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BDS Italia - sezione italiana per il movimento a guida palestinese per il boicottaggio, disinvestimento e sanzioni contro Israele
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Nel Regno Unito gli attivisti stanno celebrando una vittoria per i diritti dei palestinesi dopo che il Luton Town Football Club ha rimosso il marchio tedesco di abbigliamento sportivo Puma come proprio fornitore.”

"Vogliamo ringraziare il Luton Town FC per le risposte costruttive al nostro invito al boicottaggio di Puma e per averci comunicato direttamente la loro decisione di abbandonare l'azienda come fornitore delle tenute sportive", ha dichiarato Markus Keaney, portavoce della campagna di solidarietà Luton Palestine.

"Speriamo che altri club seguano l'esempio e scelgano di stare dalla parte della giustizia, della libertà e dell’uguaglianza".

Ramallah occupata, 2 agosto 2020 - Oggi, un tribunale militare israeliano vicino a Jenin ha accolto una richiesta da parte del servizio di sicurezza interna israeliano, Shin Bet, di prolungare di 15 giorni la detenzione del difensore dei diritti umani palestinese Mahmoud Nawajaa. Non sono state fornite né accuse né prove a Nawajaa o al suo avvocato, assegnatogli da Addameer-Prisoner Support e Human Rights Association.

Secondo il comunicato di Addameer (in arabo), lo Shin Bet ha detto alla corte di "sospettare" l'adesione di Nawajaa ad un partito proscritto al quale avrebbe prestato servizio, affermazioni che Nawajaa ha negato con veemenza quando è stato interrogato dal giudice militare.

Nawajaa ha detto al giudice (tramite videoconferenza, a causa delle restrizioni dovute al Covid-19) di essere in buona salute.

Decine di soldati israeliani delle forze di occupazione avevano preso d'assalto la casa di Mahmoud Nawajaa il 30 luglio, portandolo via da sua moglie e tre bambini piccoli bendato e ammanettato. Dal suo arresto, a Nawajaa è stato negato il diritto di vedere il suo avvocato.

In reazione alla decisione deltribunale militare, il co-fondatore del movimento BDS Omar Barghouti ha dichiarato:

L'audizione di oggi ha seguito esattamente il manuale di repressione dello Shin Bet israeliano, che ci ricorda quello del regime di apartheid in Sudafrica. Senza accuse o uno straccio di prova, lanciano menzogne oltraggiose ai difensori dei diritti umani palestinesi, come Mahmoud, per calunniarli e facilitare ai tribunali militari passacarte di prolungare la detenzione, il maltrattamento e, spesso, interrogatori crudeli.

Israele sa che, nonostante il suo massiccio investimento di risorse finanziarie, politiche, diplomatiche, mediatiche e di intelligence nella sua disperata guerra al movimento nonviolento BDS per i diritti dei palestinesi, non riesce a rallentare la crescita e l'impatto del movimento in tutto il mondo.

Chiediamo a tutti i sostenitori dei diritti umani in tutto il mondo di intensificare la pressione sul regime di oppressione israeliano affinché rilasci immediatamente Mahmoud e tutti i difensori palestinesi dei diritti umani e i prigionieri di coscienza rinchiusi nelle segrete di Israele. In particolare, è ora di tagliare ogni commercio e legame nel settore militare e della sicurezza con l'apartheid israeliana.

Il movimento BDS sul suo sito web ha indicato ai suoi attivisti delle azioni specifiche a sostegno della campagna #FreeMahmoud, che vanno dalla mobilitazione per fare pressione sui governi finché agiscano al rafforzamento delle campagne BDS in tutto il mondo.

Mahmoud Nawajaa, 34 anni, è il coordinatore generale del Comitato nazionale palestinese per il BDS (BNC), la più grande coalizione della società civile palestinese che guida il movimento globale nonviolento di boicottaggio, disinvestimento e sanzioni (BDS) per la libertà, la giustizia e l'uguaglianza per i palestinesi.

Secondo i suoi colleghi ed amici, Nawajaa, che ha conseguito un master in Relazioni internazionali, ha dedicato la sua vita alla lotta pacifica per i diritti dei palestinesi. Prima di entrare a far parte del movimento BDS, è stato direttore amministrativo, dal 2010 al 2013, del Health Development Information and Policy Institute (HDIP) di Ramallah, un'organizzazione di sviluppo senza scopo di lucro che opera nei settori della pianificazione delle politiche sanitarie, dell’advocacy, dell’empowerment delle donne e della maggiore democrazia attraverso una vivace società civile.

Fonte: Comitato nazionale palestinese per il BDS

Traduzione di BDS Italia

#FreeMahmoud: le forze di occupazione israeliane arrestano il coordinatore del BDS Mahmoud Nawajaa durante un raid notturno

Video dell'arresto

Ramallah sotto occupazione, 30 luglio 2020 – Attorno alle 3:30 del mattino, decine di soldati delle forze di occupazione israeliane, accompagnate da almeno un cane addestrato, hanno fatto irruzione nella casa di Mahmoud Nawajaa, coordinatore generale del Comitato nazionale palestinese del BDS (BNC), vicino a Ramallah, ammanettando, bendando gli occhi e portandolo via da sua moglie e tre bambini piccoli.

