Collettivo Contro la Repressione per un Soccorso Rosso Internazionale

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Tratto dal sito “325.nostate.net”

Dichiarazione di Lotta Rivoluzionaria: Lambros Foundas è immortale (Grecia)
10 marzo 2019

Il 10 marzo 2010, Lotta Rivoluzionaria era colpita per la prima volta:
Il compagno Lambros Foundas moriva, colpito da un proiettile della polizia durante l’esproprio di un veicolo. Moriva in un momento di preparazione per la lotta rivoluzionaria, il che ha costituito la continuazione dell’azione dell’organizzazione contro la crisi, il capitalismo e lo Stato, contro le politiche del sistema varate da Commissione Europea, Banca Centrale e FMI in quegli stessi giorni. Era un’azione d’opposizione agli oneri dei contratti di prestito (memorandum) che due mesi dopo la morte di Lambros furono imposti dal potere economico e politico sovranazionale. Era un’azione in risposta all’estorsione fascista inflitta dal potere politico ed economico greco: “memorandum o distruzione”. Era una risposta al dilemma “salvataggio del sistema o salvaguardia della maggioranza sociale”.
A questo dilemma il nostro compagno Lambros Foundas e tutta Lotta Rivoluzionaria avevano già risposto: l’unica soluzione alla crisi è la Rivoluzione Sociale.
Siamo rimasti Lotta Rivoluzionaria, malgrado i colpi della repressione e nell’aprile 2014 la nostra organizzazione ha compiuto il maggiore attentato dinamitardo contro la Banca di Grecia e il FMI – due delle tre istituzioni che costituenti la Troika. È stato un attacco ai meccanismi intesi a imporre le politiche sociali genocide per la sopravvivenza del capitale, alla dittatura dei mercati, alla giunta del sistema rappresentativo. È stato un attacco diretto contro i meccanismi d’occupazione della società.
Tale attacco ha rappresentato pure la continuazione dell’azione di Lambros Foundas, contro la sconfitta, l’abbandono della lotta rivoluzionaria, la rassegnazione, la morte sociale. Era contro tutte queste forze intese a seppellire l’azione ribelle armata. Volevano e speravano che il 10 marzo 2010, con la morte del compagno Lambros Foundas nelle strade di Dafni, Lotta Rivoluzionaria avesse esalato l’ultimo respiro. Esigevano repressione per il trionfo.
Grazie alla nostra ostinazione, alla nostra fede non allettante nella Rivoluzione, alla caparbietà di Lotta Rivoluzionaria nel resistere ai colpi della repressione, siamo stati condannati all’ergastolo. È nostro dovere non fare che la sconfitta spenga la fiamma della Rivoluzione Sociale. È nostro dovere non lasciare che la sconfitta seppellisca il nostro compagno Lambros Foundas e distorca la lotta per cui ha dato la sua vita.
Oggi, a 9 anni dalla morte del nostro compagno, la sua lotta chiede rivendicazione. La sua lotta è la nostra lotta per sovvertire la moderna tirannia, per la Rivoluzione Sociale. È la lotta per una società con eguaglianza economica e una politica di libertà per tutti.
LA LOTTA PER LA RIVOLUZIONE SOCIALE RIMANE VIVA
IL RIVOLUZIONARIO LAMBROS FOUNDAS E’ IMMORTALE
Pola Roupa – Nikos Maziotis
membri di Lotta Rivoluzionaria

Dichiarazione pubblicata il 14/3/2019

Articolo tratto dal sito “325.nostate.net”

