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Gaza – The Palestine Chronicle. Un commerciante palestinese vende le sue olive al mercato di al-Zawiya, nella città di Gaza.

La stagione della raccolta delle olive si è appena conclusa a Gaza, come nel resto della Palestina.

Per visitare le precedenti gallerie di Palestine Chronicle sulla raccolta delle olive, clicca qui.

Foto di Mahmoud Ajjour.

Foto· Oren ZivActiveStills

Electronic Intifada. (Da Zeitun.info). I sostenitori di Israele, che ci crediate o no, fanno una o due cose giuste.

La ripetuta affermazione che il loro amato Stato abbia a cuore l’innovazione contiene un granello di verità. Quale altro oppressore considera Facebook e Twitter strumenti tanto essenziali da allertare il mondo sulla loro brutalità?

L’8 ottobre, le forze di polizia israeliane hanno effettivamente ammesso di soggiogare in massa i civili.

L’esercito ha pubblicato su Internet foto dei suoi agenti che contribuivano a isolare il campo profughi di Shuafat vicino a Gerusalemme.

La punizione collettiva è vietata dalle Convenzioni di Ginevra e da altre norme del diritto internazionale. Ogni volta che ricorre a punizioni collettive, Israele commette un crimine di guerra.

Eludendo un controllo democratico, l’Unione Europea ha stretto un’alleanza formale con la polizia israeliana.

L’UE ha addirittura firmato a settembre un accordo per approfondire i rapporti con la polizia israeliana, solo poche settimane prima che quelle forze di sicurezza si vantassero implicitamente di aver commesso un crimine di guerra nel campo di Shuafat.

Grazie a questo accordo, Israele può scambiare con Europol, l’agenzia di polizia dell’UE, dati personali sui palestinesi che vivono sotto occupazione.

L’accordo è stato stilato abbastanza rapidamente per quelli che sono gli standard dell’UE. I negoziati volti a siglarlo sono iniziati nel novembre 2021.

Più o meno nello stesso periodo dell’inizio dei colloqui, Israele ha inviato a Bruxelles una delegazione di 30 diplomatici di alto rango.

Cooperazione ancora più stretta”.

Tra i tanti funzionari che hanno incontrato c’era Laurent Muschel, del dipartimento Migrazione e Affari Interni della Commissione europea (l’esecutivo dell’UE).

Una nota informativa preparata per le discussioni con Muschel – ottenuta grazie alle norme sulla libertà di informazione – afferma che “Israele è un Paese partner strategico per l’UE nella cooperazione in materia di sicurezza”.

L’accordo firmato a settembre di quest’anno fa seguito a un “accordo di lavoro” del 2018 tra Israele e l’Europol.

La nota informativa per Muschel sostiene che dovrebbe esserci “una cooperazione ancora più stretta” con Israele.

Sottolinea che l’Europol assiste le autorità nazionali dei governi dell’UE nell’identificazione dei “legami transfrontalieri” con la criminalità organizzata. Il “contributo israeliano in questi casi continua ad essere della massima importanza”, si aggiunge.

Dall’entrata in vigore dell’accordo del 2018 Israele ha istituito un ufficio di collegamento presso la sede dell’Europol all’Aia. Tali passi rappresentano “un notevole potenziale” per “promuovere il contributo operativo”, afferma la nota informativa.

L’accordo del 2018 fornisce un elenco di crimini su cui Israele e l’Europol potrebbero collaborare. Includono terrorismo e crimini di guerra.

Prevede, inoltre, che le informazioni scambiate tra le due parti non debbano essere raccolte in “palese violazione dei diritti umani.

Uno scherzo?

Qualcuno ha voluto scherzare?

Le forze di polizia israeliane – come già notato – commettono attivamente crimini di guerra, e servono uno Stato che etichetta come terrorismo ogni forma di resistenza alla sua sistematica violenza.

Israele usa sistematicamente la tortura contro i palestinesi nelle cosiddette indagini sul terrorismo, metodi che ufficialmente sono sanzionati e perseguiti ma questo nell’impunità.

Il fatto che le forze di polizia israeliane abbiano sede nella Gerusalemme Est occupata dovrebbe essere sufficiente per escludere che si possa trattare con loro.

Nonostante sulla carta si sia opposta alla colonizzazione israeliana di Gerusalemme Est, l’UE ha accolto come interlocutore una forza di polizia che svolge un ruolo fondamentale nella colonizzazione.

E cosa si intende in questo contesto per “palese violazione dei diritti umani”? L’UE vuole seriamente che Israele sia un po’ più discreto nel modo in cui sottomette i palestinesi?

Le forze di polizia israeliane non sono l’unica istituzione spregevole a godere ultimamente dell’abbraccio metaforico dei rappresentanti dell’UE.

L’ambasciata dell’UE a Tel Aviv ha appena stabilito una collaborazione – e non per la prima volta – con l’European Leadership Network, forse l’organizzazione dal nome più ingannevole dell’esercito di lobbisti professionisti israeliani.

Sia l’ambasciata che l’European Leadership Network hanno recentemente ospitato una conferenza per “diplomatici, funzionari ed esperti”. Tra i pochi dettagli pubblicati sull’evento è stato riferito che si è discusso dell’aggressione della Russia contro l’Ucraina.

È certo che i partecipanti erano troppo educati per denunciare l’aggressione di Israele contro i palestinesi. Figure di spicco dell’European Leadership Network hanno raccolto fondi per sostenere l’aggressione.

A un certo punto, il gruppo contava tra i suoi dirigenti persino Michael Herzog, ora ambasciatore di Israele negli Stati Uniti, che ha avuto un ruolo significativo nella pianificazione del bombardamento del 2002 su Gaza in cui sono stati uccisi otto bambini.

Non ci si può aspettare che l’UE ripudi i macellai di bambini palestinesi. Israele, dopo tutto, è un “partner strategico”.

David Cronin è redattore associato di The Electronic Intifada. I suoi libri includono Balfour’s Shadow: A Century of British Support for Sionism [L’ombra di Balfour: un secolo di sostegno britannico al sionismo ] e Israel e Europe’s Alliance with Israel: Aiding the Occupation [Israele e l’alleanza dell’Europa con Israele: aiutare l’occupazione].

