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FPLP: la bozza di risoluzione Onu denominata "iniziativa francese" è una minaccia per i diritti dei palestinesi

Il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina respinge in maniera inequivocabile la cosiddetta "Iniziativa francese" presso le Nazioni Unite e sponsorizzata da parte del regime giordano in quanto, mascherata da un illusorio sostegno per uno “Stato palestinese”, rappresenta una pericolosa minaccia per i diritti dei palestinesi ed in modo particolare per il diritto al ritorno dei profughi.

La bozza di risoluzione al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite non prevede né meccanismi di attuazione, né sanzioni contro la potenza occupante per la sua continua e flagrante violazione del diritto internazionale, per l'occupazione, l'imposizione dell'apartheid e la negazione dei diritti fondamentali dei rifugiati palestinesi negli ultimi 66 anni. Mentre, a differenza delle risoluzioni che il Consiglio di sicurezza ha entusiasticamente approvato contro l'Iraq, la Siria, il Sudan e altri paesi, non contiene obblighi, mandati o sanzioni di sorta, ma presenta piuttosto una falsa visione del "conflitto", come conflitto tra parti uguali con diritti e interessi legittimi.

In nessun modo la presente risoluzione impone la creazione di uno Stato palestinese entro 12 mesi; semplicemente "afferma l'urgenza" di "raggiungere entro e non oltre 12 mesi ... una soluzione giusta, durevole, pacifica e completa, che ponga fine all'occupazione israeliana in atto dal 1967 e realizzi l'idea di due Stati indipendenti, democratici e prosperi, ovvero Israele sovrano ed uno Stato di Palestina contiguo e vitale, che vivano fianco a fianco in pace e sicurezza entro confini internazionalmente e reciprocamente riconosciuti".

Nel contesto ONU ciò significa limitarsi a ribadire la politica attuale delle Nazioni Unite che chiede la fine dell'occupazione israeliana in violazione delle risoluzioni e del diritto internazionale. La frase “affermando un urgente bisogno" non crea alcun obbligo o mandato per attuare questa volontà, non impone alcuna penalità allo stato di Israele per aver rifiutato di porre fine alla sua occupazione. La parte più dannosa e pericolosa della risoluzione, però, arriva nella sua definizione di "soluzione negoziata", dove si riconosce il principio degli “scambi di terra effettuati in comune accordo, circoscritti ed equivalenti"; la terra palestinese è interamente occupata: non deve essere barattata con l'occupante per legittimare i suoi insediamenti sulla nostra terra o permettere di trasferire i palestinesi della Palestina occupata del 1948 verso il cosiddetto Stato palestinese. In secondo luogo, e soprattutto, il progetto di risoluzione mira a sostituire la fondamentale risoluzione delle Nazioni Unite sul diritto inalienabile dei rifugiati palestinesi al ritorno, ovvero la Risoluzione 194 negata loro per oltre 66 anni, con “una soluzione giusta e concordata al problema dei profughi palestinesi in base all'iniziativa di pace araba, al diritto internazionale e alle pertinenti risoluzioni delle Nazioni Unite, tra cui la risoluzione 194 (III)”.

Il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina ha sempre rifiutato la cosiddetta iniziativa di pace araba e tutte le iniziative analoghe, che cercano di sostituire il diritto individuale, nazionale e collettivo al ritorno dei profughi palestinesi con una "soluzione negoziata", che mette cioè tale diritto sul tavolo delle trattative per essere venduto o negoziato.

L'inserimento di questa clausola nella bozza di risoluzione ONU la rende una minaccia per i diritti dei palestinesi con il pretesto del sostegno per uno "Stato palestinese", rappresenta un attacco dannoso ed il tentativo di liquidare il diritto innegabile dei profughi palestinesi di ritornare alle loro case e terre d'origine, che costituisce la pietra miliare della causa palestinese ed è la chiave per la liberazione e l'autodeterminazione del nostro popolo. I profughi sono in realtà la maggior parte del popolo palestinese, i loro diritti e quelli di tutti gli altri palestinesi sarebbero solo danneggiati da questa risoluzione.

La risoluzione non riconosce Gerusalemme come occupata, ma osserva solo che sia “la capitale condivisa di due Stati”. Il paragrafo più lungo della bozza di risoluzione è quello dedicato alla sezione "misure di sicurezza": esso qualifica l'esercito di occupazione come "forza di sicurezza" e fornisce una visione dell'occupazione e della colonizzazione della Palestina come un problema di sicurezza piuttosto che di lotta anti-coloniale contro un occupante colonizzatore.

Inoltre la risoluzione è molto indietro rispetto alle risoluzioni delle Nazioni Unite già esistenti: non richiede la fine della costruzione di insediamenti coloniali, ma semplicemente “invita ... le parti ad astenersi da attività di insediamento”. Da nessuna parte il progetto di risoluzione impone lo smantellamento degli insediamenti; piuttosto promuove "lo scambio di terra" e lascia la questione dei coloni completamente da parte.

