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ISRAELE METTE ALLA PROVA LA RESISTENZA

Ci è voluta un'intera giornata lavorativa prima che Hezbollah annunciasse la sua posizione in merito alla recente aggressione israeliana. In una breve dichiarazione, Hezbollah ha detto che il nemico israeliano ha fatto irruzione in una delle sue postazioni all'interno del territorio libanese risolvendo finalmente il mistero della zona di destinazione e confermando che ci saranno ritorsioni.


Scatole per le donazioni recanti il ​​ritratto del defunto Grande Ayatollah Sayyed Mohammed Hussein Fadlallah (S) e un'altra che porta il ritratto del leader del movimento sciita libanese di Hezbollah Hassan Nasrallah (in basso), sistemate su un tavolo accanto a pile di sacchi di sabbia all'ingresso di un negozio in un sobborgo meridionale di Beirut; i sacchi servono per proteggere il proprietario da esplosioni future mirate al territorio, 28 gennaio 2014 (Foto: AFP-Joseph Eid)

Tuttavia, il partito ha commesso un errore dicendo che "sceglierà il tempo, il luogo e mezzi adeguati per rispondere". In effetti, Hezbollah non ha bisogno di usare questa espressione, spesso interpretata dal pubblico arabo come una giustificazione per non rivalersi. Hezbollah non è un regime arabo o un partito che è solito non mantenere le minacce che fa. Per il nemico, un giorno lavorativo è diventato di 36 ore. Politici israeliani, militari e funzionari dell'intelligence, hanno dovuto aspettare tutto questo tempo per avere la reazione di Hezbollah. Mentre molti di loro non si aspettavano una tale dichiarazione, altri avevano preso in considerazione questa possibilità in modo da evitare ulteriori errori previsionali. Alla fine, la risposta è arrivata e ha scosso la situazione, spingendo Israele a guardare al fronte settentrionale da una prospettiva diversa.

Lunedì notte, un aereo nemico ha preso di mira una postazione di resistenza fissa che si trova proprio sul confine che separa la Siria e il Libano. Dato che non ci sono linee di confine evidenti, è corretto dire che l'obiettivo "è sia in Siria e Libano". Israele ha deliberatamente scelto questa location per dare alla Siria e alla Resistenza la possibilità "di negare" il colpo, una procedura solitamente adottata da Israele quando tratta con i suoi nemici al fronte settentrionale, in modo da permettere loro di contenere le incursioni, il tutto senza gran confusione.

I funzionari che hanno preso questa decisione a Tel Aviv pensavano che la posizione avrebbe permesso a Hezbollah di imitare Damasco ignorando completamente il colpo. I funzionari israeliani devono aver sostenuto che il partito è attualmente impegnato in Siria e che la battaglia militare in corso e la battaglia per la sicurezza e la politica all'interno del Libano lo hanno esaurito; il partito non è quindi nella posizione di aprire un nuovo fronte.

Conoscendo Israele così bene, abbiamo imparato a prendere in considerazione altre teorie. Lo Stato ebraico avrebbe cercato di testare Hezbollah controllando la sua prima reazione dopo il raid o avrebbe cercato di capire come avrebbe gestito un evento di questo tipo. In questo caso, uno dei risultati del test è stato l'annuncio pubblico di ieri di Hezbollah che ha riconosciuto il raid e dicendo che ha preso di mira una delle sue postazioni all'interno del Libano. Possiamo anche supporre che il test israeliano non si sia limitato al raid stesso o alla conseguente dichiarazione, quindi è lecito chiedersi: Israele sta istigando la Resistenza a vendicarsi per determinare quanto il suo coinvolgimento in Siria e la sua prontezza di sicurezza in Libano abbiano impattato sulla sua prontezza sul fronte israeliano?

In questo caso,Israele si sta preparando per un nuovo ciclo di lotta contro la Resistenza? Per uno scontro? O anche un confronto che potrebbe degenerare in una guerra su più larga scala? Questa volta l'aggressione non è stata un'operazione di intelligence come per esempio un assassinio, ma una palese operazione militare, dando ad Hezbollah un ambito più ampio per una rappresaglia militare, che non sarà necessario discutere nel partito.

Quindi ci chiediamo, Israele sta segnalando l'intenzione di condurre una battaglia su larga scala? Ritiene di poter ora realizzare tutto quello che non è riuscito a realizzare negli ultimi dieci anni? Sta mirando a sostenere i gruppi armati siriani che ora collaborano con Israele, assestando colpi che li può aiutare a rovesciare il regime siriano?

Queste domande legittime derivano dalla mentalità vendicativa israeliana contro la Resistenza e dal fatto che in tutte le parti, sia all'interno della Siria che nei paesi vicini e nei paesi della regione e l'Occidente, bisogna rendersi conto che ogni tentativo di cambiare la situazione in Siria deve passare attraverso un colpo contro Hezbollah sia lì che in Libano.

Ci sono molte prove che suggeriscono questa strategia israeliana. Il segretario generale di Hezbollah, Sayed Hassan Nasrallah ha già avvertito in un recente discorso che la vigilanza della resistenza contro Israele non è connessa ad altre battaglie.

Ciò che Nasrallah si è astenuto dal dire in pubblico,lo ha detto in incontri con i funzionari militari e di sicurezza di Hezbollah, esortandoli a lavorare come se stessero combattendo su tre fronti: in Siria, in Libano, e contro il nemico!

Ovviamente, la Resistenza in Libano è diverso da qualsiasi altra controparte di Israele. Quando la Resistenza dice che ci saranno ritorsioni contro l'aggressione, vuol dire che le ritorsioni ci saranno. Risponderà in un modo che farà capire al nemico che non può cambiare le regole del gioco.

Nel frattempo, la dichiarazione rilasciata ieri ha interrotto una celebrazione nei circoli israeliani politici, militari e mediatici, festività che è stata anticipata sebbene Hezbollah avesse taciuto sulle aggressioni. Questo è Israele.. sempre di corsa, i suoi dirigenti aderiscono ad un vecchio detto israeliano: un israeliano raggiunge l'orgasmo velocemente, solo così egli può correre a dire ai suoi amici di aver fatto sesso! Ma in Libano, ora abbiamo un detto tutto nostro: se colpisci, colpiremo... aspettatevi la rappresaglia!
 

Fonte: Al-Akhbar
 

Informazioni sul Fronte Palestina

Per sviluppare un lavoro di classe nel sostegno alla lotta di liberazione della Palestina e degli altri popoli oppressi e aggrediti dall'imperialismo, oltre alle sterili e dannose concezioni del pacifismo e dell'equidistanza tra aggressori e aggrediti che hanno in gran parte contribuito ad affossare il movimento contro la guerra nel nostro paese negli ultimi anni, si è deciso di fondare l'organismo nazionale Fronte Palestina.

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