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Strumenti di apartheid

...con approvazione ecclesiastica

1 febbraio 2012

Roma, 27 gennaio 2012. Un'altra, pesantissima, irresponsabile e deprecabile firma di sostegno diretto all'apartheid più lungo della storia, è stata apposta, e produrrà nei prossimi anni danni incalcolabili.

Dietro le firme tra Unitalsi, El Al e Keren Kayameth El-Israel  vi è un accordo apparentemente solo economico-turistico; ma la potenza occupante che da decenni distrugge nell'impunità il popolo palestinese, è riuscita a comprare l'appoggio incondizionato della più grande organizzazione cattolica di pellegrinaggi alle sue politiche di oppressione.

Paradossalmente, proprio mentre dalla Chiesa di Terra santa mai come in questi ultimi anni si è alzata forte e chiara la condanna della colonizzazione israeliana, l'accordo prevede che circa 40.000 (quarantamila) malati e anziani delle nostre parrocchie diventino inconsapevolmente sostenitori di “quell'occupazione di Israele nei Territori palestinesi che priva i cristiani della loro dignità e libertà e attende dai cristiani del mondo una più decisa condanna”. (Kairos Palestina, un momento di verità, ed.Terrasanta)

IN PIAZZA TAHRIR CONTRO VIOLENZA PIANIFICATA

EGITTO. Strage di Port Said: in migliaia oggi si riuniranno in Piazza Tahrir contro gli strateghi della tensione che vogliono tenere i militari al potere. La scorsa notte due morti a Suez e scontri al Cairo

Il Cairo, 03 febbraio 2012

Gas lacrimogeni, idranti, pallottole di gomma. Nell’anniversario della «battaglia dei cammelli», in cui gli sgherri del regime di Mubarak a dorso di asini e cammelli cercarono inutilmente di scacciare i manifestanti da Tahrir, ieri il centro del Cairo è stato di nuovo un campo di battaglia. Ambulanze e moto facevano la spola tra la zona degli scontri e gli ospedali trasportano centinaia di feriti. «Dobbiamo vendicare I nostri compagni», gridavano gruppi gli ultras cercando di farsi strada verso il ministero dell’interno con lanci di pietre e bombe molotov. «Morte a Tantawi, morte alla giunta militare».

Dopo il massacro di mercoledì sera, con 77 tifosi dell’Al-Ahly, una delle squadre della capitale, rimasti uccisi e 1000 feriti dopo una partita contro al-Masry, la squadra della città di Port Said, all’imbocco mediterraneo del canale di Suez, è arrivato il giorno della vendetta contro il regime considerato complice nelle violenze. Gruppi di ultras si sono riuniti già nel primo pomeriggio di ieri di fronte alla sede dell’al-Ahly e si sono poi diretti verso piazza Tahrir. A loro si sono uniti i supporters della squadra arci-rivale dello Zamalek, che durante la rivoluzione e nei mesi successivi sono spesso scesi in piazza con gli ultras dell’al-Ahly, per fronteggiare il comune nemico: le forze di sicurezza.

CISGIORDANIA, VIDEO: FASAYIL, LA STORIA DI YASIN

La dura vita delle comunità beduine della Valle del Giordano raccontata da un pastore del villaggio di Fasyil al-Wasta. Una lotta quotidiana contro le politiche israeliane di confisca delle risorse idriche e di demolizione delle abitazioni palestinesi
 

Al-Jiftlik (Valle del Giordano),
2 febbraio 2012

(nella foto, famiglia beduina a Fasayil al-Wasta) – La terra è arida e deserta nel villaggio di Fasayil. Siamo a meno di venti chilometri a nord di Gerico, nella Valle del Giordano. Il 96% di quest’area è sotto il totale controllo israeliano e la popolazione lotta per la sopravvivenza. Il villaggio è diviso in Fasayil at-Tahta (bassa), Wasta (di mezzo) e Fawqa (alta), in tutto vivono 1100 persone, secondo quanto dichiarato dal Consiglio del villaggio.  La maggior parte degli abitanti è costituita da popolazioni beduine che si sono stanziate in quest’area alla ricerca di acqua e terre per far pascolare le greggi. Tuttavia le politiche israeliane di confisca dei terreni e delle risorse idriche hanno tolto la linfa vitale a questi piccoli villaggi dimenticati della Valle del Giordano e li hanno trasformati in un deserto secco ed arido. A poche centinaia di metri, vicino alla bypass road 90 che collega Gerusalemme a Tiberiade, spiccano le verdi coltivazioni delle colonie israeliane. Un’agricoltura intensiva che sfrutta e sottrae ai palestinesi le risorse idriche dell’area per produrre ortaggi e frutta che poi vengono esportati in Europa. L’unica fonte di sostentamento di questa comunità beduine è la pastorizia e la produzione di formaggio.

Appello degli studenti statunitensi per il boicottaggio di Israele

Cinque professori universitari degli Stati Uniti che hanno recentemente concluso una visita nei territori occupati palestinesi e in Israele stanno facendo un appello ai loro colleghi di tutto il mondo affinché aderiscano alla campagna statunitense di boicottaggio accademico e culturale contro Israele (USACBI).
 

I professori, J. Kehaulani Kauanui, Wesleyan University; Robin D. G. Kelley, University of California di Los Angeles; Bill V. Mullen, Purdue University; Nikihl Pal Singh, New York University, and Neferti Tadiar, Barnard College/Columbia University hanno incontrato studenti palestinesi, lavoratori delle università, cittadini, attivisti e funzionari della West Bank, di Gerusalemme est e di HAifa; hanno inoltre visitato le 5000 persone dell'Aida Camp, campo profughi vicino a Betlemme.

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Informazioni sul Fronte Palestina

Per sviluppare un lavoro di classe nel sostegno alla lotta di liberazione della Palestina e degli altri popoli oppressi e aggrediti dall'imperialismo, oltre alle sterili e dannose concezioni del pacifismo e dell'equidistanza tra aggressori e aggrediti che hanno in gran parte contribuito ad affossare il movimento contro la guerra nel nostro paese negli ultimi anni, si è deciso di fondare l'organismo nazionale Fronte Palestina.

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