Berlino: manifestazione e raduno internazionalisti per la Giornata dei prigionieri politici
Sabato 16 marzo 2019, manifestazione ore 15, Hermannplatz.
Lunedì 18 marzo 2019, ore 16 (concentramento), davanti al ministero della Giustizia, Mohrenstr. 37, in centro
Solidarietà a tutti i prigionieri politici e rivoluzionari!
DEVRIMCI TUTSAKLARA OEZGUERLUEK!
In occasione del 18 Marzo come “Giorno della Comune di Parigi” e “Giornata dei prigionieri politici” chiamiamo alla solidarietà verso i prigioni politici e rivoluzionari nel mondo. Molti di loro sono detenuti da decenni, per aver condotto una lotta organizzata contro sfruttamento, oppressione, occupazione e guerre imperialiste.
Attivisti/e sono sottoposti a processi politici e alcuni sono condannati a pene di lunga durata, costretti in esilio o alla fuga da dove sono nuovamente perseguiti, accusati e imprigionati. Persone che giungono in Europa e RFT sono detenute per anni in base a leggi antiterrorismo, ad esempio in RFT secondo l’art. 129b del codice penale. Quindi in RFT sono imprigionate dozzine di rivoluzionari/e di Turchia e Kurdistan. I prigionieri dei nostri movimenti non devono essere dimenticati.
Solidarietà da Berlino in Francia per Georges Ibrahim Abdallah, negli USA per Mumia Abu-Jamal, Leonard Peltier e i 5 di Terra Santa, nella Palestina occupata per Ahmad Sa’adat, Khalida Jarrar e Marwan Barghouti detenuti nelle prigioni israeliane, ad Amburgo per Musa Asoglu, in Turchia per Abdullah Ocalan e le altre decine di migliaia di prigionieri politici nelle carceri turche, fra cui anche parecchi membri HDP, all’Iran per Ismail Bakhshi. Da non dimenticare poi i prigionieri delle lotte di liberazione armate in Europa, da decenni in carcere.
Spinte all’esilio o alla fuga, le persone vivono in Europa e RFT in campi di massa e sono minacciate ripetutamente di detenzione prima di essere espulse o di espulsione. Le proteste contro il G20 sono state caratterizzate dalla violenza delle polizia e dalla repressione. Il perseguimento politico e la lotta contro i movimenti rivoluzionari vedono coordinamento ed esecuzione a livello internazionale. Contrastare questa caccia all’uomo, contro la criminalizzazione e detenzione di rivoluzionari/e, deve essere un obiettivo del nostro lavoro il 18 Marzo di quest’anno.
Ci unisce la nostra resistenza al perseguimento politico, alla repressione dello Stato e al carcere così come la lotta per la libertà dei/delle compagni/e nostri. Il nemico attacca tutto quanto si contrappone al suo sistema e perciò siamo costretti ad affrontare questa repressione e continuare ad opporci.
Malgrado differenze e dispute ideologiche ci unisce la questione della repressione statale e del carcere.
In questa Giornata, vogliamo portare in piazza questa unità come fronte internazionalista unito per i prigionieri. La solidarietà è un’arma indispensabile per le lotte politiche e sociali internazionali.
Quindi, diversi gruppi con i propri appelli, ma dietro a una stessa parola d’ordine, chiamano a mobilitarsi per assumersi i molteplici temi e le richieste.
Uniti, fianco a fianco in solidarietà con i prigionieri politici.

 

 

Dal sito http://www.secoursrouge.org.

25 febbraio 2019

E’ con grande piacere che stamattina abbiamo incontrato ad Atene Pola Roupa e Nikos Maziotis, il/la combattente dell’organizzazione “Lotta Rivoluzionaria”, prigionieri. Due Segretari del Soccorso Rosso Internazionale hanno testimoniato, davanti alla corte in difesa di “Lotta Rivoluzionaria”, la legittimità del suo progetto strategico-militare e i mezzi che l’organizzazione si è data per attuare i suoi obiettivi. I/le nostri/e delegati/e hanno sottolineato che la rivoluzione non era un’utopia, essendo già una realtà in Rojava. Alla domanda del giudice “Quando finirà la violenza?”, il nostro delegato ha replicato “Quando cesserà la vostra violenza?”.

26 febbraio 2019

La delegazione SRI ad Atene era pure presente questa mattina a un altro processo riguardante Nikos Maziotis e Pola Roupa, membri dell’organizzazione “Lotta Rivoluzionaria”. Processo relativo alla tentata evasione tramite elicottero orchestrata da Pola Roupa il 21 febbraio 2016 destinata a liberare Nikos Maziotis e altri prigionieri politici, ma anche a due rapine in banca. Otto persone sono sul banco degli imputati: Pola Roupa, Nikos Maziotis, Konstantina Athanasopoulos, Christos et Gerasimos Tsakalos, Olga Ekonomidou, Giorgos Polidoros et Haralambidis.

 

 

 

