BDS Italia

BDS Italia - sezione italiana per il movimento a guida palestinese per il boicottaggio, disinvestimento e sanzioni contro Israele
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Dal Comitato di coordinamento della Settimana contro l'apartheid israeliana 2020 

Unitevi al nostro terzo webinar, parte di una serie di discussioni online per la Settimana contro l'apartheid israeliana (IAW) 2020 sul tema di "Uniti contro il razzismo" a cui potete partecipare comodamente da casa vostra.

lunedì 6 aprile 2020

ore 18:00 (Italia)

Iscrivetevi tramite Zoom al link https://zoom.us/j/943912714o su Facebook Live (movimento Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni (BDS) pagina)

Noura Erakat è avvocato per i diritti umani e autore di "Justice for Some: Law and in the Question of Palestine" (Stanford University Press, 2019).

Yara Hawari è scrittrice e senior policy analyst per Al Shabaka.

Per la Settimana contro l'apartheid israeliana 2020, abbiamo organizzato una conversazione tra Noura Erakat e Yara Hawari per discutere della lotta palestinese per la libertà dopo l'Accordo del Secolo e alla luce dell'impatto della pandemia di coronavirus. Parleranno anche delle strategie per la resistenza nonviolenta contro il razzismo, in linea con il tema della Settimana dell'Apartheid israeliana di quest'anno "Uniti contro il Razzismo / United Against Racism".

La conversazione sarà in inglese. I partecipanti risponderanno anche alle domande del pubblico.

Fonte: BNC

Traduzione di BDS Italia

I nostri pensieri sono con le persone che combattono il coronavirus ovunque. Il regime dell'apartheid di Israele ha usato la pandemia come cortina fumogena per intensificare la sua oppressione nei confronti dei palestinesi, con un'impunità ancora maggiore. I palestinesi contano sul tuo continuo sostegno durante questo periodo difficile, anche attraverso azioni online che puoi intraprendere da casa per porre fine alla complicità internazionale nei crimini di guerra di Israele e nei crimini contro l'umanità.

Decenni di occupazione militare israeliana e di apartheid hanno devastato le infrastrutture sanitarie dei palestinesi, in particolare nella Striscia di Gaza. I primi casi di coronavirus sono stati rilevati a Gaza mentre Israele continua l'assedio a due milioni di palestinesi imprigionati lì.

 [Nota: BDS Italia è tra le organizzazioni che promuovono la petizione]

Oggi [30/03/2020 – N.d.T.], in occasione della Giornata della Terra palestinese e dell'anniversario dell'inizio delle manifestazioni della Grande Marcia del Ritorno a Gaza, una coalizione europea di ONG, sindacati e organizzazioni di migranti lancia una petizione per impedire ai droni israeliani di intensificare la militarizzazione delle frontiere dell'UE.

Da novembre 2018, l'Agenzia europea per la sicurezza marittima (EMSA) appalta, tramite la società portoghese CeiiA, due droni Hermes 900 - prodotti dalla più grande compagnia militare israeliana Elbit Systems. Il contratto prevede due periodi di opzione per un solo anno per un valore totale di 59 milioni di EUR. I droni di Elbit assistono Frontex e le autorità nazionali in Grecia, dove l'UE sta affrontando rifugiati e migranti con un aumento della violenza militarizzata.

Elbit Systems sta sviluppando i suoi droni in collaborazione con le forze armate israeliane e promuovendo la sua tecnologia come "testata in battaglia" - il che significa che è stata usata contro i palestinesi. La compagnia fornisce l'85% dei droni utilizzati dalle forze armate israeliane nei suoi attacchi a Gaza. I droni Hermes hanno ucciso i quattro bambini che giocavano sulla spiaggia durante l'attacco israeliano a Gaza nel 2014. Questi droni possono uccidere ma non possono salvare vite.

Agisci ora!

Chiedi all'Unione Europea di smettere di usare droni killer israeliani per la militarizzazione dei suoi confini, firmando questa petizione https://petition.stopthewall.org/italiano/

Leggi il nostro briefing completo qui

Fonte: ECCP Palestine

Traduzione di BDS Italia

 [Nota: BDS Italia è tra le organizzazioni che promuovono la petizione]

Oggi [30/03/2020 – N.d.T.], in occasione della Giornata della Terra palestinese e dell'anniversario dell'inizio delle manifestazioni della Grande Marcia del Ritorno a Gaza, una coalizione europea di ONG, sindacati e organizzazioni di migranti lancia una petizione per impedire ai droni israeliani di intensificare la militarizzazione delle frontiere dell'UE.

Da novembre 2018, l'Agenzia europea per la sicurezza marittima (EMSA) appalta, tramite la società portoghese CeiiA, due droni Hermes 900 - prodotti dalla più grande compagnia militare israeliana Elbit Systems. Il contratto prevede due periodi di opzione per un solo anno per un valore totale di 59 milioni di EUR. I droni di Elbit assistono Frontex e le autorità nazionali in Grecia, dove l'UE sta affrontando rifugiati e migranti con un aumento della violenza militarizzata.

