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Solidarietà a Pablo Hasel condannato al carcere in Spagna per aver cantato questa canzone:

Fonte: actforfreedom

Venerdì 12 febbraio 2021. Giornata internazionale a sostegno dello sciopero della fame condotto da Dimitris Koufontinas

7 febbraio 2021

Alla fine del dicembre 2020 il governo greco ha approvato una riforma del sistema penitenziario nazionale che, oltre ad altre misure peggiorative rispetto alle condizioni detentive, stabilisce che i condannati per terrorismo non possano accedere a “carceri rurali”, istituti più “aperti” dove i prigionieri di lunga pena hanno potuto essere detenuti. L’approvazione di questa legge ha subito attivato l’iter burocratico per il trasferimento di Dimitri Koufontinas, dal carcere rurale di Kassevitia.

Dimitri è un compagno condannato per partecipazione all’organizzazione rivoluzionaria 17 Novembre, in carcere dal 2002. Il nuovo pacchetto di leggi stabilisce che i prigionieri nelle carceri rurali siano riclassificati e trasferiti quindi nell’ultimo carcere in cui erano. Nel caso di Dimitri avrebbe dovuto essere quello ateniese di Koridallos. L’amministrazione penitenziaria ha però deciso di trasferirlo, manipolando le carte del trasferimento, nel carcere di Domokos. Nonostante in Grecia non esistano circuiti differenziati, l’intenzione dell’amministrazione penitenziaria negli ultimi anni è stata quella di rendere questa prigione un carcere “duro”. Questo trasferimento punitivo, dunque, è volto a colpire un compagno che lotta da sempre: come uomo libero nelle aule di tribunale, in prigione. Da quando è detenuto ha partecipato a numerose proteste e a ben quattro scioperi della fame. Questa manovra repressiva è intesa non solo ad annichilire Dimitri Koufontinas, ma rientra nel progetto repressivo dello Stato greco: cercare di schiacciare i settori più radicali e combattivi della società per scongiurare l’ipotesi di conflitti futuri.

Contro il trasferimento, Dimitri Koufontinas ha deciso di battersi nuovamente, usando l’unica arma a sua disposizione, il suo corpo. Dall’8 gennaio ha iniziato uno sciopero della fame che proseguirà ad oltranza finché non sarà trasferito nel carcere di Koridallos.

Mentre lo sciopero continua, il compagno versa in condizioni critiche e precarie nell’ospedale di Lamia: secondo i medici potrebbe avere un tracollo da un momento all’altro. Durante lo sciopero sono state moltissime le iniziative e le azioni di solidarietà in tutta la Grecia e oltre. Presidi, manifestazioni, scritte sui muri, striscioni, attacchi contro molteplici obiettivi (politici, banche, uffici postali, ecc).

Ma proprio ora che il tempo stringe pensiamo sia giunto il momento di compiere uno sforzo ulteriore. La lotta di Dimitri sia anche la lotta di ognuno ed ognuna di noi. Siamo convinti dell’importanza di creare ed ampliare legami internazionali, soprattutto in un momento come questo. Pertanto lanciamo un appello per una Giornata INTERNAZIONALE di solidarietà e azione per VENERDÌ 12 FEBBRAIO a sostegno di Dimitri Koufontinas.

LE RICHIESTE PRESENTATE DURANTE LO SCIOPERO DELLA FAME DEVONO ESSERE ACCETTATE

LA SOLIDARIETÀ INTERNAZIONALE È LA NOSTRA ARMA

Atene, 7 Febbraio

Assemblea di solidarietà con Dimitri Koufontinas

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Alcune mobilitazioni in Italia e in Grecia

Presidio a Milano

Oggi venerdì 5 febbraio, alcune solidali si sono trovate sotto il consolato greco, in Foro Bonaparte, per parlare dello sciopero della fame di Dimitris Koufondinas, contro la nuova legge che vieta ai detenuti accusati di terrorismo di accedere a carceri con un regime più tenue. Dimitris, 63 anni, arrestato per essere parte del gruppo rivoluzionario 17 Novembre, in carcere dal 2002 non ha smesso di lottare e, l’8 di gennaio, ha iniziato il suo quinto sciopero della fame. Le condizioni di Dimitris sono gravi ed è a rischio la sua vita.

Durante il presidio la digos si è avvicinata al gruppo indicando due compagni per delle notifiche. Chi partecipava al presidio ha deciso di non fare invalidare l’iniziativa dall’arroganza di questi agenti e non lasciare spazio alle loro burocrazia. In precedenza non si permettevano di sfruttare i momenti pubblici e di gruppo per notificare atti giudiziarie e denunce, ma dovevano fermare le persone quando isolate o cercarle al loro domicilio.
Il gruppo si è compattato, non accettando questa nuova procedura. I poliziotti si sono fatti via via più aggressivi, iniziando a spintonare e far cadere biciclette. Mentre alcuni continuano a megafonare la vicenda di Dimitris, altre persone, accortesi che la porta del consolato non era più sorvegliata, si sono lanciate in quella direzione riuscendo ad entrare.
La digos, resasi conto dell’errore, raggiunge rapidamente il posto e inizia a spintonare e strattonare a casaccio, tanto che un’agente, nella foga, ha strappato il cappuccio della giacca di un collega. Si crea così una situazione di stallo con la digos che blocca il portone e tre persone intrappolate nell’androne del consolato. finché la polizia ha aperto permettendo al gruppo di ricompattarsi. Quando ci si sta organizzando per andarsene, la digos ritenta con le notifiche, ma le persone ricercate non sono più lì.
Mentre il gruppo si allontana la digos si scaglia contro una persona isolata e rallentata da un piede rotto.
Arriva la celere, si schiera e attacca chi prova a supportare la persona fermata. Il risultato finale è 5 fermati di cui uno atterrato brutalmente e ammanettato nel fango di un’aiuola, sotto lo sguardo stupefatto di una manciata di passanti.

La nevrosi poliziesca coinvolge anche una donna che, incredula, ha filmato il fermo violento. Un poliziotto esagitato le chiede i documenti e la minaccia per farle cancellare il video, fino a farla piangere di rabbia. Dopo trenta minuti e un’animata discussione sul da farsi fra sbirri confusi, le persone fermate vengono rilasciate e si riuniscono al resto del gruppo rimasto ad attenderle dall’altra parte della strada.
Speriamo che il presidio si aggiunga alle molteplici iniziative e azioni in supporto di Dimitris per piegare lo stato greco ad accettare le sue rivendicazioni.
Mantenere a distanza la digos meneghina, non permettere che invalidi momenti collettivi di lotta e protesta rimane una questione aperta. Nelle prossime occasioni dovremo tenerlo a mente.

Fonte: Galipettes Occupato (facebook)

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Presidio a Roma

Con il seguente testo, diversi compagni il 4/2/2021 hanno manifestato davanti all’Ambasciata greca a Roma in sostegno di Dimitris Koufondinas, detenuto nelle carceri speciali greche, membro dell’organizzazione rivoluzionaria “17 Novembre”, in sciopero della fame dall’8 gennaio contro il rifiuto delle autorità di applicare le loro stesse leggi, che prevedono un’attenuazione del regime speciale dopo tanti anni.

NON C’È PIÙ TEMPO

Lo stato greco sta giocando col fuoco senza considerare quanto si scotterà nel caso in cui tutta questa storia dovesse avere uno spiacevole epilogo. Dimitris Koufondinas, detenuto nelle carceri greche dal 2002, membro dell’organizzazione rivoluzionaria “17 Novembre”, è oggi al 28° giorno di sciopero della fame per pretendere almeno la regolarità nell’applicazione delle nuove misure del governo greco in materia di detenzione. Chiede che il trattamento – progettato scientificamente – e a lui destinato per legge, venga quantomeno rispettato. Oggi, 3 febbraio, si trova in ospedale piantonato in condizioni di salute molto gravi. È di fatto in reale pericolo di vita. Dimitris è un compagno che non si è mai tirato indietro. Ha condotto nel corso della sua vita una incessante lotta contro la barbarie capitalista. Il suo gesto, questo sciopero della fame, è un esplicito NO di fronte ai soprusi di oggi, e quelli di domani. Nei confronti di se stesso, come di tutto il corpo detenuto. Ecco che l’atteggiamento inamovibile dello stato greco di fronte a questa legittima richiesta ha il sapore della vendetta. E la caratteristica dell’arroganza, del pensare di poter agire la ferocia in maniera indisturbata. Non è così. E non lo sarà in futuro. Tutto torna. In quanto a noi, non possiamo rimanere a guardare silenti mentre questa tragedia si consuma.

