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Chiamata alla solidarietà e all'unità nella mobilitazione

Al movimento di solidarietà con il popolo palestinese, a tutti e tutte coloro che si battono per il boicottaggio del regime razzista israeliano, a tutti e tutte le coerenti antirazziste ed antifasciste, al movimento contro la guerra imperialista e di solidarietà con i popoli oppressi...

Come forse saprete, a Milano alcuni compagni che contestarono la presenza delle bandiere israeliane al seguito dello spezzone della Brigata Ebraica nel corteo del 25 Aprile 2018 stanno subendo un procedimento penale, che li vede accusati nientedimeno che di "istigazione all'odio razziale". Il 10 marzo si terrà l'udienza preliminare a loro carico, presso il tribunale di Milano.

Siamo dunque arrivati all'assurdo dell'accusa di razzismo a coloro che si sono mobilitati proprio contro il razzismo, nello specifico quello israeliano-sionista. Infatti, dietro l'operazione di portare all'interno delle mobilitazioni del 25 Aprile la Brigata Ebraica, che combattè inquadrata nell'esercito britannico e dunque non ha nulla a che vedere con la resistenza partigiana, vi è il tentativo di egemonizzare in senso sionista l'antifascismo, come dichiarato esplicitamente dai promotori di tale operazione e come ben visibile dalla contestuale esibizione delle bandiere israeliane, striscioni pro-Israele ecc. Con questa contestazione ci si vuole opporre all'occupazione politica sionista dell'antifascismo italiano, della data-simbolo della lotta dei partigiani e delle partigiane, che si ribellarono alla barbarie nazifascista, connaturatasi, al pari del sionismo oggi, con il razzismo e la guerra imperialista. Contemporaneamente, si è voluto rivendicare la continuità politica tra le lotte di liberazione di ieri e quelle di oggi, in particolare tra quella combattuta dai partigiani e delle partigiane italiane contro il nazifascismo e quella attualmente combattuta dai partigiani e dalle partigiane palestinesi contro il sionismo.

Così come l'operazione politica della Brigata Ebraica vuole presentare gli occupanti come liberatori, l'operazione giudiziaria della procura di Milano vuole presentare gli antirazzisti come razzisti. Si punta così a tradurre sul piano penale la vasta campagna del sionismo internazionale, tesa ad equiparare l'antisionismo e, in generale, la mobilitazione in appoggio al popolo palestinese, all'antisemitismo, strumentalizzando ancora il genocidio nazifascista degli ebrei per coprire l'attuale genocidio sionista dei palestinesi. E nel nostro paese questa campagna ha trovato pieno appoggio dalle maggiori forze politiche istituzionali, da destra a "sinistra", sempre pronte a gareggiare nell'allineamento con Israele. Il governo Conte bis ha fatto propria la definizione di antisemitismo del gruppo sionista Alleanza Internazionale per la Memoria dell'Olocausto, che vi include anche la semplice critica a Israele. Salvini ha recentemente dichiarato che l'Ue dovrebbe mettere al bando il movimento Bds e che la Lega si muoverà in tal senso. Le pressioni delle forze sioniste hanno più di una volta raggiunto lo scopo di negare spazi di agibilità al movimento di solidarietà con il popolo palestinese, soprattutto nelle università e in altri luoghi pubblici, e hanno investito anche l'associazionismo progressista e antifascista, in primis l'Anpi.

All'interno dei paesi dell'Ue e della Nato, si sta assistendo ad una stretta propagandistico-repressiva verso il movimento di solidarietà con il popolo palestinese. A dicembre dello scorso anno, il parlamento francese ha votato una risoluzione che assimila l'antisionismo all'antisemitismo. A maggio dello scorso anno, il parlamento tedesco ha votato una mozione che definisce antisemita il movimento Bds. Il governo di Johnson in Gran Bretagna sta portando avanti una proposta di legge per vietare il boicottaggio di Israele, in particolare se attuato dalle amministrazioni comunali. Negli Usa, Trump ha emesso un ordine esecutivo per tagliare i finanziamenti alle università che danno spazio al movimento Bds o che decidono giustamente di recidere i legami con università e centri di ricerca israeliane.

Così come altri similari procedimenti condotti a Roma e Catania contro i contestatori del Giro d’Italia sionistizzato del 2018 – partito propagandisticamente dalla Gerusalemme capitale d’israele, così come “regalata” nello stesso mese da Trump A Netanyhau - ; l'operazione politico-giudiziaria condotta contro i compagni di Milano, costituisce, in questo momento, la punta più avanzata di un disegno ben più vasto, esteso a livello internazionale, che vuole blindare la questione sionista dietro il ricatto ideologico dell'antisemitismo e dietro il muoversi di polizia e tribunali. Costituisce prova generale di un attacco che vuole estendersi a tutto il movimento di solidarietà con il popolo palestinese. Ed è potenzialmente riproducibile, con schemi politico-giudiziari analoghi, ad ogni fronte di mobilitazione e solidarietà internazionalista (si pensi al boicottaggio della Turchia di Erdogan o di multinazionali come Benetton...).

