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BDS Italia - sezione italiana per il movimento a guida palestinese per il boicottaggio, disinvestimento e sanzioni contro Israele
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Ricorderemo il 2021 per gli anni a venire come l'anno in cui la designazione di Israele come stato di apartheid ha iniziato a diventare mainstream. Nonostante i massacri intensificati da parte di Israele e la pulizia etnica delle comunità indigene palestinesi, la solidarietà con la nostra lotta di liberazione è stata semplicemente senza precedenti nel 2021.

Ecco 21 momenti salienti di questa solidarietà senza precedenti:

  1. Un rapporto rivoluzionario di Human Rights Watch ha dettagliato come le politiche di Israele contro i palestinesi equivalgano ai crimini contro l'umanità di persecuzione e di apartheid. All'inizio di quest'anno (2021, N.d.T.), la più grande organizzazione israeliana per i diritti umani, B'Tselem, era giunta alla stessa conclusione nel suo rapporto intitolato: “Questo è apartheid: Il regime israeliano promuove e perpetua la supremazia ebraica tra il Mar Mediterraneo e il fiume Giordano”.
  2. Dieci ex presidenti e più di 700 parlamentari, sindaci, personalità della cultura e accademici dell'America Latina, dell'Asia e dell'Africa, hanno invitato le Nazioni Unite a condannare Israele come Stato di apartheid e ad imporre sanzioni legali nei suoi confronti. 
  3. Il più grande fondo pensione norvegese KLP ha escluso 16 aziende a causa della loro complicità negli insediamenti illegali di Israele e nelle violazioni dei diritti umani. 
  4. Nella sua ultima conferenza, il British Labour Party ha condannato a stragrande maggioranza Israele come stato di apartheid e ha chiesto sanzioni nei suoi confornti.
  5. Il Canadian Labour Congress (CLC) ha approvato la messa al bando dei prodotti delle colonie, promuovendo il disinvestimento dalle società del settore militare e della sicurezza israeliane e invitando il Canada a imporre un #EmbargoMilitare nei confronti di Israele. Inoltre, 39 organizzazioni sindacali, che rappresentano centinaia di migliaia di lavoratori in tutto il Canada, hanno esortato il governo di Justin Trudeau a sospendere immediatamente il commercio militare con Israele.
  6. Ben & Jerry's ha annunciato che non rinnoverà il suo accordo di licenza con il suo licenziatario israeliano e cesserà le vendite del suo gelato negli insediamenti illegali israeliani su terra palestinese rubata.
  7. La Norges Bank, che gestisce il più grande fondo pensione del mondo, ha escluso tre società coinvolte nel sistema coloniale e nell'apartheid di Israele – Elco Ltd, Ashtrom Group Ltd e Electra Ltd – a seguito della campagna dei partner del BDS in Norvegia, in particolare i sindacati.
  8. Il Lothian Pension Fund, il secondo fondo pensione delle autorità locali della Scozia, con 84.000 membri e 8 miliardi di sterline di attività, ha disinvestito dalla banca israeliana Hapoalim.
  9. Il governo irlandese è diventato il primo nell'UE a dichiarare gli insediamenti israeliani illegali sulla terra palestinese occupata una "annessione di fatto".
  10. Il parlamento cileno ha presentato un disegno di legge per vietare l'importazione di merci israeliane dagli insediamenti illegali.
  11. Migliaia di artisti e personaggi della cultura – tra cui star di Hollywood, musicisti di spicco, artisti contemporanei visionari, autori acclamati e molti altri, hanno sostenuto il disimpegno dal settore culturale complice dell'Israele dell'apartheid.
  12. Quasi 30 partner in 13 città in quattro continenti hanno organizzato il Queer Cinema for Palestine, un festival di film queer che ha creato un precedente nel rifiutare il pinkwashing dell'Israele dell'apartheid. Più di 200 registi queer si sono impegnati a non partecipare a eventi sponsorizzati dal governo israeliano.
  13. Oltre 350 dipartimenti, centri, sindacati e società delle università in tutto il mondo, insieme a 23.000 accademici, studenti e personale universitario, hanno dichiarato il loro sostegno ai diritti dei palestinesi, con molti che fanno appello per il BDS. L'Associazione studentesca dell'Istituto universitario di studi internazionali e sullo sviluppo di Ginevra è diventata la prima associazione studentesca in Svizzera a sostenere il BDS e a dichiararsi spazio libero dall'apartheid (AFZ).
  14. L'Università di Brasilia e l'Università del Costa Rica hanno approvato risoluzioni storiche dichiarando che non avranno legami con aziende complici del regime israeliano di occupazione militare, colonialismo e apartheid.
  15. Il sindacato del personale della City University of New York (CUNY), che rappresenta 30.000 membri, ha condannato Israele come stato di colonialismo di insediamento e di apartheid. Il Board and Staff Editors of the NYU Review of Law & Social Change ha votato per sostenere il movimento BDS e in particolare il boicottaggio delle istituzioni accademiche israeliane complici. 
  16. Più di 130 organizzazioni messicane per i diritti civili hanno chiesto alla CEMEX di porre fine alla sua complicità con l'apartheid israeliana. 
  17. Il Fondo pensione dell'East Sussex ha disinvestito da Elbit Systems, il più grande produttore privato di armi di Israele.
  18. Il Centre International De Solidarité Ouvrière (CISO), un'importante coalizione di oltre 60 sindacati e gruppi della società civile del Quebec, ha approvato all'unanimità il BDS e ha esortato il governo canadese a designare Israele come stato di apartheid.
  19. Nel suo congresso annuale, la Chiesa Episcopale del Vermont si è pronunciata fortemente contro l'oppressione dei palestinesi da parte di Israele appoggiata dagli USA, condannando con una maggioranza di 89 a 25 le politiche di apartheid israeliane.
  20. La partita di calcio "amichevole" tra l'FC Barcelona e il club razzista israeliano Beitar Jerusalem, noto per i cori "morte agli arabi" dei suoi fan, è stata annullata. Il Qatar Sports Club della Premier League si è impegnato a non rinnovare il contratto con PUMA tra le richieste di boicottaggio di PUMA a causa della sua complicità con l'apartheid israeliana. Numeri senza precedenti di atleti di punta hanno espresso coraggiosamente la loro solidarietà alla lotta palestinese contro l'apartheid negli stadi e a milioni di follower sui social media. 
  21.  La deputata finlandese Veronika Honkassalo ha presentato al parlamento un disegno di legge per vietare l'importazione di qualsiasi merce prodotta negli insediamenti illegali israeliani.

