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Striscia di Gaza: bombardamento israeliano uccide comandante militare della Jihad islamica, altre 4 vittime e decine di feriti

Nelle prime ore del mattino di martedì 12 novembre l’aviazione sionista ha attaccato bombardando la parte orientale della striscia di Gaza, uccidendo un leader delle Brigate Quds, il comandante Bahaa Abul Ata dell’ala militare della Jihad islamica, altri quattro palestinesi e ferendone a decine.

L’ala armata del movimento del Jihad ha affermato che Abul Ata, 42 anni, è stato ucciso in un “tentativo di assassinio codardo a al-Shujaiah”. Il comunicato ha annunciato la massima allerta in tutti i suoi ranghi e ha promesso una “rappresaglia sconvolgente”, sottolineando che “il criminale nemico pagherà per la responsabilità delle sue aggressioni”.

Le forze di occupazione israeliane arrestano Khalida Jarrar, sinistra palestinese, parlamentare femminista

Nelle prime ore del mattino di giovedì 31 ottobre, le forze di occupazione israeliane, con oltre 70 soldati e 12 veicoli militari armati, hanno fatto irruzione nella casa a Ramallah di Khalida Jarra, leader della sinistra palestinese, femminista e parlamentare di fama internazionale, sequestrando la compagna dalla sua abitazione.

L'arresto arriva appena 8 mesi di distanza che la Jarrar era stata rilasciata dopo una detenzione amministrativa durate oltre 20 mesi.

Gli ordini di detenzione amministrativa, che prevede l’arresto senza né accuse né condanne, possono essere emessi per un massimo di sei mesi alla volta e sono rinnovabili indefinitamente. Palestinesi come la Jarrar hanno trascorso anni della loro vita in prigione con questa forma illegale di detenzione.

All'interno delle carceri sioniste la Jarrar ha svolto un ruolo di primo piano nel sostenere l'educazione delle ragazze minori detenute, organizzando lezioni sui diritti umani e preparando le allieve per gli esami obbligatori delle scuole superiori, considerando che l'autorità carceraria nega alle ragazze un insegnante.

Un “attacco” contro i mezzi di comunicazione: il blocco di siti web da parte dell’Autorità Nazionale Palestinese suscita indignazione

Giornalisti e difensori dei diritti umani affermano che la rivolta popolare libanese ha spinto l’Autorità Nazionale Palestinese a soffocare la libertà d’espressione.

In seguito a una richiesta del procuratore generale l’Autorità Nazionale Palestinese ha bloccato 59 siti e pagine palestinesi d’informazione sulle reti sociali, una decisione che, secondo i giornalisti e i militanti della società civile, intende soffocare il dissenso e le critiche nei confronti del governo dell’Autorità Nazionale Palestinese (ANP).

20 arresti mentre un gruppo di attivisti innalza la bandiera palestinese in un insediamento

Oltre cento attivisti palestinesi e internazionali sono entrati in un insediamento israeliano illegale e hanno alzato la bandiera palestinese sabato 26 ottobre. Coloni e forze di occupazione israeliane hanno risposto violentemente alla protesta pacifica, sparando gas lacrimogeni e granate e arrestando almeno 20 persone, tra cui nove internazionali e sette giornalisti. Un attivista dell’International Solidarity Movement (ISM) ha subito il sequestro di passaporto e visto israeliano da parte dei soldati.

L’avamposto degli insediamenti illegali al centro della protesta degli attivisti si trova vicino a Khirbet Tell El-Himma, a nord della Valle del Giordano ed è considerato illegale dalla legge israeliana da quando è stato costruito dopo gli Accordi di Oslo nel 1993.

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Informazioni sul Fronte Palestina

Per sviluppare un lavoro di classe nel sostegno alla lotta di liberazione della Palestina e degli altri popoli oppressi e aggrediti dall'imperialismo, oltre alle sterili e dannose concezioni del pacifismo e dell'equidistanza tra aggressori e aggrediti che hanno in gran parte contribuito ad affossare il movimento contro la guerra nel nostro paese negli ultimi anni, si è deciso di fondare l'organismo nazionale Fronte Palestina.

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