SOLIDARIETÀ CON DIMITRIS KOUFONDINAS e con gli altri prigionieri in sciopero della fame al suo fianco. GIOVEDÌ 4 FEBBRAIO 2021 – ORE 15:00
TUTTE E TUTTI DAVANTI ALL’AMBASCIATA GRECA –via Giacomo Rossini, 4 – Roma

Per approfondimenti:
https://radiocane.info/koufondinas/

feature=youtu.be

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Aggiornamenti e azioni dalla Grecia

Fonte: actforfreedom

TIME IS RUNNING OUT – Solidarietà con Dimitri Koufontinas

Aggiornamento urgente sulla situazione di Dimitri Koufontinas in sciopero della fame dall’8 gennaio. La sua decisione di adottare questa forma di protesta è conseguente al suo trasferimento, avvenuto a inizio gennaio, dalla prigione rurale di Kassevetia a quella di Domokos. Sono ormai tanti i giorni di sciopero della fame, lui è 64enne e or si tratta del suo 5° sciopero della fame da quando è detenuto (2002) E’ ricoverato all’ospedale di Lamia e rimane incosciente per la maggior parte della giornata. I medici dicono che in qualunque momento potrebbe avere un collasso immediato e morire o entrare in coma.

Nel quadro della riforma penitenziaria, una nuova legge è stata approvata in Grecia ai primi di questo mese, che fra altri regolamenti peggiora la vita in prigione e stabilisce che i condannati per terrorismo non possono accedere a prigioni rurali (più prigioni “aperte” cui accedano i prigionieri di lunga pena). Questa legge è retroattiva e la sua approvazione ha subito attivato il processo burocratico per il trasferimento di Dimitri. Il testo del governo prevede che detenuti non più aventi diritto a stare in prigioni rurali siano trasferiti da quest’ultime all’ultima prigione che sono stati detenuti: nel caso di Koufontinas, lui dovrebbe pertanto essere trasferito nel carcere ateniese di Koridallos.

Tuttavia, l’amministrazione carceraria ha deciso di mandarlo nel carcere di massima sicurezza di Domokos. Per dare al trasferimento una sembianza di legittimità, l’amministrazione carceraria ha pure falsificato i documenti, scrivendo che il compagno sarebbe spostato da Kassevetia a Koridallos e da là a Domokos, cosa mai successa.

La differenziazione dei circuiti per i prigionieri è inesistente in Grecia, anche grazie alle forti proteste dei detenuti – e pure di quelle attuate all’esterno – pochi anni fa quando anche qui si è assistito a un tentativo d’introdurre il principio della differenziazione dei regimi (Koufontinas ne è stato un protagonista), Ma di recente, il tentativo fatto dall’amministrazione carceraria è rendere la prigione di Domokos un’istituzione con regole più severe per i prigionieri “speciali”: lì sono detenuti alcuni dei prigionieri condannati per associazione criminale nel processo a Alba Dorata e vi sono pure i compagni Nikos Maziotis e Yannis Dimitrakis (anche loro in sciopero della fame dal 16 gennaio, in solidarietà con Koufondinas).

Di fronte a questi fatti, Koufondinas ha deciso di reagire nel solo modo che ha pensato appropriato, entrando in sciopero della fame a tempo indeterminato e chiedendo il trasferimento al carcere di Koridallos, come lo stesso testo di legge prevederebbe.

Qui in Grecia stiamo cercando di attuare iniziative più incisive e il più diffuse possibile pe tentare d’esercitare pressione sull’esecutivo e l’amministrazione penitenziaria.

Considerata la situazione segnata da dura repressione vissuta attualmente dal Paese ellenico, stante la difficoltà oggettiva nello scendere in strada, ora più che mai potrebbe essere importante fare iniziative (anche se solo di testimonianza e “denuncia”) in altri Paesi.

Il tempo sta finendo…

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Atene, Grecia: banche distrutte. Solidarietà con il compagno Dimitris Koufontinas

Fonte: athensindymedia

Il compagno Dimitris Koufontinas è in sciopero della fame dall’8 gennaio, nuovamente in difesa del suo corpo e della sua vita contro i metodi vendicativi dello Stato.

In segno di minimo rispetto per la sua lunga lotta e come contributo alla causa rivoluzionaria nonché espressione di solidarietà durante il suo sciopero della fame, abbiamo visitato tre banche nella regione di Atene, distruggendole.

In particolare abbiamo attaccato le seguenti banche:

Eurobank – Kato Patisia

Piraeus Bank – Metamorphosis

Eurobank – N. Ionia

SOLIDARIETA’ NEI CONFRONTI DI DIMITRIS KOUFONTINAS

LO STATO E’ L’UNICO TERRORISTA

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Atene, Grecia: assunzione di responsabilità per l’attacco contro la società USA Euronet, in solidarietà con Dimitris Koufontinas

Fonte: athensindymedia

31 gennaio 2021

Dimitris Koufontinas, combattente dell’organizzazione rivoluzionaria 17 Novembre è in sciopero della fame dall’8 gennaio, chiedendo d’essere trasferito al carcere di Koridallos. L’amministrazione di destra, estendendo lo stato d’emergenza e rendendolo permanente, ha sospeso la sua propria legislazione per vendicarsi del comportamento irriducibile e militante di D. Koufontinas.

Quindi è stato trasferito dalla prigione rurale di Kassevetia a quella di Domokos con un falso documento presumibilmente presentandolo come detenuto nel carcere di Koridallos.

Costantemente nel mirino dello Stato greco e degli USA, D. Koufontinas è in sciopero della fame per l’ennesima volta, rivendicando diritti fondamentali acquisiti contro la vendetta della democrazia. L’inasprimento delle regole antiterrorismo nelle prigioni, applicate alla persona di D. Koufontinas, prevede il trattamento riservato dallo Stato ai militanti prigionieri in conflitto con il regime. Ciò viene confermato quotidianamente dalla oltraggiosa Sofia Nikolaou con le sue affermazioni e interviste descriventi il programma statale per sterminare gli oppositori politici contro il dominio.

In segno minimo di solidarietà con lo sciopero della fame condotto da Dimitris Koufontinas e dai 2 scioperanti, Nikos Maziotis e Giannis Dimitrakis, il 28 gennaio abbiamo scelto di attaccare con la vernice e i martelli, causando danni alla sede di Euronet, esattamente vicino al centro culturale della Fondazione Kallithea Stavros Niarchos. Questa societàè un provideramericano di servizi per il pagamentoelettronico, di stanza in Kansas, che offre a livello mondiale registratori di cassa automatici (bancomat), servizi per punti di vendita (POS), servizi per carte di credito/debito, cambio valuta e altri servizi finanziari on line nonché software per il pagamento. Dal 2009, Euronet serve 50.000 bancomat e 330.000 punti dei terminal di vendita in 170 Paesi.

FUOCO E FIAMME IN OGNI CELLA

SOLIDARIETA’ AL COMBATTENTE DIMITRIS KOUFONTINAS IN SCIOPERO DELLA FAME DALL’8 GENNAIO E AI 2 SCIOPERANTI NIKOS MAZIOTIS, GIANNIS DIMITRAKIS

Anarchici

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Atene, Grecia: sbarramento incendiario in solidarietà con lo scioperante Dimitris Koufontinas attuato da “Nuclei d’azione immediata Nuclei di solidarietà rivoluzionaria”

2 febbraio 2021

Fonte: athensindimedia.org

Organizzeremo Nuclei d’azione immediata per colpire Stato e capitale

Il prigioniero politico Dimitris Koufotinas è parte di noi, parte del movimento rivoluzionario, parte dell’esperienza storica guerrigliera del dopoguerra in Europa. Un combattente coerente e irriducibile, imprigionato per aver scelto di affrontare la barbarie del sistema capitalista… Questo combattente non può che trovarci al suo fianco con tutto il calore e l’energia, contro il revanscismo di destra, la propaganda dello Stato, il regime d’isolamento impostogli. E’ in sciopero della fame dall’8 gennaio, richiedendo d’essere trasferito a Koridallos dalla prigione di Domokos, dove è stato mandato dopo essere stato rapito dalla prigione rurale di Volos.

Il governo di Nea Demokratia non sta pure attenendosi alla legge creata specialmente per seppellire Dimitris Koufontinas sempre più nel profondo del carcere. La resistenza del compagno, che nuovamente pone il suo corpo come ultima barriera nella battaglia di coerenza e dignità individuale, concentra attorno a sé ogni significato storico, politico e sociale che definisce le poste in gioco del nostro tempo.

