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BDS Italia - sezione italiana per il movimento a guida palestinese per il boicottaggio, disinvestimento e sanzioni contro Israele
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In ottobre l'Autorità Palestinese ha deciso di vietare le importazioni di bestiame israeliano [AFP]

Muhammad Shehada*

L'ex ministro israeliano della Giustizia e membro della Knesset, Ayelet Shaked, ha dichiarato la scorsa settimana che "non dovrebbe esistere nessuna situazione in cui i palestinesi possano importare merci a piacimento, mentre boicottano i prodotti israeliani. Dobbiamo fermare questo processo."

Minacciando dure rappresaglie contro la popolazione sotto occupazione, Shaked ha citato i recenti tentativi del nuovo primo ministro dell'AP Mohammad Shtayyeh di ridurre la dipendenza palestinese dal mercato e dall'economia israeliani.

Nel mese di ottobre, l'AP ha deciso di vietare le importazioni di bestiame israeliano e di cercare fornitori alternativi nei paesi arabi vicini come la Giordania. Secondo Shaked, questa misura ha avuto un forte impatto negativo sul sostentamento di circa 500 agricoltori israeliani e ha messo in pericolo la loro attività.

L'attacco di Shaked è stato solo una delle tante dichiarazioni simili fatte di recente da funzionari israeliani, impegnati a dissuadere ad ogni costo l'AP dal tentativo di far avanzare il disimpegno economico da Israele.

Alcuni giorni prima, ad esempio, il coordinatore israeliano delle attività governative nei territori (COGAT), che dirige e amministra l'occupazione, ha minacciato di impedire all'AP di importare prodotti agricoli israeliani in Cisgiordania o di esportare prodotti palestinesi verso Israele, a meno che l'AP non ritiri il divieto sul bestiame israeliano.

Traduzione del tweet del BNC https://twitter.com/BDSmovement

La corte suprema dell'UE ha obbligato l'UE a etichettare i prodotti degli insediamenti illegali israeliani per non appoggiare il trasferimento di popolazioni attuato da Israele che costituisce un crimine nei confronti dei palestinesi. Sono necessarie maggiori pressioni per costringere l'Europa a porre fine all'ipocrisia e vietare tutte le relazioni economiche e finanziarie con gli insediamenti.

Obbligando l'UE e gli Stati membri a etichettare i prodotti [importati, N.d.T.] dagli insediamenti illegali di Israele, la corte suprema dell'UE ha inferto un duro colpo alla politica israeliana di apartheid riguardo ai trasferimenti di popolazioni.

Sono necessarie maggiori pressioni pubbliche e legali per costringere l'UE a rinunciare al suo doppio standard nei confronti di Israele e ad adempiere ai suoi obblighi ai sensi del diritto dell'UE e internazionale di smettere di assistere questo regime israeliano illegale e criminale nei confronti del popolo palestinese.

Come minimo, ciò richiede che l'UE vieti tutte le attività commerciali con gli insediamenti, invece di limitarsi a etichettare i loro prodotti.

BDSmovement.net

Fonte : BNC

Traduzione di BDS Italia

Sabato 9 novembre due rappresentanti del BDS di Bologna hanno approfittato della presenza di Fiona May in città per incontrarla al teatro dove si esibiva come attrice co-protagonista dello spettacolo “Maratona di New York”. L’atleta è infatti membro del Consiglio di vigilanza della Puma. Puma è lo sponsor principale della Israel Football Association (IFA), che, come documentato dall’organizzazione internazionale Human Rights Watch, include squadre di calcio con sede in insediamenti illegali israeliani, considerati un crimine di guerra ai sensi del diritto internazionale.

Durante il breve colloquio gli attivisti hanno ringraziato Fiona May per le sue battaglie contro ogni forma di razzismo e hanno illustrato la scomoda posizione di PUMA e del suo deprecabile ruolo di sponsor dell’IFA. Le sono stati consegnati l’appello delle oltre 200 squadre palestinesi in cui chiedono a PUMA di porre fine al suo sostegno alle politiche di occupazione militare israeliana, interrompendo il suo accordo di sponsorizzazione con l’IFA ed il toccante articolo di Aya Khattab, giocatrice della squadra nazionale femminile palestinese del calcio.  