Traduzione dall’inglese per Zeitun di Luciana Galliano.

Nablus-PIC e Quds Press. Martedì mattina, tre coloni sono stati uccisi e altri tre sono rimasti feriti in un’operazione palestinese con il coltello e con l’auto all’interno e intorno all’insediamento illegale di Ariel, nella Cisgiordania occupata.

In una dichiarazione ai media, l’esercito di occupazione israeliano ha affermato che un giovane palestinese ha accoltellato due israeliani, inclusa una guardia di sicurezza, vicino all’ingresso dell’insediamento di Ariel. Ha poi accoltellato altri due israeliani in una vicina stazione di servizio ed è fuggito a bordo di un veicolo.

Lo stesso giovane, che in seguito è stato ucciso a colpi di arma da fuoco dai soldati israeliani, ha fatto schiantare il veicolo che stava guidando contro altre auto su un’autostrada vicina, prima di uscire e accoltellare un altro israeliano.

Rapporti palestinesi hanno identificato il giovane ucciso come il diciannovenne Mohammed Souf della cittadina di Hares vicino a Nablus.

Fonti mediche israeliane, che in un primo momento avevano affermato che sei israeliani erano rimasti feriti gravemente o moderatamente durante le due operazioni palestinesi, hanno annunciato che tre degli israeliani feriti sono morti dopo aver riportato gravi ferite.

La persona che inizialmente era stata segnalata dai media ebraici come un secondo aggressore palestinese era solo uno dei coloni feriti.

La nuova operazione palestinese è avvenuta tra i crescenti crimini e violazioni israeliani nei Territori occupati.

Gerusalemme occupata/al-Quds – PIC. Il Centro per i diritti sociali ed economici di Gerusalemme (JCSER) ha avvertito che gruppi di coloni ebrei si stanno preparando per una grande escalation contro la moschea di al-Aqsa e per nuove modalità di invasione, nelle prossime settimane, al fine di imporre il loro controllo sul luogo sacro islamico.

In una dichiarazione rilasciata domenica, il presidente del JCSER, Ziyad al-Hammouri, ha affermato che ci sono tentativi da parte di gruppi di coloni per creare un nuovo fatto compiuto presso la moschea e raggiungere i loro obiettivi di ebraicizzazione nella Gerusalemme occupata.

Hammouri ha detto che i gruppi di coloni avevano già annunciato le loro intenzioni di costruire il presunto tempio all’interno del complesso della moschea di al-Aqsa.

Ha anche accusato il governo israeliano di essere in combutta con questi gruppi di coloni estremisti.

Qalqilya-PIC. Un vasto spiegamento di forze di occupazione israeliane (IOF) ha preso d’assalto la città di Hajjah, a est di Qalqilya, e ha fatto irruzione nella casa del prigioniero palestinese Younis Hilan, che è stato arrestato il mese scorso.

Hilan è sospettato di un attacco con il coltello in Cisgiordania, che ha provocato la morte di un colono israeliano.

Secondo fonti locali, i soldati hanno fatto irruzione nella casa di Hilan e hanno preso le misure dell’edificio per poi demolirlo.

Negli ultimi mesi, Israele ha ampliato la sua politica di punizione collettiva contro i prigionieri palestinesi sospettati di svolgere operazioni contro l’occupazione.

Ramallah – PIC. I due prigionieri palestinesi Musa Sufan e Iyad Omar, attualmente trattenuti nella clinica carceraria di Ashkelon, soffrono a causa del peggioramento delle condizioni di salute, dovuto alla politica israeliana di negligenza medica, secondo quanto riferito domenica dalla Commissione per i detenuti e gli ex-detenuti.

“Le condizioni di salute del prigioniero 47enne Musa Sufan, di Tulkarem, sono peggiorate da quando gli è stato diagnosticato un tumore al polmone”, ha sottolineato la Commissione, aggiungendo che i medici hanno deciso di sottoporlo ad un trattamento biologico di tre iniezioni al mese.

La Commissione ha affermato che il prigioniero Sufan, che sta scontando l’ergastolo e soffre di molteplici complicazioni mediche, è stato esposto a negligenza medica, visto che l’amministrazione carceraria israeliana ritarda la somministrazione delle sue iniezioni, oltre a procrastinare la diagnosi del suo tumore per determinarne la natura.

Secondo un rapporto della Commissione, il detenuto Iyad Omar continua a boicottare la clinica del carcere di Ashkelon, oltre ad astenersi dall’assumere il medicinale da tre mesi per chiedere il suo trasferimento in un altro centro di detenzione.

Ha aggiunto che il prigioniero Omar è stato vittima di un errore medico dopo che uno dei medici israeliani nella prigione gli ha amministrato il medicinale sbagliato – ad Omar è stato diagnosticato un tumore e le sue condizioni richiedono cure mediche speciali.

Summer Lee Foto: AFP

Middle East Eye. (Da Zeitun.info). La democratica della Pennsylvania Summer Lee ha stravinto nelle elezioni di metà mandato negli USA, nonostante l’AIPAC abbia speso 4 milioni di dollari contro di lei.

Il filoisraeliano super PACS [comitato per la raccolta fondi a sostegno di candidati alle elezioni, ndt.] ha speso milioni di dollari nelle elezioni di metà mandato USA di quest’anno, sperando di contribuire a far pendere la bilancia a proprio favore nelle competizioni chiave. Tuttavia in molte elezioni in cui ha speso molto ha comunque perso.

Mercoledì mattina l’AIPAC [principale organizzazione della lobby filoisraeliana negli USA, ndt.] ha festeggiato i risultati delle elezioni, sostenendo di aver contribuito a portare alla vittoria molti dei candidati che ha sostenuto con finanziamenti o appoggiato.

“Ci congratuliamo con i senatori e deputati di entrambi i partiti eletti e rieletti che si uniranno a un Congresso prevalentemente filoisraeliano,” ha detto mercoledì l’AIPAC in un comunicato.