Resistenza o sottomissione

Lotta o resa

Solidarietà o individualismo

Attacco o tregua

Facendo il minimo possibile, in solidarietà con Dimitris Koufontinas in sciopero della fame, ma anche con Giannis Dimitrakis e Nikos Maziotis, unitisi a lui in sciopero della fame, la settimana scorsa ad Atene abbiamo compiuto i seguenti attacchi incendiari:

alla Fondazione per la ricerca economica e industriale (IOBE) di Koukaki. IOBE è il pilastro statistico ufficiale di BSE e uno dei principali think tanks (gruppi di studio, n.d.t.) che forniscono informazioni, indicazioni e suggerimenti di politica economica. Politiche economiche neoliberiste, salvataggi di banche, la redistribuzione violenta di ricchezza a discapito dei poveri hanno il suo sigillo. IOBE non è un organo scientifico neutrale come si vorrebbe presentare. Si colloca nel campo di classe del capitale e le sue mani sono macchiate del sangue di tutti gli oppressi che si sono suicidati, annegati nella disperazione e nella impasse(mancanza d’uscita, n.d.t.) della crisi capitalista.

al 3° Ufficio tributi nell’area Kypseli. Nel momento che sempre più settori della società stanno affogando nei debiti e non riescono a sopravvivere, gli attacchi contro strutture statali che rappresentano sfruttamento economico sono atti di opposizione allo sterminio economico dal basso e, contemporaneamente, una proposta aperta a costruire un mosaico di lotte per rifiutare di pagare, per la cancellazione dei debiti e il sabotaggio.

alla casa del Segretario generale per il coordinamento dei progetti governativi di Nea Dimokratia, Stratos Mavroeidakou, a Ilion. E’ uno dei leader nella gestione criminale della pandemia, carenza di personale negli ospedali, nel reclutamento di poliziotti e militari invece di infermieri e dottori, nella trasformazione della risposta alla pandemia in metodo repressivo mirato a livellare il corpo sociale e la resistenza. Abbiamo voluto far sapere al personale militare del partito Nea Dimokratia che la paura sta cambiando direzione.

contro un veicolo di polizia nell’area Petralona. Abbiamo realizzato ciò che era ovvio: attaccare il terrorismo statale e i suoi mercenari in uniforme.

Solidarietà allo scioperante comunista Dimitris Koufontinas

Forza agli anarchici in sciopero della fame Nikos Maziotis, membro di Lotta Rivoluzionaria e Giannis Dimitrakis

Solidarietà ai prigionieri politici

Torneremo presto…

Nuclei d’azione immediata

Nuclei di solidarietà rivoluzionaria

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Cercano di distruggere la memoria! – Occorre solidarietà internazionale urgente per il compagno rivoluzionario Dimitris Koufondinas

L’organizzazione rivoluzionaria 17 novembre non esiste più. E’ toccato a me parlare di quell’organizzazione, colmare la lacuna del silenzio. In questa lunga lotta, non importa se cadi, ma trovare un’altra mano per continuare. “Le strade cambiano, i tempi cambiano, i modi cambiano, ma lo scopo è lo stesso.”

 – Dimitris Koufontinas

Il 22 dicembre 2020 il prigioniero rivoluzionario Dimitiris Koufontinas è stato rapito dalla sua cella e trasportato dal seminterrato della prigione di Korydallos, dove era detenuto, alla prigione di Domokos. L’8 gennaio ha iniziato uno sciopero della fame per tornare alla prigione di Korydallos dove si supponeva fosse, secondo una legge attuata dal governo. In solidarietà, anche i prigionieri anarchici Nikos Maziotis e Giannis Dimitrakis sono entrati in sciopero della fame dal 16 gennaio. Altri prigionieri Vaggelis Stathopoulos, Polikarpos Georgiadis vi si sono aggiunti per 5 giorni. Sono già trascorsi 26 giorni da quando ha iniziato lo sciopero della fame e la sua salute è peggiorata notevolmente, non essendo la prima volta che fa uno sciopero della fame. È stato ricoverato in ospedale e sottoposto a totale isolamento. È ovvio che lo Stato greco non intende modificare la propria decisione, eseguendo così passivamente una condanna a morte non ufficiale. Dall’inizio di questo sciopero della fame molti hanno espresso il loro sostegno.

Ciò che segue è una serie di azioni pubbliche avvenute da quando il nostro Koufontinas è in sciopero della fame.

– Intervento presso l’Associazione avvocati di Atene.

– Intervento davanti alla casa di Arios Pagos (Corte Suprema di Cassazione)

– È stata compiuta un’intromissione nell’’ufficio dell’avvocato e membro del Consiglio scientifico centrale della prigione e stretto partner del Segretario generale per le politiche anticrimine, uno dei principali responsabili del trasferimento di Koufontinas.

-Molti compagni schierati a fianco di Koufontinas hanno occupato gli uffici del partito al governo (Nea Demokratia, Nuova Democrazia) e poi hanno interrotto la riunione del ministro greco della Protezione Civile a Patrasso

Durante tutto questo tempo, quasi ogni giorno, gente scrive slogan sui muri, appende striscioni in ogni angolo e scrive persino testi per la lotta di Koufontinas. Si sono verificati molti attacchi a più obiettivi (banche, entità capitaliste, politici ecc.). Finora si sono già svolti due giorni di mobilitazione in varie città della Grecia, dove la polizia ha attaccato violentemente per fermare ogni movimento di solidarietà con Koutfontinas.

Nel mezzo della pandemia, la repressione dello Stato si sta traducendo nella forma più selvaggia e regolare da noi vissuta negli ultimi anni. Considerato quanto sopra e il fatto che la salute del nostro compagno è in pericolo per il suo sciopero della fame, è imperativo che ogni uomo e donna in lotta siano informati e si schierino a fianco di Koufontinas, e speriamo che la voce della solidarietà a Dimitris Koufontinas raggiunga ogni angolo del mondo.

Compagni greci coinvolti nel movimento di solidarietà per Koufontinas

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Testo di International Anarchist Comrades in Solidarity

Dall’8 gennaio Dimitris Koufontinas, rivoluzionario imprigionato in Grecia, è in sciopero della fame per protestare contro il trasferimento alla prigione di Domokos, un moderno inferno di alta sicurezza, cimitero per i prigionieri incontrollabili nel sistema carcerario greco. Anche per gli standard dello Stato greco, il compagno avrebbe dovuto essere rimandato alla prigione di Korydallos ad Atene. È stato incarcerato dal 2002, condannato per appartenenza e azioni, mentre era membro dell’ex-organizzazione rivoluzionaria 17 Novembre.

Anche se non siamo d’accordo con la posizione teorica dell’ex-gruppo, riteniamo sia importante fornire un background sull’organizzazione che ha condotto una campagna di guerriglia urbana durata oltre 27 anni, di rapine a mano armata, omicidi e attentati contro lo Stato greco, banche, affari, prendendo di mira anche gli interessi americani, turchi e britannici in Grecia, compresa l’uccisione di Richard Welch, un capo della CIA e Stephen Saunders, addetto militare britannico. Altre azioni significative includono:

– 11 espropri per un totale di 3,5 milioni di dollari.

– Uccisione di Pantelis Petrou, vicedirettore della polizia antisommossa (MAT)

– Uccisione del vice-capo del Gruppo aiuti militari USA alla Grecia, George Tsantes.

– Uccisione dell’editore di giornali di destra Nikos Momferatos. Il proclama lasciato accanto al suo corpo ha accusato Momferatos di legami con la CIA e che la Grecia “è rimasta un regime fantoccio nelle mani degli imperialisti americani e dell’establishment economico”.

– Colpi sparati a Dimitris Angelopoulos, uno dei principali industriali greci, accusando lui e altri membri della “grossa borghesia greca” d’ aver saccheggiato la Grecia a spese dei lavoratori

– L’uccisione più importante rispetto al presente è stata quella del parlamentare di Nuova Democrazia, Pavlos Bakoyannis nel settembre 1989, il padre di Kostas Bakoyannis, l’attuale sindaco di Atene, figlio anche di Dora Bakoyannis, sorella dell’ormai premier Kyrias Mitsotakis.

– Altre uccisioni hanno riguardato il capitano della marina USA, William Nordeen, l’addetto alla difesa degli USA, la cui auto è stata distrutta da un’autobomba a pochi metri dalla sua residenza e il sergente dell’aeronautica USA, Ronald O. Stewart, ucciso da una bomba fatta esplodere a distanza all’esterno del suo appartamento. Çetin Görgü, addetto stampa turco, è stato colpito in auto e Ömer Haluk Sipahioğlu, consigliere dell’ambasciata turca, è stato ucciso in una strada di Atene. L’armatore e proprietario del cantiere navale, Constantinos Peratikos, è stato ucciso mentre lasciava il suo ufficio.

– Nel 1985 il gruppo ha fatto esplodere la sua prima bomba prendendo di mira un autobus affollato da polizia antisommossa; è stato utilizzato un lungo cavo per far esplodere dell’esplosivo costituito da esplosivi rubati da una cava, che hanno ucciso uno.

