Collettivo Contro la Repressione per un Soccorso Rosso Internazionale

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25 APRILE – 1°MAGGIO

L’ANTIFASCISMO È PROLETARIO E INTERNAZIONALISTA

La crisi pandemica ha svelato in modo crudele tutta la violenza del sistema capitalista: i disastri provocati dalle politiche di privatizzazione e degrado della sanità pubblica, l’incredibile impreparazione quindi di fronte all’insorgere di un’epidemia; le scelte produttive criminali, una sola fabbrichetta di ventilatori in tutto il paese a fronte di un’industria bellica in espansione persino in questo periodo! Un brutale impoverimento sociale a fronte dell’inarrestabile arricchimento dei grandi capitali e gruppi finanziari. Ricordiamoci delle risate compiaciute fra capitalisti alla notizia del terremoto de L’Aquila .. lo spirito e la sostanza del sistema e delle sue politiche è proprio questa.

La loro unica risposta sociale sta nelle manganellate, nella repressione poliziesca e carceraria. Non ci sono più margini di mediazione, di “dialogo sociale”, l’unica cosa che conta sono i rapporti di forza. Quello che i settori in lotta hanno ben compreso: gli operai della logistica, con le forti iniziative a Piacenza facendo decadere arresti domiciliari e altre misure repressive; i rider che stanno avanzando sempre più nella conquista di diritti e resistendo allo strapotere dei signori dell’algoritmo, così come ad Amazon dove infine si sciopera contro il capitalista più ricco del mondo; e ancora la tenace e longeva resistenza Notav, ancora sulle barricate in questi giorni.

Questo confronto, sempre più violento, fra sollevamenti popolari e repressione si sta infiammando in molti altri paesi. Qui vicino abbiamo i casi di Francia, Spagna, Grecia dove vengono difesi con grande determinazione anche i prigionieri politici della guerra di classe (i casi di Dimitri Koufontinas, Pablo Hasel, Georges Abdallah). Negli USA il potente movimento contro le stragi poliziesche e razziste tocca le stesse contraddizioni sociali proprio dove si esprimono nel modo più feroce (nel paese guida dell’imperialismo, edificato con lo schiavismo afroamericano e con i tanti genocidi nel mondo): Chip Fitzgerald, militante Black Panther è morto rinchiuso al suo 51° anno di carcere.. mentre Mumia Abou Jamal continua a resistere, a far sentire la sua voce nonostante i 40 anni d’incarcerazione e ora anche la malattia.

E con la ferocia imperialista USA devono, da sempre, fare i conti i popoli dell’America Latina. Ciò nonostante, la resistenza riprende spesso con grande forza e in dialettica con lo sviluppo di forze rivoluzionarie guerrigliere. È oggi il caso in particolare in Cile, Argentina, Colombia, Perù, Messico. Le periodiche sconfitte non hanno impedito ai loro movimenti rivoluzionari di riprendersi e di essere di nuovo, anche oggi, molto attivi, punti di forza e riferimento internazionali. Senza dimenticare Cuba e Venezuela, con il loro grande esempio di solidarietà internazionalista e di gestione socialista rispetto alla crisi pandemica-sanitaria.

Lo stesso intreccio fra resistenze proletarie e forze rivoluzionarie si alimenta in Medio Oriente – con le grandi esperienze in corso fra Rojava, Turchia e mondo arabo, in particolare con la resistenza palestinese – in India e nelle Filippine, dove le guerre popolari di lunga durata sostengono potenti movimenti di massa, come gli attuali scioperi di braccianti e contadini poveri (quello che si protrae da mesi in India ha toccato punte di 250 milioni di scioperanti in alcune giornate).

Essere antifascisti vuol dire essere antimperialisti, perché il legame fra quelle due oppressioni è tornato oggi ancor più evidente: il fascio-razzismo, il suprematismo bianco sono essenza del dominio imperialista, da secoli. D’altronde evidente nei mostri alla Trump e nei regimi filo nazisti impiantati dalla NATO in Ucraina, Croazia, Kosovo e poi Libia, Afghanistan … Altro che celebrazioni istituzionali !

Le nostre lotte, i nostri movimenti, la nostra autorganizzazione possono svilupparsi e crescere solo se assumono tutta l’ampiezza di questi aspetti dello scontro. Solidarietà e fronte unito di classe sono essenziali per affrontare le varie repressioni, per rovesciare i loro ricatti e divisioni fratricide. E l’internazionalismo proletario è la risposta storica, oggi più che mai necessaria per costruire le nostre forze oltre le frontiere, per l’unica guerra che meriti di essere combattuta: la guerra di liberazione dal capitalismo, dall’imperialismo

SOLIDARIETA’ DI CLASSE E INTERNAZIONALISTA !

FACCIAMO FRONTE UNITO PER LA LIBERAZIONE, CONTRO TUTTE LE OPPRESSIONI !

SVILUPPIAMO LE CONDIZIONI PER UNA NUOVA LOTTA RIVOLUZIONARIA !

Proletari Torinesi per il Soccorso Rosso Internazionale

Collettivo Contro la Repressione per il Soccorso Rosso Internazionale

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Ogni anno il 17 aprile si celebra la Giornata dei prigionieri palestinesi. Oggi, sono 4.450 i palestinesi imprigionati dall’occupazione israeliana, fra i quali personaggi della sinistra rivoluzionaria come Ahmad Sa’adat, Walid Daqqa o anche Khalida Jarrar. In tale circostanza si sono svolte decine di iniziative in tutto il mondo per chiederne l’immediata liberazione.

  • Bruxelles: Raduno alla stazione centrale, presente una delegazione del Secours Rouge
  • Tolosa: banchetto per la Palestina organizzato dal Collectif Palestine Vaincra
  • Parigi: Raduno per chiedere la liberazione di tutti i prigionieri politici su invito della Campagna unitaria per la liberazione di Georges Abdallah
  • Lione: Raduno a sostegno di Georges Abdallah organizzato dal Collectif 69
  • Tarbes: Raduno organizzato da MJCF e Collectif 65 per la liberazione di Georges Abdallah
  • Berlino: Manifestazione organizzata da varie organizzazioni rivoluzionarie tra cui Samidoun Allemagne
  • Amsterdam: Attacchinaggio per gli studenti palestinesi detenuti e Georges Abdallah
  • Madrid: Raduno organizzato dalla comunità mapuche e Samidoun
  • New-York: iniziativa di solidarietà organizzata da Within our lifetime – United for Palestine
  • Göteborg: Raduno per richiedere la liberazione dei prigionieri palestinesi e Georges Abdallah organizzato da Samidoun e gruppi di solidarietà
  • Stoccolma: Raduno per chiedere la liberazione dei prigionieri palestinesi
  • Manchester: Manifestazione di sostegno ai prigionieri palestinesi, in particolare Ahmad Sa’adat e Khalida Jarrar
  • Campo Al-Arroub (Palestina occupata): Raduno a sostegno dei prigionieri organizzato da Samidoun e FPLP

Cari/e compagni/e, cari/e amici/amiche,

Il popolo palestinese commemora ogni anno la “Giornata della Terra”. Sicuramente non solo in ricordo di uno sciopero generale nel 1976 che ha riunito il popolo palestinese dei territori del ’48 contro la confisca della sua terra. Certamente questo sciopero ha suscitato una mobilitazione solidale significativa sia in Cisgiordania che a Gaza e nei diversi campi palestinesi in Libano. Ciò non toglie che l’acquisizione della terra della Palestina, con ogni mezzo da parte degli invasori sionisti, sia cominciata il 19 gennaio 1976 in seguito alla decisione adottata dal governo israeliano di confiscare 25 km2 in Galilea, nei pressi della città di Sakhnin.

L’esproprio del popolo palestinese di tutti i suoi beni in vista della sua distruzione e non solo della confisca di una parte importante della sua terra è connaturato con l’esistenza stessa dell’entità sionista. Non si è mai fermata e mai si fermerà, se non con la dissoluzione/distruzione di questa entità che, in realtà, è solo un’estensione organica dell’imperialismo occidentale.

Lo sciopero generale in questione che si commemora oggi rientra in un lungo processo di lotta il cui centro di gravità si è spostato a seconda degli equilibri di potere in atto nel mondo arabo e soprattutto in questo Machrek arabo. Forse andrebbe ricordato che meno di 10 anni prima, cioè nel 1968, si è svolta la battaglia di Al Karamé e proprio un anno dopo la rivolta dei campi in Libano e gli accordi al Cairo fra il governo libanese e la Resistenza palestinese e 2 anni dopo Settembre Nero e i massacri in Giordania…

E’ in questa dinamica rivoluzionaria in atto che in tale spazio geopolitico della Palestina si ricrea e forma l’identità e l’unità delle masse popolari palestinesi. E’ occorso tempo (1948-1976) ai/alle palestinesi dei territori del ’48 per emergere dall’abisso della Nakba e cominciare a occupare un ruolo di primo piano nella scena politica. Sicuramente affrontare la questione della lotta delle masse popolari palestinesi dei territori del 1948 non è affatto facile per chiunque non viva direttamente in Palestina.

