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Ieri ci si vendeva per trenta denari, oggi per biscotti e datteri?

E' di martedì scorso la notizia secondo cui Israele starebbe concedendo i permessi per esportare dalla Striscia di Gaza alcuni prodotti verso la Cisgiordania. Ne ha dato notizia Haaretz quotidiano che ha riportato anche le dichiarazioni del direttore dell'ONG Gisha - "un passo significativo verso la realizzazione dell'impegno del governo israeliano per permettere lo sviluppo economico dei palestinesi che vivono a Gaza"- e di un produttore: "per cinque anni, non mi hanno permesso di esportare nulla", dice Mohammed Said al-Talabani, che possiede una fabbrica di biscotti in Dir al-Balah che impiega 400 persone. "Stanno per darmi il permesso ora, dopo otto mesi di negoziati. Il Programma Alimentare Mondiale ha acquistato 150 tonnellate di biscotti da me, che verranno dati alle scuole in Cisgiordania". Questa, continua il quotidiano, è la prima volta che Israele permette l'esportazione da Gaza alla Cisgiordania dalla vittoria di Hamas.

Allo stesso tempo, in questi ultimi giorni leggiamo della rottura di Hamas con l'Iran e la Siria e del suo avvicinamento all'ala islamica più moderata, che di sicuro ottiene più consensi dai potenti che governano il mondo.

Guardando a quanto sta succedendo, e non credendo alle buone intenzioni di Israele nei confronti dei palestinesi, noi di “Palestina Rossa” prima di gioire delle "concessioni" di Israele nei confronti della Striscia, vorremmo capire cosa c’è sotto.

Sicuramente la linea di Hamas si è sempre più, negli ultimi tempi, allontanata dalla lotta popolare contro l'occupante sionista, aldilà delle dichiarazioni ufficiali, per cercare il consenso di quelli che oggi appaiono più forti. Non possiamo che domandarci cosa ci sia dietro questa “distensione”: Hamas arriverà a riconoscere Israele e ad intraprendere negoziati come ha fatto finora l’ANP? È questo il primo frutto dell’unità tra ANP ed Hamas?

Un'azione del genere sarebbe di estrema gravità, perché ignorerebbe completamente il grido che sale dal popolo palestinese, un grido che chiede unità e lotta contro l’occupazione, la fine degli accordi di Oslo e l'interruzione di ogni trattativa con il nemico...ma che esige soprattutto dignità,  per il popolo palestinese, per i prigionieri, per chi è costretto a rimanere fuori dalla propria patria.

Nonostante la dichiarazione di Mohammed Said non possiamo che criticare duramente quanto sta accadendo nella Striscia: forse passeranno anche dei datteri, ma con il finto buonismo non si sconfigge di certo l'occupante che, notizia di ieri, addestra l'esercito per combattere nei tunnel sotterranei che, come sappiamo, permettono a Gaza di sopravvivere.

Come sempre, non possiamo che schierarci dalla parte della popolazione civile, condannando tutti i tentativi di normalizzazione dell'occupazione, che si traducono anche nell'esportazione di datteri da Gaza alla Cisgiordania. Mohammed Said forse penserà di stare meglio, e magari a tratti si dimenticherà di vivere nella più grande prigione a cielo aperto mai esistita, come pianificato dall'occupante e i suoi seguaci.

Saremo pessimisti e forse malfidenti, ma non vorremmo tra poco vedere  anche Hamas seduto ai tavoli dei negoziati al fianco dei peggiori corrotti elemosinando ad Israele una catena più lunga, che  illuda i gazawi di avere una “maggiore” libertà.

Noi, di contro, saremo sempre dalla parte della resistenza e del popolo palestinese, che ancora una volta, subirebbe a sue spese queste losche manovre.

Redazione PalestinaRossa
 

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