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Contro il vertice Italia-Israele. Torino, 30 novembre, 1 e 2 dicembre

Il 2 dicembre si svolgerà a Torino l'incontro inter-governativo tra Italia-Israele. Un occasione per il nostro governo di stringere una ancora più stretta alleanza con quello sionista, ignorando i crimini che quotidianamente vengono perpetuati contro la popolazione palestinese.

Le ricadute di questi accordi coinvolgono anche il nostro territorio, con l'importazione di sistemi di sorveglianza, test di nuove armi da guerra che poi vengono utilizzate contro i palestinesi, importazioni di prodotti provenienti dagli insediamenti sionisti considerati illegali anche dalla Comunità Europea, ecc... Il Comitato Mai Complici di Israele propone un percorso di iniziative per arrivare alla data di mobilitazione nazionale del 30 novembre, in cui una manifestazione a Torino ribadirà un forte no a questi accordi della vergogna. Qui di seguito trovate l'appello e una prima bozza del calendario delle iniziative. Mai Complici di Israele!

Contro il vertice Italia-Israele

A distanza di due mesi dal suo insediamento, il governo delle larghe intese si precipita ad inviare in Israele il suo primo ministro, come sua prima visita fuori dall'Europa, con l'obiettivo di confermare la continuità della politica italiana sulle questioni mediorientali ed il suo sostegno incondizionato ad Israele.

Israele, grazie all'altissimo numero di aziende create nei settori dell'innovazione tecnologica e della ricerca, viene considerato come la nazione start up per eccellenza. “Abbiamo molto da imparare da Israele”, dichiara Enrico Letta durante il suo colloquio col premier israeliano, che lo riceve il 1° luglio 2013 nel suo ufficio a Gerusalemme. L'Italia vuole più innovazione nella propria economia e per questo intende rafforzare la cooperazione con Israele. “Ho avuto l'opportunità di vedere quanto è intensa e profonda la cooperazione bilaterale tra i nostri due paesi ma ho anche capito come possiamo rafforzare questa cooperazione... Abbiamo fissato come data il 2 dicembre per il vertice bilaterale, il quarto... In quell'occasione si cercherà di finalizzare accordi già in essere in campo universitario ma anche energetico sul quale oggi abbiamo avuto una conversazione interessante”.

Il tanto atteso incontro intergovernativo si terrà il 2 dicembre a Torino. “Sarà un'opportunità per capire come costruire anche noi una start up nation”, dice il Presidente del Consiglio. Ormai è da anni che i rapporti fra Italia e Israele sono sempre più stretti.

Ad oggi, l'Italia, è il quarto partner commerciale di Israele ed è diventata, in base ad accordi di cooperazione legati a turismo, ambiente, energie rinnovabili, acqua e trasporti, il secondo partner mondiale del governo israeliano nel campo delle materie scientifiche. Il governo delle larghe intese sta offrendo ad Israele nuovi scambi scientifici con trasferimento di know-how italiano nell'ambito della ricerca universitaria (attraverso accordi e progetti congiunti in settori più o meno dichiaratamente militari) e nell'ambito della compravendita di sistemi di sorveglianza di produzione israeliana (usati nella costruzione del Muro dell'Apartheid e destinati ad essere installati sulle coste delle grandi isole e del meridione italiano!).

Le operazioni militari congiunte tra i due paesi, nel deserto del Naqab e a Decimomannu in Sardegna, sono ormai azioni di routine. Sempre in Sardegna, da anni, gli aerei da guerra israeliani testano le loro nuovi armi che vengono poi sistematicamente impiegati contro i palestinesi. Inoltre, sembra che nella base militare di Camp Darby in provincia di Livorno vengano stoccate le famigerate DIME (Dense Inert Metal Explosive); esplosivi usati durante l'operazione Piombo Fuso contro la Striscia di Gaza nel 2008 – 2009.

A livello commerciale, l’Italia è diventata la porta d’ingresso principale per lo smistamento delle merci israeliane nella Comunità Europea. Molte di queste merci provengono dai Territori Occupati nel ’67 e sono prodotte da aziende che hanno sede negli insediamenti sionisti considerati illegali dalla stessa Comunità Europea. Rispetto a merci equivalenti ma provenienti da altri paesi non-comunitari i prodotti israeliani hanno molte agevolazioni doganali.

Grazie agli scambi “culturali” fra i due paesi e al sostegno garantito da tutte le istituzioni italiane, gli intellettuali israeliani hanno accesso libero a tutti i mezzi di informazione con le immaginabili conseguenze.

Praticamente: il governo Letta pone lo stato di austerità in Italia destinando sempre più fondi alla cooperazione con Israele. Tutto ciò avviene mentre “l'Oasi democratica del Medioriente” accresce in modo esponenziale la sua politica razzista e aggressiva nei confronti del popolo palestinese.

La colonizzazione sionista della Palestina e la pulizia etnica vanno avanti. Dopo aver espropriato più del 75% del territorio palestinese per insediarvi il “loro stato” i sionisti continuano con i piani di deportazione forzata della popolazione palestinese. Grazie al Piano Prawer i beduini del Naqab, al sud della Palestina, verranno trasferiti in modo coatto nei “Centri di Raccolta”. La stessa sorte sta toccando ai palestinesi residenti al sud della città di Hebron, nella Valle del Giordano e attorno a Gerusalemme.

Mentre il Muro dell'Apartheid continua a frammentare la presenza palestinese nei Territori Occupati l'esercito israeliano e i coloni continuano indisturbati nelle loro azioni di rastrellamento e di assedio. La demolizione delle case dei palestinesi, lo sradicamento e l'incendio degli alberi come l'arresto dei palestinesi sono ormai fatti di ordinaria amministrazione. Un recente dossier dell'ONU rivela che dal 2002 ad oggi 7 mila bambini palestinesi sono stati malmenati, arrestati, minacciati di morte e violentati nelle prigioni israeliane. La loro colpa? Aver lanciato sassi contro i coloni o i blindati dell'esercito israeliano.

La Striscia di Gaza continua a vivere assediata, chiusa nella morsa ermetica del suo carceriere sionista: è una striscia di terra, palestinese, che Israele cerca di soffocare esercitando il controllo de facto delle frontiere:

  • dal cielo attraverso il controllo militare dello spazio aereo;
  • dal mare attraverso il controllo delle acque territoriali;
  • da terra attraverso il controllo perimetrale con sbarramento del territorio (si sta parlando di una vera e propria barriera, costituita da recinzioni di filo elettrificato con pali, sensori e “zone cuscinetto” lungo i terreni confinanti con Israele e in muri di acciaio o calcestruzzo sui terreni confinanti con l'Egitto, che circonda completamente la Striscia di Gaza).

Circa 5 milioni di palestinesi continuano a vivere da ormai 60 anni nei più di 50 Campi Profughi disseminati in tutto il medio-oriente.

È possibile che il Primo Ministro delle larghe intese non sia a conoscenza di questi fatti ormai noti a tutti. Stringendo la mano al premier israeliano Benjamin Netanyahu, Letta sottolinea la sua fiducia che “il processo di pace” fra israeliani e palestinesi “possa avere risultati importanti e positivi”!

