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La società civile palestinese chiede sanzioni per fermare l'annessione

La società civile palestinese chiede misure efficaci da parte di tutti gli Stati per fermare l'annessione illegale della Cisgiordania occupata e le gravi violazioni dei diritti umani da parte di Israele.

  • Mettere al bando il commercio di armi e la cooperazione nel settore militare e della sicurezza con Israele.
  • Sospendere gli accordi di libero scambio con Israele.
  • Proibire qualsiasi commercio con le colonie illegali israeliane e assicurare che le aziende evitino / terminino affari con il progetto coloniale illegale di Israele.
  • Garantire che gli individui e le imprese responsabili di crimini di guerra / crimini contro l'umanità nel contesto del regime israeliano di occupazione illegale e di apartheid siano assicurati alla giustizia.

Il nuovo governo israeliano di destra ancora una volta intende annettere formalmente ampie zone dei Territori Palestinesi Occupati (TPO). Questa annessione de jure concluderebbe anni di annessione graduale de facto attraverso l'appropriazione della terra, lo spostamento forzato di popolazione palestinese e il trasferimento di popolazione di coloni israeliani nei TPO.

In effetti, Israele ha violato le leggi che governano l'occupazione belligerante fin dal 1967 procedendo nella sua colonizzazione del territorio palestinese. Ciò è stato facilitato dall'imposizione di un regime di apartheid di discriminazione razziale, segregazione ed espansione territoriale che è sancito dalla legge nazionale israeliana

Istituzionalizzato dal 1948, questo regime israeliano potrebbe costituire "un unico regime di dominio sul popolo palestinese nel suo insieme, compresa la popolazione palestinese all'interno di Israele", come sostenuto dagli studiosi di diritto internazionale John Dugard e John Reynolds. Tutto ciò continua a negare al popolo palestinese il diritto all'autodeterminazione e altri diritti umani fondamentali.

Noi, i sottoscritti sindacati, organizzazioni, gruppi per i diritti umani e di advocacy della società civile palestinese, concordiamo con l'esperto ONU sui diritti umani nei TPO: "L'incombente annessione è una cartina di tornasole politica per la comunità internazionale" e per la sua capacità di difendere il diritto internazionale.

Ricordiamo pertanto a tutti gli Stati il loro obbligo internazionale di collaborare per porre fine alle gravi violazioni del diritto internazionale commesse da qualsiasi Stato attraverso contromisure legali, comprese le sanzioni. Alla luce dell'annessione de jure in corso da parte di Israele, chiediamo a tutti gli Stati di rispettare questo obbligo adottando contromisure efficaci, comprese le sanzioni, per porre fine all'acquisizione illegale del territorio palestinese da parte di Israele attraverso l'uso della forza, al suo regime di apartheid, e alla sua negazione del nostro diritto inalienabile all'autodeterminazione.

Considerando che il diritto internazionale non prescrive misure particolari, chiediamo all'Assemblea generale delle Nazioni Unite e al Consiglio di sicurezza, ai governi nazionali di tutto il mondo, nonché al Consiglio dell'UE, Organizzazione della cooperazione islamica (OIC), Unione Africana, BRICS, Mercosur, Alleanza Bolivariana per le Americhe (ALBA) e altri di adottare e applicare, immediatamente e in via prioritaria, un divieto globale di commercio di armi e di cooperazione nel settore militare e della sicurezza con Israele, e di sospendere accordi di libero scambio. 

Un divieto di commercio di armi e di cooperazione nel settore militare e della sicurezza con Israele, come mezzo per porre fine alle sue gravi violazioni del diritto internazionale, chiaramente soddisfa i criteri ufficiali delle sanzioni legittime che sono stati elaborati dalla Commissione per il diritto internazionale delle Nazioni Unite: un tale divieto mirato non costituisce un atto di minaccia o di uso della forza vietato dalla Carta delle Nazioni Unite; non viola gli obblighi umanitari o i diritti umani fondamentali, ed è mirato e proporzionato alla gravità delle violazioni da parte di Israele del diritto internazionale e dei diritti del popolo palestinese colpito.

Un divieto simile è stato ripetutamente adottato in passato dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite e dal Consiglio di Sicurezza in risoluzioni che hanno condannato l'apartheid come un crimine contro l'umanità e una grave minaccia alla pace e alla sicurezza internazionali.

