Collettivo Contro la Repressione per un Soccorso Rosso Internazionale

Costruire la Solidarietà! Abbattere il capitalismo!
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Maddalena Calore (Madda), rinchiusa nel carcere di Uta (Cagliari), ha intrapreso uno sciopero della fame il 10, 11 e 12 giugno, in solidarietà della lotta che stanno portando avanti le compagne Anna e Silvia contro le condizioni detentive a cui sono sottoposte e per la chiusura della sezione AS2.

Salvatore Vespertino (Ghespe) il 10 giugno ha interrotto lo sciopero della fame, mandando un “Forza!” ai compagni che stanno continuando lo sciopero.

Per cause ovviamente non dipendenti da noi, i visitatori e le visitatrici del blog potranno talvolta notare la presenza di spot pubblicitari, in qualche caso anche elettorali. Ci stiamo adoperando per rimuoverli.

Allo sciopero della fame delle due compagne detenute Silvia Ruggeri e Anna Beniamino per la chiusura della sezione AS2 del carcere di L’Aquila, si sono uniti i prigionieri anarchici Salvatore Vespertino (Ghespe) e Giovanni Ghezzi rinchiusi nel carcere di Sollicciano (FI), Alfredo Cospito e Luca Dolce (Stecco) nel carcere di Ferrara, Marco Bisesti nel carcere di Alessandria e Leonardo Landi detenuto nel carcere di Lucca.

 

“Ci troviamo da quasi due mesi rinchiuse nella sezione AS2 femminile de L’Aquila. Ormai sono note, qui e fuori, le condizioni detentive frutto di un regolamento in odore di 41 bis ammorbidito.
Siamo convinte che nessun miglioramento possa e voglia essere richiesto, non solo per questioni oggettive e strutturali della sezione gialla (ex 41 bis): l’intero carcere è destinato quasi esclusivamente al regime di 41 bis, per cui allargare di un poco le maglie del regolamento di sezione ci pare di cattivo gusto e impraticabile, date le ancor più pesanti condizioni subite a pochi passi da qui, non possiamo non pensare a quante e quanti si battono da anni, accumulando rapporti e processi penali. A questo si aggiunge il maldestro tentativo del DAP di far quadrare i conti istituendo una sezione mista anarco-islamica, che si è concretizzata in un ulteriore divieto d’incontro nella sezione stessa, con un isolamento che perdura. Esistono condizioni di carcerazione, comune o speciale, ancora peggiori di quelle aquilane. Questo non è un buon motivo per non opporci a ciò che ci impongono qui. Noi di questo pane non ne mangeremo più. Il 29 maggio iniziamo uno sciopero della fame chiedendo il trasferimento da questo carcere e la chiusura di questa sezione infame.”

Silvia e Anna

Solidarietà alle due compagne! La lotta continua!

 

 

Solidarietà con i prigionieri e l’attivista No G20 Loic Schneider!

20 maggio 2019
Quasi 2 anni fa, a luglio 2017 ad Amburgo si è svolto il vertice G20, un incontro tra i 19 Paesi più ricchi del mondo. Obiettivo del G20 è stato l’accordo su strategie per distribuire potere e ricchezza al fine di garantire e accrescere, tramite sfruttamento, espropri, guerra, distruzione ambientale, catastrofi alimentari e controllo dei movimenti migratori, la ricchezza dei Paesi più ricchi a scapito di buona parte della popolazione più povera del mondo. 8 miliardari detengono più ricchezza del 50% della popolazione mondiale.

Il vertice dei governanti ha incontrato la resistenza di migliaia di appartenenti al movimento di sinistra contro il dominio mondiale degli Stati-G20.
Complessivamente, circa 200.000 persone hanno partecipato alle varie proteste.
Intorno al vertice è stata realizzata la più grande operazione di polizia in Germania dalla seconda guerra mondiale, con l’impiego di 31.000 sbirri.
Ciò nonostante l’apparato repressivo bene armato ha spesso perso il controllo della situazione. Il monopolio della violenza dello Stato è stato fortemente messo in discussione e, a intervalli, annullato per varie ore. Barricate e azioni di appropriazione hanno definito il quadro. Unità di polizia sono state ripetutamente messe in fuga.
Subito dopo il vertice è iniziata la campagna di vendetta dello Stato. La massiccia repressione di Stato dopo le azioni durante il vertice G20 persiste ancor oggi.
Finora, ci sono state 5 cacce all’uomo pubbliche in tutta Europa con la diffusione di foto di 400 persone, di cui 110 presumibilmente identificate. La magistratura non è da meno, ben 149 casi giudiziari sono stati chiusi, tra cui 9 condanne senza la condizionale. Una conclusione della caccia da parte della giustizia di classe è tutt’altro che prevedibile.
Dal 18 dicembre 2018 è in corso il cosiddetto “processo Elbchaussee” contro 4 attivisti della Germania meridionale e Loic, originario della Francia. Due di loro sono stati sottoposti a custodia cautelare per quasi 8 mesi.

