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15 Marzo "End the Division" - Giornata della riconciliazione

In nome del popolo arabo palestinese, dei martiri, delle vedove, degli orfani e dei familiari di quanti sono morti, delle migliaia di prigionieri nelle carceri israeliane e di tutti i palestinesi della diaspora, chiediamo a tutte le fazioni politiche di unirsi sotto la bandiera della Palestina per una riforma del sistema politico palestinese che si basi sugli interessi e le aspirazioni del popolo palestinese tutto, sia quello che vive in terra di Palestina che i profughi.


TRA FATAH E HAMAS, C'È UNA SINISTRA CHE RESISTE

 

Molto forte negli anni 1970-1980, la sinistra palestinese è stata relegata in secondo piano e non ha saputo approfittare della seconda Intifada per rimettersi in sella. Diventata una forza secondaria sul piano della lotta armata, potrà riacquistare consensi facendo leva sulla “società civile”?

Il primo gennaio 2009 il Fronte di sinistra, composto da FPLP, FDLP E PPP, ha pubblicato una dichiarazione firmata dalle “forze della sinistra palestinese” per “capire come fronteggiare l'aggressione criminale sionista contro il nostro popolo e come resistevi”. Il testo in primo luogo sosteneva il dialogo tra Fatah e Hamas, i cui scontri stavano diventando una minaccia per il popolo palestinese. Il Fronte della sinistra auspicava, sul piano della lotta armata, “la creazione di un coordinamento sul territorio, con un posto di comando unico tra i differenti bracci armati senza eccezioni” per continuare “nella resistenza contro l'aggressore in maniera compatta”. Sul piano politico il Fronte chiedeva la creazione di “comitati popolari nei campi e nei quartieri, nelle città e nei villaggi, che includessero al loro interno tutte le forze politiche, le organizzazioni della società civile e le personalità nazionali che desideravano parteciparvi, in modo che queste strutture fossero in grado di organizzare tutte le forme di solidarietà e di aiuto per chiunque ne avesse bisogno”.

Queste sono le posizioni che ancora oggi identificano la sinistra palestinese nella sua diversità rispetto alle altre forze politiche.


TRA FATAH E HAMAS, C'È UNA SINISTRA CHE RESISTE

 

Molto forte negli anni 1970-1980, la sinistra palestinese è stata relegata in secondo piano e non ha saputo approfittare della seconda Intifada per rimettersi in sella. Diventata una forza secondaria sul piano della lotta armata, potrà riacquistare consensi facendo leva sulla “società civile”?

Il primo gennaio 2009 il Fronte di sinistra, composto da FPLP, FDLP E PPP, ha pubblicato una dichiarazione firmata dalle “forze della sinistra palestinese” per “capire come fronteggiare l'aggressione criminale sionista contro il nostro popolo e come resistevi”. Il testo in primo luogo sosteneva il dialogo tra Fatah e Hamas, i cui scontri stavano diventando una minaccia per il popolo palestinese. Il Fronte della sinistra auspicava, sul piano della lotta armata, “la creazione di un coordinamento sul territorio, con un posto di comando unico tra i differenti bracci armati senza eccezioni” per continuare “nella resistenza contro l'aggressore in maniera compatta”. Sul piano politico il Fronte chiedeva la creazione di “comitati popolari nei campi e nei quartieri, nelle città e nei villaggi, che includessero al loro interno tutte le forze politiche, le organizzazioni della società civile e le personalità nazionali che desideravano parteciparvi, in modo che queste strutture fossero in grado di organizzare tutte le forme di solidarietà e di aiuto per chiunque ne avesse bisogno”.

Queste sono le posizioni che ancora oggi identificano la sinistra palestinese nella sua diversità rispetto alle altre forze politiche.

A proposito del riconoscimento preventivo dello Stato palestinese

A proposito del riconoscimento preventivo dello Stato palestinese, mi limito ad osservare che almeno dalla morte di Arafat in poi, le azioni dell'ANP (Autorità Nazionale Palestinese, alias OLP o Fatah) non sono più solo indotte da Israele, ma piuttosto coordinate con gli organi dello Stato israeliano, vedi ad esempio l'organizzazione e il ruolo della polizia palestinese, e in politica internazionale basti ricordare il caso del rapporto Goldstone. Non vedo perché un'azione politica piuttosto rilevante come quella annunciata non debba essere come altre preventivamente concordata.

I funzionari che guidano l'ANP (OLP-Fatah) non sono affatto persone stupide e sanno benissimo che non potranno disporre, come vorrebbero, di uno Stato palestinese autonomo in accordo con Israele. Allora a che cosa mirano? Si accontentano di uno Stato "temporaneo", come è nei programmi israeliani, o più modestamente di continuare a gestire l'ANP, così com'è, o più realisticamente di “tirare a campare” per qualche anno ancora.

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Informazioni sul Fronte Palestina

Per sviluppare un lavoro di classe nel sostegno alla lotta di liberazione della Palestina e degli altri popoli oppressi e aggrediti dall'imperialismo, oltre alle sterili e dannose concezioni del pacifismo e dell'equidistanza tra aggressori e aggrediti che hanno in gran parte contribuito ad affossare il movimento contro la guerra nel nostro paese negli ultimi anni, si è deciso di fondare l'organismo nazionale Fronte Palestina.

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