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Con una sbalorditiva contraddizione, l'Ambasciatore dell'UNICEF Robbie Williams ha fissato un concerto a Tel Aviv

La famosa pop star britannica Robbie Williams, Goodwill Ambassador per il Fondo delle Nazioni Unite per l'Infanzia (UNICEF) dal 2001, si è prestato dal mese scorso per diventare il volto di una nuova campagna lanciata da UNICEF UK in difesa dei minori, con l'obiettivo di proteggere i bambini dalle violenze, dalle malattie, dalla fame e dagli orrori della guerra.

Meno di una settimana dopo, Williams ha annunciato sul suo sito web di aver fissato, nell'ambito del suo "Let Me Entertain You Tour", un concerto che si terrà a Hayarkon Park, a Tel Aviv, il 2 maggio 2015. Come documentato nel rapporto UNICEF Children in Israeli Military Detention, Observations and Recommendations (pdf) (Bambini sotto custodia militare in Israele, osservazioni e raccomandazioni) Israele è responsabile di casi di maltrattamento e abuso “diffusi, sistematici e istituzionalizzati” ai danni di minori palestinesi sotto custodia militare in Israele.

Il rapporto dell'UNICEF è precedente rispetto al caso dei bambini palestinesi rinchiusi in gabbie all’aperto durante una violenta tempesta di neve dell'inverno scorso o al massacro dell'estate scorsa a Gaza, comunemente considerato come un vero e proprio genocidio perpetrato ai danni della popolazione palestinese che vive a Gaza.

Sembra dunque strano che Williams, che da una parte è testimonial di una campagna per far cessare la violenza ai danni dei bambini, possa anche solo paventare l'idea di esibirsi di fronte ad una popolazione il cui governo massacra, sequestra e tortura dei bambini.

Amy Goodman e Juan Gonzales intervistano Pernille Ironside, responsabile dell'UNICEF a Gaza, sul tema: C'è una guerra nel futuro di Gaza? In seguito agli attacchi israeliani sono morti 500 bambini, 3.000 sono rimasti feriti e 373.000 sono in stato di shock.

AMY GOODMAN: Ci parli della situazione che c'è lì. Lei è sempre stata presente nella regione per tutta la durata dell'aggressione, fino ad oggi.

PERNILLE IRONSIDE: Sì. Ad oggi, le prospettive per il futuro dei bambini palestinesi a Gaza sono davvero sconfortanti. La popolazione nel complesso ha subìto direttamente un trauma profondo, e non esiste famiglia a Gaza che non abbia vissuto in prima persona un'uccisione, un ferimento, la perdita della casa, un grave danno, o uno sgombero. Il tributo psicologico che ciò può avere su un’intera popolazione non potrà mai essere sovrastimato, in particolare l'impatto sui minori. Ho incontrato bambini che hanno subìto terribili perdite, che hanno assistito al massacro, all'annientamento delle loro famiglie. Subito dopo quel terribile incidente in spiaggia, ad esempio, ho incontrato i tre bambini sopravvissuti...

AMY GOODMAN: Quale spiaggia?

PERNILLE IRONSIDE: La Gaza City beach a Gaza.

AMY GOODMAN: Dove si trova esattamente?

PERNILLE IRONSIDE: Di fronte al al-Deira Hotel, dove sono stati uccisi quattro bambini. Il giorno dopo ho incontrato i tre ragazzini sopravvissuti, che avevano assistito alla scena e che erano vivi per puro caso. Erano sotto shock. Deve considerare che l'impatto e gli effetti del tipo di armi che vengono usate sono davvero devastanti e annientanti, in particolare quando si tratta di bambini, così piccoli e vulnerabili. E tutto questo si aggiunge alle già numerose e profonde ferite causate dai due precedenti conflitti. Un bambino di soli sette anni si trova quindi ad aver già vissuto in prima persona tutto questo dolore ed ora, con quello che sta succedendo, è esposto ad ulteriori paure e frustrazioni e alla rabbia e a tutte le emozioni che ne conseguono e al dover vivere nuovamente il senso di perdita.