Elbit Systems sta sviluppando i suoi droni in collaborazione con le forze armate israeliane e promuovendo la sua tecnologia come "testata in battaglia" - il che significa che è stata usata contro i palestinesi. La compagnia fornisce l'85% dei droni utilizzati dalle forze armate israeliane nei suoi attacchi a Gaza. I droni Hermes hanno ucciso i quattro bambini che giocavano sulla spiaggia durante l'attacco israeliano a Gaza nel 2014. Questi droni possono uccidere ma non possono salvare vite.

Agisci ora!

Chiedi all'Unione Europea di smettere di usare droni killer israeliani per la militarizzazione dei suoi confini, firmando questa petizione https://petition.stopthewall.org/italiano/

Leggi il nostro briefing completo qui

Fonte: ECCP Palestine

Traduzione di BDS Italia

Alla luce dell'epidemia di coronavirus, vi invitiamo a partecipare da casa vostra a un webinar (conferenza online – N.d.T.) con Rebecca Vilkomerson, ex direttore di Jewish Voice for Peace, e Khury Petersen-Smith, ricercatore all'Institute for Policy Studies.

Unitevi al nostro secondo webinar, parte di una serie di discussioni online per la Settimana contro l'apartheid israeliana (IAW) 2020 sul tema di "Uniti contro il razzismo" a cui potete partecipare comodamente da casa vostra.

giovedì 2 aprile 2020

ore 18:00 (Italia)

Iscrivetevi tramite Zoom al link https://zoom.us/j/943912714 o su Facebook Live (movimento Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni (BDS) pagina FB)

Rebecca Vilkomerson è un'attivista per i diritti umani ed ex direttore esecutivo di Jewish Voice for Peace, con sede negli Stati Uniti. 

Khury Petersen-Smith è Michael Ratner Middle East Fellow presso l'Institute for Policy Studies.

Per la Settimana contro l'apartheid israeliana 2020, Rebecca Vilkomersen e Khury Petersen-Smith esploreranno il concetto di sicurezza e i modi razzisti in cui è utilizzato, ed esamineranno la solidarietà come elemento di contrasto. Discuteranno della rilevanza di questi concetti durante questo periodo di pandemia globale e condivideranno le strategie per la resistenza non violenta contro il razzismo, in linea con il tema della Settimana dell'Apartheid israeliana di quest'anno "Uniti contro il razzismo / United Against Racism".

La conversazione sarà in inglese. I partecipanti risponderanno anche alle domande del pubblico.

Mentre l’Italia e buona parte del mondo si trova ad affrontare un’emergenza sanitaria che porta sofferenza, angoscia e insicurezza, la solidarietà non si ferma. 

Anzi, sono numerosissime le manifestazioni di solidarietà concreta soprattutto nei confronti di chi già da tempo vive l’insicurezza, la sofferenza, l’oppressione, che nascono dalla consapevolezza che i più vulnerabili rischiano di subire le conseguenze più pesanti di questa pandemia. 

Pensiamo per esempio alla situazione nella Striscia di Gaza dove 13 anni di  assedio e di bombardamenti da parte di Israele hanno devastato le infrastrutture sanitarie.

Questo senso di comunanza e di solidarietà, ha portato ad un altro importante traguardo per la rete degli Spazi Liberi dall’Apartheid Israeliana (SPLAI). Sono ora oltre 200 le attività commerciali, i centri culturali e sportivi, le realtà associative in giro per l’Italia che si dichiarano liberi all'apartheid israeliana.

Comunicato della campagna Apartheid Free Zoned dell'Università Complutense di Madrid

Siamo lieti di annunciare che dieci associazioni e gruppi studenteschi dell'Università Complutense di Madrid si sono dichiarati Zone Libere dall'Apartheid (AFZ), assumendo così una posizione a sostegno della giustizia, dell'antirazzismo e della solidarietà.

La campagna Apartheid Free Zone fa parte del movimento per il Boicottaggio, il Disinvestimento e le Sanzioni (BDS), un movimento internazionale non violento a guida palestinese che fa appello per una pressione contro il regime di oppressione israeliano fino a quando 1) l'occupazione e la colonizzazione di tutte le terre arabe sarà terminata e il muro dell'apartheid verrà smantellato; 2) i diritti dei cittadini arabo-palestinesi di Israele saranno riconosciuti, in particolare la loro uguaglianza davanti alla legge; 3) il diritto dei rifugiati palestinesi di tornare alle loro case e proprietà sarà rispettato, promosso e protetto.

Le Zone Libere dall'Apartheid si impegnano a lavorare per porre fine all'oppressione contro i palestinesi, nonché contro la normalizzazione delle relazioni con il regime israeliano coloniale e genocida. Le università sono tra le istituzioni chiave in cui questa normalizzazione avviene attraverso, ad esempio, programmi di scambio di studenti e facoltà o progetti di ricerca congiunti con università israeliane complici. Questi legami istituzionali promuovono la legittimazione e la continuazione del regime di apartheid contro i palestinesi, in cui le università israeliane svolgono un ruolo essenziale.

