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VITTORIO: PER PROCURATORE PROCESSO PROCEDE BENE

Ieri nuova udienza-lampo. Ma il procuratore militare di Gaza city dice che è tutto regolare e promette maggior “efficienza”. Intanto resta un mistero l’assenza in aula di Amr Abu Ghoula, di uno dei quattro imputati.

Gaza, 31 gennaio 2012

Fa freddo. Accade di rado a Gaza, dove l’inverno è mite. La pioggia, tanto attesa dagli abitanti, ha trasformato la strade in un pantano. In queste occasioni emerge in modo ancora più evidente la condizione di questo piccolo e martoriato lembo di terra palestinese, con infrastrutture fragili e da anni stretta in un rigido blocco israeliano.

Anche il tribunale militare di Gaza city è un riflesso delle mancanza di risorse, della povertà aggravata da decenni di occupazione. L’umidità generata dalla pioggia ieri scorreva lungo le pareti dell’aula dove si celebra il processo agli assassini di Vittorio Arrigoni. Ma la sofferenza di giudici, avvocati, imputati e pubblico è durata poco. Anche questa undicesima udienza è terminata nel giro di pochi minuti, come le altre di gennaio. I testimoni della difesa, per l’ennesima volta, non si sono presentati e la corte ha aggiornato il processo al 13 febbraio. Scuotevano la testa Osama Qashua, uno degli amici più stretti di Vittorio, e gli internazionali presenti mentre lasciavano l’aula. I tempi si allungano. Abbiamo chiesto d’incontrare il capo della procura militare, il colonnello Ahmad Atallah. Al colloquio hanno partecipato anche Osama Qashua e due italiane, la fotoreporter Rosa Schiano e una cooperante, Adriana Zega.

In Italia è forte l’attenzione verso il processo per l’assassinio di Vittorio Arrigoni. Ma il procedimento avanza con estrema lentezza. Come lo spiega?

Benvenuti nel primo Stato-Bunker del mondo

Benvenuti nel primo Stato-bunker del mondo: c’è posto solo per gli ebrei nel regime di Israele, la “città in mezzo alla selva”.

 

da: lahaine.org, 26.1.2012

Tornano sempre sulla stessa cosa. La scorsa settimana il Parlamento israeliano ha riattualizzato una legge di 59 anni fa, che originariamente voleva impedire che centinaia di migliaia di palestinesi tornassero alle case e alle terre dalle quali erano stati scacciati dalla creazione dello Stato di Israele.

Il proposito della draconiana Legge di Prevenzione dell’Infiltrazione del 1954 era rinchiudere qualsiasi palestinese che riuscisse a sfuggire ai franchitiratori che proteggevano le frontiere del nuovo Stato. Israele credeva che solo un castigo selvaggio e la dissuasione potessero assicurare il mantenimeto della assoluta maggioranza ebrea che aveva appena creato con una campagna di pulizia etnica.

I prigionieri palestinesi possono morire per lo sciopero della fame

Khader Adnan, prigioniero palestinese in sciopero della fame è in fin di vita.

Khader Adnan, prigioniero, attivista palestinese e portavoce del partito della Jihad Islamica dal 17 dicembre è in sciopero della fame. Egli si trova ad affrontare gravi conseguenze per la sua salute dopo 45 giorni di sciopero della fame e ha bisogno del sostegno e della solidarietà internazionale, per rendere pubblico il suo caso e quello dei suoi compagni, oltre 5.000 prigionieri politici palestinesi all'interno delle carceri dell'occupazione israeliana.

Adnan da alcuni giorni è stato trasferito in un ospedale pur continuando a rifiutare il cibo. Attualmente è su di una sedia a rotelle perché non può camminare, a causa della debolezza docuta allo sciopero della fame.

Addameer (Associazione Palestinese per il Supporto ai Prigionieri e per i Diritti Umani) dettaglia l'esperienza di Adnan con l'occupazione israeliana. Egli è attualmente trattenuto in detenzione amministrativa (detenzione arbitraria senza accusa né processo, basata su prove segrete, e rinnovabile indefinitamente per ripetuti periodi fino a sei mesi).

Report riunione Coordinamento Nazionale Frredom Flotilla Italia

Il Coordinamento della Freedom Flotilla Italia ha iniziato i lavori con la relazione della rappresentante della coalizione italiana di ritorno dal meeting internazionale della Freedom Flotilla tenutosi a Stoccolma, che  ha riportato l’unanime intenzione di procedere con le missioni ad un livello politico superiore. La prima flotilla, nel maggio 2010, ha avuto un impatto mediatico molto importante, che ha raggiunto il primo obiettivo: far voltare lo sguardo del mondo verso l’occupazione israeliana della Palestina, la sua illegalità e brutalità. La seconda flotilla, nel giugno 2011, ha dimostrato che l’assedio di Gaza arriva fino alla Grecia ed a tutto il Mediterraneo orientale. L’obiettivo della prossima è quello di compattare il network internazionale pro Palestina e sfidare le vere radici dell’assedio, i governi USA e europei che appoggiano la politica israeliana di occupazione. La prossima missione avrà queste caratteristiche e queste finalità. La tattica sarà definita nel corso della prossima riunione internazionale, che si terrà a metà marzo.  La coalizione della Freedom Flotilla ha anche risposto ad un appello dei pescatori di Gaza per il sostegno all’iniziativa internazionale della barca Oliva, con la seguente dichiarazione:

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Per sviluppare un lavoro di classe nel sostegno alla lotta di liberazione della Palestina e degli altri popoli oppressi e aggrediti dall'imperialismo, oltre alle sterili e dannose concezioni del pacifismo e dell'equidistanza tra aggressori e aggrediti che hanno in gran parte contribuito ad affossare il movimento contro la guerra nel nostro paese negli ultimi anni, si è deciso di fondare l'organismo nazionale Fronte Palestina.

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