Questa campagna ideologico-politico-repressiva è il risultato naturale del ruolo del sionismo e del regime sionista israeliano a livello globale, ne è il riflesso interno. Il sionismo rappresenta l'ala più apertamente guerrafondaia dell'imperialismo, specialmente dell'imperialismo Usa. Lo sta chiaramente dimostrando in questa fase, con il cosiddetto Accordo del Secolo di Trump, che vorrebbe liquidare la causa palestinese, e con l'implicazione di Israele in tutte i fronti di guerra, in primis in Medio Oriente. I paesi imperialisti del campo atlantico, tra cui l'Italia, fanno pienamente riferimento ad Israele per sviluppare le loro strategie di guerra nell'area araba, mediorientale e anche a livello globale. L'Italia è sempre più legata ad Israele da rapporti politici, dalla collaborazione a tutti i livelli, in primis militare, fin dalla legge 94/2005, con un ulteriore accordo nel luglio 2012, alla cui firma hanno presenziato i maggiori esponenti dei monopoli dell'industria militare italiana (Finmeccanica, Selex, Alenia Aermacchi e Telespazio). Israele sarà in prima fila anche al festival europeo della scienza Esof2020 a Trieste, come è già accaduto a Milano con l'Expò del 2015.

La collaborazione italo-israeliana si estende inoltre sul piano dell'antiterrorismo, cioè sul piano del rapporto tra guerra imperialista sul fronte esterno e controllo sul fronte interno, come dimostra l'affare dei 40 robot per i carabinieri, prodotti direttamente in Israele [1]. Ed è naturale che sia così perché il regime sionista israeliano è il principale laboratorio repressivo da decenni, impegnato in una guerra permanente di prevaricazione, esclusione, controllo e annientamento contro il popolo palestinese. Un modello repressivo per le forze reazionarie a livello internazionale, dalla polizia statunitense ai golpisti boliviani, dal Brasile dell'estremista cristiano Bolsonaro all'India dell'estremista induista Modi. Nel nostro paese, sia Renzi, sia Salvini lo hanno esplicitamente definito come modello per la società italiana. E l’assioma del separatismo etnico-confessionale del sionismo israeliano sta diffondendosi a livello globale sull'onda del vento del cosiddetto “populismo-nazionalista”. Le forze della destra razzista che fondano il loro consenso sui vari suprematismi nazionali ed etnici (in Italia, il “prima gli italiani” di Salvini) guardano ad Israele come modello e non potrebbe essere altrimenti vista la natura di suprematismo ebraico che riveste il sionismo. I vari Orban, Salvini, Trump, Le Pen...sono inevitabilmente attratti dal modello sionista di società, che prevede meccanismi di egemonia e controllo basati sul razzismo e lo sciovinismo, nonché si riconoscono nel paradigma dello “scontro di civiltà” e nell'islamofobia come ideologie di copertura delle strategie di guerra imperialista. È apparentemente paradossale come il modello sionista si configuri soprattutto per quelle forze reazionarie che stanno aprendo la strada alla riabilitazione dell’antisemitismo di matrice cristiana e fascista in Europa e negli Usa. Non è in realtà paradossale se pensiamo alla storia del sionismo, la cui connivenza e collaborazione con i regimi antisemiti e fascisti è un dato storico conclamato, dalla Russia zarista al Terzo Reich nazista, nel comune interesse a veder fuoriuscire dai propri paesi gli ebrei europei per colonizzare la Palestina.
 


 

Per fare fronte alle infami accuse di razzismo e antisemitismo nei confronti del movimento di solidarietà con il popolo palestinese, chiamiamo tutte le realtà solidali con la Palestina in lotta, tutti i coerenti antirazzisti, antifascisti ed internazionalisti a mobilitarsi, coordinandosi o in maniera autonoma, dal 21 marzo al 30 marzo. Il 21 marzo è la data in cui a livello globale si ricorda il massacro di Sharpeville in Sudafrica e quest’anno sarà giorno conclusivo dell’Israeli Apartheid Week. Il 30 marzo è la Giornata della Terra, ricorrenza storica del popolo palestinese, che nel 2018 vide iniziare la Grande Marcia del Ritorno da parte dei profughi di Gaza.

Tale mobilitazione dovrà ribadire:

  • piena solidarietà ai compagni di Milano!
  • l’antisionismo non è antisemitismo!
  • il sionismo è razzismo, reazione, guerra imperialista!
  • non c’è antirazzismo senza appoggio alla lotta del popolo palestinese!
  • difendiamo gli spazi di agibilità del movimento antisionista e di solidarietà con il popolo palestinese, come il popolo palestinese difende ogni giorno la sua terra!

Come compagni e compagne del Fronte Palestina ci mettiamo a disposizione per organizzare iniziative, supportarle e intervenire, sulla base dei contenuti della campagna “Processiamo il sionismo” che abbiamo promosso. Qualunque sarà l'esito dell'udienza preliminare del 10 marzo a carico dei compagni, per la quale invitiamo tutti e tutte a manifestare davanti al tribunale di Milano, questa mobilitazione sarà estremamente importante per dimostrare che difronte ad un attacco così infame e complessivo, tutto il movimento di solidarietà con la Palestina, tutti gli antifascisti e gli antisionisti, sono in grado di reagire e compattarsi unitariamente.

PALESTINA LIBERA, MORTE AL SIONISMO!

Fronte Palestina
 


Informazioni sul Fronte Palestina

Per sviluppare un lavoro di classe nel sostegno alla lotta di liberazione della Palestina e degli altri popoli oppressi e aggrediti dall'imperialismo, oltre alle sterili e dannose concezioni del pacifismo e dell'equidistanza tra aggressori e aggrediti che hanno in gran parte contribuito ad affossare il movimento contro la guerra nel nostro paese negli ultimi anni, si è deciso di fondare l'organismo nazionale Fronte Palestina.

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