Per questo motivo la dichiarazione di questi gruppi studenteschi di essere un AFZ non è solo un atto simbolico: tutti questi gruppi studenteschi, e quelli che verranno, integreranno nelle loro attività quotidiane il sostegno alla lotta di liberazione palestinese e l'opposizione alla normalizzazione delle violazioni di Israele dei diritti dei palestinesi. Chiederanno anche che l'Università Complutense di Madrid faccia lo stesso e si dichiari una AFZ. CompluELAI è orgogliosa dell'impegno e della coscienza politica che gli studenti della nostra università dimostrano. Siamo un numero crescente di persone e gruppi che continueranno a lavorare per garantire che l'Università Complutense di Madrid non sia complice dell'apartheid israeliano e si dichiari Zona Libera dell'Apartheid.

CompluELAI (CompluAFZ)

Associazioni studentesche e gruppi che si sono dichiarati AFZ

Acatisia-Hospital 12 de Octubre (Facoltà di Medicina)

Asamblea Feminista de Somosaguas (Campus di Somosaguas)

Asociación Colombine (Facoltà di Scienze dell'Informazione)

Asociación Universitaria La Caverna (Facoltà di Filosofia)

Asociación Universitaria La Chispa (Facoltà di Scienze Politiche e Sociologia)

Colectivo Atenea (Facoltà di Giurisprudenza)

Economía Alternativa (Facoltà di Scienze Economiche e Gestionali)

Ipazia (Facoltà di Fisica)

La Ecoaldea (Facoltà di Scienze Politiche e Sociologia)

RQTR (Facoltà di Scienze Politiche e Sociologia)

Fonte : BNC

Traduzione di BDS Italia

Molti degli eventi della IAW [Israeli Apartheid Week] si terranno online a causa del coronavirus.

Inizia oggi (16 marzo – N.d.T.) la sedicesima Settimana contro l'apartheid israeliana (IAW), con il tema "Uniti contro il razzismo", per sostenere i diritti dei palestinesi e per fare crescere il movimento Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni (BDS) per conseguire tali diritti, nel contesto delle lotte globali contro l'oppressione razziale.

La IAW 2020 si sta svolgendo nello scenario della pandemia del coronavirus, che ha portato a gravi restrizioni della libertà di movimento e di associazione in tutto il mondo, rendendo difficile per i gruppi in molti paesi organizzare eventi pubblici. Di conseguenza, molti eventi IAW sono stati modificati, rinviati o annullati. Eventi IAW si terranno comunque online e, ove possibile, dal vivo.

Alcuni eventi chiave della IAW includono un webinar online [seminario via web – N.d.T.] con il parlamentare sudafricano, Mandla Mandela e l'attivista afro-femminista Desirée Bela-Lobedde, il 19 marzo alle 18.30 (registrazione disponibile sulla pagina FB di BDS Italia – N.d.T.); un webinar il 2 aprile con Rebecca Vilkomerson, ex direttrice esecutiva di Jewish Voice for Peace; e un webinar il 6 aprile con l'avvocata palestinese americana per i diritti civili Noura Erakat. Il programma degli eventi IAW viene aggiornato con l'evoluzione della situazione.

Con il regime israeliano di estrema destra che collabora con regimi autoritari e razzisti in tutto il mondo, fornendo loro tecnologie e dottrine militari e di sicurezza letali "testate sul campo", le organizzazioni che combattono il razzismo stanno lavorando più urgentemente che mai per unire le lotte per la libertà, la giustizia, l'uguaglianza e la dignità a favore dei palestinesi e delle persone che subiscono in tutto il mondo la repressione.

In una la leader dei diritti civili degli Stati Uniti Angela Davis ha espresso il suo sostegno per riunire le lotte antirazziste durante la IAW, affermando:

Per coloro che lottano ovunque contro il razzismo e per la libertà, il popolo palestinese continua a rappresentare una fonte d'ispirazione perché ha resistito ed è rimasto fermo per così tanto tempo nel rifiutare di arrendersi e di accettare sottomissione e ingiustizia permanenti...

Se la giustizia è indivisibile, ne consegue che le nostre lotte contro l'ingiustizia devono restare unite. Sostengo con tutto il cuore la Settimana dell'apartheid israeliana 2020 sul tema "Uniti contro il razzismo" e invito organizzazioni e persone in tutto il mondo a partecipare.

Quest'anno la IAW coincide con la Giornata internazionale delle Nazioni Unite per l’eliminazione della discriminazione razziale, che si tiene ogni anno il 21 marzo, data del massacro del 1960 da parte del regime di apartheid sudafricano di 69 manifestanti neri a Sharpeville.

Oltre 100 gruppi progressisti e antirazzisti in Europa hanno lanciato un appello a coordinare gli eventi IAW 2020.

