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BDS Italia - sezione italiana per il movimento a guida palestinese per il boicottaggio, disinvestimento e sanzioni contro Israele
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Lo scorso anno le esportazioni di ortaggi verso Israele hanno raggiunto un valore di 81,25 milioni di euro, pari al 68 % delle esportazioni complessive di ortaggi dalla Cisgiordania [Khalil Hamra / AP]

Le forze armate israeliane hanno bloccato le esportazioni agricole palestinesi attraverso la Giordania coll'ultima escalation di una guerra commerciale che dura da mesi e che arriva tra i timori di un riaccendersi della violenza nella regione per il controverso piano per il Medio Oriente sostenuto dagli Stati Uniti.

Seguendo le direttive del ministro della Difesa Naftali Bennett, l'esercito israeliano ha dichiarato che non avrebbe permesso ai palestinesi di trasferire i loro prodotti attraverso il loro valico di frontiera verso la Giordania, l'unica via di esportazione diretta della Cisgiordania occupata verso il mondo esterno.

L'Autorità Palestinese, appoggiata dall'Occidente, ha affermato che le forze israeliane ai posti di blocco hanno bloccato le spedizioni di ortaggi che stavano per essere esportate all'estero.

In una dichiarazione, il ministero dell'Agricoltura palestinese ha detto che le esportazioni di ortaggi verso Israele hanno raggiunto l'anno scorso il valore di 81,25 milioni di euro, che rappresenta il 68 percento delle esportazioni complessive di ortaggi da parte della Cisgiordania occupata.

Il ministro palestinese per l'agricoltura Riyal al-Attari ha dichiarato alla radio Voice of Palestine: "Ieri, il responsabile dei valichi israeliani ha informato tutti gli esportatori e tutte le parti interessate che a partire da domenica tutti i prodotti agricoli palestinesi sarebbero stati banditi dall'esportazione attraverso la Giordania verso i mercati mondiali".

Il vice ministro dell'economia palestinese Tariq Abu Laban ha dichiarato all'agenzia di stampa palestinese WAFA che la decisione di vietare l'esportazione di beni palestinesi costituisce la risposta alla decisione del governo palestinese di vietare l'importazione di vitelli israeliani.

La crisi è scoppiata a settembre quando i palestinesi hanno deciso di interrompere l'importazione di carne bovina da Israele.

L'Autorità Palestinese ha affermato che la maggior parte dei 120.000 capi di bestiame importati mensilmente da Israele risultavano capi d'importazione e che quindi si è preferito importare direttamente dall'estero.

La mossa sembrava rivolta a ridurre la dipendenza economica dei palestinesi da Israele.

Poco dopo l'annuncio di settembre, gli allevatori di bestiame israeliani hanno visto un calo del loro mercato e hanno fatto pressioni sulle autorità israeliane affinché prendessero provvedimenti.

Bennett ha reagito con un bando verso la carne bovina palestinese ed altri prodotti, inducendo i palestinesi ad espandere il loro boicottaggio e a smettere di importare verdure, frutta, bevande e acqua minerale israeliane.

I palestinesi affermano che le loro azioni sono rivolte a spingere Israele a revocare il suo divieto, mentre Israele afferma che il normale scambio commerciale sarà ripristinato nel momento in cui i palestinesi annulleranno il bando verso il bestiame che avrebbe scatenato in origine la crisi.

La crisi commerciale è arrivata nel mezzo di un'impennata di violenza a seguito della rivelazione del piano mediorientale del presidente americano Donald Trump, che i palestinesi hanno decisamente respinto.

Dieci giorni di proteste contro il piano di Trump hanno visto almeno cinque palestinesi uccisi dalle forze israeliane.

Fonte Al Jazeera

Traduzione di BDS Italia

La società civile palestinese accoglie con favore questo tanto atteso elenco dell'ONU delle società che sono complici del progetto coloniale illegale di Israele, che costituisce un crimine di guerra ai sensi del diritto internazionale. Ringraziamo tutte le organizzazioni per i diritti umani che hanno lavorato instancabilmente per la pubblicazione di uno strumento di trasparenza e responsabilità così importante.

