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Intervento di Germano Monti (Coordinamento Freedom Flotilla Italia)

Care compagne e cari compagni,

mi devo scusare per non essere presente a questo importante momento di riflessione e dibattito, ma alcuni impegni di lavoro mi hanno costretto a rinunciare. Voglio comunque inviarvi almeno un piccolo contributo, nella convinzione che non mancheranno ulteriori momenti di incontro, perchè la complessità e la difficoltà della fase che stiamo attraversando richiede sicuramente altri momenti di approfondimento come questo.

Io penso che i sei punti indicati dal documento di convocazione siano l'elemento fondamentale da cui ripartire per costruire un lavoro di solidarietà con il popolo palestinese che, da un lato, superi l'attuale fase di debolezza e, dall'altro, sia coerente con la realtà sul campo. Realtà che nel documento di convocazione è espressa con cruda ma realistica chiarezza, laddove si nomina con coraggio la distanza siderale che, ormai, separa le legittime aspirazioni del popolo palestinese dalle maggiori forze politiche, cioè Hamas e Fatah, intendendo con quest'ultima anche quel simulacro di “autorità nazionale” che cogestisce la repressione nella West Bank agli ordini del generale americano Michael Moeller, ex pilota dei bombardieri B 52 ed ex responsabile del CENTCOM, il comando centrale delle forze armate U.S.A., successore del generale Keith Dayton come coordinatore della “cooperazione per la sicurezza” fra le truppe di occupazione sioniste e la polizia dell'Autorità Palestinese. Teniamo presente questo elemento, caso unico nella storia: quella che dovrebbe essere la direzione di un movimento di liberazione nazionale si coordina con gli occupanti per gestire la sicurezza degli occupanti stessi, il tutto sotto la direzione di un generale statunitense. Non credo vi sia bisogno di aggiungere altro.

D'altro canto, è ormai evidente come il principale interesse di Hamas non sia quello di combattere l'occupazione, quanto, piuttosto, quello di rafforzare la presa sulla Striscia di Gaza, gestendo il flusso di denaro proveniente dai “donatori” - principalmente, l'emirato del Qatar – e garantendo la tregua con Israele, la stessa tregua che Israele viola ogni giorno.

La vittima di questa situazione è il popolo palestinese, come gli altri popoli arabi sollevatisi nelle “primavere” di due anni fa sono vittime del tradimento delle loro aspirazioni da parte di movimenti politici – come i Fratelli Musulmani – che si candidano a rappresentare un “nuovo ordine” che non mette in discussione i privilegi delle classi dominanti e gli interessi internazionali.

Dal mio punto di vista, se vogliamo essere realmente utili alla liberazione del popolo palestinese, è necessaria una profonda discontinuità nel nostro lavoro. Non è sufficiente dichiararsi amici del popolo palestinese e denunciare i crimini dell'occupazione sionista. Dobbiamo trovare la consapevolezza e la forza per dire con chiarezza che noi sosteniamo la lotta di liberazione e la resistenza del popolo palestinese e di tutti i popoli arabi, non questa o quella fazione, e non dobbiamo provare alcuna subordinazione nel dire che il nostro riferimento è il popolo palestinese, non la politica palestinese.

Per quanto abbiamo potuto vedere con i nostri occhi nel nostro recente viaggio a Gaza, la sinistra palestinese è impegnata – non senza difficoltà e contraddizioni – in un enorme lavoro di connessione fra le istanze ed i bisogni della popolazione e la resistenza contro l'occupazione. Penso che sia nostro dovere e nostro interesse sostenere con tutte le nostre forze questo lavoro. E' nostro dovere perchè è immorale sciacquarsi la bocca con la parola “resistenza” per poi collaborare con chi la resistenza la sta affossando. E' nostro interesse perchè riprendere il cammino verso una Palestina libera, laica, democratica e – se permettete – anche anticapitalista e socialista, significa avere le idee più chiare su quello che dobbiamo fare qui, a casa nostra, per liberarci dalla nostra oppressione.

Mi auguro che l'incontro di oggi sia l'inizio di un percorso collettivo e condiviso di solidarietà con la resistenza palestinese, per la liberazione del popolo palestinese e di tutti i popoli arabi. Buon lavoro a tutte e tutti.
 

Germano Monti
Coordinamento Freedom Flotilla Italia

 


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Informazioni sul Fronte Palestina

Per sviluppare un lavoro di classe nel sostegno alla lotta di liberazione della Palestina e degli altri popoli oppressi e aggrediti dall'imperialismo, oltre alle sterili e dannose concezioni del pacifismo e dell'equidistanza tra aggressori e aggrediti che hanno in gran parte contribuito ad affossare il movimento contro la guerra nel nostro paese negli ultimi anni, si è deciso di fondare l'organismo nazionale Fronte Palestina.

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