“Nonostante la feroce faziosità di questa tornata elettorale, rimane un deciso impegno di entrambi i partiti a favore dell’alleanza USA-Israele.”

L’AIPAC ha festeggiato un certo numero di nuovi democratici filoisraeliani, tra cui Don Davis, Jared Moskowitz, Robert Garcia, Valerie Foushee e Glenn Ivey, che hanno vinto martedì sera. Durante le primarie vinte da Ivey a luglio l’organizzazione filoisraeliana ha speso 6 milioni di dollari.

Anche Foushee ha ricevuto milioni di dollari dall’AIPAC e da altre associazioni filoisraeliane nelle elezioni primarie in cui ha sconfitto la candidata progressista Nida Allam che aveva criticato il modo in cui Israele tratta i palestinesi.

Middle East Eye ha analizzato le principali vittorie e sconfitte dell’AIPAC e altre organizzazioni filoisraeliane nelle elezioni di metà mandato di quest’anno.

Summer Lee ha sconfitto una campagna contro di lei da 4 milioni di dollari.

La maggiore sconfitta di queste associazioni è stata nel 12° distretto congressuale della Pennsylvania, dove la progressista Summer Lee ha battuto il suo avversario repubblicano Mike Doyle.

Negli ultimi giorni l’AIPAC e altre associazioni filoisraeliane hanno speso più di 1 milione di dollari nell’ultimo disperato tentativo di sostenere Doyle contro Lee, dopo che in precedenza l’organizzazione aveva speso 3 milioni di dollari a favore dell’oppositore di Lee nelle primarie democratiche all’inizio dell’anno.

Lee, che era stata parlamentare statale in Pennsylvania, si era attirata le ire delle associazioni filoisraeliane dopo aver twittato un parallelo tra gli USA e Israele riguardo a come gli americani usino il termine “autodifesa” per giustificare “l’uso indiscriminato e sproporzionato della forza e della potenza contro (persone) deboli ed emarginate.”

Eppure, nonostante l’ultimo disperato tentativo di finanziamento contro di lei, Lee ha facilmente vinto la sua competizione elettorale sconfiggendo Doyle per più di 10 punti.

Lee, appoggiata anche dal gruppo sionista progressista J Street, ha ricevuto un sostengo importante anche dalla comunità ebraica in Pennsylvania.

La scorsa settimana più di 240 membri della comunità ebraico-americana di Pittsburgh hanno reso nota una lettera di appoggio alla candidatura di Lee per il Congresso e di condanna dell’AIPAC per aver attaccato la rappresentante designata.

Fetterman contro Oz.

Una delle competizioni più attese è stata l’elezione della Pennsylvania per il senato tra il personaggio televisivo repubblicano di origine turca Mehmed Oz e il democratico John Fetterman.

Alla fine Fetterman ha vinto facilmente per più di 5 punti, nonostante un calo nei sondaggi dopo una infelice esibizione in un dibattito televisivo con Oz lo scorso mese, mentre soffriva ancora dei postumi di un ictus sofferto durante la campagna elettorale.

Oltre al fatto di aver ottenuto un’ampia attenzione nazionale, la competizione ha anche ricevuto un flusso di denaro da una serie di associazioni filoisraeliane a favore di entrambi i candidati.

Fetterman è stato appoggiato dal PAC di J Street e da quello del Jewish Democratic Council of America [Consiglio Democratico Ebraico d’America], che ha speso più di 500.000 dollari a sostegno del vicegovernatore.

Dalla parte di Oz, in settembre il Republican Jewish Coalition’s Victory Fund [il Fondo per la Vittoria della Coalizione Ebraica Repubblicana] ha speso 1,5 milioni di dollari per attacchi pubblicitari contro Fetterman. Gli annunci a pagamento sono stati il più grande stanziamento del fondo per una campagna per il Senato.

In Virginia perde un’importante democratica filoisraeliana.

La congressista Eliane Luria, una dei democratici del Congresso più filoisraeliani, ha perso per circa 4 punti contro lo sfidante repubblicano Jen Kiggans, dando un significativo colpo alla branca filoisraeliana del partito Democratico.

Luria è stata un’ardente sostenitrice di Israele, come l’AIPAC, e nel 2020 ha condannato le critiche del senatore Bernie Sanders contro la lobby filoisraeliana. Secondo OpenSecrets [associazione che monitora i finanziamenti politici negli USA, ndt.] la senatrice ha ricevuto più di 700.000 dollari da donatori filoisraeliani.

L’AIPAC ha identificato la competizione tra Luria e Kiggans nel secondo distretto della Virginia come una delle più importanti in questa tornata elettorale.

Invece un’altra democratica filo-israeliana dello Stato, Abigail Spanberger, ha vinto di poco e si è assicurata la rielezione al Congresso.

Spanberger ha ricevuto circa 300.000 dollari da organizzazioni filoisraeliane nella tornata elettorale di quest’anno.

L’AIPAC appoggia negazionisti elettorali e repubblicani di estrema destra.

Per decenni l’AIPAC ha goduto di un forte appoggio bipartisan a Washington.

Importanti repubblicani e democratici hanno preso parte alla sua conferenza annuale per offrire le proprie opinioni su come avrebbero mantenuto solidi rapporti tra gli USA e Israele.

Tuttavia negli ultimi anni ciò è cambiato, con i democratici e i progressisti che sono diventati più critici nei confronti dell’AIPAC e del governo israeliano.

Questo allontanamento è stato visibile anche nell’approccio dell’organizzazione filoisraeliana alle elezioni di metà mandato, dove ha creato il Super Pac per finanziare specifiche campagne.

Il Pac dell’AIPAC, questo comitato d’azione politica, ha iniziato a sostenere un certo numero di candidati, molti dei quali hanno negato la validità dei risultati delle elezioni presidenziali del 2020.

In questa tornata elettorale l’United Democracy Project [Progetto della Democrazia Unita] (UDP), un super Pac legato all’AIPAC, ha speso anche decine di milioni di dollari contro candidati considerati troppo critici con Israele.