Un testo diffuso a Trento in solidarietà con i compagni arrestati

IL  CUORE OLTRE LE SBARRE

In attesa di un’analisi più approfondita, poche parole.
Un’altra “associazione sovversiva con finalità di terrorismo ” (art. 270 bis) più una sfilza di reati contestati (dall’interruzione di pubblico servizio al danneggiamento, dal sabotaggio di apparecchi telematici all’“attentato con finalità di terrorismo ”, dall’incendio al trasporto di materiale esplodente). 50 perquisizioni, 150 tra poliziotti e carabinieri mobilitati, intere strade bloccate, irruzione nelle case di agenti col passamontagna e il giubbotto antiproiettile. E, soprattutto, 7 compagni arrestati. Un’operazione in pompa magna – condotta sia dalla Digos che dal Ros -, con tanto di conferenza stampa dell’“Antiterrorismo” a Roma. E il consueto linciaggio mediatico.
Nessuna sorpresa. Non solo perché è l’ennesima inchiesta per 270 bis, ma anche perché “fermare gli anarchici” era da settimane il ritornello preferito di questore, prefetto, magistrati, politici e giornalisti.
Qual è il problema per i custodi armati e togati di questo splendido ordine sociale?
Nel placido Trentino-Alto Adige, c’è una presenza anarchica trentennale. Compagne e compagni sono sempre stati presenti in ogni lotta, grande e piccola, contro lo sfruttamento, contro la devastazione del territorio, contro il razzismo di Stato. A fianco delle lotte e dei conflitti di piazza, non è mai mancata l’azione diretta notturna (nelle carte della Procura si elenca, dal 2014 ad oggi, una settantina di attacchi piccoli o grandi contro banche, caserme, ripetitori, mezzi militari, tribunali, sedi di partito). Come fare, dunque, perché la pace sociale continui a regnare sia di giorno che di notte? La ricetta è sempre quella: attribuire ad alcuni anarchici qualche azione (6 su 70…) e sostenere che tutto – dalla scritta sul muro all’attacco incendiario – è pianificato da una fantomatica associazione sovversiva con tanto di ruoli (il leader ideologico, il responsabile del settore logistico, l’incaricata di mantenere i contatti con gli avvocati ecc.), per provare a distribuire così anni di carcere. Più in generale, far fuori i rompiscatole per passare con lo schiacciasassi su ciò che resta delle libertà. Il primo passo è isolare. Per questo le case dei compagni diventano “covi”, l’attitudine testarda di non farsi spiare viene presentata come “qualcosa che ricorda la mafia”, e via dicendo. “Facevano tanto i gentili e i solidali, ma intanto preparavano attentati. Prendete le distanze”.
Come al solito, si tratta di fare tutto il contrario. Continuare le lotte. Non lasciare soli i compagni. Difendere pubblicamente le azioni di cui sono accusati. Rilanciare la solidarietà contro un attacco che vuole anche stritolare rapporti ed affetti.
Non abbiamo risposte semplici. Ma alcune buone domande. Si può cambiare questo stato di cose senza lottare? Si può lottare senza rischiare? Le condizioni per cui valga la pena rischiare matureranno mai da sole? Intanto, che facciamo?
Da più parti si strilla al fascismo per le politiche di Salvini. E poi? Si inorridisce per un botto alla sede della Lega? Avanti. Che ognuno ci metta del suo, perché qualcuno non debba metterci tutto.

Terrorista è lo Stato!
Agnese, Sasha, Poza, Stecco, Nico, Giulio e Rupert liberi subito!

 

 

Pubblichiamo un comunicato diffuso dallo Spazio Autogestito Kavarna.

 

Solidali e complici con gli arrestati e arrestate di Trento e Rovereto. Libertà per tutt*!

Operazione Renata.

Alle 4 questa mattina perquisizioni negli spazi e in casa di compagni e compagne fra Trento, Bolzano, Rovereto. 7 arresti, 6 con misure cautelari in carcere e 1 con misure cautelari ai domiciliari. I reati contestati sono 270 bis e 280 bis. Perquisizioni al Tavan e alla Palestra Popolare di Trento, alla Nave dei Folli e al Cabana di Rovereto, alla Katakombenstube di Bolzano. Alcuni arrestati in trasferimento in altri carceri. Reparti celere presenti in diversi punti della città (Palazzo Regione, Municipio, Palazzo del Governo).

Oggi alle ore 16.00 punta al Tavan, via Muredei 34/3 Trento.

AGNESE, GIULIO, NICO, POZA, RUPERT, SASHA, STECCO LIBERI!

TUTTI LIBERI TUTTE LIBERE MALEDIZIONE

19/2/2019

Pubblichiamo due comunicati di solidarietà ai compagni dell’Asilo Occupato di Torino, il primo diffuso sulla pagina Facebook della Marzolo Occupata (Padova), il secondo pubblicato sul sito “roundrobin.info”, dove tra l’altro è possibile reperire molti altri comunicati e i vari aggiornamenti sulla situazione.

ARRESTI E SGOMBERI NON FERMERANNO LE NOSTRE LOTTE!