È stato riferito a Fiona May che nella risposta di PUMA alle migliaia di persone che sostengono l’appello palestinese, la compagnia avesse affermato la propria “devozione all’uguaglianza universale”.

In una lettera aperta, il Khadamat Rafah, la migliore squadra del campionato di calcio di Gaza, invita le nazionali di Argentina e Uruguay a cancellare la partita "amichevole" nella Tel Aviv dell'apartheid. Israele ha negato al Khadamat Rafah il permesso di partecipare alla Coppa Palestina 2019, portando all’annullamento delle finali.

Care nazionali di calcio di Argentina e Uruguay,

Stiamo scrivendo dal Khadamat Rafah Football Club nella Striscia di Gaza, nel territorio palestinese occupato da Israele. Come vostri colleghi calciatori, vi invitiamo a rifiutarvi di giocare una partita amichevole o di partecipare a qualsiasi altro impegno in Israele fintanto che questo continuerà a negare i nostri diritti umani fondamentali.

La nostra squadra ha vinto quest'anno le finali della prima serie nella Striscia di Gaza. Essendo due delle migliori squadre di calcio, sapete bene cosa significa vincere un campionato sia per i giocatori che per i tifosi. Per noi, raggiungere questa vittoria nonostante le durissime condizioni imposte dall'occupazione israeliana ha reso tutto ancora più straordinario.

Cresce il numero delle associazioni, sindacati, movimenti, artigiani, commercianti, centri culturali e sportivi che si sono associati alla rete Spazi Liberi dall’Apartheid Israeliana – SPLAI.

Od oggi in Italia la rete SPLAI conta 150 attività commerciali, culturali e sportive che si sono schierate in difesa dei diritti umani e contro ogni forma di discriminazione, in solidarietà con la richiesta di libertà, giustizia e uguaglianza del popolo palestinese [Vedere elenco aderenti].

Gli associati alla rete SPLAI si impegnano a non intrattenere rapporti con istituzioni e imprese coinvolte nelle violazioni del diritto internazionale e che sostengono le politiche israeliane che discriminano i palestinesi e negano loro i diritti umani fondamentali.

Lanciata a giugno di quest’anno, la rete è cresciuta del 50 per cento in pochi mesi, a testimonianza di una determinazione a non restare in silenzio di fronte all’ingiustizia, all’oppressione, alla violenza e alla razzismo, ovunque accada.

La campagna SPLAI è già presente in diversi paesi, tra cui Belgio, Norvegia e Spagna, dove partecipano oltre trecento soggetti, tra cui decine di amministrazioni locali.

Volere la luna, laboratorio di cultura politica e di buone pratiche creato da Livio Pepino, Marco Revelli, Francesca Rascazzo, Tomaso Montanari, tra gli altri, ha commentato:

“Volere La Luna aderisce alla campagna SPLAI perché crede fortemente nel boicottaggio delle istituzioni israeliane come strumento di lotta non violenta per i diritti fondamentali del popolo palestinese.”

La giocatrice di calcio palestinese Aya Khattab chiede a Puma di riconsiderare il contratto che ha firmato con l'Israel Football Association [Per gentile concessione del BDS] [Daylife]

Aziende come Puma, che continua a sostenere le associazioni sportive israeliane, ignorano intenzionalmente l’oppressione degli atleti palestinesi.

Da quando, ragazzina, ho iniziato a giocare a calcio, sognavo di arrivare a giocare nella nazionale palestinese femminile. E così ho fatto! Ho scalato diverse categorie, a partire dall’under 16, ed ora gioco come difensore nella nazionale.

Realizzare il mio sogno però non ha significato solo duro lavoro ma anche confrontarmi con un altro lato del sistema israeliano di oppressive regole militari e di costanti discriminazioni.