Il sostegno e i finanziamenti che l’AIPAC ha speso quest’anno per candidati di destra ha suscitato dure critiche da parlamentari della sinistra, compreso il senatore Bernie Sanders, che in maggio ha descritto la lotta contro l’AIPAC come una “guerra”.

Mercoledì sera l’UDP, affiliata all’AIPAC, ha reso noto un comunicato riguardante i suoi finanziamenti nelle elezioni e ha inviato un avvertimento ai candidati critici con Israele.

“Quanti intendono minacciare la collaborazione dell’America con Israele possono aspettarsi una forte e intransigente risposta politica,” ha affermato l’UDP.

Traduzione dall’inglese per Zeitun.info di Amedeo Rossi.

PIC. 40 prigionieri palestinesi, che stanno scontando condanne all’ergastolo o pene detentive decennali, hanno trascorso più di un quarto di secolo nelle carceri israeliane.

In una dichiarazione di domenica, il Palestine Center for Prisoner Studies (PCPS) ha affermato che il numero dei prigionieri che hanno trascorso più di un quarto di secolo nelle carceri israeliane è salito a 40 dopo che Jamal al-Hur, un 48enne di Surif, in provincia di al-Khalil/Hebron, è entrato nel suo 26° anno di detenzione.

Secondo il PCPS, 25 di questi prigionieri sono stati detenuti prima della firma degli accordi di Oslo del 1993, mentre 11 di loro provengono dalla Palestina occupata (Israele) del 1948.

Il PCPS ha descritto la detenzione di questi prigionieri per decenni come “una macchia sulla coscienza della comunità internazionale” e “un precedente mai accaduto nella storia moderna”, soprattutto perché soffrono di difficili condizioni di salute.

Ha sottolineato che due dei prigionieri palestinesi anziani sono già morti negli anni passati a causa di problemi di salute durante i lunghi anni di detenzione e della loro esposizione all’incuria medica, aggiungendo che l’autorità di occupazione israeliana si rifiuta ancora di consegnare i loro corpi alle famiglie.

Umm al-Fahm – PIC. Il Centro arabo per la pianificazione alternativa (ACAP) nella Palestina occupata della 1948 ha scoperto che 130 mila cittadini palestinesi che risiedono nelle aree arabe di Israele vivono sotto la minaccia di vedere le loro case demolite dalle autorità israeliane.

Ciò è emerso dai risultati di un’indagine condotta di recente da ACAP, in collaborazione con l’organizzazione Sikkuy-Aufoq, sul numero esatto di edifici che non hanno permessi di costruzione in tutte le aree palestinesi in Israele.

Secondo il sondaggio, ci sono circa 29 mila edifici senza licenza nelle città arabe, a causa delle diverse restrizioni e dei ritardi israeliani. 15 mila di questi sono piccoli edifici, capannoni agricoli, officine d’auto ed altre strutture.

Nonostante l’87 per cento degli immobili senza licenza nelle regioni centro-settentrionali si trovino all’interno dei piani strutturali approvati e all’interno di aree destinate all’edilizia abitativa, lo Stato sionista non ha ancora concluso le necessarie procedure di pianificazione in quelle aree che consentono il rilascio dei permessi.

Il 72% di questi edifici – circa 10 mila edifici inclusi nei piani generali – non dispone di un piano dettagliato, e dunque non è possibile ottenere permessi.

Nelle aree arabe dove è possibile ottenere una licenza edile, ACAP e Sikkuy-Aufoq hanno riscontrato che ci vogliono in media otto anni per ottenere un permesso rispetto ai soli 2,5 anni nelle aree a maggioranza ebraica.

Traduzione per InfoPal di F.H.L.

InfoPal. Di Lorenzo Poli. Il 30 ottobre 2022, l’ex presidente socialista Luiz Ignacio Lula da Silva si è riconfermato presidente del Brasile con il 50,90%, ovvero 60.345.999 voti. L’estrema destra di Jair Bolsonaro invece si è aggiudicata il 49,10% con 58.206.354 voti. Per questa tornata elettorale sono stati convocati più di 156 milioni di brasiliani, che hanno potuto votare nei 472.075 centri aperti in 5.570 città del Paese, mentre all’estero si sono recati in 181 località. Lula vince il secondo turno dopo aver vinto il primo, tenutosi il 2 ottobre, con il 48,4% contro il 43,2% di Bolsonaro. Un risultato ottenuto nonostante il clima politico fortemente teso e una campagna elettorale attraversata da violenza da parte dell’estrema destra che è sfociata nell’omicidio politico di Reginaldo Camilo dos Santos, del PT, due giorni prima del secondo turno.

Lula, che assumerà il suo nuovo mandato il 1 gennaio 2023, ha vinto le elezioni presidenziali al secondo turno ed è diventato il candidato che ha ricevuto più voti nella storia del Brasile, ottenendo oltre 60.340.000 voti, a differenza delle elezioni presidenziali del 2002 quando vinse al secondo turno con 61,27% con 52.793.364 voti. La vittoria di Lula ha sferzato un colpo grosso al neoliberismo e all’egemonia di Washington in un’area strategica come quella dell’America Latina, aggiudicandosi come apice dell’ondata rossa che ha portato la sinistra al governo dei 10 maggiori Paesi dell’America Latina: Obrador Lopez in Messico, Gustavo Pedro in Colombia, Nicholas Maduro in Venezuela, Daniel Ortega in Nicaragua, Gabriel Boric in Cile, Pedro Castillo in Perù, Xiomara Castro in Honduras e Alberto Fernández in Argentina senza contare la Cuba guidata ora da Miguel Diaz-Chanel.

Perché ha vinto Lula? Le sue politiche sociali in Brasile e quelle promesse.

