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Dov'è la primavera palestinese?

La rivoluzione egiziana ha recentemente festeggiato il suo primo anniversario. Quando arriverà la primavera araba in Palestina?
1988 - Prima Intifada. Una donna palestinese a Beit Sahour si toglie le scarpe col tacco e lancia pietre ai soldati israeliani. Questa rivolta ha coinvolto gran parte della società palestinese. (photo: body on the line blog/Les Palestiniens)
La rivoluzione si è diffusa verso un buon numero di Paesi del Nordafica, del Medio Oriente e del Golfo a partire da dicembre 2010. Le prime proteste sono nate in Tunisia, e si sono presto sparse in Egitto, Libia, Yemen,  Bahrein e Siria. Queste rivolte hanno rapppresentato un tentativo del popolo di mettere fine a regimi non democratici ed oppressivi, nella speranza di muoversi verso dei governi legittimamente eletti.
Nonostante questo movimento e questi sconvolgimenti nell'area, la situazione in Palestina è rimasta relativamente calma.
Abbiamo chiesto a Nassar Ibrahim - scrittore palestinese, attivista politico e co-direttore dell'Alternative Information Center - perché la Primavera Araba non sia ancora riuscita ad approdare in Palestina.
“Siamo stati nella fase della Primavera per più di 30 anni ”  ci risponde Ibrahim.  “Mentre tutto il mondo arabo era assopito, i Palestinesi hanno organizzato la prima Intifada , poi la seconda e molte altre forme di resistenza popolare.”
Ibrahim aggiunge inoltre che la situazione in Palestina è molto differente da quella di Tunisia ed Egitto, dove le rivolte hanno portato alle elezioni. ''In questi Paesi le rivolte popolari hanno avuto il potere di apportare significativi cambiamenti, interni ed esterni, anche in politica economica ”  spiega Ibrahim.
Questo scenario non potrà ripetersi in Palestina per una serie di ragioni.
“Per prima cosa noi Palestinesi viviamo sotto occupazione israeliana, e la nostra situazione non potrà migliorare a meno che verremo aiutati dagli altri Paesi arabi per cambiare questo status quo. I Paesi arabi dell'area devono comprendere che si tratta di un conflitto che coinvolge gli Arabi e Israele, non si tratta solo di una lotta tra israeliani e i palestinesi''. 
“In secondo luogo, se ci rivoltiamo contro l'Autorità Palestinese, cambierà qualcosa? Una nuova autorità sarà in grado di contrastare più efficacemente l'occupazione o migliorare la situazione economica? Non intendo schierarmi a favore dell'attuale leadership, tuttavia bisogna chiarire che, per avere un reale cambiamento, la prima cosa contro cui bisogna rivoltarsi è l'attuale strategia dell'Autorità Palestinese”
Ibrahim continua spiegando che molti palestinesi considerano ancora gli attuali partiti come movimenti di resistenza. Poiché questi movimenti di resistenza non sono stati in grado di apportare un cambiamento, si è diffuso un sentimento di malcontento e disillusione. I Palestinesi sono anche poco avvezzi a ciò che non conoscono, aggiunge Ibrahim, spiegando che una nuova leadership ora come ora renderebbe soltanto le loro vite più difficili.
Questi due aspetti, l'occupazione ed il bisogno di un nuovo governo, sono collegati.
Facendo riferimento agli avvenimenti di Egitto e Tunisia, Ibrahim evidenzia il fatto che dopo che milioni di persone si sono riversate nelle strade per protestare, i movimenti politici hanno preso le redini delle proteste. “Questo dimostra che non ci può essere una strategia senza un movimento politico da mettere in campo, per questo i Palestinesi non potranno mai agire da soli,” conclude Ibrahim.
Aggiunge poi: ''Non credo che sareste in grado di trovare un solo palestinese che non voglia essere libero dall'occupazione, ma che non sia allo stesso tempo frustrato dall'uso politico che si fa della resistenza. La gente si sacrificherebbe per combattere l'occupazione israeliana, se la politica offrisse una stretegia valida da seguire. 
“Ma se Mahmous Abbas , per esempio, continua a dire che l'unico modo per mettere fine all'occupazione è tornare ai tavoli dei negoziati, perché la gente dovrebbe decidere di combattere nelle strade?”
“In Palestina non è realistico pensare ad una rivolta che, appena nata, possa spazzare via l'occupazione israeliana ed allo stesso tempo la corruzione dei politici palestinesi. Qui, la situazione è molto complessa. Siamo di fronte ad un'occupazione prolungata, a fratture interne e pesanti pressioni economiche.”
Ibrahim aggiunge che, dopo 2 Intifade e più di 40 anni di occupazione, i Palestinesi vorrebbero qualcosa di diverso. Cercano un equilibrio tra la resistenza alle ingiustizie che subiscono giorno dopo giorno e lo svolgimento di una vita normale.
Il terreno non è ancora pronto quindi per una nuova rivolta dei Palestinesi, ma i Palestinesi potrebbero sorprendervi, aggiunge Ibrahim. 
“Nessuno avrebbe pensato che la prima o la seconda intifada sarebbero scoppiate, ma sono accadute …”
ELENA VIOLA

Fonte: Alternative Information Center
Traduzione a cura di PalestinaRossa

 

Informazioni sul Fronte Palestina

Per sviluppare un lavoro di classe nel sostegno alla lotta di liberazione della Palestina e degli altri popoli oppressi e aggrediti dall'imperialismo, oltre alle sterili e dannose concezioni del pacifismo e dell'equidistanza tra aggressori e aggrediti che hanno in gran parte contribuito ad affossare il movimento contro la guerra nel nostro paese negli ultimi anni, si è deciso di fondare l'organismo nazionale Fronte Palestina.

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