Oslo si unisce ad altri cinque comuni norvegesi e ad un consiglio di contea nel mettere al bando i beni e i servizi provenienti dagli insediamenti israeliani.

Con una decisione storica, il neo-eletto Consiglio comunale di Oslo sta escludendo dagli appalti pubblici i beni e i servizi degli insediamenti coloniali israeliani. Il bando sulle merci provenienti dagli insediamenti illegali di Israele nei territori palestinesi occupati fa parte della piattaforma recentemente adottata per il 2019-2023, approvata dal Consiglio comunale di Oslo recentemente eletto guidato dalla sinistra socialista (SV) e dai partiti laburista e verde.

Nonostante gli sforzi congiunti di Israele e dei suoi alleati di destra in Norvegia e nel mondo per impedire le misure di responsabilizzazione a sostegno dei diritti dei palestinesi, Oslo, la capitale e la più grande città della Norvegia, è ora diventata il sesto comune norvegese, insieme a un Consiglio provinciale, a porre al bando beni e servizi provenienti dagli insediamenti coloniali.

Il movimento BDS non tollera alcun atto o discorso che adotti o promuova, tra l'altro, il razzismo verso i neri, il razzismo verso gli arabi, l'islamofobia, l'antisemitismo, il sessismo, la xenofobia o l'omofobia.

Risposte di Omar Barghouti, a nome del Comitato nazionale palestinese del BDS (BNC), alle domande del relatore speciale delle Nazioni Unite sulla libertà di religione o di credo, il dott. Ahmed Shaheed

15 luglio 2019

  1. Potrebbe spiegare gli obiettivi principali e le attività del movimento per il Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni? Come vengono portate avanti queste attività?

OB: Gli obiettivi del movimento BDS, come affermato nell'appello del BDS emanato dalla società civile palestinese nel 2005, sono: la cessazione dell'occupazione israeliana del 1967, la piena uguaglianza per i cittadini palestinesi di Israele, il rispetto e il riconoscimento del diritto dei profughi palestinesi al ritorno, in conformità con la risoluzione 194 dell'UNGA [Assemblea Generale delle Nazioni Unite, N.d.T.]. Tali obiettivi sono saldamente fondati sul diritto internazionale.

L'appello del BDS è stato pubblicato nel primo anniversario del parere consultivo della Corte Internazionale di giustizia che condannava la costruzione del muro israeliano nel territorio palestinese occupato in quanto illegale e chiedeva ai paesi terzi di non approvarne le conseguenze e di impegnarsi perché venisse smantellato.

Versione in inglese

Il Love Sharing - Festival di Teatro e cultura nonviolenta, appena conclusosi a Cagliari, ha perso dei pezzi a causa della aspra ironia della sponsorship del governo israeliano.

La scorsa settimana, l’Associazione Amicizia Sardegna-Palestina aveva denunciato la sponsorship del dell’Ufficio Culturale Ambasciata di Israele, chiedendo come fosse possibile “conciliare la violenza perpetrata dall’occupazione israeliana nei confronti dei palestinesi con la cultura nonviolenta”.

L'Associazione Amicizia Sardegna-Palestina ha ricordato le violenti pratiche che Israele porta avanti da decenni, tra cui la pulizia etnica degli indigeni palestinesi dalla loro terra, ripetuti crimini di guerra documentati dalle Nazioni Unite, la tortura dei prigionieri politici palestinesi, compresi bambini, e la demolizione di case palestinesi su larga scala.

L’imprenditore senegalese Mouhamed Dieng, relatore dell’incontro “Famiglie e Comunità” in programma il 25 ottobre, ha revocato la sua adesione al festival. In un post sul suo profilo Facebook, Dieng ha affermato:

“È necessario smascherare ogni forma di propaganda che abbia lo scopo di ‘normalizzare’ il comportamento dello stato di Israele facendolo apparire come pacifista, dialogante e promotore di iniziative sullo sfondo della non violenza quando in realtà è risaputo che pratichi da svariati decenni atteggiamenti del tutto opposti nei confronti del popolo palestinese.”

