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BDS: dibattito sulla normalizzazione e il boicottaggio parziale

Due delle più importanti questioni che sorgono nel movimento di Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni (BDS), in particolare nei paesi occidentali, sono (A) se i palestinesi dovrebbero lavorare con gli israeliani, piuttosto che boicottarli, e (B) se i sostenitori del BDS dovrebbero pienamente boicottare Israele, o boicottare solo le imprese coinvolte nella occupazione israeliana e nella costruzione degli insediamenti coloniali. Ci auguriamo che la discussione di seguito riportata aiuti a far luce su entrambe le questioni.
 

Co-resistenza vs Co-esistenza

Nel corso degli anni, nella Campagna Palestinese per il Boicottaggio Accademico e Culturale di Israele (PACBI), abbiamo sempre sottolineato la nostra posizione sulla normalizzazione nel tentativo di guadagnare nuovi alleati e di chiarire ai nostri partner la premessa sugli scambi tra palestinesi e israeliani.

E 'importante notare che nel movimento BDS ci sono diversi partner israeliani, che supportano anche i nostri diritti globali in base alle leggi internazionali, compresa la "Coalizione delle Donne per la Pace e il Boicottaggio", sostenendo l'appello palestinese per il BDS [1]. Inoltre, leggendo l'appello del BDS del 2005 [2], approvato dalla stragrande maggioranza della società civile palestinese, si può notare un esplicito richiamo agli israeliani di coscienza affinché aderiscano al movimento per la libertà, la giustizia e i diritti uguali per tutti. Pertanto, ciò che è importante per determinare la normalizzazione non è la semplice collaborazione con gli israeliani, ma piuttosto la sostanza e la premessa di questa collaborazione.

"Normalizzazione" è una traduzione in italiano della parola araba "tatbi", che significa fare qualcosa di anormale apparentemente normale. Come affermato in precedenza dal PACBI:

È utile pensare alla normalizzazione come ad una "colonizzazione della mente", in cui il soggetto oppresso arriva a credere che la realtà dell'oppressore sia l'unica realtà "normale" che deve essere sottoscritta, e che l'oppressione è un fatto della vita che deve essere affrontato. Chi si impegna nella normalizzazione ignorano questa oppressione, o la accetta come uno status quo con cui si può vivere. Nel tentativo di coprire le sue violazioni del diritto internazionale e dei diritti umani, Israele tenta di ri-definirsi, o presentarsi come normale - anche "illuminato" - attraverso una serie complessa di relazioni e di attività come l'hi-tech, il culturale, il legale, l'LGBT e altri settori. [3]

Un altro aspetto della normalizzazione è il tentativo di usare i palestinesi e/o gli arabi come "foglie di fico" [4]. Nell'applicazione delle linee guida del movimento BDS per il boicottaggio internazionale accademico e culturale di Israele, il PACBI affronta a volte gli scenari in cui si inseriscono i tentativi dei denigratori del boicottaggio a riscattare la loro coscienza, e con essa un terreno morale, utilizzando i palestinesi (o, più raramente, altri arabi) come una foglia di fico per coprire la loro complicità verso la violazione di Israele del diritto internazionale e dei diritti dei palestinesi. Mentre il numero di "foglie di fico" sta diminuendo ogni anno, grazie alla recente impressionante diffusione della coscienza BDS tra i palestinesi e nel mondo arabo, ci sono ancora coloro che sono pronti ad accettare che i loro nomi vengano manipolati nelle ciniche agende politiche dei trasgressori del boicottaggio internazionale.

Da quanto detto, si può vedere che la normalizzazione si applica ai rapporti che trasmettono una immagine fuorviante o ingannevole di normalità, di simmetria, di parità, per un rapporto palesemente anormale e asimmetrico di oppressione coloniale e di apartheid [5].

Per un rapporto israelo-palestinese che non preveda una forma di normalizzazione devono essere soddisfatte due condizioni di base: (1) la parte israeliana deve supportare i pieni diritti per tutti i palestinesi in conformità del diritto internazionale e (2) la relazione stessa deve comprendere una forma di resistenza all'occupazione israeliana e alle violazioni del diritto internazionale. Gli israeliani che sostengono i nostri diritti sanciti dal diritto internazionale e combattono con i palestinesi contro il muro, i checkpoint, e le altre forme di apartheid sono nostri partner. I rapporti con loro non costituiscono normalizzazione. Attività come quelle di "Semi di pace" [6], "One Voice" [7], e altre simili organizzazioni, tuttavia, sono chiari esempi di normalizzazione, indipendentemente da ciò che sostengono coloro che sono coinvolti nei progetti. Questi ritraggono ingannevolmente i palestinesi e gli israeliani come se fossero sullo stesso piano, senza alcuna chiara posizione sulla fine del sistema di oppressione israeliano.

Come ha ammesso un giovane leader palestinese attivista, l'unico rapporto normale tra la comunità degli oppressori e quella oppressa è la co-resistenza, non la co-esistenza [8]. La co-esistenza può avvenire solo (eticamente parlando) dopo la fine dell'oppressione, quando entrambe le parti possono godere degli stessi diritti.
 

Boicottaggio totale o parziale di Israele?