Elogiamo gli oltre 130 parlamentari britannici che hanno esortato il governo del Regno Unito ad adottare sanzioni qualora il governo israeliano dovesse proseguire con il suo piano di annessione.

Altrettanto importante, tutti gli Stati hanno l'obbligo internazionale di non riconoscere come legittima una situazione creata attraverso una grave violazione del diritto internazionale e di non fornire alcun aiuto o assistenza per mantenere tale situazione. Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha invitato "tutti gli Stati a non fornire ad Israele alcuna assistenza che possa essere utilizzata specificamente in connessione con le colonie nei territori occupati." Chiediamo quindi ai governi, ai legislatori e ai partiti politici di adottare, come primo passo, nel quadro delle proprie competenze, una legislazione nazionale che proibisca tutti gli scambi con le colonie illegali , seguendo l'esempio del Parlamento irlandese.

Chiediamo inoltre ai governi nazionali di assicurare - mediante linee guida, politiche efficaci, legislazione e misure di esecuzione - che le società sotto la propria giurisdizione, o domiciliate nel loro territorio, rispettino i diritti umani e il diritto umanitario ed evitino / terminino affari con il progetto coloniale illegale di Israele. In questo contesto, i governi dovrebbero promuovere il database delle Nazioni Unite delle aziende coinvolte in affari con le colonie israeliani e appoggiare gli aggiornamenti annuali obbligatori del database da parte dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani.

Infine, chiediamo a tutti gli Stati di indagare e sostenere le indagini su individui e aziende sotto la propria giurisdizione responsabili di crimini di guerra e crimini contro l'umanità commessi nei TPO. Sollecitiamo gli Stati contraenti dello Statuto di Roma della Corte Penale Internazionale (CPI) a rispettare e sostenere la richiesta del Procuratore di avviare un'indagine formale sulla situazione in Palestina e proteggere il Procuratore, il personale della CPI, avvocati, giudici e la società civile palestinese che lavorano per fornire prove alla Corte, e alle vittime palestinesi, dalle ritorsioni e dagli attacchi di Israele e Stati Uniti.

Per 53 anni, i governi israeliani hanno sistematicamente minato il diritto internazionale con impunità, attraverso l'annessione e la colonizzazione graduali del territorio arabo occupato sia de jure, come nel caso della Gerusalemme Est palestinese nel 1967 e delle alture del Golan nel 1982, sia de facto attraverso le colonie illegali e il muro in Cisgiordania.

Molteplici risoluzioni delle Nazioni Unite affermano il divieto di acquisizione di territorio con la forza e il diritto all'autodeterminazione del popolo palestinese, condannando e dichiarando priva di validità l'annessione dei territori occupati da parte di Israele e invitando Israele a conformarsi al diritto internazionale. 

Invitando Israele a revocare l'annessione di Gerusalemme Est occupata, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, anche nel 1980, ha affermato nella Risoluzione 476 "la sua determinazione ... ad esaminare modi e mezzi pratici ... per garantire la piena attuazione di questa risoluzione", mentre l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 1982 ha chiesto sanzioni contro Israele, incluso un divieto di commercio e cooperazione militari, in risposta all'annessione israeliana delle Alture del Golan siriane e di Gerusalemme Est palestinese occupate.

Molti in tutto il mondo hanno condannato "l'accordo del secolo" del presidente degli Stati Uniti Trump non solo come un tentativo di minare i diritti dei palestinesi ai sensi del diritto internazionale, ma anche come una aggressione al diritto internazionale stesso. Tuttavia, la comunità internazionale nel suo insieme ha continuato a non adempiere i propri obblighi giuridici nei confronti delle gravi violazioni di Israele, incoraggiando il governo israeliano a procedere con l'annessione formale di parti della Cisgiordania palestinese occupata. 

Lungi dal dissuadere gli atti illegali di Israele, le critiche e le denunce retoriche da parte delle Nazioni Unite e dei suoi membri, senza l'adozione di misure concrete che conferiscano efficacia ai loro obblighi internazionali, incoraggeranno solamente Israele a estinguere irreversibilmente qualsiasi possibilità di una pace giusta, completa e sostenibile nella nostra regione.