Le Nazioni Unite definiscono l'apartheid come un crimine contro l'umanità che deve essere represso e punito ovunque sia perpetrato. Israele sta commettendo il crimine di apartheid, come definito dal diritto internazionale, contro tutti i palestinesi, all’interno della Palestina storica e in esilio.

I palestinesi e i progressisti di tutto il mondo si oppongono all’ "Accordo del secolo" di Trump e Netanyahu non solo perché è progettato per rafforzare l'apartheid israeliana, ma anche perché incarna una tendenza all'espansione della repressione razziale mondiale in cui Israele ha un ruolo. Israele condivide con gli Stati Uniti le tattiche razziste di sorveglianza; fornisce armi ai regimi genocidi in Ruanda e Myanmar; fornisce tecnologia e attrezzature per militarizzare i confini degli Stati Uniti e della UE; vende ogni anno all'India armi per un miliardo di dollari, alimentando la repressione in Kashmir; e fornisce armi e tecnologie a supporto della militarizzazione e della violenza razzista della polizia ad opera del fanatico governo brasiliano di Bolsonaro.

La Giornata internazionale per l'eliminazione della discriminazione razziale, la Settimana contro l'apartheid israeliana e il tema "Uniti contro il razzismo" ci obbligano a schierarci assieme ora contro il deplorevole stereotipo razziale e la violenza che è stata fomentata in molti paesi contro gli asiatici nel corso della diffusione del coronavirus.

Come alternativa alle riunioni fisiche, limitate a causa del coronavirus, unisciti alle organizzazioni che combattono tutte le forme di razzismo negli eventi e nelle azioni online della IAW 2020, per inviare il messaggio che l'apartheid e il razzismo erano inaccettabili in Sudafrica, sono inaccettabili, oggi, in Palestina e sono inaccettabili ovunque.

Fonte: BNC

Traduzione di BDS Italia

La leader dei diritti civili degli Stati Uniti Angela Davis ha sostenuto in una dichiarazione:

 È stimolante vedere che in questi tempi terribili in cui il fascismo e i partiti politici di estrema destra sono in ascesa in molti paesi, la consapevolezza sta crescendo in molte persone e la gente e le organizzazioni si stanno unendo per combattere il razzismo e tutte le forme di discriminazione. E per coloro che lottano ovunque contro il razzismo e per la libertà, il popolo palestinese continua a rappresentare una fonte d'ispirazione perché ha resistito ed è rimasto fermo per così tanto tempo nel rifiutare di arrendersi e di accettare la sottomissione e l'ingiustizia permanenti.

In Palestina, negli Stati Uniti, nei Paesi arabi, in America Latina e in Asia, le persone che stanno cercando di mantenere sistemi di oppressione e dominio razziale condividono ideologie, strategie e armamenti. Ad esempio, le strategie di polizia sono state rese transnazionali, con i dipartimenti di polizia statunitensi e israeliani che si scambiano le tattiche tra di loro. E il complesso industriale carcerario globale viene testato, nelle sue forme più estreme, in Palestina.

Foto: Puma dice che la campagna di boicottaggio sta rendendo le loro vite infelici – Riprenditi, Puma. Non sostenere più le colonie israeliane illegali che rendono infelice la vita delle famiglie palestinesi

Di recente un sostenitore dei diritti dei palestinesi ha avuto un incontro casuale con un avvocato della Puma, che ha dichiarato: "State rendendo infelici le nostre vite".

Proprio così. Puma afferma che gli appelli da parte di organizzazioni per i diritti umani e associazioni sportive perché essa ponga fine al suo sostegno alle colonie israeliane illegali che trascinano le famiglie palestinesi fuori dalla loro terra, stanno rendendo la loro vita infelice.

Le colonie illegali di Israele e le relative infrastrutture di occupazione tolgono terra ai palestinesi, separano le comunità palestinesi e negano ai palestinesi il loro diritto alla libertà di movimento.

Dì a Puma di non trarre profitto dalle colonie israeliane

illegali che rendono infelici le vite dei palestinesi.

Puma è lo sponsor principale della Israel Football Association (IFA), che comprende squadre con sede nelle colonie israeliane illegali. Delta, proprietario esclusivo della licenza Puma in Israele, è compreso nel database delle Nazioni Unite delle società complici nella politica coloniale.

Il marchio Puma, universalmente noto, dà legittimità alla brutale occupazione militare da parte di Israele, consentendo a Israele di continuare ad espandere impunemente le sue colonie sui territori palestinesi rubati.

Puma ha motivo di sentirsi infelice.

In risposta all'invito #BoycottPuma da parte di oltre 200 squadre palestinesi, la più grande università della Malesia ha rinunciato alla sponsorizzazione da parte di Puma della sua squadra di calcio. Il club calcistico britannico Chester FC ha deciso di non rinnovare la sponsorizzazione di Puma, riferendosi alla presenza tra i suoi criteri di "pratiche di lavoro etiche". Anche Liverpool FC, che era in trattative con Puma, ha optato per un altro sponsor.