Grazie al vostro supporto, il nostro movimento BDS per la libertà, la giustizia e l'uguaglianza ha continuato a crescere in dimensione e impatto nel 2021.

Fonte: Comitato nazionale palestinese per il BDS (BNC)

Traduzione di BDS Italia

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Cari amici e compagni, 

Domani, sabato 18 dicembre 2021, è la Giornata Internazionale dei Migranti. I governi e le istituzioni di tutto il mondo rilasceranno dichiarazioni senza senso su quanto si preoccupino dei migranti e dei loro diritti. In molte terre di confine in tutto il mondo possiamo vedere ogni giorno come si svolge questa preoccupazione per il benessere dei migranti: vengono cacciati, maltrattati, sparati, violentati, negati i loro diritti, detenuti, torturati, deportati e costretti a vivere in condizioni disumane con la pandemia di Covid che ancora imperversa.

Solo nelle ultime settimane abbiamo assistito alla morte di 55 migranti in un incidente stradale in Messico, di 27 migranti nel ribaltamento di un gommone nella Manica, di persone ai confini di Polonia e Lituania con la Bielorussia e di persone in viaggio verso le Isole Canarie. Morti evitabili, che si aggiungono alle decine di migliaia di rifugiati morti a causa dei regimi di frontiera mondiali.