Per noi “MAI COMPLICI DI ISRAELE” la vera pace in Palestina può avvenire solo dicendo:

  • No al progetto sionista di pulizia etnica della Palestina
  • Sostegno alla lotta del popolo palestinese per il suo Diritto al Ritorno e all'Autodeterminazione
  • Rigetto degli Accordi di Oslo
  • Campagna BDS come alternativa alla cooperazione Italia-Israele
  • Sostegno alla resistenza ed alle lotte dei prigionieri
  • Interruzione dei rapporti commerciali ed economici, politici, militari e culturali tra l’Italia e Israele

Comitato Mai Complici di Israele
 

per maggiori info o comunicarci iniziative a livello nazionale a sostegno della campagna andare alla pagina facebook https://www.facebook.com/events/724053264275056/
 

Commenti

OGGETTO: Shoah e Nabka esperienze universali comuni del popolo ebraico e palestinese

Egregio Presidente Giorgio Napolitano, in vista dell’incontro bilaterale Italia- Israele, che si terrà a Torino il 2 dicembre, Le scrivo per esprimere l’inquietudine e lo spaesamento che provo per la drammatica situazione del popolo palestinese, situazione che rischia una sclerotizzazione, se manca uno sforzo comune, ovvero il ri-orientamento della politica in direzione della giustizia, tramite una dialettica del riconoscimento dell’altro: nel nostro dovere di essere in relazione con gli altri esseri sta quell’atteggiamento esistenziale volto a realizzarci attraverso e non contro l’altrui dignità.

Il non riconoscere i crimini compiuti nei confronti del popolo palestinese si traduce, più in generale, nel mancato riconoscimento degli altri, che colpisce non solo la vittima, ma l’intero tessuto sociale che lega gli esseri umani. Oggi più che mai è necessaria una torsione dello sguardo al muro dell’apartheid, ai percorsi ad ostacoli dei check point, ai cumuli d’immondizia dei campi profughi, alla denegazione forzata di un’identità palestinese in aree sempre più estese nella città sacra di Gerusalemme, magico crocevia di straordinarie e diverse civiltà. E tuttavia, “esaminare e portare coscientemente il fardello che il nostro secolo ci ha posto sulle spalle non basta”. La responsabilità che può, forse, mitigare il dolore ha a che fare più con il ‘rispondere’ all’appello che compare sul volto dell’altro. Incontrare il volto e rispondere alla sua domanda “consente di incontrare l’eccedenza personale ed esistenziale racchiusa in ogni storia “.

Signor Presidente, rispondere all’appello dell’”altro “è oggi un dovere della politica. Non sono ammissibili rimozioni e oblii, se già Onu e Corte internazionale di giustizia hanno definito Israele “potenza occupante” e tutte le misure amministrative e legislative intraprese da Israele, volte ad alterare lo status di Gerusalemme, "violazione del Diritto internazionale".

Signor Presidente, ripensando con commozione alla dolorosa vicenda di Samer Issawi, credo che sia più che mai urgente, in occasione dell’incontro bilaterale, domandare allo Stato di Israele la scarcerazione dei prigionieri politici dai quei luoghi di detenzione e repressione dello Stato occupante, dove segregare e punire i patrioti palestinesi, seviziare e negare diritti, è la norma. Ripenso ancora agli occhi del patriota Samer Issawi, e in quegli occhi vedo gli occhi di tutti gli uomini e di tutte le donne che hanno subito le garrote e i lager, i roghi e le pulizie etniche e le torture per affermare il bisogno ineludibile di libertà. Le ho scritto per una ragione, Signor Presidente, perché mai e poi mai posso sentirmi in pace di fronte ai “fatti compiuti”. Anzi, come diceva Adorno, è nel non essere mai appagati di ciò di cui si viene a conoscenza, che è la forma più alta di moralità: “è non sentirsi mai a casa, nemmeno a casa propria”.

Il grande intellettuale palestinese Edward Said scrive: “Capire cosa accadde agli ebrei d'Europa sotto il nazismo significa capire cosa vi è di universale nell'esperienza umana in circostanze catastrofiche. Significa compassione, umana simpatia, ripudio assoluto dell'idea che si possa uccidere un essere umano per ragioni etniche, religiose e nazionalistiche. [...] Tuttavia, se la coscienza degli arabi facesse progressi in questa direzione, bisognerebbe che altrettanto propensi alla comprensione e alla compassione si mostrassero gli israeliani e i loro sostenitori, che si sono impegnati in ogni sorta di diniego e in espressioni di non-responsabilità difensiva ogni volta che si è trattato di discutere del ruolo centrale giocato da Israele nella storica spoliazione del popolo palestinese.

Il fatto è che l'esperienza degli ebrei e quella dei palestinesi sono storicamente, anzi organicamente, connesse: separarle equivale a falsificare ciò che ciascuna ha di autentico”.

Confido in Lei, Presidente, perché questa nuova realtà sia alla base del prossimo incontro di Torino.

Con ossequio,
Patrizia Buffa
 

https://www.facebook.com/events/108191456051316
 

DELINEATI I SETTORI PRIORITARI PER IL VERTICE BILATERALE
ITALIA-ISRAELE

(ICE) - ROMA, 25 OTT - In attesa del vertice bilaterale tra Italia e Israele previsto a Torino il 2 Dicembre 2013, al MAE di Roma si e' svolto un incontro preparatorio tra i rappresentanti dei due paesi, al fine di identificare i punti di forza della collaborazione internazionale italo-israeliana. L'ICE Tel Aviv, al fine di agevolare le imprese italiane che vogliono investire in Israele, ha quindi ritenuto opportuno divulgare un risoconto dell'incontro, sottolineando i settori maggiormente remunerativi per il business made in Italy. Tra questi troviamo:

 

ENERGIE RINNOVABILI- GAS
Il settore energetico e' considerato come prioritario negli interscambi economici tra Italia e Israele sopratutto tenendo conto delle recenti scoperte di nuovi immensi giacimenti di gas nelle acque territoriali israeliane. A breve, infatti, Israele potrebbe produrre il doppio dell'energia che consuma, e si trova ad affrontare il problema di trasformare ed esportare il proprio gas in eccesso. Oggetto principale della collaborazione tra i due paesi potrebbero quindi essere la costruzione di pipeline, porti, impianti per la liquefazione e la rigassificazione.

Tra gli accordi in divenire anche la possibilita' di utilizzare la Trans Adriatic Pipeline(TAP), anche se al momento ci sono particolari difficolta' logistiche. Sempre nell'ambito energetico, un'altro settore di interesse per gli israeliani e' la cd. metanizzazione del parco veicoli del governo israeliano.
 

AEROSPAZIO
Nel comparto aerospaziale tra i due paesi c'e' un accordo di cooperazione scientifica ed industriale che corre lungo un doppio binario: uno accademico e l'altro industriale. L'accordo, firmato nel 2011, ha permesso all'Italia di diventare il principale partner di Israele nel settore aerospaziale dopo la NASA. La sfida e' quella di lanciare iniziative congiunte per poi trovare sbocco comune sul mercato USA. Degno di nota e' il recente contratto vinto dalla Aermacchi per la fornitura di 30 aeromobili da addestramento agli israeliani.

