati denunciati dai palestinesi, che hanno affermato che gli stati hanno abbandonato una posizione unificata in base alla quale i paesi arabi avrebbero fatto pace con Israele solo dopo che fosse stata messa in atto una soluzione a due stati, con Gerusalemme come capitale di uno stato palestinese indipendente. Le trattative a questo scopo sono bloccate da anni.

Just the beginning 🇺🇸🇮🇱🇦🇪🇧🇭🇸🇩🇲🇦 #AbrahamAccords https://t.co/W469Vo7JBL

— Avi Berkowitz (@AviBerkow) September 3, 2021

Abu Dhabi ha affermato che l’accordo è stato uno sforzo per evitare la prevista annessione della Cisgiordania occupata da parte di Tel Aviv. Tuttavia, gli oppositori ritengono che la normalizzazione fosse in vista da molti anni, poiché i funzionari israeliani avevano effettuato visite ufficiali negli Emirati Arabi Uniti e partecipato a conferenze nel paese, nonostante non vi fossero legami diplomatici o di altro tipo con lo stato d’occupazione.

Gaza – PIC. Le Brigate al-Qassam, braccio militare di Hamas, hanno affermato che la resistenza palestinese non rinuncerà alla strategia di catturare soldati israeliani e concludere accordi di scambio per liberare i prigionieri palestinesi.

In un comunicato stampa rilasciato lunedì, le Brigate al-Qassam hanno salutato un gruppo di sei prigionieri scappati da una prigione israeliana, descrivendo la loro evasione come “eroica”.

“Hanno afferrato la loro libertà con le unghie… e hanno attraversato i muri dell’ingiustizia e dell’aggressione”, hanno scritto le Brigate.

“Il sacro dovere di ogni nostro popolo è proteggere tale resistenza ed i combattenti per la libertà, essere un solido scudo per loro ed impedire che l’occupazione li raggiunga”, hanno sottolineato.

In un’imbarazzante violazione della sicurezza, sei prigionieri palestinesi sono riusciti, dopo la mezzanotte di lunedì, ad evadere dalla loro cella e fuggire da una struttura di detenzione di massima sicurezza nella più grande fuga del suo genere nella storia dello stato d’occupazione israeliano.

Gerusalemme occupata – PIC. Lunedì, le autorità d’occupazione israeliane (IOA) hanno costretto un giovane palestinese di Gerusalemme a demolire parte della sua casa nella cittadina di Beit Hanina, a nord-est di Gerusalemme.

Fayez Izhiman, il proprietario della casa, ha spiegato che il comune israeliano gli aveva ordinato in un primo momento di demolire il soffitto in cemento di una stanza della casa e gli aveva dato la possibilità di sostituirlo con un soffitto in legno, e ha dovuto fare tutto ciò. Però, recentemente, gli hanno chiesto di abbattere tutte le pareti della stanza.

Izhaiman ha detto che il comune ha anche inviato una squadra in seguito per apporre segni sui muri della stanza che devono essere demoliti, e gli ha dato tempo fino al mese prossimo per mettere in atto l’ordine.

Quella parte della casa era un soggiorno e la sua demolizione ha fatto sì che un’altra stanza perdesse parte delle sue pareti.

Nel giugno del 2020, il comune israeliano lo aveva già costretto a demolire parte della sua casa e a pagare una multa di 9 mila shekel, ma in seguito ha dovuto ricostruirla perché non aveva altro posto dove vivere.

MEMO. Sei prigionieri palestinesi sono evasi dalla prigione di massima sicurezza di Gilboa, nel nord di Israele, secondo quanto riferito lunedì dalle autorità carcerarie. Si ritiene che i sei abbiano scavato un tunnel per uscire dalla prigione, costruita nel 2004 per i prigionieri palestinesi “più pericolosi”.

Secondo il Servizio penitenziario israeliano, l’evasione è iniziata intorno all’1:30 di questa mattina. La polizia ha ricevuto segnalazioni di persone sospette vicino alla prigione intorno alle 3 del mattino.

I prigionieri sono tutti di Jenin: Munadil Nafayat, 26 anni, di Yaabad; Mahmoud e Mohammad Al-Arida, entrambi di Arraba; Iham Kahamji, 35 anni, di Kufr Dan; e Yaqoub Qadiri, 49 anni, di Deir al-Basha. La maggior parte ha trascorso 20 anni o più dietro le sbarre scontando l’ergastolo. Il sesto detenuto è Zakaria Zubeidi, incarcerato nel 2019 anche se non è stato condannato per alcun reato.

