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Nessuna impunità per la pulizia etnica a Gerusalemme - Boicotta Israele ora

Lunedì Israele ha commesso il suo più grande crimine dal 1967 in tema di pulizia etnica contro il quartiere palestinese di Wadi Hummus, nella Gerusalemme Est occupata. Nel corso di un raid militare iniziato all'alba, i soldati israeliani hanno distrutto, in poche ore, le case di centinaia di famiglie palestinesi. Questo attacco è arrivato quasi immediatamente dopo l'autorizzazione delle demolizioni da parte di un tribunale militare israeliano. A Wadi Hummus altre 116 case si trovano a rischio imminente di demolizione.

La rilevanza di questa azione non è data soltanto dalla sua grande estensione.

Se le violente demolizioni di case da parte di Israele non vengono fermate adesso, sarà presto il turno di altre comunità palestinesi. Solo a Gerusalemme, almeno un terzo di tutte le case palestinesi è a rischio di demolizione. Ciò significherebbe lo spostamento forzato di circa 100.000 Palestinesi. Alla periferia di Gerusalemme, 46 comunità palestinesi-beduine hanno lottato per anni contro la minaccia di espulsione.

Il potere di Israele di ripulire etnicamente la popolazione palestinese autoctona di Gerusalemme e di costringere i Palestinesi in Bantustan circoscritti dal suo muro e dagli insediamenti illegali può essere ostacolata dalla mobilitazione del potere popolare.

Israele, anni fa, aveva posto Wadi Hummus in una situazione grottesca. La maggior parte delle terre in cui sono state costruite le case palestinesi si trovano nelle aree A e B, sulla base della suddivisione in zone degli accordi di Oslo, e quindi sotto il controllo amministrativo dell'Autorità Palestinese (PA). Tuttavia, il muro ha di fatto annesso l'area a Gerusalemme, isolandola dal resto del territorio palestinese occupato.

Effettuando per la prima volta demolizioni di case in aree sotto l'amministrazione dell'Autorità Palestinese, citando come pretesto che le case erano troppo vicine al muro dell'apartheid, esso stesso illegale, Israele ha inviato il chiaro messaggio che non esiste uno spazio sicuro per Palestinesi, e che gli unici confini che contano sono quelli sanciti col marchio dell'esercito israeliano - stabiliti dai suoi tribunali e dalla complicità della comunità internazionale e dalle multinazionali.

Quest'ultimo crimine israeliano ha luogo esattamente 15 anni dopo l’approvazione a stragrande maggioranza da parte dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite del verdetto della Corte Internazionale di Giustizia sull'illegalità del muro. Quella decisione delle Nazioni Unite ha ricordato a tutti gli stati il loro obbligo "di garantire il rispetto, da parte di Israele, del diritto internazionale umanitario".

Le demolizioni di case sono parte integrante del regime di occupazione, colonizzazione e apartheid di Israele nei confronti del popolo palestinese. Questo regime si manifesta in molte forme, tra cui l'assedio e gli attacchi militari ricorrenti a due milioni di Palestinesi a Gaza, l'incarcerazione di migliaia di prigionieri politici e detenuti amministrativi palestinesi, la negazione dei diritti dei rifugiati palestinesi, la crescente costruzione di insediamenti illegali e la lunga lista di leggi razziste, tra cui la legge sullo Stato-Nazione Ebraico che conferisce lo status costituzionale al regime di apartheid di Israele.

La nostra risposta più efficace a questo regime e alle istituzioni e alle società che ne consentono i crimini è il Boicottaggio, il Disinvestimento e le Sanzioni (BDS). I boicottaggi e le sanzioni hanno svolto un ruolo decisivo nel porre fine all'apartheid in Sudafrica e stanno svolgendo un ruolo sempre più incisivo nel porre fine al regime di occupazione e apartheid di Israele.

Dobbiamo intensificare i nostri attuali sforzi in termini di responsabilità e garantire il rispetto dei diritti dei Palestinesi.

Incrementiamo e rafforziamo le nostre campagne in corso:

  • Costruendo la consapevolezza e le campagne rivolte a spezzare tutti i legami militari e in tema di sicurezza con Israele e, insieme, ponendo fine alla ricerca congiunta, militare e sulla sicurezza, con Israele.
  • Unendosi alle richieste rivolte a HSBC [una delle più potenti istituzioni bancarie e finanziarie del Regno Unito e del mondo, N.d.T.] di disinvestire da Caterpillar, i cui macchinari sono stati utilizzati per distruggere le case di Wadi Hummus.
  • Partecipando alla campagna per fare pressione sulla multinazionale HP perché cessi la sua complicità nelle violazioni israeliane dei diritti umani, inclusa la fornitura di server al Registro Nazionale della Popolazione di Israele. Quel registro gestisce le politiche di cittadinanza che privano i cittadini palestinesi di Israele e i residenti palestinesi di Gerusalemme dei loro diritti umani e civili fondamentali.
  • Rafforzando e costruendo campagne per chiedere a chiese, sindacati e fondi pensione di disinvestire e/o escludere dagli appalti tutte le aziende coinvolte nelle violazioni dei diritti umani in Israele, comprese la demolizione di case e la pulizia etnica. Tra queste, Caterpillar, Hyundai Heavy Industries, Volvo e JCB.
  • Esortando l'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani a resistere alle pressioni di Israele e dei suoi gruppi di pressione e a pubblicare il database di 206 multinazionali coinvolte nell'impresa di insediamento illegale di Israele.

Partecipa con un Tweet:

- @MBachelet @UNHumanRights: la demolizione di 100 case a Wadi Hummus è l'ultimo esempio dei crimini di Israele contro i palestinesi.

- #StopEthnicCleansing #UNGiveUsTheNamesAlready delle aziende che traggono profitto dall'occupazione israeliana.

- @MBachelet @UNHumanRights: a #StopEthnicCleansing contro il popolo palestinese, la complicità delle multinazionali deve finire. Dobbiamo sapere quali compagnie traggono profitto dai crimini di guerra e dall'occupazione prolungata da parte di Israele. #UNGiveUstheNamesAlready

Fonte BNC (Comitato nazionale palestinese per il BDS)
Traduzione di BDS Italia
 

Informazioni sul Fronte Palestina

Per sviluppare un lavoro di classe nel sostegno alla lotta di liberazione della Palestina e degli altri popoli oppressi e aggrediti dall'imperialismo, oltre alle sterili e dannose concezioni del pacifismo e dell'equidistanza tra aggressori e aggrediti che hanno in gran parte contribuito ad affossare il movimento contro la guerra nel nostro paese negli ultimi anni, si è deciso di fondare l'organismo nazionale Fronte Palestina.

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