 

CYBER-SECURITY
In questo settore gli israeliani sono tra i leader mondiali. Tra le aziende italiane merita una menzione particolare la Selex, che si e' recentemente aggiudicata un contratto con la NATO (il più' grande sulla cybersecurity al di fuori degli USA) ed e' interessata a sviluppare soluzioni tecnologiche congiunte in questo settore.

 

INFRASTRUTTURE
Sotto questo profilo un buon posizionamento delle ditte italiane e' rappresentato dalla Pizzarotti, attiva in Israele da
soli 4 anni ma con ottimi progetti in portafoglio. Con altre aziende del made in Italy l'unico spunto per una possibile collaborazione e' quello dato dalla sicurezza aerea, stradale e ferroviaria. L'Enac nel 2012 ha sottoscritto un accordo in tal senso.

 

SANITA'/BIOMEDICALE
Oltre al settore delle life science, di cui Israele e' tra i leader a livello mondiale, un comparto in fortissima espansione e' quello della Telemedicina dove ci sono moltissime possibilita' di collaborazione tra i due paesi. Questo ambito ha avuto negli ultimi anni un enorme impulso dovuto sopratutto al crescente numero di insediamenti in Cisgiordania.

 

EXPO 2015
A livello trasversale si ricorda come l'Expo rappresenti un eccellente occasione per stringere alleanze con societa' israeliane attive nel settore dell'agricoltura innovativa, visto che il tema dominante dell'Expo di Milano sara' incentrato su questo settore.

 

Fonte:
http://mefite.ice.it/CENWeb/ICE/News/ICENews.aspx?cod=39846&Paese=624&idPaese=624
 

Sempre più stretti i rapporti commerciali tra i due Paesi, in vista del vertice del 2 dicembre. Il silenzio del governo sulla questione palestinese e la campagna degli attivisti.

Mantova, 30 ottobre 2013

Il prossimo 2 dicembre a Torino si svolgerà un vertice bilaterale tra Italia e Israele, che è stato preceduto dagli incontri, avvenuti pochi giorni fa a Roma e dedicati principalmente alla situazione in Medio Oriente, che hanno coinvolto il premier italiano Enrico Letta, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e il segretario di Stato Usa John Kerry.

Il bilaterale del 2 dicembre ha l'obiettivo di rafforzare le relazioni in campo economico e culturale tra Italia e Israele. Lo scorso luglio il premier israeliano ha ricevuto nel suo ufficio a Gerusalemme il presidente Letta, il quale ha affermato: "Il prossimo vertice intergovernativo di dicembre a Torino sarà un'opportunità per capire come costruire anche noi una 'start up nation'".

Israele è nota come la "nazione start up" per antonomasia, in virtù delle numerosissime aziende create nei settori dell'innovazione tecnologica e della ricerca. "Sarà un incontro importante perché cercheremo di finalizzare accordi già in essere sulle università e sulle questioni relative alla tecnologia e all'energia", ha annunciato Letta.

Lo sforzo italiano per creare una relazione continua in questo settore con lo Stato ebraico nasce dalla dichiarazione congiunta firmata dai due governi nel corso del vertice bilaterale dello scorso anno, che ha portato alla costituzione di un gruppo di lavoro intergovernativo italo-israeliano dedicato proprio alle start up e al mondo dell'alta tecnologia.

Il 25 ottobre 2012 l'ex ministro dello Sviluppo Economico, delle Infrastrutture e dei Trasporti Corrado Passera e il ministro per gli Affari Esteri israeliano Avigdor Lieberman, che qualche mese dopo si è dimesso a causa di alcuni guai giudiziari, hanno firmato un accordo per rafforzare la collaborazione tra Italia e Israele sul fronte delle imprese innovative "start up" e, più in generale, dell'industria high-tech. "L'accordo - come si legge in una nota diffusa all'epoca dal Ministero per lo Sviluppo Economico - prevede forme di cooperazione rafforzata tra i due Paesi, soprattutto per quanto riguarda il trasferimento tecnologico, la formazione, gli investimenti e, in generale, la condivisione di esperienze tra le rispettive imprese attive sul fronte dell'innovazione tecnologica".

Di recente la collaborazione tra i due Paesi in questo ambito si è intensificata come dimostra la partecipazione italiana all'edizione del Festival "Dld" (Digital Life Design), rete globale per l'innovazione, la digitalizzazione e la cultura organizzata a Tel Aviv alcune settimane fa. Si è trattato di un "focus", promosso dal guru del settore, l'israeliano Yossi Vardi, che si proponeva di mettere in contatto imprese, mondo creativo delle start up e opinionisti del settore provenienti da tutto il mondo. Per l'occasione l'Italia si è aggiudicata, insieme ad aziende di altri Paesi, il premio della "start up" più interessante assegnato ad "Atooma", l'app italiana che consente di reinventare gli smartphone, la cui cofondatrice Gioia Pistola è stata invitata in Israele per incontrare altre imprese che lavorano nel campo dell'innovazione.

Il 21 ottobre scorso sono stati, inoltre, pubblicati i risultati del bando per la raccolta di progetti congiunti di ricerca per l'anno 2013, sulla base dell'Accordo di cooperazione nel campo della ricerca e dello sviluppo industriale, scientifico e tecnologico tra Italia e Israele. Sul sito del Ministero italiano degli Affari Esteri è stata stilata una graduatoria dei progetti ritenuti meritevoli di cofinanziamento, sulla base dell'esito della riunione della Commissione Mista italo-israeliana per la selezione delle proposte, che si è riunita lo scorso 30 settembre a Tel Aviv. Più in generale, l'Accordo tra Israele e Italia incoraggia lo sviluppo della cooperazione nell'ambito della ricerca e dello sviluppo industriale, scientifico e tecnologico con una particolare attenzione alla medicina, alla sanità e all'organizzazione ospedaliera, alle biotecnologie, all'agricoltura e alle scienze dell'alimentazione, alle nuove fonti di energia e allo sfruttamento delle risorse naturali, alle applicazioni dell'informatica nella formazione e nella ricerca scientifica, all'ambiente, alle comunicazioni, all'innovazione nei processi produttivi, allo spazio, alle tecnologie nell'informazione, nella comunicazione di dati e nei software.

Un altro esempio di collaborazione tra i due Paesi, questa volta nell'ambito della cultura, è il prestito al Museo di Israele, che si trova a Gerusalemme, di una delle opere d'arte italiane più importanti, "L'Annunciazione di San Martino alla Scala" di Botticelli, conservata negli Uffizi di Firenze. Per alcuni mesi il dipinto sarà esposto nell'ambito dei festeggiamenti per il 65° anniversario dell'indipendenza dello Stato Ebraico. Per il trasporto dell'opera è stata costituita una vera e propria task force coordinata dai ministri dei Beni Culturali dei due Paesi Massimo Bray e Limor Livnat. "Per noi la possibilità di ricevere ed esporre per diversi mesi un capolavoro del primo Rinascimento è un qualcosa di straordinario", ha dichiarato il direttore del Museo di Israele James Snyder.
 

Raccolta firme contro il vertice

Il vertice intergovernativo tra Italia e Israele non lascia indifferente l'opinione pubblica italiana. In vista di questo incontro un gruppo di attivisti per i diritti dei palestinesi ha lanciato, infatti, una campagna di raccolta firme che prevede l'invio di lettere collettive e individuali, con cadenza settimanale, al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, al Presidente del Consiglio Enrico Letta, ai deputati e ai ministri, al fine di sensibilizzare la classe politica sulle disumane condizioni di vita dei palestinesi. Gli attivisti hanno aperto una pagina su Facebook e hanno creato un evento intitolato "United for Palestine - Uniti per la Palestina, i suoi bambini, i suoi prigionieri, la sua libertà e la sua indipendenza".