Mahmoud Nawajaa, 34 anni, è nato a Yatta, a sud di Hebron, e ha conseguito un master in Relazioni Internazionali.

Prima di essere portato via, Nawajaa è riuscito a dire alla moglie: "Prenditi cura dei bambini".

I due bambini più grandi di Mahmoud, di 9 e 7 anni, hanno gridato sfidando i soldati che avevano invaso casa loro per arrestare il padre. Il figlio maggiore ha detto: “Lascia stare papà. Esci. E il tuo cane non mi spaventa!"

Secondo la Convenzione internazionale delle Nazioni Unite sulla repressione e la punizione del crimine di apartheid, la "persecuzione di organizzazioni e singoli, privandoli dei diritti e delle libertà fondamentali, perché si oppongono all'apartheid", è uno degli atti disumani utilizzati per mantenere un regime di  apartheid.

Il movimento globale nonviolento per il Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni (BDS) è stato lanciato nel 2005 dalla stragrande maggioranza dei sindacati palestinesi, movimenti di massa, organizzazioni femminili e campagne. Chiede di porre fine all'occupazione israeliana e al regime di apartheid e che siano riconosciuti i diritti stabiliti dalle Nazioni Unite per i  rifugiati palestinesi forzatamente sfollati dal 1948di poter tornare alle loro case.

Il BNC, la più grande coalizione nella società palestinese, guida il movimento BDS in tutto il mondo.

In una recente dichiarazione del BNC che ha accolto favorevolmente la posizione di decine di esperti delle Nazioni Unite per i diritti umani che hanno condannato i piani formali di annessione di Israele come una cristallizzazione di "un apartheid del 21° secolo", Mahmoud Nawajaa ha dichiarato:

Per decenni, l'inazione e la complicità internazionali hanno permesso a Israele di violare le leggi che regolano una occupazione militare, facendo così avanzare la colonizzazione del territorio palestinese occupato e di imporre un regime di apartheid che è stato persino sancito da Israele con una legge nazionale.

Di fronte all'annessione illegale di Israele, al suo regime di apartheid e alla sua negazione del nostro diritto inalienabile all'autodeterminazione, è giunto il momento che tutti gli Stati e le organizzazioni internazionali rispettino i propri obblighi legali adottando contromisure efficaci, comprese le sanzioni.

Negli ultimi anni, il movimento BDS è cresciuto in tutto il mondo, il suo impatto ha raggiunto parlamenti in tutto il mondo, dal Sud Africa al Congresso degli Stati Uniti, partiti politici, importanti sindacati, chiese, campus, movimenti per la giustizia razziale e rinomati personaggi culturali e artistici.

Il governo israeliano di estrema destra ha combattuto per anni il movimento BDS, riconoscendone l'impatto strategico e stanziando ingenti risorse finanziarie e umane nella sua "guerra" contro di esso.

Il co-fondatore del movimento BDS, Omar Barghouti, ha chiesto un'efficace pressione internazionale per garantire il rilascio immediato di Mahmoud Nawajaa:

Mahmoud è un importante difensore dei diritti umani palestinese, molto apprezzato in Palestina e nel mondo per la sua instancabile e appassionata difesa dei diritti dei palestinesi. Come giovane leader della società civile, Mahmoud è un modello per i palestinesi, giovani e meno giovani, e fonte d'ispirazione per i sostenitori dei diritti dei palestinesi ovunque”.

Il regime israeliano di occupazione militare, colonialismo di insediamento e apartheid sta cercando disperatamente di terrorizzare gli attivisti palestinesi del BDS e le loro famiglie, dopo aver fallito nel rallentare la crescita del movimento. Chiediamo a tutti gli attivisti BDS di tutto il mondo di rafforzare ulteriormente la campagna BDS per fare sì che Israele risponda delle proprie responsabilità.

Mentre Israele diventa un modello per l'estrema destra razzista e autoritaria, il BDS sta diventando una componente chiave dell'onda progressista globale che combatte per la giustizia indigena, razziale, economica, sociale, di genere e climatica.

È giunto il momento per gli Stati non solo di difendere i palestinesi e altri difensori dei diritti umani, come Mahmoud, ma anche di imporre sanzioni legali e mirate per porre fine ai crimini di guerra di Israele, ai crimini contro l'umanità e all'intero regime di oppressione dei palestinesi indigeni. Solo questo può aiutarci a raggiungere la libertà, la giustizia e l'uguaglianza.

 

Il Comitato nazionale palestinese del BDS (BNC) è la più grande coalizione nella società civile palestinese, guida il movimento BDS mondiale e nonviolento per la libertà, la giustizia e l’uguaglianza dei palestinesi. Il movimento BDS rifiuta ogni forma di razzismo e di discriminazione razziale.

