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La storia dell’occupazione della Palestina: decenni di spargimenti di sangue, colonizzazione violenta ed espulsioni dei palestinesi

Molti parlano dell’occupazione della Palestina a partire dal 1967, ma Jonathan Cook, su l'Internazionale (13.09.2019) ci porta a conoscenza che tutto comincia nell’ottocento, che furono i sionisti cristiani occidentali a favorire la nascita di Israele e che oggi contano su Donald Trump per difendere il loro progetto.

Vi proponiamo l’intero articolo:

La storia dell’occupazione della Palestina – decenni di spargimenti di sangue, colonizzazione violenta ed espulsioni dei palestinesi – non possono essere compresi senza tenere in considerazione l’interferenza dei leader cristiani occidentali in Medio Oriente negli ultimi cent’anni. Per molti versi, sono loro ad aver progettato Israele come la conosciamo oggi. I primi sionisti, dopotutto, non erano ebrei, ma cristiani. All’inizio dell’ottocento emerse un forte movimento sionista cristiano, conosciuto allora come restaurazionismo, che precedette e influenzò profondamente il suo equivalente ebraico.

Nella loro peculiare lettura della Bibbia, i restaurazionisti credevano che la seconda venuta del Messia si sarebbe potuta accelerare se il popolo scelto da Dio, gli ebrei, fosse tornato nella terra promessa duemila anni dopo il suo presunto esilio. Alla fine dell’ottocento il pastore statunitense Charles Taze Russell girava il mondo implorando gli ebrei di crearsi una patria in quella che allora era la Palestina.

Tutto questo vent’anni prima che il giornalista ebreo viennese Theodor Herzl pubblicasse il saggio in cui pose le basi teoriche per la creazione dello stato ebraico. Al laico Herzl non importava molto dove sarebbe nato questo stato ebraico. Ma poi i suoi seguaci, consapevoli dell’influenza del sionismo cristiano nelle capitali occidentali, concentrarono la loro attenzione sulla Palestina, la terra promessa biblica, sperando di conquistare alleati potenti in Europa e negli Stati Uniti.

Il sionismo cristiano ebbe un ruolo importante nel convincere il governo britannico a pubblicare nel 1917 la dichiarazione di Balfour, che diede origine al progetto di creare uno stato ebraico sulle rovine della patria dei palestinesi.

Commentando la dichiarazione, lo storico israeliano Tom Segev ha osservato: “Gli uomini che la generarono erano cristiani e sionisti e, in molti casi, antisemiti”. Il sionismo cristiano, infatti, partiva dal presupposto che gli ebrei non dovevano integrarsi nei loro paesi, ma dovevano servire come strumenti della volontà divina trasferendosi in Medio Oriente, in modo che i cristiani potessero ottenere la redenzione.

Edwin Montagu fu l’unico ministro del governo britannico a opporsi alla dichiarazione di Balfour, ed era anche l’unico ebreo. Avvertì, a ragione, che il documento sarebbe stato un trampolino “per gli antisemiti di tutto il mondo”.

Punto di riferimento

Mentre un secolo fa i sionisti ebrei guardavano alla potenza imperiale britannica come principale alleata, oggi il loro punto di riferimento sono gli Stati Uniti. Gli alfieri del sionismo cristiano hanno avuto un’influenza crescente a Washington dalla guerra dei sei giorni del 1967 in poi. Questo processo ha raggiunto l’apoteosi sotto il presidente Donald Trump, che si è circondato di un gruppo di sionisti cristiani ed estremisti ebrei.

La decisione di trasferire l’ambasciata statunitense a Gerusalemme nel maggio del 2018, che ha cancellato qualunque accordo negoziato per il conflitto israelo-palestinese, è stata presa da Trump per compiacere la sua base cristiano sionista. Circa l’80 per cento di evangelici bianchi ha votato per lui nel 2016 e Trump avrà ancora bisogno del loro sostegno nel 2020 per essere rieletto. Non c’è da sorprendersi, quindi, che all’inaugurazione della nuova ambasciata statunitense a Gerusalemme fossero presenti due famosi pastori evangelisti, John Hagee e Robert Jeffress, noti per il loro sostegno fanatico a Israele e per le occasionali dichiarazioni antisemite.

Molti evangelici statunitensi sperano che Trump porti a termine la catena di eventi messa in moto dai funzionari britannici cent’anni fa. E un numero sempre crescente di loro si sta attivando direttamente per accelerare il processo.
 

Informazioni sul Fronte Palestina

Per sviluppare un lavoro di classe nel sostegno alla lotta di liberazione della Palestina e degli altri popoli oppressi e aggrediti dall'imperialismo, oltre alle sterili e dannose concezioni del pacifismo e dell'equidistanza tra aggressori e aggrediti che hanno in gran parte contribuito ad affossare il movimento contro la guerra nel nostro paese negli ultimi anni, si è deciso di fondare l'organismo nazionale Fronte Palestina.

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