17N ha bombardato quattro uffici delle tasse, come suo primo attacco di livello inferiore contro la proprietà.

– Nel dicembre 1989, 17N ha rubato 114 razzi anticarro obsoleti da un deposito militare greco a Sykouriondi Larissa. Tra il 1990 e il 1999, 17N ha condotto 24 attacchi missilistici, tutti tranne 3 tre mirati a proprietà piuttosto che a bersagli umani. Nel novembre 1990, è fallito un attacco missilistico contro la limousine blindata dell’armatore Vardis Vardinogiannisì. Un attacco missilistico è stato compiuto contro un edificio di BP. Nel maggio 1991 un attacco missilistico contro gli uffici della Siemens. Nel dicembre 1991 un attacco missilistico contro Viohalco, società di industria pesante greca. Nel 1991, 17 N ha pure lanciato un razzo contro un autobus della polizia antisommossa, uccidendo un ufficiale e ferendone 14. Nel maggio 1994 è avvenuto un attacco missilistico contro un edificio IBM. Nel marzo 1995 due razzi contro Mega Channel. Il gruppo ha usato un altro razzo per attaccare una filiale in centro di American Citibank, causando danni ma non feriti, non essendo esplosa la testata. Il razzo è stato lanciato con il telecomando da un’auto privata parcheggiata fuori dalla banca in via Drossopoulou, nel quartiere centrale di Kypseli.

– Il 29 giugno 2002 le autorità greche hanno catturato Savvas Xiros ferito, a seguito di un attentato fallito alla compagnia di traghetti Minoan Flying Dolphins nel Pireo. Una ricerca della persona di Xiros e l’interrogatorio hanno portato alla scoperta di due case sicure e all’arresto di altri 6 sospetti, tra cui due fratelli di Savvas. Un ex studente di matematica 58enne, in clandestinità dal 1971, Alexandros Giotopoulos, è stato identificato come il leader del gruppo e arrestato il 17 luglio 2002 sull’isola di Lipsi. Il 5 settembre Dimitris Koufondinas, identificato come il capo delle operazioni del gruppo, si è arreso alle autorità.

I nostri compagni greci ci hanno detto che, data la sua età (68 anni) la sua salute è peggiorata gravemente, che sta perdendo e riprendendo coscienza e che molto probabilmente morirà o entrerà in coma. Presto verrà mandato in un ospedale speciale dove le persone vanno a morire.

Insieme ai nostri compagni greci vediamo il palese tentativo dello Stato greco per isolare e non trasferire Koufontinas nella prigione di Korydallos come uno sterminio di un rivoluzionario contro cui si vendicano per l’uccisione di Pavlos Bakayannis da parte di 17N. A ciò si aggiunge l’attacco alla memoria della ‘lotta armata’ contro non solo lo Stato greco, ma tutti i sistemi di potere a livello internazionale, per cancellare la memoria di coloro che osano usare la violenza rivoluzionaria contro di loro. Come hanno tentato molti gruppi rivoluzionari in passato. Non è un caso che con la “crisi economica” e ora la “pandemia” in atto, i controllori delle nostre vite a livello globale stiano cercando di ripristinare le lacerazioni che continuano a verificarsi, per imporre al mondo un nuovo armamentario più repressivo. Intendono distruggere il ricordo che la violenza non sia mai stata una minaccia per loro e, altrettanto, ora cercano di dividere i “violenti” dai “non violenti”.

Ora più che mai dobbiamo agire a livello internazionale, per non lasciarci isolare l’un l’altro. Per non permettere che provino a distruggere la nostra memoria, perché ci sia continuità!

Dalla minima scintilla può scaturire una tempesta che non si fermerà mai!

“Dimitris Koufontinas! Il conflitto continuerà!

Forza ai compagni anarchici unitisi in sciopero della fame G. Dimitrakis, N. Maziotis!”

Compagni anarchici internazionali in solidarietà

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Salonicco, Grecia: attacco incendiario in solidarietà con il rivoluzionario Dimitris Koufontinas

3 febbraio 2021

La possibilità della rivoluzione e di una società senza classi dipende dalla
speranza di una vita che meritiamo, dall’organizzazione consapevole e dalla preparazione per il passaggio a questa vita da oggi, dall’incontro liberatorio dell’arma della critica con la critica delle armi. Per il regno della libertà … “

D. Koufontinas

Sciopero della fame dall’8-1-2021

Il rivoluzionario incarcerato D. Koufontinas è in sciopero della fame dall’8 gennaio, rivendicando il suo trasferimento nella prigione di Korydallos, dove ha scontato la maggior parte della pena esaustiva inflittagli. Una notte, i poliziotti l’hanno rapito dalla prigione rurale dove era detenuto per trasferirlo nel carcere di Domokos, dopo che era stato previsto un provvedimento in base a una legge approvata con l’evidente scopo di ritorsione da parte dello Stato contro di lui. Occorre notare che anche la legge approvata per rappresaglia afferma esplicitamente che il trasferimento di D. Koufontinas dal carcere rurale implica il suo spostamento nella prigione dove ha precedentemente scontato la pena, ovvero Korydallos.

La rabbia vendicativa dello Stato contro D. Koufontinas è legata al suo corso politico generale, non ha mai firmato una dichiarazione di rimorso, non ha mai negato la lotta armata nella faretra della classe operaia per conseguire l’emancipazione. Ora fa lo stesso, rivendicando con l’unica arma che ha, cioè ponendo il suo corpo come argine.

Ma D. Koufontinas non è solo. Ha un movimento poliedrico che lo sostiene e cerca di essere la sua voce, in un momento in cui i media stanno seppellendo la sua lotta. Dai nostri compagni incarcerati che hanno iniziato uno sciopero della fame sostenendolo, dagli interventi pubblici, marce e distribuzioni, agli attacchi notturni, le persone che seguono il filo della resistenza staranno con lui fino alla fine.

Il contesto dello sciopero della fame è una condizione molto speciale per la base sociale. Un coprifuoco, una politica antimmigrazione, una legge di protesta, un codice fallimentare, una legge ambientale, una legge sull’istruzione e innumerevoli riforme Casus Belli * sono passate durante la pandemia, e la situazione sembra peggiorare sempre più. Il crescente coinvolgimento dell’esercito nella vita sociale e la sorveglianza della polizia ci vengono imposti.

Gli ospedali pubblici stanno cadendo a pezzi, mentre il denaro è disponibile solo per l’esercito, i media, la polizia e le imprese (acquisto di aeromobili Raffale, fondi per la polizia, lista Petsa, ecc.).

Quindi contro il cimitero sociale che stanno cercando d’imporre, abbiamo scelto di attaccare come minimo segno di solidarietà con il combattente D. Koufontinas. Nelle prime ore di sabato 30 gennaio abbiamo piazzato ordigni incendiari rudimentali, dando fuoco a due furgoni dell’Ufficio generale delle Poste e alla facciata della compagnia di sicurezza Galaxy a Pylaia, Salonicco.

Durante la pandemia, l’Ufficio generale delle Poste si è arricchito, esercitando pressione letteralmente sui suoi dipendenti, mentre infatti si è saputo che uno dei suoi dirigenti ha osato picchiare un dipendente della società. D’altra parte, conosciamo molto bene il ruolo delle società di sicurezza, i delinquenti salariati, cioè i protettori della ricchezza della borghesia, sia che si tratti di loro case e veicoli di lusso, o dei prodotti sugli scaffali dei supermercati. Quindi, abbiamo cercato di mettere la nostra piccola pietra nella conduzione notturna della lotta di classe. Avvertiamo in modo risoluto che qualsiasi complicazione della salute allo scioperante non rimarrà senza risposta da parte del movimento e delle sue strutture.

VITTORIA NELLA LOTTA DEL RIVOLUZIONARIO D. KOUFONTINAS

FORZA A STATHOPOULOS, GEORGIADIS, MAZIOTIS, DIMITRAKIS CHE SONO IN SCIOPERO DELLA FAME

LIBERTA AGLI OCCUPANTI ARRESTATI A TATRASSO

Gruppo anarchico Tasos Tousis **

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originale: https://athens.indymedia.org/post/1610085/

Note aggiunte dal traduttore:

* Un Casus Belli (“occasione di guerra”) è un atto o un evento che provoca o viene utilizzato per giustificare la guerra.

** Tasos Tousis, un operaio in sciopero, ucciso con altri 11 e 36 feriti dalla gendarmeria con l’appoggio dell’esercito, durante lo sciopero dei lavoratori del tabacco a Salonicco nel maggio 1936 .