Vari arresti, con l’assurda accusa di associazione sovversiva, e il tentato sgombero dello storico centro sociale “L’ASILO” di Torino sono il bilancio di questa infame giornata di repressione. La lotta contro i CIE e i CPR, i lager del 21° secolo che hanno sede nei nostri territori, sono il pretesto per le azioni che la questura di Torino ha condotto oggi. L’assedio e la militarizzazione di un intero quartiere e le cariche ai presidi di solidarietà sono invece la prassi adottata. Mentre un’altra esperienza di resistenza e organizzazione viene attaccata con la massima forza da parte dello Stato, gli esponenti cittadini e nazionali dei vari partiti di governo vomitano odio e congratulazioni per l’operato della polizia dimostrando tutta la loro natura autoritaria e repressiva. Noi invece stiamo con i compagni arrestati, con quelli che lottano e resistono sul tetto e con tutti coloro che li sostengono! Per ulteriori informazioni seguire Radioo Blackout.

Solidarietà all’Asilo!

Solidarietà agli arrestati!

Solidarietà a tutti gli spazi occupati!

COMPAGNI NOSTRI

È martedì 7 febbraio, sono le 4.40 e non si vedono ancora le prime luci dell’alba. In via Aĺessandria, a Torino, dove da 24 anni è occupato L’Asilo, irrompono decine di agenti in borghese. Pochi minuti e la strada si riempie di camionette, volanti, carabinieri in antisommossa, finanzieri. I mitra puntati puntati fanno capire subito le intenzioni: oltre lo sgombero dell’Asilo è in corso l’ennesima operazione repressiva. Sette ordinanze di custodia cautelare in carcere con l’accusa di Associazione sovversiva (articolo 270 bis), mentre le indagini coinvolgono una trentina di compagni. Non sorprende, con i tempi che corrono, che la manovra sia rivolta a chi da anni ha lottato contro le prigioni per i senza documenti (prima CIE, ora CPR) e rimpatri dello Stato, denunciando le complicità di chi collabora con quell’inferno senza fine che viene definito “accoglienza”. Richiesti più volte dalla sindaca pentastellata Appendino, lo sgombero e l’inchiesta vengono seguiti con cura dal Ministro dell’Interno, che al commento “I teppisti arrestati a Torino: dalle parole ai fatti”, lascia intendere che questa non un’operazione qualunque. Per noi non può essere più chiaro. Mentre le guerre di governi ed imprese di bandiera per il saccheggio dell’Africa stanno continuando a devastare interi paesi, provocando la fuga di centinaia di migliaia di persone, i morti nel Mediterraneo ormai non si contano più, così come quelli sulle frontiere d’Europa. Chi arriva viene rinchiuso, espulso, ucciso. Intanto la propaganda e la pratica del razzismo si fanno sempre più esplicite: il Ministro dell’Interno applaude agli omicidi della polizia, e ad essere colpito è chi si è sempre battuto, chi non ha mai smesso di sognare la libertà, chi comprende che tra giusto e legale non vi è alcuna coincidenza. Ma c’è di più. In quello spazio, molti e molte di noi hanno passato momenti indimenticabili. Dibattiti, lotte, sangue e sudore. Tra quelle stanze ci siamo passati tutti in questi 24 anni, nelle iniziative, alle cene, nella preparazione di barricate, e la cosa che rende inespugnabile quelle mura, per quanto possano essere sbaragliate da tristi individui in divisa, è il legame che ci unisce e continuerà a farlo anche fuori, legame di solidarietà, amore contro un mondo che è tutto da cambiare. Perchè non possiamo che essere dalla parte di chi lotta contro galere di ogni tipo, deportazioni, sfruttamento. Perchè nelle mani e nelle intenzioni di chi decide di battersi si trova l’unica scelta reale del nostro tempo. Le vite di migliaia di persone, così come le nostre, sono determinate da quello che facciamo o non facciamo. Così come sapevano Baleno e Sole prima di essere uccisi dallo Stato. C’è chi grida allo scandalo, chi oggi sembra aver scoperto il razzismo di Stato; chi per anni ha fatto finta di non vedere le più di un milione di persone rinchiuse nei lager libici voluti da Minniti (ex governo PD), i controlli vis à vis, i pestaggi della polizia, gli sfratti, le retate, le espulsioni. C’è poi chi, in solitudine come in piazza e nei sentieri, le violenze dello Stato le ha sempre viste e non le ha mai dimenticate. E pur sapendo qual è il prezzo della lotta, porta nel cuore la determinazione che può superare la paura di affrontarlo. Per questo non si è mai arreso. Per questo “dalle parole ai fatti” lo diciamo noi. Per questo, i colpiti dallo Stato a Torino, sono i nostri compagni.

Anarchiche e anarchici di Trento e Rovereto

Per cause ovviamente non dipendenti da noi, i visitatori e le visitatrici del blog potranno talvolta notare la presenza di spot pubblicitari, in qualche caso anche elettorali. Ci stiamo adoperando per rimuoverli.

