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Barakat: Omar Nayef Zayed è stato trattato come un ostaggio senza diritti

L'assassinio alla fine di febbraio del compagno Omar Nayef Zayed, ex prigioniero palestinese e leader del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina in Bulgaria ha scosso la coscienza del popolo palestinese e dei suoi sostenitori, tanto più che il reato ha avuto luogo all'interno dell'ambasciata palestinese a Sofia.

Il periodico Al-Hadaf si è messo in contatto con il compagno Khaled Barakat (attualmente nella capitale bulgara), scrittore di sinistra palestinese e coordinatore internazionale della Campagna per la Libertà di Ahmad Sa'adat, quotidianamente in contatto con il martire e la sua famiglia e molto vicino alla campagna di solidarietà internazionale che è stata lanciata una settimana dopo che Omar Nayef Zayed ha cercato rifugio presso l'ambasciata palestinese.

Nell'intervista Barakat ha detto che è in possesso di lettere e documenti che confermano l'esperienza del martire e della pressione (NdT: crediamo si riferisca alle pressioni ad andar via dall’ambasciata) subita da parte dell'ambasciata palestinese e dell'ambasciatore, Ahmad al-Madhbouh, così come i rinvii e i ritardi dell'ambasciatore in molti momenti per contribuire a fornire protezione per Nayef, oltre alle minacce da parte dei bulgari di estradarlo nelle mani dell’occupazione e gli avvertimenti da parte del ministro degli Esteri palestinese Riyad al-Malki.

Barakat ha osservato che il ministro degli Esteri (Riyad al-Malki) è stato anche coinvolto nel contrastare gli sforzi per trovare una soluzione seria; ha anche esortato la necessità di chiarire il ruolo delle agenzie di intelligence palestinese durante i 70 giorni che Nayef è rimasto presso l'ambasciata. Ha chiesto la rimozione di al-Malki dal suo incarico di ministro degli Esteri e il richiamo dell'ambasciatore, Al-Madhbouh, per le indagini, così come la formazione di una commissione d'inchiesta indipendente specializzata per verificare le vere responsabilità.

Il testo dell’intervista prosegue:

Q. Come ha fatto Omar Nayef Zayed a rifugiarsi nell'ambasciata palestinese - è stata una sua decisione personale o ci si è arrivati su invito dell'ambasciata o di uno dei suoi dipendenti?

A. Prima di tutto si deve procedere nel trattare il caso del martire compagno Omar Nayef Zayed differenziando fatti verificati e supposti: quelli che erano a noi già noti, quelli ottenuti in seguito, e quelli che si sono rilevati, prima e dopo il vile assassinio.

Diciamo questo in modo da non deludere o indurre in errore noi stessi e gli altri, intenzionalmente o meno, e per non fare torto a nessuno, soprattutto al martire stesso. Le indagini sono ancora in corso, e ogni giorno emergono fatti e prove nuovi.

Quello che alcuni non sanno, forse, è che il martire quotidianamente scriveva un diario, registrando quello che stava succedendo nei dettagli, e che gli abbiamo chiesto costantemente di scrivere e registrare la sua esperienza. Abbiamo più di 600 messaggi e documenti di questa esperienza, e non uno di loro è senza grande valore come prove e testimonianze.

Possiamo dire che l’ingresso di Omar Nayef Zayed nell'edificio dell'ambasciata è stata una trama criminale effettuata in stanze buie con la partecipazione di più parti. Il ruolo dello Stato sionista e il suo servizio di intelligence, così come quella dei suoi agenti, è stato fondamentale nel spingerlo all'interno dell'ambasciata. Questo è certo e non è suscettibile di interpretazione o dibattito.

Q. Il martire Omar Nayef Zayed è stato sottoposto a molestie e minacce affinché lasciasse l'ambasciata, e anche per consegnarlo alla occupazione. Quali sono i dettagli di queste minacce?

A. Le molestie e le intimidazioni subite da Omar Nayef Zayed non si son fermate nemmeno per un giorno, compresa la minaccia di estradizione verso l'occupazione "entro 24 ore", secondo le parole dell’ambasciatore Ahmed al-Madhbouh, e abbiamo la prova di queste minacce.

Noi non accusiamo le persone a caso, questa è stata una minaccia diretta a lui per essere consegnato al nemico. Questo è ciò che ha spinto il Fronte Popolare a rilasciare una dichiarazione il 28 Dicembre 2015 avvertendo l’ambasciatore Ahmed al-Madhbouh delle conseguenze della sua estradizione verso l’occupazione, e le conseguenze e le ripercussioni di tale azione.