Dopo non essere riusciti a rallentare la diffusione del BDS, spinti dalla paura vera e propria della scomparsa del sionismo, e con una agenda volta esplicitamente a "salvare l'Apartheid di Israele", alcuni cosiddetti sionisti di sinistra hanno recentemente cercato di confondere le acque proponendo un boicottaggio amico del sionismo che minasse il movimento BDS guidato dai palestinesi [9], che sta attirando un numero crescente di giovani attivisti ebrei in Occidente, soprattutto nei campus universitari. Il BDS è un movimento che si basa sui diritti eticamente-compatibili, ancorato al diritto internazionale e ai diritti umani universali. Come tale, il BDS rifiuta e non può coesistere con il razzismo di qualsiasi tipo, compreso il sionismo. Un "BDS sionista" sarebbe tanto logico quanto un' "uguaglianza razzista"!

L'intento del BDS non è quello di salvare Israele come uno stato di apartheid, facendolo rinunciare ad alcune terre occupate densamente popolate da palestinesi per applicare un apartheid più puro in Israele e per prolungare la vita di questo apartheid per molti anni ancora. Il BDS è interamente concentrato nella realizzazione dei diritti dei palestinesi, tra cui fondamentale è il diritto inalienabile all'autodeterminazione, ponendo fine al sistema israeliano di oppressione coloniale e razziale su tre livelli: il colonialismo, l'occupazione e l'apartheid.

Naturalmente, il PACBI e il Consiglio Nazionale per il BDS (BNC) sono a favore di un boicottaggio totale finché Israele non termini il suo sistema a tre livelli di oppressione, non semplicemente la sua occupazione della Cisgiordania e di Gaza. La ragione principale di questa posizione è che, secondo il diritto internazionale, Israele, la Potenza occupante, ha la responsabilità dell'occupazione e di tutte le sue manifestazioni (colonie, muro, assedio, demolizioni di case, ecc), per non parlare delle altre violazioni del diritto internazionale al di fuori del regno di occupazione, come lo spostamento forzato e la negazione dei diritti dei rifugiati e il crimine di apartheid (un numero crescente di studiosi di legge è ora convinto che Israele ne sia colpevole).

Il movimento BDS chiede di boicottare Israele come Stato responsabile della negazione dei diritti dei palestinesi, così come il Sudafrica è stato bersaglio del boicottaggio a causa del suo regime di apartheid; la Cina è il bersaglio di alcuni boicottaggi a causa della sua occupazione del Tibet, mentre il Sudan è il bersaglio di boicottaggi a causa di alcuni suoi crimini in Darfur. Solo nel caso di Israele sentiamo obiezioni circa il tentativo di boicottare uno Stato che è responsabile di gravi violazioni del diritto internazionale, mentre sentiamo proposte solo rispetto al boicottaggio di alcune manifestazioni di queste violazioni (colonie), ma non della causa principale.

Eppure il BDS è sensibile ad ogni contesto. Ciò significa che i sostenitori del BDS in qualsiasi contesto particolare decidono cosa boicottare o da cosa distanziarsi, come perseguire i loro obiettivi locali, come costruire le alleanze e la campagna - con la sensibilità al proprio contesto politico, culturale e organizzativo. I partner possono decidere di boicottare solo le imprese implicate nell'occupazione israeliana, e questo va benissimo se fatto tatticamente e non per un rifiuto di principio di un boicottaggio totale quando le circostanze lo consentono. Questa è la forza del BDS, non è un sistema centralizzato, dogmatico o guidato da un comandante. Si tratta di un movimento con base morale, guidato dai cittadini,  e a favore dei diritti umani, che pone i suoi principi fondamentali sui diritti umani e sul diritto internazionale come sui denominatori comuni, e inventa una serie di iniziative creative quando si tratta di implementare le varie forme di boicottaggio in qualsiasi contesto.

Se i sostenitori inglesi, americani, tedesco o olandesi del BDS desiderano fare una campagna per un boicottaggio parziale o totale è una scelta loro, perché noi crediamo nell'efficacia delle iniziative locali e sensibili al contesto, come spiegato sopra. Ma ci auguriamo vivamente che rispettino il diritto palestinese all'autodeterminazione, e non tentino di parlare per conto nostro quando si tratta di far valere i nostri diritti e le strategie globali di resistenza civile, perché sarebbe una forma di paternalismo che non si addice ad una rapporto di partnership nella lotta per una pace giusta, l'unica pace che le comunità oppresse di tutto il mondo potranno mai chiedere.

Come è avvenuto nella lotta internazionale contro l'Apartheid in Sud Africa, facendo assumere la guida a dei rappresentanti degli oppressi largamente condivisi e approvati (in questo caso la leadership palestinese del movimento BDS, il BNC), e rispettando le linee guida del boicottaggio stabilite dalla grande maggioranza della società oppressa, aderire al movimento diventa un obbligo etico per qualsiasi persona di coscienza o gruppo genuinamente solidale con gli oppressi. Questo deve essere compreso nel contesto di un movimento globale decentralizzato basato sul rispetto per la tattica dei partner e la scelta degli obiettivi, a condizione che i principi generali del movimento siano salvaguardati.
 

Note:

Fonte: PACBI
Traduzione a cura di PalestinaRossa
 

Informazioni sul Fronte Palestina

Per sviluppare un lavoro di classe nel sostegno alla lotta di liberazione della Palestina e degli altri popoli oppressi e aggrediti dall'imperialismo, oltre alle sterili e dannose concezioni del pacifismo e dell'equidistanza tra aggressori e aggrediti che hanno in gran parte contribuito ad affossare il movimento contro la guerra nel nostro paese negli ultimi anni, si è deciso di fondare l'organismo nazionale Fronte Palestina.

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