Nell’agosto 2018 Loic è stato arrestato in Francia su mandato d’arresto internazionale emesso dalla Germania ed estradato in Germania nell’ottobre 2018.
La mattina presto del primo giorno del vertice, un centinaio di attivisti ha dato sfogo alla rabbia contro le condizioni dominanti e chiarito la sua inconciliabilità con il sistema capitalistico mandando in frantumi finestre di consolati, banche, negozi e uffici e incendiando auto nel quartiere residenziale Elbchaussee.
I cinque imputati sono presentati come presunti autori, non accusati di atti concreti, ma devono essere stati presenti sul posto. In questo modo, procura, poliziotti e media costruiscono responsabilità per tutto!
Il processo è previsto terminare a settembre 2019. Le prime due udienze si sono svolte con un’aula affollata, gli imputati sono stati salutati e accolti da un lungo applauso, segni di vittoria e pugni alzati. Alla terza udienza, su richiesta del pubblico ministero, il pubblico è stato escluso per l’intera durata dell’istruttoria.
Il previsto “processo fantasma” con l’esclusione del pubblico è un attacco a tutti noi, quindi al monitoraggio del processo da parte dei solidali, a noi come movimento di solidarietà nel suo insieme.
Già all’inizio del processo in molte città, anche in Francia, si sono svolti azioni, raduni e manifestazioni.
I governanti temono la nostra multiforme solidarietà, che non può né prendere le distanze né farsi intimidire, e lo esprimono chiaramente. I compagni accusati vogliono e continuano ad aver bisogno della nostra piena solidarietà, specialmente Loic, tuttora detenuto. Scrivete un sacco di cartoline e lettere a: Loic Schneider, Holstenglacis 3, 20355 Amburgo!
Non facciamoci dividere in “buoni” e “cattivi”, la resistenza contro il vertice del G20 ad Amburgo è stata legittima. Lottare in modo solidale!
Opponiamoci alla repressione, difendiamo i prigionieri!
Contro l’oppressione imperialista e il razzismo, solidarietà internazionalista!
Loic deve uscire di prigione! Liberté pour Loic!

Saluto del Soccorso Rosso Internazionale (SRI)

SRI è un’organizzazione internazionale della lotta di classe di Belgio, Germania, Italia, Svizzera, Turchia e Kurdistan.

Il 9/5/2019 sono stati posti agli arresti domiciliari cinque compagni anarchici arrestati il 19/2/2019 a seguito dell’operazione “Renata” (arresto di 7 compagni con le accuse principali di “associazione sovversiva con finalità di terrorismo ed eversione dell’ordine democratico” e di “attentato con finalità di terrorismo” – la finalità di terrorismo successivamente è caduta – in riferimento ad alcune azioni dirette avvenute in Trentino in questi ultimi anni). Sono Agnese Trentin (prima detenuta nel carcere di L’Aquila), Giulio Berdusco e Roberto Bottamedi (prima detenuti nel carcere di Tolmezzo – UD -), Andrea Parolari e Nicola Briganti (prima detenuti nel carcere di Ferrara). Resta in carcere Luca Dolce detto “Stecco” (rinchiuso a Tolmezzo – UD) in quanto colpito da altre condanne definitive. Alla compagna “Sasha”, anch’essa arrestata il 19/2/2019 e messa subito agli arresti domiciliari, quest’ultima misura è stata trasformata in obbligo di dimora e rientro a casa dalle ore 21.00 alle successive ore 07.00.

Per quanto riguarda l’operazione “Scintilla” (avvenuta a Torino il 7/2/2019 con lo sgombero dell’Asilo Occupato e l’arresto di 6 compagni con le accuse principali di aver costituito o partecipato ad un’ “associazione sovversiva” – accusa poi caduta in tribunale del riesame – , “istigazione a delinquere” e di aver compiuto alcune azioni dirette inerenti la lotta contro i CIE e CPR), l’unica compagna che rimane in carcere è Silvia Ruggeri (detenuta a L’Aquila), in quanto secondo l’accusa il suo “profilo antropometrico” corrisponderebbe con quello di una persona ripresa dalle telecamere mentre posizionava un ordigno sotto un ufficio postale (le Poste possedevano la compagnia aerea “Mistral Air”, con la quale venivano effettuati rimpatri di persone migranti).

LA LOTTA CONTINUA!