Posti di blocco sono stati istituiti dalle forze di sicurezza durante le ricerche. Una fonte anonima della polizia ha detto a Channel 12 che la fuga è “uno degli incidenti più gravi” nella storia recente. Il primo ministro israeliano Naftali Bennett lo ha definito “pericoloso”.

Il Movimento di Resistenza Islamico Palestinese, Hamas, ha salutato la fuga come “un atto coraggioso ed eroico” e una “vittoria della volontà e della determinazione dei nostri eroici prigionieri, e una vera sfida al sistema di sicurezza sionista, che l’occupazione vanta come il migliore del mondo”.

Cisgiordania-PIC e Wafa. Domenica, le forze di occupazione israeliane (IOF) hanno rapito tre bambini palestinesi a Nablus e Ramallah.

Secondo fonti locali, le IOF hanno arrestato uno studente identificato come Husam Owais mentre stava camminando verso la sua scuola, ad al-Lubban ash-Sharqiya, a sud di Nablus.

Il capo del consiglio del villaggio, Yaqoub Owais, ha affermato che i bambini delle scuole locali sono ripetutamente esposti a aggressioni da parte dei soldati israeliani nella zona.

Nel nord di Ramallah, le IOF hanno rapito due bambini vicino all’ingresso principale del campo profughi di al-Jalazon. Sono stati identificati come Rayyan Dallash e Walid Hemeidat.

Sabato, le IOF hanno rapito tre giovani nei pressi del campo e ne hanno inseguito altri nel tentativo di arrestarli.

Gaza – PIC. Domenica pomeriggio, un agricoltore palestinese è stato ferito a colpi d’arma da fuoco israeliani mentre si trovava in un’area agricola nel sud-est della Città di Gaza.

Un giornalista di PIC ha affermato che le forze d’occupazione israeliane hanno aperto il fuoco contro un gruppo di agricoltori mentre stavano lavorando le loro terre nell’est del quartiere di Juhor ad-Dick, a sud della Città di Gaza.

Ha aggiunto che un agricoltore di 19 anni ha riportato una ferita da proiettile durante l’attacco.

Fonti sanitarie hanno descritto la sua ferita come moderata.

Con Gaza sotto un assedio disumano, l’esercito israeliano continua ad attaccare, a volte ferendo o uccidendo, civili, agricoltori e pescatori quasi quotidianamente, senza alcun briciolo di rispetto per qualsiasi accordo di cessate il fuoco o per il diritto internazionale.

Gerusalemme occupata/al-Quds – PIC. Il municipio israeliano della Gerusalemme occupata ha iniziato a sostituire i nomi arabi delle strade storiche della Città Vecchia con nomi ebraici.

Lo specialista per gli affari di Gerusalemme, Fakhri Abu Diyab, ha affermato che una squadra municipale ha recentemente rimosso l’insegna sul muro di “strada al-Wad” nella Città Vecchia e l’ha sostituita con una nuova targa, con il nome ebraico “Hagevura”.

Secondo Abu Diyab, strada al-Wad inizia nell’area di Bab al-Amud, nel nord della Città Vecchia, e corre verso sud, fino al quartiere di al-Wad, vicino al muro occidentale della moschea di al-Aqsa.

Ha descritto il prendere di mira strada al-Wad come “parte degli sforzi di Israele per israelizzare ed ebraicizzare la città santa, distorcerne la scena generale e falsificare la sua identità, storia e cultura islamica ed araba”.

Ha sottolineato che il comune israeliano ha anche ebraicizzato il nome dell’area dei Palazzi Omayyadi, vicino al muro meridionale della moschea di al-Aqsa, così come i vicoli e le strade del distretto di Silwan, nella Gerusalemme Est, a sud della Città Vecchia.

Lo specialista ha accusato lo stato d’occupazione israeliano di cercare di rimuovere e cancellare le radici arabe di Gerusalemme, imporre la cultura e l’identità ebraiche nella città santa e fare il “lavaggio del cervello ai visitatori stranieri”.

Gerusalemme occupata/al-Quds- PIC e Quds . Sabato, le autorità d’occupazione israeliane (IOA) hanno sfollato una famiglia di Gerusalemme dopo averla costretta a demolire la propria casa nel distretto di Silwan, nella Gerusalemme Est.

Secondo fonti locali, le IOA hanno ordinato alla famiglia di Ayman Abu Hadwan di demolire la propria casa nel quartiere Wadi Rababa, di Silwan, per evitare di pagare cifre esorbitanti se i funzionari municipali avessero dovuto eseguire la demolizione.