BDS Italia è un movimento per il boicottaggio, disinvestimento e sanzioni contro l'occupazione e l'apartheid israeliane, costituito da associazioni e gruppi in tutta Italia che hanno aderito all'appello della società civile palestinese del 2005 e promuovono campagne e iniziative BDS a livello nazionale e locale. Il movimento BDS sostiene la parità di diritti per tutte e tutti e perciò si oppone ad ogni forma di razzismo, fascismo, sessismo, antisemitismo, islamofobia, discriminazione etnica e religiosa.

È naturale che Israele esporti armi e pratiche poliziesche - ha passato decenni a "collaudarle in battaglia" contro i palestinesi

di Riya Al'sanah e Rafeef Ziadah

Dalla rivolta di Black Lives Matter negli Stati Uniti, il razzismo strutturale e la brutalità della polizia sono al centro del dibattito sul palcoscenico internazionale.

Forse ciò che è più stimolante è la vivace discussione in corso sulla riforma della polizia come parte di una più estesa politica abolizionista. Coloro che sono coinvolti in movimenti anti-razzisti fanno, ovviamente, da qualche tempo riferimento alle più annose vicende coloniali della brutalità della polizia, facendo accostamenti tra le varie realtà e mettendo sotto esame la circolazione internazionale di tattiche e tecnologie coercitive di polizia.

Inevitabilmente Israele è entrato in tale dibattito. Non perché tutte le pratiche repressive della polizia provengano da Israele. Certamente le pratiche di polizia statunitensi e britanniche erano razziste molto prima della creazione dello Stato di Israele.

In un recente messaggio, Antonio Neri, amministratore delegato di HP Enterprises ha giustamente sottolineato che, “Come azienda globale, abbiamo la responsabilità di aiutare a creare un mondo uguale per tutti. Le nostre convinzioni condivise includono un impegno per l'inclusione incondizionata." Ciò è avvenuto sulla scia delle proteste per la giustizia razziale che hanno dilagato negli Stati Uniti in seguito alle uccisioni di George Floyd, Ahmaud Arbery e Breonna Taylor per mano delle forze di polizia.

In effetti, siamo fermamente solidali con la lotta per la giustizia razziale negli Stati Uniti che ha anche rivelato, ancora una volta, le profonde connessioni tra i regimi oppressivi degli Stati Uniti e di Israele.

Sebbene il sostegno di HPE alle proteste guidate dai neri sia benvenuto e apprezzato, la sua continua complicità con il regime di apartheid israeliano mette in discussione il suo dichiarato impegno a favore dell'uguaglianza e dell'inclusione. HPE fornisce server esclusivi all'autorità israeliana per la popolazione e l'immigrazione. Ciò costituisce la spina dorsale del suo apartheid contro i palestinesi, poiché il sistema di identificazione dei diritti differenziali e dell'accesso emerge da questo registro della popolazione. HPE fornisce anche servizi alle forze di polizia israeliane.

Diciamo ad Antonio Neri che abilitare l'apartheid israeliano è l'opposto di uguaglianza e inclusione   

Unisciti a noi per fare pressione su HPE affinché rimanga fedele alle sue parole. Se ritiene di avere "la responsabilità di aiutare a plasmare un mondo che è uguale per tutte le persone", i palestinesi non fanno parte di questo mondo? Se le "convinzioni condivise di HPE comprendono un impegno per l'inclusione incondizionata", perché i palestinesi sono esclusi da questa visione?

Diciamo a HPE che anche i palestinesi meritano l'uguaglianza 

Invia un messaggio a HPE il 2 luglio, per porre fine al suo coinvolgimento nel sistema israeliano di segregazione e apartheid. Mentre Israele si avvicina all'annessione formale di parti della Cisgiordania occupata, i palestinesi hanno invitato tutti noi a prendere posizione contro le multinazionali che hanno aiutato decenni di annessione di fatto delle terre palestinesi, dell'apartheid e dell'occupazione militare. HPE è tra queste aziende, ma ha l'opportunità di fare di meglio. Fino a quando questi legami non saranno tagliati, continueremo a boicottare HP.

Diciamo a HPE di smettere di abilitare l'apartheid israeliano 

Fonte: BNC

Traduzione di BDS Italia

Quindici anni dopo il suo lancio il 9 luglio 2005 il movimento BDS per i diritti dei palestinesi sta entrando in una nuova era. È più urgente che mai nel momento in cui Israele sta intensificando la sua progressiva pulizia etnica nei confronti dei palestinesi autoctoni, soffocandoci in Bantustan sempre più ristretti.

L'ultima volta che Israele annesse dei territori occupati, la Gerusalemme est palestinese e le Alture del Golan siriane, nel 1982 l’Assemblea delle Nazioni Unite approvò con una schiacciante maggioranza delle sanzioni mirate nei confronti Israele. Tuttavia, le Nazioni Unite, sotto la pressione degli Stati Uniti e dell'UE, non sono riuscite finora ad imporre alcun provvedimento relativo all’assunzione di responsabilità, per porre fine al regime israeliano di oppressione.

