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Intervista con Abu Ahmad Fuad: coloro che vogliono disarmare la resistenza saranno sconfitti

Al-Quds News ha intervistato in esclusiva il compagno Abu Ahmad Fuad, Segretario Generale Aggiunto del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, a Istanbul, dove ha parlato della lotta nazionale palestinese e delle sfide dopo l'aggressione di Gaza.

29 settembre 2014

D. Dopo le recenti elezioni e la Conferenza del FPLP, c'è un rinnovamento del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina corrispondente a questo periodo di cambiamento?

R. La Settima Conferenza del FPLP ne ha introdotto una parte, in particolare per quanto riguarda il programma politico riferito all'evoluzione della situazione nella regione; inoltre ci sono dei nuovi contesti interni sviluppati dalla conferenza, che ha eletto una nuova leadership. Riguardo a queste elezioni, c'è un tasso di rinnovamento del 60-65% nel corpo dirigente del Fronte, del Comitato Centrale e del Bureau Politico e in più un aumento del numero dei giovani nella direzione del Fronte e l'elezione di tre donne nel Bureau Politico e di non meno di venti donne palestinesi militanti in seno al Comitato Centrale, diversamente dalle organizzazioni delle altre fazioni palestinesi.

La Conferenza ha fatto riconoscere il ruolo dei giovani e delle donne, sappiamo comunque che c'è bisogno di fare di più su questo tema, perché il semplice utilizzo di un sistema elettorale non garantisce la vera inclusione e il pieno esercizio della parola ai giovani e alle donne. Per quanto riguarda la posizione del Fronte, questa non è molto diversa da quella che ha sempre tenuto, ma tiene anche conto degli sviluppi che hanno avuto luogo, comprese le divisioni interne palestinesi e le modalità con cui il Fronte si pone su queste questioni.

D. Noi vediamo un cambiamento nel processo decisionale-politico all'esterno della Palestina. Quali altri tipi di cambiamenti sono stati introdotti dalla direzione del Fronte a seguito della Conferenza?

R. Nella Conferenza, la nostra revisione e la nostra autocritica comprendono le parti politiche e organizzative, al fine di valutare ciò che succede e quali devono essere le tappe successive; riconosciamo i nostri errori, e questo è documentato dai risultati della conferenza. Tutti gli errori, grandi o piccoli, sono passati in rassegna e aspettiamo di capire quali questioni devono avere la priorità sulle altre e quali ambiti del lavoro devono essere cambiati rispetto alla loro forma precedente.

D. Per quanto riguarda la lotta armata, di cosa si è discusso alla recente Conferenza?

R. come abbiamo già detto, la resistenza e la lotta armata devono essere la nostra preoccupazione principale, e dopo questa conferenza, noi daremo alla lotta armata e alla resistenza un livello di attenzione più alto, sia nella striscia di Gaza che all'esterno della Palestina, lavorando apertamente e facendo degli sforzi su questo tema, in particolare nella Palestina occupata; questo non significa che noi rifiutiamo per principio la lotta armata nelle altre regioni. Noi riflettiamo seriamente sull'azione militare nei paesi vicini alla Palestina, in partnership con le forze locali o con la resistenza libanese, se possibile. L'azione militare contro il nemico non deve limitarsi solamente alla striscia di Gaza, ma deve estendersi all'insieme della Palestina occupata e all'esterno, dove siamo in grado di farla.

D. Al momento alcuni hanno considerato la guerra su Gaza come una vittoria per la resistenza, mentre altri lo hanno negato. Secondo Abu Ahmad Fuad, la fine della guerra a Gaza è stata una vittoria?

R. Esistono dei parametri per misurare una vittoria. Il primo criterio è se il nemico ha raggiunto o meno i suoi obiettivi, questo è l'elemento chiave della vittoria. Chiaramente, il nemico non ha raggiunto i suoi obiettivi militari o politici. Quello che è riuscito a fare il nemico è di commetter un massacro contro i civili e i bambini, e questa è una vergogna. I suoi crimini selvaggi hanno sollevato l'opposizione e la repulsione faccia a faccia dell’opinione pubblica mondiale nei suoi confronti e noi vogliamo che i popoli del mondo vedano e capiscano la portata dei suoi crimini.