Lo scopo è raccogliere adesioni alle missive da spedire ai politici. Gli attivisti sono convinti che la situazione della Palestina, che si affaccia sul Mediterraneo, sia una questione che riguarda anche noi italiani. Come si legge sulla pagina Facebook, "a cadenza settimanale scriviamo una lettera ai parlamentari, per sollecitare il loro intervento perché promuovano giustizia e pace, uno Stato palestinese libero e sovrano, nei Territori Palestinesi militarmente occupati da sessantacinque anni dallo Stato di Israele". Una delle richieste avanzate ai governanti israeliani è quella di liberare subito i prigionieri politici palestinesi chiusi nelle carceri israeliane. Secondo un rapporto dell'organizzazione non governativa palestinese "Addameer", aggiornato al 1° settembre 2013, i prigionieri politici palestinesi detenuti nelle carceri israeliane sono 5.007, di cui 180 sono bambini e altri 137 sono rinchiusi in regime di detenzione amministrativa.

Dino Barberini, giornalista free-lance in pensione, è uno dei promotori della campagna ideata dai firmatari delle lettere indirizzate ai politici. "Finora abbiamo raccolto 719 firme ma il numero è in costante aumento - afferma Barberini - le lettere sono inviate, ogni settimana, il lunedì a Napolitano, il martedì a Letta e il mercoledì ai deputati ed eventualmente ai ministri. Abbiamo trattato argomenti come la visita, risalente allo scorso 8 ottobre, del ministro dei Beni Culturali e del Turismo Massimo Bray a Hebron, città nella quale sono visibili le tracce della violenza e del sopruso dell'occupazione israeliana".

Gli insediamenti dei coloni israeliani, ricorda Barberini, sono stati dichiarati illegali dalla Corte Internazionale di Giustizia perché violano l'articolo 49.6 della Quarta Convenzione di Ginevra. Nella lettera collettiva inviata a Bray, si contesta al Ministro l'opportunità della sua visita alla colonia israeliana di Beit Hadasa, gesto che ha assunto un significato simbolico, dal momento che lo stesso Bray, secondo i firmatari, ha mancato di "rilevare l'abnormità di quella situazione".

Finora hanno risposto alle lettere solo tre persone, i deputati Gennaro Migliore (Sel), Alessandro di Battista (Movimento 5 Stelle) e lo stesso Ministro Bray, che ha scritto un post sul proprio sito internet.

Giovanni Vigna
 

Fonte: Nena News
 

Decolonizzare la Palestina storica
Documento sull'incontro bilaterali Italia/Israele del 2 dicembre 2013

Contestare i complici e boicottare Israele
Per decolonizzare la Palestina storica

Il 13 settembre 1993, furono firmati alla Casa Bianca gli Accordi di Oslo, con Bill Clintonnella parte di maestro di cerimonia. Gli accordi erano composti da due parti:

  1. il mutuo riconoscimento tra Israele e l'Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP)
  2. una dichiarazione di principi che prevedeva un periodo di transizione di cinque anni senza chiari impegni da parte israeliana sulla natura dell'accordo definitivo

L'accordo definitivo non è mai stato raggiunto, la transizione prosegue e il tutto si ètrasformato in quella che molti definiscono l'industria del processo di pace, interessata solo al “processo”, ma dimentica della “pace”. È la storia della soluzione due popoli-due stati, che ha permesso a Israele di proseguire la costruzione di insediamenti in Cisgiordania e a Gerusalemme Est.

Eppure il mantra della soluzione due popoli-due stati, la soluzione sionista per eccellenza, è sostenuto da istituzioni, partiti, sindacati, media, intellettuali e da parte del cosiddetto movimento di solidarietà con i palestinesi.
Tutti dimentichi della natura del sionismo, un movimento coloniale di insediamento (settler colonialism) che ha avuto come obiettivo iniziale e ha,come obiettivo finale, la pulizia etnica della Palestina, che nella Striscia di Gaza siè trasformata in un genocidio strisciante.

Le dichiarazioni servili e umilianti del primo ministro Enrico Letta durante la visita in Israele del luglio 2013, le strette di mano con i criminali di guerra al governo in quel paese, gli incontri bilaterali (il prossimo si terrà a Torino il 2 dicembre 2013) per promuovere accordi di ogni tipo, in particolare quelli militari, sono solo l'ultima manifestazione della complicità che a tutti i livelli la società italiana e l'Europa esprimono nei riguardi della politica israeliana.

Israele fa già parte di fatto della UE e della NATO ed esporta la militarizzazione della sua società in Europa e nel mondo.
Quella della società italiana è davanti agli occhi di tutti, una fotografia, circolata recentemente, mostra il primo ministro Enrico Letta, in visita a Kabul, che indossa un elmetto, una conferma fortemente simbolica del fatto che la costituzione materiale ha cancellato, con la complicità del Presidente della Repubblica, l'articolo 11 della Costituzione Repubblicana.

A monte c'è il ritorno del coloniale come dimostrano la presenza italiana in Afghanistan e in altri teatri di guerra, la partecipazione all'attacco contro la Libia e la complicità con la repressione delle rivolte arabe.
In Siria si sta ripetendo quanto è accaduto in Libia, anche se le ultime vicende segnano un evidente indebolimento degli Stati Uniti e di Israele.

Le dimostrazioni contro l'incontro bilaterale Italia/Israele, previsto per il 2 dicembre 2013,devono costituire l’inizio di una nuova fase per il movimento di solidarietà con la resistenza palestinese: la contestazione sistematica dei complici a livello istituzionale,politico, sindacale, intellettuale e mediatico.

Tutti/e a Torino il 30 novembre 2013 per dire no agli accordi bilaterali Italia/Israele!
Seguiranno al più presto le indicazioni organizzative da parte del comitato di coordinamento torinese.

ISM-Italia
Torino, 31 ottobre 2013, www.ism-italia.org, info@ism-italia.org

 

UNA COLLABORAZIONE INFAME alla quale ci ribelliamo

Il 2 dicembre prossimo si terrà a Torino il quarto incontro annuale bilaterale tra Italia ed Israele. <Sarà un incontro importante – secondo quanto ha dichiarato Enrico Letta - perché cercheremo di finalizzare accordi già in essere sulle università e sulle questioni relative alla tecnologia e all’energia>.

Detto a chiare lettere, a Torino si perfezioneranno accordi riguardanti in primo luogo le forniture di armi italiane, di cui Israele è il maggiore acquirente (consegne nel 2012 per 2.979.152.817 euro), e protocolli di collaborazione nel campo delle tecnologie a partire da quelle della “sicurezze elettronica” di cui si è già discusso nel seminario Cyber War Fare tenutosi a Roma alla Facoltà di Fisica della Sapienza il 19 giugno scorso, oltre che intese per scambi di prodotti, compresi quelli realizzati negli insediamenti israeliani in Palestina e pertanto illegali.

