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Israele punisce 8 detenuti palestinesi in sciopero della fame confinandoli in isolamento

Ramallah – Israele ha posto in isolamento nel carcere di ‘Ofer 8 detenuti palestinesi: Ra’ed as-Sa’egh, Muhtasab al-‘Asa, Ayman az-Zi’aqiq, Hasan Lafi, Mohammed Shahin, Ahmed al-‘Auiui, Na’el al-Halbi, Firas al-Bargouthi.

Erano in sciopero della fame da due giorni in solidarietà con Khader ‘Adnan, leader del Jihad Islamico da lungo tempo in sicopero e oggi in un ospedale israeliano. Il ministro per gli Affari dei Prigionieri palestinese ha commentato questa mattina: “Israele lo sta condannando a una morte lenta”.

Per il rispetto dei Diritti Umani e per un trattamento dignitoso delle loro vite, anche circa 700 palestinesi detenuti nel carcere israeliano di Ramon avevano proclamato ieri lo sciopero della fame.

Perché Israele arresta un ex detenuto rilasciato nell’accordo di scambio?

Al-Khalil (Hebron) –  Era stato catturato una settimana fa e oggi il tribunale militare di ‘Ofer (Ramallah) decide che Ayman Isma’il Sharawnah, ex detenuto palestinese di Doura (al-Khalil/Hebron), rilasciato ad ottobre scorso nella prima fase dell’accordo di scambio dei prigionieri tra Hamas e Israele, è un detenuto amministrativo (detenzione senz’accusa, e prorogabile ad oltranza, ndr).

La legge Shalit chiedeva di arrestare nuovamente di Sharawnah e per fargli scontare quanto restava della sua pena, 18 anni di prigione.

Perché Israele ha arrestato un ex detenuto incluso nell’accordo di scambio?

M.O.: critica Olp su Facebook, giornalista arrestata da sicurezza Anp

Gli agenti di sicurezza dell'Autorita' nazionale palestinese (Anp) hanno arrestato una giornalista, Rami Samara, dell'agenzia di stampa Wafa dopo che aveva espresso critiche nei confronti dei funzionari dell'Olp (l'Organizzazione per la liberazione della Palestina). E' quanto denuncia il gruppo palestinese per i diritti dei giornalisti Mada. Il suo arresto, al quale è seguito il rilascio alcune ore dopo, è avvenuto dopo che la reporter aveva postato su Facebook alcune considerazioni critiche riguardo al recente vertice della commissione esecutiva dell'Olp e ai recenti colloqui ad Amman con i negoziatori palestnesi.

''Mi hanno interrogata per circa tre ore e mi hanno chiesto di firmare una dichiarazione per il mio rilascio, ma mi sono rifiutata perché c'erano scritte delle affermazioni che non avevo detto'', ha spiegato Samara. ''Mi hanno portato nella sede dell'intelligence a Ramallah, dove sono state interrogata per oltre un'ora prima di essere stata rilasciata in seguito all'intervento dei miei colleghi che avevano organizzato un sit-in di solidarieta'", ha aggiunto.

Il gruppo Mada ha fortemente condannato l'arresto, così come ''il trattamento dei giornalisti che esprimono apertamente i loro punti di vista''.

Un video reportage delle Nazioni Unite che documenta il razzismo in Israele

Durante la giornata in memoria dell'Olocausto del 2011, il presidente israeliano Shimon Peres ha definito Israele il paese più "anti-razzista" nel mondo. Ma uno sguardo sulla xenofobia che sta dilagando e crescendo nella società israeliana, comune ai cittadini e ai politici - mostra un'immagine molto diversa.

Una marcia razzista nel Sud di Tel Aviv nell'inverno del 2011. Sul lato più a sinistra c'è il membro della Knesset Michael Ben Ari. Sui cartelli le scritte "Onorevole sindaco della città di Khartum [la capitale del Sudan del Nord]: Ron Huldai [sindaco di Tel Aviv]" e "I diritti umani non a nostre spese" (Foto: Mya Guarnieri)

Il giornalista David Sheen ha realizzato il nuovo video-reportage del Comitato delle Nazioni Unite sull'eliminazione della discriminazione razziale per conto del Centro per lo Sviluppo dei Rifugiati Africani. Il video documenta dettagliatamente  lo stato di discriminazione nei confronti dei profughi africani e gli incitamenti razzisti di politici e rabbini contro i richiedenti asilo africani. Il video include anche interviste agli israeliani che si oppongono alla presenza di africani nel loro paese.

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Informazioni sul Fronte Palestina

Per sviluppare un lavoro di classe nel sostegno alla lotta di liberazione della Palestina e degli altri popoli oppressi e aggrediti dall'imperialismo, oltre alle sterili e dannose concezioni del pacifismo e dell'equidistanza tra aggressori e aggrediti che hanno in gran parte contribuito ad affossare il movimento contro la guerra nel nostro paese negli ultimi anni, si è deciso di fondare l'organismo nazionale Fronte Palestina.

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