Durante la sua prima candidatura, nel 1989, Lula aveva contro tutto il sistema economico, oltre agli USA. I mercati temevano misure drastiche come le politiche socialiste di Hugo Chávez in Venezuela e così, quando lui saliva nei sondaggi, il Real (moneta brasiliana) crollava. Si candidò ancora senza successo nel 1994 e nel 1998. Poi finalmente nel 2002 fu eletto. Non fu esente da accuse soprattutto per aver dimostrato prima radicalità su certe questioni per poi al governo adottare una linea riformista cercando di accontentare un po’ tutti. Durante la sua presidenza, grazie a nuove politiche di welfare, milioni di brasiliani migliorarono sensibilmente la propria condizione di vita. È lo stesso Lula che ha salvato dalla fame più di 38 milioni di brasiliani durante la sua prima presidenza nel 2003, colui che ha offerto e dato lavoro, per permettere ai più poveri di iniziare l’essenziale atto di mangiare tre volte al giorno, oltre a installare elettricità e possibilità per comprare casa o andare in vacanza. Grazie a lui, il ceto medio, nel 2013, diventò il 54% della popolazione, stesso ceto che in seguito voltò le spalle e si affidò a Bolsonaro. Con il programma Fome Zero, il governo riformista di Lula aveva cercato di porre fine alla fame in Brasile, compresa la costruzione di cisterne per l’acqua nella regione semi-arida del sertão brasiliano, oltre ad azioni per contrastare la gravidanza adolescenziale, rafforzare l’agricoltura familiare, distribuire una quantità minima di denaro per i poveri e molte altre misure[1]. Il Programa Bolsa Família per la scolarizzazione dei bambini, l’allargamento del Sistema Unico di Salute (Sus) e il programma Brasil Sem Miseria (Brasile senza povertà), hanno erogato sussidi a milioni di famiglie, garantendo sostentamento e scolarità gratuita, hanno contribuito a sottrarre milioni di persone dalla fame e dall’indigenza. Con Lula, l’indice di sviluppo umano è così aumentato del 36% nel 2013 rispetto al 1980, mettendo in atto anche il programma ProUni fornendo sostegno agli studenti provenienti da famiglie a basso reddito. Con Lula, la durata media della scolarizzazione è aumentata da 6,1 anni (nel 1995) a 8,3 anni nel 2010. Durante il primo mandato di Lula, la malnutrizione infantile è diminuita del 46% e nel maggio 2010, il Programma Alimentare Mondiale (PAM) delle Nazioni Unite gli ha conferito il titolo di “campione del mondo nella lotta contro la fame”[2].

Tra il 2004 e il 2012, grazie alle sue politiche, anche se non tanto coraggiose nei confronti dell’estrattivismo minerario, la deforestazione amazzonica è diminuita da 27.700 km² all’anno a 4.500 km² all’anno[3]. Dal punto di vista economico, pur rifacendosi al socialismo bolivariano, alle istanze no-global e contro l’imperialismo, Lula ha seguito le posizioni dei precedenti governi, rinnovando tutti gli accordi con il FMI, anche se verso la fine del 2005, riuscì a ripagare il suo debito con il FMI per intero, due anni prima del previsto[4]. Per questo motivo è stato abbastanza apprezzato anche negli ambienti industriali ed economicamente avanzati, ma nel frattempo assolutamente odiato negli ambienti latifondisti.

Nel suo primo discorso da presidente neo – eletto, ha promesso di riprendere vari programmi sociali a beneficio di tutti i brasiliani. Ha sottolineato che la sua vittoria è un esempio delle politiche neoliberiste di Bolsonaro che ha generato carenze nei settori della democrazia, dell’alimentazione, della salute, dell’istruzione, dell’alloggio e dell’inclusione sociale. Ha affermato inoltre che i brasiliani hanno dimostrato attraverso il voto di volere più democrazia, inclusione sociale, uguaglianza, fratellanza e libertà.

Ha inoltre promesso che riprenderà il Programma Minha casa minha vida per l’edilizia popolare con priorità per le famiglie a basso reddito, riproponendo i programmi di inclusione che hanno sollevato milioni di famiglie dalla povertà durante il suo mandato. Lula ha dichiarato che creerà il ministero dei Popoli originari quando assumerà la Presidenza del Paese in modo che queste comunità “non saranno mai più trattate senza rispetto, come cittadini di seconda classe”; che recupererà il ministero della Cultura e che si impegnerà nella lotta ai cambiamenti climatici e nello sviluppo sostenibile soprattutto perché la maggior parte dell’Amazzonia si trova nel suo territorio, sottolineando il suo impegno nei confronti delle popolazioni indigene e degli ecosistemi. Lula si batterà anche contro la povertà e la fame, ridotte di molto durante i suoi mandati ed aumentate sotto Bolsonaro, un simpatizzante del nazismo ed espressione delle Forze Armate, dei massacratori dell’Amazzonia e dei suoi abitanti.

Inoltre, tenterà di rilanciare l’inclusione sociale ed una politica estera di pace e di dialogo con gli altri poli del Pianeta fondato sulla multipolarità e il multicentrismo piuttosto che il solo interesse dell’Occidente capitalista.

Al di là delle speranze di un popolo, i primi mesi del prossimo governo Lula non saranno affatto facili, condizionato da un’alleanza con diversi settori politici, tra cui un vicepresidente che rappresenta, oltre ai movimenti ecologisti, anche la destra imprenditoriale e partiti evangelici progressisti e altri che conteranno i loro voti in cambio di ingerenze nelle decisioni ufficiali[5]. È chiaro che per non tornare indietro e impedire qualsiasi avanzamento del neoliberismo, è necessaria anche:

  • una politica di formazione dei quadri all’interno del PT, che consenta a Lula un maggiore dialogo dal basso per non dipendere da decisioni unilaterali e formare in questo modo un vero cambiamento nei prossimi mesi.
  • Una politica di dialogo e di riavvicinamento del PT al Movimento Sem Terra, al Partito Comunista del Brasile e a posizioni di sinistra piuttosto che accontentarsi di seppur sincere politiche riformiste e impegolarsi in pericolose derive centriste.

Con Lula una politica estera in nome della multipolarità e del multicentrismo.

Una questione in sospeso, che richiede un’analisi più approfondita. Oltre all’unità con i relativi governi della Nostra America che ci permette di negoziare nei forum internazionali attraverso interessi comuni, come quelli che non molto tempo fa (vertice di Mar del Plata nel 2005), Lula stesso ha saputo, insieme a Néstor Kirchner, Evo Morales, Hugo Chávez, tra gli altri, via Mercosur, Una Sur e altri blocchi regionali.