 

Domenica 28 aprile si è tenuto il presidio convocato davanti al carcere di L’Aquila. Un centinaio di compagne/i si sono mossi da diverse città, talvolta con tragitti lunghi e scomodi (la città è un’enclave fra gli Appennini abruzzesi). Ma proprio chi veniva da lontano era anche fortemente motivato poiché le tre compagne qui incarcerate recentemente provengono da Torino e Trento. Silvia Ruggeri e Agnese Trentin fan parte delle due ultime retate repressive, quelle che a partire dal 7 febbraio, e insieme allo sgombero dell’Asilo occupato di Torino, hanno segnato questa fase sia di escalation militarizzante del potere sia di una nuova determinazione di lotta che ha attraversato il movimento e alcuni settori proletari. Finalmente si vedono spunti di nuova e più diffusa combattività, di risposta all’opprimente ondata reazionaria che intossica tanti ambiti sociali. E che tutto ciò sia partito dall’attacco all’Asilo non è un caso, perché attorno ad esso, negli anni, si era costruita una realtà di resistenza e solidarietà nei quartieri circostanti. Perché creava aggregazione e comunità contro i poteri, centrali e locali, che all’opposto diffondono disgregazione e disperazione sociali. Quello che nelle politiche urbanistiche si concretizza nei piani di espulsione dei proletari e gentrificazione.
Così è molto significativo che le imputazioni contro le/i compagne/i traducano in associazione sovversiva e terrorismo lotte e militanza solidale a fianco dei settori proletari più sfruttati e oppressi e contro le strutture militari loro indirizzate, come i CPR. Lottare, attaccare queste strutture diventa un crimine. Impoverire, sfruttare popolazioni intere, deportare, affogare migranti, invece, lo chiamano “gestione dei flussi migratori”, o ancor più cinicamente “cooperazione internazionale”. Il rovesciamento della realtà non ha più limiti, una classe dominante semplicemente criminale e terrorista bolla con tali epiteti chi resiste e lotta, magari per la rivoluzione sociale. I nazisti hanno fatto scuola.
Il fatto è che la loro repressione, diventata forma di governo rispetto ad una realtà sociale sempre più insopportabile per tanta gente, si assimila ad una forma di guerra interna, seppur di bassa intensità. Ma è ciò che loro stessi , ogni tanto, dicono. Come il questore di Torino durante gli scontri di febbraio (per non parlare dell’energumeno del Viminale e delle sue continue istigazioni alla violenza di Stato), oppure come dice e fa il governo francese di fronte al grande movimento di massa in corso. E così la forma di carcerazione inflitta a Silvia, Agnese ed Anna ne è un ulteriore salto di qualità: Alta Sicurezza aggravata, informata dal regime 41bis. È grave per le prime due compagne, appena arrestate, e lo è anche per Anna Beniamino che è stata appena condannata a ben 17 anni. Ed è ancor più grave il trattamento perpetuato ai danni di Nadia Lioce che da 15 anni resiste al 41bis.
Per tutti questi (ed altri) motivi ci siamo mobilitati. E contemporaneamente altri due presidi si son tenuti a Tolmezzo e Ferrara, dove sono stati incarcerati altri 7 compagni anarchici, sempre per le stesse retate. La solidarietà con chi viene incarcerato è non solo un dovere, ma una vera e propria linea di fronte dell’attuale guerra di classe. Non solidarizzarsi con i/le nostri/e prigioniere/i, del campo proletario, significa accettare la sconfitta del movimento. Le differenze politiche, ideologiche e di pratiche di lotta sono comunque interne al nostro campo. E sicuramente le pratiche di lotta rivoluzionaria. La repressione è ormai aspetto inerente a qualsiasi lotta di classe, bisogna affrontarla collettivamente, facendone un’occasione di crescita e maturazione per noi stessi. Le barricate han solo due lati!
Nei vari interventi è stato anche sottolineato il rapporto fra questa militarizzazione interna con quella esterna, con l’impegno imperialista italiano in tante aggressioni “umanitarie” nel mondo. La guerra che loro conducono è contro il proletariato internazionale, fatta dei mille modi con cui occupano, sfruttano, deportano e bombardano. Perciò, ancor più, la nostra dimensione è internazionalista: la resistenza dei/lle nostri/e militanti nelle carceri è in rapporto con quelle in Turchia, Kurdistan, Palestina, India, Irlanda, Grecia,USA … è in rapporto con le lotte rivoluzionarie e di liberazione nel mondo.
Il compagno “vento favorevole” avrà portato al di là delle mura, si spera, queste voci. Nonostante le orribili chiusure in plastica oltre le sbarre, a privare le compagne della vista di un orizzonte, abbiamo colto l’agitarsi di qualche straccio a mò di bandiera, e tanto ci basta.

OLTRE LE MURA LA LOTTA CONTINUA – SOLIDARIETA’ ALLE/AI PRIGIONIERE/I DELLA GUERRA DI CLASSE
FRONTE PROLETARIO E INTERNAZIONALISMO PER LA RIVOLUZIONE

Proletari Torinesi per il Soccorso Rosso Internazionale
Collettivo Contro la Repressione per un Soccorso Rosso Internazionale