Quest'anno è stato pieno di immagini scioccanti di persone disperate al confine tra Polonia e Bielorussia, di continui orrori nelle carceri per rifugiati della Libia, dei milioni di venezuelani in cerca di migliori condizioni economiche e delle centinaia di migliaia di Rohingya del Myanmar che sono stati costretti lasciare le loro case. Abbiamo assistito all'ulteriore erosione dei diritti dei rifugiati, con il processo di normalizzazione dell'UE di respingimenti illegali e una nuova legge australiana che può tenere rinchiusi i rifugiati non deportabili a tempo indeterminato. E abbiamo assistito alla continua espansione del sistema globale di sicurezza e controllo delle frontiere, con i suoi muri e recinzioni, la sua tecnologia di sorveglianza e database biometrici, le sue armi, elicotteri e droni, i suoi centri di detenzione e gli aerei di espulsione.

Secondo l'UNHCR, alla fine dello scorso anno 82,4 milioni di persone, oltre l'1% della popolazione mondiale, sono state sfollate con la forza. Oltre 6 milioni di loro sono palestinesi, che costituiscono oltre la metà del popolo palestinese. La maggior parte di loro è stata espulsa dalle proprie case dal 1948 e sta lottando per il proprio diritto al ritorno. Questo rende la lotta palestinese una lotta paradigmatica dei rifugiati per la giustizia. 

Migranti e rifugiati lottano per i loro diritti a rimanere con dignità e giustizia nei loro paesi d'origine, a trasferirsi, ogni volta che sono costretti, protetti e rispettati, nei paesi di accoglienza e di tornare da dove hanno dovuto fuggire. 

Dopo secoli di colonialismo, i paesi del Nord del mondo hanno imposto il loro micidiale sistema di capitalismo su tutta la terra, distruggendo il pianeta, derubando le persone delle loro terre e risorse, sfollandole e costringendo miliardi di persone a vivere in povertà e insicurezza, a sgobbare per il bene dei ricchi. Gli stessi governi continuano ad alimentare le ragioni per cui le persone sono costrette a fuggire – da esportazioni di armi, interventi militari, cooperazione con dittatori, accaparramento di terre, cambiamenti climatici, relazioni commerciali diseguali, politiche economiche, estere e militari aggressive e così via – spingendo sempre più persone dalle loro case.

Molti di loro restano nel paese di origine, o nei paesi vicini, spesso pieni di problemi propri. Mentre solo una piccola percentuale cerca di raggiungere i paesi del Nord del mondo, sono proprio quegli stati ricchi che stanno suonando a gran voce i tamburi della paura e della xenofobia. Rappresentano le persone in movimento come minacce alla sicurezza nazionale, ad altre persone, all’occupazione. 

I ricchi proteggono la loro ricchezza spendendo trilioni per costruire un apparato militare e di sicurezza per tenere sotto controllo il resto del mondo. Sono loro che stanno costruendo muri e, nel processo di esternalizzazione delle frontiere, spingono altri paesi ad aumentare la sicurezza delle frontiere per tenere i migranti il più lontano possibile dai propri confini.

Gli stati europei hanno costruito oltre 1000 km di muri anti-immigrazione e l'UE sta formando la propria forza armata di polizia di frontiera, il corpo di guardia di frontiera permanente di Frontex. Ha ampliato il mandato di Frontex in generale, anche per operazioni al di fuori dell'Europa, esternalizzando i confini dell'Europa in profondità in Africa e per coordinare le espulsioni congiunte dagli Stati membri dell'UE. Il governo Biden ha denunciato il muro di confine di Trump, ma ha sostituito più tranquillamente questa politica con un muro di confine tecnologico altrettanto distruttivo. L'Australia sta spendendo miliardi di euro per rinnovare le sue forze di frontiera e le attrezzature per la sicurezza delle frontiere.