D. Abbiamo sento dire che le fazioni sono state unificate all'inizio della guerra, ma le differenze e i gap tra di loro sono diventati oramai evidenti nelle serie di colloqui al Cairo. Come sta procedendo la coordinazione dei negoziati viste le differenze che sono emerse?

R. Sul campo di battaglia ci deve essere un comando unificato. Quando ogni fazione della resistenza opera separatamente è confusa, per questo ci siamo concentrati sulla necessità di una sala di operazioni unificata, e questa cosa è stata fatta.

Come risultato di questa unità di resistenza, c'è stata una delegazione unificata per colloqui indiretti al Cairo. Ora vogliamo mantenere questo spazio per le operazioni congiunte in ogni momento, sia durante l'azione militare aperta che durante la formazione, la fabbricazione di razzi e di esplosivi. Vogliamo mantenere questo lavoro congiunto che porta alla creazione di un programma politico unitario per lo sforzo della resistenza, e lavoreremo per realizzarlo.

Da alcuni è stato riportato che tutte le fazioni palestinesi negoziano e si accordano all'interno delle trattative, e questo non è vero. Per essere precisi, il gruppo per i negoziati uniti al Cairo è una delegazione provvisoria per dei colloqui indiretti su questioni specifiche legate alle esigenze del popolo e ad un cessate il fuoco. Questo non si riflette sui negoziati gestiti dall'Autorità Palestinese e dai dirigenti che monopolizzano l'Organizzazione per la Liberazione della Palestina – noi rigettiamo questi negoziati diretti, in maniera chiara ed esplicita.

D. Nei suoi discorsi ha detto che il gruppo di trattativa delle fazioni della resistenza è stato sorpreso dall'annuncio di Abu Mazen di un cessate il fuoco. Può chiarire questo punto?

R. il gruppo di trattativa del Cairo non aveva familiarità con il cessate il fuoco.

La delegazione ha presentato un documento finale, con le richieste unanimi delle fazioni della resistenza e quelle che si era deciso di rinviare, in particolare l'aeroporto. Il resto delle richieste è rimasto in sospeso, compresa la fine dell'assedio, l'accesso agli edifici, la pesca a 12 o 6 miglia nautiche; questi punti erano tutti nel documento presentato al lato egiziano, che lo ha presentato a sua volta alla parte israeliana. La delegazione israeliana ha lasciato che si perpetrasse l'omicidio contro Mohammed Deif e non ha risposto alle richieste.

Nel frattempo, la delegazione non era operativa: gli egiziani hanno dichiarato che “non c'era null'altro che poteva essere fatto” dato che la delegazione israeliana se n'era andata. Su questa base, i membri della delegazione sono tornati per incontrare la loro leadership in Qatar, Libano, Siria e Gaza, e hanno poi saputo che il lato egiziano aveva ricevuto una risposta dalla parte israeliana e la delegazione palestinese è stata richiamata. Con loro sorpresa, Abu Mazen ha dichiarato un cessate il fuoco prima della la leadership palestinese a Ramallah, e solo in seguito abbiamo saputo che questa decisione è venuto dagli Stati Uniti d'America, senza revisione da parte delle fazioni; è stato organizzato tra il Qatar e la Turchia, da un lato, e tra Abu Mazen e gli Stati Uniti, dall'altro.

D. E così le fazioni della resistenza erano sorprese che Abu Mazen avesse dichiarato un cessate il fuoco?

R. Sì, nessuno ne era al corrente.

D. Ha parlato più volte dell'unità nazionale e della sua importanza. Ma non è negativo per il Fronte Popolare affermare una posizione di neutralità riguardo nella controversia tra Hamas e Fatah, in particolare visto che stato dimostrato che ci sono controversie tra i due progetti, il progetto della resistenza e il progetto dell'Autorità, con le sue evidenti caratteristiche, in Cisgiordania dove tutti i tentativi di resistenza vengono soppressi?

R. Noi non ci troviamo tra due posizioni, noi facciamo parte di questa lotta, ma non siamo allineati con una parte che porta danno alla nostra unità nazionale. Chiaramente ci troviamo nella trincea della resistenza, non in quella dell'Autorità. La nostra posizione su Oslo e le trattative è chiara: noi le rigettiamo categoricamente. Quello che noi facciamo è agire come terza parte e fare degli sforzi fino a che non avremo restaurato l'unità nazionale come obiettivo prioritario.