Primo Maggio 2019

Fra il 30/31 marzo si è tenuta la Conferenza intermedia annuale del SRI. In un clima politico sociale assai acceso, attraversato da forti tensioni nelle società europee quanto sul versante mediorientale, con le reciproche ricadute. Cosi, a preambolo della Conferenza, la sera precedente nel corso di un affollato meeting internazionalista è stato reso un vibrante omaggio ai due recenti caduti sul fronte del Rojava: il compagno Orso Tekoser, della brigata Tekosina Anarsist, e il comandante Baran Serhad del MLKP. Il loro ruolo, significativo e importante a diverso titolo, li ha visti impegnarsi con grande coraggio e coerenza. Sono caduti da combattenti della causa proletaria rivoluzionaria. Diversi interventi delle Organizzazioni protagoniste su quel fronte ne hanno testimoniato, dalle due citate di appartenenza al TKP/ML- TIKKO, al SRI stesso fortemente investito nel sostegno a questo fondamentale braciere rivoluzionario.
La Conferenza ha passato in rassegna le varie realtà nazionali, sia quelle partecipanti sia altre contigue per interesse politico e per i rapporti in sviluppo da tempo. Ovunque si stanno manifestando le stesse tendenze di fondo, l’estendersi e l’aggravarsi di una repressione sistematica. Sia sul piano legislativo che delle pratiche poliziesche. La gravità di questo salto di qualità si spiega probabilmente per un intento controrivoluzionario preventivo, non giustificandosi ancora per i livelli della conflittualità sociale (salvo, all’evidenza, nel caso francese). Infatti questa escalation repressiva va di pari passo alla mobilitazione reazionaria di massa – razzismo, neofascismo e suprematismo imperialista – proprio come tentativo di incanalare il diffuso malessere sociale, sottraendolo ad un possibile sviluppo in termini di classe e rivoluzionari.
Tant’è che assistiamo anche ad una notevole risposta e ripresa di mobilitazioni del nostro campo proletario. La grande risposta partita da Torino rispetto alla chiusura dell’Asilo occupato e alle incarcerazioni conseguenti e da Trento con le mobilitazioni seguenti all’ondata repressiva contro i compagni anarchici si è allargata e approfondita nei contenuti. Incrociandosi con altri fronti, quello operaio (dove si fronteggiano denunce e arresti per semplici picchetti), quello contro l’oppressione di genere e patriarcale, diventato un vasto movimento in molti Paesi, fino a quello internazionalista. Tematiche che, data l’attuale composizione di classe e la così detta globalizzazione economica e sociale, interagiscono e intrecciano gli stessi protagonisti delle diverse lotte. Questione proletaria, antirazzismo, liberazione di genere, antimperialismo e solidarietà oltre le frontiere si toccano e alimentano a vicenda. A gradi diversi una situazione ormai comune a tanti Paesi.
Questo il quadro sommario di uno scontro sempre più duro che attraversa le nostre società.
In tale contesto situiamo le nostre mobilitazioni e la nostra strategia di solidarietà internazionalista, per cui continuiamo nei nostri interventi a sostegno dei rivoluzionari prigionieri di Grecia, Germania, Francia, Italia, Turchia e Kurdistan, con campagne specifiche, e collegandole appunto alle più vaste resistenze contro la repressione di massa (di cui sopra). Mentre più impegnativo e carico di implicazioni è quello in Rojava in quanto partecipazione ad un processo rivoluzionario dispiegato. Senza dimenticare altre connessioni con scenari più lontani, ma molto importanti, come quello indiano.
In tutti I casi cerchiamo di riaffermare il comune interesse allo sviluppo dei processi rivoluzionari in corso o alle forze di classe che lottano e lavorano per la loro apertura. Il sostegno a voi, militanti prigionieri, per noi si conferma come parte di questo impegno e di questa strategia. In questo spirito le componenti riunite in Conferenza vi inviano i più calorosi saluti e tutta la loro disponibilità solidale.
FACCIAMO FRONTE CONTRO LA REPRESSIONE, DIFENDIAMO I PRIGIONIERI DELLA GUERRA DI CLASSE.
CONTRO L’OPPRESSIONE E IL RAZZISMO IMPERIALISTA, SOLIDARIETA’ INTERNAZIONALISTA.