Il Comitato nazionale palestinese per il BDS (BNC), la più grande coalizione nella società palestinese, elogia le decine di esperti delle Nazioni Unite per il loro coraggio nel dire le verità che gli stati e le organizzazioni internazionali che li rappresentano, tra cui le Nazioni Unite e l'UE, hanno cercato di eludere e sopprimere.

Gli esperti delle Nazioni Unite hanno affermato in una dichiarazione rilasciata a Ginevra oggi [16 giugno, N.d.T.] che l'annessione di territori palestinesi occupati, attualmente pianificata dal governo israeliano di destra, "sarebbe la cristallizzazione di una realtà già ingiusta: due popoli che vivono nello stesso spazio, governati dallo stesso stato, ma con diritti profondamente diseguali. Questa è una visione di una apartheid del 21° secolo."

La loro dichiarazione ha chiesto "la responsabilizzazione e la fine dell'impunità [come] una priorità immediata per la comunità internazionale".

Oltre 10.000 cittadini di tutta Europa e non solo hanno firmato una petizione per chiedere la fine dell’accordo per l’utilizzo di droni tra l'Agenzia europea per la sicurezza marittima (EMSA) e la più grande compagnia militare israeliana, Elbit Systems. L'EMSA noleggia in leasing, attraverso la società portoghese CeiiA, due "droni killer" del modello Hermes 900. L'accordo da € 59 milioni è iniziato a novembre 2018 ed è in attesa di rinnovo nei prossimi mesi.

I firmatari chiedono inoltre agli Stati membri dell'UE di rifiutare l'uso di questi droni nel loro spazio aereo.

Il testo completo della petizione è consultabile qui: https: https://petition.stopthewall.org/

BDS Italia, e tutti i gruppi e le associazioni che ne fanno parte, aderiscono alla mobilitazione del 27 giugno 2020 contro il piano di annessione del governo israeliano e parteciperanno alle iniziative previste in tutta Italia a sostegno della lotta e dei diritti del popolo palestinese.

Il 1° luglio il governo israeliano intende procedere all’annessione di ampie parti della Cisgiordania, in violazione del diritto internazionale che vieta esplicitamente azioni di appropriazione di territori occupati militarmente. Questa annessione de jure concluderebbe anni di annessione graduale de facto attraverso l’appropriazione della terra, lo spostamento forzato di popolazione palestinese e il trasferimento di coloni israeliani nei Territori Palestinesi Occupati. Questo sarebbe solo l’ultimo passo del progetto sionista di insediamento e colonizzazione della Palestina storica. La pulizia etnica, che non si è mai fermata dal 1948, la progressiva erosione della terra palestinese, l’assedio e i continui bombardamenti sulla Striscia di Gaza, le gravissime violazioni dei diritti umani, le umiliazioni e le offese quotidiane inflitte ai Palestinesi sono di fatto servite a perfezionare l’istituzionalizzazione di un sistema di Apartheid e a consentire di andare oltre.

E così, nel bel mezzo di una pandemia mondiale che ha esacerbato e messo a nudo le disuguaglianze socio-economiche e politiche del nostro mondo globalizzato, e mentre milioni di manifestanti scendono in piazza per dire no al razzismo istituzionalizzato alla base delle strutture economico-politiche delle democrazie occidentali, il popolo palestinese vede il proprio diritto fondamentale all’autodeterminazione gravemente minacciato.

L’”Accordo del Secolo” di Trump ha spianato la strada all’annessione dei territori palestinesi occupati collocandosi all’interno di un progetto che mira a depoliticizzare la “questione palestinese” e a trasformarla in una questione meramente economica e umanitaria, escludendo unilateralmente e in maniera definitiva il diritto dei palestinesi all’autodeterminazione, alla libertà e all’uguaglianza, nonché il diritto al ritorno di oltre cinque milioni di profughi che da 72 anni attendono di poter tornare alle loro case e alle loro proprietà, come sancito dalla risoluzione 194 delle Nazioni Unite.

Non basta condannare a parole il progetto di annessione. È il momento di chiedere con forza misure e azioni concrete, tra cui l’interruzione di ogni cooperazione economica, accademica e militare con il regime israeliano e con tutte le sue istituzioni complici, per porre fine all’impunità di Israele e alle sue continue violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale.

In questo ci uniamo alle decine di associazioni della società civile palestinese che in un appello pubblicato il 21 maggio hanno chiesto ai governi e alle istituzioni internazionali di:

  • Mettere al bando il commercio di armi e la cooperazione nel settore militare e della sicurezza con Israele.
  • Sospendere gli accordi di libero scambio con Israele.
  • Proibire qualsiasi commercio con le colonie illegali israeliane e assicurare che le aziende evitino / terminino affari con il progetto coloniale illegale di Israele;
  • Garantire che siano assicurati alla giustizia gli individui e le imprese responsabili di crimini di guerra/crimini contro l'umanità nel contesto del regime israeliano di occupazione illegale e di apartheid.