Georges Ibrahim Abdallah, il combattente comunista per la Palestina arabo libanese, detenuto da 34 anni in Francia, ha rilasciato una dichiarazione sollecitando una più forte mobilitazione a sostegno della liberazione del leader palestinese Ahmad Sa’adat e dei suoi compagni palestinesi prigionieri nelle carceri israeliane. Questo messaggio audio registrato nella prigione di Lannemezan in Francia è avvenuto in coincidenza con l’evento a Berlino, dove si è lanciata la Settimana di mobilitazione per liberare Ahmad Sa’adat, con iniziative nei paesi di tutto il mondo, dal 15 al 22 gennaio. In precedenza, Sa’adat ha emesso un comunicato dalla priģione israeliana con cui incita a partecipare ad azioni internazionali volte a liberare Georges Abdallah, sottolineando il suo ruolo come leader e compagno del Movimento dei prigionieri palestinesi.

TESTO DICHIARAZIONE DI GEORGES ABDALLAH

Giovedì, 10 gennaio 2019

Amici, sorelle e fratelli, compagni:

Celebriamo il 17° anniversario dell’arresto del nostro leader, il prigioniero Ahmad Sa’adat, in circostanze estremamente complesse e politicamente pericolose; non ultime, le ripercussioni della crisi strutturale che sta colpendo i fondamenti dell’ordine mondiale e rendendo il mondo arabo teatro di contraddizioni fra i vari paesi imperialisti e i loro interessi nella regione. E in questo ambito che assistiamo al propagarsi dell’iniziativa USA oggi nota come “accordo del secolo” e all’incitamento a liquidare la causa palestinese in tutti i suoi aspetti.

Questo “accordo del secolo” non spunta da chissà dove e non ha definito i suoi parametri e costruito le sue basi di notte. È piuttosto il risultato di un processo trentennale iniziato nei primi anni del 1990. In tutto questo periodo è proseguito il “caos creativo”, così come continua oggi nel mondo arabo e in particolare nella Palestina occupata. Questo, accentuato dal persistere di una leadership corrotta nella caccia dell’illusione di soluzioni pacifiche. Illusioni durate qualche tempo, poichè questi leader confondono i loro diretti interessi con i diritti storici del nostro popolo. Sono stati in massima parte questi ultimi ad essere sacrificati sull’altare di immediati benefici per un piccolo settore.

Durante questo processo negoziale hanno sempre urlato slogan a conferma del solo processo di resa: “trattative per realizzare le aspirazioni del nostro popolo”, “lo Stato è prossimo all’obiettivo” e “lo Stato è scolpito nella pietra”.

Attualmente, dove possiamo individuare le “conquiste” di questo percorso negoziale? Cosa hanno prodotto per le nostre masse Oslo, i suoi sinistri accordi e le conseguenze? Brevemente, possiamo dire che il “coordinamento della sicurezza” è l’effetto di questo percorso … Forse l’arresto del nostro compagno e leader, il prigioniero Ahmad Sa’adat da parte dell’Autorità Palestinese è uno dei primi obiettivi del “coordinamento della sicurezza” fra questo settore che controlla il processo decisionale palestinese e le autorità dell’entità sionista. Oggi, non è più sconosciuta o nascosta l’importanza del “coordinamento della sicurezza” non solo per l’entità sionista, ma anche per alcuni dirigenti della AP e dei suoi servizi segreti. Pertanto questi ultimi credono si stia facendo tutto per poter confermare e diffondere ulteriormente questo approccio traditore. Malgrado tutte le dichiarazioni fatte pubblicamente, non è mai cessato il “coordinamento della sicurezza” fra gli organi dell’Autorità e le forze d’occupazione.

In ultima analisi, lo scopo principale del “coordinamento della sicurezza” è stato, salvo il suo ruolo attivo nel reprimere ogni forma di resistenza e la lotta armata in particolare, quello di divulgare una cultura del coordinamento. Si elimina il divieto di trattare con il nemico ,traducendolo in qualche modo in un rapporto fra due vicini piuttosto che un rapporto fra occupato e occupante. Tale è il contesto del fallimento dell’Autorità Palestinese nel denunciare i processi di normalizzazione ufficiali arabi. Con questo approccio, la posizione di questa “Autorità Palestinese” consente la pressione di USA e Israele sulla solidarietà a favore dei prigionieri e delle famiglie dei martiri, nonchè nelle azioni compiute contro Gaza e le masse eroiche di Gaza.

