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CONTRO OGNI FORMA DI RAZZISMO E DI SFRUTTAMENTO

Sabato 16 febbraio 2019 la Milano solidale, antifascista e antirazzista scenderà in piazza contro il decreto Salvini e i CPR. Il Fronte Palestina aderisce al corteo portando avanti la sua lotta contro il sionismo, quindi contro fascismo e razzismo.

Ricordiamo che i Centri di Permanenza per i Rimpatri sono figli della famigerata Legge Minniti-Orlando del Partito Democratico in cui militano i vari Majorino e Fiano. Questi luoghi razzisti trovano il loro antecedente nei Centri di Permanenza Temporanea (CPT) della Legge Turco-Napolitano del 1998, in quegli anni il PD si chiamava Partito Democratico della Sinistra, ma si tratta sempre degli stessi razzisti. Luoghi che hanno subito negli anni una rivisitazione di tipo puramente terminologico, con la ridenominazione in Centri di Identificazione ed Espulsione (CIE) con la Legge Bossi Fini nel 2002, prima di giungere all’attuale definizione, ma hanno sempre conservato la stessa struttura e funzione.

Il regime di detenzione che vi si attua è del tutto analogo a quello del sistema penitenziario penale, con la determinante differenza che chi la subisce non è accusato di un reato, bensì della sola responsabilità amministrativa di essere privo di un valido titolo di soggiorno e di non avere la pelle dello stesso colore dei razzisti. Permesso che, paradossalmente, l’attuale ordinamento non consente loro di acquisire. Ulteriore differenza è che all’interno dei CPR non sono garantiti i diritti riservati ai soggetti in detenzione penale, come ad esempio quelli delle visite e dei colloqui con i legali.

Noi, che sosteniamo la resistenza del popolo palestinese, crediamo che questo popolo sia il rifugiato per definizione; nella Palestina sotto occupazione i sionisti applicano lo stesso crimine chiamandolo Detenzione Amministrativa: sono oltre 600 i palestinesi - compresi i bambini - rinchiusi nei loro lager senza né accuse né processo. I palestinesi hanno uno status giuridico speciale, il ritorno al loro paese d'origine è proibito dal sistema israeliano e la loro presenza in alcuni paesi ospitanti viene sempre più messa in discussione.

La migrazione forzata, la richiesta di asilo e la migrazione economica sono le tre sfaccettature della realtà migratoria dei palestinesi in Europa ed il numero dei rifugiati si calcola che sia di sette milioni. I rifugiati palestinesi vivono dal ‘48 nei campi della Palestina, della Siria, della Giordania e del Libano. Solo in Libano sono circa mezzo milione, qui sono loro negati i più fondamentali diritti umani, quei diritti garantiti ai rifugiati in base alle convenzioni internazionali come il diritto al lavoro: infatti viene loro negato l’accesso a 72 diverse professioni.

Trump vuole risolvere la questione dei rifugiati palestinesi senza il loro rimpatrio e senza rispettare le leggi internazionali, soprattutto la risoluzione 194 delle Nazioni Unite che chiede il Diritto al itorno per i profughi e per i loro discendenti, quei palestinesi che nel ‘48 furono cacciati dalle proprie case nella Palestina storica.

Lo scorso settembre la sua amministrazione ha tagliato la principale fonte di finanziamento all'Agenzia delle Nazioni Unite (UNRWA) per i palestinesi. Chi vuole l’eliminazione dell’UNRWUA prevede che la sua fine sia una via fondamentale per il consolidamento di uno Stato unico di Apartheid e per la sconfitta della lotta palestinese, a partire dalla legge israeliana dello “Stato-Nazione ebraico”, dal riconoscimento USA di Gerusalemme come capitale di Israele e a partire da tutte le iniziative di annessione del territorio della Cisgiordania.

Le pratiche israeliane sono inevitabilmente un richiamo all’Apartheid in Sud Africa e alla segregazione “Jim Crow” negli Stati Uniti, e come tali ci chiedono una presa di posizione coerente con i valori che affermiamo di sostenere.

Questo perché Israele, modello di paese-fortezza che vanta confini super militarizzati ed una esperienza di tutto rispetto nel trasferimento e nella segregazione della popolazione palestinese, è un leader mondiale nello sviluppo e nella commercializzazione delle tecnologie di confine usate per limitare la libertà di movimento e per criminalizzare le popolazioni.

Quello che viene esportato dal sionismo non è solo una tecnologia di dominio ma una visione del mondo che sta alla base di questa tecnologia: il colonialismo d’insediamento, che significa espulsione della popolazione autoctona.

Da venerdì 30 marzo 2018 sono migliaia i palestinesi che a Gaza scendono in piazza per ricordare il Diritto al Ritorno e da quel venerdì sono centinaia e centinaia i palestinesi fucilati senza processo ed a sangue freddo, decine e decine i minorenni assassinati.

Ribadendo il nostro sostegno alla resistenza dei popoli oppressi
oggi siamo qui a dire NO ai lager di stato, NO al razzismo e NO al sionismo!

Fronte Palestina - Milano

Informazioni sul Fronte Palestina

Per sviluppare un lavoro di classe nel sostegno alla lotta di liberazione della Palestina e degli altri popoli oppressi e aggrediti dall'imperialismo, oltre alle sterili e dannose concezioni del pacifismo e dell'equidistanza tra aggressori e aggrediti che hanno in gran parte contribuito ad affossare il movimento contro la guerra nel nostro paese negli ultimi anni, si è deciso di fondare l'organismo nazionale Fronte Palestina.

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