In Italia in questi giorni abbiamo visto significative prese di posizione in questo senso da parte di organizzazioni sindacali, associazioni, ONG. È importante che queste prese di posizione si trasformino in concrete azioni di pressione sulle istituzioni ai vari livelli perché cessino le loro complicità con Israele e le loro inadempienze verso il diritto internazionale.

Come diceva Nelson Mandela, “non potremo essere liberi finché non saranno liberi anche i palestinesi”.

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BDS Italia, e tutti i gruppi e le associazioni che ne fanno parte, aderiscono alla mobilitazione del 27 giugno 2020 contro il piano di annessione del governo israeliano e parteciperanno alle iniziative previste in tutta Italia a sostegno della lotta e dei diritti del popolo palestinese.

Il 1° luglio il governo israeliano intende procedere all’annessione di ampie parti della Cisgiordania, in violazione del diritto internazionale che vieta esplicitamente azioni di appropriazione di territori occupati militarmente. Questa annessione de jure concluderebbe anni di annessione graduale de facto attraverso l’appropriazione della terra, lo spostamento forzato di popolazione palestinese e il trasferimento di coloni israeliani nei Territori Palestinesi Occupati. Questo sarebbe solo l’ultimo passo del progetto sionista di insediamento e colonizzazione della Palestina storica. La pulizia etnica, che non si è mai fermata dal 1948, la progressiva erosione della terra palestinese, l’assedio e i continui bombardamenti sulla Striscia di Gaza, le gravissime violazioni dei diritti umani, le umiliazioni e le offese quotidiane inflitte ai Palestinesi sono di fatto servite a perfezionare l’istituzionalizzazione di un sistema di Apartheid e a consentire di andare oltre.

E così, nel bel mezzo di una pandemia mondiale che ha esacerbato e messo a nudo le disuguaglianze socio-economiche e politiche del nostro mondo globalizzato, e mentre milioni di manifestanti scendono in piazza per dire no al razzismo istituzionalizzato alla base delle strutture economico-politiche delle democrazie occidentali, il popolo palestinese vede il proprio diritto fondamentale all’autodeterminazione gravemente minacciato.

L’”Accordo del Secolo” di Trump ha spianato la strada all’annessione dei territori palestinesi occupati collocandosi all’interno di un progetto che mira a depoliticizzare la “questione palestinese” e a trasformarla in una questione meramente economica e umanitaria, escludendo unilateralmente e in maniera definitiva il diritto dei palestinesi all’autodeterminazione, alla libertà e all’uguaglianza, nonché il diritto al ritorno di oltre cinque milioni di profughi che da 72 anni attendono di poter tornare alle loro case e alle loro proprietà, come sancito dalla risoluzione 194 delle Nazioni Unite.

Non basta condannare a parole il progetto di annessione. È il momento di chiedere con forza misure e azioni concrete, tra cui l’interruzione di ogni cooperazione economica, accademica e militare con il regime israeliano e con tutte le sue istituzioni complici, per porre fine all’impunità di Israele e alle sue continue violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale.

In questo ci uniamo alle decine di associazioni della società civile palestinese che in un appello pubblicato il 21 maggio hanno chiesto ai governi e alle istituzioni internazionali di:

  • Mettere al bando il commercio di armi e la cooperazione nel settore militare e della sicurezza con Israele.
  • Sospendere gli accordi di libero scambio con Israele.
  • Proibire qualsiasi commercio con le colonie illegali israeliane e assicurare che le aziende evitino / terminino affari con il progetto coloniale illegale di Israele;
  • Garantire che siano assicurati alla giustizia gli individui e le imprese responsabili di crimini di guerra/crimini contro l'umanità nel contesto del regime israeliano di occupazione illegale e di apartheid.

In Italia in questi giorni abbiamo visto significative prese di posizione in questo senso da parte di organizzazioni sindacali, associazioni, ONG. È importante che queste prese di posizione si trasformino in concrete azioni di pressione sulle istituzioni ai vari livelli perché cessino le loro complicità con Israele e le loro inadempienze verso il diritto internazionale.

Come diceva Nelson Mandela, “non potremo essere liberi finché non saranno liberi anche i palestinesi”.

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BDS Italia è un movimento per il boicottaggio, disinvestimento e sanzioni contro l'occupazione e l'apartheid israeliane, costituito da associazioni e gruppi in tutta Italia che hanno aderito all'appello della società civile palestinese del 2005 e promuovono campagne e iniziative BDS a livello nazionale e locale. Il movimento BDS sostiene la parità di diritti per tutte e tutti e perciò si oppone ad ogni forma di razzismo, fascismo, sessismo, antisemitismo, islamofobia, discriminazione etnica e religiosa.