Con questo vertice si rafforzeranno dunque i legami dell’Italia con le università, l’apparato industriale ed il complesso militare israeliani, legami con i quali il nostro paese si fa complice della politica coloniale e di pulizia etnica che Israele conduce ai danni del Popolo Palestinese.E’ in applicazione di tali accordi infatti che l’Italia collabora allo sviluppo delle tecnologie e fornisce le armi con cui Israele stringe d’assedio Gaza, tiene sotto occupazione la Cisgiordania, nega ai pescatori di Gaza di pescare nel loro mare,esegue gli “assassinii mirati” degli esponenti della resistenza palestinese non ristretti nelle carceri, viene privato il Popolo Palestinese dei suoi diritti, primo fra tutti quello all’istruzione, e della sua libertà.

Ci opponiamo fortemente a qualsiasi forma di collaborazione con uno stato, quale è Israele, la cui politica è stata dichiarata illegale da risoluzioni dell’Onu e dell’Unione Europea e che tribunali internazionali hanno apertamente condannato.

Per questo parteciperemo alla manifestazione che si terrà a Torino il 30 novembre prossimo e svilupperemo nel frattempo una campagna di sensibilizzazione e di informazione per documentare l’opinione pubblica sulla natura e sugli obiettivi della politica dello stato israeliano e sulla necessità di isolarlo nel consesso internazionale, come mezzo non violento per costringerlo al rispetto del diritto internazionale, della carta dei diritti umani e della libertà del Popolo Palestinese.

Invitiamo quanti solidarizzano con la lotta di liberazione del Popolo Palestinese e quanti hanno a cuore che l’Italia non si macchi di complicità con politiche di oppressione a unirsi in uno sforzo unitario per contestare il vertice di Torino e richiamare il governo italiano al rispetto dell’articolo 25 della Carta delle Nazioni Unite che obbliga gli Stati membri a "mettere in pratica le decisioni del Consiglio di sicurezza"

Non vogliamo essere complici di Israele!

La Rete Romana di Solidarietà con il Popolo Palestinese
 

Il governo Letta è complice nell'occupazione della Palestina:
NO agli accordi bilaterali Italia-Israele

Il Comitato “Con la Palestina nel cuore” aderisce alla manifestazione del 30 novembre a Torino e invita tutti a partecipare alla protesta contro il quarto vertice italo-israeliano del 2 dicembre 2013, che ha l’obiettivo di rinsaldare i rapporti militari, commerciali, scientifici, culturali tra Italia e Israele.

L’Italia sta fornendo ufficialmente armamenti, investimenti economici, collaborazioni scientifiche ad Israele, uno Stato razzista, militarista e confessionale, che da oltre 60 anni opprime brutalmente e nega ogni diritto alla popolazione della Palestina, violando decine di risoluzioni dell'ONU, ed è stato condannato dalle istituzioni internazionali per la costruzione del Muro dell’apartheid, per i crimini di guerra a Gaza e per l’occupazione coloniale dei Territori Palestinesi.

Gli accordi militari ed economici con Israele coinvolgono anche l’Italia, sul cui territorio vengono sperimentate le nuove tecnologie militari e le nuove armi da guerra, e in cui vengono importate le merci prodotte negli insediamenti illegali costruiti su territorio palestinese.

Noi respingiamo questa politica di complicità con il regime sionista che:

OCCUPA la Palestina
AFFAMA Gaza praticando un embargo criminale contro la sua popolazione
DERUBA i Palestinesi della loro terra e della loro acqua
ALIMENTA la guerra imperialista dell’occidente contro Siria e Iran
IMPEDISCE l’autodeterminazione del popolo palestinese
NEGA il diritto al ritorno dei profughi palestinesi
E’ un regime fascista e razzista
IMPRIGIONA migliaia di palestinesi negando loro tutte le garanzie previste nel diritto internazionale.

I governi italiani passati e presenti hanno reso il nostro paese complice nell’oppressione del popolo palestinese e nella possibile escalation di guerra in Medio Oriente!

Per questi motivi:

  • chiediamo l’interruzione delle relazioni militari, commerciali, scientifiche, culturali tra le istituzioni italiane e quelle israeliane, e la revoca di tutti gli accordi
  • chiediamo la fine del vergognoso embargo contro la popolazione palestinese di Gaza sotto assedio
  • chiediamo la scarcerazione di tutti i prigionieri palestinesi
  • sosteniamo la lotta dei Palestinesi per il diritto al ritorno e per l’autodeterminazione
  • sosteniamo la campagna di boicottaggio contro Israele

NO AGLI ACCORDI BILATERALI ITALIA-ISRAELE!
MANIFESTAZIONE A TORINO IL 30 NOVEMBRE!

 

Comitato “Con la Palestina nel cuore” (Roma)
 

Stretti rapporti tra forze aeree di Italia e Israele

Il capo di stato maggiore dell'aeronautica Preziosa a Tel Aviv in vista delle esercitazioni Bandiera Blu. Intanto l'aviazione israeliana accresce le capacità di attaccodi.

Un nuovo piano dell'aeronautica israeliana mira ad aumentare di 10 volte il numero di obiettivi che è in grado di rilevare e distruggere. È quanto ha dichiarato il capo delle Operazioni Aeree della Israel Air Force (IAF), Brigadier Generale Amikam Norkin, in un intervista esclusiva con Defense News. Il nuovo piano, Expanding Attack Capacity (EAC), punta ad un uso "massiccio, persistente e punitivo" della cosiddetta "forza aerea di precisione" per ridurre la durata delle guerre future e evitare l'uso di forze di terra, considerato costoso e dannoso in termini diplomatici.

Per sostenere quanto previsto dal programma EAC, è in atto una ristrutturazione detta storica, la più importante negli ultimi 40 anni, dell'aeronautica israeliana che verrà attuata in modo graduale nei prossimi mesi. Il rinnovamento toccherà ogni aspetto delle operazioni aeree e comporterà importanti cambiamenti nella pianificazione delle missioni, nella gestione delle risorse, nella valutazione dei danni dei bombardamenti e nel coordinamento con eventuali forze delle coalizioni occidentali nella regione.

Secondo Norkin, la potenza della "macchina" deve essere tale da "sostenere un aumento enorme nella quantità di bersagli" che l'IAF rileva e distrugge.
Con miglioramenti significativi nelle capacità di abbinare la continua raccolta di intelligence alle "armi di precisione", la IAF prevede, infatti, di generare un numero esponenziale di nuovi obiettivi nel corso di ogni giorno di guerre future.

Il generale Norkin fa riferimento all'operazione "Pilastro di Difesa", l'attacco israeliano a Gaza del novembre 2012, per illustrare questi "miglioramenti" e le ambizioni dell'IAF. "In Pilastro di Difesa, la nostra capacità giornaliera di attacco era il doppio di quello del Libano [del 2006], nonostante il fatto che [Gaza] era un'area molto più piccola e più densamente popolata", ha detto Norkin. "Ora, quando parliamo della zona nord di operazioni, aspiriamo in un aumento di un ordine di grandezza - forse di più - nel numero di obiettivi da distruggere ogni giorno".

In appena otto giorni, oltre 170 palestinesi sono stati uccisi sotto la precisione aerea dell'IAF durante "Pilastro di Difesa". Sono state distrutte circa 450 abitazioni e danneggiate oltre 8000.