In tale contesto siamo testimoni delle misure repressive inasprite oggigiorno nelle carceri sioniste e, contemporaneamente, dell’attacco portato alle istituzioni interessate alla difesa dei prigionieri della rivoluzione palestinese…Tutto questo è altri numerosi fattori devono spingere chi crede nella causa per riaffermare l’importanza del ruolo di questi uomini, donne e bambini ritti sulla “brace nei castelli della dignità”, i nostri eroici e risoluti prigionieri. Ciò evidenzia pure l’esigenza di porre la questione della loro liberazione in testa alle nostre priorità, non solo come solidarietà politica verso di loro – malgrado l’importanza.

Che la posizione della maggioranza della borghesia araba rientri nel campo del nemico sionista ne fa questo compito -Il compito di liberare i prigionieri della rivoluzione palestinese” – come passo importante verso la “costruzione di un fronte generale di resistenza arabo”.

Saluti alla direzione della rivoluzione palestinese, ai nostri eroici e risoluti prigionieri, e al compagno in prima linea leader Ahmad Sa’adat, Segretario Generale del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina!

Certo, costruire un fronte generale di resistenza arabo per contrastare la normalizzazione in  tutte le sue forme!

Gloria perenne ai nostri martiri!

Vittoria per le masse e i popoli in lotta!

Vergogna sui traditori e gli arresi!

Contro l’imperialismo e i suoi cani da guardia – i sionisti e i reazionari arabi!

I miei saluti a tutti voi, il vostro amico Georges Ibrahim Abdallah

 

Da https//:Samidoun.net

 

 

Pubblichiamo due lettere recenti (dicembre 2018) che il compagno Paska ha chiesto di diffondere, in merito al trattamento riservatogli in carcere e durante alcuni spostamenti in occasione del processo che sta subendo.

lettera paska 1

lettera paska 2

 

Il 25 ottobre 2018 è stata notificata la conclusione delle indagini ad una compagna ed un compagno di Modena per i reati di “apologia di reato finalizzata a reati di terrorismo e deturpamento” per alcune scritte comparse sui muri della facoltà di economia di Modena risalenti al 19 marzo scorso, anniversario della morte di Marco Biagi:

– 1000 Biagi

– Marco Biagi non pedala più

– Onore a Mario Galesi onore ai compagni combattenti

L’indagine a loro carico parte dal Gruppo Terrorismo della procura di Bologna. Contro questi compagni si è attivata una vera e propria gogna mediatica. Il fascicolo di 500 pagine che contiene addirittura una perizia calligrafica di documenti risalenti all’esame di maturità di quasi 10 anni fa, rivela un’indagine sproporzionata per i fatti contestati, il che ci fa pensare quanto continui ad essere spaventato il nemico di fronte al suo “vecchio spettro”.

Guerre neo-coloniali per rapinare risorse di interi popoli, morti sul lavoro e nelle carceri in continuo aumento, lager di stato, sfruttamento diffuso, venduto come l’unica soluzione possibile sono invece il “nostro pane quotidiano” di cui i responsabili vengono puntualmente lodati arrivando ai vertici di questa infame società.

Lo vogliamo ribadire ancora una volta: i terroristi sono i padroni, i giudici, i militari ed i politici, i loro apologeti i giornalisti ed i mass media!

Chi ha combattuto e combatte per la libertà è e sarà sempre nei nostri cuori!

Antifascisti/e ed anarchiche/i di Modena

P.S. Il processo che attende i compagni sarà lungo pertanto chiunque voglia esprimere la propria solidarietà o il proprio sostegno è assolutamente ben accetto.

 

Comunicato tratto da: https://roundrobin.info

 

 

 

 

 

 

PROPOSTA DI MOBILITAZIONE CONTRO LE CELEBRAZIONI DELLA NATO

Un recente incontro fra militanti toscani e torinesi ha avanzato una proposta di mobilitazione contro la NATO, in occasione della prevista autocelebrazione presso la famigerata base di Camp Darby a Pisa. Celebrazione fissata ai primi di aprile.

Una proposta da sostenere e rafforzare. Motivi validi contro la NATO ce ne sono sempre. Non occorre ricordare cosa sia e cosa significhi questo mostro militare finalizzato all’occupazione e al controllo di tutto il mondo. La sua strategia poi si è sempre dispiegata su più livelli: gli interventi diretti sono anticipati, sostenuti e prolungati da ogni sorta di intromissione politico – militare in ogni paese. In Italia conosciamo bene le trame occulte e le reti “clandestine” – Gladio fra tutte – che hanno operato e operano in senso terroristico controrivoluzionario.