Firmatari iniziali della società civile palestinese:

  • Membri del Palestinian Human Rights Organizations Council (PHROC), tra cui:
    • Al-Haq – Law in the Service of Mankind
    • Al Mezan Center for Human Rights
    • Addameer Prisoner Support and Human Rights Association
    • Palestinian Centre for Human Rights (PCHR)
    • Defense for Children International Palestine (DCIP)
    • Jerusalem Legal Aid and Human Rights Center (JLAC)
    • Aldameer Association for Human Rights
    • Ramallah Center for Human Rights Studies (RCHRS)
    • Hurryyat – Center for Defense of Liberties and Civil Rights
    • The Independent Commission for Human Rights (Ombudsman Office) – Observer Member
    • Muwatin Institute for Democracy and Human Rights – Observer Member
  • Palestinian Non-Governmental Organizations Network (PNGO)
  • Global Palestine Right of Return Coalition
  • Palestinian Bar Association
  • Palestinian Medical Association
  • General Union of Palestinian Teachers
  • Palestinian Federation of Unions of University Professors and Employees (PFUUPE)
  • General Union of Palestinian Women
  • General Union of Palestinian Writers
  • Palestinian Campaign for the Academic and Cultural Boycott of Israel (PACBI)
  • Council of National and Islamic Forces in Palestine
  • General Union of Palestinian Workers
  • Palestinian Union of Postal, IT and Telecommunication workers
  • Palestinian National Institute for NGOs (PNIN)
  • Federation of Independent Trade Unions
  • Union of Palestinian Farmers
  • Grassroots Palestinian Anti-Apartheid Wall Campaign (STW)
  • Popular Struggle Coordination Committee (PSCC)
  • Civic Coalition for the Defense of Palestinian Rights in Jerusalem 
  • Coalition for Jerusalem
  • National Committee to Commemorate the Nakba
  • General Union of Palestinian Peasants
  • Union of Palestinian Charitable Organizations
  • Union of Professional Associations
  • Women’s Campaign to Boycott Israeli Products 
  • Union of Youth Activity Centers-Palestine Refugee Camps
  • Agricultural Cooperatives Union
  • National Committee for Grassroots Resistance
  • Palestinian General Federation of Trade Unions – Gaza
  • Palestinian Agricultural Relief Committee (PARC)
  • Palestinian Medical Relief Society (PMRS)
  • Women Study Center (WSC PAL)
  • Palestinian Feminist Center for Sexual and Gender Freedoms – Aswat, Haifa
  • Palestinian Working Woman Society for Development
  • Women’s Centre for Legal Aid and Counselling (WCLAC)
  • MADA - Palestinian Center for Development & Media Freedoms
  • Wasel Center for Youth Development 
  • Youth Development Society 
  • The Cultural Forum Center
  • Early Childhood Sources Association 
  • Union of Agricultural Work Committees (UAWC)
  • Human Rights & Democracy Media Center “SHAMS" 
  • Rural Women Development Association
  • Khalil Sakakini Cultural Center 
  • Arab Center for Agricultural Development (ACAD)
  • Health Work Committees
  • The National Union of Civil Society Organizations, Nablus
  • Burj Al-Luqluq Social Center Society, Jerusalem 
  • Land Defense Coalition 
  • Federation of New Trade Unions
  • Tamer Institute for Community Education
  • Palestinian Youth Union 
  • Occupied Palestine and Syrian Golan Heights Initiative (OPGAI)
  • Popular Art Center (PAC)
  • Teacher Creativity Center
  • The Palestinian Center for Peace and Democracy (PCPD)
  • Arab Agronomists Association (AAA)
  • Seeds Association for Development and Culture
  • Palestinian House of Friendship
  • Palestine Friend’s Association 
  • Yafa Cultural Center
     

Fonte: Al-Haq
Traduzione di BDS Italia
 

Informazioni sul Fronte Palestina

Per sviluppare un lavoro di classe nel sostegno alla lotta di liberazione della Palestina e degli altri popoli oppressi e aggrediti dall'imperialismo, oltre alle sterili e dannose concezioni del pacifismo e dell'equidistanza tra aggressori e aggrediti che hanno in gran parte contribuito ad affossare il movimento contro la guerra nel nostro paese negli ultimi anni, si è deciso di fondare l'organismo nazionale Fronte Palestina.

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