Fronte Palestina

Per un 25 aprile di Resistenza e Liberazione e non di occupazione e oppressione

Oggi più che mai, a seguito di quanto accaduto a Roma lo scorso venerdì 25 aprile, la manifestazione che celebra la liberazione d'Italia dal nazifascismo dovrebbe incarnare la voce di una continua Resistenza contro le ideologie razziali che opprimono le popolazioni. Invece di ridursi ad una semplice commemorazione annuale di quel che fu la lotta partigiana, tale appuntamento dovrebbe sostenere la lotta contro le istituzioni italiane legate a doppio filo al sionismo internazionale, il movimento coloniale che oggi occupa la Palestina, parte della Siria e del Libano del sud.

Di tutt'altro parere pare siano i portavoce delle comunità ebraiche italiane, i quali affermano che nulla c'entrano le bandiere palestinesi in questo corteo (che guarda un po' rappresentano i partigiani che tutt'oggi lottano contro l'occupazione sionista) legittimando invece la presenza delle bandire israeliane, simbolo di un'occupazione che nasce da prima della liberazione d'Italia e che è tutt'ora in atto.

La mistificazione del vero volto di Israele, tradotto anche nell'accettazione della presenza di suoi rappresentanti durante una commemorazione partigiana, è possibile grazie ad un controllo capillare e minuzioso del sistema mediatico-culturale che, manovrato da poteri forti e guerrafondai, arriva a riscrivere completamente la storia e l'informazione. Indispensabile, inoltre, la mancanza di giornalisti che si possano definire tali (il più delle volte altro non sono che esecutori pagati per trascrivere dettati). Infatti la brigata ebraica è nata come colonna dell'esercito inglese e nulla c'entra con i nostri partigiani. Molti degli ebrei che combatterono tra le file dell'esercito inglese erano inoltre collegati con l'Haganah, gruppo terroristico sorto in Palestina con l'obiettivo di cacciare gli arabi con ogni mezzo, creando condizioni favorevoli per i coloni ebrei che sarebbero poi giunti dall'Europa.

È evidente che la storia, quindi, è succube di un potere che per reggersi ha bisogno di salde menzogne e di tutele forzate. Se pensiamo con onestà a cosa possano servire le leggi contro il negazionismo o le infondate accuse di antisemitismo fatte contro chi critica Israele ed il sionismo manifestando solidarietà con i palestinesi, dovremmo renderci conto che non si tratta né di etica né di umanesimo. Quale altra storia, e quella umana è piena di genocidi e persecuzioni, "gode" dello stesso trattamento e di leggi che ne tutelano la anche falsa autenticità? Perché il revisionismo storico (Simha Flapan, Benny Morris, Avi Shlaim, Tom Segev, Zeev Sternhell, Ilan Pappé e altri), che è la base scientifica della ricerca e della conoscenza, per la storiografia ebraica non è permesso? È chiaro che a pagare le conseguenze di questa trappola saranno primi tra tutti proprio gli ebrei, costretti in una storia ingabbiata, in secondo luogo chiunque in occidente, perché vittima di una storia che preclude totalmente la versione araba.

Ecco perché lo scorso 25 aprile a Roma è stato permesso agli squadristi sionisti di imporre l’occupazione di Piazza del Colosseo, non solo per impedire la presenza di quanti volevano mostrare la solidarietà verso la Palestina, ma per condizionare politicamente l’intera manifestazione. Il tutto con la complicità delle istituzioni.

A Milano, in parallelo, la Brigata ebraica si è inserita in corteo in un secondo momento proprio dietro i nostri partigiani e alle vittime della Shoah, che già lo scorso anno manifestarono la loro disapprovazione rispetto alla vicinanza della Brigata ebraica, ripudiando l'accostamento alle bandiere israeliane e della cosiddetta “Sinistra per Israele”, ovvero un manipolo di picchiatori, di adepti del Mossad legati al covo terrorista di via della Guastalla 19.

Ma la resistenza dei partigiani filopalestinesi si è trasformata in una evidente vittoria politica in entrambe le città: a Roma, dopo che il corteo è indecorosamente partito accettando i diktat sionisti, centinaia di militanti e solidali contro tanta tracotanza si sono staccati dal corteo ufficiale costituendo, assieme ad altri cittadini, un secondo corteo partito alla volta della piazza del comizio. Nella piazza della Resistenza (Porta San Paolo) i rapporti di forza tra il blocco istituzionale-sionista e la piazza popolare, rossa e filopalestinese, sono stati ribaltati e con la contestazione attiva è stato impedito alla comunica sionista di prendere la parola sul palco per intitolarsi così formalmente la piazza della Resistenza antinazifascita.

A Milano, il presidio indetto per denunciare la presenza sionista e di quanti sostengano Israele all'interno del corteo, ha visto la solidarietà di tanti attivisti presenti che ne riconoscono la natura fascista, storicamente ed eticamente incongruente con i valori di lotta e di resistenza espressi in questa manifestazione. Sottolineiamo inoltre che anche gli spezzoni adiacenti alla Brigata ebraica hanno voluto contestare la presenza delle bandiere israeliane, ritenendole fuori luogo.

In entrambe le città abbiamo voluto esprimere in maniera chiara e determinata il sostegno alla resistenza palestinese. In entrambe le città le bandiere palestinesi sventolavano libere accanto a quelle rosse, dei partigiani comunisti: i più importanti artefici, col loro sangue e sacrificio, della lotta di Liberazione dall'occupazione, per l'autodeterminazione dei popoli, per la giustizia sociale e contro l'ideologia degli occupanti basata sulla discriminazione etnica, religiosa, di classe etc.

Esprimiamo la nostra solidarietà ai compagni e alle compagne di Roma aggrediti dagli squadristi sionisti e chiediamo a coloro che tutt'oggi si riconoscono nei valori dei partigiani e dell'antifascismo di riconoscere la contraddizione di far partecipare nel corteo del 25 aprile la brigata ebraica. Crediamo che serva un dialogo più aperto con le ANPI nazionali affinché affrontino tale questione e prendano posizione rispetto alla presenza sionista in un corteo che rappresenta la lotta di resistenza.
 

25 Aprile sempre!
Sosteniamo i partigiani palestinesi nella loro lotta di Liberazione!

 

Rete milanese di solidarietà con la Palestina
Fronte Palestina - Milano

 

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Informazioni sul Fronte Palestina

Per sviluppare un lavoro di classe nel sostegno alla lotta di liberazione della Palestina e degli altri popoli oppressi e aggrediti dall'imperialismo, oltre alle sterili e dannose concezioni del pacifismo e dell'equidistanza tra aggressori e aggrediti che hanno in gran parte contribuito ad affossare il movimento contro la guerra nel nostro paese negli ultimi anni, si è deciso di fondare l'organismo nazionale Fronte Palestina.

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