Oggi la linea di fronte più importante su cui si sviluppa l’aggressione della NATO va dall’area mediterraneo-mediorientale alle frontiere russe e cinesi. Non trascurando l’Africa. L’Italia, in quanto portaerei e sede di alcune strutture di rilievo mondiale – oltre alla base di Camp Darby, quelle di Aviano, Niscemi e altre – è al centro di questa struttura guerrafondaia. In particolare oggi la NATO è protagonista del caos in varie aree geopolitiche (Libia, Siria, Donbass), e del tentativo di distruggere l’esperienza rivoluzionaria in corso in Rojava. La Turchia infatti agisce anche in quanto esercito tra i più potenti nei ranghi della NATO.

Tali questioni, molto ampie, costituiscono nodi politici che tengono in sé elementi contraddittori. Su cui, da tempo, la sinistra di classe riesce a dividersi e disaggregarsi, pur condividendo la fondamentale base ideologica dell’antimperialismo. Non ci si può nascondere questa realtà e le difficoltà che ne derivano. Ma prendere l’iniziativa, proporre mobilitazione, significa comunque rimettere in discussione le posizioni, cercare un avanzamento. Detto in sintesi: cercare una linea di unità, anche solo tattica, delimitando all’essenziale i punti discriminanti. Quali? Fondamentale è la demarcazione rispetto alla finta sinistra, quella che, riformista nelle intenzioni, è stata più volte compartecipe, anche a livello governativo, delle politiche del sistema imperialista. Capace ogni tanto di sussulti d’indignazione, contro alcuni eccessi di quest’ultimi, ma comunque prigioniera dell’imbelle ideologia pacifista che condanna proletariato e popoli oppressi all’eterna sottomissione. E già qui, una tale linea di demarcazione ne lascia fuori di gente!

Importante è appunto definire questa base comune di fronte: antimperialismo e anticapitalismo sono ormai indissociabili. L’imperialismo non è solo guerra, invasione, dominio, ma è proprio la forma epocale del capitalismo. Lo è strettamente in  quanto esigenza e forma dell’economia capitalistica (da un certo livello di concentrazione e potenza, ovviamente).

Per cui è chiaro che il nostro appello va innanzitutto a chi, pur in forme e con concezioni diverse (fra tendenze comuniste, anarchiche, o anche senza particolare collocazione politica, di movimento), pone come fondamentale la rottura netta rispetto al sistema imperialista. E quindi rottura rispetto alle subalternità istituzionali, elettorali. Così prospettando chiaramente l’esigenza di un’opposizione da costruire sul terreno della lotta di classe, tendenzialmente rivoluzionaria e internazionalista.

Delimitazione comunque, ci sembra, assai vasta. Che può comprendere varie componenti, posizioni e differenze, fra le quali sviluppare appunto uno sforzo unitario: fare fronte.

Questo richiede una correttezza di fondo. Per quanto critici si possa essere verso altre posizioni antimperialiste, si dovrebbe considerare il continuo movimento storico che, spesso, impone cambiamenti e novità, difficili da assumere per le posizioni dogmatiche. Con le differenti posizioni ci si deve relazionare dentro un fronte, in cui le diverse valutazioni, e posizionamenti tattici rispetto alle forze in campo negli scontri in corso, dovrebbero comunque attenersi a una certa prudenza e modestia. Ponendosi in modo costruttivo sia rispetto alle forze antimperialiste in guerra, sia sul fronte interno, per sviluppare un sostegno internazionalista radicato ed efficace. Insomma pensiamo che l’unica, fondamentale discriminante da tenere saldamente sia rispetto alla “sinistra” istituzionale, riformista e organica all’imperialismo. Mentre va aperto uno spazio ampio di aggregazione e confronto, nella mobilitazione concreta, alla sinistra proletaria e internazionalista.

La manifestazione di aprile può essere un passaggio importante di un percorso futuro.

Queste sono giusto alcune idee iniziali emerse da una prima presa di contatti, mentre si prospetta una riunione nazionale a febbraio. Quindi, avanziamo proposte e testi.

Per cause ovviamente non dipendenti da noi, i visitatori e le visitatrici del blog potranno talvolta notare la presenza di spot pubblicitari, in qualche caso anche elettorali. Ci stiamo adoperando per rimuoverli.

Oggi 50 persone hanno sfidato il tempo brutto, scendendo in strada contro il World Economic Forum. Credit Suisse sito in Stauffacher è stato fracassato e decorato con vernice. È stato attaccato essendo da molti anni partner strategico di WEF. È quindi responsabile della guerra, della crisi e del cambiamento climatico in tutto il mondo. I tentativi di risolvere questa crisi dall’alto sono destinati a fallire. Oggi a Zurigo, sabato prossimo a Berna: combattiamo il capitale e il fascismo! Lottiamo in modo militante, solidale e collettivo per una prospettiva rivoluzionaria!

