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Dalla Dichiarazione Balfour al "Nuovo Medio Oriente"

Come affrontare il vecchio e rinnovato crimine?

Sono passati centocinque anni, oggi, da quel terribile crimine che il colonialismo britannico perpetrò il 2 novembre 1917, quando il primo ministro britannico David Lloyd George decise di inviare un inviato al rappresentante del movimento sionista "Barone" Rothschild, chiedendo il suo aiuto per ottenere il sostegno dei suoi pari americani, e il loro aiuto per fare pressione sull'amministrazione americana affinché entrasse nella Prima guerra mondiale con gli alleati... In cambio, la Gran Bretagna si impegnava a dare a queste persone la terra di Palestina, divenuta parte della sua quota grazie all'accordo Sykes-Picot concluso un anno prima con la Francia, per stabilirvi il loro Stato razzista, dopo che Herzl non era riuscito a convincere il sultano ottomano Abdul Hamid II a vendergli la terra di Palestina in cambio della cancellazione di tutti i debiti dell'Impero Ottomano.

Così, l'"immigrazione ebraica" in Palestina aumentò e, con essa, aumentò l'acquisto di terre in preparazione dell'espulsione delle popolazioni indigene... Così, in seguito alla Seconda guerra mondiale e al successo degli alleati nel controllare e ripartire le colonie, e grazie alla complicità dei regimi arabi o alla loro sottomissione ai dettami dei colonizzatori, le bande sioniste sono riuscite a sfollare gran parte del popolo palestinese, a impadronirsi di gran parte della terra di Palestina e a stabilire un'entità fittizia che costituisce una base frontale per l'Occidente capitalista nel mondo arabo.

Oggi, dopo centocinque anni, questo crimine continua ad espandersi e a crescere, sia attraverso il sostegno che il sistema capitalistico imperialista fornisce ai criminali affinché proteggano il petrolio e il gas di cui i Paesi del centro capitalistico hanno ancora un disperato bisogno, sia facilitando il sequestro di nuove terre arabe, a partire dal Golan siriano per finire con la "Linea Blu" libanese e con essa il "giacimento petrolifero di Karish", sia uccidendo i proprietari delle terre o sfollandoli di nuovo per costruire insediamenti per gli arrivi ebraici... Tutto questo in concomitanza con una feroce campagna volta, a medio termine, a porre fine al conflitto arabo-sionista, a liquidare la causa palestinese e a normalizzare le relazioni in tutte le sue forme, politiche, diplomatiche, economiche e culturali, con il nemico... Per quanto riguarda l'obiettivo più lontano, esso risiede nella creazione del "Progetto del Nuovo Medio Oriente" che si estende dal Nord Africa all'Asia centrale, sfruttando i conflitti religiosi, settari ed etnici che potrebbero portare alla frammentazione di tutti i Paesi di quella vasta regione e trasformarli in entità in conflitto tra loro, saccheggiando le loro ricchezze e prosciugando le loro acque e terre.

Questa vecchia e rinnovata cospirazione, che è ben nota, richiede di essere affrontata attraverso un movimento di liberazione, principalmente arabo, in cui le forze progressiste abbiano un ruolo importante. Un movimento che generi una resistenza araba globale a tutti i livelli, che impedisca, in primo luogo, il proseguimento della normalizzazione e faccia cadere la "legittimità" del riconoscimento dell'entità e di chi vi sta dietro, per giungere alla liberazione della terra e alla costruzione di un nuovo sistema arabo che si intersechi con tutti i movimenti di liberazione globali, al fine di raggiungere un mondo basato sulla giustizia sociale e fondato sull'uguaglianza tra gli esseri umani.

Realizzare un tale sistema non è un sogno impossibile, anzi... Ciò che sta accadendo dall'America Latina alla Cina, passando per alcuni Paesi africani, e in particolare in Palestina, è una chiara testimonianza di ciò che diciamo.

Beirut, 2 novembre 2022

Marie Nassif-Debs
coordinatrice generale del Forum della sinistra araba
 


Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare
 

Informazioni sul Fronte Palestina

Per sviluppare un lavoro di classe nel sostegno alla lotta di liberazione della Palestina e degli altri popoli oppressi e aggrediti dall'imperialismo, oltre alle sterili e dannose concezioni del pacifismo e dell'equidistanza tra aggressori e aggrediti che hanno in gran parte contribuito ad affossare il movimento contro la guerra nel nostro paese negli ultimi anni, si è deciso di fondare l'organismo nazionale Fronte Palestina.

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