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Fonte: actforfreedom

Intervento presso l’Ordine degli avvocati di Atene (sindacato degli uffici generali degli avvocati) in solidarietà con il compagno in sciopero della fame Dimitris Koufontinas (Atene, Grecia)

7 febbraio 2021 

Lunedì 1° febbraio 2021, l’Assemblea di solidarietà con il compagno in sciopero della fame, Dimitris Koufontinas, è intervenuta presso la sede dell’Ordine degli avvocati di Atene (sindacato degli uffici generali degli avvocati), presenti dozzine di compagni.

Tale intervento ha implicato il fatto di appendere un enorme striscione sull’edificio e riunirsi davanti agli uffici del Consiglio d’amministrazione con striscioni, testi, volantini e slogan. Contemporaneamente sono stati distribuiti testi a ogni piano dell’edificio, agli operai e agli avvocati presenti. I compagni impegnati nell’intervento sono poi usciti gridando slogan in via Academias.

LO VOGLIONO MORTO, NON LASCIAMO CHE SUCCEDA

VITTORIA PER LA LOTTA CONDOTTA DA DIMITRIS KOUFONTINAS

Assemblea di solidarietà con il compagno in sciopero della fame Dimitris Koufontinas

25 gennaio 2021

Dal 7 gennaio il prigioniero rivoluzionario Dimitris Koufontinas, dell’organizzazione “17 Novembre”, è in sciopero della fame. I rivoluzionari prigionieri Giannis Dimitrakis, Nikos Maziotis, Vaggelis Stathopoulos e Polycarpos Georgiadis sono in sciopero della fame in solidarietà con Dimitris Koufontinas, che ha anche ricevuto il sostegno dei prigionieri politici in sciopero della fame nelle carceri del regime fascista turco. Fanno della loro lotta parte della lotta contro il regime e, realizzando il collegamento con lo sciopero dei prigionieri in Grecia, li associano a questa lotta.

Se questo periodo sembra caratterizzato dalla pandemia, la pandemia stessa può essere caratterizzata come indicatore e acceleratore delle tendenze proprie del sistema: ingiustizia e precarietà, autoritarismo e repressione, assumono nuove dimensioni. In questo contesto, ogni lotta, ogni resistenza assume un’importanza particolare. Diventa parte della lotta e della resistenza di tutti; deve essere sostenuta da tutti. È anche in questo senso che il Soccorso Rosso Internazionale lancia un appello affinché siamo realizzate iniziative a sostegno dello sciopero della fame dei rivoluzionari prigionieri in Grecia, ma anche in Turchia e Kurdistan. La solidarietà è la nostra arma; sosteniamo la resistenza dei rivoluzionari prigionieri.

Segreteria del Soccorso Rosso Internazionale, Zurigo-Bruxelles, 21 gennaio 2021

Cari/e compagni/e, cari/e amici/amiche,

Permettetemi, come inizio di questo breve intervento, di salutare tutti voi da dietro queste sbarre e, soprattutto, accogliere il vostro appello alla mobilitazione delle masse popolari e della loro avanguardia per contrastare meglio i recenti sviluppi ai confini del Paese e nella regione…

Certamente l’Algeria, la nostra Algeria, conserva un posto molto speciale nei nostri cuori e nella nostra memoria collettiva: questo è il caso in tutto il mondo arabo e in parecchi Paesi africani. Ovviamente non siamo più all’inizio degli anni ’70, quando Algeri era la capitale del Terzo Mondo, la città simbolo del Movimento dei Non Allineati; quando vi venivano accolti rivoluzionari da tutto il mondo; il che, all’epoca, ha fatto dire ad Amilcar Cabral: “i cristiani vanno in Vaticano, i musulmani alla Mecca e i rivoluzionari ad Algeri”. Tuttavia, dopo la devastazione di Iraq, Siria, Libia e Yemen, l’Algeria è l’unico Paese arabo a resistere, sebbene, come nel caso di altri Paesi, sia una borghesia di Stato (di tipo particolare) a dirigerlo. Le masse popolari algerine e, dietro di esse, tutte le masse arabe, anche i martiri, sapranno come sollevarsi, avendoci insegnato a farlo in momento molto difficili.

Naturalmente non si può ignorare o sottovalutare la pericolosità e la complessità della situazione, non solo ai confini del Paese, ma anche e soprattutto in tutto il mondo arabo. La capitolazione della borghesia araba in generale e, più in particolare, quella dell’Arabia Saudita, dei protettorati del Golfo e del Marocco (per non parlare di altri) e il loro nudo e crudo allineamento con il campo sionista accentua sempre nettamente la pressione su tutti coloro che in un modo o nell’altro resistono alle richieste degli imperialisti, specialmente dell’imperialismo USA e UE.

Con le attuali condizioni politiche, dove gli effetti della crisi strutturale che scuotono l’intero sistema mondiale s’intrecciano e interagiscono, nessuno spazio geopolitico, anche minimo, sfugge a queste violente ripercussioni … È evidente, compagni, che adempiere oggigiorno ai compiti nazionali e affrontare i molteplici fattori che fanno tremare le fondamenta di varie entità arabe, è più che mai condizionato dalla capacità delle masse popolari e della loro avanguardia di collocare tutti questi fattori nel quadro della crisi globale del sistema mondiale. Quest’ultima cosa è visibile a tutti i livelli, in tutto il mondo.

Compagni, più si sviluppa la crisi e più “i detentori del potere del capitale globalizzato”, cioè i leader di questi Stati imperialisti, questi “funzionari del capitale”, aumentano i loro interventi nelle periferie, aumentano la loro pressione sui popoli oppressi e sottomessi e intonano lodi riguardo ai regimi borghesi in vigore. Recenti sviluppi nella regione sono più che illuminanti in proposito. Certamente, c’è spazio per altri futuri che non la sottomissione ai diktat imperialisti le cui conseguenze dannose possono essere viste in ogni momento, sotto forma della distruzione di intere città e lo smembramento di Stati che protestano un poco, per le processioni di morti, sfollati e costretti a migrare.

Certamente, le masse popolari algerine sono più inclini a resistere che sottomettersi a chiunque, specialmente quando si tratta di un’entità sionista come quella che martirizza il popolo palestinese e cerca con tutti i mezzi di distruggerlo da oltre un secolo … Ben inteso, il popolo saharawi, nel cuore di tutti coloro che lottano per la libertà e la dignità, non può essere lasciato solo di fronte a questo sporco affare di mercanteggiamento con questo o quel potere imperialista …

Compagni, sicuramente è sempre in base alla vostra capacità di contrastare questo intero strato di parassiti intenti nei nostri Paesi a cercare con ogni mezzo di sottomettere la nostra esistenza agli interessi del capitale globalizzato, che le nostre masse popolari vinceranno.

Solidarietà, tutta la solidarietà ai popoli palestinese e saharawi!

Abbasso l’imperialismo e i suoi agenti sionisti!

Abbasso l’imperialismo e i suoi lacché, tutti questi reazionari arabi!

Onore ai martiri e alle masse popolari in lotta!

Il capitalismo è solo barbarie; onore a tutti coloro che vi si oppongono nella diversità del loro impegno!

A tutti voi, i miei saluti rivoluzionari.

Il vostro compagno, Georges Abdallah

In occasione della Settimana internazionale per la liberazione di Ahmad Sa’adat e tutti i prigionieri palestinesi, il 18/1/2021, a Milano, abbiamo partecipato al presidio davanti all’aula bunker del carcere di S. Vittore, organizzato in solidarietà con 22 detenuti processati per le rivolte di marzo 2020.

In un momento di pandemia per il Covid, in cui gli Stati impediscono la libertà di movimento ed ha creato anche in Italia una condizione di  continui contagi nelle carceri e repressione delle rivolte che sono costate 14 morti tra i detenuti, con la nostra presenza abbiamo portato una duplice solidarietà. 

Non è nostra intenzione presentare i prigionieri come vittime ma essere al loro fianco con una solidarietà che sottolinei la loro resistenza e la lotta anticoloniale che continuano a portare avanti. 

Da anni riteniamo la Palestina e la lotta dei palestinesi, non un valore avulso dalla nostra realtà, ma parte integrante della nostra lotta, qui, contro l’imperialismo ed il sionismo, in tutte le sue forme. 

Libertà per tutti i prigionieri, libertà per tutti i compagni, libertà per A. Sa’adat e Georges I. Abdallah! 

19/1/2021

Solidali con la Palestina

Presidio di Milano

Pubblichiamo qui di seguito l’appello internazionale lanciato dall’organismo Samidoun

Samidoun (Rete di solidarietà ai prigionieri palestinesi)

15-23 gennaio 2021: Settimana internazionale di mobilitazione a sostegno della liberazione di Ahmad Sa’adat e tutti i prigionieri palestinesi

Libertà per Ahmad Sa’adat

Ahmad Sa’adat, Segretario Generale del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, è stato arrestato dall’Autorità Palestinese il 15 gennaio 2002 e imprigionato, sottoposto alla sorveglianza delle autorità USA e britanniche. Durante un violento attacco nel 2006, è stato rapito dalle forze d’occupazione. Ora sta scontando una pena di 30 anni in una prigione Israeliana.

