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Jenin, il nuovo massacro di palestinesi e il solito copione dei nostri media

Ogni mattina a Jenin…

Non parliamo dello splendido romanzo storico di Susan  Abulhawa che porta – non a caso –  questo titolo. Parliamo dell’ennesima strage israeliana nel campo profughi di Jenin. Il luogo che 21 anni fa, nel  2002, patì l’operazione criminale israeliana denominata “scudo difensivo” iniziata con l’assedio, il taglio di elettricità, acqua e cibo e quindi l’invasione con oltre 150 tanks via terra, più elicotteri e F-16 per via aerea, su un campo profughi di meno di un chilometro quadrato, chiudendo ogni accesso alla Croce Rossa, alla Mezzaluna Rossa, ai giornalisti e a chiunque potesse testimoniare il massacro che “l’esercito più morale del mondo” stava commettendo nel campo in cui erano presenti membri della resistenza contro l’occupazione. Occupazione illegale, tanto per precisare.

AL FIANCO DI BILAL E DELLA RESISTENZA PALESTINESE!

Alle 3:30 di mattina del 17 gennaio le forze di occupazione israeliane, dopo essere entrate di forza nella sua casa all’interno del Campo profughi di Aida di Betlemme, hanno arrestato il compagno Bilal Jado.

Un appello dalla Palestina: agire per la libertà di Ahmad Sa'adat e dei prigionieri palestinesi

Invitiamo tutti solidali con la Palestina a leggere la seguente dichiarazione, pubblicata per la prima volta in arabo dall'Handala Center for Prisoners and Ex Prisoners, e ad unirsi alla rete internazionale Samidoun per costruire una mobilitazione dal 14 al 24 gennaio 2023 a sostegno di Ahmad Sa'adat e tutti i prigionieri palestinesi.

Sa'adat ha trasformato il suo processo in un processo contro l'occupazione.  Il 25 dicembre 2008 il Segretario generale del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, leader rivoluzionario Ahmad Sa'adat, si è alzato per processare l'occupante e trasformare il suo falso processo in un processo contro l'occupazione, durante il quale ha rifiutato di coinvolgere o riconoscere la legittimità dell'entità sionista e dei suoi tribunali. Ha boicottato i tribunali militari e ha sottolineato la scelta del popolo palestinese di continuare la sua resistenza con tutte le sue forze, affrontando l'entità sionista e trasformando la prigione in una nuova arena di lotta e di confronto contro l'occupante.

La strumentalità del reato di “odio” contro Chef Rubio

Chef Rubio, denunciato come “odiatore”,  ha replicato prontamente alla denuncia presentata dai legali della senatrice Liliana Segre, anche se per ora non ha ricevuto nessuna comunicazione ufficiale.

“Chiedere a Liliana Segre di denunciare i crimini della colonia d’insediamento israeliana e dell’esercito nazista che da 74 anni porta avanti la pulizia etnica del popolo nativo palestinese (semita) sarebbe incitare all’odio? I silenzi di parte sono odio, non chi resiste”. Una risposta nello stile diretto e ruvido a cui Chef Rubio ci ha abituato.

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Informazioni sul Fronte Palestina

Per sviluppare un lavoro di classe nel sostegno alla lotta di liberazione della Palestina e degli altri popoli oppressi e aggrediti dall'imperialismo, oltre alle sterili e dannose concezioni del pacifismo e dell'equidistanza tra aggressori e aggrediti che hanno in gran parte contribuito ad affossare il movimento contro la guerra nel nostro paese negli ultimi anni, si è deciso di fondare l'organismo nazionale Fronte Palestina.

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