Link e Siti esterni
Informazioni e Notizie
Articoli ed Analisi

Analisi e Articoli

Intervento del Gruppo Azione per la Palestina (GAP Parma)

Rafikat falastin...
Solidarietà, sostegno e propaganda per la rivoluzione palestinese

«La tragedia oggi ha il nome di un colono, di un soldato, di un poliziotto,
di un commerciante, di un costruttore...»

Se dovessimo, per assurdo, limitare i nostri canali d'informazione ai media mainstream, saremmo costretti a dichiarare che la situazione in Palestina è assolutamente tranquilla, che non succede nulla che valga la pena di scrivere o mostrare; saremmo costretti ad ammettere l'inesistenza di una qualsiasi forma di opposizione all'apartheid e allo sfruttamento coloniale.

Se dovessimo, sempre per assurdo, fidarci dei servizi di Claudio Pagliara (corrispondente di RaiNews24) o degli articoli di Repubblica, arriveremmo alla conclusione che una “questione palestinese” non esiste più, svanita nella noia dei campi profughi o nel silenzio di Shahada street a Hebron.

Chiaramente sappiamo che non è così, sia perchè la nostra formazione politica o i nostri studi ci hanno messo in contatto con altri canali d'informazione, sia perchè abbiamo visto le colonie, il muro, i checkpoint, le perquisizioni, le incursioni notturne dell'esercito nei campi profughi, i giovani arabi stretti tra la disoccupazione e la necessità di ribellarsi.

Abbiamo visto le tremende conseguenze che sono derivate dagli infami accordi di Oslo e di Parigi; abbiamo visto le divisioni interne al popolo palestinese, dove una particolare borghesia “compradora” si fa oggi sostenitrice della “normalizzazione” dell'occupazione; abbiamo visto le ONG, anch'esse attive al fine di rendere meno shockante l'apartheid, senza però metterlo nemmeno in discussione; abbiamo visto poliziotti palestinesi arrestare giovani palestinesi che manifestavano sotto un checkpoint sionista.

Abbiamo visto e comprendiamo la situazione attuale, avendo a disposizione conoscenze della storia della regione e una lettura condivisa sull'attuale fase del Vicino Oriente; tuttavia per svolgere efficacemente il nostro lavoro politico dobbiamo confrontarci con persone e gruppi che hanno una cassetta degli attrezzi visibilmente più ridotta, che non hanno (per il momento, enshallah) gli strumenti necessari per affrontare correttamente la questione.

Uno dei nostri compiti deve essere dunque proprio questo: diffondere a quanti più militanti e compagni possibile la nostra interpretazione e la nostra posizione rispetto alla resistenza palestinese e rispetto al regime di apartheid sionista; così riusciremo al contempo ad allargare la nostra rete di militanti e simpatizzanti con nuovi compagni, mentre le organizzazioni che non condividono il nostro percorso saranno schiacciate dalla veridicità dei nostri contenuti e dalla determinazione con cui li esporremo.

Medesima cosa dovremo fare anche rispetto alla fase storica che vive l'area geografica vicino orientale ( dal Marocco all'Iraq) , a cui aggiungiamo, per evidenti collegamenti, l'Iran e gli altri paesi dell'Asia musulmana; dovremo insomma riportare nell'agenda del dibattito politico dei gruppi rivoluzionari l'imperialismo contemporaneo, cercando di analizzarlo al meglio delle nostre possibilità, in quanto è noto che una interpretazione generale dei fenomeni sostiene un'interpretazione particolare, e viceversa.

Descrivere la situazione palestinese in maniera isolata e decontestualizzata favorisce naturalmente un impostazione parziale e deviata dell'argomento, che per inerzia si dirige verso opinioni di stampo umanitarista o da volontariato spinto; al contrario inquadrare l'esistenza e la resistenza della popolazione araba nel contesto degli attuali rapporti tra stati vicino orientali da forza alle nostre posizioni, in quanto la inserisce nel quadro del “blocco della resistenza” e nel più generale insieme di stati che si oppongono all'imperialismo neoliberista americano ed europeo.

