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Appunti di un excursus sulla solidarietà italiana con la Palestina

La colonizzazione della Palestina rappresenta una realtà con cui l'Italia tutta, insieme al resto del mondo, si trova a doversi confrontare. Da ormai oltre trent'anni la componente istituzionale-governativa del Paese è allineata su posizioni “filo israeliane” (sono molto rare le voci che si distinguono dal coro), mentre esiste una parte – formata da associazioni, comitati, collettivi, etc – “solidale” con i palestinesi, all'interno della quale, tuttavia, esistono differenti basi di partenza e di conseguenza modalità di intervento: da un lato chi ha un approccio puramente umanitario perché riconosce lo stato di forte disagio cui l'occupazione sottopone i palestinesi; dall'altro chi, in una chiave politica, sostiene il rispetto dei loro diritti, riconoscendo nella loro causa la legittima lotta di liberazione.

Nello specifico, tra i movimenti che sostengono la lotta al sionismo e a tutto ciò che esso rappresenta oltre all'occupazione della Palestina, negli anni si è raggiunta una profonda consapevolezza, che ha portato ad elevati livelli di partecipazione, di riflessione e di analisi politica.

Sono stati gli anni del boicottaggio della Fiera del libro di Torino (2008), che voleva Israele ospite d’onore, gli anni di grandi manifestazioni nazionali preparate organizzando centinaia di iniziative in ogni angolo del Paese e che hanno portato in piazza decine di migliaia di persone [1].

Sono stati gli anni della contestazione alla Kermesse israeliana di Milano (2011), che ha visto ancora una volta una mobilitazione in tutto il Paese e l'organizzazione di una serie di iniziative locali sfociate in una manifestazione nazionale [2].

Sono stati gli anni del Forum Palestina [3], nato nel 2001, che tra le altre cose ha aderito alla chiamata palestinese del 2005 al boicottaggio di Israele (BDS) [4], ha promosso importanti iniziative anche proficue, ha organizzato la delegazione italiana alla Gaza Freedom March (2009) [5] che a un anno da “Piombo Fuso” [6] si era posta l'obiettivo di rompere l'assedio di Gaza e, soprattutto, ha saputo egemonizzare la scena della solidarietà marginalizzando posizioni contraddittorie ed incoerenti di equidistanza, puro intervento umanitario, etc.

Sono stati gli anni dell'esperienza italiana alla Freedom Flotilla (dal 2008), nata anche dalla partecipazione di alcuni attivisti del Forum Palestina, che si era posta l'obiettivo di rompere via mare l'assedio di Gaza [7]. A questa si sono poi susseguite diverse altre iniziative come le carovane e altri tentativi di rottura del disumano assedio israeliano che affligge Gaza dal 2006.

Sono stati anni, possiamo quindi affermare senza ombra di dubbio, in cui la questione palestinese è rientrata in maniera preponderante nell’agenda dei grandi movimenti italiani, anche grazie a figure importanti come Stefano Chiarini (giornalista de Il Manifesto) [8], tra i promotori del Forum Palestina, che tra l'altro ha avuto il merito di portare alla luce la memoria del massacro di Sabra e Chatila [9] organizzando ogni anno durante la ricorrenza della strage delegazioni a cui far conoscere la realtà dei campi profughi palestinesi in Libano e facendo riemergere il luogo commemorativo della strage che era diventato invece una discarica [10].

Sono stati quindi anni in cui in Italia si è costruita una solidarietà consapevole e concreta, che ha sviluppato concetti avanzati come uno “Stato unico”, con pari diritti per tutti, come soluzione all'ingiustizia che persevera nella Palestina storica e ovunque ci siano i suoi profughi.

Quell’esperienza è però entrata in crisi implodendo per la mancanza di lucidità e coraggio rispetto a quanto stava succedendo in Palestina proprio durante quegli anni, ossia l'eclissarsi dell'OLP, la massiccia collaborazione tra Israele e l’Autorità Nazionale Palestinese nata dai fallimentari accordi di Oslo [11] (anche attraverso le trattative sulla sicurezza), la guerra civile a Gaza tra Hamas e Fatah [12], etc.

