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Intervento di Davide (C.S.A. Jan Assen - Collettivo Handala Salerno)

Innanzitutto vorremmo congratularci con i compagni/e della Rete di Solidarietà con la Palestina di Milano che hanno organizzato questo importante momento di discussione che pone al centro del dibattito il passaggio dalla "solidarietà alla lotta internazionalista, al fianco della resistenza palestinese" e dunque l'importanza della creazione di un coordinamento delle varie realtà italiane solidali con la causa palestinese, che abbia una visione condivisa rispetto all'appoggio militante che dall'Italia possiamo offrire ai nostri compagni/e, fratelli e sorelle di Palestina.

Consci che all'interno del movimento di solidarietà con la Palestina sussistono visioni politiche divergenti rispetto all'analisi della situazione nazionale e internazionale, le quali finiscono col nuocere alla stessa causa palestinese, all'unità del suo popolo e per favorire gli interessi dell'occupante sionista e delle potenze imperialiste, condividiamo l'esigenza che si debba lavorare assieme partendo da una piattaforma condivisa che si basi sulla comunanza di alcuni elementi base quali l'antifascismo, l'antisionismo e l'anticapitalismo; in quanto, riteniamo che decontestualizzare la questione palestinese dal conflitto di classe internazionale significhi pregiudicare la resistenza stessa, svuotarla dei suoi reali contenuti, agevolando in tal modo gli interessi contrastanti delle divise leadership palestinesi che finiscono col favorire il progetto coloniale sionista.

Negli incontri fatti con diverse realtà e singoli compagni e compagne solidali alla resistenza palestinese, che hanno partecipato anche a pregresse esperienze di coordinamento nazionale (vedi i coordinamenti di solidarietà con la prima e seconda intifada), ci si è sempre posti il problema di trasformare il nostro impegno da occasionale/emergenziale (in circostanze di tragiche operazioni militari), amicale/affettivo (per rapporti individuali con compagne/i che per vari motivi stanziano in quelle aree geografiche e che a loro volta mandano report informativi mantenendo viva nonostante tutto un’attenzione in Italia sulle vicende palestinesi) in qualcosa di realmente progettuale che superi la dimensione meramente umanitaria e possa dare un supporto concreto in termini politici alla resistenza.

Sono molti, infatti, i progetti che i diversi gruppi italiani portano avanti in supporto alla causa palestinese, che spaziano dall'assistenza ai bambini (come la costruzione di asili e scuole), agli scambi culturali, a forme di assistenza sanitaria, i quali però in assenza di una visione condivisa che ponga all'ordine del giorno alcuni punti base da cui partire quali il diritto all'autodeterminazione del popolo palestinese, l'appoggio alla resistenza in tutte le sue molteplici forme, il diritto al ritorno dei profughi, la liberazione di tutti i detenuti politici e la messa in discussione degli accordi di Oslo che condizionano sotto il profilo economico e militare la vita del popolo palestinese limitandone la lotta di liberazione, finiscono per ridursi ad un rapporto di tipo meramente amicale che pur avendo il merito di rendere visibili le barbarie poste in essere dallo Stato sionista, non è in grado di incidere in maniera concreta sullo status quo.

A tal proposito occorre ricordare che negli anni passati, in un contesto di grandi espressioni di solidarietà internazionale, si assisteva alla politica dei due pesi e due misure in Palestina: mentre l’ANP e le sue rispettive strutture sanitarie, finanziarie, commerciali e politiche straboccavano di soldi, di aiuti e quant’altro, dando vita parallelamente alla nascita di una borghesia che si distingueva anche dalle abitazioni, dall’altro gli ospedali gestiti dai Comitati e dal Fronte non avevano neanche gli aghi per le suturazioni ed i detenuti politici erano abbandonati a loro stessi. A distanza di anni gli scenari geopolitici inerenti i territori palestinesi e più in generale il contesto locale ed internazionale legato alla questione palestinese sono totalmente cambiati e modificati in peggio, oggi riprendere un intervento organico a favore del popolo palestinese significa prima di tutto avere una chiara conoscenza geografica e politica degli ambiti in cui le varie formazioni politiche palestinesi agiscono. Necessità di conoscenza e studio che assumono una particolare importanza data l'attuale situazione internazionale che rende il contesto in cui si inserisce il conflitto israelo-palestinese ancora più complesso specie dopo le c.d. "primavere arabe" i cui risvolti si ripercuotono sulla situazione politica interna palestinese.

Condividiamo i punti che sono stati proposti dai compagni/e nel documento di invito al convegno quale base di una piattaforma di lavoro comune volta alla costruzione di un fronte unito di lotta, in quanto siamo convinti che il nostro supporto alla resistenza palestinese implichi una scelta di campo netta e precisa rispetto ai progetti di Hamas e dell'ANP, una scelta partigiana a sostegno della sinistra progressista palestinese di cui il Fronte Popolare costituisce la forza più importante, con la quale poter lavorare politicamente e riprendere in termini organici rapporti/riferimenti per determinare in maniere non sporadica e/o amicale ma in termini progettuali carovane e discese nei territori; al fine di contribuire alla realizzazione, al fianco dei fratelli e delle sorelle Palestinesi, delle condizioni per la creazione di una Palestina libera, laica e socialista.

Ci auspichiamo quindi che questo incontro costituisca solo l'inizio di un percorso condiviso affinché si possa davvero giungere alla creazione di un coordinamento nazionale che riesca concretamente a dar voce alla resistenza del popolo palestinese.
 

COLLETTIVO HANDALA SALERNO
C.S.A. JAN ASSEN (ex ASILO POLITICO)

 


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Informazioni sul Fronte Palestina

Per sviluppare un lavoro di classe nel sostegno alla lotta di liberazione della Palestina e degli altri popoli oppressi e aggrediti dall'imperialismo, oltre alle sterili e dannose concezioni del pacifismo e dell'equidistanza tra aggressori e aggrediti che hanno in gran parte contribuito ad affossare il movimento contro la guerra nel nostro paese negli ultimi anni, si è deciso di fondare l'organismo nazionale Fronte Palestina.

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