Sostenere il diritto internazionale è l'unica risposta appropriata ai tentativi dei regimi autoritari e di estrema destra, guidati dalla Casa Bianca di Trump e dal governo estremista israeliano, di minare i diritti umani e lo stato di diritto e imporre invece il dominio dei più potenti.

Riconoscendo l'importante ruolo che le Nazioni Unite hanno svolto nel porre fine all'apartheid in Sudafrica, consideriamo la pubblicazione di questo database come un primo passo significativo e concreto da parte di una entità delle Nazioni Unite per ritenere responsabili le società israeliane e internazionali che rendono possibili e traggono profitto dalle gravi violazioni dei diritti dei palestinesi da parte di Israele.

Alcune menzioni degne di nota tra le 112 compagnie complici nella lista della vergogna delle Nazioni Unite sono le prime cinque banche israeliane in cui AXA investe (Bank Hapoalim, Bank Leumi, First International Bank of Israel, Mizrahi Tefahot Bank e Israel Discount Bank), Delta Israel, il concessionario esclusivo di Puma in Israele, e Shapir, partner di CAF per lo sviluppo della Ferrovia Leggera di Gerusalemme. Inoltre sono inclusi Delek Group, Egged, General Mills, Motorola Solutions, JCB, Alstom, la compagnia idrica nazionale israeliana Mekorot, e le compagnie di viaggi TripAdvisor, Airbnb, Booking.com, Edreams e Expedia.

Tuttavia, numerose società e banche coinvolte in attività commerciali dirette o indirette nelle o con le colonie non sono ancora incluse nel database. G4S, le società di Hewlett Packard, Elbit Systems, Caterpillar, Hyundai Heavy Industries, Volvo, Heidelberg Cement e Cemex sono tra le tante altre aziende di alto profilo che sono indiscutibilmente coinvolte nel progetto coloniale illegale di Israele, come meticolosamente documentato da gruppi per i diritti umani, il gruppo di ricerca israeliano indipendente WhoProfits e il progetto USA dell'American Friends Service Committee Investigate. Tuttavia esse mancano dalla lista delle Nazioni Unite.

Facciamo appello per continue pressioni da parte della gente comune e della società civile sull'OHCHR affinché si conformi alla risoluzione 31/36 del Consiglio per i Diritti Umani resistendo alle pressioni politiche, sia da parte degli USA, degli stati europei o di Israele, e impegnandosi ad aggiornare costantemente la lista pubblica.

Nessuna società internazionale o israeliana che è complice nel rendere possibile, agevolare e trarre profitto dal regime di oppressione israeliano dovrebbe godere dell'impunità.

È giunto il momento che tutte le istituzioni pubbliche, i consigli comunali, le chiese, i sindacati, le organizzazioni culturali, le università, i fondi di investimento e altri smettano di firmare contratti, acquistare da o investire in una qualsiasi delle società nella lista della vergogna delle Nazioni Unite, per evitare complicità nel progetto coloniale israeliano.

Il movimento BDS per i diritti dei palestinesi continuerà la lotta pacifica, sostenuta da persone di coscienza in tutto il mondo, per la libertà, la giustizia, l'uguaglianza e per porre fine a tutte le complicità con il decennale regime di occupazione militare, colonialismo di insediamento e apartheid di Israele.

Comitato nazionale palestinese per il BDS (BNC)

Traduzione di BDS Italia

Foto: 7iber / Sherbel Dissi

Ci congratuliamo con il Parlamento giordano per la rigorosa decisione presa la scorsa domenica di rifiutare l'importazione di gas naturale da Israele. Chiediamo al Parlamento di adottare le misure necessarie per convertire questa decisione in una legge vincolante.