Rispetto a questi avvenimenti importanti non tutti hanno saputo o voluto misurarsi: in alcuni ambienti sono diventati dei tabù, con la conseguenza che quanto costruito è andato via via sfaldandosi, senza che ci fosse, peraltro, mai una minima discussione sui progetti che in Palestina si stavano sovrapponendo (si rischiava di essere tacciati di “voler fare i palestinesi più dei palestinesi”), a nostro avviso condizionati se non guidati da sovrastrutture circoscritte agli interessi di classe che rispecchiano uno scontro ideologico. È successo quindi che quella rete che si era venuta a creare in Italia e che teneva insieme una serie di realtà dietro parole comuni si è sciolta come neve al sole.

Come conseguenza alla mancanza di confronto (unico mezzo per convergere su piattaforme condivise) c'è stata quindi da una parte la scomparsa di un soggetto collettivo importantissimo, dall’altra il riemergere di posizioni sbagliate ed arretrate come, ad esempio, la riproposta dei “due stati per due popoli” o il rientro sulla scena di gruppi e personaggi che di fronte all’occupazione della Palestina si pongono in maniera equidistante.

Inoltre, nonostante ci sia stato un proliferarsi di decine e decine di iniziative disseminate su tutto il territorio (mobilitazione che continua ormai da settimane) tutto questo si può evidenziare anche riconoscendo l'incapacità di costruire in Italia un'iniziativa unitaria in risposta all'ultima aggressione israeliana [13], che ha avuto un'escalation militare tutt'oggi in corso, grazie anche alla risposta che la resistenza palestinese è riuscita a dimostrare.

Tuttavia, seppur lentamente trattandosi di una nuova esperienza, sta emergendo qualcosa di nuovo: a seguito di quanto descritto un gruppo di compagne e compagni di Milano ha voluto impegnarsi in una riflessione critica del passato e, non limitandosi a questo, è stato in grado di intraprendere un percorso nuovo – cui si sono unite molte altre realtà e collettivi italiani che hanno accolto positivamente il progetto - proprio partendo da dove le precedenti esperienze si sono arenate, ovvero dall'analisi dell'attuale situazione palestinese. Una lettura di classe, un rinnovamento delle parole d’ordine fino ad allora sottaciute.

Questo percorso ha attraversato varie tappe tra cui un'iniziativa alla Camera del Lavoro di Milano dal titolo “Unità e Resistenza - la Palestina è sinistra” [14], un incontro e un confronto con Michele Giorgio [15], tre convegni nazionali “dalla Solidarietà alla lotta internazionalista – al fianco della Resistenza palestinese” (Milano, Firenze, Torino) [16] che hanno visto la partecipazione attiva anche nell'organizzazione di varie realtà che hanno iniziato a convogliare verso un'analisi condivisa, una manifestazione nazionale a Torino (30 novembre 2013) [17] dove si sarebbe dovuto tenere un incontro bilaterale tra Italia ed Israele [18] e un approfondito e partecipato convegno sul sionismo dal titolo “Sionismo/Antisionismo: teoria e prassi” [19] a cui hanno partecipato molti relatori che storicamente si occupano del problema dell'occupazione della Palestina analizzando il sionismo in tutte le sue dinamiche e relazioni internazionali, da un punto di vista militare, economico e culturale. A seguito del convegno sono stati pubblicati gli atti che riportano i vari interventi.

Il frutto di questo lavoro è maturato nella nascita di un nuovo organismo nazionale, il Fronte Palestina [20], che mette in rete varie organizzazioni, qualificandosi per una lettura di classe della situazione palestinese, quindi per il sostegno chiaro e determinato alla resistenza, ossia alla sinistra palestinese, ai comitati popolari e a chiunque lotti contro il sionismo. Non solo, uno dei maggiori obiettivi che si è prefissato è quello di contrastare il sionismo in “casa nostra”: per questo è stata indetta un'assemblea pubblica per il prossimo ottobre [21] durante la quale lanciare una campagna contro la massiccia presenza di Israele all'Expo 2015 di Milano, un'opera che già di per sé rappresenta devastazione del territorio, precarietà, connivenza con le mafie e sfruttamento.