Come ha dichiarato recentemente Pino Arlacchi in un post su Facebook: “I suoi margini di manovra, però, saranno ristretti dal peso di Bolsonaro dentro gli apparati dello Stato, il Congresso, il Senato ed i governatorati di vari Stati industrializzati. Non sarà facile per Lula eliminare il pericolo della fame per 33 milioni di brasiliani e ridurre l’insicurezza alimentare sofferta da 115 milioni di persone. Saranno perciò i rapporti internazionali il campo nel quale l’elezione di Lula avrà il maggiore impatto, soprattutto all’inizio della sua presidenza. Lula sarà la superstar dell’integrazione latinoamericana, della multipolarità dal lato del Global South, e dell’ulteriore crescita dei BRICS come organizzazione alternativa all’egemonia statunitense e al dominio della finanza e dell’economia occidentali. Integrazione latinoamericana significa politica estera indipendente dal Grande Fratello del nord, rilancio del MERCOSUR, il blocco politico ed economico costituito all’origine da Brasile, Argentina, Venezuela, Paraguay ed Uruguay, e rilancio anche del progetto di creazione del SUR, la moneta latinoamericana sognata dal maestro di Lula, Hugo Chávez. Integrazione latinoamericana significa anche eliminazione della pietra angolare della politica degli Stati Uniti in America Latina: l’isolamento del Venezuela. Lula porterà a termine il completo rientro – già in corso peraltro – del governo di Maduro nelle relazioni politiche e diplomatiche del continente. Il neopresidente brasiliano è stato uno dei padri fondatori dei BRICS, e ha già contribuito ad universalizzare e migliorare il loro profilo presso l’Occidente. È percepito in Europa e negli USA come un campione della democrazia, eletto democraticamente e dotato di un grande prestigio personale. Sarà più difficile, perciò, dipingere i BRICS come una congrega di autocrazie intente solo a contrapporsi agli USA. Lo stile politico di Lula è sereno, dimesso, marcatamente non fazioso. Tra i leader della sinistra terzomondista solo Nelson Mandela ha goduto di un rispetto e di una benevolenza da parte di Washington superiori a quelli di questo umile, affascinante ex-operaio di fabbrica divenuto leader mondiale. Il prestigio euroatlantico non gli è stato di ostacolo o di imbarazzo, e non gli ha impedito di perseguire, contemporaneamente, una costante strategia di amicizia e di cooperazione con la Russia e con la Cina”.

[1] https://www.coha.org/lula-brazils-lost-leader/

[2] https://mondiplo.com/cual-es-el-balance-social-de-lula

[3] https://reporterre.net/Le-Bresil-prend-un-tournant-negatif-sur-l-environnement-et-la-deforestation

[4] http://news.bbc.co.uk/2/hi/business/4527438.stm

[5] https://www.telesurtv.net/opinion/Brasil-El-regreso-de-un-pueblo-20221101-0012.html

MEMO. Venerdì, il quarto comitato dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite (UNGA) ha adottato quattro risoluzioni a favore della Palestina, inclusa l’estensione del mandato dell’Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso ed il lavoro per i rifugiati palestinesi (UNRWA) e l’illegalità delle colonie israeliane.

Nell’estendere le operazioni dell’UNRWA, 164 paesi hanno votato a favore della risoluzione, sei hanno votato contro ed altri cinque si sono astenuti.

Nel frattempo, 165 paesi hanno votato a favore di una risoluzione per assistere i profughi palestinesi, mentre dieci si sono astenuti e solo Israele ha votato contro.

Allo stesso tempo, 160 paesi hanno votato a favore di una risoluzione sulla proprietà dei profughi palestinesi e sulle loro entrate, mentre sette paesi hanno votato contro la risoluzione e sette si sono astenuti.

Inoltre, 150 paesi hanno votato a favore di una risoluzione sulle colonie e sulle pratiche israeliane nel territorio palestinese occupato, tra cui Gerusalemme Est e le Alture del Golan siriane, mentre otto paesi hanno votato contro la risoluzione e 14 si sono astenuti.

Il ministro palestinese degli Affari esteri e degli espatriati, Riyad al-Maliki, ha salutato il voto ed il sostegno internazionale delle risoluzioni a favore della Palestina.

Al-Maliki ha annunciato in una dichiarazione che il voto favorevole dei paesi arriva alla luce delle sistematiche violazioni da parte di Israele contro i palestinesi, dei loro diritti e della mancanza del rispetto israeliano nei confronti del diritto internazionale.

Ha aggiunto che queste decisioni riaffermano i diritti legittimi dei palestinesi, il primo dei quali è quello all’autodeterminazione ed il diritto al ritorno dei rifugiati.

Quds Press. I media israeliani hanno riferito che un soldato ha sparato a due israeliani alla stazione degli autobus di Egged, nella città di Ra’anana (Palestina centrale occupata nel 1948), lunedì mattina all’alba.

Il sito di notizie ebraico 0404 ha scritto: “La sparatoria ha provocato la morte di una persona e il ferimento lieve dell’altra”, osservando che “si sono avvicinati al soldato in un modo che ha sollevato i suoi sospetti, e lui ha pensato che fossero palestinesi con l’intenzione di eseguire un’operazione”.

Da parte sua, la polizia di occupazione ha confermato che “l’incidente non è stato un tentativo di attacco terroristico”, come hanno detto, sottolineando di aver “aperto un’indagine al riguardo”.

Ramallah-Quds Press. Il ministero della Salute dell’Autorità Palestinese ha rivelato, in una breve dichiarazione, che questa mattina, lunedì, a Bitunia, è stata uccisa una ragazza di 19 anni, Sana at-Tal, della cittadina di az-Zahiriya, a sud di Hebron/al-Khalil, sottolineando che tali informazioni sono pervenute dall’Autorità per gli Affari Civili.

Il ministero aveva annunciato la morte di una giovane donna, uccisa a colpi di arma da fuoco dalle forze di occupazione israeliane (IOF), nella città di Beitunia, a ovest di Ramallah (Cisgiordania centrale).