Oggi è essenziale assediare il progetto sionista coloniale razzista, davvero delegittimandolo e sostenendo la lotta del nostro popolo per la liberazione, l’autodeterminazione e il ritorno come via verso una soluzione politica democratica per la Palestina. Il nostro popolo non si piegherà davanti ai governi di “Israele”, compreso l’attuale governo rappresentante la volontà dei colonizzatori e il terrore sionista ultra-estremista. Invito tutte le forze progressiste, per la libertà e la democrazia a sostenere la lotta del nostro popolo con ogni forma di boicottaggio politico, economico, accademico e culturale contro lo Stato occupante, provocando così un costo economico reale alle sue industrie di colonizzazione e insediamento, nonché intensificando le campagne globali per il boicottaggio di tutte le società che sostengono e investono militarmente ed economicamente nell’occupazione”. Ahmad Sa’adat

Mentre ricorre il 12° anniversario della condanna israeliana inflitta a Ahmad Sa’adat, leader della Liberazione nazionale palestinese e della Sinistra internazionale, nonché il 12° anniversario del brutale assalto israeliano a Gaza, “Operazione Piombo fuso”, come Samidoun Palestinian Prisoner SolidarityNetwork esortiamo tutti coloro che sono per la Palestina e per la giustizia in favore del popolo palestinese ad unirsi a noi, fra il 15 e il 23 gennaio 2021, durante una settimana di mobilitazione a sostegno della liberazione di Ahmad Sa’adat e tutti i prigionieri palestinesi.

Ahmad Sa’adat è il Segretario Generale del Fronte popolare per la liberazione della Palestina, imprigionato, un leader del movimento di liberazione nazionale palestinese e un simbolo della sinistra internazionale e dei movimenti rivoluzionari. È stato condannato a 30 anni di reclusione in una prigione israeliana il 25 dicembre 2008, dopo essere stato rapito violentemente nel 2006 dalla prigione di Gerico dell’Autorità Palestinese, con l’accusa di aver diretto un’organizzazione vietata e d’ “incitamento”. FPLP, come tutti i partiti politici e le organizzazioni di resistenza palestinesi, è etichettato dalle autorità d’occupazione israeliane come “organizzazione vietata”.

Risorse e contesto sul caso di Ahmad Sa’adat: https://samidoun.net/2020/04/free-ahmad-saadat-imprisoned-leader-of-the-palestinian-liberation-movement

Il 15 gennaio 2021, ricorderemo il 19° anniversario dell’arresto di Sa’adat da parte dell’Autorità Palestinese nel quadro della “cooperazione per la sicurezza” con l’occupazione israeliana, pratica che perdura tutt’oggi, nonostante l’ampio rifiuto palestinese. L’Autorità Palestinese ha rapito Sa’adat e i suoi compagni con falsi pretesti, detenendoli per 4 anni prima che la sua prigione fosse attaccata dall’occupazione israeliana. Questa è solo una delle conseguenze devastanti per i palestinesi, derivanti dal “percorso Madrid-Oslo” e dalla creazione dell’Autorità Palestinese nel quadro del l’ambito del cosiddetto “processo di pace”, risultato in realtà un progetto per “liquidare” la Palestina.

Mentre erano detenuti nella prigione di Gerico dell’Autorità Palestinese, Sa’adat e i suoi compagni sono stati sorvegliati da guardie statunitensi e britanniche, dimostrando con questo che la prigionia era tutt’altro che un esercizio della sovranità palestinese. Alcune di quelle stesse guardie britanniche erano state messe a guardia di prigionieri repubblicani nell’Irlanda del Nord occupata.

Il coinvolgimento diretto di USA e Gran Bretagna nella sua prigionia spiega la ragione per cui l’azione internazionale in questo caso è così necessaria. Il sostegno di USA, Gran Bretagna, Canada, UE, Australia e altri al progetto coloniale israeliano continua a perpetuare l’impunità d’Israele, mentre persiste in confische di terre, demolizioni di case, incarcerazioni di massa, esecuzioni extragiudiziali, pulizia etnica di Gerusalemme, assedio di Gaza e ulteriori crimini contro l’umanità e crimini di guerra.

Il “progetto di normalizzazione” promosso da USA e suoi partner, soprattutto i regimi arabi reazionari, è un tentativo di legittimare l’illegittimo: il furto della terra palestinese e l’espulsione del popolo palestinese ad opera di regimi reazionari in combutta con l’imperialismo. Schierarsi dalla parte dei prigionieri palestinesi è parte integrante dello scontro con la normalizzazione. Durante questa settimana di mobilitazione, aderiremo all’appello della Campagna globale per il ritorno in Palestina, per agire contro la normalizzazione nel 2021.

Precisiamo anche che i prigionieri del movimento di liberazione palestinese continuano a essere detenuti anche in carceri internazionali, soprattutto Georges Ibrahim Abdallah, imprigionato in Francia da 36 anni nonostante sia liberabile sin dal 1999, e ci uniamo all’appello per la loro liberazione.

Sa’adat è un leader del movimento dei prigionieri palestinesi e del movimento di liberazione nazionale palestinese e rappresenta un simbolo palestinese, arabo e internazionale di resistenza al capitalismo, al razzismo, all’apartheid e alla colonizzazione. Preso di mira per il suo ruolo politico e la chiarezza della visione, non sono riusciti a metterlo a tacere nonostante l’oppressione imposta a lui e ai 4.500 compagni prigionieri politici palestinesi.

Dal 15 al 23 gennaio 2021, aderite al nostro appello collettivo per la libertà di Ahmad Sa’adat e di tutti i prigionieri palestinesi, con mobilitazioni e solidarietà globale per intensificare il boicottaggio di Israele, porre fine agli aiuti e al sostegno per Israele, organizzare la giustizia in Palestina e resistere all’imperialismo e al colonialismo.

Agire!

  1. Organizzare iniziative, mobilitazioni e proteste per chiedere libertà per Ahmad Sa’adat e tutti i prigionieri palestinesi! Protestate nelle piazze pubbliche e in altri spazi aperti collettivi. Considerato che queste date corrispondono anche all’anniversario del sanguinoso attacco israeliano “Piombo fuso” e a Gaza nel 2008-2009 – vi esortiamo a includere entrambi nella vostra iniziativa. Sappiamo che la vostra capacità di organizzare iniziative in presenza può variare da regione a regione, ma vi consigliamo anche d’organizzare eventi virtuali e proteste online per la Palestina! Scriveteci a samidoun@samidoun.net per informarci sulle vostre iniziative o mobilitazioni.
  2. Aderire alla campagna sui media sociali. Pubblicate una foto o un video con un messaggio che chieda la libertà per Ahmad Sa’adat e i suoi compagni prigionieri palestinesi, usando hashtag #FreeAhmadSaadat. Potete trarre spunto dai nostri manifesti. Inviateci la vostra foto mandando e-mail a samidoun@samidoun.net o contattandoci su Facebook, Twitter o Instagram.
  3. Boicottare Israele! Agite come Ahmad Sa’adat ha indicato sopra: ritenete Israele responsabile delle sue violazioni del diritto internazionale. Non comprate merci israeliane e sviluppate una campagna per porre fine agli investimenti nelle società che traggono profitto dall’occupazione. Aderite ad azioni dirette per sfidare i profittatori della guerra (come la campagna Elbit con Palestine Action) e boicottate società complici come Puma e HP. Costruite il movimento contro la normalizzazione con Israele attuata dai regimi arabi reazionari in combutta con l’imperialismo, partecipando alla campagna della “Campagna globale per il ritorno in Palestina”.

Ahmad Sa’adat e tutti i prigionieri palestinesi, liberi, libertà per la Palestina dal fiume al mare! 

Libertà per Ahmad Sa’adat

Dichiarazioni e scritti di Ahmad Sa’adat

Risorse e articoli su Ahmad Sa’adat

Tutti al presidio in sostegno dei compagni antisionisti

11 gennaio ore 9.00 Tribunale di Milano

L’11 novembre 2020 si è svolta la seconda udienza preliminare che ha deciso di portare a processo 4 compagni antisionisti per la contestazione della presenza sionista durante il corteo del 25 Aprile 2018. L’11 gennaio 2021, alle ore 9.00, a Milano, si terrà la prima udienza di questo processo contro i compagni accusati di minacce, resistenza a P.U, lancio pericoloso di oggetti e incitamento all’odio razziale, quindi i compagni da indagati ora diventano imputati.