D. Cosa mi dice riguardo al dibattito sul disarmo della resistenza e sul tema “le armi della resistenza sono armi illegali, e le armi dei servizi di sicurezza dell'Autorità Palestinese sono le sole legittime”?

R. Quelli che vogliono disarmare la resistenza saranno sconfitti. Il nemico, con tutte le sue capacità militari, non potrà prendere le armi della resistenza. Le armi della resistenza non verranno prese, perché questa è la volontà del popolo palestinese, né nella striscia di Gaza, né in Cisgiordania, né nella Palestina occupata del '48 né in tutte le regioni della diaspora. È la volontà del nostro popolo. Il nostro popolo ci dà tutti i giorni delle dimostrazioni di fermezza. Il nostro popolo ha sempre avuto dei grandi maestri, il fatto è che alcuni leader non imparano.

D. Ha dichiarato che l'Egitto è la sola scelta di garanzia (nei dintorni di Gaza) nonostante il suo ruolo negativo sulla resistenza e l'assedio di Gaza, la chiusura dei passaggi e delle linee di alimentazione della resistenza. Come si può dare fiducia all'Egitto?

R. L'Egitto è la porta di ingesso alla striscia di Gaza, e sapete bene che ci sono 2 milioni di persone a Gaza. È necessario intrattenere delle buone relazioni con l'Egitto anche se siamo in disaccordo sul piano politico. L'altra opzione, nell'altro senso, è Israele, è noi non possiamo accettarlo, sia come Fronte che come Palestinesi. L'altra ragione è che il Fronte ha fiducia nel popolo dell'Egitto, che non permetterà questo abuso. È vero che alcune personalità mediatiche si impegnano a spronare l'Egitto, ma se noi torniamo indietro nella storia, troviamo che Sadat ha maledetto i palestinesi dicendo che sono dei traditori, ma il popolo egiziano ha detto: no, sei tu un traditore e non il popolo palestinese. Noi crediamo che il popolo egiziano riconoscerà i palestinesi come dei fratelli e come degli alleati, non è che una questione di tempo.

D. L'Autorità Palestinese trae la propria legittimità dall'OLP ed è impegnata in tutte le pratiche respinte dal Fronte, nei negoziati, nel coordinamento della sicurezza e in altre azioni di questo tipo. Il FPLP è una parte essenziale dell’OLP, ci si può aspettare che un giorno il Fronte prenda l'iniziativa coraggiosa di ritirarsi dall'OLP in caso non vengano soddisfatte le sue esigenze e che si diriga verso un quadro nazionale unitario per ritirare qualunque legittimità a tali pratiche?

R. L'Autorità Palestinese è una realtà, ma noi non la riconosciamo come legittima. E’ deplorevole che i risultati della prima intifada e della seconda siano stati incorporati in questa caricatura di sovranità. L'intero popolo palestinese non si fida della AP. Noi diciamo che gli accordi di Oslo devono essere annullati, abbiamo preso questa posizione al Consiglio Centrale dell'OLP e la delegazione del FPLP è uscita dalla sala del Consiglio Centrale; la direzione dell'OLP ha poi smesso di invitare la compagna Khalida Jarrar ai meeting e ha preso delle misure per impedire che il Fronte esercitasse i suoi diritti sull’OLP. Abu Mazen ha detto che è perché noi siamo usciti dalla sala del Consiglio, ma noi siamo usciti perché rifiutiamo di essere etichettati come un partito che prende parte ai negoziati o all'approvazione dei negoziati.

Il FPLP è impegnato nel conflitto e nella lotta all'interno dell'OLP sulla base dell'unità. C'è una grande differenza tra l'OLP e alcune istituzioni, e se ci sarà la necessità di prender posizione, noi continueremo ad avere rapporti con l’OLP ma fino a quel momento l'opzione che noi preferiamo è di unire i nostri sforzi e le nostre posizioni per portare avanti la lotta nazionale.
 

Informazioni sul Fronte Palestina

Per sviluppare un lavoro di classe nel sostegno alla lotta di liberazione della Palestina e degli altri popoli oppressi e aggrediti dall'imperialismo, oltre alle sterili e dannose concezioni del pacifismo e dell'equidistanza tra aggressori e aggrediti che hanno in gran parte contribuito ad affossare il movimento contro la guerra nel nostro paese negli ultimi anni, si è deciso di fondare l'organismo nazionale Fronte Palestina.

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