Proprio per questo suppongo che il compagno Adel Samara possa esserci di prezioso aiuto a tale proposito. Spiegarci un poco cosa si sente in questi giorni riguardo al peso del “gangsterismo” e delle bande di trafficanti d’ogni genere, fra l’altro al soldo dei sionisti, che avrebbero evidentemente un impatto sulle principali località e città come, ad esempio, Umm-Al-Fahm.

Certo qui le masse popolari non sono e non mostrano d’essere indifferenti a ciò che avviene anche in Cisgiordania e a Gaza. Le avanguardie della lotta rivoluzionaria non possono più ignorare la degenerazione di questa direzione borghese a capo della cosiddetta “Autorità Palestinese”, con il pretesto della necessità della salvaguardia dell’ “unità nazionale”. Occorre non smettere di ricordare che il “Blocco sociale” chiamato ad assumere i compiti della rivoluzione si costruisce e si forma nella dinamica della lotta e non basandosi su considerazioni sempre più somiglianti a compromesso…

Respingiamo i compromessi e ogni manovra di camuffamento

Insieme, Compagni, e solo insieme vinceremo.

A voi tutti, Compagni, i miei saluti comunisti!

Il vostro compagno Georges Abdallah

Lannemezan, 30 marzo 2021

20 marzo 2021

Dichiarazione di solidarietà del Soccorso Rosso Internazionale

La resistenza opposta da Dimitris Koufontinas e la polarizzazione da essa esasperata mostra che la resistenza dei rivoluzionari prigionieri rappresenta in Grecia una posta in gioco cruciale. In questi giorni sono in corso i due processi in appello dei membri appartenenti all’organizzazione “Lotta Rivoluzionaria”. In entrambi i casi, l’imputato principale è la compagna Pola Roupa. Il primo riguarda gli attentati compiuti il 10 aprile 2014 contro la filiale della BCE, la Banca di Grecia e l’ufficio dell’FMI, per i quali è stata condannata alla pena dell’ergastolo. Il secondo è in relazione principalmente al dirottamento di un elicottero il 21 febbraio 2016, inteso a liberare il compagno Nikos Maziotis e altri detenuti.

Pola è sottoposta a continui trasferimenti dalla prigione di Thiva, dove è detenuta, al carcere di Korydallos dove si svolgono le udienze. Ogni trasferimento comporta la messa in quarantena di 15 giorni per “covid”: è un mezzo per impedire l’interazione con le altre prigioniere. Questi trasferimenti sono pericolosi: a novembre la vita di Pola è stata messa a repentaglio quando il suo furgone è entrato in collisione con una macchina della polizia di scorta. Si tratta di rappresaglie compiute dallo Stato in risposta ai tentativi fatti dalla compagna per organizzare proteste di detenute nella prigione di Korydallos nel marzo 2020, affinché fossero adottate misure per proteggerle dalla pandemia.

Il Soccorso Rosso Internazionale augura una pronta guarigione a Dimitris Koufontinas ed esprime la sua piena solidarietà alla resistenza dei rivoluzionari prigionieri in Grecia.

Soccorso Rosso Internazionale

20 marzo 2021

Sabato 28 febbraio 2021, il ministro della Difesa israeliano Benny Gantz ha aggiunto Samidoun, la Rete di sostegno internazionale ai prigionieri palestinesi, nella lista delle organizzazioni considerate terroriste da Israele.

Questa qualifica è in continuità con la politica di criminalizzazione e repressione attuata dallo Stato sionista contro la Resistenza palestinese e di quelle organizzazioni che l’appoggiano. Per il ruolo attivo assunto nel sostenere i prigionieri palestinesi e Georges Abdallah, affermando i principi e le posizioni storici della sinistra palestinese, e schierata nel ricostruire l’organizzazione palestinese attraverso la conferenza di Masar Badil, Samidoun è divenuta un’organizzazione chiave e, pertanto, l’obiettivo per tali attacchi.

Oggi il popolo palestinese e la sua Resistenza affrontano un’offensiva senza precedenti, condotta dall’imperialismo, dal sionismo e dai regimi arabi reazionari intesa a liquidare la loro lotta e le loro organizzazioni. Più che mai il Soccorso Rosso Internazionale si pone a fianco della sinistra rivoluzionaria palestinese e ribadisce la propria piena solidarietà con la rete internazionale Samidoun.

Soccorso Rosso Internazionale

Compagni/e del Collettivo Autonomo Lavoratori Portuali e di Azione Antifascista di Genova

il Soccorso Rosso Internazionale (SRI) vi esprime solidarietà, contro quest’attacco repressivo.

Come spiegate bene nel vostro intervento video, è molto significativo che vi si accusi di uso di strumenti “micidiali”, in un rovesciamento osceno della realtà: le armi di distruzione di massa sono su quelle navi che voi, coraggiosamente, boicottate!

Ennesima dimostrazione che “la giustizia” in questo sistema non esiste, non può esistere. Ed è perciò che il SRI, contrastando le finalità disgregatrici e di recupero istituzionale che la repressione giudiziaria persegue, appoggia tutte le lotte che sviluppino coscienza e autonomia di classe.

La prospettiva sta nell’accumulare le forze nel nostro campo, facendo del confronto con la repressione un terreno di costruzione solidale, di capacità a sostenere livelli di lotta crescenti, di maturazione politica.

Costruiamo rapporti di forza e legittimità della lotta di classe, non subalternità istituzionale e legalitarismo.

La vostra lotta contro i traffici d’armi per le guerre imperialiste è esemplare, si situa nel solco di una grande tradizione del movimento operaio internazionalista. Su questo terreno si è sempre giocata una partita molto importante, di prospettiva rivoluzionaria.

Perciò siamo con voi, disponibili a tutte le iniziative per sviluppare insieme solidarietà e fronte di classe antimperialista e antifascista!

Proletari Torinesi per il Soccorso Rosso Internazionale

Collettivo Contro la Repressione per il Soccorso Rosso Internazionale

proltosri@autistici.org

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Da actforfreedom

Una scintilla diffusa da una cella come fuoco in tutta la società: Dimitris Koufontinas ha vinto

Il 14 marzo, il rivoluzionario comunista D. Koufontinas ha concluso il suo sciopero della fame dopo 65 giorni di resistenza. Nonostante la sua richiesta di trasferimento a Korydallos non sia stata accolta, il movimento e le dinamiche sociali espresse durante il suo sciopero della fame hanno superato di gran lunga la richiesta stessa.

Il governo di ND ha chiarito le sue intenzioni sin dall’inizio, cercando la sua morte. Ciò si è espresso attraverso la violazione e l’aggiramento opportunistico delle istituzioni legali e costituzionali ed è stato accompagnato dall’inasprimento dello Stato di polizia. Governando al di sopra delle proprie leggi, gli sforzi fatti dal governo per mettere a tacere questa lotta mostrano chiaramente la sua disperazione.

Tuttavia, le contraddizioni sociali e politiche emerse attraverso questa lotta hanno portato al rafforzamento del movimento antagonista rispetto alla sua giusta lotta. Pertanto, questa lotta è stata caratterizzata da vittorie costanti su un apparato statale che piega, si vendica dei combattenti e serve le politiche neoliberiste internazionali. Ecco perché la lotta è considerata vittoriosa.

Assemblea di solidarietà con Dimitris Koufontinas

Da: actforfree.nostate.net

14 marzo 2021

Comunicato stampa di Dimitris Koufontinas

La solidarietà è la condizione vitale che ci unisce nelle lotte. Ringrazio gli amici e compagni che sono stati solidali con me. Ringrazio tutte le persone per il loro sostegno, che non è stato solo simpatia per una persona, ma un momento di lotta contro un potere disumano. La solidarietà e il sostegno hanno dimostrato che esistono forze sociali vitali che resistono all’arbitrio, alla violenza e all’autoritarismo. E ciò fornisce nuova speranza. La famiglia al potere ha mostrato quanto sia spietata nell’infrangere le sue stesse leggi, la costituzione, la giurisprudenza. Sono giudicati dalla gente che scende in piazza. Quel che succede lì è molto più importante del modo in cui ciò è iniziato. Di fronte alla forza di queste lotte, dichiaro d’essere con voi con il mio cuore e la mia mente.

