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Riarrestato palestinese scambiato con Ghilad Shalit

Iman Salam, 36 anni, e' stato arrestato dai soldati israeliani nel suo villaggio, Dura (Hebron), in Cisgiordania. Era stato liberato ad ottobre assieme ad altre centinaia di detenuti politici palestinesi.

MICHELE GIORGIO

www.nena-news.com

Cronache da Gaza

Questa mattina si è tenuta una nuova udienza del processo per il rapimento e l'uccisione di Vittorio.

Poche persone presenti in aula. In gabbia erano presenti tre imputati (Tamer Hasasnah, Mahmoud Salfiti, Khader Jram), ancora una volta assente il quarto imputato, Amer Abu Ghoula, a piede libero perché accusato di reati minori.
L'udienza è durata pochi minuti. I testimoni della difesa ancora una volta non si sono presentati, ed il processo è stato rinviato al 13 febbraio 2012.

Dopo l'udienza abbiamo avuto un incontro con il capo della procura miltare, nello stesso edificio del tribunale militare.

Abbiamo espresso tutte le nostre perplessità sullo svolgimento del processo, facendo presente la manzanza dei testimoni, ed il fatto che spesso i documenti presentati al processo non sono resi noti alla difesa, motivi per cui il processo viene continuamente rinviato.

Israele e la libertà di ricerca: studente palestinese arrestato. La sua tesi lede la sicurezza

Nablus - Le forze d’occupazione israeliane hanno arrestato uno studente universitario palestinese in Cisgiordania, al termine degli studi. Il pretesto adottato da Israele per giustificare l’arresto è stato che l’oggetto di ricerca prescelto dallo studente “mette a repentaglio la sicurezza di Israele”.

Tadamon International, Fondazione per i Diritti Umani, ha reso noto il caso di Majid Taqatqah, 20enne, studente di ingegneria all’Università Khudouri a Tulkarem (Cisgiordania Nord). Majid aveva progettato un modello di aereo senza pilota per la realizzazione del quale aveva svolto una ricerca approfondita sul Web.

Arrestato lo scorso 4 gennaio, Majd è stato rilasciato due giorni fa a condizione che cambi l’oggetto di ricerca.

Fonte: InfoPal

 

Demolite sei case della comunità beduina Jahalin. Foto e testimonianze

30 gennaio 2012

Carissimi amici di Vento di Terra, pubblichiamo su questa pagina il racconto e le foto di Federica Battistelli, capo progetto di Vento di Terra ONG in Palestina. Alcuni giorni fa diverse famiglie della comunità Jahalin  hanno perso la loro casa. Fra di loro ci sono alcuni bambini che frequentano le attività extrascolastiche che Vento di Terra Promuove grazie al progetto La Tenda del Gioco.

La notte del 23 gennaio scorso l’esercito israeliano ha demolito un centro di aggregazione e sette abitazioni palestinesi, sei delle quali appartenenti all’accampamento della comunità Jahalin di Anata, a 4 km a nord-est da Gerusalemme. La comunità di Anata è una delle tre comunità dove lo staff locale di Vento di Terra opera – nell’ambito del progetto La Tenda del Gioco – fornendo servizi di tipo educativo e socio-ricreativo rivolti ai minori Jahalin.

Anata si trova in Cisgiordania (uno dei Territori Occupati Palestinesi). Nel 1993, a seguito degli Accordi di Oslo, il perimetro sud del villaggio venne dichiarato Area C, ovvero territorio di “provvisoria” pertinenza amministrativa e militare dell’esercito israeliano. In “Area C” dagli anni ’90 ad oggi sono state realizzate numerose demolizioni di edifici, alcuni dei quali appartenenti ai beduini.

Secondo quanto riportato da alcuni attivisti per i diritti umani che erano presenti sul posto e dalle stesse famiglie sfollate, l’esercito è arrivato sul luogo con un bulldozer nel cuore della notte e 52 persone, di cui 29 bambini, sono stati costretti con la forza ad abbandonare le loro case che sono state poi completamente demolite dai mezzi. Le famiglie hanno fatto appena in tempo a rimuovere alcuni arredi presenti dentro le case, come letti, stoviglie e piccole suppellettili ma la maggior parte dei loro averi sono stati distrutti dai cingoli dei bulldozer.

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Informazioni sul Fronte Palestina

Per sviluppare un lavoro di classe nel sostegno alla lotta di liberazione della Palestina e degli altri popoli oppressi e aggrediti dall'imperialismo, oltre alle sterili e dannose concezioni del pacifismo e dell'equidistanza tra aggressori e aggrediti che hanno in gran parte contribuito ad affossare il movimento contro la guerra nel nostro paese negli ultimi anni, si è deciso di fondare l'organismo nazionale Fronte Palestina.

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