Domani, 26 ottobre, gruppi in più di 20 paesi, Italia inclusa, parteciperanno alla Seconda giornata globale #BoycottPuma.

Puma è lo sponsor principale della Israel Football Association, che comprende squadre delle colonie israeliane che cacciano le famiglie palestinesi dalla loro terra.

Puma continua a rivendicare una "devozione all'uguaglianza universale" e parla dei valori della "Famiglia Puma".

Le colonie illegali e in espansione di Israele hanno un impatto devastante sulle famiglie palestinesi.

Dì a Puma: Non farò parte di #PumaFam mentre sostiene gli assalti israeliani alle famiglie palestinesi

Noi firmatari dei sindacati palestinesi, lavoriamo per proteggere i diritti dei lavoratori palestinesi e prendiamo parte alla lotta per la libertà, la giustizia e l’uguaglianza per tutti. I sindacati hanno la responsabilità e il dovere di proteggere i diritti dei lavoratori nei loro Paesi, ma anche di proteggere gli altri lavoratori in tutto il mondo.

Come palestinesi, non ci è stato permesso di tornare nelle nostre case negli ultimi 70 anni. Viviamo sotto una brutale occupazione militare in Cisgiordania, sotto il blocco di Gaza e come cittadini di seconda classe in Israele – sopportiamo le politiche discriminatorie e razziste di Israele ogni singolo giorno della nostra vita.

I lavoratori palestinesi vengono illegalmente arrestati, uccisi, subiscono le peggiori condizioni di lavoro, vengono fermati ai posti di blocco mentre si recano al lavoro e corrono un rischio maggiore rispetto agli altri di perdere il lavoro.

Israele può mantenere il proprio regime di apartheid, colonialismo e occupazione sul popolo palestinese solo grazie al sostegno istituzionale e delle compagnie.

Dopo aver letto il rapporto “AXA: finanziamento dei crimini di guerra”, abbiamo appreso che AXA sta investendo oltre $ 91 milioni in Elbit Systems e nelle prime cinque banche israeliane. Elbit è la compagnia di sicurezza militare privata di Israele, e fornisce le sue armi all’esercito israeliano per testarle sui palestinesi, e poi le vende nel resto del mondo come “testate sul campo di battaglia”.

Il movimento a guida palestinese di boicottaggio disinvestimento e sanzioni nei confronti dell’apartheid israeliana si rafforza e stringe nuove alleanze.

Bologna ha ospitato dal 27 al 29 settembre due iniziative di BDS Italia, la rete dei gruppi e associazioni che si riconoscono nella iniziativa internazionale a difesa dei diritti del Popolo Palestinese, oppresso da Israele da oltre 70 anni di colonizzazione e un pesante regime di apartheid.

In occasione del Terzo Sciopero Globale per il Futuro “Global Climate Strike” indetto dal movimento internazionale Fridays For Future - ispirato dalla giovane attivista Greta Thunberg - BDS Italia e Coordinamento Campagna BDS Bologna hanno organizzato l'iniziativa L'impatto delle attività militari sull'ambiente: dalla Palestina alla Sardegna presso il Centro Sociale della Pace del Pratello.

L’evento, molto partecipato, ha visto gli interventi di rappresentanti del movimento Fridays for Future, Amnesty International, Peacelink, del collettivo sardo A Foras, oltre al rappresentante del Comitato Nazionale Palestinese per il BDS (BNC).

Con approcci e prospettive diverse, l’incontro ha denunciato le responsabilità del settore militare nelle devastazioni ambientali concentrando l’attenzione su due casi: il disastro ambientale causato negli anni dalla occupazione israeliana in Palestina, e le conseguenze delle servitù militari sul territorio della Sardegna.

Nei giorni 28 e 29 si sono tenuti i lavori della V Assemblea nazionale di BDS Italia, con rappresentanti di gruppi locali di molte città italiane, dal Piemonte alla Sicilia, e di studenti di collettivi studenteschi attivi nel sostegno alla lotta palestinese.