Il Comitato nazionale palestinese del BDS accoglie con favore la decisione del Parlamento giordano di vietare al governo di importare il gas naturale da Israele. Chiediamo al Parlamento giordano di trasformare questa decisione in una legge vincolante.

Ci uniamo alla stragrande maggioranza in Giordania e nel mondo arabo nel chiedere che il governo giordano, insieme al governo egiziano, pongano fine alle importazioni di gas da Israele.

Israele usa i proventi di questi accordi sul gas per perpetuare il suo regime di occupazione, di apartheid e di colonialismo di insediamento contro il popolo palestinese. Questi accordi disastrosi pongono anche i bisogni energetici di questi paesi in ostaggio di Israele.

pic.twitter.com/3B254mV3CT

Fonte BNC

Traduzione di BDS Italia

In seguito alla cancellazione dell’incontro con il giornalista palestinese Ahmed Abu Artema, co-organizzatore della Grande Marcia del Ritorno a Gaza, prevista ad Almese (Valsusa) il 17 gennaio 2020 presso la sala consiliare di Almese su richiesta della locale sezione Anpi, BDS Italia

ringrazia 

la presidentessa dell’ANPI Carla Federica Nespolo per aver preso le distanze dalla cancellazione dell’evento ed aver condannato il clima in cui chi critica il governo israeliano viene accusato di antisemitismo. La ringraziamo inoltre per aver ribadito la solidarietà dell’ANPI nazionale riguardo ai diritti sociali e politici del popolo palestinese e per aver condannato l’assedio israeliano contro la Striscia di Gaza e le politiche israeliane di continuo espansione degli insediamenti nei Territori palestinesi occupati;

denuncia

le intimidazioni e la censura nei confronti di iniziative di solidarietà e di sostegno alla causa del popolo palestinese, in particolare della popolazione civile di Gaza, sottoposta da oltre 12 anni ad un blocco illegale da parte dell’esercito israeliano, una punizione collettiva che viola le norme del diritto internazionale. La censura preventiva ha impedito che la voce dei gazawi, rappresentati da Ahmed Abu Artema, potesse essere ascoltata dalla popolazione valsusina e dagli iscritti all’ANPI;

chiede

che vengano individuate le responsabilità riguardo a questo gravissimo caso di censura incluse quelle di organizzazioni filo-israeliane che ci risultano responsabili delle pressioni in sede locale per l’annullamento dell’iniziativa con notizie false e diffamatorie su Abu Artema e il BDS.

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BDS Italia è un movimento per il boicottaggio, disinvestimento e sanzioni contro l'occupazione e l'apartheid israeliane, costituito da associazioni e gruppi in tutta Italia che hanno aderito all'appello della società civile palestinese del 2005 e promuovono campagne e iniziative BDS a livello nazionale e locale. Il movimento BDS sostiene la parità di diritti per tutte e tutti e perciò si oppone ad ogni forma di razzismo, fascismo, sessismo, antisemitismo, islamofobia, discriminazione etnica e religiosa.

Mercoledì scorso oltre 50 gruppi brasiliani hanno ottenuto una vittoria a favore dei palestinesi e della demilitarizzazione del Brasile, mobilitando l'opposizione all'interno del parlamento brasiliano perché facesse ostruzionismo contro un disegno di legge rivolto a rafforzare la cooperazione militare e scientifica con Israele. Li applaudiamo mentre questa battaglia prosegue nel 2020.

Ringraziamo oltre 50 organizzazioni brasiliane che insieme hanno ostacolato l'alleanza militare di Bolsonaro con un Israele [colpevole di] apartheid. L'opposizione nel parlamento brasiliano ha fatto ostruzionismo con successo ad una proposta di legge che avrebbe rafforzato la cooperazione militare e scientifica con Israele, proposta dal deputato Eduardo Bolsonaro, figlio del presidente.