Crediamo sia fondamentale che il ruolo di tutti i compagni in Italia ritorni ad essere quello di misurarsi con le contraddizioni sempre più chiare ed evidenti che stanno emergendo in Palestina, quindi con la necessità di confrontarsi su opinioni, punti di vista, prassi e strategie, cercando di convergere in una piattaforma comune affinché le iniziative proposte ed i tipi di intervento intrapresi possano essere di un certo spessore sia politico sia di partecipazione e risultino in grado di cambiare davvero uno stato di cose.

Crediamo che il Fronte Palestina stia percorrendo la giusta strada affinché questo possa concretizzarsi, con dignità e nella fermezza delle sue posizioni antimperialiste, anticapitaliste e antisioniste.
 

Collettivo Palestina Rossa
 

[1] http://www.ism-italia.org/wp-content/uploads/dossier-2008-01-contro-loccupazione-israeliana-della-fiera-del-libro-di-torino1.pdf

[2] http://www.palestinarossa.it/?q=it/content/event/appello-la-manifestazione-nazionale-milano-contro-la-kermesse-sionista

[3] http://www.forumpalestina.org

[4] http://www.bdsmovement.net/call - http://pacbi.org/etemplate.php?id=869

[5] http://en.wikipedia.org/wiki/Gaza_Freedom_March

[6] http://en.wikipedia.org/wiki/Gaza_War_(2008-09)

[7] http://www.freedomflotilla.it

[8] http://www.infopal.it/category/inmemoriadistefanochiarini/

[9] http://en.wikipedia.org/wiki/Sabra_and_Shatila_massacre

[10] http://sabraechatila.wordpress.com/

[11] http://en.wikipedia.org/wiki/Oslo_I_Accord

[12] http://en.wikipedia.org/wiki/Fatah-Hamas_conflict

[13] http://en.wikipedia.org/wiki/2014_Israel%E2%80%93Gaza_conflict

[14] http://www.palestinarossa.it/?q=it/content/event/unita-e-resistenza-la-palestina-%C3%A8-sinistra

[15] http://www.palestinarossa.it/sites/default/files/report%20iniziativa%20michele%20giorgio.pdf

[16] http://www.palestinarossa.it/?q=it/content/story/dalla-solidarieta-alla-lotta-internazionalista

[17] http://www.palestinarossa.it/?q=it/manifestazione-torino

[18] http://www.internazionale.it/news/italia-israele/2013/07/01/letta-il-2-dicembre-il-bilaterale-a-torino/

[19] http://www.palestinarossa.it/?q=it/content/event/sionismo-antisionismo-teoria-e-prassi

[20] http://www.palestinarossa.it/sites/default/files/MANIFESTO%20FRONTE%20PALESTINA.pdf

[21] http://www.palestinarossa.it/sites/default/files/MANIFESTO%20FRONTE%20PALESTINA.pdf
 


Articolo pubblicato in arabo sul giornale Haq Al Awda (Il diritto al ritorno): http://www.badil.org/ar/haq-alawda/item/2060-art14. A breve sarà disponibile anche una versione inglese inclusa nella rivista Al Majdal Magazine.

p.s. L'articolo è stato scritto intorno alla metà d'Agosto, quando ancora non era stata indetta la Manifestazione Nazionale in Italia.
 

Informazioni sul Fronte Palestina

Per sviluppare un lavoro di classe nel sostegno alla lotta di liberazione della Palestina e degli altri popoli oppressi e aggrediti dall'imperialismo, oltre alle sterili e dannose concezioni del pacifismo e dell'equidistanza tra aggressori e aggrediti che hanno in gran parte contribuito ad affossare il movimento contro la guerra nel nostro paese negli ultimi anni, si è deciso di fondare l'organismo nazionale Fronte Palestina.

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