JUAN GONZÁLEZ: In questo senso a Gaza non c'è più un posto che sia sicuro, nemmeno sotto l'egida delle Nazioni Unite? Ci può parlare degli attacchi che sono stati sferrati alle scuole o ai rifugi gestiti dalle Nazioni Unite?

PERNILLE IRONSIDE: Sembra esserci stata una regressione in termini di rispetto delle norme del diritto umanitario internazionale che riguardano la popolazione civile e gli oggetti e i luoghi di uso civile, inclusi i rifugi che sono gestiti per il sostegno della popolazione e che, quindi, dovrebbero essere spazi protetti in qualunque momento. Invece ci sono stati ben sei diversi attacchi alle strutture ONU nelle quali la gente cercava riparo. E si trattava di gente a cui era stato imposto di abbandonare i loro quartieri perché dovevano diventare zone militari operative. Così sono scappati dalle loro case, cercando riparo altrove, credendo che le Nazioni Unite e i rifugi appositamente creati, in pieno accordo con l'esercito israeliano, potessero garantire loro quella protezione, e invece c’è stato un numero incredibile di morti e di feriti, intere famiglie colpite in piena notte. Ormai neppure l'inviolabilità della bandiera delle Nazioni Unite viene più rispettata a Gaza.

JUAN GONZÁLEZ: E quali sono state le perdite all'interno del personale delle Nazioni Unite durante questi attacchi?

PERNILLE IRONSIDE: Nelle ultime settimane sono stati tragicamente uccisi 11 colleghi delle Nazioni Unite.

AMY GOODMAN: Ci sono all'incirca 1,8 milioni di residenti a Gaza. Di questi, quanti sono bambini?

PERNILLE IRONSIDE: Di fatto, più della metà della popolazione di Gaza è costituita da minori. Si tratta di un milione di bambini. Sotto i 18 anni, quindi. Se consideriamo giovane tutta la popolazione sotto i 30 anni, allora si tratta della maggioranza a Gaza. Quindi, la situazione che si consente di perpetuare qui, e che di fatto si sta progressivamente esacerbando, determinerà il futuro di questi bambini. Ed è un futuro incredibilmente sconfortante. Come è possibile che un bambino che vive in queste condizioni, in questa spirale di violenza, possa affrontare tutto questo sviluppando un qualunque vago senso di ottimismo, o una speranza in qualche possibilità futura e nel valore della propria formazione scolastica? Come unità internazionale abbiamo il dovere di porre fine a tutto ciò e dare una ragione di vita a questi bambini.

A questo punto sento che qualcosa non quadra. Il comunicato stampa in cui l’Unicef UK annunciava che Robbie Williams, insieme alla leggenda del calcio David Beckham, sarebbero stati testimonial della nuova campagna in difesa dei bambini, tra le altre cose anche dalla “violenza e gli orrori della guerra”, annunciava anche il “nuovissimo” rapporto, pubblicato in quella stessa settimana, dal titolo: “Bambini a rischio: poniamo fine alla violenza contro i bambini” (pdf). Sorprendentemente, Israele veniva menzionata solo una volta nel rapporto:


Screen Shot: UNICEF UK report: Children in Danger: Act to end violence against children

Forse Robbie Williams non sa che Israele è colpevole di massacri e torture ai danni di bambini perché UNICEF UK non gliel’ha detto? Forse se i suoi fan lo informassero delle violenze commesse da Israele contro i bambini palestinesi ci penserebbe due volte prima di cantare a Sun City Tel Aviv.

Annie Robbins
 

Fonte: Mondoweiss
Traduzione BDS Italia

 


Firmate la petizione a Robbie Williams
 

Informazioni sul Fronte Palestina

Per sviluppare un lavoro di classe nel sostegno alla lotta di liberazione della Palestina e degli altri popoli oppressi e aggrediti dall'imperialismo, oltre alle sterili e dannose concezioni del pacifismo e dell'equidistanza tra aggressori e aggrediti che hanno in gran parte contribuito ad affossare il movimento contro la guerra nel nostro paese negli ultimi anni, si è deciso di fondare l'organismo nazionale Fronte Palestina.

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