Il tribunale ordina al Comune di Bonn di autorizzare l'Associazione delle Donne a partecipare al festival, decretando che la loro esclusione dovuta al [loro] sostegno al BDS "non è nemmeno lontanamente giustificato".

COMUNICATO STAMPA, 16 settembre 2019

Venerdì 13 settembre 2019, il tribunale amministrativo di Colonia (Verwaltungsgericht Köln) ha imposto al Comune di Bonn di ammettere l'Associazione delle Donne tedesco-palestinesi all'annuale Festival della cultura e degli incontri di Bonn ("Vielfalt! –Bonner Kultur -und Begegnungsfest"). Il municipio della città aveva escluso l'associazione a causa del suo sostegno al BDS, il movimento che sostiene i diritti dei palestinesi. Secondo la corte, il municipio di Bonn non ha "nemmeno lontanamente" dimostrato l’esistenza di una giustificazione per tale esclusione.

Il DGTL di Tel Aviv si svolge sulle rovine di un villaggio palestinese che ha subito la pulizia etnica.

La campagna palestinese per il boicottaggio accademico e culturale di Israele (PACBI), membro fondatore della più estesa coalizione della società palestinese, alla guida del movimento globale di Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni (BDS), chiede il boicottaggio del festival DGTL Tel Aviv 2019.

Il festival dovrebbe svolgersi a Yarkon Park, noto anche come Ganei Yehoshua, costruito sulle rovine di Jarisha, un villaggio palestinese che ha subito la pulizia etnica. I suoi abitanti palestinesi originari furono espulsi con la forza nel 1948 e non gli fu mai consentito il ritorno da parte del regime di apartheid israeliano.

BDS Italia aderisce alla Manifestazione contro l’occupazione militare che si svolgerà il 12 ottobre 2019 presso il poligono di Capo Frasca. Oltre 40 comitati, movimenti, associazioni e sindacati manifesteranno insieme in Sardegna contro le esercitazioni e l'occupazione militare.

Le basi militari e i poligoni sfruttano e devastano oltre 35 mila ettari del territorio sardo sotto il vincolo delle servitù militari per attività finalizzate alle sperimentazioni di armamenti e alle esercitazioni militari. Ospitano imprese dell’industria bellica e eserciti militari, inclusi quello israeliano, e hanno dirette conseguenze nelle aggressioni contro altri popoli, come in Palestina e nello Yemen.

Da anni esistono forti legami tra i movimenti anti-militaristi sardi, il movimento BDS e il popolo palestinese.

Nel 2014, mentre Israele bombardava Gaza, in Sardegna si protestava contro le esercitazioni militari in programma, in particolare contro la partecipazione di Israele. Da Gaza arrivavano decine di foto di palestinesi nelle macerie di Gaza, chiedendo all’Italia di non addestrare i piloti che li bombardavano. A seguito di una vasta e partecipata campagna di protesta, Israele venne rimosso dalla lista ufficiale delle forze armate partecipanti.

In tutto il mondo gruppi si stanno preparando per la seconda giornata di protesta contro la Puma, che sostiene gli insediamenti illegali israeliani costruiti su terre rubate ai palestinesi. Partecipa!

In tutto il mondo, i tifosi del fair play e dello sport per tutte e tutti si uniscono all’appello delle squadre e degli atleti palestinesi per il boicottaggio del marchio Puma fino a quando non cesserà di sostenere l’occupazione militare illegale israeliana e la negazione dei diritti umani dei palestinesi.

Il noto produttore di abbigliamento sportivo Puma è lo sponsor principale della Israel Football Association (IFA), che include e difende le squadre degli insediamenti israeliani. Questi insediamenti cacciano le famiglie palestinesi dalla loro terra, sono illegali e costituiscono un crimine di guerra secondo la Legge internazionale.