La battaglia continuerà nel 2020 per far fallire del tutto gli accordi e porre fine ai legami militari del Brasile con Israele. I movimenti brasiliani hanno affermato che questa cooperazione alimenta non solo l'apartheid israeliano, ma "una maggiore militarizzazione e violenza della polizia, aggravando una realtà già disperata, specialmente per i neri, i giovani e i residenti delle favelas".

pic.twitter.com/O3W3PswSMh

Fonte: BNC

Traduzione di BDS Italia

BDS Italia aderisce alla giornata di mobilitazione internazionale per la pace di sabato 25 gennaio 2020 contro le politiche di guerra a fianco dei popoli che lottano contro l’occupazione militare, il dominio coloniale e le discriminazioni su base etnica e religiosa. I gruppi e le associazioni aderenti a BDS Italia parteciperanno alle iniziative che si svolgeranno in tutta Italia mettendo al centro della mobilitazione il sostegno alla lotta dei palestinesi per la libertà, l’uguaglianza e la giustizia.

Una giusta soluzione alla cosiddetta “questione palestinese”, basata sul rispetto dei diritti umani e del diritto internazionale, è una delle chiavi essenziali affinché ci possano essere pace e stabilità in Medio Oriente. Le politiche dell’amministrazione Trump in Medio Oriente e in Palestina, con l’appoggio incondizionato al regime israeliano di occupazione militare, colonialismo e apartheid imposto ai palestinesi e con il sostegno alle attività militari aggressive di Israele nella regione, in vista di una generale ridefinizione dell’egemonia e dei poteri sull’area, alimentano tensioni e pericoli di un conflitto che potrebbe espandersi pericolosamente.

Dal 2005 l’Italia ha un accordo bilaterale di cooperazione militare con Israele ed è uno dei maggiori esportatori di armamenti a livello europeo non solo verso questo paese, ma anche verso Arabia Saudita e Turchia. Come sancito dalla Legge 185/90, l’Italia deve fermare la vendita di armi ai paesi in guerra o che violano i diritti umani. Inoltre, in Sardegna le forze armate israeliane svolgono esercitazioni militari in ambito NATO e sperimentano armi causando danni all’economia, alla salute e alla libertà delle persone.

BDS Italia rilancia l’appello per iniziative che interrompano le complicità con Israele e che lo costringano a rispondere delle proprie responsabilità per le continue violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale:

  • Porre fine a ogni cooperazione e/o commercio con il settore militare e della sicurezza di Israele attraverso un embargo militare bidirezionale, come quello che fu adottato contro il Sud Africa dell'apartheid.
  • Boicottare le imprese israeliane che producono tecnologia per la sicurezza e armi, vendute in tutto il mondo dopo averle testate a Gaza e negli altri territori occupati, e altre società coinvolte nel sostegno dell’apparato oppressivo israeliano.
  • Interrompere la cooperazione tra le università italiane e le istituzioni accademiche israeliane, coinvolte nella ricerca sullo sviluppo di armi e sistemi di sicurezza per la repressione dei palestinesi.

BDS Italia

Un'aula di Gaza distrutta durante gli attacchi di Israele del 2014: Active Stills, Basel Yazouri

L'ordine esecutivo (EO) annunciato da Trump vorrebbe andare nel solco dei suoi pericolosi attacchi alla difficile battaglia per i diritti democratici.

Fare un uso illegale dei finanziamenti federali per costringere le università a reprimere la libertà accademica e la libertà di parola a sostegno dei diritti dei palestinesi ai sensi del diritto internazionale è antidemocratico e anti-palestinese.

I palestinesi chiedono che vengano scissi i legami istituzionali con le università israeliane in quanto partner del regime di apartheid di Israele e dei suoi crimini contro i palestinesi. Le università israeliane sono complici nella progettazione, attuazione, giustificazione e camuffamento del sistema israeliano di oppressione razziale.

Questo EO non riguarda la lotta all'antisemitismo, ma piuttosto la repressione della contestazione verso Israele e il respingimento della costante crescita di misure responsabili che provengono dai campus statunitensi dando speranza ai palestinesi.