Ma soprattutto una “lettura complessiva” mette in evidenza i legami e le alleanze che uniscono i sostenitori dell'autodeterminazione popolare e della giustizia sociale; mostra inoltre come le contraddizioni interne a molti paesi arabi, non solo in Palestina, siano oggi spesso puntellate dalla presenza islamista, che ovunque sia presente ed in forze rappresenta un avversario per i progressisti ed un fedele servitore dei nemici del popolo.

Dobbiamo quindi studiare la situazione attuale della Palestina storica, ponendo la nostra attenzione sulle condizioni dei diseredati (su tutti gli abitanti dei campi profughi e i proletari inurbati), ovvero su coloro che più sentono l'oppressione sionista e più vorrebbero la fine dell'occupazione; dobbiamo sostenere la resistenza attuale, in tutte le forme in cui si manifesti, come espressione della vitalità e della lotta del popolo palestinese; quest'ultima la dobbiamo inquadrare nel complesso scenario regionale, dove la partecipazione popolare e la reazione si scontrano apertamente in molti paesi.

Dobbiamo infine (ma non certo per importanza) portare solidarietà attiva ai nostri compagni che ogni giorno fronteggiano l'occupazione, organizzando e partecipando a campi di conoscenza e di lavoro, dimostrando la nostra solidarietà materiale e mostrando a chi vorrà accompagnarci la realtà quotidiana della Palestina.

Seguendo questi spunti potremo allargare la nostra base, e dare forza e una maggiore portata alle nostre iniziative e alle nostre campagne; potremo al contempo dare maggiore diffusione alle nostre posizioni, al nostro internazionalismo, e mettere di conseguenza all'angolo sia le scelte di politica estera del nostro paese (grande alleato di Tel Aviv), sia le posizioni umanitariste o normalizzatrici che, purtroppo, troviamo spesso vicino a noi.

Insistere sul rifiuto dell'ideologia sionista, sul diritto al ritorno dei profughi, sulla prospettiva di uno stato laico, democratico e socialista, sul superamento dei trattati di Oslo e di Parigi e sul rifiuto dell'Anp (attraverso la ricostituzione dell'Olp) possono essere alcuni punti “analitici”da porre alla base di questa nuova fase, a cui aggiungere altri punti “pratici”: supportare la resistenza palestinese (in qualunque forma si manifesti), sostenere le campagne internazionali contro l'occupazione, intessere rapporti più stretti, duraturi e produttivi con le organizzazioni progressiste e rivoluzionarie palestinesi, combattere con schiettezza e determinazione tutti i gruppi, le associazioni ed i collettivi che fanno propaganda allo stato sionista e al progetto di pulizia etnica che ogni giorno mettono in atto.

Fare chiarezza riguardo la linea politica, sebbene a breve termine possa provocare una diminuzione di militanti e lunghe discussioni, sul lungo periodo è indubbiamente la scelta migliore: ne guadagnerà l'incisività della nostra azione, e di conseguenza sarà un aiuto concreto ed importante alla causa della rivoluzione palestinese.

E' dunque un passo che va affrontato.
 

GAP Parma
 


TORNA AL REPORT
 

Informazioni sul Fronte Palestina

Per sviluppare un lavoro di classe nel sostegno alla lotta di liberazione della Palestina e degli altri popoli oppressi e aggrediti dall'imperialismo, oltre alle sterili e dannose concezioni del pacifismo e dell'equidistanza tra aggressori e aggrediti che hanno in gran parte contribuito ad affossare il movimento contro la guerra nel nostro paese negli ultimi anni, si è deciso di fondare l'organismo nazionale Fronte Palestina.

PalestinaRossa newsletter

Resta informato sulle nostre ultime news!

Subscribe to PalestinaRossa newsletter feed

Accesso utente