Quest’operazione giudiziaria è chiaramente finalizzata a colpire il movimento di sostegno alla lotta del popolo palestinese e contro l’imperialismo e il sionismo che in questi anni ha organizzato e promosso varie mobilitazioni e iniziative a sostegno della causa del popolo palestinese e dei suoi prigionieri. Lo Stato italiano da anni intrattiene importanti legami economici, politici, culturali e nel campo militare con la compravendita di tecnologia e armamenti con lo stato sionista. Un ulteriore elemento di questa “amicizia” con Israele è rappresentato dalla repressione contro chi contesta le politiche colonialiste e razziste e di genocidio del popolo palestinese da parte dell’entità sionista. Questo non riguarda solo Italia, in quanto l’imperialismo USA e UE è il maggiore sostenitore dello stato di Israele, quale baluardo in quell’area dei propri interessi e contro la lotta e l’autodeterminazione dei popoli oppressi. Anche in altri Paesi dell’UE sono state promulgate legislazioni che colpiscono la solidarietà verso il popolo palestinese e la lotta contro il sionismo, equiparando l’antisionismo all’antisemitismo e inscenando processi per incitamento all’odio razziale. E’ di quest’ultime settimane la notizia che in Francia, a Tolosa, numerosi organismi filosionisti hanno messo in atto una campagna massmediatica per chiedere lo scioglimento del gruppo “Collectif Palestine Vaincra”, da anni impegnato nella solidarietà alla lotta del popolo palestinese.

E’ importante quindi sviluppare la solidarietà verso chi viene colpito per il sostegno alla causa palestinese, criticare il ruolo dell’imperialismo italiano a fianco di Israele e continuare a promuovere ed estendere qui il sostegno alla lotta del popolo palestinese e dei prigionieri. A questo proposito facciamo nostra l’iniziativa lanciata da “Samidoun” (Rete di solidarietà per i prigionieri palestinesi) per una settimana, dal 15 al 23 gennaio 2021, di mobilitazione per la liberazione di Ahmad Sa’ adat e tutti i prigionieri palestinesi.

8/1/2021

Collettivo Contro la Repressione per un Soccorso Rosso Internazionale (CCRSRI)

ccrsri.wordpress.com

Proletari Torinesi – per il Soccorso Rosso Internazionale (PT-SRI)

proletaritoperilsri.blogspot.com

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Riceverai e-mail di avviso delle nostre pubblicazioni e informazioni dirette delle nostre attività.

PS: In qualunque momento potrei fare richiesta di essere cancellato scrivendo un’e-mail a ccrsri1@gmail.com con in oggetto: “cancellami”

RACCOLTA FONDI SPESE LEGALI a seguito del processo-montatura per una rissa alla Statale di Milano.
Rilanciando la presa di posizione sul processo farsa, come ribadito dalla ricostruzione pubblica di Lollo
(https://riss.noblogs.org/), i due compagni condannati hanno sempre rivendicato a testa la totale estraneità
agli addebiti. Arresti, processo e condanne tutte politiche. In seguito a diverse gravi irregolarità ed in assenza
di prova, il processo si è concluso in cassazione il 30/11/2020 e Lollo è stato condannato a una pena di
3 anni e 4 mesi e 30mila euro di risarcimento.
Un amico e compagno non deve essere lasciato solo. E’ necessario rilanciare ora, la solidarietà è un’arma,
usiamola.
RACCOLTA FONDI SPESE LEGALI – DONAZIONE VIA BONIFICO BANCARIO
postepay c/c intestato: Andrea Sagliocco – iban: IT84M3608105138208503308511 – Causale: contributo spese legali + nome mittente / associazione

Segnaliamo la pubblicazione, nella sezione “opuscoli” di questo blog, della traduzione in italiano dei testi di fondazione dell’organizzazione rivoluzionaria belga “Classe Contre Classe” (ottobre 2020).

Nella sezione “video”, inoltre, è pubblicato il videoclip di presentazione dell’organizzazione.

Clicca sull’intestazione per vedere la copertina del testo.

Pubblichiamo un comunicato di alcuni imputati del maxi processo No Tav sulla recente condanna (di 2° grado) di due compagni per un fatto relativo ad una rissa avvenuta all’Università statale di Milano nel febbraio 2013.

Lunedì 30 novembre 2020 la corte di Cassazione ha

confermato le due pesanti condanne del tribunale

di secondo grado (3 anni e 4 mesi e 8 mesi), per una

rissa avvenuta all’Università Statale di Milano la sera

del 13 febbraio 2013 durante una festa. Il 4 settembre

2013, per quei fatti, sono stati arrestati due compagni,

con l’accusa di violenza aggravata e lesioni. I due

compagni si sono sempre detti estranei ai fatti del 13

febbraio, dichiarandosi dispiaciuti per quanto avvenuto

alle persone coinvolte. Fin da subito è parsa chiara la

volontà della magistratura e dello stato di costruire ad

arte l’inchiesta per attaccare i gruppi politici e le lotte

sociali di cui i due compagni facevano parte, in primo

luogo il movimento No-Tav e quello studentesco. Per

una rissa nata da futili motivi, a dirigere l’indagine è

stato messo un Pm “antiterrorismo”, che ha disposto

intercettazioni ambientali e telefoniche di compagni,

amici e parenti degli inquisiti. In seguito sono emerse

enormi irregolarità durante tutti i processi, fino alla

sentenza di Cassazione. Ad esempio, la principale

vittima di lesioni ha sporto denuncia soltanto dopo

due settimane dai fatti. Il testimone principale durante

il dibattimento ha ritrattato la sua versione originaria,

dicendo soltanto in un secondo momento di non poter

riconoscere gli imputati, e dichiarando di aver subito

pressioni dai Carabinieri dei Ros nella stesura del

verbale utilizzato per gli arresti. Per sei mesi non si è

parlato di quell’episodio, fino a inizio settembre 2013,

quando è scattata l’operazione, “casualmente” poco

prima dell’apertura dell’anno accademico universitario

e subito dopo il definitivo sgombero della libreria

occupata Ex-Cuem avvenuto in estate. I media si sono

adoperati in un’ampia opera di criminalizzazione fatta

di titoli forcaioli sulle prime pagine dei giornali e servizi

sulle tv nazionali, in cui venivano coinvolti senza

distinzione il movimento No Tav, quello studentesco

e persino le Brigate Rosse. Nella campagna di odio

creata, un professore di Scienze Politiche, Nando

Dalla Chiesa, ha detto pubblicamente che se fosse

stato il giudice del processo avrebbe arrestato anche

gli avvocati difensori. Il rettore della Statale, Gianluca

Vago, contestualmente all’operazione, ha dichiarato

di voler mettere telecamere e tornelli agli ingressi

dell’università. Come imputati milanesi No Tav del

maxi-processo per le giornate di resistenza del 27

giugno e del 3 luglio 2011 non possiamo che sentirci

vicini a Lollo (nostro coimputato), che ora rischia

concretamente di finire dietro le sbarre, e a Simone,

perchè questa operazione repressiva è stata un

attacco ai movimenti sociali e in particolare a quello

No Tav.

Alcuni imputati del maxi-processo No Tav

Saluto ai prigionieri e alle prigioniere in occasione della Conferenza di Lavoro del Soccorso Rosso Internazionale – novembre 2020

