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Enrico Rava: Il Jazz nasce dagli oppressi, non lasciare che venga usato dagli oppressori

Invia un messaggio all'Enrico Rava Quartet: Non suonare in Israele!

Il 19-20 febbraio l’Enrico Rava Quartet suonerà al Red Sea Jazz Festival in Israele. Il festival è sponsorizzato dal Ministero israeliano della Cultura e da quello del Turismo e rientra nell’uso propagandistico delle arti da parte del governo israeliano. 

Abbiamo inviato e consegnato a mano la lettera di seguito a Enrico Rava. Ancora attendiamo una risposta.

Scrivi anche tu a Enrico Rava, Francesco Diodati, Gabriele Evangelista e Enrico Morello, per chiedere che rispettano l'appello palestinese per il boicottagio e non partecipino al Red Sea Jazz Festival.

Scrivi al Enrico Rava Quartet: Non suonare in Israele!
 


Cari Enrico Rava, Francesco Diodati, Gabriele Evangelista e Enrico Morello,

ho appreso che il 19-20 febbraio suonerete, come Enrico Rava Quartet, al Red Sea Jazz Festival in Israele. Vi scrivo per chiedervi di annullare la vostra partecipazione. E vi spiego perché.

Com'è noto, ispirandosi alle campagne che contribuirono alla fine del regime d'Apartheid in Sudafrica, la società civile palestinese ha lanciato un appello per il boicottaggio, il disinvestimento e le sanzioni (BDS) nei confronti di Israele sino a quando quest'ultimo non rispetterà i diritti umani e il diritto internazionale.

Questo appello ha il sostegno di numerose organizzazioni in tutto il mondo e nasce dal fallimento delle istituzioni internazionali nell'adempiere ai loro obblighi e nel porre fine alle violazioni di Israele, che proseguono da decenni indisturbate e nella totale impunità.

Nella Cisgiordania occupata, i palestinesi vivono sotto occupazione militare, circondati da checkpoint, basi militari, colonie e dal Muro dell'Apartheid, il tutto costruito illegalmente da Israele. Solo pochi mesi fa abbiamo assistito all'ennesimo attacco israeliano nei confronti di una Gaza assediata, con interi quartieri rasi al suolo e oltre 2100 uccisi, tra cui più di 500 bambini. Un sistema di oltre 50 leggi discrimina i palestinesi cittadini di Israele, negando loro di avere lo stesso accesso all'istruzione, alla proprietà, al lavoro e al matrimonio di cui godono gli israeliani ebrei. Inoltre, circa la metà della popolazione palestinese è costretta a vivere nei campi profughi di altri stati o in esilio, e si vede negato il diritto, internazionalmente riconosciuto, al ritorno.

Gli stessi sudafricani, che hanno vissuto l'Apartheid in prima persona, affermano che il sistema discriminatorio imposto da Israele alla popolazione palestinese sia persino peggiore di quello in vigore in Sudafrica ai tempi dell'Apartheid.

Bisogna agire. E l'appello palestinese per il boicottaggio dà a tutti noi uno strumento per colmare il vuoto lasciato dalle istituzioni, affinché Israele sia costretto a rispondere dei crimini commessi, per arrivare un giorno al raggiungimento della libertà, della giustizia e dell'eguaglianza.

La scorsa estate, durante i bombardamenti israeliani su Gaza, le organizzazioni artistiche palestinesi si sono rivolte agli artisti internazionali e hanno rinnovato l'appello a rispettare il boicottaggio di Israele e "in tal modo rifiutare di essere complici nella attuale occupazione e apartheid".

Scegliendo di suonare in Israele, non solo non date ascolto all'appello palestinese ma lasciate che la vostra musica venga strumentalizzata dal governo israeliano. Israele infatti investe ingenti somme di denaro per usare la cultura e l'arte come strumenti per veicolare nel mondo un'immagine positiva del paese. Essendo sponsorizzato da due ministeri israeliani, il festival jazz del Mar Rosso rientra in questo uso propagandistico e politicizzato delle arti.

Sono tanti gli artisti che hanno già fatto la scelta di non partecipare al Red Sea Jazz Festival, tra cui Stanley Jordan, Andreas Öberg, Eddie Palmieri, Tuba Skinny, Jason Morana e il Portico Quartet. Per non parlare di altri musicisti, artisti, scrittori, registi, attori e intellettuali in tutto il mondo che sostengono l'appello palestinese per il boicottaggio, tra cui lo scomparso Gil Scott-Heron, Cassandra Wilson, Roger Waters, Elvis Costello, Naomi Klein, Alice Walker, Ken Loach, Mira Nair, Danny Glover e Desmond Tutu.

La musica jazz nasce come forma di espressione degli oppressi. Non lasciate che venga utilizzata dagli oppressori per soffocare gli appelli alla solidarietà della popolazione palestinese. Annullate la vostra partecipazione al Red Sea Jazz Festival.
 

Firma la lettera-petizione
 

Fonte: BDS Italia
 

Informazioni sul Fronte Palestina

Per sviluppare un lavoro di classe nel sostegno alla lotta di liberazione della Palestina e degli altri popoli oppressi e aggrediti dall'imperialismo, oltre alle sterili e dannose concezioni del pacifismo e dell'equidistanza tra aggressori e aggrediti che hanno in gran parte contribuito ad affossare il movimento contro la guerra nel nostro paese negli ultimi anni, si è deciso di fondare l'organismo nazionale Fronte Palestina.

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