  • La CEDU (Corte Europea dei Diritti dell’Uomo) ha emesso all’unanimità una sentenza secondo la quale la condanna penale dei sostenitori del boicottaggio di Israele da parte della Corte suprema francese viola l’articolo relativo alla libertà d’espressione della Convenzione europea dei diritti umani.
  • Questa decisione ha delle implicazioni molto importanti relative alla repressione del BDS da parte degli Stati europei, soprattutto in Germania, dove i difensori dei diritti dei palestinesi subiscono delle gravi limitazioni ai loro diritti civili.

Ramallah, territori palestinesi occupati – La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU) oggi ha emanato all’unanimità una sentenza secondo cui nel 2015 la condanna da parte della Corte suprema francese di militanti del movimento per il Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni (BDS) che chiedono il boicottaggio nonviolento dei prodotti israeliani viola l’articolo 10 (libertà d’espressione) della Convenzione europea dei diritti umani.

  • La CEDU (Corte Europea dei Diritti dell’Uomo) ha emesso all’unanimità una sentenza secondo la quale la condanna penale dei sostenitori del boicottaggio di Israele da parte della Corte suprema francese viola l’articolo relativo alla libertà d’espressione della Convenzione europea dei diritti umani.
  • Questa decisione ha delle implicazioni molto importanti relative alla repressione del BDS da parte degli Stati europei, soprattutto in Germania, dove i difensori dei diritti dei palestinesi subiscono delle gravi limitazioni ai loro diritti civili.

Ramallah, territori palestinesi occupati – La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU) oggi ha emanato all’unanimità una sentenza secondo cui nel 2015 la condanna da parte della Corte suprema francese di militanti del movimento per il Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni (BDS) che chiedono il boicottaggio nonviolento dei prodotti israeliani viola l’articolo 10 (libertà d’espressione) della Convenzione europea dei diritti umani.

BDS Italia, e tutti i gruppi e le associazioni che ne fanno parte, aderiscono alla mobilitazione del 27 giugno 2020 contro il piano di annessione del governo israeliano e parteciperanno alle iniziative previste in tutta Italia a sostegno della lotta e dei diritti del popolo palestinese.

Il 1° luglio il governo israeliano intende procedere all’annessione di ampie parti della Cisgiordania, in violazione del diritto internazionale che vieta esplicitamente azioni di appropriazione di territori occupati militarmente. Questa annessione de jure concluderebbe anni di annessione graduale de facto attraverso l’appropriazione della terra, lo spostamento forzato di popolazione palestinese e il trasferimento di coloni israeliani nei Territori Palestinesi Occupati. Questo sarebbe solo l’ultimo passo del progetto sionista di insediamento e colonizzazione della Palestina storica. La pulizia etnica, che non si è mai fermata dal 1948, la progressiva erosione della terra palestinese, l’assedio e i continui bombardamenti sulla Striscia di Gaza, le gravissime violazioni dei diritti umani, le umiliazioni e le offese quotidiane inflitte ai Palestinesi sono di fatto servite a perfezionare l’istituzionalizzazione di un sistema di Apartheid e a consentire di andare oltre.

E così, nel bel mezzo di una pandemia mondiale che ha esacerbato e messo a nudo le disuguaglianze socio-economiche e politiche del nostro mondo globalizzato, e mentre milioni di manifestanti scendono in piazza per dire no al razzismo istituzionalizzato alla base delle strutture economico-politiche delle democrazie occidentali, il popolo palestinese vede il proprio diritto fondamentale all’autodeterminazione gravemente minacciato.

L’”Accordo del Secolo” di Trump ha spianato la strada all’annessione dei territori palestinesi occupati collocandosi all’interno di un progetto che mira a depoliticizzare la “questione palestinese” e a trasformarla in una questione meramente economica e umanitaria, escludendo unilateralmente e in maniera definitiva il diritto dei palestinesi all’autodeterminazione, alla libertà e all’uguaglianza, nonché il diritto al ritorno di oltre cinque milioni di profughi che da 72 anni attendono di poter tornare alle loro case e alle loro proprietà, come sancito dalla risoluzione 194 delle Nazioni Unite.

Non basta condannare a parole il progetto di annessione. È il momento di chiedere con forza misure e azioni concrete, tra cui l’interruzione di ogni cooperazione economica, accademica e militare con il regime israeliano e con tutte le sue istituzioni complici, per porre fine all’impunità di Israele e alle sue continue violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale.

In questo ci uniamo alle decine di associazioni della società civile palestinese che in un appello pubblicato il 21 maggio hanno chiesto ai governi e alle istituzioni internazionali di:

  • Mettere al bando il commercio di armi e la cooperazione nel settore militare e della sicurezza con Israele.
  • Sospendere gli accordi di libero scambio con Israele.
  • Proibire qualsiasi commercio con le colonie illegali israeliane e assicurare che le aziende evitino / terminino affari con il progetto coloniale illegale di Israele;
  • Garantire che siano assicurati alla giustizia gli individui e le imprese responsabili di crimini di guerra/crimini contro l'umanità nel contesto del regime israeliano di occupazione illegale e di apartheid.