L'industria militare e della sicurezza ha sollecitato con entusiasmo e con successo i governi e le forze di frontiera ad abbracciare la cartolarizzazione. I risultati sono più sicurezza e controllo delle frontiere, militarizzazione delle frontiere, più muri e recinzioni, uso di sistemi autonomi e intelligenza artificiale, raccolta di sempre più dati personali e così via. In un mercato in rapida crescita, aziende di armi come Lockheed Martin, General Dynamics, Airbus, Leonardo, Thales ed Elbit Systems stanno guadagnando miliardi di dollari ogni anno per mantenere le persone in movimento. Per molte aziende questo significa la seconda volta che traggono profitto dalla miseria dello stesso gruppo di persone, poiché forniscono anche le armi e le tecnologie per mantenere in vita guerre, repressione e violazioni dei diritti umani.

Per anni il governo israeliano, le forze armate e l'industria militare e della sicurezza sono stati in prima linea nella crescente esclusione dei migranti e nello sviluppo e nella fornitura di strumenti e tecnologie per farlo su scala globale. Questa non è una coincidenza, ma si basa su decenni di occupazione, guerra, esclusione e repressione contro i palestinesi, e sempre più anche contro i rifugiati. Lo stato di Israele ha creato un moderno sistema di apartheid basato non solo su un brutale militarismo, muri e repressione, ma anche su un raffinato sistema di tecnologie di sicurezza e apparecchiature di sorveglianza ad alta tecnologia.

Usando termini come "provato in combattimento" e "testato sul campo di battaglia" per promuovere tale equipaggiamento, l'industria degli armamenti israeliana ha esportato con successo le sue merci in tutto il mondo. I droni di Elbit stanno effettuando missioni di sorveglianza per Frontex nel Mediterraneo. La stessa società ha fornito torri di avvistamento per il confine tra Stati Uniti e Messico. Sia la Grecia che la Germania noleggiano droni da Israel Aerospace Industries (IAI) per il pattugliamento delle frontiere.

Per ironia della sorte, anche lo stesso sistema che tiene fuori le persone ne trae profitto. Sta creando un mercato per reti di contrabbando senza scrupoli, a cui le persone disperate in movimento devono rivolgersi per evitare i confini militarizzati e l'aumento dei controlli alle frontiere. Nel frattempo, le persone devono anche utilizzare rotte sempre più pericolose. Come il Mediterraneo, dove decine di migliaia di migranti sono annegati o morti in altro modo, molte terre di confine in tutto il mondo sono state trasformate in cimiteri per i rifugiati. Quelli che arrivano nei paesi ospitanti, vengono sfruttati come lavoratori migranti documentati e privi di documenti. Il denaro può fluire liberamente in tutto il mondo, le persone solo quando hanno abbastanza soldi, o sono strumentali per coloro che ne hanno.

Le prospettive sono fosche. I governi si sono trincerati in un discorso a senso unico di aumento e militarizzazione dei confini, dispiegando misure sempre più draconiane per fermare le persone in movimento, erodendo i diritti dei migranti e aumentando i profitti delle compagnie militari e di sicurezza. 

È su questo sfondo oscuro che dobbiamo cooperare e coltivare semi di resistenza e speranza contro questo sistema letale e le barriere contro le persone che crea. Come movimenti che si sono uniti nell'iniziativa per un mondo senza muri, esortiamo tutti a unire le azioni a sostegno dei migranti e contro i muri di confine. 

Come ogni lotta per la libertà e la giustizia, la lotta contro i confini e i muri sarà lunga e richiede molto più di un giorno di azione. Tuttavia, se uniamo le forze e le forze nella solidarietà, saremo in grado di sconfiggere i sistemi di esclusione e apartheid e creare un mondo più libero, umano e vivibile.

Traduzione di BDS Italia

Le lotte contro il colonialismo, il razzismo, la militarizzazione, per la giustizia climatica, economica e sociale sono profondamente interconnesse. Anche i palestinesi cercano giustizia climatica chiedendo conto ai governi e alle grandi aziende. La Palestina è una questione di giustizia climatica.