Come sempre, l’IOA ha giustificato il provvedimento affermando che la casa è stata costruita senza permesso.

I palestinesi di Gerusalemme non hanno altra scelta che costruire senza licenza perché non ci sono mappe strutturali che rispondano al naturale aumento del loro numero, e per questo vengono negati loro i permessi di costruzione.

Si ritiene che la demolizione israeliana sistematica delle case palestinesi nella Gerusalemme occupata abbia lo scopo di distruggere psicologicamente le famiglie palestinesi nel tentativo di costringerle ad abbandonare la città santa.

Traduzione per InfoPal di F.H.L.

Gaza-Quds Press e PIC. Sabato mattina, la Marina da guerra israeliana ha aperto il fuoco contro pescherecci palestinesi a nord-ovest della Striscia di Gaza.

I Comitati dei pescatori hanno affermato che l’attacco è avvenuto al largo dell’area di as-Sudaniya, aggiungendo che i pescherecci si trovavano all’interno dell’area di pesca consentita.

Qalqilia-PIC. Venerdì, le forze di occupazione israeliane (IOF) hanno represso violentemente la protesta settimanale a Kafr Qaddum, Qalqilia.

Un giovane palestinese è stato ferito alla testa da un proiettile di metallo rivestito di gomma e decine di altri hanno avuto problemi respiratori a causa dei gas lacrimogeni, secondo quanto riferito da fonti locali.

La protesta pacifica a Kafr Qaddum si svolge settimanalmente per chiedere la fine dell’occupazione e delle attività di insediamento.

Di  Roberto Prinzi. Nel pessimo racconto mediatico mainstream sull’Afghanistan, sono passati in secondo piano i crimini gravissimi compiuti in questi ultimi giorni dagli statunitensi, i principali responsabili occidentali dell’inferno afghano, ma ancora visti come faro dei nostri presunti valori democratici.
Gli episodi sono due: le uccisioni di diversi civili da parte di militari a stelle e strisce all’aeroporto di Kabul dopo l’esplosione jihadista. E la reazione vendicativa, punitiva, criminale degli Usa contri presunti leader jihadisti durante la quale, denunciano testimoni oculari afghani, sono stati uccisi anche alcuni bambini e donne.
La cosa interessante (ma non sorprendente) è che per questi atti barbari la stampa nostrana dedica uno spazio di qualche riga (quando ne parla). E nel caso del raid di ritorsione, chiude la questione con “effetti collaterali” dopo aver profuso pagine intere a quanto siamo bravi con i corridoi umanitari e quindi a salvare afghani che altrimenti sarebbero preda dei talebani e della filiale locale dell’Isis . Insomma, si può sintetizzare, quelle uccisioni “ci possono stare”. Da quanti anni ce lo ripetiamo per giustificare i nostri crimini a causa dei quali hanno perso la vita centinaia di migliaia di donne e uomini nella regione.
Ovviamente nessun governo ha denunciato quanto avvenuto: nelle ore in cui impartiamo le lezioni di civiltà ai talebani, di fatto troviamo del tutto legittimo – e non criminale – che un Paese straniero (l’impero, “noi”)  a) possa bombardare un altro (“loro”) sul suo territorio; b) uccidere civili senza subire affatto conseguenze (non ci sarà mai giustizia); c) che questi atti machisti –  mostriamo ai primitivi in fondo quando ce l’abbiamo più duro di loro – abbiano davvero una utilità e non siano invece, come ci hanno mostrato chiaramente 20 anni della fallimentare “Guerra al terrorismo”, il modo peggiore per combattere il terrorismo jihadista perché di fatto lo rivitalizza ancora di più. 
Nella loro gravità, questi due episodi sanguinosi mostrano quale è la vera faccia dell’“l’impero” decadente a multi facce occidentale per i popoli della regione. Ci racconta cosa sono stati 20 anni di occupazione straniera in Afghanistan. E’ da ipocriti, anche se mossi con tutte le buone intenzioni, scendere in piazza ora “per il “popolo afghano” dopo che per 20 anni, quando c’eravamo “noi”, quello stesso popolo è stato dimenticato a se stesso. Cosa si vuole affermare ora: che prima del “ritorno” dei talebani le cose tutto sommato andavano bene al punto dal non preoccuparci nonostante qualche raid nostrano, qualche altro “effetto collaterale” o attentato vario jihadista all’interno di un contesto governativo guidato da farabutti, lacchè corrotti di una brutale occupazione occidentale a più lingue? Impostato così, qualunque presidio rappresenta il più gradito regalo all’imperialismo che proprio in questi giorni – calcando su Isis e talebani e non parlando di sé – si sta provando a ripulire la faccia.  
Bisogna contrastare le mosse dell’impero, bisogna denunciare le sue responsabilità, le creature locali orribili (qui i talebani, da altre parti il jihadismo) che ha sostenuto e fatto crescere per combattere di volta in volta i suoi nemici dalla casacca mutevole. Bisogna scendere per denunciare questo. 
Così come è necessario denunciare anche la strumentalizzazione che si fa dei rifugiati accolti qui da noi. Su quei corpi si sta giocando il brainwashing mediatico e politico nostro, la nostra rivendicazione di superiorità e civiltà in termini di diritti tutt’altro che veritiere. Non siamo affatto solidali: paghiamo un criminale turco per non permettere ad altri afghani di venire da noi. A breve i nostri governanti si riuniranno in stanze ovattate per decidere quanti sacchi di patate afghane ciascun Paese occidentale dovrà prendersi (le chiameremo “quote”). Le patate, preme ricordarlo, più prestigiose e di qualità: molti rifugiati che abbiamo accolto rappresentano il ceto ricco, privilegiato afghano, sono i funzionari governativi corrotti, filo-occidentali complici del disastro del loro Paese. I poveri restano lì in Afghanistan, o guardati a vista in Turchia dalla polizia, pronti ad essere puniti ancora una volta per i nostri crimini. Si è solidali non a intermittenza e non in base alla nazionalità.