Due giornate di azione #BoycottPuma globali di successo hanno visto proteste in oltre 20 paesi e l'hashtag #BoycottPuma ha generato milioni di impatti.

              Di' a Puma: Non essere infelice. Cessa il sostegno alle colonie israeliane illegali.

 Puma è preoccupata. Il collegamento del suo marchio al regime di apartheid israeliano che nega i diritti umani fondamentali a milioni di palestinesi sta danneggiando il suo bene più prezioso: la sua immagine. Aiutiamo a convincere Puma a fare la cosa giusta e a porre fine al sostegno all'occupazione militare israeliana.

Unisciti alla Terza giornata d'azione globale #BoycottPuma, il 25 aprile.

Fonte: BNC

Traduzione di BDS Italia

 

Conversazioni sull’apartheid - dal Sudafrica alla Palestina

Webinar Online
Giovedì 19 Marzo Ore 18.30

Mandla Mandela
Deputato per conto dell’African National Congress, nipote di Nelson Mandela

Desirée Bela-Lobedde
Comunicatrice e attivista afrofemminista

Seguite il webinar dalle pagine Facebook di BDS ItaliaSocietà Civile per la Palestina

Partecipate al webinar con Mandla Mandela, nipote di Nelson Mandela, figura di rilievo in Sudafrica, e membro del Parlamento per conto dell’African National Congress.

Mandla Mandela è noto per il suo attivismo anti-razzista e anti-apartheid in Sudafrica, ma anche come forte difensore dei diritti del popolo palestinese.

Mandela riconosce infatti, come suo nonno Nelson prima di lui, “le inquietanti somiglianze tra le leggi e le politiche razziali di Israele nei confronti dei palestinesi e l'architettura dell'apartheid in Sudafrica. Noi sudafricani conosciamo l'apartheid quando lo vediamo. In effetti, molti riconoscono che, per alcuni aspetti, il regime di oppressione di Israele è anche peggio.”

In un dialogo aperto, Mandela parlerà con l’attivista antirazzista Desirée Bela dei parallelismi tra l'apartheid in Sudafrica e la situazione in cui vivono attualmente i palestinesi, condividendo strategie per la lotta non violenta contro il razzismo.

Il webinar è organizzato in coincidenza con due importanti occasioni:

  •  La Giornata ONU contro il razzismo, che ricorre il 21 marzo e commemora il massacro di Sharpeville ad opera del regime di apartheid sudafricano. È dedicata alla solidarietà con i popoli che combattono contro il razzismo e le discriminazioni razziali.

  • La 15esima edizione della Settimana contro l’Apartheid israeliana, iniziativa internazionale lanciata dalla società civile palestinese volta a sensibilizzare sulle violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale. Il tema di quest'anno è: Uniti Contro il Razzismo.

Considerato che sono in aumento sia il razzismo e l’intolleranza da parte delle forze di estrema destra, sia la criminalizzazione della solidarietà con i popoli oppressi, ora più che mai è il momento di unire gli sforzi per combattere tutte le discriminazioni. 

Il webinar è organizzato e sostenuto da: (CATALOGNA) Coalició Prou Complicitat amb Israel, La Fede, l’Institut de Drets Humans de Catalunya, Africaye, Mujeres Migrantes Diversas, DonesxDones, il Centre d’Estudis Africans Interculturalsl e il Sindicato de Manteros, il Consiglio comunale di Barcellona e l'Agenzia catalana per la cooperazione allo sviluppo, (UK) Palestine Solidarity Campaign, (FRANCIA) BDS France, (ITALIA) Società Civile per la Palestina e BDS Italia.

*La conversazione sarà in inglese e spagnolo, con la traduzione simultanea scritta in italiano.

Mandela avrebbe dovuto tenere una serie di incontri a Roma, Barcellona, Londra e Parigi. Purtroppo il tour è stato annullato a causa delle misure messe in atto per contenere la diffusione del coronavirus.

Hashtag: #UnitedAgainstRacism #IsraeliApartheidWeek

Foto di BDS Euskal Herria

Sabato scorso ad Ordizia, nei Paesi Baschi, il BDS di Euskal Herria (Paesi Baschi) ha lanciato una campagna chiedendo alla società basca CAF [Construcciones y Auxiliar de Ferrocarriles, società con sede nella provincia basca di Guipúzcoa che si occupa della costruzione di rotabili ferroviari e metropolitani, N.d.T.] di ritirarsi da un progetto del governo israeliano per l’espansione della metropolitana leggera di Gerusalemme (JLR) che dovrebbe servire  gli insediamenti illegali israeliani a Gerusalemme e nei dintorni, nei territori palestinesi occupati.

Con 60 persone,  provenienti da diverse organizzazioni della società civile basca, presenti al Palazzo Barrena, gli organizzatori hanno condiviso la dichiarazione della campagna, già sottoscritta da oltre 70 gruppi baschi. La dichiarazione descrive il progetto JLR come "un nuovo attacco ai diritti del popolo palestinese" e invita la CAF a "rispettare il diritto internazionale, ritirarsi dal progetto Jerusalem Tram e porre fine alla complicità nell'occupazione della Palestina". La dichiarazione osserva che "gli insediamenti israeliani nei territori palestinesi occupati, compresa Gerusalemme Est, sono illegali ai sensi del diritto internazionale in quanto violano la Quarta Convenzione di Ginevra".