Norkin presenta il nuovo piano EAC con descrizioni che spaziano da "un treno espresso di attacchi aerei che rimpiazzerà le tradizionali ondate" ad "un termostato che si può aggiustare in maniera più dura o morbida".

Nel caso di Piombo Fuso, l'attacco israeliano a Gaza del 2008-2009 in cui oltre 1400 palestinesi sono stati uccisi in 21 giorni, si vede che il termostato era posizionato su una temperatura, appunto, tale da fondere il piombo.

Il nuovo approccio di Israele si concentrerà su "ferire il nemico dove fa più male", prendendo di mira la leadership, i comandanti e le infrastrutture significative di combattimento. In particolare, colpendo i nemici del "primo cerchio", come Hezbollah in Libano e Hamas a Gaza, in modo da non concedergli il tempo per riprendersi dallo shock iniziale.

"Non saremo in grado di spingere il nemico fino al punto in cui non sarà più in grado di sparare razzi e missili. Perciò dobbiamo spingerlo fino al punto in cui non vuole più sparare razzi e missili", ha detto Norkin.

È proprio in questo contesto che atterra il Capo di Stato Maggiore dell'Aeronautica Militare Italiana, Pasquale Preziosa, ospite personale del Generale Amir Eshel, Comandante dell'IAF e padre del piano EAC. Preziosa è arrivato in Israele nei giorni scorsi, in vista della partecipazione dell'Italia nelle prossime esercitazione aeree "Bandiera Blu", la prima esercitazione multinazionale di Israele, che prende spunto da "Bandiera Rossa" dell'aviazione statunitense.

Per due settimane, oltre 100 aerei e circa 1000 ufficiali, soldati e piloti provenienti da altre tre nazioni parteciperanno nelle esercitazioni alla base IAF di Ovda vicino a Eilat nel sud di Israele. Bandiera Blu prevede esercitazioni aeree aria-aria e aria-terra, il tutto pianificato da Israele, nelle quali le forze partecipanti saranno in azione contro il "Drago Volante", lo squadrone aggressore di Israele.

In attesa dell'inizio delle esercitazioni, Preziosa ha visitato le basi israeliane e ha fatto un giro in un F-16 commentando: "Tutto è vicino qui, quindi per qualsiasi tipo di minaccia allo stato, l'IAF deve essere pronta in tempi rapidi e preparare una risposta veloce. Sono impressionato dalle capacità dell'IAF di rispondere rapidamente ed efficacemente a qualsiasi minaccia".

Il volo era evidentemente per ricambiare il giro che il generale Norkin ha fatto su un M-346 dell'Alenia Aermacchi il 30 aprile durante una visita in Italia che rientrava nel Piano di Cooperazione in corso d'attuazione tra l'aeronautica militare italiana e l'IAF. Secondo il generale Norkin, Bandiera Blu verrà stabilito dall'IAF come un evento biennale "volto a dimostrare le capacità, rafforzare legami diplomatici e prepararsi per i futuri scenari che coinvolgono le forze della coalizione".

Per l'Italia, fa parte dei sempre più stretti legami tra le forze armate, i governi, i centri di ricerca e le industrie belliche delle due nazioni, che si tratta di esercitazioni militari congiunte, scambi scientifici e tecnologici, che spesso celano scopi bellici, o fornitura di armi.

In vista del vertice Italia-Israele in programma per il 2 dicembre a Torino, si parla soprattutto di accordi politici, economici e culturali. Più nell'ombra invece è la cooperazione militare che si sta sviluppando con floridi risultati per i produttori di armi e sistemi di sorveglianza.

In una nota diffusa dall'ufficio di Tel Aviv dell'Istituto Nazionale del Commercio Estero, sono state identificati i settori maggiormente remunerativi per le imprese italiane, tra cui l'aerospazio e la "cyber-security", quest'ultimo oggetto di un convegno a La Sapienza di Roma lo scorso giugno, organizzato dalla ditta privata israeliana Maglan insieme alla Vitrociset di Finmeccanica, e contestato da chi ha capito che invece si trattava dell'ultima frontiera della guerra tecnologica.

Durante la recente "missione per la crescita" di Antonio Tajani in qualità di Commissario europeo per l'industria e l'imprenditoria, per stringere rapporti più stretti tra Israele e l'Unione Europea, due delle dieci imprese italiane che hanno partecipato erano del gruppo Finmeccanica, Selex e Global Services.

E con 473 milioni di euro, Israele si è aggiudicato il primo posto fra gli acquirenti di armi italiane, merito soprattutto dell'acquisto di 30 caccia da addestramento M-346. I velivoli addestratori al combattimento della controllata di Finmeccanica fanno parte di un pacchetto di acquisti "reciproci" però sbilanciato a favore di Israele. Nel pacchetto che vede l'Italia impegnata ad acquistare due velivoli AWACS Gulfstream, c'è anche un satellite ottico ad alta risoluzione, nonostante il fatto che l'Italia ha già accesso ai dati satellitari francesi, fatto che ha portato Defense News a chiedere se l'acquisto del satellite israeliano era opportuno, oppure era un acquisto necessario per la vendita degli M-346.

Il 30 novembre a Torino, in occasione del vertice annuale tra Italia e Israele, numerose organizzazioni di solidarieta' con il popolo palestinese terranno una manifestazione nazionale per denunciare la collaborazione tra Roma e Tel Aviv in campo militare, e non solo, e le politiche di occupazione e discriminazione che sono attuare contro i palestinesi.

Stephanie Westbrook
 

Fonte: Nena News
 

DALLA SOLIDARIETA' ALLA LOTTA INTERNAZIONALISTA

Il 2 dicembre si terrà a Torino un vertice inter-governativo fra Italia-Israele. Netanyahu e Letta si incontreranno per ribadire stretta alleanza tra il governo italiano e quello israeliano, con l'obiettivo di confermare la continuità della politica italiana sulle questioni mediorientali ed il suo sostegno incondizionato ad Israele. Il Presidente del consiglio descrive l'incontro come “un'opportunità per capire come costruire anche noi una start up nation”. Infatti Israele, grazie all'altissimo numero di aziende create nei settori dell'innovazione tecnologica e della ricerca, viene considerata come la nazione start up per eccellenza.

Ma in cosa consistono questi accordi? Già l'accordo, firmato nel 2011, ha permesso all'Italia di diventare il principale partner di Israele nel settore aerospaziale dopo la NASA e ha permesso all'entità sionista di diventare il maggiore acquirente di armi italiane, soprattutto per l’ordinativo dalla Alenia Aermacchi (branca di Finmeccanica). I prossimi accordi di Torino riguardano l'importazione di sistemi di sorveglianza di produzione israeliana, la concessione sul territorio per i test di nuove armi da guerra (come già accade a Decimomannu in Sardegna), l'importazione di prodotti provenienti dagli insediamenti considerati illegali anche dalla Comunità Europea e denunciati dalla campagna BDS (Boicottaggio, Disinvestimenti e Sanzioni). Il governo delle larghe intese sta offrendo ad Israele nuovi scambi scientifici con trasferimento di conoscenza italiana nell'ambito della ricerca universitaria dove le tecnologie di guerra vengono ideate e realizzate in collaborazione tra i due Paesi e poi sistematicamente impiegate contro i palestinesi nelle operazioni militari.