Nel mese di giugno scorso, gruppi in più di 20 paesi hanno partecipato alla prima giornata internazionale di azione contro Puma, con proteste davanti ai negozi e sedi di Puma e delle squadre che Puma sponsorizza. Nei social media, #BoycottPuma è stato l’hashtag legato al marchio Puma più tweetato di quel giorno.

Ora parte il secondo round.

Sabato 26 ottobre 2019, partecipa anche tu alla Giornata internazionale di azione #BoycottPuma!
Iscrivi il tuo gruppo!

Chiedi alle multinazionali di smettere di investire in combustibili fossili e nell'oppressione israeliana del popolo palestinese.

Nell’aderire al Global Climate Strike [Sciopero generale sul clima, N.d.T.] (20-27 settembre), chiediamo la cessazione dell'uso dei combustibili fossili, la giustizia climatica per tutti e interventi governativi al vertice sul clima delle Nazioni Unite.

La crisi climatica sempre più catastrofica, alimentata dalla disuguaglianza globale, è stata resa possibile con la complicità di aziende e governi che mettono il profitto davanti alle persone e al pianeta.

I più colpiti dalla crisi climatica sono i più deboli. Senza alcun controllo sulla loro terra o sulle risorse naturali, i palestinesi autoctoni subiscono, sotto il regime repressivo di Israele, un’apartheid climatico.

Le multinazionali investono sui combustibili fossili e sull'oppressione israeliana del popolo palestinese, sul saccheggio delle risorse naturali dei palestinesi e sullo sfruttamento della terra palestinese.

                                                                         Agisci ora:

  1. Clicca per chiedere alla banca britannica HSBC di cessare il finanziamento della repressione israeliana e dell'industria dei combustibili fossili
  2. Clicca per chiedere al gigante assicurativo francese AXA di disinvestire dal regime coloniale israeliano e dai combustibili fossili che distruggono il pianeta

L'inquinamento dell'acqua, dell'aria e del suolo causato dal blocco israeliano e dalle guerre contro Gaza ne avvelenano la vita. Nel resto del territorio palestinese occupato, Israele ruba la terra e l’acqua dei palestinesi e distrugge ulivi centenari e impianti per l'energia solare.

Israele cerca di realizzare un "greenwash" [costruzione di un'immagine positiva sul piano dell'impegno ambientale, N.d.T.] su di sé. Tuttavia Israele sta sfruttando importanti giacimenti di gas per l'esportazione e il 97,7% della sua produzione di elettricità proviene da combustibili fossili. La guerra, un'attività regolare del governo israeliano, è, per giunta, una delle industrie più inquinanti del mondo.

Le lotte contro il razzismo e la militarizzazione e a favore della giustizia climatica, economica e sociale sono profondamente interconnesse. Aderisci alle azioni previste nella tua zona in occasione della settimana sul clima e fai qualcosa per porre fine all'apartheid climatico da parte di Israele contro i palestinesi.

Fonte: BNC

Traduzione di BDS Italia

In occasione del Terzo Sciopero Globale per il Futuro #ClimateStrike organizzato da #FridaysForFuture, il #27settembre 2019 alle 19:45, BDS Italia e il Coordinamento Campagna BDS Bologna vi invitano all'iniziativa:

L'impatto delle attività militari sull'ambiente: dalla Palestina alla Sardegna Le responsabilità del settore militare nelle devastazioni ambientali. L'importanza delle lotte per la tutela e la difesa del territorio.

Venerdì, 27 settembre

Bologna, Centro Sociale della Pace
Via del Pratello 53

Evento Facebook • Scarica la locandina

Ore 19:45 Apericena di autofinanziamento

Dalle 20:45 Conferenza

“Il movimento internazionale BDS in difesa dei diritti umani"
Introduce e modera: Raffaele Spiga – Coordinamento Campagna BDS Bologna

“Il Terzo Sciopero Globale per il Clima: gli obiettivi del movimento”
Rappresentante di Fridays For Future - Bologna

“Effetti dei cambiamenti climatici sui diritti dei popoli”
Isabella Balbo – Amnesty Bologna