In Italia in questi giorni abbiamo visto significative prese di posizione in questo senso da parte di organizzazioni sindacali, associazioni, ONG. È importante che queste prese di posizione si trasformino in concrete azioni di pressione sulle istituzioni ai vari livelli perché cessino le loro complicità con Israele e le loro inadempienze verso il diritto internazionale.

Come diceva Nelson Mandela, “non potremo essere liberi finché non saranno liberi anche i palestinesi”.

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BDS Italia è un movimento per il boicottaggio, disinvestimento e sanzioni contro l'occupazione e l'apartheid israeliane, costituito da associazioni e gruppi in tutta Italia che hanno aderito all'appello della società civile palestinese del 2005 e promuovono campagne e iniziative BDS a livello nazionale e locale. Il movimento BDS sostiene la parità di diritti per tutte e tutti e perciò si oppone ad ogni forma di razzismo, fascismo, sessismo, antisemitismo, islamofobia, discriminazione etnica e religiosa.

Il Comitato nazionale palestinese per il BDS (BNC), la più grande coalizione nella società palestinese che guida il movimento globale BDS, si schiera decisamente in solidarietà con i nostri fratelli e sorelle neri negli Stati Uniti che stanno chiedendo giustizia in seguito all'ultima ondata di intollerabili omicidi di neri americani da parte della polizia, tra cui George Floyd a Minneapolis, Tony McDade a Tallahassee e Breonna Taylor a Louisville.

Le crescenti proteste degli “inascoltati” contro la brutalità della polizia negli Stati Uniti sono fondamentalmente una rivolta contro un intero sistema di sfruttamento e di oppressione razzista, esacerbato e messo a nudo dalla pandemia di Covid-19 e dal suo sproporzionato numero di vittime tra gli afroamericani. Questo sistema è organicamente collegato ai crimini perpetrati dall'imperialismo USA contro popoli di colore in tutto il mondo e radicato nelle fondamenta violente, razziste e coloniali degli Stati Uniti.

  • La CEDU (Corte Europea dei Diritti dell’Uomo) ha emesso all’unanimità una sentenza secondo la quale la condanna penale dei sostenitori del boicottaggio di Israele da parte della Corte suprema francese viola l’articolo relativo alla libertà d’espressione della Convenzione europea dei diritti umani.
  • Questa decisione ha delle implicazioni molto importanti relative alla repressione del BDS da parte degli Stati europei, soprattutto in Germania, dove i difensori dei diritti dei palestinesi subiscono delle gravi limitazioni ai loro diritti civili.

Ramallah, territori palestinesi occupati – La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU) oggi ha emanato all’unanimità una sentenza secondo cui nel 2015 la condanna da parte della Corte suprema francese di militanti del movimento per il Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni (BDS) che chiedono il boicottaggio nonviolento dei prodotti israeliani viola l’articolo 10 (libertà d’espressione) della Convenzione europea dei diritti umani.

In risposta a questa informazione Rita Ahmad, del movimento BDS guidato dai palestinesi, ha detto:

Il Comitato nazionale palestinese per il BDS (BNC), la più grande coalizione nella società palestinese che guida il movimento globale BDS, si schiera decisamente in solidarietà con i nostri fratelli e sorelle neri negli Stati Uniti che stanno chiedendo giustizia in seguito all'ultima ondata di intollerabili omicidi di neri americani da parte della polizia, tra cui George Floyd a Minneapolis, Tony McDade a Tallahassee e Breonna Taylor a Louisville.

Le crescenti proteste degli “inascoltati” contro la brutalità della polizia negli Stati Uniti sono fondamentalmente una rivolta contro un intero sistema di sfruttamento e di oppressione razzista, esacerbato e messo a nudo dalla pandemia di Covid-19 e dal suo sproporzionato numero di vittime tra gli afroamericani. Questo sistema è organicamente collegato ai crimini perpetrati dall'imperialismo USA contro popoli di colore in tutto il mondo e radicato nelle fondamenta violente, razziste e coloniali degli Stati Uniti.

La distruzione genocida delle nazioni native americane, il saccheggio delle loro ricchezze e risorse, e la crudele schiavitù di milioni di africani costituiscono i pilastri più profondi di quelli che sono diventati gli Stati Uniti. L'ideologia suprematista bianca profondamente radicata che ha guidato e tentato di insabbiare questi crimini è ancora viva, sebbene in forme diverse. Questa ideologia di esclusione è incoraggiata dalla Casa Bianca di Trump palesemente razzista e da un insidioso, meno audacemente razzista establishment moderato che condanna retoricamente il razzismo, sputa addirittura alcune vuote promesse, ma non agisce coerentemente su risarcimenti, giustizia razziale ed economica, e fine dell'orribile sistema di criminalizzazione e incarcerazione di massa dei neri americani.