Delegati del Soccorso Rosso Internazionale

Zurigo, marzo 2019

Giornata del 17 aprile 2019

Cari compagni/e, cari amici/amiche,
Le condizioni di detenzione dei/delle resistenti palestinesi non cessano di peggiorare nelle carceri sioniste in questi ultimi tempi.
Dall’inizio anno, Gilda Erdan, ministro israeliano della Sicurezza cerca di imporre “una nuova realtà” ai nostri compagni prigionieri, con l’obiettivo di far arretrare o semplicemente annullare i diritti da loro acquisiti con intense lotte negli anni precedenti. Perquisizioni e altre ispezioni generali stanno intensificandosi nei diversi centri detentivi israeliani. Unità speciali repressive pesantemente armate si abbandonano ai peggiori eccessi durante questi vari interventi. Oltre 120 prigionieri feriti a Ketziot durante la repressione delle proteste da febbraio, così come a Offer, nella prigione di Negev e altrove in altre strutture penitenziarie …
Tutto è buono per intimidire e crescere le difficoltà dei nostri compagni, non essendo in grado di stroncarli: confisca degli effetti personali, isolamento, cancellazione del diritto di visita, trasferimento. E molti compagni sono picchiati a ogni intervento compiuto da queste unità repressive. Non parliamo del “Bosta” (ndr: veicolo israeliano con il quale vengono trasferiti i detenuti palestinesi) e di ogni sofferenza specialmente durante i trasferimenti delle nostre compagne.
Per questa situazione, i nostri compagni hanno annunciato il lancio di uno sciopero della fame collettivo nelle carceri israeliane. Dirigenti chiave del movimento dei prigionieri e del movimento di liberazione nazionale nel loro insieme hanno aderito allo sciopero e centinaia di loro hanno previsto di unirsi allo sciopero nei prossimi giorni. Si prevedeva che lo sciopero si sarebbe intensificato proprio oggi il 17 aprile in Palestina e a livello internazionale, Giornata dei/delle prigionieri/e palestinesi. Solo le autorità sioniste hanno ritenuto utile indietreggiare per ora davanti alle potenzialità del movimento, soprattutto rispetto al recente sviluppo della situazione nel mondo arabo, cioè i movimenti promettenti in Algeria e Sudan. Come vedete Compagni, i rivoluzionari, spesso in circostanze particolarmente difficili, cercano con ogni mezzo di dare scacco alle politiche di distruzione a cui sono sottoposti nelle prigioni nemiche. Tuttavia, il risultato di questo confronto, il risultato di questa dura battaglia, dipende sempre dalla mobilitazione solidale delle masse popolari e del fermo impegno delle avanguardie nel campo della lotta in corso.
Nel 1974, la “Conferenza Nazionale Palestinese” ha dichiarato il 17 aprile “Giornata dei Prigionieri Palestinesi”. Questo non era inteso solo a denunciare in quell’occasione la barbarie dell’occupante sionista, non solo a onorare i resistenti prigionieri ricordando alle masse i loro sacrifici e la loro incrollabile volontà di resistere soldatesca sionista. La celebrazione di questa “Giornata dei prigionieri palestinesi” è intesa soprattutto ad affermare forte e chiaro la determinazione a strappare i nostri compagni dalle grinfie dei loro carcerieri criminali. In realtà ripetutamente le avanguardie della lotta rivoluzionaria palestinese hanno assunto questo compito con molto coraggio e abnegazione obbligando il nemico a liberare migliaia di compagni prigionieri senza avere contropartita.
Oggi, Compagni, eccoci qui nuovamente riuniti, anche in Paesi diversi, per celebrare la “Giornata dei prigionieri palestinesi” e soprattutto esprimere la nostra indistruttibile solidarietà verso i/le resistenti nelle prigioni sioniste e la nostra totale fiducia nella determinazione delle avanguardie rivoluzionarie palestinesi e la loro ferma determinazione a fare quanto necessario per strappare i nostri compagni resistenti dalle grinfie dei carcerieri sionisti.
Che mille iniziative di solidarietà fioriscano a favore dei nostri Fiori e Leoncini detenuti nelle prigioni sioniste!
Che mille iniziative di solidarietà fioriscano a favore dei protagonisti delle iniziative per il diritto al ritorno!
Solidarietà, ogni solidarietà ai resistenti nelle prigioni sioniste e nelle celle d’isolamento in Marocco, Turchia, nelle Filippine e altrove nel mondo!
Solidarietà, ogni solidarietà con i compagni rivoluzionari che resistono nelle carceri in Grecia!
Che mille iniziative di solidarietà fioriscano a favore delle masse algerine, sudanesi e yemenite!
Solidarietà, ogni solidarietà per i giovani proletari dei quartieri popolari!
Il capitalismo è solo barbarie, onore a tutti/e coloro che si oppongono nella diversità delle loro espressioni!
Insieme compagni, e solo insieme vinceremo!
A tutti voi, compagni e amici, i miei più caldi saluti rivoluzionari.

Il vostro compagno Georges Abdallah.

Coi prigionieri politici palestinesi
Fino alla vittoria!