Nablus – PIC. Decine di coloni giovedì hanno fatto irruzione nel sito archeologico di Sebastia, vicino a Nablus, sotto la protezione delle forze d’occupazione israeliane (IOF).

Mohammed Azem, del comune di Sebastia, ha affermato che i coloni e le IOF vogliono imporre un fatto compiuto sul sito.

La città di Sebasita è stata più volte invasa dai soldati delle IOF, che chiudono il sito archeologico per facilitare l’ingresso dei coloni.

Nablus. Venerdì, 70 palestinesi sono stati feriti dall’esercito di occupazione israeliano durante le proteste sul monte Jabal Sabih, vicino al villaggio di Beita, nella Cisgiordania occupata, secondo quanto riportato dalla Mezzaluna Rossa Palestinese (RPC).

I soldati israeliani hanno sparato proiettili letali, proiettili di metallo ricoperti di gomma e granate stordenti contro i manifestanti, ferendone e asfissiandone con i lacrimogeni oltre 70.

IOF bulldoze a road leading to Jabal Sbaih in Beita https://t.co/TSZmdsmRq9

— Joe Catron (@jncatron) September 3, 2021

Da circa quattro mesi, i palestinesi di Beita e dei villaggi vicini organizzano proteste quasi quotidiane contro la costruzione, da parte di Israele, di un avamposto di insediamento illegale sul monte Jabal Sabih, che è adiacente al villaggio.

Diversi manifestanti palestinesi sono stati uccisi e decine feriti dalle forze di occupazione israeliane che sostengono i coloni illegali durante le proteste.

(Fonti: PIC, Quds Press e Palestine Chronicle, Wafa)

Ramallah – Palestine Chronicle. Le autorità d’occupazione israeliane hanno deciso di rilasciare Anhar al-Deek, donna incita al nono mese, sotto una cauzione di 40 mila shekel (USD 12.500) e con la condizione degli arresti domiciliari nella casa di famiglia.

La Commissione palestinese per gli affari dei detenuti ed ex-detenuti ha dichiarato giovedì che le autorità d’occupazione hanno accettato di rilasciare la 25enne Anhar al-Deek, poiché dovrebbe partorire da un momento all’altro.

🇵🇸#Palestine || Israeli occupation authorities decided to release the Palestinian pregnant detainee in Israeli jails Anhar al-Deek who is in her ninth month with a 40-thousand-shekel ( $12,000 ) bail and house arrest.#SaveAnhar pic.twitter.com/DWjfSrH7aQ

— Eye on Palestine (@EyeonPalestine) September 2, 2021

Al-Deek, della cittadina di Kafr Ni’ma, ad ovest di Ramallah, ha una figlia ed è stata arrestata quando era incinta di quattro mesi.

La scorsa settimana, ha lanciato un appello alla comunità internazionale per la sua liberazione.

Traduzione per InfoPal di F.H.L.