Non abbiamo dubbi che accademici e studenti di sani principi continueranno a resistere agli attacchi ai diritti all'istruzione e alla libertà accademica, ovunque si verifichino.

Fonte: PACBI

Traduzione di BDS Italia

Il parlamento austriaco dovrebbe rispettare il diritto dei palestinesi e dei cittadini austriaci a sostenere le campagne BDS per la libertà, la giustizia e l'uguaglianza del popolo palestinese

Le organizzazioni della società civile palestinese

2 gennaio 2020

Ai Membri del Parlamento nazionale austriaco e ai Partiti politici,
 
Noi, sottoscritte coalizioni della società civile palestinese, organizzazioni per i diritti umani e sindacati, vi scriviamo in merito alla risoluzione (141/A(E)) “Condanna dell’antisemitismo e Movimento BDS ” presentata congiuntamente da tutti i partiti politici eletti per essere discussa e votata nel parlamento austriaco.
 
Lodiamo tutti gli sforzi sinceri e seri per combattere l'antisemitismo perché, come voi, rifiutiamo l'antisemitismo come una delle forme più dannose di razzismo, soprattutto alla luce della crescente intolleranza antiebraica e dei crimini generati dall'odio in tutta Europa.
 
Allo stesso tempo, ci aspettiamo che riconosciate che la lotta contro l'antisemitismo non debba essere usata per reprimere la lotta contro altre forme di razzismo e discriminazione razziale, indipendentemente dall'autore.

Nel 1988, M. Thatcher, vietò ai consigli comunali di boicottare il Sudafrica per denunciare il suo sistema di apartheid. Oggi B. Johnson vuole vietare loro di boicottare l'apartheid israeliano. Era sbagliato allora, è sbagliato ora.

Nel 1988, Margareth Thatcher, allora primo ministro del Regno Unito, vietò il boicottaggio e il disinvestimento messi in atto dai consigli comunali per combattere l'apartheid in Sudafrica. Oggi, Boris Johnson ha l'intenzione di vietare il boicottaggio e il disinvestimento messi in atto dai consigli comunali per denunciare l’apartheid israeliano. I sostenitori dei diritti umani e della libertà di espressione dovrebbero opporsi a questa repressione maccartista del nostro pacifico movimento anti-razzista, il BDS.

Il governo di Boris Johnson, come l'amministrazione anti-palestinese di Trump, è più che mai direttamente impegnato nella disperata guerra di repressione israeliana contro la difesa dei diritti dei palestinesi e in particolare contro il BDS.

pic.twitter.com/60GSESoORq

Comitato nazionale palestinese per il BDS (BNC)

Grazie al vostro supporto, il nostro movimento BDS per la libertà, la giustizia e l'uguaglianza ha continuato a crescere in dimensione e impatto nel 2019

L'amministrazione Trump e il governo Boris Johnson, entrambe anti-palestinesi, sono più che mai impegnati direttamente nella disperata guerra di repressione israeliana contro la difesa dei diritti dei palestinesi e in particolare il movimento BDS. Grazie al tuo supporto, il nostro movimento BDS per la libertà, la giustizia e l'uguaglianza ha continuato a crescere in dimensione e impatto nel 2019

 Dona ora per aiutarci a rispondere.

Ecco alcuni aspetti salienti dell'impatto del BDS nel 2019:

La seconda giornata internazionale di azione su AXA (gruppo assicurativo mondiale nato nel 1817 come Mutuelle de l'Assurance, N.d.T.)  è stata caratterizzata da mobilitazioni in tutto il mondo. Questo giorno ha coinciso con la giornata di solidarietà delle Nazioni Unite con il popolo palestinese e con la giornata del 4° sciopero climatico globale.

