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Intervista di ProMosaik e.V. con Annette Groth, deputata tedesca, sulla Palestina e l’antisionismo

Carissime lettrici, carissimi lettori, vista l’importanza della deputata tedesca Annette Groth, conosciuta per il suo coraggio e la sua determinazione anche all’estero, oggi vorremmo presentarvi l’intervista che abbiamo condotto con lei in aprile anche in traduzione italiana.

Vorrei dedicare questa intervista alle vittime della tragedia di Gaza della scorsa estate.  Il suo messaggio come anche il nostro consiste nell’importanza di parlare della Palestina e di non tacere quando si tratta dei crimini di guerra israeliani.

Dr. phil. Milena Rampoldi: In che senso il partito tedesco di sinistra Die Linke può oggi contribuire alla costruzione dello stato palestinese?

Annette Groth: In verità possiamo fare poco o niente. Sono altri attori che lo devono fare. Ma quello che possiamo fare noi: possiamo richiedere il riconoscimento dello stato palestinese. E possiamo iniziare e promuovere la discussione in merito affinché la gente parli della Palestina e inizi a conoscere il fulcro della problematica. Infatti tacere sulle violazioni dei diritti umani in Palestina ed a Gaza è una cosa orrenda. Si vedrà fino a quando il tutto potrà andare avanti in questo modo.

 

Dr. phil. Milena Rampoldi: Che importanza ha una soluzione rapida del conflitto tra Israele e Palestina e perché?

Annette Groth: È ovvio che, come ci suggerisce Uri Avnery, se le cose rimangono come sono in questi due paesi, questi due paesi si autodistruggeranno. L’intera regione è una mina vagante. Il consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite deve intervenire con assoluta urgenza. Le violazioni dei diritti umani, commesse da Israele nei confronti dei palestinesi, sono talmente pesanti che si deve agire immediatamente. In questo contesto vorrei far riferimento al doppio standard per quanto riguarda i diritti umani, giustamente criticato da molti. Non posso immaginarmi un paese che viene invaso, come Gaza da Israele la scorsa estate… infatti i bombardamenti hanno distrutto completamente la striscia di Gaza… e ne abbiamo parlato poco. Pochi si sono ribellati. Ma non appena Putin ha invaso la Crimea, sono subito seguite le sanzioni. E Israele…?
 

Dr. phil. Milena Rampoldi: Che cosa vorrebbe dire ai bambini di Gaza?

Annette Groth: Vorrei dire loro che farò tutto il possibile per portare i criminali di guerra davanti al Tribunale Penale Internazionale dell’Aia. Questo lo dobbiamo alla gente di Gaza. Abbiamo taciuto per troppo tempo. E dobbiamo porre fine a tutto questo silenzio.

Le violazioni die diritti umani commesse dagli israeliani nei confronti della popolazione palestinese devono essere condannate nei nostri media, ma purtroppo la maggior parte di loro tace.

Per aumentare la pressione sul governo israeliano e promuovere le discussioni nei media, sono a favore di un’immediata sospensione del contratto di associazione tra l’UE e Israele. Infatti l’articolo 2 obbliga tutti i contraenti di attenersi ai diritti umani che da anni vengono violati pesantemente. L’anno scorso 63 deputate/i del Parlamento Europeo hanno richiesto la sospensione del trattato, indirizzando una lettera alla Commissione dell’UE. Molti gruppi di attivisti pro-palestinesi in Europa si sono uniti a questa richiesta, raccogliendo delle firme. In particolare, soprattutto in Germania, quest’iniziativa è ancora poco conosciuta, ma io la faccio conoscere, richiedendo da tempo la sospensione del trattato di associazione. Il fatto che la sospensione di un trattato di associazione sia possibile a causa di violazioni continue dei diritti umani lo dimostra l’esempio dello Sri Lanka. Il trattato tra l’UE e lo Sri Lanka era stato sospeso per alcuni anni perché il governo non si era opposto alle pesanti violazioni dei diritti umani commesse dal gruppo etnico tamil.