Pubblichiamo il comunicato del SI-Cobas Nazionale

10/3/2021

STATO E PADRONI UNITI CONTRO I LAVORATORI

LA REPRESSIONE NON CI FA PAURA

Alle prime luci dell’alba di stamattina la Questura di Piacenza ha dato vita a uno spettacolare blitz nelle case di decine di lavoratori del magazzino Fedex-TNT e dei principali operatori provinciali del SI Cobas, protagonisti degli imponenti scioperi nei mesi di gennaio e febbraio con i quali i lavoratori riuscirono a imporre una battuta d’arresto ai piani di ristrutturazione della multinazionale americana, al suo tentativo di rompere unilateralmente quelle relazioni sindacali che negli anni il SI Cobas era riuscito ad instaurare con la TNT e, nei fatti, avviare una controffensiva tesa a riportare indietro di dieci anni le condizioni dei lavoratori, sottraendo quei diritti e quelle tutele salariali strappate con dure lotte che hanno portato all’abolizione del caporalato semischiavistico che imperversava nella logistica attraverso il sistema delle cooperative.

L’attacco repressivo di stamattina è stato pesantissimo: 5 divieti di dimora nel comune di Piacenza, almeno 6 avvisi di revoca dei permessi di soggiorno, 21 indagati con possibili misure di sorveglianza speciale, sequestro dei PC, 13.200 euro complessivi di multa per presunta violazione delle misure di contenimento dai contagi (per lo stato gli assembramenti sul posto di lavoro vanno bene, fuori ai cancelli di un magazzino sono un crimine…), e soprattutto 2 compagni, Arafat e Carlo, agli arresti domiciliari.

Quel che sta accadendo in queste ore a Piacenza rappresenta il primo vero biglietto da visita dell’”era-Draghi”: fermi, perquisizioni e arresti domiciliari per chi difende i lavoratori dai soprusi padronali, in continuità con i decreti-sicurezza dei governi precedenti; difesa manu militari verso chi sfrutta, licenzia, affama e utilizza la crisi pandemica come alibi per continuare a moltiplicare i profitti sulla pelle degli operai e della collettività e impunità verso i politici e i manager come i Verdini, i Renzi, gli Angelucci, ecc. che hanno saccheggiato gli erari pubblici e distrutto lo stato sociale!

Un’operazione di polizia di tali dimensioni non può essere il frutto di una dinamica puramente locale, ne solo la conseguenza di uno sciopero che, ci teniamo a ricordarlo, si stava svolgendo in maniera del tutto pacifica fin quando una carica unilaterale del reparto-celere con lacrimogeni sparati ad altezza-uomo contro gli scioperanti non portasse a trasformare una vertenza sindacale in un problema di ordine pubblico.

E’ evidente che ci troviamo di fronte a un tassello di un più ampio attacco repressivo, che vede nei lavoratori di Piacenza il bersaglio privilegiato per via delle importanti iniziative di lotta portate avanti in queste settimane, su tutte la grande manifestazione fuori ai cancelli di Amazon dell’8 marzo.

Lo scopo è quello di colpire la punta più avanzata del movimento che più sta dando filo da torcere ai padroni, e screditare l’unica voce fuori dal coro che si sta levando contro il clima di “unità nazionale” e di pacificazione sociale di cui il governo Draghi è espressione: lo abbiamo visto lo scorso 18 febbraio quando ai lavoratori è stata negata la piazza di Montecitorio per manifestare contro il governo del capitale e dei banchieri; lo stiamo vedendo in queste ore alla Texprint di Prato, laddove è in corso un attacco repressivo violentissimo contro il SI Cobas che è in sciopero contro la barbarie dei turni di lavoro di 14-16 ore al giorno e al maxiprocesso di Modena che vede più di 80 imputati per la vertenza Alcar Uno.

L’attacco in corso non è solo contro il SI Cobas e i facchini di Piacenza: è un segnale chiaro ai milioni di lavoratori sui quali vogliono scaricare i costi della crisi pandemica!

Ma anche stavolta non ci lasceremo intimidire: risponderemo decisi e compatti a queste montature giudiziarie e a ogni tentativo di infangare e diffamare il nostro movimento.

Per questo facciamo appello a tutti i lavoratori, ai solidali, ai movimenti sociali e alle realtà del sindacalismo di classe e combattivo per costruire una grande manifestazione a Piacenza per il giorno

SABATO 13 MARZO ALLE ORE 14,30.

LE LOTTE OPERAIE NON SI PROCESSANO!

ARAFAT E CARLO LIBERI SUBITO!

SI COBAS NAZIONALE

Comunicato del Soccorso Rosso Internazionale

Le barricate hanno solo due lati

Tutti e tutte con Dimitris Koufontinas!

Sabato 6 marzo si svolgerà la 2^ Giornata Internazionale di sostegno a Dimitris Koufontinas.

L’ampiezza del movimento di solidarietà non è solo un’iniziativa solidale verso un prigioniero politico, rappresenta un evento politico di notevole importanza. La resistenza eroica di Dimitris Koufontinas, in segno di continuità con il suo impegno rivoluzionario prima, durante e dopo la sua appartenenza all’Organizzazione Rivoluzionaria 17 Novembre, in Grecia è diventata il punto di cristallizzazione dell’antagonismo sociale. Questo perché ci sono momenti e situazioni in cui si vede realmente “chi siamo”, “con chi ci schieriamo”, momenti e situazioni in cui è evidente che le barricate hanno solo due lati.

Da un lato l’oligarchia, colpita al cuore duramente e lungamente dall’Organizzazione Rivoluzionaria 17 Novembre, intenta a esorcizzarne lo spettro ricorrendo a una vendetta sordida e omicida. E non solo l’oligarchia, ma tutta la fauna mercenaria al suo servizio: politici, poliziotti e altri giornalisti… E dietro l’oligarchia, le potenze imperialiste, USA e Gran Bretagna che non hanno dimenticato gli attacchi sferrati da 17N. Dall’altro lato delle barricate, le masse popolari dissanguateda questa oligarchia, dominate da queste potenze. Mentre sfilano dietro lo slogan “siamo nate il 17 novembre”, le masse non si pronunciano sulle scelte particolari fatte da 17N, ma affermano con forza e fierezza: sì sono dei nostri, hanno lottato per la nostra causa, fanno parte della nostra storia, sono un anello di congiunzione fra i partigiani antifascisti e noi non li abbandoneremo alla vendetta dei nostri nemici.

Questo è il messaggio di cui la solidarietà internazionale deve comprenderne la forza e l’importanza.

Deve appoggiarlo, valorizzarlo, rafforzarlo in tutti i modi.

Segreteria del Soccorso Rosso Internazionale

5 marzo 2021

3 marzo 2021

Fonte: testo in greco pubblicato in athens.indymedia.org; traduzione italiana pubblicata in malacoda.noblogs.org].

Nel momento in cui ci troviamo a scrivere queste parole il militante Dimitris Koufondinas è al 55° giorno di sciopero della fame, con l’unica richiesta di essere trasferito nel carcere di Korydallos, poiché il suo trasferimento a quello di Domokos era legalmente irregolare. Dato che nel carcere femminile di Korydallos c’è un’ala speciale di alta sicurezza, dove Dimitris Koufondinas ha scontato la maggior parte della sua pena e dove le detenute sono rinchiuse in completo isolamento, la sua richiesta sarebbe praticamente e legalmente accettabile da subito, se non fosse per l’evidente desiderio di vendetta da parte dei funzionari governativi, che hanno scelto di provocare danni irreversibili alla sua salute e di condurlo metodicamente alla morte.

Naturalmente, il governo di Néa Dimokratía non sorprende nessuno con il suo atteggiamento verso Dimitris Koufondinas, così come, con il pretesto di combattere la pandemia, ha sospeso i diritti democratici fondamentali, stabilendo uno Stato di polizia soffocante in cui la libertà di movimento e il diritto di manifestare sono sospesi, in cui la società viene dissanguata economicamente e in cui la polizia invade le università e picchia gli studenti. Allo stesso tempo, impone, senza alcun consenso, disegni di legge che minano i diritti dei lavoratori, o disegni di legge scandalosi per i bambini, riduce i permessi di uscita dei detenuti e nega loro la scarcerazione anticipata, in carceri dove i reclusi sono massicciamente esposti al virus Covid-19 e dove avvengono innumerevoli morti dubbie.

Con tutto ciò, diventa sempre più difficile distinguere questo regime da una dittatura. Tuttavia, l’assassinio di uno scioperante della fame è qualcosa che nemmeno la giunta dei colonnelli ha osato realizzare. Lo Stato greco sta diventando estremamente fascista e sta cercando di allinearsi alla Turchia di Erdogan. La responsabilità di questo imminente assassinio di Stato è ovviamente del ministro per la protezione dei cittadini, Michalis Chrisochoidis, del suo superiore politico, il primo ministro Kyriakos Mitsotakis, e della presidente della repubblica, Katerina Sakellaropoulou. La vendetta del governo contro Dimitris Koufondinas è ormai visibile a tutti, così che l’unica possibilità – e la responsabilità ultima – di trovare una soluzione a questo sciopero della fame sembra ora ricadere nella presidente della repubblica.

