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Come si dice Nakba in ebraico? Riflessioni sulla didattica degli ebrei in Israele circa la Nakba

Come dovrebbe essere trattato il tema del diritto al ritorno dei palestinesi nel sistema educativo israeliano? Come dovrebbe essere affrontato questo discorso, quando la realtà in Israele è che l'argomento è Tabu "noi non ne parliamo"? Come possiamo avviare una conversazione, convincere la gente ad ascoltare e superare le obiezioni?

Le risposte israeliane verso l'idea del diritto al ritorno sono quasi sempre legate con dichiarazioni incendiarie che accrescono i timori degli ebrei israeliani che per un altra volta essi saranno vittime. Essi uniscono il timore di potenziali ritorsioni future con il rifiuto di accettare la responsabilità dell'ingiusto trattamento di Israele nei confronti dei palestinesi, in passato come oggi.

Il risultato è che oggi, nessuna discussione seria sulla Nakba o sul diritto al ritorno dei palestinesi ha luogo in Israele. Gli ebrei in Israele che desiderano far parte della soluzione del conflitto e voglioni vivere in una società egualitaria devono iniziar a prendere parte a tale discussione. Sollevare la questione nel sistema educativo è essenziale per stimolare il dibattito pubblico.

Zochrot, il cui obiettivo è di aumentare la consapevolezza degli israeliani sulla Nakba e il diritto al ritorno, ha preparato dei materiali didattici che si concentrano su questi due temi e sono rivolti gli ebrei israeliani. Recentemente, abbiamo pubblicato un manuale di apprendimento che s'intitola: Come si dice Nakba in ebraico? Che verrà utilizzato nel sistema scolastico israeliano sia per coloro che fanno parte del sistema d'istruzione informale. Questo pacchetto di apprendimento, contiene la prima serie di piani di lezioni e di risorse didattiche per l'insegnamento sulla Nakba in ebraico.
 

Questo non è un argomento del quale se ne parla: il diritto al ritorno dei rifugiati palestinesi

Le lezioni hanno come scopo di suscitare domande sul senso del ritorno, sia per i palestinesi e che per gli israeliani. La lezione si apre fornendo informazioni sui profughi palestinesi, in che modo, a causa di quali mani sono diventati rifugiati e quale è la loro situazione oggi. Si prosegue la lezione discutendo la decisione di Israele di rifiutare di consentire il ritorno dei rifugiati durante la guerra e come praticamente glilo impedisce, così come si discute il riconoscimento internazionale del diritto al ritorno, come espresso nella risoluzione 194 dell'ONU. La seconda parte della lezione considera il significato del ritorno per i palestinesi, con una mostra fotografica di giovani palestinesi dal progetto "Sogni di Casa" creati dal Centro Lajee del campo profughi di Aida, Betlemme.

Si prosegue con le dichiarazioni, dal manuale d'informazione di BADIL, circa il diritto al ritorno. La lezione si conclude con l'apertura di un dibattito attraverso le domande: Cosa significa il diritto al ritorno per noi ebrei in Israele? Che cosa ci succede quando sentiamo parlare del diritto al ritorno? Ci influenza il fatto che molti di noi non riconoscono il diritto al ritorno e non sono nemmeno disposti a discuterne?

Il manuale informativo è rivolto a quelle scuole, dove la maggior parte sono ebrei-israeliani, dove regna il discorso Sionista, e prevalentemente è rivolto agli educatori nelle scuole non formali e nei sistemi scolastici informali, anche nei college, nelle università e negli istituti di formazione degli insegnanti.

Il pacchetto di apprendimento, si rivolge agli studenti dai quindici anni in su, e contiene lezioni, attività e risorse per imparare a conoscere la Nakba da diverse prospettive, inoltre affronta una serie di argomenti ed impiega una varietà di metodi educativi.

Esso comprende delle unità che si basano su testi letterari, opere d'arte, materiali storici, film, e una varietà di altri mezzi di comunicazione, e permette agli insegnanti e agli studenti di avvicinarsi al tema in maniera modulare, in base alle proprie prospettive politiche, emotive e sociali. Ogni unità all'interno del pacchetto di apprendimento puo' essere appresa da sola o usata in combinazione ad altre unità, questo sistema incoraggia diversi processi di apprendimento. Per esempio, il pacchetto di apprendimento si apre facendo riferimento alla situazione personale dello studente, riferendosi a ciò che sanno su dove vivono, su se stessi, le loro famiglie, la società in cui vivono e la loro famigliarità con la storia. Si passa poi ad ulteriori discussioni generali sulla Nakba. Un altro sentiero nel pacchetto, esamina in primo luogo il passato, dopodiche la realtà di oggi, e si conclude considerando futuri possibili.