Foto BDS Austria

Invece di combattere il vero razzismo anti-ebraico in patria, il parlamento austriaco ha adottato oggi una risoluzione antidemocratica che demonizza il BDS come antisemita e invita a contrastare il nostro movimento pacifico a favore dei diritti dei palestinesi, fornendo sostegno all'apartheid israeliano.

Condanniamo la risoluzione anti-palestinese approvata dal parlamento austriaco. Essa racchiude delle palesi bugie, contraddice il diritto austriaco e internazionale e danneggia la preminente lotta contro il vero razzismo anti-ebraico

A marzo si svolgerà la Israeli Apartheid Week (IAW) 2020 (settimana contro l'apartheid israeliana 2020) con lo slogan "Uniti contro il razzismo", a sostegno dei diritti dei palestinesi nel contesto delle lotte globali contro l'oppressione razziale. È più urgente che mai unire le nostre battaglie per la libertà, la giustizia, l'uguaglianza e la dignità e riconoscere che il regime di estrema destra di Israele è un partner chiave dei regimi autoritari e persino genocidari in tutto il mondo, in quanto fornisce loro micidiali tecnologie militari e di sicurezza.

L'apartheid israeliana rappresenta una seria minaccia non solo per i palestinesi autoctoni ma anche per le comunità oppresse di tutto il mondo. Ad esempio:

Foto Protest Stencil

PER UN’IMMEDIATA PUBBLICAZIONE

In una lettera pubblicata oggi [19 feb 2020, NdT], oltre 80 gruppi progressisti e antirazzisti di tutta Europa hanno chiesto di inserire la lotta contro l’apartheid israeliana nelle mobilitazioni in Europa per l'annuale Giornata internazionale delle Nazioni Unite contro il razzismo e la discriminazione razziale del 21 marzo. Sindacati, gruppi di ebrei progressisti, femministe e gruppi LGBTQIA + provenienti da Belgio, Danimarca, Francia, Germania, Irlanda, Italia, Norvegia, Portogallo, Slovenia, Spagna e Regno Unito sono tra le organizzazioni firmatarie di una lettera che approva il coordinamento degli eventi per la annuale settimana contro l’apartheid israeliana (IAW) con le manifestazioni contro il razzismo del 21 marzo.

La Giornata internazionale contro il razzismo e la discriminazione razziale del 21 marzo è il giorno designato dalle Nazioni Unite per commemorare il massacro commesso dal regime di apartheid sudafricano a Sharpeville, dove la polizia uccise 69 neri sudafricani.

Foto di Guillaume Paumier

Belgio, Danimarca, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Italia, Norvegia, Portogallo, Slovenia, Spagna, Regno Unito

 Appello della società civile palestinese a gruppi e organizzazioni che combattono il razzismo e la discriminazione razziale in Europa

Oggetto: sensibilizzazione dell’opinione pubblica e mobilitazione in occasione della Giornata internazionale contro il razzismo e la discriminazione razziale del 21 marzo 2020

Noi, organizzazioni della società civile palestinese, apprezziamo e lodiamo gli sforzi della società civile progressista in Europa per la giustizia sociale, la democrazia e società inclusive, senza razzismo né discriminazione razziale. Scriviamo per incoraggiarvi a coordinarvi e a cooperare con gruppi e persone che organizzano eventi per la Settimana contro l’apartheid israeliana nella vostra zona quando vi mobiliterete per la Giornata internazionale contro il razzismo e la discriminazione razziale 2020.

Lo scorso anno le esportazioni di ortaggi verso Israele hanno raggiunto un valore di 81,25 milioni di euro, pari al 68 % delle esportazioni complessive di ortaggi dalla Cisgiordania [Khalil Hamra / AP]

Le forze armate israeliane hanno bloccato le esportazioni agricole palestinesi attraverso la Giordania coll'ultima escalation di una guerra commerciale che dura da mesi e che arriva tra i timori di un riaccendersi della violenza nella regione per il controverso piano per il Medio Oriente sostenuto dagli Stati Uniti.

Seguendo le direttive del ministro della Difesa Naftali Bennett, l'esercito israeliano ha dichiarato che non avrebbe permesso ai palestinesi di trasferire i loro prodotti attraverso il loro valico di frontiera verso la Giordania, l'unica via di esportazione diretta della Cisgiordania occupata verso il mondo esterno.

L'Autorità Palestinese, appoggiata dall'Occidente, ha affermato che le forze israeliane ai posti di blocco hanno bloccato le spedizioni di ortaggi che stavano per essere esportate all'estero.