Cari compagni e care compagne,

I/le delegati/e partecipanti alla Conferenza di Lavoro del Soccorso Rosso Internazionale v’inviano i loro saluti più calorosi. La Conferenza si è tenuta in un contesto particolare legato alla seconda ondata del Covid-19, il che ha influenzato enormemente tale Conferenza sia a livello dei metodi che degli argomenti trattati. Senza grande sorpresa, Covid-19 ha occupato un posto particolare nei nostri scambi d’opinione. Ovunque la nostra classe deve affrontare il carattere antipopolare della gestione della pandemia con l’intensificarsi della repressione e delle privazioni economiche. Abbiamo in precedenza identificato la crisi legata alla pandemia come un’occasione storica per far progredire la coscienza e la lotta di classe. La sinistra rivoluzionaria resta comunque ancora troppo paralizzata dalla crisi e incontra difficoltà ad adattarsi alle nuove realtà. Eppure la nostra classe si mobilita soprattutto nei Paesi dell’Europa meridionale dove non esisterebbero né volontà politica, né margini finanziari per attenuare gli effetti della crisi o per scaglionarli nel tempo. Queste mobilitazioni ampie e radicali non corrispondono agli schemi tradizionali cui siamo abituati. I loro nuovi caratteri, che abbiamo cominciato a identificare attraverso l’esempio dei gilet gialli, sembrano confermarsi. Queste nuove mobilitazioni raggruppano fasce molto differenti di persone, ovvero proletariato, giovani e piccola borghesia. Queste mobilitazioni sono chiamate a svilupparsi con il peggioramento della crisi economica provocata dalla crisi sanitaria. Il nostro lavoro politico dovrà tener conto di questa nuova realtà, del fatto che le mobilitazioni, siano esse economiche (lotta per un reddito sostitutivo) o politiche (lotta per la difesa delle libertà), devono affrontare una repressione come elemento della guerra condotta dalla borghesia contro la nostra classe. Le rivolte di prigionieri cui alcuni/e di voi hanno aderito ne costituiscono peraltro un chiaro esempio La dialettica lotta/repressione/resistenza mostra nuovamente d’essere al centro del processo rivoluzionario, dialettica in cui voi svolgete un ruolo di primo piano. Il nostro lavoro prosegue su vari fronti: processo contro i/le manifestanti (fra l’altro quelli contro il G20), solidarietà ai/alle rivoluzionari/rivoluzionarie prigionieri (fra l’altro: Georges Abdallah, Nikos Maziotis, Pola Roupa, i/le prigionieri/e sottoposti ai regimi d’isolamento e 41bis in Italia, ecc.), solidarietà internazionale (fra l’altro con il Rojava che affronta una guerra permanente di bassa intensità condotta dal fascismo turco). Ci impegniamo a fare di tutte queste mobilitazioni dei momenti d’offensiva, dei momenti in cui gli attacchi del nemico si ritorcono contro di esso. Compagni, in questo periodo difficile la vostra partecipazione al processo rivoluzionario è più che mai essenziale. L’esempio della vostra resistenza nelle prigioni continua a ispirare e alimentare le nostre lotte. Vi rinnoviamo, cari/e compagni/e, i nostri saluti più calorosi.

Mercoledì 11 novembre 2020 si è svolta presso il Tribunale di Milano la seconda e ultima trance dell’Udienza Preliminare per decidere il rinvio a giudizio degli indagati per la contestazione della presenza delle bandiere dello Stato di Israele alla manifestazione del 25 aprile 2018 a Milano.

L’udienza si è conclusa con la decisione del Giudice di rinviare a giudizio, con l’accusa di minacce, lancio pericoloso di oggetti e resistenza a Pubblico Ufficiale aggravate da incitamento all’odio razziale, quattro compagni che da indagati sono così diventati imputati.

Anche questa è stata un’ulteriore dimostrazione della volontà di perseguire nella provocatoria equiparazione dell’antisionismo all’antisemitismo. Opporsi alla presenza delle bandiere di uno Stato fascista e terrorista che opprime il popolo palestinese alla manifestazione per la liberazione dal nazifascismo per questa magistratura va considerato un atto da perseguire penalmente confermando l’aggravante odiosa di incitamento all’odio razziale. Questo a supporto della politica prosionista dello Stato italiano che non perde occasioni per promuovere progetti di collaborazione con Israele in campo civile e militare.

Da parte nostra ribadiamo che questo non è un episodio isolato, ma fa parte di una campagna internazionale tesa a legittimare lo Stato sionista nel momento in cui si annette l’intero territorio della Palestina, trasferisce la capitale a Gerusalemme e proietta e sue mire offensive su tutto il Medioriente a suon di bombardamenti e omicidi mirati contro la resistenza palestinese e degli altri popoli arabi. Una campagna che ha visto processi simili al nostro in Francia e Germania dove sono anche state promulgate leggi che considerano l’antisionismo come antisemitismo.

Noi naturalmente rigettiamo in blocco questo piano accusatorio promosso anche con il nostro processo dai sionisti di casa nostra, rivendichiamo tutte le forme di solidarietà alla causa palestinese e invitiamo tutti i solidali e sensibili alle ragioni del popolo palestinese a trovare il modo di mobilitarsi o comunque di esprimersi anche in questa situazione caratterizzata dal lockdown.

Per quanto ci riguarda in quanto imputati intendiamo proseguire nella linea di trasformare il processo contro gli antisionisti in processo al sionismo.

Per ora informiamo tutti che la prima udienza del processo si terrà lunedì 11 gennaio 2021 alle ore 9 presso il Tribunale di Milano.

Tutti gli imputati

L’11/11/2020 si terrà la seconda udienza del processo contro cinque compagni accusati di “incitamento all’odio razziale” per aver contestato la presenza dei sionisti in occasione delle celebrazioni del 25 Aprile 2018. Il 19/10/2020, in occasione della prima udienza, si è tenuto un presidio con slogan, striscioni e interventi.

Da diversi anni il corteo del 25 Aprile a Milano vede al suo interno la presenza organizzata dei sionisti legittimata e protetta, con tanto di servizio d’ordine, dal Partito Democratico e da altre forze della sinistra istituzionale. Questa è una palese operazione di propaganda politica condotta dallo Stato italiano, tesa a rafforzare i legami politici, economici, culturali e strategici ormai consolidati da decenni con lo Stato di Israele, funzionali a riaffermare e promuovere il ruolo dello Stato sionista, quale baluardo dell’imperialismo contro i popoli in lotta per l’autodeterminazione e contro gli Stati che non intendono sottostare ai diktat di USA, Unione Europea e di altri Paesi imperialisti.

Per queste ragioni da anni si è sviluppato un movimento antimperialista e a sostegno della lotta del popolo palestinese e dei popoli oppressi nella regione Mediorientale.

A Milano, da alcuni anni si organizza un presidio per contestare, con slogan, bandiere palestinesi, striscioni a sostegno della causa palestinese, la presenza sionista con tanto di bandiere israeliane nel corteo del 25 Aprile e i partiti che la sponsorizzano. In questa occasione lo Stato schiera decine di agenti in assetto antisommossa e di numerosi digos, schierati a difesa dei sionisti e contro i manifestanti.

In tale contesto si inquadra l’attacco repressivo contro i cinque compagni sotto processo.

Quest’operazione repressiva rappresenta un salto di qualità nelle strategie della controrivoluzione preventiva, in quanto capovolge la realtà accusando di razzismo i compagni. Infatti alle accuse di “terrorismo”, “estremismo” e “violenza”, utilizzate solitamente dallo Stato, in questa occasione nei confronti dei cinque compagni si usa, in modo subdolo e strumentale, l’accusa di razzismo contro chi invece ne fa costantemente un terreno di lotta. Tutto ciò in linea con il processo di equiparazione tra comunismo e fascismo, in corso dagli anni ’90 e condotto da apparati istituzionali e da partiti revisionisti, cui oggi va aggiunta anche la comunanza tra antisionismo e antisemitismo, ponendo sullo stesso piano filo palestinesi e fascisti. Operazioni che vengono avallate, anche a livello internazionale, tramite appositi provvedimenti legislativi, come ad esempio avvenuto in Francia e in altri Paesi europei.

L’altro aspetto rilevante di questa operazione repressiva è l’intenzione evidente dello Stato di colpire compagni impegnati da sempre nelle lotte anticapitaliste, nelle lotte sociali, contro la guerra e per la causa palestinese, tentando di servirsi di quest’attacco anche come deterrente per l’intero movimento di lotta.

E’ evidente che questo stato di cose consegue all’indebolirsi dei movimenti di lotta, favorito anche dalle posizioni pacifiste, riformiste e revisioniste egemoni nella Classe e talvolta purtroppo presenti anche nei movimenti. La realtà ha dimostrato, ad esempio sulla questione palestinese, che queste posizioni non hanno permesso la creazione dello Stato di Palestina e il miglioramento delle condizioni di vita del suo popolo. Occorre invece appoggiare le componenti della sinistra palestinese e quelle più radicali e risolute nello scontro con lo Stato sionista, sostenendo inoltre l’Intifada e le lotte dei prigionieri politici dentro le carceri israeliane.

Questo momento chiaramente non va inteso come punto d’arrivo, ma rappresenta un passaggio importante nella prospettiva di dare una continuità alla lotta più generale contro il capitalismo e l’imperialismo.

La solidarietà non si processa

Solidarietà di classe ai cinque compagni!

Contro l’imperialismo e il sionismo!

Abbattere il capitalismo!

Novembre 2020

Collettivo Contro la Repressione per un Soccorso Rosso Internazionale

Informazioni sul Fronte Palestina

Per sviluppare un lavoro di classe nel sostegno alla lotta di liberazione della Palestina e degli altri popoli oppressi e aggrediti dall'imperialismo, oltre alle sterili e dannose concezioni del pacifismo e dell'equidistanza tra aggressori e aggrediti che hanno in gran parte contribuito ad affossare il movimento contro la guerra nel nostro paese negli ultimi anni, si è deciso di fondare l'organismo nazionale Fronte Palestina.

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