AXA, sebbene abbia appena promesso un nuovo impegno e nuove politiche climatiche sul carbone, continua ad investire centinaia di milioni di dollari in combustibili fossili e ad assicurare aziende inquinanti. Inoltre, un rapporto di luglio di SumOfUs [organizzazione internazionale impegnata nella verifica degli standard etico-sociali e ambientali delle imprese, specie multinazionali, N.d.T.], "AXA: il finanziamento di crimini di guerra" mostra che AXA investe 91 milioni di dollari nella più grande società di armi privata israeliana, la Elbit Systems, e in cinque banche israeliane che finanziano gli insediamenti illegali israeliani. Le armi di Israele e i suoi insediamenti in espansione stanno distruggendo la vita dei palestinesi e l'ambiente in cui vivono.

Palestinesi espulsi dalle loro case sotto la minaccia delle armi durante la Nakba

Negli anniversari della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani e della Risoluzione ONU 194 che afferma il diritto dei rifugiati palestinesi di ritornare alle loro case, il movimento di BDS insiste “sul menu completo dei diritti" per i palestinesi autoctoni.

Non sono interessato a raccogliere briciole di pietà gettate dalla tavola di qualcuno che si considera il mio padrone. Voglio il menu completo dei diritti." -- Arcivescovo emerito Desmond Tutu

La sezione del MUA di Sydney si è impegnata a non acquistare prodotti HP e ha invitato a un boicottaggio totale dei prodotti HP e al disinvestimento dalle aziende HP fino a quando non verranno annullati tutti i contratti che sostengono la violazione israeliana dei diritti dei palestinesi.

In linea con la sua tradizione di solidarietà con le lotte mondiali per la giustizia e l'uguaglianza, la sezione di Sidney dell'Unione marittima australiana ha aderito alla campagna internazionale Boicotta HP nella sua riunione del 29 ottobre. I membri si sono impegnati a non acquistare prodotti HP chiedendo un boicottaggio totale dei prodotti HP e il disinvestimento dalle società HP fino a quando non verranno annullati tutti i contratti che sostengono la violazione israeliana dei diritti dei palestinesi e del diritto internazionale. Si sono anche impegnati a sensibilizzare i membri del sindacato sulla complicità delle aziende HP con i crimini di Israele.

In passato, il sindacato è stato solidale con il movimento antiapartheid sudafricano, e gli stessi valori di libertà, giustizia e uguaglianza sono al centro del movimento palestinese di boicottaggio, disinvestimento e sanzioni di cui il boicottaggio di HP è parte.

Gentile sostenitore,

Mentre stavamo pianificando la nostra raccolta fondi di fine anno, il nostro sito Web BDS ha subito un attacco senza precedenti. Sono stati registrati oltre 3,9 milioni tentativi di accesso al sito Web, segno che una campagna di pirateria informatica ben organizzata era in atto, chiaramente parte della dichiarata "guerra cibernetica" di Israele contro il movimento BDS non violento per i diritti dei palestinesi.

Abbiamo respinto l'attacco e ci rifiutiamo di cadere in una trappola difensiva. Rimaniamo concentrati sul porre fine alla complicità internazionale con il regime israeliano di apartheid e occupazione militare.

Fare clic per scaricare e stampare questa scheda tecnica. Di seguito è riportato un foglio informativo di solo testo con collegamenti ipertestuali alle fonti.

La Palestina è una questione di giustizia climatica - l'apartheid israeliano non è "verde"

La catastrofica crisi climatica è alimentata dalla disuguaglianza globale e progettata da governi e società complici che mettono il profitto prima delle persone e del pianeta. Ovunque, i meno potenti sono i più colpiti.

I palestinesi autochtoni che vivono sotto l'occupazione e l'apartheid israeliano, senza alcun controllo sulla propria terra e sulle proprie risorse naturali, sono molto vulnerabili alla crisi climatica. Con Israele che monopolizza le risorse, l'aumento delle temperature sta esacerbando la desertificazione e la scarsità di acqua e terra creando un apartheid climatico.