Il pacchetto di apprendimento, si basa sui principi della pedagogia critica, e li collega al punto di vista politico di Zochrot. Secondo la tradizione consolidata di Paulo Freire, la pedagogia critica è imparare implicando un impegno, rilevanza e una chiamata ad agire. Si presuppone che l'apprendimento dipende dal contesto, sulla propria posizione e sulla propria società, quindi per poter apprendere la Nakba, l'apprendimento deve essere diverso per ebrei-israeliani e per i palestinesi. L'approccio pedagogico critico ci permette di intraprendere un processo di cambiamento educativo, senza tirare di colpo il tappeto da sotto ai piedi degli studenti. Come parte del processo critico, gli studenti affrontano la loro resistenza a smantellare la narrazione sionista, e rivedono le proprie idee e le loro assunzioni, e tentano anche di cambiarle.

Si tratta di una procedura educativo che impartisce conoscenze e simultaneamente comporta un processo politico-emotivo di rielaborazione delle nuove informazioni così quelle vecchie. Per gli ebrei in Israele, conoscere la Nakba significa creare non solo nuove conoscenze, ma anche la comprensione, e, a volte la scoperta, che molte informazioni circa il proprio passato sono state deliberatamente nascoste da loro. Questa conoscenza dà forma alle ipotesi fondamentali, collettive e individuali , che sono basate su una prospettiva Sionista/Nazionalista.

Quindi imparare a conoscere la Nakba, non è solo per guadagnare della conoscenza, ma è anche un processo che solleva questioni fondamentali circa l'identità israeliana e lo Stato ebraico che devono essere affrontate e trattate emotivamente e politicamente.
 

Tours ed inserimento di segnaletiche

Zochrot organizza visite nei siti dei villaggi palestinesi distrutti nel 1948, la cui esistenza è sconosciuta a molte persone in Israele. Le escursioni invitano il pubblico a ri-incontrare il paesaggio con occhi nuovi, ripercorrendo i sentieri del villaggio distrutto e per sentire le storie raccontate dai rifugiati e studiosi. Durante le escursioni mettiamo delle segnaletiche sia in ebraico che in arabo per dare indicazioni sui villaggi e distribuiamo opuscoli contenenti delle ricerche sul villaggio, testimonianze, fotografie e mappe. I libretti di Zochrot (in arabo ed ebraico) sono tutti disponibili sul sito web di Zochrot. L'unità sette del pacchetto di apprendimento offre diversi metodi pedagogici per l'elaborazione dei tour con gli studenti.

Nel preparare il pacchetto di apprendimento, la seguente questione è stata sollevata: Come possiamo creare un processo educativo che si immedesimi con gli studenti, ma che eviti di assecondare le loro ipotesi sioniste profondamente radicate? L'empatia è ciò che rende questo metodo possibile in quanto sta alla base del processo educativo. L'empatia, la comprensione, e la sensibilizzazione degli studenti ebrei e Israeliani sono tutti parte del processo educativo, assieme alla sfida di contestare gli assunti base del sionismo - facendo domande, fornendo informazioni, raccontando storie sconosciute, decostruendo le assunzioni non dette del razzismo, del colonialismo, dell'europeizzazione e così via. Gli studenti a cui è stato insegnato della Nakba tramite il pacchetto di apprendimento affermano che, oltre a ciò che hanno imparato sulla Nakba e sui rifugiati palestinesi oggi, molte sono le questioni che sono state sollevate e che hanno messo in discussione la loro visione dei concetti del mondo: Che cosa è la storia e che cosa è la verità? Chi scrive la storia? Perché si tende a prestare attenzione e a credere nella storia scritta, piuttosto che a quella orale? In che modo il concetto di "narrazione" serve la parte più forte, quello cui detiene il potere? Una volta aver appreso sulla Nakba, quali obblighi c'impone?

