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Il leader del PFLP attualmente rinchiuso in una prigione israeliana: Solo la soluzione dello Stato Unico è possibile.
 
Ahmad Sa'adat, rinchiuso in una prigione israeliana, sostiene che i trattati di pace non facciano altro che aumentare le fratture in seno alla società palestinese.
 
Ahmad Sa'adat, segretario generale del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (PFLP), crede che il conflitto medio orientale può essere risolto solo attraverso la creazione di un unico stato comune per palestinesi ed ebrei – una posizione in contrasto con la “soluzione due stati” a lungo sostenuta dalle potenze mondiali.

Comunicato dai firmatari del documento della concordia nazionale (documento dei prigionieri)

Dalle nostre celle richiamiamo i nostri fratelli e sorelle affinché ricordino l'importanza dell'unità, alla luce della crescente divisione nel seno del popolo. 

Chiamiamo ogni palestinese a mettere da parte le differenze e a mettere fine agli scontri in corso. Per questo, noi condanniamo unanimemente gli atti di assassinio, di sequestro e l'abuso di vandalismi verbali. Queste sono le scintille che portano alla catastrofe e che dobbiamo prevenire a tutti i costi.

15 Marzo "End the Division" - Giornata della riconciliazione

In nome del popolo arabo palestinese, dei martiri, delle vedove, degli orfani e dei familiari di quanti sono morti, delle migliaia di prigionieri nelle carceri israeliane e di tutti i palestinesi della diaspora, chiediamo a tutte le fazioni politiche di unirsi sotto la bandiera della Palestina per una riforma del sistema politico palestinese che si basi sugli interessi e le aspirazioni del popolo palestinese tutto, sia quello che vive in terra di Palestina che i profughi.


TRA FATAH E HAMAS, C'È UNA SINISTRA CHE RESISTE

 

Molto forte negli anni 1970-1980, la sinistra palestinese è stata relegata in secondo piano e non ha saputo approfittare della seconda Intifada per rimettersi in sella. Diventata una forza secondaria sul piano della lotta armata, potrà riacquistare consensi facendo leva sulla “società civile”?

Il primo gennaio 2009 il Fronte di sinistra, composto da FPLP, FDLP E PPP, ha pubblicato una dichiarazione firmata dalle “forze della sinistra palestinese” per “capire come fronteggiare l'aggressione criminale sionista contro il nostro popolo e come resistevi”. Il testo in primo luogo sosteneva il dialogo tra Fatah e Hamas, i cui scontri stavano diventando una minaccia per il popolo palestinese. Il Fronte della sinistra auspicava, sul piano della lotta armata, “la creazione di un coordinamento sul territorio, con un posto di comando unico tra i differenti bracci armati senza eccezioni” per continuare “nella resistenza contro l'aggressore in maniera compatta”. Sul piano politico il Fronte chiedeva la creazione di “comitati popolari nei campi e nei quartieri, nelle città e nei villaggi, che includessero al loro interno tutte le forze politiche, le organizzazioni della società civile e le personalità nazionali che desideravano parteciparvi, in modo che queste strutture fossero in grado di organizzare tutte le forme di solidarietà e di aiuto per chiunque ne avesse bisogno”.

Queste sono le posizioni che ancora oggi identificano la sinistra palestinese nella sua diversità rispetto alle altre forze politiche.

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Informazioni sul Fronte Palestina

Per sviluppare un lavoro di classe nel sostegno alla lotta di liberazione della Palestina e degli altri popoli oppressi e aggrediti dall'imperialismo, oltre alle sterili e dannose concezioni del pacifismo e dell'equidistanza tra aggressori e aggrediti che hanno in gran parte contribuito ad affossare il movimento contro la guerra nel nostro paese negli ultimi anni, si è deciso di fondare l'organismo nazionale Fronte Palestina.

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