Cos'è la COP26?

Ogni anno, le Nazioni Unite tengono una conferenza globale sui cambiamenti climatici nota come "Conferenza delle parti". Dal 31 ottobre 2021 al 12 novembre 2021, i leader mondiali si incontreranno a Glasgow per la 26a sessione annuale, o COP26.

Mentre l'emergenza climatica peggiora in tutto il pianeta, scatenando il caos su tutti i continenti ma devastando in modo sproporzionato le nazioni più povere e le comunità oppresse, le decisioni prese alla COP26 avranno effetti di lunga portata su coloro che attualmente sono più colpiti dai cambiamenti climatici.

La Palestina è una questione di giustizia climatica!

La catastrofica crisi climatica è esacerbata dalla disuguaglianza e dall'oppressione globali create da governi e grandi aziende complici che mettono il profitto prima delle persone e del pianeta.

Ciò è particolarmente vero quando si tratta dell'apartheid di israeliana.

La crisi climatica colpisce in modo sproporzionato i palestinesi che vivono e resistono all'occupazione israeliana, all'apartheid e al colonialismo. I nativi palestinesi che vivono in queste condizioni, senza alcun controllo sulla loro terra o sulle risorse naturali, sono altamente vulnerabili alla crisi climatica. Con Israele che monopolizza le risorse, l'aumento delle temperature sta esacerbando la desertificazione e la scarsità di acqua e terra, rafforzando l'apartheid climatico.

Le aziende israeliane come Netafim, Mekorot e Haifa Chemicals, così come le organizzazioni coloniali come il Jewish National Fund (JNF) svolgono un ruolo chiave nella distruzione dell'agricoltura palestinese, nell’espropriazione dei contadini palestinesi e nell’accaparramento di terre per rafforzare l'illegalità israeliana di insediamento.

Mentre Israele distrugge l'agricoltura palestinese e i mezzi di sussistenza degli agricoltori, pratica l'apartheid e colonizza le terre palestinesi attraverso la sua agroindustria, presenta sé stesso e la sua industria agroalimentare nel sud del mondo come soluzioni per un'agricoltura sostenibile. Eppure queste pratiche sono spesso predatorie, insostenibili e aggravano i problemi esistenti in varie regioni.

Le multinazionali come AXA e HSBC sono anche complici dell'oppressione israeliana dei palestinesi. Investendo in aziende e banche che armano Israele e finanziano i suoi insediamenti illegali, saccheggiano terre e risorse naturali palestinesi.

Israele fa il greenwashing dell'apartheid!

L’apartheid israeliana presenta al mondo una falsa immagine rispettosa del clima mentre saccheggia le risorse naturali palestinesi e distrugge l'ambiente. Dall'occupazione del resto della Palestina, Cisgiordania e Striscia di Gaza, nel 1967, Israele ha sradicato più di 2,5 milioni di alberi, tra cui oltre 800.000 antichi ulivi palestinesi.

L'affermazione razzista e falsa di Israele, "far fiorire il deserto", ha lo scopo di nascondere la sua violenta distruzione della società palestinese e le sue insostenibili pratiche agricole e di utilizzo dell'acqua.

Ad esempio, il 97,7% della produzione di elettricità di Israele proviene da combustibili fossili, incluso il gas naturale estratto in parte dal saccheggio illegale delle risorse di gas palestinesi. Il gasdotto del Mediterraneo orientale, o EastMed, è un gasdotto pianificato offshore/onshore, che collega direttamente le risorse energetiche dell’apartheid Israeliano all'Europa. Israele non solo nega ai palestinesi l'accesso alle riserve di gas al largo della costa di Gaza, ma sfrutta anche illegalmente queste risorse a suo esclusivo vantaggio, privando i nativi palestinesi delle entrate. Nel frattempo, due milioni di palestinesi a Gaza continuano a soffrire di gravi carenze di elettricità aggravate dal rifiuto di Israele di adempiere ai suoi obblighi come potenza occupante.