Nelle carceri israeliane, da febbraio, centinaia di prigionieri politici palestinesi sono stati attaccati e feriti dalle guardie carcerarie, in segno di rappresaglia seguita a una rivolta scoppiata durante un trasferimento da una sezione all’altra. Uno dei principali attacchi è avvenuto il 31 marzo con l’impiego di proiettili, granate assordanti e gas lacrimogeni. Circa 90 prigionieri sono stati ammanettati e legati alle loro brande la notte intera.
In risposta a queste irruzioni, oltre 400 prigionieri in varie carceri sono entrati in sciopero della fame a partire dall’8 aprile, rivendicando quanto segue:
– fine dell’isolamento;
– fine delle irruzioni nelle celle;
– miglioramento dell’assistenza medica;
– installazione di telefoni pubblici.
In solidarietà con questa lotta il compagno Georges Abdallah, detenuto in Francia nel carcere di Lannemezan, è entrato in sciopero della fame coinvolgendo oltre 20 prigionieri politici, fra cui una dozzina di baschi.
A sostegno di questa lotta si sono sviluppate mobilitazioni con cortei, presidi, meeting in molti Paesi europei e in Medio Oriente, dimostrando che la solidarietà è internazionale e sempre più forte e non lascia soli i prigionieri politici palestinesi.
Dopo 8 giorni di sciopero della fame, i prigionieri hanno sospeso lo sciopero essendo riusciti a raggiungere alcuni dei loro obiettivi e la revoca di misure repressive imposte loro dall’anno scorso.
I prigionieri politici palestinesi vantano una lunga tradizione di lotta, già in passato si sono battuti strenuamente contro le pesanti condizioni detentive imposte nelle carceri israeliane. Una delle lotte più incisive si è sviluppata nel 2017 e ha visto la partecipazione di oltre 1.500 prigionieri. Anche in quell’occasione Georges Abdallah si è unito alla lotta coinvolgendo numerosi prigionieri politici marocchini, baschi, tunisini fra gli altri.
La lotta dei prigionieri politici palestinesi è parte dell’irriducibile resistenza del popolo palestinese contro il sionismo e l’imperialismo.
Ma le politiche repressive contro chi resiste e combatte l’imperialismo sono praticate dagli Stati imperialisti nel mondo intero. Infatti, sono centinaia i rivoluzionari prigionieri detenuti nelle carceri in Italia, Turchia, Grecia, Europa e India, solo per citare alcuni significativi esempi.
La loro resistenza alle dure condizioni carcerarie va sostenuta in quanto rientra nella lotta più generale del proletariato e dei popoli oppressi contro il capitalismo nella sua fase imperialista.

Costruire e sviluppare la solidarietà di classe internazionale!
Chi dimentica i prigionieri della guerra di classe, dimentica la guerra di classe stessa!
Abbattere il capitalismo!

 

Collettivo contro la repressione per un Soccorso Rosso Internazionale (CCRSRI)

Pubblichiamo un breve comunicato dei compagni della Marzolo Occupata:

Questa mattina le minacce dell’Università si sono concretizzate: via Marzolo si è svegliata completamente militarizzata e la Marzolo Occupata è al momento sotto sgombero! Siamo all’incrocio tra via Marzolo e via Jappelli dove un cordone di celere e svariate camionette impediscono a studenti e abitanti di passare. Invitiamo tutte e tutti a raggiungerci qui. Oggi pomeriggio si terrà un’assemblea pubblica in quartiere. A breve aggiornamenti.

CONTRO UNIVERSITA’ E REPRESSIONE

AD OGNI SGOMBERO UNA NUOVA OCCUPAZIONE!

LA MARZOLO RESISTE!

 

Tratto dal sito “325.nostate.net”

Dichiarazione di Lotta Rivoluzionaria: Lambros Foundas è immortale (Grecia)
10 marzo 2019

Il 10 marzo 2010, Lotta Rivoluzionaria era colpita per la prima volta:
Il compagno Lambros Foundas moriva, colpito da un proiettile della polizia durante l’esproprio di un veicolo. Moriva in un momento di preparazione per la lotta rivoluzionaria, il che ha costituito la continuazione dell’azione dell’organizzazione contro la crisi, il capitalismo e lo Stato, contro le politiche del sistema varate da Commissione Europea, Banca Centrale e FMI in quegli stessi giorni. Era un’azione d’opposizione agli oneri dei contratti di prestito (memorandum) che due mesi dopo la morte di Lambros furono imposti dal potere economico e politico sovranazionale. Era un’azione in risposta all’estorsione fascista inflitta dal potere politico ed economico greco: “memorandum o distruzione”. Era una risposta al dilemma “salvataggio del sistema o salvaguardia della maggioranza sociale”.
A questo dilemma il nostro compagno Lambros Foundas e tutta Lotta Rivoluzionaria avevano già risposto: l’unica soluzione alla crisi è la Rivoluzione Sociale.
Siamo rimasti Lotta Rivoluzionaria, malgrado i colpi della repressione e nell’aprile 2014 la nostra organizzazione ha compiuto il maggiore attentato dinamitardo contro la Banca di Grecia e il FMI – due delle tre istituzioni che costituenti la Troika. È stato un attacco ai meccanismi intesi a imporre le politiche sociali genocide per la sopravvivenza del capitale, alla dittatura dei mercati, alla giunta del sistema rappresentativo. È stato un attacco diretto contro i meccanismi d’occupazione della società.
Tale attacco ha rappresentato pure la continuazione dell’azione di Lambros Foundas, contro la sconfitta, l’abbandono della lotta rivoluzionaria, la rassegnazione, la morte sociale. Era contro tutte queste forze intese a seppellire l’azione ribelle armata. Volevano e speravano che il 10 marzo 2010, con la morte del compagno Lambros Foundas nelle strade di Dafni, Lotta Rivoluzionaria avesse esalato l’ultimo respiro. Esigevano repressione per il trionfo.
Grazie alla nostra ostinazione, alla nostra fede non allettante nella Rivoluzione, alla caparbietà di Lotta Rivoluzionaria nel resistere ai colpi della repressione, siamo stati condannati all’ergastolo. È nostro dovere non fare che la sconfitta spenga la fiamma della Rivoluzione Sociale. È nostro dovere non lasciare che la sconfitta seppellisca il nostro compagno Lambros Foundas e distorca la lotta per cui ha dato la sua vita.
Oggi, a 9 anni dalla morte del nostro compagno, la sua lotta chiede rivendicazione. La sua lotta è la nostra lotta per sovvertire la moderna tirannia, per la Rivoluzione Sociale. È la lotta per una società con eguaglianza economica e una politica di libertà per tutti.
LA LOTTA PER LA RIVOLUZIONE SOCIALE RIMANE VIVA
IL RIVOLUZIONARIO LAMBROS FOUNDAS E’ IMMORTALE
Pola Roupa – Nikos Maziotis
membri di Lotta Rivoluzionaria

