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Israele minaccia chi protesta contro il Giro d’Italia

La polizia israeliana sta chiamando gli attivisti palestinesi in Israele e li sta minacciando se dovessero protestare contro la prima fase della corsa ciclistica “Giro d’Italia” iniziata venerdì a Gerusalemme. Le minacce sono state rivelate dal “PACBI” – la campagna palestinese per il boicottaggio accademico e culturale di Israele – che ha twittato: “Gli attivisti riterranno il “Giro d’Italia” responsabile nel caso in cui dovesse loro succedere qualcosa.”

Le autorità israeliane si sono vantate del loro apparato difensivo, creato in decenni di occupazione militare e altre restrizioni sui palestinesi, schierato per preservare la corsa dalle proteste. Da quando la corsa è iniziata, il PACBI sta sollecitando ad usare gli hashtags “#ShameOnGiro” e “#Giro10” per esprimere la propria opposizione al modo in cui il Giro d’Italia sta “nascondendo o coprendo, grazie allo sport, i continui crimini di guerra di Israele, compresa l’uccisione deliberata di pacifici manifestanti palestinesi a Gaza, a pochi chilometri di distanza dalla corsa.”

Giro d’Italia: il ciclista palestinese ferito a Gaza ‘disgustato’ dalla gara a tappe in Israele

Alaa Al-Dali, che ha perso una gamba dopo essere stato colpito mentre protestava vicino alla barriera di confine di Gaza, afferma che la gara a tappe a Gerusalemme è un incoraggiamento agli abusi israeliani.

Alaa Al-Dali, che ha perso una gamba dopo essere stato colpito mentre protestava vicino alla barriera di confine di Gaza, afferma che la gara a tappe a Gerusalemme è un incoraggiamento agli abusi israeliani.

Un ciclista palestinese, che ha perso una gamba dopo che un cecchino israeliano gli ha sparato mentre manifestava vicino alla barriera di confine di Gaza, ha accusato gli organizzatori e i corridori del Giro d’Italia di incoraggiare la violenza israeliana accettando che la gara si disputi nel Paese. Alaa al-Dali ha subito otto operazioni ed alla fine gli è stata amputata una gamba dopo essere stato colpito mentre partecipava alle proteste della “Grande Marcia per il Ritorno” il 30 marzo.

In memoria di Alfredo Tradardi. Voce etica ed eretica del nostro tempo

Ciao Alfredo.

Ci siamo conosciuti perché sono stato un bersaglio della tua celebre verve polemica. È stato durante la campagna per il diritto allo studio e alla libertà accademica dei palestinesi, lanciata nel 2010, che secondo te avrebbe distolto l’attenzione dal tema centrale del boicottaggio delle università israeliane. Avevi capito fin da subito che la campagna di boicottaggio disinvestimento e sanzioni (BDS) sarebbe stata un’arma formidabile per il movimento di co-resistenza, come dicevi, alla Palestina, ed eri stato uno dei primi a raccogliere l’appello palestinese al boicottaggio.

Ibrahim Nasrallah ha vinto il Premio internazionale per la letteratura araba 2018

Lo scorso 24 aprile, ad Abu Dhabi, lo scrittore giordano-palestinese Ibrahim Nasrallah ha vinto il Premio internazionale per la letteratura araba 2018 con il romanzo La seconda guerra del cane/حرب الكلب الثانية (Arabic Scientific Publisher, Beirut).

Il libro è ambientato in un futuro distopico in una città senza nome, dove a dominare sono dei governanti senza scrupoli che sottomettono la popolazione affinchè non si ribelli nuovamente dopo la cosiddetta “prima guerra del cane”, che ha distrutto il mondo e lo ha lasciato in uno stato di profonda devastazione fisica e morale. Il protagonista del libro è Rashed, membro di una milizia ribelle, che un giorno viene arrestato dal regime e torturato. Quando esce è un uomo nuovo, un uomo del regime che, dopo una serie di vicende che coinvolgono lui e il suo replicante che nel frattempo è stato creato, innesca la seconda guerra del cane.

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