Società multinazionali come AXA e HSBC , che investono in combustibili fossili, sono complici dell'oppressione del popolo palestinese da parte di Israele. Investono in società armandoIsraele, finanziando i suoi insediamenti illegali e saccheggiando la terra e le risorse naturali palestinesi.

In ottobre l'Autorità Palestinese ha deciso di vietare le importazioni di bestiame israeliano [AFP]

Muhammad Shehada*

L'ex ministro israeliano della Giustizia e membro della Knesset, Ayelet Shaked, ha dichiarato la scorsa settimana che "non dovrebbe esistere nessuna situazione in cui i palestinesi possano importare merci a piacimento, mentre boicottano i prodotti israeliani. Dobbiamo fermare questo processo."

Minacciando dure rappresaglie contro la popolazione sotto occupazione, Shaked ha citato i recenti tentativi del nuovo primo ministro dell'AP Mohammad Shtayyeh di ridurre la dipendenza palestinese dal mercato e dall'economia israeliani.

Nel mese di ottobre, l'AP ha deciso di vietare le importazioni di bestiame israeliano e di cercare fornitori alternativi nei paesi arabi vicini come la Giordania. Secondo Shaked, questa misura ha avuto un forte impatto negativo sul sostentamento di circa 500 agricoltori israeliani e ha messo in pericolo la loro attività.

L'attacco di Shaked è stato solo una delle tante dichiarazioni simili fatte di recente da funzionari israeliani, impegnati a dissuadere ad ogni costo l'AP dal tentativo di far avanzare il disimpegno economico da Israele.

Alcuni giorni prima, ad esempio, il coordinatore israeliano delle attività governative nei territori (COGAT), che dirige e amministra l'occupazione, ha minacciato di impedire all'AP di importare prodotti agricoli israeliani in Cisgiordania o di esportare prodotti palestinesi verso Israele, a meno che l'AP non ritiri il divieto sul bestiame israeliano.

Traduzione del tweet del BNC https://twitter.com/BDSmovement

La corte suprema dell'UE ha obbligato l'UE a etichettare i prodotti degli insediamenti illegali israeliani per non appoggiare il trasferimento di popolazioni attuato da Israele che costituisce un crimine nei confronti dei palestinesi. Sono necessarie maggiori pressioni per costringere l'Europa a porre fine all'ipocrisia e vietare tutte le relazioni economiche e finanziarie con gli insediamenti.

Obbligando l'UE e gli Stati membri a etichettare i prodotti [importati, N.d.T.] dagli insediamenti illegali di Israele, la corte suprema dell'UE ha inferto un duro colpo alla politica israeliana di apartheid riguardo ai trasferimenti di popolazioni.

Sono necessarie maggiori pressioni pubbliche e legali per costringere l'UE a rinunciare al suo doppio standard nei confronti di Israele e ad adempiere ai suoi obblighi ai sensi del diritto dell'UE e internazionale di smettere di assistere questo regime israeliano illegale e criminale nei confronti del popolo palestinese.

Come minimo, ciò richiede che l'UE vieti tutte le attività commerciali con gli insediamenti, invece di limitarsi a etichettare i loro prodotti.

BDSmovement.net

Fonte : BNC

Traduzione di BDS Italia

Sabato 9 novembre due rappresentanti del BDS di Bologna hanno approfittato della presenza di Fiona May in città per incontrarla al teatro dove si esibiva come attrice co-protagonista dello spettacolo “Maratona di New York”. L’atleta è infatti membro del Consiglio di vigilanza della Puma. Puma è lo sponsor principale della Israel Football Association (IFA), che, come documentato dall’organizzazione internazionale Human Rights Watch, include squadre di calcio con sede in insediamenti illegali israeliani, considerati un crimine di guerra ai sensi del diritto internazionale.