Le conseguenze della scelta compiuta dai responsabili non si limitano allo sciopero della fame. Se lo scioperante della fame Dimitris Koufondinas viene assassinato, una pagina nera della storia avente le firme di Chrisochoidis, Mitsotakis e Sakellaropoulou sarà scritta nella coscienza sociale e rappresenterà un’altra barbarie nella serie di provocazioni dello Stato contro una società sotto forte pressione. L’esplosione sociale è inevitabile, e anche se non si presenterà nell’immediato futuro, l’imminente assassinio da parte dello Stato rimarrà indelebile nella memoria sociale.

Vaggelis Stathopoulos
Giannis Michailidis
Polykarpos Georgiadis
Konstantina Athanasopoulou
Dimitra Valavani
Marios Seisidis
Giannis Dimitrakis
Giorgos Petrakakos
Spyros Christodoulou
Kostas Sakkas

Sabato 6 marzo, Georges Abdallah farà lo sciopero della fame di un giorno in occasione della Giornata internazionale in solidarietà con Dimitris Koufontinas. Il prigioniero rivoluzionario greco è in sciopero della fame dall’8 gennaio ed è in condizioni di salute molto critiche.

Solidarietà a Pablo Hasel condannato al carcere in Spagna per aver cantato questa canzone:

Fonte: actforfreedom

Venerdì 12 febbraio 2021. Giornata internazionale a sostegno dello sciopero della fame condotto da Dimitris Koufontinas

7 febbraio 2021

Alla fine del dicembre 2020 il governo greco ha approvato una riforma del sistema penitenziario nazionale che, oltre ad altre misure peggiorative rispetto alle condizioni detentive, stabilisce che i condannati per terrorismo non possano accedere a “carceri rurali”, istituti più “aperti” dove i prigionieri di lunga pena hanno potuto essere detenuti. L’approvazione di questa legge ha subito attivato l’iter burocratico per il trasferimento di Dimitri Koufontinas, dal carcere rurale di Kassevitia.

Dimitri è un compagno condannato per partecipazione all’organizzazione rivoluzionaria 17 Novembre, in carcere dal 2002. Il nuovo pacchetto di leggi stabilisce che i prigionieri nelle carceri rurali siano riclassificati e trasferiti quindi nell’ultimo carcere in cui erano. Nel caso di Dimitri avrebbe dovuto essere quello ateniese di Koridallos. L’amministrazione penitenziaria ha però deciso di trasferirlo, manipolando le carte del trasferimento, nel carcere di Domokos. Nonostante in Grecia non esistano circuiti differenziati, l’intenzione dell’amministrazione penitenziaria negli ultimi anni è stata quella di rendere questa prigione un carcere “duro”. Questo trasferimento punitivo, dunque, è volto a colpire un compagno che lotta da sempre: come uomo libero nelle aule di tribunale, in prigione. Da quando è detenuto ha partecipato a numerose proteste e a ben quattro scioperi della fame. Questa manovra repressiva è intesa non solo ad annichilire Dimitri Koufontinas, ma rientra nel progetto repressivo dello Stato greco: cercare di schiacciare i settori più radicali e combattivi della società per scongiurare l’ipotesi di conflitti futuri.

Contro il trasferimento, Dimitri Koufontinas ha deciso di battersi nuovamente, usando l’unica arma a sua disposizione, il suo corpo. Dall’8 gennaio ha iniziato uno sciopero della fame che proseguirà ad oltranza finché non sarà trasferito nel carcere di Koridallos.

Mentre lo sciopero continua, il compagno versa in condizioni critiche e precarie nell’ospedale di Lamia: secondo i medici potrebbe avere un tracollo da un momento all’altro. Durante lo sciopero sono state moltissime le iniziative e le azioni di solidarietà in tutta la Grecia e oltre. Presidi, manifestazioni, scritte sui muri, striscioni, attacchi contro molteplici obiettivi (politici, banche, uffici postali, ecc).

Ma proprio ora che il tempo stringe pensiamo sia giunto il momento di compiere uno sforzo ulteriore. La lotta di Dimitri sia anche la lotta di ognuno ed ognuna di noi. Siamo convinti dell’importanza di creare ed ampliare legami internazionali, soprattutto in un momento come questo. Pertanto lanciamo un appello per una Giornata INTERNAZIONALE di solidarietà e azione per VENERDÌ 12 FEBBRAIO a sostegno di Dimitri Koufontinas.

LE RICHIESTE PRESENTATE DURANTE LO SCIOPERO DELLA FAME DEVONO ESSERE ACCETTATE

LA SOLIDARIETÀ INTERNAZIONALE È LA NOSTRA ARMA

Atene, 7 Febbraio

Assemblea di solidarietà con Dimitri Koufontinas

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Alcune mobilitazioni in Italia e in Grecia

Presidio a Milano

Oggi venerdì 5 febbraio, alcune solidali si sono trovate sotto il consolato greco, in Foro Bonaparte, per parlare dello sciopero della fame di Dimitris Koufondinas, contro la nuova legge che vieta ai detenuti accusati di terrorismo di accedere a carceri con un regime più tenue. Dimitris, 63 anni, arrestato per essere parte del gruppo rivoluzionario 17 Novembre, in carcere dal 2002 non ha smesso di lottare e, l’8 di gennaio, ha iniziato il suo quinto sciopero della fame. Le condizioni di Dimitris sono gravi ed è a rischio la sua vita.

Durante il presidio la digos si è avvicinata al gruppo indicando due compagni per delle notifiche. Chi partecipava al presidio ha deciso di non fare invalidare l’iniziativa dall’arroganza di questi agenti e non lasciare spazio alle loro burocrazia. In precedenza non si permettevano di sfruttare i momenti pubblici e di gruppo per notificare atti giudiziarie e denunce, ma dovevano fermare le persone quando isolate o cercarle al loro domicilio.
Il gruppo si è compattato, non accettando questa nuova procedura. I poliziotti si sono fatti via via più aggressivi, iniziando a spintonare e far cadere biciclette. Mentre alcuni continuano a megafonare la vicenda di Dimitris, altre persone, accortesi che la porta del consolato non era più sorvegliata, si sono lanciate in quella direzione riuscendo ad entrare.
La digos, resasi conto dell’errore, raggiunge rapidamente il posto e inizia a spintonare e strattonare a casaccio, tanto che un’agente, nella foga, ha strappato il cappuccio della giacca di un collega. Si crea così una situazione di stallo con la digos che blocca il portone e tre persone intrappolate nell’androne del consolato. finché la polizia ha aperto permettendo al gruppo di ricompattarsi. Quando ci si sta organizzando per andarsene, la digos ritenta con le notifiche, ma le persone ricercate non sono più lì.
Mentre il gruppo si allontana la digos si scaglia contro una persona isolata e rallentata da un piede rotto.
Arriva la celere, si schiera e attacca chi prova a supportare la persona fermata. Il risultato finale è 5 fermati di cui uno atterrato brutalmente e ammanettato nel fango di un’aiuola, sotto lo sguardo stupefatto di una manciata di passanti.

La nevrosi poliziesca coinvolge anche una donna che, incredula, ha filmato il fermo violento. Un poliziotto esagitato le chiede i documenti e la minaccia per farle cancellare il video, fino a farla piangere di rabbia. Dopo trenta minuti e un’animata discussione sul da farsi fra sbirri confusi, le persone fermate vengono rilasciate e si riuniscono al resto del gruppo rimasto ad attenderle dall’altra parte della strada.
Speriamo che il presidio si aggiunga alle molteplici iniziative e azioni in supporto di Dimitris per piegare lo stato greco ad accettare le sue rivendicazioni.
Mantenere a distanza la digos meneghina, non permettere che invalidi momenti collettivi di lotta e protesta rimane una questione aperta. Nelle prossime occasioni dovremo tenerlo a mente.

Fonte: Galipettes Occupato (facebook)

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Presidio a Roma

Con il seguente testo, diversi compagni il 4/2/2021 hanno manifestato davanti all’Ambasciata greca a Roma in sostegno di Dimitris Koufondinas, detenuto nelle carceri speciali greche, membro dell’organizzazione rivoluzionaria “17 Novembre”, in sciopero della fame dall’8 gennaio contro il rifiuto delle autorità di applicare le loro stesse leggi, che prevedono un’attenuazione del regime speciale dopo tanti anni.

NON C’È PIÙ TEMPO

Lo stato greco sta giocando col fuoco senza considerare quanto si scotterà nel caso in cui tutta questa storia dovesse avere uno spiacevole epilogo. Dimitris Koufondinas, detenuto nelle carceri greche dal 2002, membro dell’organizzazione rivoluzionaria “17 Novembre”, è oggi al 28° giorno di sciopero della fame per pretendere almeno la regolarità nell’applicazione delle nuove misure del governo greco in materia di detenzione. Chiede che il trattamento – progettato scientificamente – e a lui destinato per legge, venga quantomeno rispettato. Oggi, 3 febbraio, si trova in ospedale piantonato in condizioni di salute molto gravi. È di fatto in reale pericolo di vita. Dimitris è un compagno che non si è mai tirato indietro. Ha condotto nel corso della sua vita una incessante lotta contro la barbarie capitalista. Il suo gesto, questo sciopero della fame, è un esplicito NO di fronte ai soprusi di oggi, e quelli di domani. Nei confronti di se stesso, come di tutto il corpo detenuto. Ecco che l’atteggiamento inamovibile dello stato greco di fronte a questa legittima richiesta ha il sapore della vendetta. E la caratteristica dell’arroganza, del pensare di poter agire la ferocia in maniera indisturbata. Non è così. E non lo sarà in futuro. Tutto torna. In quanto a noi, non possiamo rimanere a guardare silenti mentre questa tragedia si consuma.

