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Mettere sotto i riflettori i collegamenti della London University con la macchina da guerra Israeliana

Gli studenti della London School of Economics (LSE) hanno criticato la partecipazione della loro università ad un progetto finanziato dall'Unione europea di ricerca comune che coinvolge una università israeliana che ha sviluppato bulldozer telecomandati utilizzati per distruggere illegalmente le case dei palestinesi.

Soprannominato PICK-ME ("incentivi per la creazione di conoscenza: metodi e prove"), il progetto ha un budget di 2,4 milioni di euro e durerà dal 2011 al 2014. Si collega a università e istituti di ricerca provenienti da Germania, Francia, Italia, Paesi Bassi e Polonia con l'Istituto Israeliano di Tecnologia di Haifa, noto come il Technion. Più di due terzi del finanziamento del progetto derivano direttamente dal programma pluriennale di ricerca scientifica dell'Unione Europea.

C’è il Mossad dietro gli omicidi degli scienziati iraniani

Funzionari statunitensi confermano al New York Times la responsabilità israeliana negli assassini degli scienziati impegnati nel programma nucleare iraniano. La divergenza tra Usa e Israele sui tempi e i modi dell’attacco all’Iran rischia di far volare parecchia immondizia.

Dietro gli omicidi di almeno cinque scienziati nucleari iraniani c'è il Mossad, il servizio segreto israeliano, che ha finanziato, addestrato e armato un gruppo iraniano, i Mujaheddin del Popolo, che ha poi materialmente eseguito le uccisioni. E’ quanto hanno confidato funzionari americani, confermando così di fatto le accuse di Teheran. Parlando con la Nbc News, e chiedendo di mantenere l'anonimato, i funzionari hanno anche precisato che l'amministrazione Obama è al corrente della campagna di omicidi ma non ne è in alcun modo coinvolta, mentre il governo iraniano accusa degli omicidi anche la Cia e i servizi segreti britannici. I Mujaheddin del Popolo sono nella “lista nera” degli Usa sin dal 1997 in quanto ritenuti una organizzazione terroristica, accusata di essere responsabile della morte di sei militari americani negli anni '70 e di aver sostenuto anche la presa dell'ambasciata degli Stati Uniti a Teheran, prima di rompere con il regime degli ayatollah nel 1980.

Il tribunale israeliano dimostra disprezzo per la vita del prigioniero Khader Adnan

L'associazione Addameer, che si batte per il sostegno ai prigionieri e per i diritti umani, ribadisce la sua preoccupazione per la vita di Khader Adnan, che non ha ricevuto nessuna decisione in merito al suo ricorso contro l'ordine di detenzione amministrativa impostogli. Giunto al 54° giorno di sciopero della fame, la salute di Khader è ormai critica, e il prolungato digiuno probabilmente avrà conseguenze irreversibili, ma soprattutto potrebbe portarlo ad un collasso fatale in qualsiasi momento. Khader ha però dichiarato che rimarrà in sciopero della fame fino a quando non verrà rilasciato.

Israele lo tiene in detenzione amministrativa senza alcuna accusa, ed egli è da 54 giorni in sciopero della fame per protestare contro il trattamento disumano di Israele nei confronti dei prigionieri politici palestinesi.

ATTACCO A SCUOLA ARABO-EBRAICA CHE SPIEGA NAKBA

All'istituto Hand in Hand di Gerusalemme studiano insieme centinaia di ragazzi palestinesi ed ebrei. Estremisti israeliani hanno lasciato all'interno della scuola la scritta "Morte agli arabi". La radio dei coloni "scandalizzata" perche' vi si insegna la "catastrofe" palestinese
 

Gerusalemme, 10 febbraio 2012

(nella foto le scritte lasciate dagli estremisti israeliani)

A giugno «Hand in Hand» ospitò, sotto i riflettori delle televisioni di mezzo mondo, una stella della musica mondiale del calibro di Shakira. Tre giorni fa la scuola arabo-ebraica di Gerusalemme, ha ricevuto una «visita» molto meno prestigiosa e sicuramente meno gradita. Attivisti dell’estrema destra israeliana sono entrati nel campo sportivo dell’istituto scolastico e hanno lasciato sui muri una scritta fin troppo eloquente: «Morte agli arabi».

Un’azione compiuta dallo stesso gruppo, legato al movimento dei coloni israeliani, che da mesi marchia luoghi sacri islamici e cristiani in Cisgiordania, Gerusalemme e Galilea, ed edifici pubblici, non solo palestinesi, con slogan razzisti. E’ il «price tag», il prezzo che i palestinesi e i loro amici, devono pagare per il solo fatto di reclamare i loro diritti o quando un avamposto colonico in Cisgiordania viene evacuato (molto di rado) dall’esercito.

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