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CISGIORDANIA, VIDEO: FASAYIL, LA STORIA DI YASIN

La dura vita delle comunità beduine della Valle del Giordano raccontata da un pastore del villaggio di Fasyil al-Wasta. Una lotta quotidiana contro le politiche israeliane di confisca delle risorse idriche e di demolizione delle abitazioni palestinesi
 

Al-Jiftlik (Valle del Giordano),
2 febbraio 2012

(nella foto, famiglia beduina a Fasayil al-Wasta) – La terra è arida e deserta nel villaggio di Fasayil. Siamo a meno di venti chilometri a nord di Gerico, nella Valle del Giordano. Il 96% di quest’area è sotto il totale controllo israeliano e la popolazione lotta per la sopravvivenza. Il villaggio è diviso in Fasayil at-Tahta (bassa), Wasta (di mezzo) e Fawqa (alta), in tutto vivono 1100 persone, secondo quanto dichiarato dal Consiglio del villaggio.  La maggior parte degli abitanti è costituita da popolazioni beduine che si sono stanziate in quest’area alla ricerca di acqua e terre per far pascolare le greggi. Tuttavia le politiche israeliane di confisca dei terreni e delle risorse idriche hanno tolto la linfa vitale a questi piccoli villaggi dimenticati della Valle del Giordano e li hanno trasformati in un deserto secco ed arido. A poche centinaia di metri, vicino alla bypass road 90 che collega Gerusalemme a Tiberiade, spiccano le verdi coltivazioni delle colonie israeliane. Un’agricoltura intensiva che sfrutta e sottrae ai palestinesi le risorse idriche dell’area per produrre ortaggi e frutta che poi vengono esportati in Europa. L’unica fonte di sostentamento di questa comunità beduine è la pastorizia e la produzione di formaggio.

Appello degli studenti statunitensi per il boicottaggio di Israele

Cinque professori universitari degli Stati Uniti che hanno recentemente concluso una visita nei territori occupati palestinesi e in Israele stanno facendo un appello ai loro colleghi di tutto il mondo affinché aderiscano alla campagna statunitense di boicottaggio accademico e culturale contro Israele (USACBI).
 

I professori, J. Kehaulani Kauanui, Wesleyan University; Robin D. G. Kelley, University of California di Los Angeles; Bill V. Mullen, Purdue University; Nikihl Pal Singh, New York University, and Neferti Tadiar, Barnard College/Columbia University hanno incontrato studenti palestinesi, lavoratori delle università, cittadini, attivisti e funzionari della West Bank, di Gerusalemme est e di HAifa; hanno inoltre visitato le 5000 persone dell'Aida Camp, campo profughi vicino a Betlemme.

Sayanim. “Agenti dormienti” molto attivi

I sayanim sono ebrei della diaspora che, per "patriottismo", collaborano con il Mossad nell'ambito dello spionaggio o della disinformazione. Costituiscono ugualmente (allo stesso tempo) il tema principale dell'ultimo romanzo dello scrittore franco-marocchino Jacob Cohen.

Il sito belga di inchiesta, Investig'Action, ha intervistato Cohen durante il suo passaggio a Bruxelles su quest’oscura rete d'influenza oltre che sullo stato attuale e l'evoluzione della situazione nel Medio Oriente. L’intervista con Jacob Cohen, è stata realizzata da Aurore Van Opstal e Abdellah Boudami*

 

Chi sono i sayanim?
La parola ebraica sayan, al plurale sayanim, designa un ebreo che ama Israele e che, per « patriottismo », collabora con il Mossad in due settori precisamente: o il settore dello spionaggio o in attività di disinformazione, manipolazione, propaganda. I sayanim sono persone ripartite a tutti i livelli e classi sociali della società, presenti nel governo, in parlamento, nel settore dell'economia e dei media e in effetti, in tutti i diversi tipi di mestiere.

EGITTO: ASSE ESERCITO-FRATELLANZA PESA SU FUTURO

La rivoluzione rimarrà pura retorica finché questo asse non sarà smontato e i militari non saranno tornati nelle loro caserme.
 

Roma, 02 febbraio 2012

In questi giorni chiunque segua i mass-media arabi, sta subendo suo malgrado, una overdose di retorica nazionalista e pseudo-rivoluzionaria da parte dei mass-media egiziani.

Trasmissioni su trasmissioni in cui avvoltoi girano attorno alla rivoluzione egiziana, vi danzano intorno per assalirla e ucciderla una volta per tutte. Come spesso accade con le rivoluzioni, quelli che festeggiano e si riempiono la bocca di retorica, sono gli stessi che non vi hanno preso parte, quelli che la celebrano oggi durante i giorni in cui la repressione uccideva, torturava, faceva scomparire giovani…..erano al caldo sul sofà a guardare la rivoluzione in diretta su Al Jazeera e non di rado “tifando” per la repressione di questi giovani che non innalzavano nemmeno slogan islamici e chiedevano con impertinenza una vera democrazia e più diritti (come i partiti salafiti…..). 

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