SOLIDARIETÀ CON DIMITRIS KOUFONDINAS e con gli altri prigionieri in sciopero della fame al suo fianco. GIOVEDÌ 4 FEBBRAIO 2021 – ORE 15:00
TUTTE E TUTTI DAVANTI ALL’AMBASCIATA GRECA –via Giacomo Rossini, 4 – Roma

Per approfondimenti:
https://radiocane.info/koufondinas/

feature=youtu.be

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Aggiornamenti e azioni dalla Grecia

Fonte: actforfreedom

TIME IS RUNNING OUT – Solidarietà con Dimitri Koufontinas

Aggiornamento urgente sulla situazione di Dimitri Koufontinas in sciopero della fame dall’8 gennaio. La sua decisione di adottare questa forma di protesta è conseguente al suo trasferimento, avvenuto a inizio gennaio, dalla prigione rurale di Kassevetia a quella di Domokos. Sono ormai tanti i giorni di sciopero della fame, lui è 64enne e or si tratta del suo 5° sciopero della fame da quando è detenuto (2002) E’ ricoverato all’ospedale di Lamia e rimane incosciente per la maggior parte della giornata. I medici dicono che in qualunque momento potrebbe avere un collasso immediato e morire o entrare in coma.

Nel quadro della riforma penitenziaria, una nuova legge è stata approvata in Grecia ai primi di questo mese, che fra altri regolamenti peggiora la vita in prigione e stabilisce che i condannati per terrorismo non possono accedere a prigioni rurali (più prigioni “aperte” cui accedano i prigionieri di lunga pena). Questa legge è retroattiva e la sua approvazione ha subito attivato il processo burocratico per il trasferimento di Dimitri. Il testo del governo prevede che detenuti non più aventi diritto a stare in prigioni rurali siano trasferiti da quest’ultime all’ultima prigione che sono stati detenuti: nel caso di Koufontinas, lui dovrebbe pertanto essere trasferito nel carcere ateniese di Koridallos.

Tuttavia, l’amministrazione carceraria ha deciso di mandarlo nel carcere di massima sicurezza di Domokos. Per dare al trasferimento una sembianza di legittimità, l’amministrazione carceraria ha pure falsificato i documenti, scrivendo che il compagno sarebbe spostato da Kassevetia a Koridallos e da là a Domokos, cosa mai successa.

La differenziazione dei circuiti per i prigionieri è inesistente in Grecia, anche grazie alle forti proteste dei detenuti – e pure di quelle attuate all’esterno – pochi anni fa quando anche qui si è assistito a un tentativo d’introdurre il principio della differenziazione dei regimi (Koufontinas ne è stato un protagonista), Ma di recente, il tentativo fatto dall’amministrazione carceraria è rendere la prigione di Domokos un’istituzione con regole più severe per i prigionieri “speciali”: lì sono detenuti alcuni dei prigionieri condannati per associazione criminale nel processo a Alba Dorata e vi sono pure i compagni Nikos Maziotis e Yannis Dimitrakis (anche loro in sciopero della fame dal 16 gennaio, in solidarietà con Koufondinas).

Di fronte a questi fatti, Koufondinas ha deciso di reagire nel solo modo che ha pensato appropriato, entrando in sciopero della fame a tempo indeterminato e chiedendo il trasferimento al carcere di Koridallos, come lo stesso testo di legge prevederebbe.

Qui in Grecia stiamo cercando di attuare iniziative più incisive e il più diffuse possibile pe tentare d’esercitare pressione sull’esecutivo e l’amministrazione penitenziaria.

Considerata la situazione segnata da dura repressione vissuta attualmente dal Paese ellenico, stante la difficoltà oggettiva nello scendere in strada, ora più che mai potrebbe essere importante fare iniziative (anche se solo di testimonianza e “denuncia”) in altri Paesi.

Il tempo sta finendo…

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Atene, Grecia: banche distrutte. Solidarietà con il compagno Dimitris Koufontinas

Fonte: athensindymedia

Il compagno Dimitris Koufontinas è in sciopero della fame dall’8 gennaio, nuovamente in difesa del suo corpo e della sua vita contro i metodi vendicativi dello Stato.

In segno di minimo rispetto per la sua lunga lotta e come contributo alla causa rivoluzionaria nonché espressione di solidarietà durante il suo sciopero della fame, abbiamo visitato tre banche nella regione di Atene, distruggendole.

In particolare abbiamo attaccato le seguenti banche:

Eurobank – Kato Patisia

Piraeus Bank – Metamorphosis

Eurobank – N. Ionia

SOLIDARIETA’ NEI CONFRONTI DI DIMITRIS KOUFONTINAS

LO STATO E’ L’UNICO TERRORISTA

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Atene, Grecia: assunzione di responsabilità per l’attacco contro la società USA Euronet, in solidarietà con Dimitris Koufontinas

Fonte: athensindymedia

31 gennaio 2021

Dimitris Koufontinas, combattente dell’organizzazione rivoluzionaria 17 Novembre è in sciopero della fame dall’8 gennaio, chiedendo d’essere trasferito al carcere di Koridallos. L’amministrazione di destra, estendendo lo stato d’emergenza e rendendolo permanente, ha sospeso la sua propria legislazione per vendicarsi del comportamento irriducibile e militante di D. Koufontinas.

Quindi è stato trasferito dalla prigione rurale di Kassevetia a quella di Domokos con un falso documento presumibilmente presentandolo come detenuto nel carcere di Koridallos.

Costantemente nel mirino dello Stato greco e degli USA, D. Koufontinas è in sciopero della fame per l’ennesima volta, rivendicando diritti fondamentali acquisiti contro la vendetta della democrazia. L’inasprimento delle regole antiterrorismo nelle prigioni, applicate alla persona di D. Koufontinas, prevede il trattamento riservato dallo Stato ai militanti prigionieri in conflitto con il regime. Ciò viene confermato quotidianamente dalla oltraggiosa Sofia Nikolaou con le sue affermazioni e interviste descriventi il programma statale per sterminare gli oppositori politici contro il dominio.

In segno minimo di solidarietà con lo sciopero della fame condotto da Dimitris Koufontinas e dai 2 scioperanti, Nikos Maziotis e Giannis Dimitrakis, il 28 gennaio abbiamo scelto di attaccare con la vernice e i martelli, causando danni alla sede di Euronet, esattamente vicino al centro culturale della Fondazione Kallithea Stavros Niarchos. Questa societàè un provideramericano di servizi per il pagamentoelettronico, di stanza in Kansas, che offre a livello mondiale registratori di cassa automatici (bancomat), servizi per punti di vendita (POS), servizi per carte di credito/debito, cambio valuta e altri servizi finanziari on line nonché software per il pagamento. Dal 2009, Euronet serve 50.000 bancomat e 330.000 punti dei terminal di vendita in 170 Paesi.

FUOCO E FIAMME IN OGNI CELLA

SOLIDARIETA’ AL COMBATTENTE DIMITRIS KOUFONTINAS IN SCIOPERO DELLA FAME DALL’8 GENNAIO E AI 2 SCIOPERANTI NIKOS MAZIOTIS, GIANNIS DIMITRAKIS

Anarchici

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Atene, Grecia: sbarramento incendiario in solidarietà con lo scioperante Dimitris Koufontinas attuato da “Nuclei d’azione immediata Nuclei di solidarietà rivoluzionaria”

2 febbraio 2021

Fonte: athensindimedia.org

Organizzeremo Nuclei d’azione immediata per colpire Stato e capitale

Il prigioniero politico Dimitris Koufotinas è parte di noi, parte del movimento rivoluzionario, parte dell’esperienza storica guerrigliera del dopoguerra in Europa. Un combattente coerente e irriducibile, imprigionato per aver scelto di affrontare la barbarie del sistema capitalista… Questo combattente non può che trovarci al suo fianco con tutto il calore e l’energia, contro il revanscismo di destra, la propaganda dello Stato, il regime d’isolamento impostogli. E’ in sciopero della fame dall’8 gennaio, richiedendo d’essere trasferito a Koridallos dalla prigione di Domokos, dove è stato mandato dopo essere stato rapito dalla prigione rurale di Volos.