Noa Sandbank-Rahat, un membro di un gruppo di educatori israeliani che hanno imparato sulla Nakba tramite Zochrot, e fa parte del gruppo che vuole sviluppare il pacchetto di apprendimento, ha dichiarato:

...sono venuta a Zochrot con grande difficoltà e ansia, per la prospettiva di tornare nel passato al 1967, di raggiungere l' "Anno zero" - 1948 – e dire la parola "Nakba" in ebraico. Infatti io mi sentivo minacciata, impotente e con vari sensi di colpa...sono venuta a contatto con la Nakba, con un gruppo di altri educatori. Studiare con quel gruppo mi ha permesso di iniziare un viaggio che è iniziato con gli occhi. Guardando innanzitutto, al processo di dimenticare, all'interno di quella zona d'ombra nella memoria. Guardando a quell'ombra mi ha permesso di riconoscere l'esistenza della memoria stessa. E poi, molto lentamente, come un archeologo che accarezza con il suo pennello ogni scoperta che emerge dalla sabbia, ho potuto iniziare a toccare quel posto, sfiorando la Nakba...con mia grande sorpresa, il processo di ricerca mi ha liberato da quelle paure e da quel senso d'impotenza. Imparare a conoscere la Nakba come parte di un gruppo mi ha permesso di essere in due posti contemporaneamente - quello in cui ho pianto per ciò che era accaduto, piangere la Nakba che ci circonda, quello che ha fatto a me e a tutti noi, e l'altro in cui cerco i modi per rimediare, per cambiare e trovare soluzioni in modo da creare un presente diverso e un futuro diverso. Invece di essere paralizzato dal senso di colpa, il mio senso di responsabilità ora mi motiva ad agire...”
 

Quindi - come possiamo sviluppare un programma educativo sulla Nakba per gli ebrei israeliani?

Questa è la domanda che è a capo dell'unità nel pacchetto che ha a che fare con il diritto al ritorno, l'unità intitolata: "Questo non è qualcosa di cui noi parliamo: Il diritto al ritorno dei rifugiati palestinesi". La lezione combina due domande principali: che cosa è il diritto al ritorno per i palestinesi? Che cosa significa per noi il diritto al ritorno dei profughi palestinesi in quanto ebrei in Israele?
 

La Mappa delle attività

In questa attività, i partecipanti ricreano una mappa su larga scala di tutte le località palestinesi distrutte durante la Nakba. La mappa è in realtà una griglia, fatta di nastro adesivo o una corda che si correla alle reali linee di longitudine e latitudine della mappa di Israele / Palestina.

Durante l'attività, i partecipanti "riconsegnano" delle singole schede che rappresentano ogni villaggio, nella loro corretta posizione sulla mappa in base al numero di longitudine e latitudine stampato sulla carta. I partecipanti possono anche personalizzare le proprie carte o decorare la mappa con il gesso, pietre colorate, adesivi, nastri ... Ad un microfono aperto, i partecipanti possono esprimere il loro legame personale con il villaggio o per la comunità che vi si è allocata in quel sito. Istruzioni per costruire la mappa sono disponibili all'indirizzo: http://www.zochrot.org/index.php?id=556

Nel workshop dove è stato presentato il pacchetto di apprendimento, la discussione si è concentrata sulle seguenti domande: Cosa succede a noi quando sentiamo parlare del diritto al ritorno? Come siamo colpiti dal fatto che molti di noi non riconoscono il diritto al ritorno e non sono nemmeno disposti a discuterne? Essa ha sollevato quel genere di paure e apprensioni di cui ho parlato in precedenza, e ha fornito la sede per esprimerle. Ma ne è anche uscita fuori quella sensazione di impotenza di fronte a una questione così complessa e fondamentale - che la possibilità di una soluzione è più debole e meno probabile che mai.

Tale impotenza è accompagnata da una paura di sollevare la questione di fronte agli studenti, di essere etichettato come un uomo di sinistra, un "amante degli arabi", così come una preoccupazione pedagogica, di lasciare gli studenti israeliani con sentimenti di colpa e di ingiustizia. Ma queste sono esattamente le questioni che devono essere affrontate al fine di giungere ad una soluzione e la riconciliazione. I sensi di colpa non devono essere un paralizzante, possono portare ad accettare la responsabilità e l'azione per il cambiamento.