Testimoni oculari hanno riferito a Quds Press che questa mattina all’alba, soldati israeliani, appostati dietro veicoli parcheggiati, hanno sparato pesantemente contro un’auto che passava, ferendo un giovane e una ragazza. Hanno aggiunto che i soldati li hanno trattenuti per due ore e poi hanno consegnato la ragazza all’ambulanza palestinese e hanno arrestato il giovane.

Non appena la ragazza ferita è arrivata al Palestine Medical Complex di Ramallah, i medici ne hanno constatato il decesso a causa di un grave trauma cranico.

Un portavoce dell’esercito di occupazione ha affermato che il veicolo ha cercato di investire soldati israeliani, durante un’attività dell’esercito nella zona di Ramallah, e che i soldati hanno sparato all’auto, dopo aver sentito che le loro vite erano in pericolo.

PIC. La madre del prigioniero Ahmed Manasra, detenuto nelle carceri israeliane da quando aveva 14 anni, ha dichiarato di aver potuto toccare il dito del figlio, per la prima volta dal suo arresto, avvenuto sette anni fa.

Crudeltà israeliane. Nelle dichiarazioni alla stampa, la madre di Manasra ha affermato di aver chiesto al giudice israeliano di stringere la mano al figlio, ma lui si è rifiutato e le ha permesso di toccargli il dito solo per due minuti.

“Ho toccato il dito di mio figlio per la prima volta in sette anni”, ha dichiarato ai giornalisti dopo una sessione del processo israeliano per prolungare la detenzione in isolamento di Ahmed Manasra.

La scorsa settimana, la famiglia del prigioniero gerosolimitano Ahmed Manasra, 21 anni, ha lanciato un appello ai gruppi internazionali per i diritti umani affinché intervengano per salvare il figlio dalla detenzione in isolamento e per lavorare al suo rilascio prima che la sua salute psicologica si deteriori ulteriormente.

La madre ha dichiarato che le condizioni di salute mentale di Manasra sono peggiorate a causa della sua prolungata detenzione in una cella di isolamento nel carcere di Ashkelon, aggiungendo che non gli è permesso vedere o parlare con nessuno nel carcere.

La madre ha chiesto di fare pressione sull’autorità di occupazione israeliana per porre fine all’isolamento del figlio, esprimendo la speranza di poterlo abbracciare.

Organismi internazionali, tra cui l’Unione Europea e le Nazioni Unite, hanno già chiesto l’immediato rilascio di Manasra, detenuto all’età di 14 anni.

Nablus – PIC. Il detenuto politico Anas Hamdi è stato trasferito, per la seconda volta in pochi giorni, dal carcere di Gerico ad un ospedale palestinese, dopo il peggioramento delle sue condizioni di salute a causa del suo sciopero della fame.

Hamdi, che sabato è entrato nel settimo giorno del suo sciopero della fame, è stato rapito dalle forze di sicurezza dell’Autorità Palestinese circa un mese fa.

Più tardi, un tribunale palestinese ha ordinato il suo rilascio, ma le autorità di sicurezza hanno deciso di tenerlo in detenzione per volere del governatore di Nablus.

Sua sorella, Asmaa Hamdi, ha detto che soffre di grave affaticamento fisico e dolori allo stomaco e agli organi interni e ha vomitato diverse volte.

Ha aggiunto che suo fratello ha organizzato lo sciopero della fame per esprimere il proprio rifiuto verso l’ingiustizia e l’oppressione a cui è esposto per mano delle forze di sicurezza dell’ANP e per affermare il suo diritto a vivere con libertà e dignità tra i suoi familiari.

Ramallah – PIC. Attivisti e giornalisti palestinesi hanno riferito che coloni hanno recentemente stabilito una serie di nuovi avamposti sulle terre palestinesi annesse nelle cittadine di Kafr Malik e Deir Jarir, vicino alla colonia di Kochav Hashahar, ad est di Ramallah.

Hanno spiegato che decine di coloni hanno piazzato strutture di case mobili su vasti tratti di terra intorno a Kochav Hashahar, come parte di un piano israeliano per controllare l’area di terra più ampia possibile nella Cisgiordania occupata.

Gli specialisti sulle colonie hanno lanciato l’allarme sulle intenzioni israeliane di controllare completamente la campagna orientale di Ramallah, attraverso la costruzione di più avamposti coloniali.

L’attivista anti-colonie Bashar al-Qaryuti, da parte sua, ha affermato che la costruzione di ulteriori avamposti mira a controllare l’Area C della Cisgiordania nella sua interezza, specialmente nella Cisgiordania centrale e nella Valle del Giordano.

Traduzione per InfoPal di F.H.L.

Gaza – PIC. Il comitato superiore per le persone colpite dalla guerra del 2014 a Gaza si è organizzato sabato mattina per partecipare alla protesta contro il mancato pagamento dell’assistenza finanziaria da parte dell’UNRWA alle famiglie, dopo un’attesa di otto mesi.

Decine di cittadini di Gaza, colpiti dalla guerra del 2014, si sono radunati nel distretto centrale della Città di Gaza, portando cartelli che chiedevano all’UNRWA di pagare loro il risarcimento finanziario e porre fine alle loro sofferenze.

“Siamo venuti oggi per consegnare il nostro messaggio ai funzionari [dell’UNRWA], [affermando] che continueremo a rivendicare i nostri diritti e non ci fermeremo finché non li raggiungeremo, quindi smettetela di rimandare”, ha detto il capo del comitato Abdul-Hadi Muslim in un discorso durante il sit-in.

Muslim ha accusato l’UNRWA di trascurare le sofferenze delle persone colpite dalla guerra del 2014 e ha esortato il governo palestinese e le parti interessate a fare pressione sull’agenzia per i rifugiati, affinché paghi loro l’aiuto finanziario.

“Siamo stati pazienti per otto anni, sperando di vedere la fine di questa vicenda e le persone colpite risarcite, ma la nostra pazienza si sta esaurendo”, ha sottolineato.

New York. Il Comitato per la decolonizzazione delle Nazioni Unite ha adottato venerdì sera una bozza di risoluzione palestinese che chiede un parere consultivo alla Corte internazionale di giustizia (CIG) sull’occupazione prolungata di Israele.