Il governo di Nea Demokratia non sta pure attenendosi alla legge creata specialmente per seppellire Dimitris Koufontinas sempre più nel profondo del carcere. La resistenza del compagno, che nuovamente pone il suo corpo come ultima barriera nella battaglia di coerenza e dignità individuale, concentra attorno a sé ogni significato storico, politico e sociale che definisce le poste in gioco del nostro tempo.

Resistenza o sottomissione

Lotta o resa

Solidarietà o individualismo

Attacco o tregua

Facendo il minimo possibile, in solidarietà con Dimitris Koufontinas in sciopero della fame, ma anche con Giannis Dimitrakis e Nikos Maziotis, unitisi a lui in sciopero della fame, la settimana scorsa ad Atene abbiamo compiuto i seguenti attacchi incendiari:

alla Fondazione per la ricerca economica e industriale (IOBE) di Koukaki. IOBE è il pilastro statistico ufficiale di BSE e uno dei principali think tanks (gruppi di studio, n.d.t.) che forniscono informazioni, indicazioni e suggerimenti di politica economica. Politiche economiche neoliberiste, salvataggi di banche, la redistribuzione violenta di ricchezza a discapito dei poveri hanno il suo sigillo. IOBE non è un organo scientifico neutrale come si vorrebbe presentare. Si colloca nel campo di classe del capitale e le sue mani sono macchiate del sangue di tutti gli oppressi che si sono suicidati, annegati nella disperazione e nella impasse(mancanza d’uscita, n.d.t.) della crisi capitalista.

al 3° Ufficio tributi nell’area Kypseli. Nel momento che sempre più settori della società stanno affogando nei debiti e non riescono a sopravvivere, gli attacchi contro strutture statali che rappresentano sfruttamento economico sono atti di opposizione allo sterminio economico dal basso e, contemporaneamente, una proposta aperta a costruire un mosaico di lotte per rifiutare di pagare, per la cancellazione dei debiti e il sabotaggio.

alla casa del Segretario generale per il coordinamento dei progetti governativi di Nea Dimokratia, Stratos Mavroeidakou, a Ilion. E’ uno dei leader nella gestione criminale della pandemia, carenza di personale negli ospedali, nel reclutamento di poliziotti e militari invece di infermieri e dottori, nella trasformazione della risposta alla pandemia in metodo repressivo mirato a livellare il corpo sociale e la resistenza. Abbiamo voluto far sapere al personale militare del partito Nea Dimokratia che la paura sta cambiando direzione.

contro un veicolo di polizia nell’area Petralona. Abbiamo realizzato ciò che era ovvio: attaccare il terrorismo statale e i suoi mercenari in uniforme.

Solidarietà allo scioperante comunista Dimitris Koufontinas

Forza agli anarchici in sciopero della fame Nikos Maziotis, membro di Lotta Rivoluzionaria e Giannis Dimitrakis

Solidarietà ai prigionieri politici

Torneremo presto…

Nuclei d’azione immediata

Nuclei di solidarietà rivoluzionaria

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Cercano di distruggere la memoria! – Occorre solidarietà internazionale urgente per il compagno rivoluzionario Dimitris Koufondinas

L’organizzazione rivoluzionaria 17 novembre non esiste più. E’ toccato a me parlare di quell’organizzazione, colmare la lacuna del silenzio. In questa lunga lotta, non importa se cadi, ma trovare un’altra mano per continuare. “Le strade cambiano, i tempi cambiano, i modi cambiano, ma lo scopo è lo stesso.”

 – Dimitris Koufontinas

Il 22 dicembre 2020 il prigioniero rivoluzionario Dimitiris Koufontinas è stato rapito dalla sua cella e trasportato dal seminterrato della prigione di Korydallos, dove era detenuto, alla prigione di Domokos. L’8 gennaio ha iniziato uno sciopero della fame per tornare alla prigione di Korydallos dove si supponeva fosse, secondo una legge attuata dal governo. In solidarietà, anche i prigionieri anarchici Nikos Maziotis e Giannis Dimitrakis sono entrati in sciopero della fame dal 16 gennaio. Altri prigionieri Vaggelis Stathopoulos, Polikarpos Georgiadis vi si sono aggiunti per 5 giorni. Sono già trascorsi 26 giorni da quando ha iniziato lo sciopero della fame e la sua salute è peggiorata notevolmente, non essendo la prima volta che fa uno sciopero della fame. È stato ricoverato in ospedale e sottoposto a totale isolamento. È ovvio che lo Stato greco non intende modificare la propria decisione, eseguendo così passivamente una condanna a morte non ufficiale. Dall’inizio di questo sciopero della fame molti hanno espresso il loro sostegno.

Ciò che segue è una serie di azioni pubbliche avvenute da quando il nostro Koufontinas è in sciopero della fame.

– Intervento presso l’Associazione avvocati di Atene.

– Intervento davanti alla casa di Arios Pagos (Corte Suprema di Cassazione)

– È stata compiuta un’intromissione nell’’ufficio dell’avvocato e membro del Consiglio scientifico centrale della prigione e stretto partner del Segretario generale per le politiche anticrimine, uno dei principali responsabili del trasferimento di Koufontinas.

-Molti compagni schierati a fianco di Koufontinas hanno occupato gli uffici del partito al governo (Nea Demokratia, Nuova Democrazia) e poi hanno interrotto la riunione del ministro greco della Protezione Civile a Patrasso

Durante tutto questo tempo, quasi ogni giorno, gente scrive slogan sui muri, appende striscioni in ogni angolo e scrive persino testi per la lotta di Koufontinas. Si sono verificati molti attacchi a più obiettivi (banche, entità capitaliste, politici ecc.). Finora si sono già svolti due giorni di mobilitazione in varie città della Grecia, dove la polizia ha attaccato violentemente per fermare ogni movimento di solidarietà con Koutfontinas.

Nel mezzo della pandemia, la repressione dello Stato si sta traducendo nella forma più selvaggia e regolare da noi vissuta negli ultimi anni. Considerato quanto sopra e il fatto che la salute del nostro compagno è in pericolo per il suo sciopero della fame, è imperativo che ogni uomo e donna in lotta siano informati e si schierino a fianco di Koufontinas, e speriamo che la voce della solidarietà a Dimitris Koufontinas raggiunga ogni angolo del mondo.

Compagni greci coinvolti nel movimento di solidarietà per Koufontinas

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Testo di International Anarchist Comrades in Solidarity

Dall’8 gennaio Dimitris Koufontinas, rivoluzionario imprigionato in Grecia, è in sciopero della fame per protestare contro il trasferimento alla prigione di Domokos, un moderno inferno di alta sicurezza, cimitero per i prigionieri incontrollabili nel sistema carcerario greco. Anche per gli standard dello Stato greco, il compagno avrebbe dovuto essere rimandato alla prigione di Korydallos ad Atene. È stato incarcerato dal 2002, condannato per appartenenza e azioni, mentre era membro dell’ex-organizzazione rivoluzionaria 17 Novembre.

Anche se non siamo d’accordo con la posizione teorica dell’ex-gruppo, riteniamo sia importante fornire un background sull’organizzazione che ha condotto una campagna di guerriglia urbana durata oltre 27 anni, di rapine a mano armata, omicidi e attentati contro lo Stato greco, banche, affari, prendendo di mira anche gli interessi americani, turchi e britannici in Grecia, compresa l’uccisione di Richard Welch, un capo della CIA e Stephen Saunders, addetto militare britannico. Altre azioni significative includono:

– 11 espropri per un totale di 3,5 milioni di dollari.

– Uccisione di Pantelis Petrou, vicedirettore della polizia antisommossa (MAT)

– Uccisione del vice-capo del Gruppo aiuti militari USA alla Grecia, George Tsantes.

– Uccisione dell’editore di giornali di destra Nikos Momferatos. Il proclama lasciato accanto al suo corpo ha accusato Momferatos di legami con la CIA e che la Grecia “è rimasta un regime fantoccio nelle mani degli imperialisti americani e dell’establishment economico”.

– Colpi sparati a Dimitris Angelopoulos, uno dei principali industriali greci, accusando lui e altri membri della “grossa borghesia greca” d’ aver saccheggiato la Grecia a spese dei lavoratori

– L’uccisione più importante rispetto al presente è stata quella del parlamentare di Nuova Democrazia, Pavlos Bakoyannis nel settembre 1989, il padre di Kostas Bakoyannis, l’attuale sindaco di Atene, figlio anche di Dora Bakoyannis, sorella dell’ormai premier Kyrias Mitsotakis.

– Altre uccisioni hanno riguardato il capitano della marina USA, William Nordeen, l’addetto alla difesa degli USA, la cui auto è stata distrutta da un’autobomba a pochi metri dalla sua residenza e il sergente dell’aeronautica USA, Ronald O. Stewart, ucciso da una bomba fatta esplodere a distanza all’esterno del suo appartamento. Çetin Görgü, addetto stampa turco, è stato colpito in auto e Ömer Haluk Sipahioğlu, consigliere dell’ambasciata turca, è stato ucciso in una strada di Atene. L’armatore e proprietario del cantiere navale, Constantinos Peratikos, è stato ucciso mentre lasciava il suo ufficio.