La domanda: "Che cosa significa il diritto al ritorno per noi ebrei israeliani?" ci permette di condurre un dibattito finalizzato alla costruzione di una realtà diversa. Una realtà di cooperazione, quello in cui gli ebrei israeliani sono consapevoli e accettano la responsabilità per le sofferenze dei palestinesi, ma che facciano anche parte di quei meccanismi di sviluppo per la giustizia e la riconciliazione. Parlando del diritto al ritorno ci permette di vedere le possibili soluzioni al conflitto, piuttosto che lasciarlo continuare. Abbiamo preso come esempio di giustizia transnazionale la metodologia della Commissione Sudafricana per la Verità e la Riconciliazione.

Imparare a conoscere gli altri conflitti nel mondo ci dà l'opportunità di vedere che esistono molti modi per affrontare e risolvere i conflitti violenti. Le soluzioni non sono perfette, ma l'apprendimento su di loro può farci pensare e pianificare soluzioni e strutture politiche che santificano gli ebrei come l'unica nazione cui ha diritto a possedere diritti.
 

Paesaggi di case

Che cosa vediamo quando guardiamo un paesaggio? e Che cosa non vediamo?

Unità 2 dal pacchetto di apprendimento: "Come dire Nakba in ebraico" (disponibile sul sito di Zochrot)

Questa lezione si propone di fornire agli ebrei in Israele, un punto di partenza per conoscere la Nakba.

In questa lezione, guardiamo le immagini di vari luoghi in Israele, che sono ben conosciuti per gli israeliani, in cui si trovano resti delle località palestinesi distrutte nel 1948. Usiamo le fotografie per guardare degli ambienti familiari ma con occhi nuovi, e si cerca di riconoscere le tracce della Nakba in quel paesaggio e di cercare di apprendere come Israele ha lavorato per cancellare le prove del patrimonio e della Nakba palestinese.

Riconoscere nelle periferie israeliane quello che rimane delle vite palestinesi, espone le pratiche isareliane utilizzate per cancellare la Nakba palestinese dal paesaggio israeliano. Queste pratiche di cancellazione compaiono ripetutamente in vari siti in tutto il paese. Abbiamo riscontrato che queste pratiche di cancellazione possono essere identificate e raggruppate in diverse "categorie". Esaminando un esempio per ciascuna categoria, si può spiegare ai partecipanti circa la categoria nel suo complesso, ma anche circa una precisa categoria di cancellazione. Mettendo in pratica i metodi pedagogici "lettura e fotografie" siamo in grado di sviluppare un nuovo modo di esaminare ciò che ci circonda, un modo che include anche vedere la Nakba.

Insegnare agli ebrei in Israele circa la Nakba ci educa per il futuro. Mette in discussione il nucleo narrativo sionista, e mira a creare e incoraggiare il pensiero su prospettive civiche. Esso riesamina gli assunti fondamentali della educazione nazionalista sionista. Per gli ebrei israeliani, imparare la storia della Nakba sfida la base della loro identità collettiva, fratturandosi cosi sempre di piu'. Gli ebrei in Israele sono obbligati a cercare, e ricerca, ed esaminare la nostra stessa storia. Questo apprendimento costituisce per noi un potenziale per svolgere un ruolo attivo nella lotta per creare un futuro di riconciliazione e di stabilire relazioni tra ebrei e palestinesi sulla base di accettazione della responsabilità, del riconoscimento e del rispetto. Imparare a conoscere la Nakba, coinvolge non solo scoprire l'ingiustizia e sapere che i palestinesi hanno sofferto per mano di Israele, ma anche imparare a conoscere gli aspetti della storia degli ebrei in Israele che sono stati azzittiti.
 

Fonte: BADIL Resource Center
 

Informazioni sul Fronte Palestina

Per sviluppare un lavoro di classe nel sostegno alla lotta di liberazione della Palestina e degli altri popoli oppressi e aggrediti dall'imperialismo, oltre alle sterili e dannose concezioni del pacifismo e dell'equidistanza tra aggressori e aggrediti che hanno in gran parte contribuito ad affossare il movimento contro la guerra nel nostro paese negli ultimi anni, si è deciso di fondare l'organismo nazionale Fronte Palestina.

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