Attraverso l’interconnettore EuroAsia, l’apartheid israeliana sta cercando di esportare energia in Europa per creare dipendenza dalle sue fonti energetiche a base di combustibili fossili e risorse energetiche generate illecitamente. Fondamentalmente, l’interconnettore collegherebbe la rete elettrica europea con la rete israeliana che incorpora gli insediamenti illegali nei Territori palestinesi occupati (OPT), compresa l’est di Gerusalemme, implicando l'Europa nei crimini di guerra di Israele.

Denunciamo il JNF!

Le politiche israeliane di greenwashing e apartheid sono rese possibili da governi complici, aziende e istituzioni che supportano e abilitano il suo regime di oppressione. Una di queste importanti istituzioni è il Fondo nazionale ebraico (JNF). Per 120 anni, il JNF è stato responsabile della pulizia etnica dei nativi palestinesi. Più di recente il JNF è stato dietro alla demolizione e all'espulsione di famiglie palestinesi nei quartieri di Gerusalemme-Est come Silwan, come parte del suo coinvolgimento nel sostenere l'espansione degli insediamenti illegali in Cisgiordania, compresa Gerusalemme-Est. Ora il JNF cerca di dipingere di verde i suoi crimini come partecipante al vertice sul clima COP26. Unisciti al movimento BDS alla COP26 per denunciare il JNF!

Agisci ora!

Unisciti al Palestine Solidarity Bloc durante le manifestazioni globali per la giustizia climatica il 6 novembre.

Twitta:

Il JNF dipinge di verde l’apartheid israeliana, è un’organizzazione razzista, responsabile della pulizia etnica dei palestinesi autoctoni e della distruzione dell'ambiente. Non ha posto alla #COP26. #ExposeJNF e il greenwashing israeliano.  pic.twitter.com/kzXwf1LJ0s

Le multinazionali e le società israeliane come @AXA, @HSBC, @Netafimcorp, @mekorot_il e @Haifagroup, svolgono un ruolo chiave nel greenwashing israeliano e nella distruzione dell'agricoltura palestinese, nelle espropriazioni e nell’appropriazione di terreni.   https://bit.ly/3CuOxj3

Fonte: Comitato nazionale palestinese per il BDS (BNC)

Traduzione di BDS Italia

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Combattere l’antisemitismo
Difendere la libertà di espressione Perché la definizione IHRA dell’antisemitismo non è lo strumento adatto per nessuno dei due obiettivi

A cura di BDS Italia

Con il sostegno di:
Assopace Palestina, Centro Frantz Fanon, Centro Studi Sereno Regis, Istituto di Ricerca per la Pace-Corpi Civili di Pace, Pax Christi Italia, Un ponte per, Volere la Luna, Roberto Beneduce, Maurizio Bergamaschi, Francesca Biancani, Ilaria Camplone, Luciana Castellina, Cristina Chiavari, Domenico Gallo, Gustavo Gozzi, Riccardo Leoncini, Sandro Mezzadra, Moni Ovadia, Nadia Pagani, Vera Pegna, Livio Pepino, Rosita Di Peri, Nicola Perugini, Daniela Pioppi, Paola Rivetti, Angelo Stefanini, Simona Taliani, Guido Veronese