Dichiarazione pubblicata il 14/3/2019

Articolo tratto dal sito “325.nostate.net”

Berlino: manifestazione e raduno internazionalisti per la Giornata dei prigionieri politici
Sabato 16 marzo 2019, manifestazione ore 15, Hermannplatz.
Lunedì 18 marzo 2019, ore 16 (concentramento), davanti al ministero della Giustizia, Mohrenstr. 37, in centro
Solidarietà a tutti i prigionieri politici e rivoluzionari!
DEVRIMCI TUTSAKLARA OEZGUERLUEK!
In occasione del 18 Marzo come “Giorno della Comune di Parigi” e “Giornata dei prigionieri politici” chiamiamo alla solidarietà verso i prigioni politici e rivoluzionari nel mondo. Molti di loro sono detenuti da decenni, per aver condotto una lotta organizzata contro sfruttamento, oppressione, occupazione e guerre imperialiste.
Attivisti/e sono sottoposti a processi politici e alcuni sono condannati a pene di lunga durata, costretti in esilio o alla fuga da dove sono nuovamente perseguiti, accusati e imprigionati. Persone che giungono in Europa e RFT sono detenute per anni in base a leggi antiterrorismo, ad esempio in RFT secondo l’art. 129b del codice penale. Quindi in RFT sono imprigionate dozzine di rivoluzionari/e di Turchia e Kurdistan. I prigionieri dei nostri movimenti non devono essere dimenticati.
Solidarietà da Berlino in Francia per Georges Ibrahim Abdallah, negli USA per Mumia Abu-Jamal, Leonard Peltier e i 5 di Terra Santa, nella Palestina occupata per Ahmad Sa’adat, Khalida Jarrar e Marwan Barghouti detenuti nelle prigioni israeliane, ad Amburgo per Musa Asoglu, in Turchia per Abdullah Ocalan e le altre decine di migliaia di prigionieri politici nelle carceri turche, fra cui anche parecchi membri HDP, all’Iran per Ismail Bakhshi. Da non dimenticare poi i prigionieri delle lotte di liberazione armate in Europa, da decenni in carcere.
Spinte all’esilio o alla fuga, le persone vivono in Europa e RFT in campi di massa e sono minacciate ripetutamente di detenzione prima di essere espulse o di espulsione. Le proteste contro il G20 sono state caratterizzate dalla violenza delle polizia e dalla repressione. Il perseguimento politico e la lotta contro i movimenti rivoluzionari vedono coordinamento ed esecuzione a livello internazionale. Contrastare questa caccia all’uomo, contro la criminalizzazione e detenzione di rivoluzionari/e, deve essere un obiettivo del nostro lavoro il 18 Marzo di quest’anno.
Ci unisce la nostra resistenza al perseguimento politico, alla repressione dello Stato e al carcere così come la lotta per la libertà dei/delle compagni/e nostri. Il nemico attacca tutto quanto si contrappone al suo sistema e perciò siamo costretti ad affrontare questa repressione e continuare ad opporci.
Malgrado differenze e dispute ideologiche ci unisce la questione della repressione statale e del carcere.
In questa Giornata, vogliamo portare in piazza questa unità come fronte internazionalista unito per i prigionieri. La solidarietà è un’arma indispensabile per le lotte politiche e sociali internazionali.
Quindi, diversi gruppi con i propri appelli, ma dietro a una stessa parola d’ordine, chiamano a mobilitarsi per assumersi i molteplici temi e le richieste.
Uniti, fianco a fianco in solidarietà con i prigionieri politici.

 

 

Dal sito http://www.secoursrouge.org.

25 febbraio 2019

E’ con grande piacere che stamattina abbiamo incontrato ad Atene Pola Roupa e Nikos Maziotis, il/la combattente dell’organizzazione “Lotta Rivoluzionaria”, prigionieri. Due Segretari del Soccorso Rosso Internazionale hanno testimoniato, davanti alla corte in difesa di “Lotta Rivoluzionaria”, la legittimità del suo progetto strategico-militare e i mezzi che l’organizzazione si è data per attuare i suoi obiettivi. I/le nostri/e delegati/e hanno sottolineato che la rivoluzione non era un’utopia, essendo già una realtà in Rojava. Alla domanda del giudice “Quando finirà la violenza?”, il nostro delegato ha replicato “Quando cesserà la vostra violenza?”.