Durante il breve colloquio gli attivisti hanno ringraziato Fiona May per le sue battaglie contro ogni forma di razzismo e hanno illustrato la scomoda posizione di PUMA e del suo deprecabile ruolo di sponsor dell’IFA. Le sono stati consegnati l’appello delle oltre 200 squadre palestinesi in cui chiedono a PUMA di porre fine al suo sostegno alle politiche di occupazione militare israeliana, interrompendo il suo accordo di sponsorizzazione con l’IFA ed il toccante articolo di Aya Khattab, giocatrice della squadra nazionale femminile palestinese del calcio.  

È stato riferito a Fiona May che nella risposta di PUMA alle migliaia di persone che sostengono l’appello palestinese, la compagnia avesse affermato la propria “devozione all’uguaglianza universale”.

In una lettera aperta, il Khadamat Rafah, la migliore squadra del campionato di calcio di Gaza, invita le nazionali di Argentina e Uruguay a cancellare la partita "amichevole" nella Tel Aviv dell'apartheid. Israele ha negato al Khadamat Rafah il permesso di partecipare alla Coppa Palestina 2019, portando all’annullamento delle finali.

Care nazionali di calcio di Argentina e Uruguay,

Stiamo scrivendo dal Khadamat Rafah Football Club nella Striscia di Gaza, nel territorio palestinese occupato da Israele. Come vostri colleghi calciatori, vi invitiamo a rifiutarvi di giocare una partita amichevole o di partecipare a qualsiasi altro impegno in Israele fintanto che questo continuerà a negare i nostri diritti umani fondamentali.

La nostra squadra ha vinto quest'anno le finali della prima serie nella Striscia di Gaza. Essendo due delle migliori squadre di calcio, sapete bene cosa significa vincere un campionato sia per i giocatori che per i tifosi. Per noi, raggiungere questa vittoria nonostante le durissime condizioni imposte dall'occupazione israeliana ha reso tutto ancora più straordinario.

Cresce il numero delle associazioni, sindacati, movimenti, artigiani, commercianti, centri culturali e sportivi che si sono associati alla rete Spazi Liberi dall’Apartheid Israeliana – SPLAI.

Od oggi in Italia la rete SPLAI conta 150 attività commerciali, culturali e sportive che si sono schierate in difesa dei diritti umani e contro ogni forma di discriminazione, in solidarietà con la richiesta di libertà, giustizia e uguaglianza del popolo palestinese [Vedere elenco aderenti].

Gli associati alla rete SPLAI si impegnano a non intrattenere rapporti con istituzioni e imprese coinvolte nelle violazioni del diritto internazionale e che sostengono le politiche israeliane che discriminano i palestinesi e negano loro i diritti umani fondamentali.

Lanciata a giugno di quest’anno, la rete è cresciuta del 50 per cento in pochi mesi, a testimonianza di una determinazione a non restare in silenzio di fronte all’ingiustizia, all’oppressione, alla violenza e alla razzismo, ovunque accada.

La campagna SPLAI è già presente in diversi paesi, tra cui Belgio, Norvegia e Spagna, dove partecipano oltre trecento soggetti, tra cui decine di amministrazioni locali.

Volere la luna, laboratorio di cultura politica e di buone pratiche creato da Livio Pepino, Marco Revelli, Francesca Rascazzo, Tomaso Montanari, tra gli altri, ha commentato:

“Volere La Luna aderisce alla campagna SPLAI perché crede fortemente nel boicottaggio delle istituzioni israeliane come strumento di lotta non violenta per i diritti fondamentali del popolo palestinese.”

Pagine

Informazioni sul Fronte Palestina

Per sviluppare un lavoro di classe nel sostegno alla lotta di liberazione della Palestina e degli altri popoli oppressi e aggrediti dall'imperialismo, oltre alle sterili e dannose concezioni del pacifismo e dell'equidistanza tra aggressori e aggrediti che hanno in gran parte contribuito ad affossare il movimento contro la guerra nel nostro paese negli ultimi anni, si è deciso di fondare l'organismo nazionale Fronte Palestina.

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