"Il Greenwashing israeliano e i danni dell’occupazione all’ecosistema palestinese"
Alys Samson Estapé - Comitato nazionale palestinese per il BDS - Boycott, Divestment and Sanctions (BDS) Movement

"Le responsabilità del complesso militare-industriale israeliano e le complicità dell’Italia"
Rossana De Simone – Peacelink

"L’occupazione militare della Sardegna: conseguenze economiche, ambientali e sanitarie"
Rappresentante di A Foras - Contra a s'ocupatzione militare de sa Sardigna

A seguire dibattito e conclusioni


Finora hanno aderito all'iniziativa:

Amici della Terra Bologna
Assopace Palestina Bologna
Coalizione Civica Bologna
Circolo Arci Akkatà San Giovanni in P. (BO)
Extinction Rebellion Bologna
Giovani Comunisti/e Bologna
Link Bologna - Studenti Indipendenti
Noi Restiamo Bologna
Potere al Popolo Bologna e provincia
Punto Pace Bologna Paxchristi
Rifondazione Comunista Bologna
Universitari Contro L'Apartheid Israeliana - Bologna
USB Bologna

Per adesioni e informazioni: info.bdsbologna@gmail.com

Unisciti alle iniziative in tutta Italia per lo sciopero globale sul clima. 

Aerei da guerra israeliani effettuano un sorvolo cerimoniale della centrale elettrica a carbone Orot Rabin della Israel Electric Corporation, per celebrare ciò che Israele chiama il suo Giorno dell'Indipendenza, maggio 2017. La compagnia elettrica è profondamente complice delle violazioni israeliane dei diritti dei palestinesi. Via Facebook

Nel Quebec, gli attivisti festeggiano dopo che la loro compagnia elettrica nazionale ha rifiutato di rinnovare un accordo con la sua controparte israeliana. "Questa vittoria è importante per noi del Quebec", ha detto John Philpot, avvocato internazionale e membro della Coalition BDS Québec, a The Electronic Intifada. "Noi del Quebec siamo orgogliosi del successo ottenuto dalla nostra campagna di solidarietà a sostegno del popolo palestinese, vittima dell'occupazione sionista e colonialista della loro patria".

I cineasti denunciano "Close up", un nuovo progetto di documentario cinematografico che si propone di normalizzare le relazioni con Israele come se questo fosse uno stato normale, e non un regime di occupazione, di colonizzazione e di apartheid.

La Campagna palestinese per il boicottaggio accademico e culturale di Israele (PACBI) accoglie con soddisfazione la dichiarazione firmata fino ad oggi da oltre 500 cineasti, principalmente del mondo arabo, che denuncia "Close up", un nuovo progetto di film-documentario che viola le linee guida anti-normalizzazione concordate dalla stragrande maggioranza della società civile palestinese. PACBI invita a boicottare questo progetto caratterizzato da connivenza.

Sotto la sigla di Filmmakers Against Normalization [Cineasti Contro la Normalizzazione, N.d.T.], i registi e i professionisti del cinema esortano i loro colleghi a non collaborare con Close Up, un'iniziativa che mira a normalizzare le relazioni di arabi, iraniani, afgani e altri cineasti con Israele come se questo fosse uno stato normale, e non un regime di occupazione, di colonizzazione e di apartheid. Ciò è direttamente in conflitto con le principali linee guida del BDS che sollecitano la co-resistenza insieme agli israeliani progressisti, per porre fine al sistema di ingiustizia di Israele, piuttosto che una finta "coesistenza" che normalizza e perpetua questo sistema.

Pagine

Informazioni sul Fronte Palestina

Per sviluppare un lavoro di classe nel sostegno alla lotta di liberazione della Palestina e degli altri popoli oppressi e aggrediti dall'imperialismo, oltre alle sterili e dannose concezioni del pacifismo e dell'equidistanza tra aggressori e aggrediti che hanno in gran parte contribuito ad affossare il movimento contro la guerra nel nostro paese negli ultimi anni, si è deciso di fondare l'organismo nazionale Fronte Palestina.

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