Nablus-Wafa e PIC. Venerdì, le forze israeliane (IOF) hanno represso con violenza una manifestazione contro il furto di terre nella città di Beita, a sud di Nablus, ferendo 20 palestinesi, secondo quanto riportato da fonti mediche.

Ahmad Jibril, capo del dipartimento di emergenza e ambulanze presso la Mezzaluna rossa palestinese (PRCS), ha affermato che le forze israeliane hanno aperto il fuoco contro gli abitanti del villaggio che protestavano contro il saccheggio delle loro terre, destinate alla costruzione di un nuovo insediamento coloniale su Jabal Sbeih.

Ha aggiunto che due manifestanti sono stati feriti ai piedi da proiettili di acciaio rivestiti di gomma, un altro da un candelotto di gas lacrimogeno, oltre ad altri 15 che hanno avuto problemi respiratori causati dall’inalazione dei lacrimogeni. Altri due sono rimasti feriti a seguito della caduta dall’alto mentre venivano inseguiti dai soldati.

I residenti di Beita e dei villaggi circostanti organizzano manifestazioni settimanali ogni venerdì per protestare contro la costruzione del nuovo insediamento coloniale di Givat Eviatar sul Jabal Sabih e contro il sequestro delle terre appartenenti agli abitanti dei villaggi di Beita, Huwarra e Za’tara destinate da Israele a una nuova tangenziale riservata ai coloni.

Le forze israeliane hanno usato la violenza per disperdere le manifestazioni, uccidendo sei palestinesi e ferendone oltre 600 in un mese.

Oltre al monte Sabih, alcuni mesi fa le forze israeliane hanno eretto un altro avamposto coloniale in cima al monte Al-Arma, a nord di Beita, poiché entrambe le montagne si trovano in una posizione strategica che si affaccia sulla Valle del Giordano, una fertile striscia di terra che corre verso ovest lungo il fiume Giordano e che costituisce circa il 30% della Cisgiordania.

La conquista delle due cime delle colline garantirebbe all’occupazione israeliana una vista panoramica sulla Valle del Giordano e sull’intero distretto di Nablus. Questo è il motivo per cui le autorità di occupazione hanno assegnato loro un posto importante nel progetto di espansione degli insediamenti.

La costruzione dei due avamposti coloniali in cima al monte Sabih, a sud di Beita, e al monte Al-Arma, a nord della città, oltre a una tangenziale a ovest è una misura israeliana per spingere villaggi e città palestinesi in affollate enclavi, ghetti, circondati da mura, insediamenti e installazioni militari, che ne interrompono la contiguità geografica con altre parti della Cisgiordania.

Il numero di coloni che vivono in colonie esclusivamente ebraiche in tutta Gerusalemme Est occupata e in Cisgiordania, in violazione del diritto internazionale, è salito a oltre 700.000 e l’espansione degli insediamenti è triplicata dalla firma degli accordi di Oslo, nel 1993.

La legge sullo stato nazionale di Israele, approvata nel luglio 2018, sancisce la supremazia ebraica e afferma che la costruzione e il rafforzamento degli insediamenti coloniali è un “interesse nazionale”.

Gaza-Quds Press, PIC e Wafa. Il ministero della Salute palestinese ha annunciato che un giovane palestinese è stato ucciso e altri 15 feriti, tra cui 5 bambini, dalle forze di occupazione israeliane (IOF) durante le proteste notturne a Gaza.

Il ministero ha dichiarato in una nota che un giovane di 26 anni è stato colpito all’addome dai proiettili sparati da un cecchino delle IOF ed è morto per le ferite.

Migliaia di giovani palestinesi hanno protestato, giovedì notte, in cinque località di confine nella Striscia di Gaza, chiedendo la fine dell’assedio.

I soldati hanno usato proiettili letali e di acciaio rivestiti di gomma oltre a bombe di gas lacrimogeno per reprimere le proteste e hanno preso di mira le squadre dei media che stavano seguendo l’evento.

Nablus-PIC e Wafa. Giovedì, a Burin, nel sud di Nablus, nella Gerusalemme occupata, un’orda di coloni ha attaccato una casa palestinese e danneggiato due veicoli.

Il funzionario locale Ghassan Daghlas ha riferito che i coloni dell’insediamento illegale di Yitzhar hanno lanciato pietre contro la casa di Umm Ayman Sufan, a Burin, danneggiando alcune delle sue finestre.

Daghlas ha aggiunto che i coloni hanno anche rotto i finestrini di due veicoli e devastato i raccolti vicino alla casa.

La casa è esposta agli attacchi dei coloni a causa della sua posizione vicino all’insediamento di Yitzhar.

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