In una dichiarazione, il ministero dell'Agricoltura palestinese ha detto che le esportazioni di ortaggi verso Israele hanno raggiunto l'anno scorso il valore di 81,25 milioni di euro, che rappresenta il 68 percento delle esportazioni complessive di ortaggi da parte della Cisgiordania occupata.

Il ministro palestinese per l'agricoltura Riyal al-Attari ha dichiarato alla radio Voice of Palestine: "Ieri, il responsabile dei valichi israeliani ha informato tutti gli esportatori e tutte le parti interessate che a partire da domenica tutti i prodotti agricoli palestinesi sarebbero stati banditi dall'esportazione attraverso la Giordania verso i mercati mondiali".

Il vice ministro dell'economia palestinese Tariq Abu Laban ha dichiarato all'agenzia di stampa palestinese WAFA che la decisione di vietare l'esportazione di beni palestinesi costituisce la risposta alla decisione del governo palestinese di vietare l'importazione di vitelli israeliani.

La crisi è scoppiata a settembre quando i palestinesi hanno deciso di interrompere l'importazione di carne bovina da Israele.

L'Autorità Palestinese ha affermato che la maggior parte dei 120.000 capi di bestiame importati mensilmente da Israele risultavano capi d'importazione e che quindi si è preferito importare direttamente dall'estero.

La mossa sembrava rivolta a ridurre la dipendenza economica dei palestinesi da Israele.

Poco dopo l'annuncio di settembre, gli allevatori di bestiame israeliani hanno visto un calo del loro mercato e hanno fatto pressioni sulle autorità israeliane affinché prendessero provvedimenti.

Bennett ha reagito con un bando verso la carne bovina palestinese ed altri prodotti, inducendo i palestinesi ad espandere il loro boicottaggio e a smettere di importare verdure, frutta, bevande e acqua minerale israeliane.

I palestinesi affermano che le loro azioni sono rivolte a spingere Israele a revocare il suo divieto, mentre Israele afferma che il normale scambio commerciale sarà ripristinato nel momento in cui i palestinesi annulleranno il bando verso il bestiame che avrebbe scatenato in origine la crisi.

La crisi commerciale è arrivata nel mezzo di un'impennata di violenza a seguito della rivelazione del piano mediorientale del presidente americano Donald Trump, che i palestinesi hanno decisamente respinto.

Dieci giorni di proteste contro il piano di Trump hanno visto almeno cinque palestinesi uccisi dalle forze israeliane.

Fonte Al Jazeera

Traduzione di BDS Italia

La società civile palestinese accoglie con favore questo tanto atteso elenco dell'ONU delle società che sono complici del progetto coloniale illegale di Israele, che costituisce un crimine di guerra ai sensi del diritto internazionale. Ringraziamo tutte le organizzazioni per i diritti umani che hanno lavorato instancabilmente per la pubblicazione di uno strumento di trasparenza e responsabilità così importante.

Sostenere il diritto internazionale è l'unica risposta appropriata ai tentativi dei regimi autoritari e di estrema destra, guidati dalla Casa Bianca di Trump e dal governo estremista israeliano, di minare i diritti umani e lo stato di diritto e imporre invece il dominio dei più potenti.

Riconoscendo l'importante ruolo che le Nazioni Unite hanno svolto nel porre fine all'apartheid in Sudafrica, consideriamo la pubblicazione di questo database come un primo passo significativo e concreto da parte di una entità delle Nazioni Unite per ritenere responsabili le società israeliane e internazionali che rendono possibili e traggono profitto dalle gravi violazioni dei diritti dei palestinesi da parte di Israele.

Alcune menzioni degne di nota tra le 112 compagnie complici nella lista della vergogna delle Nazioni Unite sono le prime cinque banche israeliane in cui AXA investe (Bank Hapoalim, Bank Leumi, First International Bank of Israel, Mizrahi Tefahot Bank e Israel Discount Bank), Delta Israel, il concessionario esclusivo di Puma in Israele, e Shapir, partner di CAF per lo sviluppo della Ferrovia Leggera di Gerusalemme. Inoltre sono inclusi Delek Group, Egged, General Mills, Motorola Solutions, JCB, Alstom, la compagnia idrica nazionale israeliana Mekorot, e le compagnie di viaggi TripAdvisor, Airbnb, Booking.com, Edreams e Expedia.

Tuttavia, numerose società e banche coinvolte in attività commerciali dirette o indirette nelle o con le colonie non sono ancora incluse nel database. G4S, le società di Hewlett Packard, Elbit Systems, Caterpillar, Hyundai Heavy Industries, Volvo, Heidelberg Cement e Cemex sono tra le tante altre aziende di alto profilo che sono indiscutibilmente coinvolte nel progetto coloniale illegale di Israele, come meticolosamente documentato da gruppi per i diritti umani, il gruppo di ricerca israeliano indipendente WhoProfits e il progetto USA dell'American Friends Service Committee Investigate. Tuttavia esse mancano dalla lista delle Nazioni Unite.