Il documento cerca anche di strutturare la normalizzazione araba con Israele e afferma che “l'accordo sullo status finale”, di cui sopra, porrà “fine a tutte le richieste e porterà al riconoscimento reciproco”, collocando la lotta palestinese in un quadro di negoziati che per oltre 20 anni non hanno fatto niente altro che fornire la copertura per i crimini dell'occupazione e per lo smantellamento dei diritti dei palestinesi. Lo stato sionista è costruito sulla espropriazione della terra palestinese e lo spostamento della popolazione palestinese. Si tratta di uno stato coloniale di apartheid e razzista. Divide il popolo arabo per favorire gli interessi dell'imperialismo, si tratta di un progetto che non ha posto nella nostra regione. Noi non riconosciamo uno stato razzista coloniale; la sua struttura razzista deve essere smantellata. In nessun modo il raggiungimento dello stato palestinese su una parte della Palestina può costituire la “fine di tutte le richieste”.

Il popolo palestinese non fa concessioni sul suo pieno diritto al ritorno, il diritto del nostro popolo all'interno dei territori del 1948 a vivere liberi, una vita auto-determinata e libera dal razzismo e dalla discriminazione; il diritto di liberare tutta la terra di Palestina.

La lotta palestinese è per la liberazione del nostro popolo e della nostra terra da un regime coloniale brutale e genocida, per il ritorno dei profughi palestinesi, per l'esercizio della sovranità e l'autodeterminazione del popolo palestinese in tutta la sua terra. Non è un conflitto tra parti uguali, si tratta di una lotta tra colonizzati e colonizzatori, tra oppressi e oppressori; è la lotta per creare una Palestina democratica per tutti i suoi cittadini sull'intero suolo della Palestina, liberata dall'occupazione, dal razzismo e dall'oppressione. La "soluzione dei due stati" non è stato un meccanismo per raggiungere gradualmente i diritti dei palestinesi, neppure per acquisire una reale sovranità palestinese; piuttosto, le "iniziative per la costruzione dello Stato" di cui si parla positivamente nel progetto di risoluzione hanno sostenuto gli investimenti capitalisti e lo sfruttamento a scapito delle classi popolari palestinesi, che non hanno beneficiato di tali finanziamenti.

Non c'è liberazione per qualsiasi parte della Palestina o della sua popolazione immaginata in questa risoluzione: solo la continuazione della serie infinita di trattative che erodono i diritti dei palestinesi, mentre l'occupante continua ad attaccare e distruggere. Questo progetto di risoluzione è un tentativo di minare il diritto al ritorno e incastonare la bancarotta del processo negoziale in una risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell'ONU, sostituendo il diritto al ritorno con "soluzioni negoziate" e le risoluzioni delle Nazioni Unite che affermano i diritti dei palestinesi con quelle che sostengono la strada dei negoziati.

Il portavoce del FPLP ha invitato le comunità palestinesi e arabe in Francia, i sostenitori e gli amici della Palestina francesi a respingere il ruolo dello Stato imperialista francese nel tentativo di ridefinire la causa palestinese. Lo Stato francese non ha alcuna legittimità sulla questione della Palestina e non ha fornito alcun supporto per i diritti dei palestinesi. Piuttosto, ha tentato di legittimare i continui attacchi israeliani contro il nostro popolo, mentre imprigiona combattenti per la Palestina come Georges Ibrahim Abdallah e reprimere manifestazioni in solidarietà con la Palestina a Parigi.

Questo progetto di risoluzione è ampiamente respinto dalle forze politiche palestinesi che hanno ripetutamente fatto notare le minacce e pericoli all'interno di esso. Questo percorso è supportato solo da pochi capitalisti palestinesi e funzionari dell'ANP che cercano di trarne profitto. Ancora una volta, la decisione politica palestinese è stato dirottata da Abbas e la sua cricca a scapito del popolo palestinese.

Il fatto che gli israeliani rifiutino questa proposta di risoluzione e gli Stati Uniti hanno espresso la loro "mancanza di sostegno" significa solo che il sionismo e l'imperialismo nella regione non sono disposti a concedere neppure qualche briciola al popolo palestinese. Proprio come il rifiuto di Netanyahu del processo di Oslo, il razzismo palese e genocida dello Stato di Israele non rendono il progetto di risoluzione un passo in avanti per i diritti dei palestinesi e la liberazione.

Respingiamo inequivocabilmente questo attacco ai diritti dei palestinesi con il pretesto di uno “Stato palestinese”, sollecitiamo il suo rifiuto da parte dei funzionari palestinesi in quanto pericoloso per i diritti e la causa del popolo palestinese e non rappresentativo della lotta di liberazione per la quale così tanti martiri, feriti e prigionieri hanno dato la loro vita.
 

Informazioni sul Fronte Palestina

Per sviluppare un lavoro di classe nel sostegno alla lotta di liberazione della Palestina e degli altri popoli oppressi e aggrediti dall'imperialismo, oltre alle sterili e dannose concezioni del pacifismo e dell'equidistanza tra aggressori e aggrediti che hanno in gran parte contribuito ad affossare il movimento contro la guerra nel nostro paese negli ultimi anni, si è deciso di fondare l'organismo nazionale Fronte Palestina.

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