Noi Solidali con la Palestina urliamo un forte no
a questi accordi della vergogna!

Vergogna al Governo italiano che sostiene incondizionatamente Israele, ignorando i crimini che quotidianamente vengono perpetrati contro la popolazione palestinese o rendendosene complice. Lo sostiene come partner politico e commerciale, nonostante

  • Israele abbia dichiarato di preferire l'intervento militare in Iran ai negoziati di pace,
  • detenga un arsenale nucleare che costituisce una reale minaccia per gli equilibri in Medio Oriente,
  • continui ad infrangere il diritto internazionale e a disattendere le risoluzioni ONU con l'occupazione militare della Palestina, il Muro di Apartheid, i continui nuovi insediamenti in Cisgiordania, l'assedio di Gaza e con quotidiane violazioni dei diritti umani del popolo palestinese.

Stringendo la mano al premier israeliano Benjamin Netanyahu, Letta sottolinea la sua fiducia che “il processo di pace” fra israeliani e palestinesi “possa avere risultati importanti e positivi”! La stretta di mano tra Netanyahu e Letta e i loro “buoni” propositi di pace in Palestina, non sono altro che la continuità dell'opera di normalizzazione dell'assedio, dei crimini e della violenza e del soggiogamento di un intero popolo, attraverso guerra e oppressione.

Ennesima dimostrazione del ruolo di Israele in Medio Oriente è l'attacco aereo sionista del 31 ottobre contro la Siria, notizia passata sotto silenzio dai media ufficiali, ma che dimostra ancora una volta il coinvolgimento diretto dell'entità sionista sul fronte di guerra che gli imperialisti occidentali vogliono aprire in Siria. Guerra che stanno già portando avanti da anni, affidando il ruolo di macellai del popolo siriano ai cosiddetti “ribelli”, in realtà gruppi prezzolati, addestrati, riforniti di armi e legittimati dagli stessi che sostengono l'occupazione in Palestina.

La lotta del popolo palestinese ha sempre rappresentato un faro per tutti in popoli oppressi, specie in Medio Oriente. L'esempio di Resistenza, che in più di 60 anni di occupazione questo popolo ci ha dato, ha ancora più importanza oggi che tutti i popoli del Medio Oriente devono fare i conti con i piani imperialisti Usa, europei e sionisti dettati dalla tendenza alla guerra, l'unica risposta che il capitale sa dare alla propria crisi.

Infatti la questione palestinese è legata a doppiofilo ai venti di guerra che soffiano sulla Siria e portano la loro morte e distruzione anche in Irak e Libano, costringendo alla fuga migliaia di persone che spesso scappando trovano la morte in mare.

Saremo a Torino il 30 Novembre in una manifestazione nazionale per ribadire che per Noi la vera Pace in Palestina può avvenire solo dicendo:

  • No al progetto sionista di pulizia etnica della Palestina
  • Sostegno alla lotta del popolo palestinese per il suo Diritto al Ritorno e all'Autodeterminazione
  • Rigetto degli Accordi di Oslo
  • Campagna BDS come alternativa alla cooperazione Italia-Israele, Interruzione dei rapporti commerciali ed economici, politici, militari e culturali tra Italia e Israele
  • Sostegno alla resistenza ed alle lotte dei prigionieri

VIVA LA PALESTINA LIBERA! NO ALLA GUERRA IMPERIALISTA!

Solidali con la Palestina
 

30 novembre: giornata della rabbia contro il Prawer Plan
e manifestazione a Torino: “Mai complici di Israele”

Il 24 giugno, la Knesset (parlamento israeliano) ha approvato il piano Prawer-Begin. Questo piano prevede la distruzione di più di 35 villaggi non riconosciuti nella regione di Al-Naqab e l’espulsione forzata di più di 70 mila Beduini Palestinesi. Il Prawer Plan rappresenta la più grossa confisca di terre dal 1948. Rappresenta la quintessenza della politica israeliana; espansione demografica ebreo-israeliana e contenimento demografico della popolazione arabo-palestinese.

La comunità internazionale a più riprese ha chiesto ad Israele di bloccare la messa in atto del Prawer Plan, a causa della sua natura discriminatoria e delle gravi infrazioni sui diritti dei Beduini Palestinesi nel Naqab.

La Commissione dell’ONU per l’eliminazione della Discriminazione Razziale ha chiesto ad Israele di rinunciare al progetto del Prawer Plan. Inoltre, nel 2012, il Parlamento Europeo ha votato una risoluzione che chiedeva ad Israele di bloccare il Prawer Plan e le sue politiche di sfollamento forzato e di espropriazione.

Ingiustizie, umiliazioni, e sfollamenti forzati sono temi ricorrenti nella storia della Palestina. Rappresentano delle lezioni che, in quanto gruppo di giovani, teniamo nel cuore. Ci opporremo, resisteremo e lavoreremo contro i continui assalti a cui le nostre comunità devono far fronte in tutta la Palestina. Per questo motivo, abbiamo lanciato la campagna «Prawer will not pass», per far sì che questo piano non diventi un altro capitolo della lunga e tragica storia della Palestina.

Opporsi al Prawer Plan significa opporsi alla pulizia etnica, allo sfollamento e alla segregazione nel ventunesimo secolo.

Prendi parte alla campagna organizzando manifestazioni, proteste, spedendo lettere, facendo qualsiasi cosa, per far sì che Israele fermi il Prawer Plan. Unisciti a noi il 30 Novembre dicendo: «Il Prawer Plan non passerà». Per maggiori informazioni contatta: Email: PrawerWontPass@gmail.com
 

Fonte: Rete italiana ISM
 

Comunicato Freedom Flotilla Italia
il 30 Novembre in piazza in Italia e in Palestina

Il Coordinamento Italiano Freedom Flotilla invita a partecipare, da tutta Italia, alla manifestazione del 30 Novembre a Torino contro il vertice Italia-Israele. Chiediamo al premier Letta di non siglare rapporti commerciali con il governo Israeliano, per opporsi alle continue violazione del diritto internazionale da parte del governo di Israele, che continua nella sua politica di occupazione illegale di territorio palestinese, nonostante le numerose risoluzioni ONU che chiedono la cessazione di tali comportamenti.

Letta deve tener conto anche delle linee guida della Comunità Europea, che escludono per le entità israeliane che svolgono attività nei Territori Palestinesi Occupati la possibilità di attingere a strumenti finanziari della UE, come prestiti e sovvenzioni.

Riteniamo molto importante che il 30 a Torino siano presenti tutti gli individui, le associazioni, i movimenti impegnati per la giustizia e i diritti umani. Israele è uno stato che vive nell’illegalità. Isolare economicamente un governo che persegue la pulizia etnica di una popolazione è più di un dovere: come il Sudafrica ci ha insegnato, è l’unica via percorribile per garantire reali processi di pace e di giustizia. 

Il 30 Novembre sarà una giornata di lotta anche in Palestina

noi prenderemo parte alla manifestazione di Torino con il nostro simbolo, unito a quello dei  Palestinesi che saranno nelle piazze di Palestina  lo stesso giorno, 30 Novembre  per contrastare il Prawer Plan, uno dei progetti di pulizia etnica del  governo Israeliano ai danni della comunità Beduina del Negev e unito a quello delle Mini-Arche che, sempre il 30 Novembre, saranno messe in mare dai bambini di Gaza, in una sfida simbolica all’assedio isralieano, che nega loro presente e futuro. Un appello a tutto il mondo lanciato dalle coste della Striscia, che noi raccogliamo con la presenza politica  in piazza a Torino.
 