La società civile palestinese chiede misure efficaci da parte di tutti gli Stati per fermare l'annessione illegale della Cisgiordania occupata e le gravi violazioni dei diritti umani da parte di Israele.

  • Mettere al bando il commercio di armi e la cooperazione nel settore militare e della sicurezza con Israele.
  • Sospendere gli accordi di libero scambio con Israele.
  • Proibire qualsiasi commercio con le colonie illegali israeliane e assicurare che le aziende evitino / terminino affari con il progetto coloniale illegale di Israele.
  • Garantire che gli individui e le imprese responsabili di crimini di guerra / crimini contro l'umanità nel contesto del regime israeliano di occupazione illegale e di apartheid siano assicurati alla giustizia.

Il nuovo governo israeliano di destra ancora una volta intende annettere formalmente ampie zone dei Territori Palestinesi Occupati (TPO). Questa annessione de jure concluderebbe anni di annessione graduale de facto attraverso l'appropriazione della terra, lo spostamento forzato di popolazione palestinese e il trasferimento di popolazione di coloni israeliani nei TPO.

La UE ha quadruplicato i fondi a disposizione per la militarizzazione delle frontiere, superando nel 2020 la ragguardevole cifra di € 21,3 miliardi (1). L’aumento dei fondi vuole garantire alle proprie agenzie di controllo delle frontiere – in particolare Frontex and EMSA – una loro dotazione militare.

Per anni l'industria militare israeliana ha fatto pressioni per ottenere una parte della spesa multimilionaria dell'UE per la militarizzazione delle frontiere. Il ministero della Difesa israeliano ha annunciato nel 2018 che l'Europa è un "obiettivo significativo per le operazioni di difesa, principalmente in termini di "difese alle frontiere" (2). I risultati stanno finalmente arrivando: Frontex ed EMSA hanno iniziato a usare droni killer israeliani. Dal 2018, € 63.750.000,00 di fondi pubblici dell'UE sono stati utilizzati per finanziare e alimentare direttamente l'economia di guerra di Israele, poiché Frontex ed EMSA stanno militarizzando ulteriormente i confini europei e il mar Mediterraneo con la tecnologia bellica di sorveglianza che Israele ha sviluppato e testato nei brutali assalti di Gaza (3). Nel frattempo, il numero di "barche fantasma" – barche con migranti che sono scomparse senza lasciare traccia nel Mediterraneo – ha continuato ad aumentare. Abbiamo la responsabilità e la possibilità di fermare tutto questo, adesso.

Mentre l’Italia e buona parte del mondo si trova ad affrontare un’emergenza sanitaria che porta sofferenza, angoscia e insicurezza, la solidarietà non si ferma. 

Anzi, sono numerosissime le manifestazioni di solidarietà concreta soprattutto nei confronti di chi già da tempo vive l’insicurezza, la sofferenza, l’oppressione, che nascono dalla consapevolezza che i più vulnerabili rischiano di subire le conseguenze più pesanti di questa pandemia. 

Pensiamo per esempio alla situazione nella Striscia di Gaza dove 13 anni di  assedio e di bombardamenti da parte di Israele hanno devastato le infrastrutture sanitarie.

Questo senso di comunanza e di solidarietà, ha portato ad un altro importante traguardo per la rete degli Spazi Liberi dall’Apartheid Israeliana (SPLAI). Sono ora oltre 200 le attività commerciali, i centri culturali e sportivi, le realtà associative in giro per l’Italia che si dichiarano liberi all'apartheid israeliana.

Decine di organizzazioni della società civile palestinese hanno invitato i governi ad adottare "contromisure efficaci, comprese le sanzioni" per "fermare l'annessione illegale da parte di Israele".

In una dichiarazione pubblicata oggi [italiano], decine di organizzazioni della società civile palestinese, associazioni professionali, sindacati, gruppi per i diritti umani e di advocacy e reti, che rappresentano una stragrande maggioranza della società civile palestinese, hanno invitato i governi adottare "contromisure efficaci, comprese le sanzioni" per "fermare l'annessione illegale della Cisgiordania occupata e le gravi violazioni dei diritti umani da parte di Israele."

I gruppi hanno denunciato il dominio israeliano sul popolo palestinese come un "regime di apartheid di discriminazione razziale, segregazione ed espansione territoriale che è sancito dalla legge nazionale israeliana".

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Informazioni sul Fronte Palestina

Per sviluppare un lavoro di classe nel sostegno alla lotta di liberazione della Palestina e degli altri popoli oppressi e aggrediti dall'imperialismo, oltre alle sterili e dannose concezioni del pacifismo e dell'equidistanza tra aggressori e aggrediti che hanno in gran parte contribuito ad affossare il movimento contro la guerra nel nostro paese negli ultimi anni, si è deciso di fondare l'organismo nazionale Fronte Palestina.

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