Fonte: https://barrikade.info

Membri del SRI hanno partecipato a Zurigo alla  Conferenza di Lavoro annuale. Gruppi del Belgio, Germania, Italia, Turchia-Kurdistan e Svizzera.

Una delle questioni centrali alla Conferenza è stato il dibattito sulla solidarietà nei confronti del progetto rivoluzionario del Rojava. Si è svolta una discussione sul ruolo, il carattere e l’interazione fra solidarietà locale e solidarietà internazionale ed è stata fatta una valutazione circa le esperienze concrete in anni recenti nell’ambito della campagna congiunta “Solidarietà rivoluzionaria con il Rojava”. Fornendo le bende emostatiche Celox garantiamo un sostegno pratico ai combattenti internazionalisti e a tutti i compagni che difendono la rivoluzione in Rojava al prezzo della propria vita. Assodato il ruolo centrale delle donne che hanno imbracciato le armi in Medioriente e vanno organizzandosi in unità che combattono in prima linea per la rivoluzione e contro la barbarie, non va dimenticata la nostra campagna diretta da donne “Solidarietà Rivoluzionaria a combattenti in Rojava, Raqqa, Shengal, Afrin…”. In vista dell’evolvere della situazione di guerra, sorge il problema di come la solidarietà internazionale e rivoluzionaria possa darvi una risposta.

Salutiamo tutti quanti  stanno lottando per la rivoluzione in Rojava.

Salutiamo anche gli internazionalisti spagnoli che hanno combattuto in Rojava nello spirito dell’internazionalismo proletario e della storia delle brigate internazionali e al loro ritorno ora sono trascinati davanti alla sbarra della giustizia di classe. Esprimiamo loro la nostra solidarietà e condanniamo l’attacco dello stato spagnolo alla solidarietà internazionale e rivoluzionaria.

Per noi, rivoluzionari, si tratta non solo della solidarietà verso i nostri fratelli e sorelle in Rojava, ma anche di lottare per la rivoluzione e contro la reazione qui nelle capitali. Perciò il SRI si è mobilitato in  occasione della visita di Erdogan a Berlino, mandando una delegazione.

Inviamo il nostro saluto pure alle carceri in Grecia, dove Nikos Maziotis e Pola Roupa, membri di Lotta Rivoluzionaria, si stanno preparando per un rinnovato scontro con lo Stato borghese davanti alla sbarra della giustizia di classe.

Salutiamo anche la compagna Nadia Lioce delle BR-PCC  che sta difendendo la propria identità politica e lotta contro il regime estremamente duro di tortura del 41bis. Il 28 settembre 2018 molti compagni sono giunti a L’Aquila per esprimere la loro solidarietà alla militante.

Questi e altri prigionieri politici combattenti rivestono particolare importanza per il movimento rivoluzionario perchè rifiutano di capitolare e tracciano una chiara linea di demarcazione dallo stato borghese. Conducono politicamente lo scontro con il sistema della giustizia di classe e rappresentano perciò un punto di riferimento positivo e progressivo.

Estendiamo il nostro saluto nei confronti del compagno Georges Ibrahim Abďallah che ha recentemente iniziato il suo 35° anno di detenzione nelle carceri francesi. Pure lui, combattente contro l’imperialismo e per una Palestina libera e per la rivoluzione, finora tiene alta la bandiera rossa e le spesse mura della prigione non lo trattengono dall’intervenire ed essere parte delle nostre lotte.

Difendere i prigionieri rivoluzionari e i loro progetti politici!

Fare della nostra solidarietà internazionale un’arma!

Un saluto a tutti i prigionieri politici che lottano, con il nostro calore rivoluzionario e internazionalista.

Abbattere il capitalismo!

Costruire la solidarietà di classe internazionale!

Soccorso Rosso Internazionale

Zurigo, 11 novembre 2018

info@rhi-sri.org

 

Informazioni sul Fronte Palestina

Per sviluppare un lavoro di classe nel sostegno alla lotta di liberazione della Palestina e degli altri popoli oppressi e aggrediti dall'imperialismo, oltre alle sterili e dannose concezioni del pacifismo e dell'equidistanza tra aggressori e aggrediti che hanno in gran parte contribuito ad affossare il movimento contro la guerra nel nostro paese negli ultimi anni, si è deciso di fondare l'organismo nazionale Fronte Palestina.

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