La risoluzione approvata dal Quarto Comitato delle Nazioni Unite a New York chiede che la Corte Internazionale di Giustizia (CIG) si pronunci “urgentemente” sulla “prolungata occupazione, insediamento e annessione del territorio palestinese” da parte di Israele, che sta violando il diritto dei palestinesi all’autodeterminazione.

98 Paesi hanno votato a favore della risoluzione, 52 si sono astenuti e 17 hanno votato contro.

Gaza – MEMO. Le autorità israeliane hanno vietato l’esportazione di pesce dalla Striscia di Gaza alla Cisgiordania occupata, con il pretesto che si sono verificati tentativi di contrabbando di pesce nei mercati israeliani, secondo quanto riferito dal quotidiano Haaretz.

Il giornale afferma che il divieto è stato imposto lunedì, dopo che un camion che trasportava pesce da Gaza è stato intercettato domenica al checkpoint di Rantis, in viaggio dalla Cisgiordania verso Israele.

Haaretz ha citato i commercianti di Gaza che hanno affermato che la mossa equivale ad una punizione collettiva, perché Israele e l’Autorità Palestinese, e non i pescatori di Gaza, sono responsabili per la prevenzione del contrabbando dalla Cisgiordania.

Da parte sua, il coordinatore del Comitato dei pescatori della Federazione dei comitati di azione agricola, Zakaria Bakr, ha affermato che il divieto mira solo a danneggiare la Striscia di Gaza ed i suoi pescatori.

“L’occupazione israeliana mira a distruggere il settore della pesca e ritira i pescatori dal mare di Gaza, e a lavorare con tutti i mezzi per rendere il settore della pesca economicamente impraticabile”, ha aggiunto.

Ha sottolineato che qualsiasi operazione di esportazione aumenta i prezzi e avvantaggia i pescatori, sottolineando che il salario giornaliero di un pescatore non supera i 25 shekel (7 dollari statunitensi).

“Per anni, le autorità israeliane hanno impedito l’ingresso di attrezzature da pesca e limitato le zone di pesca”, ha affermato

“Israele consentiva l’esportazione del pesce da Gaza verso i suoi mercati, ma ora ha limitato le esportazioni a 40 tonnellate nella Cisgiordania occupata”, ha detto Bakr, aggiungendo che si tratta di una quantità molto ridotta.

Gerusalemme/al-Quds – MEMO. Il vicesindaco israeliano della Gerusalemme occupata, Aryeh King, sta aiutando un anonimo filantropo a trasferire cittadini non ebrei dalla Palestina storica verso un paese straniero. Il 49enne è un attivista e politico di destra. I suoi genitori emigrarono dall’Inghilterra e si stabilirono in un kibbutz nella Palestina storica.

“Mi ha contattato un filantropo ebreo sionista. È alla ricerca di un manager con un atteggiamento proattivo, a beneficio di un’iniziativa imprenditoriale il cui scopo è favorire l’emigrazione dei non ebrei, fuori dai confini della terra di Israele”, ha scritto King su Facebook. “L’intenzione è quella di incoraggiare i non ebrei a trasferirsi fuori dai confini del nostro Paese”. King ha esortato i suoi followers a contattarlo se fossero “adatti” e che avrebbe organizzato un incontro con il rappresentante dell’anonimo filantropo.

Il Jerusalem Post ha citato un’intervista tra King ed una stazione radio israeliana. A King è stato chiesto se il piano fosse una versione “riciclata” di una proposta dell’ex-ministro del Turismo Rehavam Ze’evi di trasferire i palestinesi verso le nazioni arabe della regione. La proposta del 2007 era stata concepita per risolvere quella che viene spesso definita come preoccupazione demografica di Israele. La Palestina afferma che questo è un modo educato per nascondere il razzismo intrinseco del paese che vede i non ebrei come un problema che deve essere risolto, sfollandoli dalla loro patria ancestrale.

La proposta di Ze’evi aveva offerto ad un milione di palestinesi residenti nei campi profughi in Cisgiordania incentivi per un totale di 50 miliardi di dollari per lasciare l’area. Apparentemente, da $50 mila a 100 mila dollari statunitensi dovevano essere offerti a ciascun rifugiato se avesse accettato di andarsene. Attualmente ci sono tanti palestinesi nella Palestina storica quanti sono gli ebrei. La “legge del ritorno” razzista israeliana ha negato ad altri sei milioni di palestinesi il diritto di tornare nelle loro case e nel territorio da cui erano stati etnicamente sfollati.

King ha negato che il nuovo piano sia un “revival” della proposta del 2007. “Non è affatto riciclato. È molto chiaro e pulito, come la nostra ‘Legge del Ritorno'”, ha dichiarato King alla stazione radio israeliana. “Essenzialmente l’idea viene dalla ‘Legge del Ritorno'”.

“La ‘Legge del Ritorno’ è una legge razzista”, ha ammesso King. “Non permette a tutti di immigrare in Israele. Quindi abbiamo detto a coloro per i quali non si applichi la Legge del Ritorno, ma sono già in Israele, che li incoraggeremo – aiutandoli a trovare lavoro o studio o qualsiasi altra modalità – a lasciare il paese. Win-win“.

King ha continuato dicendo che preservare la maggioranza ebraica è per lui più importante della democrazia. “Non è scritto nella Dichiarazione d’Indipendenza che Israele sia uno stato democratico, è uno stato ebraico in cui la minoranza ha dei diritti. Per me è più importante che il paese sia ebraico che democratico”.

Traduzione per InfoPal di F.H.L.

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Informazioni sul Fronte Palestina

Per sviluppare un lavoro di classe nel sostegno alla lotta di liberazione della Palestina e degli altri popoli oppressi e aggrediti dall'imperialismo, oltre alle sterili e dannose concezioni del pacifismo e dell'equidistanza tra aggressori e aggrediti che hanno in gran parte contribuito ad affossare il movimento contro la guerra nel nostro paese negli ultimi anni, si è deciso di fondare l'organismo nazionale Fronte Palestina.

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