Non sappiamo il motivo per cui ad oggi non è stato richiamato l’ambasciatore come richiesto dal Fronte Popolare e dalla famiglia del martire, per interrogarlo e per una seria discussione. Il fallimento in corso mette tutte le agenzie dell'Autorità, da cima a fondo, nel cerchio del sospetto e della vergogna.

Il Ministero degli Esteri palestinese e l'ambasciata palestinese hanno trattato il martire Omar Nayef Zayed come ostaggio, senza diritti. Non avrebbe nemmeno ricevuto i diritti dei prigionieri politici, o addirittura a volte i diritti dei resistenti prigionieri palestinesi nelle carceri sioniste!

Gli è stato impedito di esercitare i diritti naturali, umani e legali più elementari, per esempio quello di consultare gli avvocati, l'incontro con i suoi colleghi, ricevere delegazioni di solidarietà internazionale, o anche solo ricevere una normale visita medica.

L'ambasciatore e il suo staff hanno trattato Omar con la logica dei carcerieri, impegnati in comportamenti oscuri e complici che riflettono lo stato di degrado delle istituzioni dell'Autorità palestinese e che confermano a tutti noi come la realtà palestinese è ora in piedi sul suo capo. Per il popolo palestinese, Omar Nayef Zayed è il vero ambasciatore palestinese e non Ahmad al-Madhbouh.

Questa pressione costante ha colpito non solo Omar, ma anche la sua famiglia e sua moglie. L'ambasciatore ha praticato i peggiori tipi di terrorismo psicologico nei confronti di questa famiglia in difficoltà. Oggi il ministro e l'ambasciatore sono viscidi e vili davanti alla commissione d'inchiesta, che copre la realtà e il killer, voci di false giustificazioni e menzogne. Coloro che portano la responsabilità maggiore sono la più grande fonte di tali menzogne e cadono sempre più profondamente nella vergogna.

Il ministero degli Esteri palestinese si è unito al suo ambasciatore, e continua a farlo, per coprire il suo abbandono del senso del dovere e la sua connivenza. Il ministero ha emesso una solo magro comunicato sul caso del martire, in cui ha difeso l'ambasciatore e ha annunciato la formazione di una "cellula di crisi", ma questa cellula era solo una bugia per sfuggire alla pressione del Fronte Popolare, della famiglia e della campagna per sostenere Omar.

In questo contesto il ministro degli Esteri Riyad al-Malki ha agito in maniera complice e subdola ed ha ripetutamente e personalmente ostacolato gli sforzi a favore di Omar sia prima che dopo la sua morte.

Q. Nonostante queste minacce, perché il Fronte Popolare o i compagni di Omar non hanno preso tutte le misure per garantire la sua sicurezza, ad esempio per farlo uscire dall'ambasciata? Hanno solo emesso una dichiarazione con un avvertimento sulle conseguenze se fosse stato cacciato dall’ambasciata?

A. Questa è una domanda legittima fino a quando Omar è stato ucciso, poi gli sforzi per proteggerlo erano insufficienti. Eventuali altre parole diventano insufficienti e restano solo  un mezzo di giustificazione, e devono essere respinte dal martire, dalla sua famiglia, e da altri.

Il nostro popolo ha il diritto di fare tutte le domande e ritenere tutti responsabili. Alla fine loro sono i responsabili del sangue e dei sacrifici di Omar. Il martire Omar Nayef Zayed è il figlio di ogni palestinese e della nazione araba, prima di essere membro, quadro o leader del Fronte Popolare.

La leadership ha compiuto sforzi grandi e profondi, in questo caso al di fuori della pubblica immagine, e non ha solo fatto una dichiarazione, come indicato nella domanda. E mia convinzione che il Fronte risponderà con forza, perchè a questo punto non ha bisogno di autorizzazione.

La convinzione del martire, e anche la nostra convinzione era che, nonostante tutto, nonostante tutta la pressione, sarebbe rimasto fisicamente al sicuro all'interno dell'ambasciata mentre si lavorava per trovare una soluzione politica e giuridica alla sua situazione. La campagna di solidarietà internazionale stava crescendo e iniziando ad avere un impatto politico e il suo caso legale si stava sviluppando. Tuttavia, il nemico è più veloce e lo stato di collusione raggiunto da parte dell'Autorità di Oslo ha superato tutti i limiti e le linee. Sembra che alcuni abbiano deciso di cadere fino in fondo nel fango della vergogna.

Gli omicidi sono uno dei più antichi mezzi usati dall'entità sionista, sin dal suo inizio e fino ad oggi, sono stati effettuati per lo più con la complicità dei collaboratori interni. Il castello è preso dal di dentro, come si suol dire, e questo fatto ci deve indurre ad agire contro questi pochi corrotti, se vogliamo proteggere il nostro fronte interno e trarre le conclusioni corrette e le conseguenti lezioni.