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Sintesi

  • Dal 2016 una discutibile “definizione provvisoria” dell’antisemitismo, precedentemente elaborata e poi rigettata da un’agenzia dell’Unione europea, viene impiegata per mettere a tacere, se non criminalizzare, i sostenitori dei diritti dei palestinesi e per proteggere l’impunità dello Stato di Israele.
  • La definizione promossa dall'International Holocaust Remembrance Alliance (IHRA) mina la libertà accademica e la libertà di espressione, sancite dall’Articolo 11 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea e dall’Art. 21 della nostra Costituzione. 
  • La definizione IHRA è stata utilizzata nel tentativo di far cancellare un evento all’Università di Oxford con il celebre regista Ken Loach; nel tentativo di far togliere il patrocinio di un municipio di Roma al festival sulla cultura palestinese; in diverse cause contro alcune università statunitensi; per negare spazi a ONG; per chiudere il conto bancario di un gruppo ebraico; e nel tentativo di cancellare corsi universitari.
  • Sono numerose le critiche della definizione IHRA da parte di autorevoli studiosi, inclusi dell’Olocausto, giuristi, organizzazioni per i diritti civili, associazioni e personaggi ebraici e israeliani, sindacati, 276 personalità italiane, il Consiglio accademico dell’University College di Londra, e i Consigli editoriali del New York Times, del Los Angeles Times e del Washington Post, tra gli altri.
  • Nonostante ciò, a seguito di forti pressioni da parte del governo israeliano e dei suoi sostenitori, anche se in molti Paesi non è stata formalmente adottata dal governo, la definizione è stata comunque accolta da agenzie e istituzioni dello Stato, oltre che da consigli comunali, università, mezzi d’informazione, partiti politici e organizzazioni umanitarie. Il governo italiano l’ha adottata parzialmente nel gennaio 2020.
  • Il principale bersaglio della definizione IHRA è il movimento nonviolento a guida palestinese per il Boicottaggio, il Disinvestimento e le Sanzioni (BDS) nei confronti dell’apartheid israeliana. La Corte Europea dei Diritti Umani (CEDU) ha stabilito che il boicottaggio è una forma protetta di protesta.
  • Chiediamo, quindi, alle istituzioni, ai partiti politici, agli enti locali, alle università, alle ONG di:
    • Respingere le pressioni per l’adozione della definizione IHRA, che non è lo strumento adatto per combattere l’antisemitismo e mette a grave rischio il diritto alla libertà di espressione;
    • Revocarla, qualora la definizione IHRA sia già stata adottata;
    • Accogliere e promuovere i cinque principi stabiliti da 15 organizzazioni ebraiche per combattere l’antisemitismo, tra cui non isolare l’ antisemitismo da altre forme di oppressione e contrastare le ideologie politiche che fomentano razzismo, odio, e paura;
    • Assicurare il rispetto e la tutela, tra gli altri, dei diritti per la libertà di espressione, di associazione e di riunione, affermando anche il diritto di promuovere e partecipare ad attività BDS;
    • Garantire e tutelare il diritto di contribuire al raggiungimento dei diritti umani del popolo palestinese attraverso la pacifica promozione del BDS.

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BDS Italia

Comunicato stampa

Alcune delle più importanti banche e aziende finanziarie italiane hanno investimenti o forniscono prestiti e garanzie per oltre 7 miliardi di dollari a imprese coinvolte nelle colonie illegali di Israele nei Territori palestinesi occupati.

Lo rivela uno studio pubblicato ieri da Don’t Buy Into Occupation (DBIO), una coalizione di 25 ONG palestinesi ed europee che indaga e documenta le relazioni economiche e finanziarie delle imprese europee con le colonie illegali israeliane.

Tra le banche italiane che finanziano le attività nelle colonie illegali figurano Unicredit, che si è guadagnata un posto tra i primi 10 istituti di credito in Europe con $3.584 milioni, Intesa Sanpaolo con $2.448 milioni, Mediobanca con $676 milioni e Banca d'Italia con $300 milioni. Mentre le holding finanziarie Anima e Azimut investono $63 e $15 milioni rispettivamente, e Assicurazioni Generali $3 milioni nelle imprese coinvolte nelle colonie illegali.

Informazioni sul Fronte Palestina

Per sviluppare un lavoro di classe nel sostegno alla lotta di liberazione della Palestina e degli altri popoli oppressi e aggrediti dall'imperialismo, oltre alle sterili e dannose concezioni del pacifismo e dell'equidistanza tra aggressori e aggrediti che hanno in gran parte contribuito ad affossare il movimento contro la guerra nel nostro paese negli ultimi anni, si è deciso di fondare l'organismo nazionale Fronte Palestina.

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