26 febbraio 2019

La delegazione SRI ad Atene era pure presente questa mattina a un altro processo riguardante Nikos Maziotis e Pola Roupa, membri dell’organizzazione “Lotta Rivoluzionaria”. Processo relativo alla tentata evasione tramite elicottero orchestrata da Pola Roupa il 21 febbraio 2016 destinata a liberare Nikos Maziotis e altri prigionieri politici, ma anche a due rapine in banca. Otto persone sono sul banco degli imputati: Pola Roupa, Nikos Maziotis, Konstantina Athanasopoulos, Christos et Gerasimos Tsakalos, Olga Ekonomidou, Giorgos Polidoros et Haralambidis.

 

 

 

Un testo diffuso a Trento in solidarietà con i compagni arrestati

IL  CUORE OLTRE LE SBARRE

In attesa di un’analisi più approfondita, poche parole.
Un’altra “associazione sovversiva con finalità di terrorismo ” (art. 270 bis) più una sfilza di reati contestati (dall’interruzione di pubblico servizio al danneggiamento, dal sabotaggio di apparecchi telematici all’“attentato con finalità di terrorismo ”, dall’incendio al trasporto di materiale esplodente). 50 perquisizioni, 150 tra poliziotti e carabinieri mobilitati, intere strade bloccate, irruzione nelle case di agenti col passamontagna e il giubbotto antiproiettile. E, soprattutto, 7 compagni arrestati. Un’operazione in pompa magna – condotta sia dalla Digos che dal Ros -, con tanto di conferenza stampa dell’“Antiterrorismo” a Roma. E il consueto linciaggio mediatico.
Nessuna sorpresa. Non solo perché è l’ennesima inchiesta per 270 bis, ma anche perché “fermare gli anarchici” era da settimane il ritornello preferito di questore, prefetto, magistrati, politici e giornalisti.
Qual è il problema per i custodi armati e togati di questo splendido ordine sociale?
Nel placido Trentino-Alto Adige, c’è una presenza anarchica trentennale. Compagne e compagni sono sempre stati presenti in ogni lotta, grande e piccola, contro lo sfruttamento, contro la devastazione del territorio, contro il razzismo di Stato. A fianco delle lotte e dei conflitti di piazza, non è mai mancata l’azione diretta notturna (nelle carte della Procura si elenca, dal 2014 ad oggi, una settantina di attacchi piccoli o grandi contro banche, caserme, ripetitori, mezzi militari, tribunali, sedi di partito). Come fare, dunque, perché la pace sociale continui a regnare sia di giorno che di notte? La ricetta è sempre quella: attribuire ad alcuni anarchici qualche azione (6 su 70…) e sostenere che tutto – dalla scritta sul muro all’attacco incendiario – è pianificato da una fantomatica associazione sovversiva con tanto di ruoli (il leader ideologico, il responsabile del settore logistico, l’incaricata di mantenere i contatti con gli avvocati ecc.), per provare a distribuire così anni di carcere. Più in generale, far fuori i rompiscatole per passare con lo schiacciasassi su ciò che resta delle libertà. Il primo passo è isolare. Per questo le case dei compagni diventano “covi”, l’attitudine testarda di non farsi spiare viene presentata come “qualcosa che ricorda la mafia”, e via dicendo. “Facevano tanto i gentili e i solidali, ma intanto preparavano attentati. Prendete le distanze”.
Come al solito, si tratta di fare tutto il contrario. Continuare le lotte. Non lasciare soli i compagni. Difendere pubblicamente le azioni di cui sono accusati. Rilanciare la solidarietà contro un attacco che vuole anche stritolare rapporti ed affetti.
Non abbiamo risposte semplici. Ma alcune buone domande. Si può cambiare questo stato di cose senza lottare? Si può lottare senza rischiare? Le condizioni per cui valga la pena rischiare matureranno mai da sole? Intanto, che facciamo?
Da più parti si strilla al fascismo per le politiche di Salvini. E poi? Si inorridisce per un botto alla sede della Lega? Avanti. Che ognuno ci metta del suo, perché qualcuno non debba metterci tutto.

Terrorista è lo Stato!
Agnese, Sasha, Poza, Stecco, Nico, Giulio e Rupert liberi subito!

 

Informazioni sul Fronte Palestina

Per sviluppare un lavoro di classe nel sostegno alla lotta di liberazione della Palestina e degli altri popoli oppressi e aggrediti dall'imperialismo, oltre alle sterili e dannose concezioni del pacifismo e dell'equidistanza tra aggressori e aggrediti che hanno in gran parte contribuito ad affossare il movimento contro la guerra nel nostro paese negli ultimi anni, si è deciso di fondare l'organismo nazionale Fronte Palestina.

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