Q. Il "Samidoun Palestinian Prisoner Solidarity Network", uno dei gruppi internazionali che ha seguito la questione fin dall'inizio, ha detto che l'ambasciatore palestinese Ahmad al-Madhbouh respinto le visite degli avvocati e dei rappresentanti della rete di solidarietà del martire. Avete maggiori informazioni su questo aspetto?

A. Il martire non solo si fidava del Samidoun Network, che ha condotto una campagna di solidarietà con lui, sia a livello giuridico e nella famosa campagna internazionale, ma era in contatto quotidiano con i suoi attivisti.

Dalla sua prima settimana in rifugio presso l'ambasciata palestinese, Samidoun ha inviato l'avvocato e coordinatore internazionale Charlotte Kates a Sofia, ma l'ambasciatore ha rifiutato di incontrarsi con Omar, gli impediva di vederlo, e invece ha minacciato la sua famiglia se avessero portato delegazioni internazionali e avvocati ad incontrare Omar.

Hanno poi inviato l'avvocato Jan Fermon da Bruxelles, un noto avvocato internazionale e il Segretario generale dell'Associazione Internazionale dei Giuristi Democratici. L'ambasciatore inizialmente ha respinto anche la sua visita, ma ha ammesso di consentire la sua visita legale con Omar solo dopo una campagna concertata di pressione dentro e fuori la Palestina. Samidoun ha anche offerto di inviare un medico per condurre test su Omar e fornire un esame fisico, attraverso la sua famiglia; tale richiesta è stata ignorata anche dall'ambasciatore.

C'è molto da dire in questo contesto, che indica che il comportamento da Ahmad al-Madhbouh dal primo giorno è quello di sospetto, e questa è una realtà che non può essere cancellata. E lo spirito del martire Omar Nayef Zayed lo perseguiterà per tutta la vita.

Q. Qual è il ruolo dell'intelligenza palestinese in tutto questo? C'è una delegazione di sicurezza inviato a Sofia per riferire sul caso di Omar Nayef Zayed?

A. Questa "delegazione di sicurezza" è stata un mezzo attraverso il quale il servizio di intelligence palestinese è venuto a esercitare pressioni su Omar. Il primo giorno hanno assunto il ruolo del "poliziotto cattivo" e poi cambiato il loro tono con il ruolo del "poliziotto buono", fatte promesse di assistenza e di protezione. Questo è un altro problema che deve essere esaminato da una commissione d'inchiesta. Il servizio di intelligence e il suo direttore Majed Faraj devono essere oggetto di indagine e di responsabilità (NdT: ricordiamo che il direttore Majed Faraj si è vantato di aver impedito centinaia di atti della resistenza e di aver arrestato centinaia di attivisti palestinesi).

Che cosa è stata questa "delegazione di sicurezza" che è venuta a Sofia, e non ha fatto nulla sulla mancanza anche di una sola telecamera all'interno o all'esterno dell'ambasciata? Anche sull'assenza di una guardia davanti all’edificio o una singola guardia di sicurezza sulla porta non hanno detto niente? Erano negligenti o complici. E credo che questi elementi siano indice di mancanza di dovere e della minima responsabilità nazionale e professionale.

L'ambasciatore ha evitato di fornire telecamere e guardie, con il pretesto di una mancanza di bilancio per l'ambasciata. Oggi chiediamo come abbia ottenuto il budget richiesto, installato le telecamere e assunto una guardia per l'ambasciata dopo la morte di Omar!

Q. Cosa è necessario ora dall’OLP?

A. Il licenziamento immediato del ministro degli Esteri Riyad al-Malki e il richiamo dell’ambasciatore Ahmad al-Madhbouh per un interrogatorio e la formazione di un comitato specializzato, professionale e indipendente di indagine. Più precisamente, scoprendo i ruoli di chi si pone nel cerchio della vergogna e del sospetto.

Il comitato istituito dall'Autorità, guidata da Tayseer Jaradat, non ci è riuscito. Questa non è una sorpresa, nessuno riesce a indagare se stesso. Chiunque cercherà di difendersi si metterà nella stessa situazione. C'è ancora molto da dire. E’ diritto del nostro popolo conoscere la verità, tutta la verità.

Fonte: FPLP

Informazioni sul Fronte Palestina

Per sviluppare un lavoro di classe nel sostegno alla lotta di liberazione della Palestina e degli altri popoli oppressi e aggrediti dall'imperialismo, oltre alle sterili e dannose concezioni del pacifismo e dell'equidistanza tra aggressori e aggrediti che hanno in gran parte contribuito ad affossare il movimento contro la guerra nel nostro paese negli ultimi anni, si è deciso di fondare l'organismo nazionale Fronte Palestina.

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