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Lettera aperta al Sindaco di Milano Sala (avv. Ugo Giannangeli)

Egregio sindaco,

  leggo sul Corriere della sera del 16 aprile una sua affermazione virgolettata: "Penso che quei quattro gatti che hanno l'abitudine di fischiare la Brigata ebraica il 25 aprile lo fanno senza conoscere a fondo questa profonda e luminosa pagina di libertà". Chi contesta la presenza dei sostenitori della Brigata nel corteo antifascista lo fa, invece, proprio perchè conosce a fondo quella che non è  una "luminosa pagina di libertà" ma una oscura pagina di propaganda sionista.

Le invio un paio di scritti in materia, diffusi in passato anche in corteo.

Questi scritti sono stati inviati, negli anni passati, a Pisapia, a Maris, a Smuraglia, sempre senza esito. Tenga presente che la principale (ma non unica) fonte di informazione è la monografia sulla Brigata redatta da Samuel Rocca e Luca S. Cristini, pubblicata nella collana Soldiers & weapons 018. Rocca ha prestato servizio militare nell'esercito israeliano. La invito a leggere i due scritti e, se ha argomenti da opporre, a farceli conoscere.

Un'ultima considerazione. Poichè il sig. Cividalli, ultimo italiano della Brigata, recente ospite del Consiglio comunale milanese, in una intervista al quotidiano Il giornale ci rivolge la stessa accusa di ignoranza della storia, le saremmo grati se volesse trasmettergli i due scritti e chiedergli una spiegazione su un apparente contrasto tra quanto pubblicato dal Corriere e quanto pubblicato da Il giornale il giorno precedente ma sempre a lui attribuito. Cividalli su Il giornale dice di essersi arruolato nella Brigata nel 1944, di essersi addestrato in Egitto e di essere arrivato in Italia.....nel luglio 1945, a guerra finita. Nell'articolo del Corriere, invece, parla di un suo sbarco a Taranto ed in effetti la Brigata è sbarcata a Taranto il 5/11/1944, anche se per il primo contatto col nemico si deve attendere la notte tra il 3 e il 4 marzo 1945 nella zona di Ravenna.

Il riferimento a Taranto come luogo di sbarco di Cividalli induce nell'errore di crederlo operativo con la Brigata, quando invece lui onestamente ammette di essere giunto dopo la Liberazione.

Le auguro buona lettura e buon 25 aprile.

Cordiali saluti,
Ugo Giannangeli

Commenti

Buon giorno dr. Sala, sono quel signore che ieri al corteo, poco prima della partenza, le ha ricordato di averle inviato una mail sulla questione della presenza della Brigata ebraica, mail rimasta senza esito. Gliela ho appena rispedita con i due allegati che bene illustrano le ragioni della contestazione.

Se le interessa qualche informazione sul sottoscritto chieda pure a Giuliano Pisapia o a Paolo Limonta che ieri era lì con noi mentre parlavamo; entrambi mi conoscono molto bene da molti anni. Osservo anche che ieri le bandiere israeliane - Israele è nato tre anni dopo la nostra Liberazione! - erano particolarmente numerose e non più cammuffate da bandiere della Brigata.

Non si è mai visto un corteo con in testa le bandiere di uno stato oppressore e in fondo le bandiere del popolo oppresso da quello stato. Ho visto, credo per la prima volta, a fianco dello striscione sulla Brigata uno striscione inneggiante alla rivolta del ghetto di Varsavia.

Le faccio una proposta operativa: convinca la comunità ebraica e gli Amici di Israele a portare solo quello striscione il prossimo anno. Vedrà che sarà applaudito dagli stessi che contestano la Brigata perchè sappiamo distinguere tra lotta antifascista e antinazista e operazione mediatica inserita nel contesto del complessivo disegno sionista (come del resto ammesso dallo stesso Claudio Vercelli nel suo articolo su Patria indipendente: http://www.patriaindipendente.it/persone-e-luoghi/servizi/la-brigata-ebraica/). Ci uniremo al plauso della rivolta del Ghetto e soprattutto del suo vicecomandante Marek Edelmann che nel 2002 scrisse una mirabile lettera di apprezzamento "a tutti i comandanti e i soldati delle organizzazioni combattenti palestinesi" riconoscendone di fatto lo status di partigiani, quali essi sono.

Attendo fiducioso una sua risposta.

Cordiali saluti,
Ugo Giannangel

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