– Nel 1985 il gruppo ha fatto esplodere la sua prima bomba prendendo di mira un autobus affollato da polizia antisommossa; è stato utilizzato un lungo cavo per far esplodere dell’esplosivo costituito da esplosivi rubati da una cava, che hanno ucciso uno.

17N ha bombardato quattro uffici delle tasse, come suo primo attacco di livello inferiore contro la proprietà.

– Nel dicembre 1989, 17N ha rubato 114 razzi anticarro obsoleti da un deposito militare greco a Sykouriondi Larissa. Tra il 1990 e il 1999, 17N ha condotto 24 attacchi missilistici, tutti tranne 3 tre mirati a proprietà piuttosto che a bersagli umani. Nel novembre 1990, è fallito un attacco missilistico contro la limousine blindata dell’armatore Vardis Vardinogiannisì. Un attacco missilistico è stato compiuto contro un edificio di BP. Nel maggio 1991 un attacco missilistico contro gli uffici della Siemens. Nel dicembre 1991 un attacco missilistico contro Viohalco, società di industria pesante greca. Nel 1991, 17 N ha pure lanciato un razzo contro un autobus della polizia antisommossa, uccidendo un ufficiale e ferendone 14. Nel maggio 1994 è avvenuto un attacco missilistico contro un edificio IBM. Nel marzo 1995 due razzi contro Mega Channel. Il gruppo ha usato un altro razzo per attaccare una filiale in centro di American Citibank, causando danni ma non feriti, non essendo esplosa la testata. Il razzo è stato lanciato con il telecomando da un’auto privata parcheggiata fuori dalla banca in via Drossopoulou, nel quartiere centrale di Kypseli.

– Il 29 giugno 2002 le autorità greche hanno catturato Savvas Xiros ferito, a seguito di un attentato fallito alla compagnia di traghetti Minoan Flying Dolphins nel Pireo. Una ricerca della persona di Xiros e l’interrogatorio hanno portato alla scoperta di due case sicure e all’arresto di altri 6 sospetti, tra cui due fratelli di Savvas. Un ex studente di matematica 58enne, in clandestinità dal 1971, Alexandros Giotopoulos, è stato identificato come il leader del gruppo e arrestato il 17 luglio 2002 sull’isola di Lipsi. Il 5 settembre Dimitris Koufondinas, identificato come il capo delle operazioni del gruppo, si è arreso alle autorità.

I nostri compagni greci ci hanno detto che, data la sua età (68 anni) la sua salute è peggiorata gravemente, che sta perdendo e riprendendo coscienza e che molto probabilmente morirà o entrerà in coma. Presto verrà mandato in un ospedale speciale dove le persone vanno a morire.

Insieme ai nostri compagni greci vediamo il palese tentativo dello Stato greco per isolare e non trasferire Koufontinas nella prigione di Korydallos come uno sterminio di un rivoluzionario contro cui si vendicano per l’uccisione di Pavlos Bakayannis da parte di 17N. A ciò si aggiunge l’attacco alla memoria della ‘lotta armata’ contro non solo lo Stato greco, ma tutti i sistemi di potere a livello internazionale, per cancellare la memoria di coloro che osano usare la violenza rivoluzionaria contro di loro. Come hanno tentato molti gruppi rivoluzionari in passato. Non è un caso che con la “crisi economica” e ora la “pandemia” in atto, i controllori delle nostre vite a livello globale stiano cercando di ripristinare le lacerazioni che continuano a verificarsi, per imporre al mondo un nuovo armamentario più repressivo. Intendono distruggere il ricordo che la violenza non sia mai stata una minaccia per loro e, altrettanto, ora cercano di dividere i “violenti” dai “non violenti”.

Ora più che mai dobbiamo agire a livello internazionale, per non lasciarci isolare l’un l’altro. Per non permettere che provino a distruggere la nostra memoria, perché ci sia continuità!

Dalla minima scintilla può scaturire una tempesta che non si fermerà mai!

“Dimitris Koufontinas! Il conflitto continuerà!

Forza ai compagni anarchici unitisi in sciopero della fame G. Dimitrakis, N. Maziotis!”

Compagni anarchici internazionali in solidarietà

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Salonicco, Grecia: attacco incendiario in solidarietà con il rivoluzionario Dimitris Koufontinas

3 febbraio 2021

La possibilità della rivoluzione e di una società senza classi dipende dalla
speranza di una vita che meritiamo, dall’organizzazione consapevole e dalla preparazione per il passaggio a questa vita da oggi, dall’incontro liberatorio dell’arma della critica con la critica delle armi. Per il regno della libertà … “

D. Koufontinas

Sciopero della fame dall’8-1-2021

Il rivoluzionario incarcerato D. Koufontinas è in sciopero della fame dall’8 gennaio, rivendicando il suo trasferimento nella prigione di Korydallos, dove ha scontato la maggior parte della pena esaustiva inflittagli. Una notte, i poliziotti l’hanno rapito dalla prigione rurale dove era detenuto per trasferirlo nel carcere di Domokos, dopo che era stato previsto un provvedimento in base a una legge approvata con l’evidente scopo di ritorsione da parte dello Stato contro di lui. Occorre notare che anche la legge approvata per rappresaglia afferma esplicitamente che il trasferimento di D. Koufontinas dal carcere rurale implica il suo spostamento nella prigione dove ha precedentemente scontato la pena, ovvero Korydallos.

La rabbia vendicativa dello Stato contro D. Koufontinas è legata al suo corso politico generale, non ha mai firmato una dichiarazione di rimorso, non ha mai negato la lotta armata nella faretra della classe operaia per conseguire l’emancipazione. Ora fa lo stesso, rivendicando con l’unica arma che ha, cioè ponendo il suo corpo come argine.

Ma D. Koufontinas non è solo. Ha un movimento poliedrico che lo sostiene e cerca di essere la sua voce, in un momento in cui i media stanno seppellendo la sua lotta. Dai nostri compagni incarcerati che hanno iniziato uno sciopero della fame sostenendolo, dagli interventi pubblici, marce e distribuzioni, agli attacchi notturni, le persone che seguono il filo della resistenza staranno con lui fino alla fine.

Il contesto dello sciopero della fame è una condizione molto speciale per la base sociale. Un coprifuoco, una politica antimmigrazione, una legge di protesta, un codice fallimentare, una legge ambientale, una legge sull’istruzione e innumerevoli riforme Casus Belli * sono passate durante la pandemia, e la situazione sembra peggiorare sempre più. Il crescente coinvolgimento dell’esercito nella vita sociale e la sorveglianza della polizia ci vengono imposti.

Gli ospedali pubblici stanno cadendo a pezzi, mentre il denaro è disponibile solo per l’esercito, i media, la polizia e le imprese (acquisto di aeromobili Raffale, fondi per la polizia, lista Petsa, ecc.).

Quindi contro il cimitero sociale che stanno cercando d’imporre, abbiamo scelto di attaccare come minimo segno di solidarietà con il combattente D. Koufontinas. Nelle prime ore di sabato 30 gennaio abbiamo piazzato ordigni incendiari rudimentali, dando fuoco a due furgoni dell’Ufficio generale delle Poste e alla facciata della compagnia di sicurezza Galaxy a Pylaia, Salonicco.

Durante la pandemia, l’Ufficio generale delle Poste si è arricchito, esercitando pressione letteralmente sui suoi dipendenti, mentre infatti si è saputo che uno dei suoi dirigenti ha osato picchiare un dipendente della società. D’altra parte, conosciamo molto bene il ruolo delle società di sicurezza, i delinquenti salariati, cioè i protettori della ricchezza della borghesia, sia che si tratti di loro case e veicoli di lusso, o dei prodotti sugli scaffali dei supermercati. Quindi, abbiamo cercato di mettere la nostra piccola pietra nella conduzione notturna della lotta di classe. Avvertiamo in modo risoluto che qualsiasi complicazione della salute allo scioperante non rimarrà senza risposta da parte del movimento e delle sue strutture.

VITTORIA NELLA LOTTA DEL RIVOLUZIONARIO D. KOUFONTINAS

FORZA A STATHOPOULOS, GEORGIADIS, MAZIOTIS, DIMITRAKIS CHE SONO IN SCIOPERO DELLA FAME

LIBERTA AGLI OCCUPANTI ARRESTATI A TATRASSO

Gruppo anarchico Tasos Tousis **

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originale: https://athens.indymedia.org/post/1610085/

Note aggiunte dal traduttore:

* Un Casus Belli (“occasione di guerra”) è un atto o un evento che provoca o viene utilizzato per giustificare la guerra.

** Tasos Tousis, un operaio in sciopero, ucciso con altri 11 e 36 feriti dalla gendarmeria con l’appoggio dell’esercito, durante lo sciopero dei lavoratori del tabacco a Salonicco nel maggio 1936 .