Facciamo appello per continue pressioni da parte della gente comune e della società civile sull'OHCHR affinché si conformi alla risoluzione 31/36 del Consiglio per i Diritti Umani resistendo alle pressioni politiche, sia da parte degli USA, degli stati europei o di Israele, e impegnandosi ad aggiornare costantemente la lista pubblica.

Nessuna società internazionale o israeliana che è complice nel rendere possibile, agevolare e trarre profitto dal regime di oppressione israeliano dovrebbe godere dell'impunità.

È giunto il momento che tutte le istituzioni pubbliche, i consigli comunali, le chiese, i sindacati, le organizzazioni culturali, le università, i fondi di investimento e altri smettano di firmare contratti, acquistare da o investire in una qualsiasi delle società nella lista della vergogna delle Nazioni Unite, per evitare complicità nel progetto coloniale israeliano.

Il movimento BDS per i diritti dei palestinesi continuerà la lotta pacifica, sostenuta da persone di coscienza in tutto il mondo, per la libertà, la giustizia, l'uguaglianza e per porre fine a tutte le complicità con il decennale regime di occupazione militare, colonialismo di insediamento e apartheid di Israele.

Comitato nazionale palestinese per il BDS (BNC)

Traduzione di BDS Italia

Foto: 7iber / Sherbel Dissi

Ci congratuliamo con il Parlamento giordano per la rigorosa decisione presa la scorsa domenica di rifiutare l'importazione di gas naturale da Israele. Chiediamo al Parlamento di adottare le misure necessarie per convertire questa decisione in una legge vincolante.

Il Comitato nazionale palestinese del BDS accoglie con favore la decisione del Parlamento giordano di vietare al governo di importare il gas naturale da Israele. Chiediamo al Parlamento giordano di trasformare questa decisione in una legge vincolante.

Ci uniamo alla stragrande maggioranza in Giordania e nel mondo arabo nel chiedere che il governo giordano, insieme al governo egiziano, pongano fine alle importazioni di gas da Israele.

Israele usa i proventi di questi accordi sul gas per perpetuare il suo regime di occupazione, di apartheid e di colonialismo di insediamento contro il popolo palestinese. Questi accordi disastrosi pongono anche i bisogni energetici di questi paesi in ostaggio di Israele.

pic.twitter.com/3B254mV3CT

Fonte BNC

Traduzione di BDS Italia

In seguito alla cancellazione dell’incontro con il giornalista palestinese Ahmed Abu Artema, co-organizzatore della Grande Marcia del Ritorno a Gaza, prevista ad Almese (Valsusa) il 17 gennaio 2020 presso la sala consiliare di Almese su richiesta della locale sezione Anpi, BDS Italia

ringrazia 

la presidentessa dell’ANPI Carla Federica Nespolo per aver preso le distanze dalla cancellazione dell’evento ed aver condannato il clima in cui chi critica il governo israeliano viene accusato di antisemitismo. La ringraziamo inoltre per aver ribadito la solidarietà dell’ANPI nazionale riguardo ai diritti sociali e politici del popolo palestinese e per aver condannato l’assedio israeliano contro la Striscia di Gaza e le politiche israeliane di continuo espansione degli insediamenti nei Territori palestinesi occupati;

denuncia

le intimidazioni e la censura nei confronti di iniziative di solidarietà e di sostegno alla causa del popolo palestinese, in particolare della popolazione civile di Gaza, sottoposta da oltre 12 anni ad un blocco illegale da parte dell’esercito israeliano, una punizione collettiva che viola le norme del diritto internazionale. La censura preventiva ha impedito che la voce dei gazawi, rappresentati da Ahmed Abu Artema, potesse essere ascoltata dalla popolazione valsusina e dagli iscritti all’ANPI;

chiede

che vengano individuate le responsabilità riguardo a questo gravissimo caso di censura incluse quelle di organizzazioni filo-israeliane che ci risultano responsabili delle pressioni in sede locale per l’annullamento dell’iniziativa con notizie false e diffamatorie su Abu Artema e il BDS.

BDS Italia
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@bdsitalia

BDS Italia è un movimento per il boicottaggio, disinvestimento e sanzioni contro l'occupazione e l'apartheid israeliane, costituito da associazioni e gruppi in tutta Italia che hanno aderito all'appello della società civile palestinese del 2005 e promuovono campagne e iniziative BDS a livello nazionale e locale. Il movimento BDS sostiene la parità di diritti per tutte e tutti e perciò si oppone ad ogni forma di razzismo, fascismo, sessismo, antisemitismo, islamofobia, discriminazione etnica e religiosa.

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Informazioni sul Fronte Palestina

Per sviluppare un lavoro di classe nel sostegno alla lotta di liberazione della Palestina e degli altri popoli oppressi e aggrediti dall'imperialismo, oltre alle sterili e dannose concezioni del pacifismo e dell'equidistanza tra aggressori e aggrediti che hanno in gran parte contribuito ad affossare il movimento contro la guerra nel nostro paese negli ultimi anni, si è deciso di fondare l'organismo nazionale Fronte Palestina.

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