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Palestina: esiste ancora il diritto di critica?

Ci dispiace constatare il violento attacco dell'associazione 'Mezzaluna Rossa Palestinese-Italia', ed in particolare del suo portavoce Yousef Salman, al giornalista Michele Giorgio ed al quotidiano 'Il Manifesto' (a piè di pagina il link della lettera).

Salman, prendendo spunto dall'articolo del 18 maggio sul nuovo governo palestinese, accusa Michele Giorgio di portare avanti una guerra contro l'ANP (Autorità Nazionale Palestinese) e particolarmente contro Fatah ed il presidente Abu Mazen.

Yousef Salman Segretario di Fatah in Italia dovrebbe sapere bene che è un'operazione troppo semplicistica equiparare tutto il popolo palestinese a Fatah, che è solo una delle molteplici fazioni politiche. La realtà palestinese è sempre stata formata da una complessità di posizioni di cui storicamente Fatah ha svolto un ruolo maggioritario ma mai esclusivo.

Il segretario italiano di Fatah si dilunga in una serie di critiche che noi riteniamo superficiali, infondate e prive di argomentazioni.

La colpa del giornalista del Manifesto, attraverso le critiche all'ANP/Fatah, sarebbe quella di indebolire la lotta del popolo palestinese e, in questo modo, aiutare lo Stato Israeliano.

Purtroppo – e sottolineiamo purtroppo perché crediamo realmente, senza alcuna possibilità di negoziazione, nel diritto al ritorno dei profughi palestinesi Yousef Salman non vive in Palestina e non può essere a conoscenza del fatto che le critiche alla leadership palestinese sono molto comuni tra la popolazione.

Michele Giorgio ha sempre dimostrato di interessarsi ai diritti dei palestinesi con passione e sincerità, affrontando con coraggio e chiarezza anche temi molto delicati. Non è mai stato uno di quei giornalisti da salotto lontano dalla società che cerca di raccontare ed analizzare, bensì vive da oltre 20 anni in Palestina tra la gente, cercando di percepirne le opinioni e gli umori.

Le voci critiche dalla Palestina sono sempre state un mezzo fondamentale per spiegare non solo l'occupazione israeliana e le sue politiche ma anche la complessità della società palestinese, non riducendola mai ad un corpo unico (come il Sig. Salman sembra fare), ma descrivendone le dinamiche interne, le divisioni e le diversità, caratteristiche di ogni società nazionale.

Per questi motivi non riusciamo a comprendere il significato dell'attacco violento e personale al Manifesto, il cui articolo non ha fatto altro che mettere in luce le differenti opinioni politiche e la crescente disaffezione della popolazione verso le scelte politiche di Fatah, dell'ANP e delle altre fazioni politiche.

Il sig. Salman dovrebbe spiegare cosa intende quando afferma che la Palestina “ha diritto alla verità”, e chi ne sia il custode. Dovrebbe inoltre dirci se questa verità sia assoluta o se sia soggetta al diritto di critica. Non vorremmo che si cadesse nello stesso paradigma proposto dallo stato israeliano che reprime le voci discordanti dalla narrativa riconosciuta come ufficiale o che definisce come antisemita qualsiasi critica al carattere sionista dello stato stesso. Criticare l'ANP e Fatah non significa fare il gioco di Israele ma semplicemente dare voce ad una parte della popolazione palestinese, sempre più maggioritaria, che il partito, rappresentato in Italia dal Sig. Salman, cerca di nascondere e occultare.

Anche noi internazionali che viviamo in Palestina abbiamo potuto constatare di persona la disillusione dei palestinesi. L'esempio più evidente è stato la pubblicazione dei Palestinian Papers, che ha causato enormi dibattiti a livello internazionale ma che non ha sorpreso la popolazione palestinese, già testimone della realtà in cui vive e poca fiduciosa delle scelte politiche della propria leadership. Non solo Fatah ma, in generale, tutti i partiti stanno perdendo credibilità tra la popolazione che considera la classe politica sempre più lontana dagli interessi e dalle necessità della base sociale. Tale sentimento era evidente nei volti dei manifestanti palestinesi bloccati, il giorno del 64° anniversario della Nakba, dalla polizia palestinese schierata a difesa del muro israeliano per prevenire le proteste (ci riferiamo a quanto successo a Betlemme), così come nello sguardo dei proprietari del ristorante Al-Makhrour (Beit Jala) demolito dagli israeliani dopo un ordine di demolizione emesso dall'ANP.

Ma il problema non è solo la perdita di legittimità politica ma anche la crescente restrizione agli spazi di libertà di espressione che si registra nei Territori Palestinesi. Non sono rari i casi di arresto di giornalisti per aver rivolto critiche alla leadership palestinese, e questo rende la popolazione sempre più diffidente e timorosa nell'esternare chiaramente e pubblicamente le proprie idee politiche. Uno di noi, per esempio, ha potuto sperimentare in prima persona la censura della polizia palestinese quando ha tentato di documentare la repressione contro i manifestanti che cercavano di raggiungere il checkpoint di Betlemme.

Il Sig. Salman fa poi riferimento alla Palestina come stato democratico, ma sarebbe bene sottolineare come dal 2006 le uniche votazioni si siano tenute nelle università e nei sindacati. Un po' poco per definirlo un paese democratico.

Ed è qui che si vede la differenza tra il ruolo di un giornalista e quello di un membro di partito. Il primo ha il dovere ed il diritto di raccontare questi fatti per informare chi è realmente interessato a capire non solo le dinamiche dell'Occupazione israeliana ma anche come la società palestinese reagisce a questa Occupazione. Il secondo parte da una visione particolare che analizza la società attraverso il filtro della propria appartenenza politica e cerca di massimizzare il consenso verso il proprio partito.

Un giornalista critico non deve essere il portavoce di un partito. Sottintendere che “o si è con noi o contro di noi” è la dimostrazione di come il Sig. Salman non abbia chiara questa distinzione.

Si può essere col popolo palestinese senza sostenere acriticamente la sua leadership.

Roberto Prinzi
Rossella Del Fiore
Elena Viola
CSOA Jan Assen Salerno
Ika Dano
Luca Salerno
Filippo Costantini
Marta Fortunato
Emma Mancini
Claudia Cruciani
Francesca Valentini
Julie Couziet
Irma Lombardi
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Rosa Schiano - ISM Gaza
Mariella Palmeri
Paolo Ganino
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Marta Bitorsoli
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Valentina Ricciardi
Giovanna Pizzo
Gianni Tognoni
Maria Luisa Rioli
Sara Montagnani
Dominique Sbardella
Rosella Bonarrigo
Elisabetta Filippi (associazione Zaatar Onlus)
Martina Argada
Giulia Daniele
Renzo Marzocchi Assopace Ferrara

la lettera sarà costantemente aggiornata con le adesioni che arriveranno all'indirizzo email: aicitaliano@gmail.com

il link della lettera del Sig. Salman: http://web.rifondazione.it/home/index.php/prima-pagina/7611-palestinesi-abbiamo-il-diritto-alla-verita?utm_source=newsletter56mag21&utm_medium=email&utm_campaign=RifondaNewsletter
 

Informazioni sul Fronte Palestina

Per sviluppare un lavoro di classe nel sostegno alla lotta di liberazione della Palestina e degli altri popoli oppressi e aggrediti dall'imperialismo, oltre alle sterili e dannose concezioni del pacifismo e dell'equidistanza tra aggressori e aggrediti che hanno in gran parte contribuito ad affossare il movimento contro la guerra nel nostro paese negli ultimi anni, si è deciso di fondare l'organismo nazionale Fronte Palestina.

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