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Fonte: actforfreedom

Intervento presso l’Ordine degli avvocati di Atene (sindacato degli uffici generali degli avvocati) in solidarietà con il compagno in sciopero della fame Dimitris Koufontinas (Atene, Grecia)

7 febbraio 2021 

Lunedì 1° febbraio 2021, l’Assemblea di solidarietà con il compagno in sciopero della fame, Dimitris Koufontinas, è intervenuta presso la sede dell’Ordine degli avvocati di Atene (sindacato degli uffici generali degli avvocati), presenti dozzine di compagni.

Tale intervento ha implicato il fatto di appendere un enorme striscione sull’edificio e riunirsi davanti agli uffici del Consiglio d’amministrazione con striscioni, testi, volantini e slogan. Contemporaneamente sono stati distribuiti testi a ogni piano dell’edificio, agli operai e agli avvocati presenti. I compagni impegnati nell’intervento sono poi usciti gridando slogan in via Academias.

LO VOGLIONO MORTO, NON LASCIAMO CHE SUCCEDA

VITTORIA PER LA LOTTA CONDOTTA DA DIMITRIS KOUFONTINAS

Assemblea di solidarietà con il compagno in sciopero della fame Dimitris Koufontinas

25 gennaio 2021

Dal 7 gennaio il prigioniero rivoluzionario Dimitris Koufontinas, dell’organizzazione “17 Novembre”, è in sciopero della fame. I rivoluzionari prigionieri Giannis Dimitrakis, Nikos Maziotis, Vaggelis Stathopoulos e Polycarpos Georgiadis sono in sciopero della fame in solidarietà con Dimitris Koufontinas, che ha anche ricevuto il sostegno dei prigionieri politici in sciopero della fame nelle carceri del regime fascista turco. Fanno della loro lotta parte della lotta contro il regime e, realizzando il collegamento con lo sciopero dei prigionieri in Grecia, li associano a questa lotta.

Se questo periodo sembra caratterizzato dalla pandemia, la pandemia stessa può essere caratterizzata come indicatore e acceleratore delle tendenze proprie del sistema: ingiustizia e precarietà, autoritarismo e repressione, assumono nuove dimensioni. In questo contesto, ogni lotta, ogni resistenza assume un’importanza particolare. Diventa parte della lotta e della resistenza di tutti; deve essere sostenuta da tutti. È anche in questo senso che il Soccorso Rosso Internazionale lancia un appello affinché siamo realizzate iniziative a sostegno dello sciopero della fame dei rivoluzionari prigionieri in Grecia, ma anche in Turchia e Kurdistan. La solidarietà è la nostra arma; sosteniamo la resistenza dei rivoluzionari prigionieri.

Segreteria del Soccorso Rosso Internazionale, Zurigo-Bruxelles, 21 gennaio 2021

Cari/e compagni/e, cari/e amici/amiche,

Permettetemi, come inizio di questo breve intervento, di salutare tutti voi da dietro queste sbarre e, soprattutto, accogliere il vostro appello alla mobilitazione delle masse popolari e della loro avanguardia per contrastare meglio i recenti sviluppi ai confini del Paese e nella regione…

Certamente l’Algeria, la nostra Algeria, conserva un posto molto speciale nei nostri cuori e nella nostra memoria collettiva: questo è il caso in tutto il mondo arabo e in parecchi Paesi africani. Ovviamente non siamo più all’inizio degli anni ’70, quando Algeri era la capitale del Terzo Mondo, la città simbolo del Movimento dei Non Allineati; quando vi venivano accolti rivoluzionari da tutto il mondo; il che, all’epoca, ha fatto dire ad Amilcar Cabral: “i cristiani vanno in Vaticano, i musulmani alla Mecca e i rivoluzionari ad Algeri”. Tuttavia, dopo la devastazione di Iraq, Siria, Libia e Yemen, l’Algeria è l’unico Paese arabo a resistere, sebbene, come nel caso di altri Paesi, sia una borghesia di Stato (di tipo particolare) a dirigerlo. Le masse popolari algerine e, dietro di esse, tutte le masse arabe, anche i martiri, sapranno come sollevarsi, avendoci insegnato a farlo in momento molto difficili.

Naturalmente non si può ignorare o sottovalutare la pericolosità e la complessità della situazione, non solo ai confini del Paese, ma anche e soprattutto in tutto il mondo arabo. La capitolazione della borghesia araba in generale e, più in particolare, quella dell’Arabia Saudita, dei protettorati del Golfo e del Marocco (per non parlare di altri) e il loro nudo e crudo allineamento con il campo sionista accentua sempre nettamente la pressione su tutti coloro che in un modo o nell’altro resistono alle richieste degli imperialisti, specialmente dell’imperialismo USA e UE.

Con le attuali condizioni politiche, dove gli effetti della crisi strutturale che scuotono l’intero sistema mondiale s’intrecciano e interagiscono, nessuno spazio geopolitico, anche minimo, sfugge a queste violente ripercussioni … È evidente, compagni, che adempiere oggigiorno ai compiti nazionali e affrontare i molteplici fattori che fanno tremare le fondamenta di varie entità arabe, è più che mai condizionato dalla capacità delle masse popolari e della loro avanguardia di collocare tutti questi fattori nel quadro della crisi globale del sistema mondiale. Quest’ultima cosa è visibile a tutti i livelli, in tutto il mondo.

Compagni, più si sviluppa la crisi e più “i detentori del potere del capitale globalizzato”, cioè i leader di questi Stati imperialisti, questi “funzionari del capitale”, aumentano i loro interventi nelle periferie, aumentano la loro pressione sui popoli oppressi e sottomessi e intonano lodi riguardo ai regimi borghesi in vigore. Recenti sviluppi nella regione sono più che illuminanti in proposito. Certamente, c’è spazio per altri futuri che non la sottomissione ai diktat imperialisti le cui conseguenze dannose possono essere viste in ogni momento, sotto forma della distruzione di intere città e lo smembramento di Stati che protestano un poco, per le processioni di morti, sfollati e costretti a migrare.

Certamente, le masse popolari algerine sono più inclini a resistere che sottomettersi a chiunque, specialmente quando si tratta di un’entità sionista come quella che martirizza il popolo palestinese e cerca con tutti i mezzi di distruggerlo da oltre un secolo … Ben inteso, il popolo saharawi, nel cuore di tutti coloro che lottano per la libertà e la dignità, non può essere lasciato solo di fronte a questo sporco affare di mercanteggiamento con questo o quel potere imperialista …

Compagni, sicuramente è sempre in base alla vostra capacità di contrastare questo intero strato di parassiti intenti nei nostri Paesi a cercare con ogni mezzo di sottomettere la nostra esistenza agli interessi del capitale globalizzato, che le nostre masse popolari vinceranno.

Solidarietà, tutta la solidarietà ai popoli palestinese e saharawi!

Abbasso l’imperialismo e i suoi agenti sionisti!

Abbasso l’imperialismo e i suoi lacché, tutti questi reazionari arabi!

Onore ai martiri e alle masse popolari in lotta!

Il capitalismo è solo barbarie; onore a tutti coloro che vi si oppongono nella diversità del loro impegno!

A tutti voi, i miei saluti rivoluzionari.

Il vostro compagno, Georges Abdallah

In occasione della Settimana internazionale per la liberazione di Ahmad Sa’adat e tutti i prigionieri palestinesi, il 18/1/2021, a Milano, abbiamo partecipato al presidio davanti all’aula bunker del carcere di S. Vittore, organizzato in solidarietà con 22 detenuti processati per le rivolte di marzo 2020.

In un momento di pandemia per il Covid, in cui gli Stati impediscono la libertà di movimento ed ha creato anche in Italia una condizione di  continui contagi nelle carceri e repressione delle rivolte che sono costate 14 morti tra i detenuti, con la nostra presenza abbiamo portato una duplice solidarietà. 

Non è nostra intenzione presentare i prigionieri come vittime ma essere al loro fianco con una solidarietà che sottolinei la loro resistenza e la lotta anticoloniale che continuano a portare avanti. 

Da anni riteniamo la Palestina e la lotta dei palestinesi, non un valore avulso dalla nostra realtà, ma parte integrante della nostra lotta, qui, contro l’imperialismo ed il sionismo, in tutte le sue forme. 

Libertà per tutti i prigionieri, libertà per tutti i compagni, libertà per A. Sa’adat e Georges I. Abdallah! 

19/1/2021

Solidali con la Palestina

Presidio di Milano

Informazioni sul Fronte Palestina

Per sviluppare un lavoro di classe nel sostegno alla lotta di liberazione della Palestina e degli altri popoli oppressi e aggrediti dall'imperialismo, oltre alle sterili e dannose concezioni del pacifismo e dell'equidistanza tra aggressori e aggrediti che hanno in gran parte contribuito ad affossare il movimento contro la guerra nel nostro paese negli ultimi anni, si è deciso di fondare l'organismo nazionale Fronte Palestina.

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