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PALESTINESI «TARTASSATI» DA GOVERNI ANP E HAMAS

Non hanno uno Stato ma due governi e in Cisgiordania e a Gaza gli abitanti devono fare i conti con l'aumento di imposte e l'introduzione di balzelli che finiscono per colpire anche i piu' poveri.

Ramallah/Gaza, 20 gennaio 2012, Nena News (nella foto a sinistra il premier di Hamas Ismail Haniyeh, accanto a lui il presidente dell’Anp Abu Mazen) – I palestinesi sono sotto occupazione, non hanno uno Stato e ora devono  fare i conti anche con le “politiche fiscali” dei due governi che controllano Cisgiordania e Gaza. Gli abitanti dei Territori occupati si scoprono «tartassati».

Analisi: la normalizzazione della sinistra israeliana

Mentre il resto del mondo arabo e i palestinesi, per la maggior parte, avrebbero continuato a resistere contro la normalizzazione, la sinistra israeliana l'ha appoggiata negli anni successivi alla firma degli Accordi di Oslo, ed è così nata un'industria basata su programmi “people- to-people".

L'accordo di pace tra Egitto e Israele, che è stato firmato dal presidente egiziano Anwar Sadat e il primo ministro israeliano Menachem Begin nel 1979, simboleggiava una parziale fine al boicottaggio di normalizzazione con Israele. Inutile dire che i palestinesi hanno considerato quest'azione una pugnalata collettiva alla schiena. Gli arabi lo hanno visto come un tradimento ed l'accordo è stato respinto a gran voce in tutta la regione, Egitto compreso. Quando il presidente Sadat è stato assassinato due anni dopo, ha pagato con la vita questo tradimento.

 

Dopo il primo tentativo di Luglio 2011 la comunità internazionale ci riprova, lanciando il “Benvenuti in Palestina 2012”.

Questa nuova missione, così come la prima, ha per obiettivo quello di rivendicare il diritto di entrare in Palestina e di circolarvi liberamente sia per i palestinesi sia per chiunque voglia andare a trovarli, rompendo l’assedio che Israele pratica in Cisgiordania.

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L'8 Dicembre 2011 è nata l'associazione DIMA, il cui obiettivo è quello di realizzare progetti concreti di sostegno alla resistenza della società civile palestinese, con la convinzione che la solidarietà internazionale sia uno strumento essenziale per dare un concreto contributo allo sviluppo della società e delle sue organizzazioni.
Partendo dal presupposto che la collaborazione attiva con i palestinesi sia un elemento irrinunciabile, questo primo progetto  è nato proprio da una proposta arrivata direttamente dalla Striscia di Gaza: la realizzazione di un asilo per bambini a Khan Younis che avrà il nome di Vittorio Arrigoni, attivista e amico che fra i Palestinesi di Gaza ha vissuto e lottato.

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Per sviluppare un lavoro di classe nel sostegno alla lotta di liberazione della Palestina e degli altri popoli oppressi e aggrediti dall'imperialismo, oltre alle sterili e dannose concezioni del pacifismo e dell'equidistanza tra aggressori e aggrediti che hanno in gran parte contribuito ad affossare il movimento contro la guerra nel nostro paese negli ultimi anni, si è deciso di fondare l'organismo nazionale Fronte Palestina.

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