Coordinnamento Freedom Flotilla Italia
 

Comunicato BDS Italia contro il prossimo vertice intergovernativo
Italia-Israele previsto a Torino il 2 Dicembre 2013

Il prossimo 2 Dicembre, a Torino, si terrà un importante vertice intergovernativo tra il Primo Ministro italiano Enrico Letta e il Premier israeliano Benjamin Netanyahu, finalizzato a rinsaldare ed ampliare la collaborazione internazionale tra i due paesi, con accordi che andranno dalla cooperazione nel campo energetico, a quella aerospaziale, accademica, culturale, bio-sanitaria, infrastrutturale, fino ad arrivare alla cyber-sicurezza.

In precedenza, in vista di questo importante meeting, il Primo Ministro Letta ha affermato che “il prossimo vertice intergovernativo di dicembre a Torino sarà un’opportunità per capire come costruire anche noi una start up nation” e perfino che “abbiamo molto da imparare da Israele.”

Per quanto Israele abbia da insegnare, noi scegliamo di stare invece dalla parte dei diritti umani e del diritto internazionale, raccogliendo l’appello lanciato nel 2005 da più di 170 organizzazioni della società civile palestinese che invita organizzazioni, istituzioni e liberi cittadini di tutto il mondo ad aderire al movimento di boicottaggio, disinvestimento e sanzioni (BDS) per fare pressione su Israele affinché ponga fine alle violazioni dei diritti umani del popolo palestinese e della legalità internazionale.

Negli ultimi anni, il movimento BDS è cresciuto fino ad ottenere importanti vittorie, dall’adesione di personalità di spicco del mondo accademico come Stephen Hawking, alle campagne di boicottaggio portate avanti contro le aziende Agrexco, G4S e Veolia, per arrivare più recentemente alle nuove linee guida sugli insediamenti promulgate la scorsa estate dall’Unione Europea.

Le intenzioni del governo italiano di voler rinforzare ed accrescere la propria cooperazione con lo Stato d’Israele non sono solo in contrasto con l’attuale tendenza mondiale di adesione al movimento BDS, ma rappresentano anche una nauseante volontà di voler continuare a collaborare intensamente con uno Stato, quello israeliano, che, presentandosi falsamente al mondo come l’unica democrazia del Medio Oriente, nella realtà è protagonista di crimini di guerra e crimini contro l’umanità, nonché di un’innumerevole serie di violazioni delle leggi internazionali: dalle 74 risoluzioni ONU violate fino ad oggi, alle quotidiane violazioni della IV Convenzione di Ginevra, dello Statuto della Corte Penale Internazionale, della Convenzione contro la Tortura, della Convenzione Internazionale a Tutela dei Diritti dell’Infanzia, della Convenzione per l’Eliminazione della Discriminazione Razziale; per non menzionare il sistematico e razzista regime di apartheid, la brutale ed illegale occupazione, e il famigerato assedio alla Striscia di Gaza che il governo israeliano impone sulla popolazione palestinese.

Chiediamo e pretendiamo che il governo italiano rispetti i suoi doveri etici, morali e legali di far rispettare il diritto internazionale da esso sottoscritto. I criminali di guerra dovrebbero essere duramente boicottati e sanzionati, non premiati tramite pregiate collaborazioni e relazioni internazionali.

Così facendo, noi riteniamo il governo italiano complice dei crimini israeliani perpetrati contro il popolo palestinese.

Chiediamo a tutte le persone di coscienza e che hanno a cuore i diritti umani e di diritti del popolo palestinese di aderire alla manifestazione nazionale indetta il prossimo 30 Novembre a Torino per protestare contro la complicità del governo italiano e la presenza dei criminali di guerra israeliani, ed incitiamo tutte le realtà e i cittadini ad intensificare ed ampliare le campagne di boicottaggio, disinvestimento e sanzioni per far sì che sia lanciato un forte e chiaro messaggio: no al finanziamento dell’oppressione del popolo palestinese, no alla mistificatoria propaganda israeliana, no all’avvallamento dell’impunità israeliana, sì alla legittima resistenza del popolo palestinese.
 

BDS Italia
 

ADESIONE ALLA MANIFESTAZIONE
CONTRO L’INCONTRO INTERGOVERNATIVO ITALIA-ISRAELE

L’associazione Amici della Mezzaluna Rossa Palestinese aderisce con piena convinzione alla manifestazione indetta a Torino per il 30 Novembre contro l’incontro e gli accordi tra il governo italiano e quello israeliano. Convinti sostenitori dei principi del diritto universale, deprechiamo che il governo del nostro paese mantenga e stringa nuovi accordi col governo di un paese che opera nella più totale illegalità internazionale commettendo crimini che, pur essendo riconosciuti a livello internazionale, sono tollerati o al più “biasimati”e mai sanzionati.

Ci dissociamo totalmente da vergognose dichiarazioni come quella del presidente del Consiglio Enrico Letta il quale, affermando indecorosamente che “abbiamo molto da imparare da Israele” ha ripetuto quanto l’attuale presidente della Regione Lazio aveva affermato oltre un anno fa invitando addirittura i giovani a “imparare da Israele ... come possa costruirsi un ecosistema dell’innovazione efficiente” e invitandoli ad andare nel Paese da imitare per tornare con “la voglia di replicare quello che hanno visto”.

Ci chiediamo se sanno quel che dicono questi governanti che non ci rappresentano!

Questi politici, sedicenti democratici, con le loro affermazioni di “amicizia” si fanno complici dell’occupazione militare, dell’assedio, degli arresti e delle torture ai bambini che Israele pratica impunemente, si fanno complici dei furti d’acqua e di terra, si fanno complici dell’odioso reato di pulizia etnica.

Noi ci dissociamo e lo vogliamo dire a voce alta, come a voce alta vogliamo dire che abbiamo lottato, lottiamo e continueremo a lottare a sostegno delle giuste rivendicazioni del popolo palestinese e contro ogni accordo che renda l’Italia complice dello stato dell’apartheid e della quotidiana violazione dei diritti umani.

Amici della Mezzaluna Rossa Palestinese
Presidente Patrizia Cecconi

 


Associazione Amici della Mezzaluna Rossa Palestinese, onlus
Sede legale: Viale dei Consoli n.11 – 00173 Roma
Sede operativa: Via Baldassarre Orero, 59 - 00159 Roma
C.F. 90054650586 - c/c/p n. 62237201
Tel/fax – 06.76962041- 06.5880187 e-mail: amicidellapalestina@gmail.com

 

Informazioni sul Fronte Palestina

Per sviluppare un lavoro di classe nel sostegno alla lotta di liberazione della Palestina e degli altri popoli oppressi e aggrediti dall'imperialismo, oltre alle sterili e dannose concezioni del pacifismo e dell'equidistanza tra aggressori e aggrediti che hanno in gran parte contribuito ad affossare il movimento contro la guerra nel nostro paese negli ultimi anni, si è deciso di fondare l'organismo nazionale Fronte Palestina.

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