Vorrei dire nuovamente ai bambini di Gaza che richiedo la fine immediata del blocco della striscia di Gaza, come decisa dal Parlamento tedesco già nel 2010. Dopo l’aggressione dell’esercito israeliano contro la Free Gaza Flotilla, a cui ho partecipato personalmente, con 9 morti e molti attivisti gravemente feriti anche i politici tedeschi erano scioccati e hanno richiesto la fine del blocco della striscia di Gaza. Purtroppo questa richiesta è poco conosciuta e alla fine è rimasta priva di esito visto che il blocco viene mantenuto fino ad oggi causando estrema sofferenza per la popolazione. Le case distrutte nella guerra di aggressione israeliana dell’estate del 2014 ancora non sono state ricostruite, visto che manca il materiale che il governo israeliano non permette di importare. Si tratta di una tragedia orrenda. La maggior parte delle persone non ha neppure l’accesso all’acqua potabile pulita e vegeta nelle case distrutte, ecc. Questa situazione deve avere fine. Dobbiamo informare il pubblico tedesco riguardo a queste terribili violazioni dei diritti umani e richiedere ai nostri politici di far finalmente pressione sui loro “amici israeliani” affinché cambino urgentemente rotta, abbandonando la loro politica contraria ai diritti umani.
 

Dr. phil. Milena Rampoldi: Che importanza ha l’unione di tutte le forze pacifiste di entrambe le parti per costruire una pace duratura?

Annette Groth: Ovviamente quest’aspetto è di fondamentale importanza. Ma vedo grossi problemi per i gruppi di attivisti per i diritti umani e i gruppi pacifisti. Se il nuovo progetto di Netanyahu passa, potrebbe significare la fine per tante associazioni. Infatti il governo israeliano vuole vietare ai gruppi per i diritti umani in Israele di ottenere sostegno finanziario dall’estero. Per fare due esempi: se l’organizzazione pacifista Gush Shalom di Uri Avnery o la coalizione contro la demolizione delle case di Jeff Halper non ottiene aiuti finanziari dall’estero, si ritrovano limitatissime nel loro raggio d’azione. Contro un progetto di legge del genere si deve combattere anche all’estero. Dobbiamo dire chiaramente ad Israele: se agite in questo modo, perdete anche il nostro sostegno.

Dr. phil. Milena Rampoldi: Che utopia politica ha in mente per il Medio Oriente?

Annette Groth: La soluzione basata sui due stati come la auspica la sinistra tedesca, non è più possibile. Basta dare un’occhiata alla cartina della Palestina. Il paese è completamente spezzettato. Dei terreni agricoli sono divisi da strade o recinti, pozzi d’acqua palestinesi sono distrutti, ecc. Solo se Palestina ottiene risorse (terre e acqua) sufficienti e giuste potrebbe sopravvivere come stato. Ma sono scettica a riguardo.
 

Dr. phil. Milena Rampoldi: Che cosa vorrebbe dirci del governo Netanyahu?

Annette Groth: Su questo tema, vorrei far riferimento all’articolo dell’autore di Gerusalemme Nir Baram, pubblicato su “Der Spiegel” e intitolato „Das Gift hat gewirkt“ (Il veleno ha avuto successo).

Qui trovate l’intervista di Nir Baram:
http://www.tagesspiegel.de/weltspiegel/sonntag/sonntags‐interview/interview‐mit‐nir‐baram‐ israel‐ist‐die‐blase‐tel‐aviv‐ist‐authentisch/7791358.html

Un estratto dell’articolo lo trovate qui:
https://magazin.spiegel.de/digital/?utm_source=spon&utm_campaign=inhaltsverzeichnis#SP/2015/13/132696545

Sull’articolo di Baram vorrei dire questo: Netanyahu ha vinto le elezioni perché ha reso invisibili i palestinesi. I temi principali erano la guerra del potere, la sinistra ipocrita, e la campagna denigratoria di Lieberman contro gli arabi israeliani. Ma soprattutto Netanyahu è riuscito a convincere gli israeliani di essere le vittime con una parola d’ordine simile a questa: Tutto il mondo è nostro nemico… Abbiamo paura, ecc.

Ci sono stati molti episodi di razzismo e anche di minacce di morte contro giornalisti impegnati come Gideon Levy o Amira Hassa che ad esempio hanno criticato la guerra di Gaza e le violazioni dei diritti umani dei palestinesi. Questa svolta verso destra della società israeliana dovrebbe preoccupare anche noi.

Dr. phil. Milena Rampoldi
www.promosaik.com

Informazioni sul Fronte Palestina

Per sviluppare un lavoro di classe nel sostegno alla lotta di liberazione della Palestina e degli altri popoli oppressi e aggrediti dall'imperialismo, oltre alle sterili e dannose concezioni del pacifismo e dell'equidistanza tra aggressori e aggrediti che hanno in gran parte contribuito ad affossare il movimento contro la guerra nel nostro paese negli ultimi anni, si è deciso di fondare l'organismo nazionale Fronte Palestina.

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